Vongole addio – quando il mare si ferma e la politica resta indietro

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Da oltre quattordici mesi, nel cuore dell’Adriatico, il mare non dà più lavoro. Le flotte sono ferme, i rastrelli vibranti e poi i “ferri” restano a bordo, i motori spenti. Tra Caorle, Pellestrina e Chioggia oltre cento imbarcazioni non escono più in mare. Dietro quei numeri ci sono famiglie, storie, competenze tramandate da generazioni. E oggi c’è un intero comparto che rischia di scomparire.

La crisi della pesca delle vongole non è un incidente di percorso. È il risultato di una combinazione micidiale: cambiamento climatico, aumento delle temperature dell’acqua, inquinamento, alterazione degli equilibri marini e una gestione che non ha saputo prevenire né intervenire in tempo. Il mare è cambiato, ma le risposte sono rimaste ferme.

I pescatori parlano chiaro: il mare non si rigenera, le vongole muoiono, le specie invasive aumentano. Il modello produttivo tradizionale non regge più. Eppure, mentre il comparto si ferma, le spese continuano. Barche, concessioni, mutui, contributi: costi fissi senza reddito. C’è chi è costretto a chiedere prestiti per vivere, chi valuta di vendere la barca, chi semplicemente resiste sperando che qualcosa cambi.

Questa non è solo una crisi economica. È una crisi sociale e culturale. Perché la pesca non è un settore qualunque: è identità, presidio del territorio, economia reale. Quando muore un comparto tradizionale, non si perde solo lavoro: si perde comunità.

Servono interventi immediati sia da parte della Città Metropolitana per la competenza sulla Pesca, sia da parte del Governo. Servono urgentemente degli ammortizzatori straordinari, ristori adeguati, sospensione dei costi che oggi gravano su imprese ferme per cause non dipendenti dalla loro volontà. Ma non basta. Serve una strategia strutturale: investimenti sulla qualità delle acque, sul monitoraggio ambientale, sulla ricerca scientifica, sulla gestione sostenibile delle risorse marine.

Il cambiamento climatico non è un alibi astratto. È una realtà che colpisce per prima chi vive di mare. Ignorarlo o affrontarlo solo con divieti e burocrazia significa condannare interi settori produttivi. La sostenibilità non può essere solo ambientale: deve essere anche economica e sociale.

Il tempo delle analisi è finito. Ora servono scelte. Coinvolgendo chi il mare lo conosce davvero: i pescatori. Senza di loro, non c’è futuro per la pesca. E senza pesca, una parte del Veneto perde la sua anima.

Paolo Bonafé Coordinatore Comunale Unione di Centro – UDC Venezia

Elena Zennaro Coordinatrice Provinciale Unione di Centro – UDC Venezia

Opere pubbliche più sostenibili –  una sfida concreta anche per Venezia

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Dal 2 febbraio 2026 sono entrati in vigore i nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia, che introducono regole più stringenti e criteri premiali nelle gare pubbliche. Un cambiamento che riguarda da vicino anche Venezia e la sua terraferma, chiamate nei prossimi anni a gestire interventi importanti di manutenzione urbana, edilizia pubblica e infrastrutture.

Non si tratta di un adempimento burocratico in più. I CAM impongono un approccio diverso: la sostenibilità entra già nelle fasi iniziali della progettazione e diventa parte integrante delle scelte tecniche ed economiche. Le stazioni appaltanti non sono più chiamate solo a spendere, ma a spendere meglio, valutando l’impatto ambientale delle opere lungo tutto il loro ciclo di vita.

L’obbligo di utilizzare strumenti come le analisi del ciclo di vita (LCA) e dei costi complessivi (LCC) va proprio in questa direzione. Non conta più soltanto il costo immediato di un intervento, ma anche la sua durata, la manutenzione futura, il consumo di risorse e la gestione finale dei materiali. È un principio di responsabilità che incide direttamente sulla qualità delle opere pubbliche.

I nuovi CAM valorizzano inoltre le imprese che investono davvero in sostenibilità, premiando l’uso di materiali riciclati, il rispetto delle regole sull’End of Waste e una gestione ambientale certificata. Un segnale importante anche per il tessuto produttivo locale, che può trovare in questi criteri un’occasione di crescita e qualificazione.

Per una città fragile come Venezia, dove ogni cantiere ha un impatto sul contesto urbano, ambientale e sociale, questi strumenti possono diventare un alleato. La sfida è evitare che restino solo norme sulla carta. Servono progettazione di qualità, competenze adeguate nelle stazioni appaltanti e controlli efficaci in fase esecutiva.

Un ultimo aspetto riguarda il lavoro. I CAM premiano la formazione del personale di cantiere e l’impiego di operatori qualificati, contribuendo a migliorare sicurezza, condizioni di lavoro e rispetto dell’ambiente urbano, temi molto sentiti dai cittadini.

La sostenibilità non è una moda né un freno allo sviluppo. È una scelta di buon governo che può migliorare la qualità delle opere pubbliche e l’utilizzo delle risorse. Ora tocca alle amministrazioni locali dimostrare di saper trasformare queste regole in risultati concreti per i territori.

Paolo Bonafé Coordinatore Comunale – Unione di Centro – UDC Venezia

Stefano Valonta – Responsabile comunale urbanistica e lavori pubblici

Ticket turistico – strumento da valutare, non slogan. Venezia ha bisogno di equilibrio, non scorciatoie

 

Venezia, 02 febbraio 2026

Il dibattito sul ticket turistico torna al centro dell’attenzione pubblica. L’ipotesi di una tariffa fino a 35 euro, rilanciata in questi giorni dall’Ex Candidato Sindaco Alessio Vianello e dal Candidato Sindaco possibile del Centrodestra Simone Venturini , conferma una verità che da tempo sostengo: il tema non può essere affrontato con semplificazioni o annunci ad effetto, ma richiede un confronto serio, fondato sui dati e sugli effetti reali sulla città.

Il ticket non può essere né una bandiera ideologica né una tassa punitiva. Può diventare uno strumento utile solo se inserito in una strategia complessiva di governo dei flussi turistici, capace di tenere insieme tutela dei residenti, sostenibilità economica e qualità dell’accoglienza.

Ci sono alcuni punti fermi da considerare:

  • il problema di Venezia non è il turismo in sé, ma la sua concentrazione in pochi giorni, in poche ore e in poche aree della città;
  • ogni misura deve distinguere chiaramente tra turismo giornaliero e soggiorni più lunghi, evitando di penalizzare chi contribuisce realmente all’economia locale;
  • il ticket deve essere semplice, comprensibile e proporzionato, senza trasformarsi in un deterrente confuso o in un aggravio burocratico.

In questo contesto, il contributo di analisi portato dall’associazione I Futuri di Venezia introduce elementi che meritano attenzione e approfondimento: l’ipotesi di una “Carta dei servizi” obbligatoria, collegata a un sistema di prenotazione e a un numero chiuso, con risorse vincolate a residenzialità, lavoro, sicurezza, servizi pubblici e sviluppo della città metropolitana. Una proposta ambiziosa che, secondo gli estensori, potrebbe generare fino a 300 milioni di euro l’anno da reinvestire sul territorio.

È positivo che il dibattito si sposti dal semplice “quanto far pagare” al come governare il turismo e al perché utilizzare le risorse. Tuttavia, va detto con chiarezza: nessuno strumento, da solo, può risolvere problemi strutturali. Senza un rafforzamento dei servizi pubblici, del trasporto, della gestione degli accessi e senza politiche serie per la residenzialità e il lavoro, il rischio è quello di intervenire sugli effetti e non sulle cause.

Venezia non può vivere di misure spot. Serve una visione di medio-lungo periodo che includa:

  • una regolazione intelligente dei flussi;
  • la tutela della città storica e delle isole;
  • la difesa dei residenti e delle attività di vicinato;
  • un utilizzo trasparente e vincolato delle risorse generate, destinandole a manutenzione urbana, servizi e qualità della vita.

Come UDC Venezia riteniamo positivo aprire un confronto pubblico serio e documentato, ma ribadiamo che le decisioni non possono essere calate dall’alto né inseguire il consenso del momento. Il turismo è una risorsa fondamentale, ma va governato con responsabilità, equilibrio e buon senso.

Venezia ha bisogno di equilibrio, non di slogan. Purtroppo temo che la campagna elettorale non aiuterà perché la coalizione chi si vuole candidare come cambiamento E il ticket, se ci sarà, dovrà essere uno strumento utile alla città, non un fine in sé.

Paolo Bonafé  – Coordinatore Comunale Unione di Centro – UDC Venezia

La Shoah: memoria, verità storica e responsabilità educativa

La Shoah non è un capitolo lontano della storia, né un evento da relegare alla sola commemorazione rituale. È una ferita incisa nella coscienza dell’Europa e dell’umanità intera, un abisso morale che continua a interrogarci sul senso della responsabilità, dell’indifferenza e della dignità umana.

Nel Novecento, il regime nazista mise in atto un progetto sistematico di sterminio del popolo ebraico: milioni di uomini e donne, anziani, giovani, bambini e neonati furono uccisi. Alcuni immediatamente, altri dopo un percorso di umiliazione, violenza, privazione dei diritti e annientamento della persona.

Pochissimi sopravvissero ai campi di concentramento, portando per tutta la vita ferite fisiche e interiori che nessun tempo potrà cancellare.
Il termine Shoah, introdotto da Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz e Premio Nobel, sostituisce consapevolmente la parola “olocausto”, che richiama un sacrificio religioso e risulta inadeguata a descrivere una strategia di sterminio pianificata e industriale. La Shoah non fu un sacrificio: fu un crimine contro l’umanità.
Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, istituito in Italia con la legge n. 211 del 2000, ricorda l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Ma la memoria non è solo ricordo: è responsabilità.

Davanti a quel genocidio, nessuno poté dirsi davvero innocente. Troppi voltarono lo sguardo, troppi scelsero il silenzio o l’indifferenza. Ed è proprio questa lezione che rende la Shoah drammaticamente attuale.
Per questo è fondamentale affermare con chiarezza un principio: la Shoah non può e non deve essere confusa, strumentalizzata o sovrapposta alle guerre e ai conflitti del presente, compreso quello tra Israele e Palestina.

La Shoah è un fatto storico unico, documentato, concluso nel tempo ma non nelle conseguenze morali. Mescolarla al dibattito geopolitico contemporaneo significa indebolire la verità storica e tradire il senso stesso della memoria.
Allo stesso tempo, la scuola deve restare il luogo della conoscenza, non dell’indottrinamento. Studiare la Shoah significa trasmettere fatti, responsabilità, contesto e conseguenze.

E affrontare i temi complessi dell’attualità, come la questione israelo-palestinese, significa garantire agli studenti il diritto al confronto, al contraddittorio, all’ascolto delle diverse tesi in campo, nel rispetto delle persone e delle storie.

Educare non è semplificare, ma dare strumenti critici per comprendere.
La memoria della Shoah deve dunque renderci più vigili di fronte a ogni forma di odio, razzismo e disumanizzazione, oggi come ieri.

Le persecuzioni, le discriminazioni, la violenza contro i più deboli continuano a segnare il nostro tempo, dimostrando che la barbarie non appartiene solo al passato.

Ricordare significa scegliere. Scegliere di non essere indifferenti, di non accettare messaggi di odio e di isolamento, di costruire ogni giorno anticorpi civili fatti di solidarietà, rispetto e responsabilità. Perché la memoria autentica non divide: educa, unisce e obbliga ciascuno di noi a fare la propria parte.
Paolo Bonafé

Lido di Venezia – rilanciare un’isola proiettata al futuro, tra tutela del territorio, sviluppo sostenibile e salvaguardia della salute dei suoi cittadini.

Il Lido di Venezia è un luogo unico al mondo, sospeso tra mare e laguna, custode di una storia illustre e di un patrimonio ambientale fragile. Eppure, negli ultimi decenni, l’isola ha progressivamente smarrito alcune prerogative che l’avevano resa, nel passato, un laboratorio di modernità: un aeroporto strategico, un porto, insediamenti produttivi e soprattutto un presidio sanitario adeguato. Oggi più che mai è necessario restituire al Lido una visione di lungo periodo, compatibile con la sua natura di isola e capace di guardare al futuro.

La vicenda dell’ex Ospedale al Mare è emblematica. Chiuso nel 2003, lasciando il solo Monoblocco come presidio sanitario minimo per Lido e Pellestrina, il complesso è entrato in un lungo periodo di abbandono, tra fallimentari tentativi di riconversione turistica e promesse mancate. La svolta è arrivata nel 2022 con la proposta dell’imprenditore Frank Gotthardt, innamorato del Lido, che ha immaginato un centro di ricerca avanzata nel settore medico: il Progetto MARE. Un’iniziativa in grado di riportare sull’isola ricerca scientifica di livello internazionale, posti di lavoro qualificati e residenzialità stabile, senza snaturare il carattere storico del complesso.

Parliamo di un progetto che prevede 900 scienziati da tutto il mondo, 600 residenze all’interno del campus e una collaborazione strategica con l’Università Ca’ Foscari. Un’opportunità irripetibile per Venezia e per il Lido: sviluppo non legato al turismo di massa, economia sana, nuovi residenti, un impulso decisivo al rilancio dell’isola.

Il Consiglio Comunale ha approvato nel dicembre 2023 la variante urbanistica necessaria; nel luglio 2024 Gotthardt ha perfezionato l’acquisto del complesso da Cassa Depositi e Prestiti. A giugno 2025 la Giunta comunale ha adottato il Piano Urbanistico Attuativo, avviando il percorso di osservazioni pubbliche.  Il Progetto MARE non è solo un investimento privato: è una scommessa collettiva sul futuro dell’isola. Le istituzioni, le forze politiche, le associazioni e i cittadini devono cogliere questa occasione, lavorando insieme per superare resistenze e incertezze. Solo così il Lido potrà tornare a essere ciò che storicamente è stato: un ponte tra Venezia e il mondo, un luogo che unisce identità e innovazione.

Ma oltre al polo tecnologico previsto all’interno dell’ex Ospedale al Mare, è indispensabile rilanciare con forza la richiesta di maggiore sicurezza sanitaria per i cittadini di Lido e Pellestrina, trasformando l’attuale punto di primo intervento in pronto soccorso vero e proprio, dotato di due letti di terapia sub-intensiva. A chi sostiene che ciò non sia possibile va ricordato che molti piccoli ospedali – anche nella nostra provincia – sono stati mantenuti e sviluppati. Le isole della laguna, soprattutto Lido e Pellestrina, sono esposte a condizioni meteo particolarmente difficili, perché lingue di terra che difendono Venezia dal mare e soggette durante gli ultimi inverni ad effetti combinati di forti venti e onde che mettono a dura prova il servizio del 118 fatto con lance

Il principio che ci deve animare è quello che, come i trasporti pubblici e il servizio rifiuti sono calibrati su milioni di turisti l’anno, così anche il servizio sanitario deve essere proporzionato alla massa di visitatori e alla conformazione morfologica della laguna, che per molti aspetti la equipara alle comunità montane. Chi vive in isola deve avere la stessa possibilità di sopravvivenza di chi vive a Mestre e già tanti sono i casi conosciuti e non conosciuti che per tale marginalità territoriale, hanno causato la morte di persone e bambini, che avrebbero potuto salvarsi se al Lido ci fosse stato pronto soccorso come c’era una volta.

✒️ Paolo Bonafè – Segretario Comunale Azione Venezia

 

Cambio di indirizzo senza esami : una misura utile per ridurre l’abbandono scolastico

Venezia, 17 settembre 2025

Il recente decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri, che semplifica il cambio di indirizzo scolastico eliminando gli esami integrativi nei primi due anni, è una misura concreta e necessaria per combattere la dispersione scolastica e favorire il successo formativo degli studenti.

L’Italia sta registrando segnali positivi ma preoccupanti insieme: a livello nazionale l’abbandono scolastico precoce si è ridotto in anni recenti ma rimane elevato (intorno al 10% secondo le elaborazioni più recenti). Questo dato, pur in miglioramento, ci colloca ancora tra i Paesi europei con una delle incidenze più alte del fenomeno.

Anche nel Veneto e nella nostra area metropolitana il fenomeno è significativo: i rapporti regionali e dell’Ufficio Scolastico per il Veneto mostrano come, pur essendosi registrato un calo della dispersione negli ultimi anni, permangano criticità soprattutto negli istituti tecnici e professionali e in alcuni territori della Provincia di Venezia. Secondo la statistica regionale il tasso di abbandono nel Veneto si attesta su valori che richiedono interventi mirati per consolidare il trend positivo.

Dati puntuali raccolti sul territorio veneto mostrano inoltre che nello scorso anno scolastico migliaia di ragazzi hanno interrotto la frequenza durante l’anno (situazione che colpisce in misura maggiore gli istituti professionali rispetto ai licei). A livello regionale, l’Ufficio Scolastico ha stimato alcune migliaia di interruzioni durante l’anno scolastico 2021/2022 — un fenomeno che richiede risposte organizzative e didattiche tempestive.

Perché la norma del Ministero può aiutare?

La possibilità di cambiare indirizzo senza dover sostenere esami integrativi nei primi due anni dà agli studenti una importante via d’uscita dall’errore di scelta iniziale: non trasformare una scelta sbagliata in un ostacolo insormontabile significa ridurre la frustrazione, aumentare la motivazione e prevenire l’abbandono. In termini pratici, il certificato delle competenze rilasciato dalla scuola di provenienza, unito a piani di accompagnamento predisposti dalla scuola ricevente, consente un passaggio più fluido che tutela il diritto allo studio.

Tuttavia, la misura ministeriale deve essere accompagnata da politiche locali concrete. Azione Venezia chiede alle istituzioni regionali e comunali di affiancare al decreto tre azioni prioritarie:

  1. Potenziare l’offerta degli istituti professionali e tecnici con l’apertura di più classi e corsi nelle discipline che oggi il mercato del lavoro richiede con urgenza: logistica, meccanica, informatica e figure tecniche per i settori industriali. Investire in queste aree non è solo risposta alla domanda occupazionale, ma anche strumento di contrasto alla dispersione: percorsi professionalizzanti ben strutturati aumentano l’interesse e la permanenza degli studenti nelle scuole.
  2. Rafforzare l’orientamento e la figura del docente-tutor: la personalizzazione della didattica, l’orientamento precoce e il tutoraggio sono elementi essenziali per far sì che lo studente compia scelte più consapevoli e, se necessario, le possa correggere senza pagarne il prezzo con l’abbandono.
  3. Garantire risorse e supporto alle scuole riceventi affinché possano predisporre piani di recupero e moduli didattici mirati per colmare eventuali disallineamenti, evitando che il passaggio diventi fonte di esclusione e difficoltà. Le scuole devono poter contare su strumenti, personale e, dove necessario, su accordi con il tessuto produttivo locale per l’alternanza e la formazione pratica.

Azione Venezia ritiene che questa combinazione — normativa che facilita i passaggi scolastici + potenziamento dell’offerta professionale e tecnica + rafforzamento dell’orientamento — costituisca la risposta più efficace per ridurre l’abbandono e formare giovani competenti e occupabili. Avere maggiore flessibilità nei primi anni e percorsi professionali adeguati al mercato non è una scelta di comodo: è un investimento sul futuro dei nostri ragazzi e sulla competitività del territorio.

✍️ Paolo Bonafè – Segretario Comunale Azione Venezia

Il rilancio del Nicelli

La notizia è recentissima: il glorioso aeroporto Nicelli del Lido è uno dei tre scali minori (assieme a Milano Bresso e Roma Urbe) individuati da ENAC per avviare una rete di collegamenti aerei a corto raggio, con velivoli di ridotta capienza e a costi competitivi, per rendere i collegamenti interni più snelli e decongestionare gli aeroporti principali.

Sarà ovviamente da verificare la sostenibilità economica dell’idea ma senza dubbio è una scommessa suggestiva che, se dovesse prendere piede, porterebbe alla creazione di nuovi posti di lavoro diretti (personale di terra, addetti alla sicurezza, servizi di manutenzione, ecc.) e un importante impulso all’indotto locale. Se pensiamo inoltre ai recenti e prossimi insediamenti nell’isola (lo studentato alla ex Caserma Pepe, l’insediamento Gotthardt all’ex Ospedale al Mare, Unicamillus) è plausibile pensare che il Nicelli possa servire non solo  al turismo d’élite ma anche un’utenza locale e stabile.

Insomma, una prospettiva che merita di essere sostenuta. E auspichiamo che per una volta non si alzino le solite obiezioni sull’immancabile devastante impatto ambientale, il disturbo all’avifauna e poi la salvaguardia, il traffico, l’overtourism e quant’altro. Siamo quasi certi che sia una speranza illusoria, considerando per esempio le numerose osservazioni critiche formalizzate al Piano Urbano di Attuazione del progetto di Gotthardt, un’occasione di sviluppo clamorosa a cui in qualsiasi altra città si farebbero ponti d’oro.

Azione Venezia al contrario è e sarà sempre a favore dello sviluppo intelligente e sostenibile, a favore di ogni iniziativa capace di stimolare la vitalità del territorio e sviluppare un’economia sana e alternativa alla monocultura dell’industria del turismo. Invitiamo le istituzioni locali, le imprese e le realtà associative del territorio a collaborare per accompagnare questa opportunità, garantendo un percorso condiviso, equilibrato e orientato al lungo termine, nell’interesse dell’intera comunità lidense e veneziana.

Paolo  Bonafè – Segretario Comunale Azione Venezia

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15 settembre 2025

Trasporti in tilt durante la Mostra –  cittadini e turisti lasciati allo sbando

«La gestione dei trasporti pubblici a Venezia, nei giorni della Mostra del Cinema, ha mostrato tutte le sue fragilità. Guasti, blackout, corse saltate e mezzi sovraffollati hanno trasformato spostamenti quotidiani in un incubo per residenti, pendolari e turisti. Non siamo più davanti a disguidi episodici, ma a un malfunzionamento strutturale che mette a rischio sicurezza, vivibilità e immagine internazionale della città».

Il trasporto lagunare dovrebbe essere un modello di efficienza: è invece diventato il simbolo delle mancanze organizzative e degli investimenti insufficienti. Chi vive e lavora a Venezia è costretto a convivere con un servizio che non garantisce regolarità, mentre i visitatori, provenienti da tutto il mondo, assistono a scene indegne di una capitale culturale ed europea.

È necessario un cambio di passo deciso. Oltre a maggiori risorse, manutenzione e nuove tecnologie, serve ripensare l’organizzazione delle linee e l’impiego dei mezzi. Occorre mettere in servizio imbarcazioni più capienti, studiando percorsi dedicati e intervenendo sul riordino dei pontili per permetterne l’utilizzo.

Un esempio concreto: lo spostamento della linea 5 da Sant’Andrea a Piazzale Roma, resa interscambiabile con una linea speciale, pubblicizzata e dedicata alla Mostra del Cinema, servita da motobattelli dotati di aria condizionata, pensati per assorbire i grandi flussi turistici, che proseguano la loro corsa via tronchetto fino al Lido.  Contestualmente, la linea 5 su motoscafi,  dovrebbe proseguire come servizio prioritario per i soli residenti, proseguendo per il canale della SCOMENZERA fino al Lido. Questo almeno nei dieci giorni della Mostra, quando al Lido si riversano migliaia di persone, tra pendolari e turisti, oggi imbarcate come “profughi” sui motoscafi delle linee 5 e 6 in partenza da Piazzale Roma.

La Mostra del Cinema, vetrina mondiale di Venezia, non può coincidere con il collasso del suo sistema di mobilità. È una questione di dignità per i cittadini e di credibilità per l’intera città.

Eppoi basta con questa gestione “foresta” dell’Azienda. A capo della stessa deve tornare in veneziano che conosca le complessità di questa città e magari possa intervenire sulle coincidenze incomprensibili e assurde che assistiamo nei vari pontili, in particolare modo alle Zattere. Si deve anche farla finita con questa commistione non chiara tra amministrazione comunale, che deve avere il solo compito di far rispettare il contratto di servizio sottoscritto e la dirigenza dell’azienda.

Paolo Bonafé – Segretario comunale Azione Venezia

Il Trasporto Pubblico Locale – deve restare in-house ma migliorare i servizi valorizzando i dipendenti

Ad aprile 2032 scadrà l’affidamento al Gruppo AVM del trasporto pubblico locale nel Bacino di Venezia, pari al 90% dei servizi automobilistici, tranviari e di navigazione lagunare, per un valore complessivo di circa 250 milioni annui ed una forza lavoro di oltre due mila dipendenti.

Poiché la procedura di affidamento di un servizio così importante richiede un paio d’anni di analisi ed autorizzazioni, la prossima amministrazione comunale in scadenza nel 2031 dovrà assumere le decisioni strategiche su questo servizio così importante per la città. E’ necessario quindi che i programmi delle forze politiche candidate alle prossime elezioni prendano una posizione sul punto.

Su questo  Azione Venezia ha le idee chiare: la gestione del trasporto pubblico locale dovrà rimanere pubblica in capo ad AVM ed ACTV, per assicurare un servizio idonee alle esigenze dei cittadini ed in grado di affrontare i crescenti flussi di traffico turistico, che sempre più passa per la terraferma.

Ma l’affidamento in house non significa accettare che i problemi sulla qualità del servizio sollevati dai cittadini e dai dipendenti restino privi di risposte. Per Azione migliorare la qualità del servizio significa intervenire profondamente sull’organizzazione del servizio d’acqua e di terra, ovvero:

  • nella mobilità d’acqua rinnovando la flotta con mezzi a basso impatto ambientale e dotati di adeguati standard di confort per i passeggeri, come l’aria condizionata, o introducendo stazioni di interscambio atte a consentire l’uso di mezzi più capienti e confortevoli come i motobattelli
  • nella mobilità di terraferma potenziando le linee circolari che collegano le aree esterne della città e i comuni vicini con il polo d’interscambio di Mestre centro, sfruttando meglio le potenziali sinergie con la linea Tramviaria che arriva a Venezia e Marghera mediante l’istituzione di punti orario e coincidenze ad oggi non ancora attivate.

Su tutti i mezzi d’acqua e di terraferma va garantita ai residenti priorità di accesso rispetto ai turisti, potenziando il dimensionamento e la frequenza dei mezzi pubblici per attenuare il sovraffollamento, nonché programmando gli interventi manutentivi in coerenza con i fabbisogni dei servizio di linea.

Ma per poter migliorare la qualità del servizio è necessario valorizzare il personale, ripristinando assunzioni in grado di colmare le attuali carenze di organico, agendo sulla  formazione e crescita professionale dei dipendenti e riconoscendo retribuzioni adeguate a responsabilità e funzioni.

Senza dimenticare l’esigenza assoluta di tutelare i dipendenti dalle aggressioni non solo verbali.

E quando parliamo di valorizzare i dipendenti non pensiamo solo a chi opera in prima linea ma anche a chi lavora dietro le quinte: gli impiegati di uffici, sportelli e biglietterie, che sono parte integrante del sistema ACTV e ogni giorno si trovano a fronteggiare la stessa mole di difficoltà dei loro colleghi.

In questa nuova visione dell’azienda anche i dipendenti potranno sentirsi nuovamente partecipi ad un grande progetto di mobilità da sviluppare in una società pubblica di eccellenza.

Paolo Bonafé - Segretario Comunale Azione Venezia

Enrico Missaglia – Delegato ai trasporti e cantieristica

Paolo Diprima – Delegato al Programma ed agli Enti Partecipati

 

TRASPORTO PUBBLICO A VENEZIA: QUALITA’ DA MIGLIORARE, MA LA GESTIONE RESTI IN-HOUSE Venezia

La possibile privatizzazione di Actv e del gruppo Avm è al centro del dibattito politico e sindacale a Venezia. Con la scadenza nel 2029 dei termini previsti dalla gestione “In-House”, il movimento Azione Venezia rilancia l’appello per mantenere il trasporto pubblico sotto il controllo del Comune, puntando però a un netto miglioramento dei servizi offerti.
Il rischio privatizzazione e la scelta dell’In-House https://www.chioggiaazzurra.it/web/site/dettaglio?art=8030&t=TRASPORTO+PUBBLICO+A+VENEZIA%3A+QUALITA%27+DA+MIGLIORARE%2C+MA+LA+GESTIONE+RESTI+IN-HOUSE+Venezia

 

La vita può essere capita sollo all'indietro ma va vissuta in avanti (Soren Kierkegaard)