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Da oltre quattordici mesi, nel cuore dell’Adriatico, il mare non dà più lavoro. Le flotte sono ferme, i rastrelli vibranti e poi i “ferri” restano a bordo, i motori spenti. Tra Caorle, Pellestrina e Chioggia oltre cento imbarcazioni non escono più in mare. Dietro quei numeri ci sono famiglie, storie, competenze tramandate da generazioni. E oggi c’è un intero comparto che rischia di scomparire.
La crisi della pesca delle vongole non è un incidente di percorso. È il risultato di una combinazione micidiale: cambiamento climatico, aumento delle temperature dell’acqua, inquinamento, alterazione degli equilibri marini e una gestione che non ha saputo prevenire né intervenire in tempo. Il mare è cambiato, ma le risposte sono rimaste ferme.
I pescatori parlano chiaro: il mare non si rigenera, le vongole muoiono, le specie invasive aumentano. Il modello produttivo tradizionale non regge più. Eppure, mentre il comparto si ferma, le spese continuano. Barche, concessioni, mutui, contributi: costi fissi senza reddito. C’è chi è costretto a chiedere prestiti per vivere, chi valuta di vendere la barca, chi semplicemente resiste sperando che qualcosa cambi.
Questa non è solo una crisi economica. È una crisi sociale e culturale. Perché la pesca non è un settore qualunque: è identità, presidio del territorio, economia reale. Quando muore un comparto tradizionale, non si perde solo lavoro: si perde comunità.
Servono interventi immediati sia da parte della Città Metropolitana per la competenza sulla Pesca, sia da parte del Governo. Servono urgentemente degli ammortizzatori straordinari, ristori adeguati, sospensione dei costi che oggi gravano su imprese ferme per cause non dipendenti dalla loro volontà. Ma non basta. Serve una strategia strutturale: investimenti sulla qualità delle acque, sul monitoraggio ambientale, sulla ricerca scientifica, sulla gestione sostenibile delle risorse marine.
Il cambiamento climatico non è un alibi astratto. È una realtà che colpisce per prima chi vive di mare. Ignorarlo o affrontarlo solo con divieti e burocrazia significa condannare interi settori produttivi. La sostenibilità non può essere solo ambientale: deve essere anche economica e sociale.
Il tempo delle analisi è finito. Ora servono scelte. Coinvolgendo chi il mare lo conosce davvero: i pescatori. Senza di loro, non c’è futuro per la pesca. E senza pesca, una parte del Veneto perde la sua anima.
Paolo Bonafé Coordinatore Comunale Unione di Centro – UDC Venezia
Elena Zennaro Coordinatrice Provinciale Unione di Centro – UDC Venezia


