Il rispetto verso le donne parte da gesti quotidiani

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Questa è la Statua inaugurata il 26 settembre (ieri) a Sapri delle Spigolatrice .

Ricordo della poesia di Luigi Mencantini ispirata alla tragica missione di Carlo Pisacane a Sapri, dove in 300 trovarono la morte ( eran trecento, erano giovani e forti, e sono morti).

Il poeta in modo originale ha adottato, per raccontare l’evento storico , il punto di vista di una donna addetta alla spigolatura del grano.

L’inaugurazione della statua (aggravata dalla presenza di Conte (?) e delle autorità locali Autorità, che nulla hanno avuto da ridire), ha rappresentato un ‘ ulteriore offesa alle donne: si tratta, infatti, di un opera che evidenzia le curve del corpo, enfatizzandone, ancora una volta l’aspetto sessualizzato. .

Viene così a mancare il rispetto per le donne e per il loro ruolo nella Storia.

Il cambiamento culturale e di pensiero inizia quando, Noi uomini, cominciamo ad indignarci per questi fatti!

 

pubblicato lunedì 27 settembre 2021 in blog

La Riforma Fiscale deve prevedere la Revisione del Catasto ma anche la diminuzione IVA e la rimodulazione Aliquote IRPEF

 

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La Riforma Fiscale deve prevedere la Revisione del Catasto ma anche la diminuzione IVA e la rimodulazione Aliquote IRPEF

 ?Il Governo sta valutando una revisione del catasto a partire dalla prossima riforma fiscale. L'intervento andrebbe a rivedere la classificazione degli immobili (nonché la loro valutazione), cercando di assicurare un equilibrio che tenga conto dell'attuale valore delle strutture, più che della loro grandezza o composizione, puntando di fatto a modificare il sistema di calcolo e stima del valore di un immobile. L'obiettivo è quello di rivalutare gli immobili sulla base del loro valore e del loro posizionamento del mercato. Tra i punti cardine vi è: la semplificazione delle categorie catastali; il superamento dell'attuale distinzione tra case popolari e di lusso; l'introduzione del valore reddituale e l'abbandono del calcolo dei vani catastali?, ?per lasciare spazio a quello dei metri quadrati., tenendo sempre a mente che una villa avrà certamente un inquadramento diverso di un appartamento, anche – e soprattutto – tenendo conto della zona in cui si trova. Nello specifico, il valore di reddito potrebbe essere affiancato da quello medio di mercato (e quindi contribuire e influire sulla stima finale), con il definitivo addio della distinzione tra immobili di lusso ed economici. Le categorie catastali, verrebbero ridotte a due, ovvero: ordinarie e speciali, con la previsione di altri sottogruppi per ogni tipologie di immobile trattata (ville, appartamenti, condomini etc.). Il valore di una singola unità immobiliare, infine, dipenderebbe dal rapporto tra: il valore che una determinata categoria ha nella zona in cui si trova, moltiplicato per superficie in metri quadrati. La logica del nuovo catasto suggerisce di tenere conto della fattura di un immobile, nonché del quartiere in cui si trova e dei servizi a cui il proprietario ha accesso. Questo a fronte del fatto che un appartamento in pieno centro storico non può avere lo stesso valore di un rudere costruita in una campagna sperduta. ?Di questo se ne sta discutendo da anni e diverse sono le posizioni politiche in campo, un aspetto però che non deve trascurarsi è che questo comporterà un aggravio di costi per le transazioni di immobili di pregio, mentre per la esenzione sulla prima casa non toccherebbe i proprietari della propria abitazione.? Personalmente ritengo che unitamente a questa vi siano altre due misure fiscali da contemplare nella complessa riforma fiscale in atto: la prima è la riduzione dell'IVA, per il rilancio dell'economia e la seconda è l'ampliamento dello forbice della aliquota IRPEF del 27% per redditi fino a 40.000 euro.?

 

Paolo Bonafè

Lido di Venezia

pubblicato mercoledì 22 settembre 2021 in blog

L’intelligenza artificiale in aiuto della scienza per combattere le pandemie

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Ora che la Pandemia legata al Covid 19 sta trovando, a livello internazionale, una condivisa linea di intervento basata sui vaccini, ma anche su cure mediche sperimentali, gli scienziati stanno discutendo come cercare di prevenire in futuro gli stessi problemi e modalità, ovvero come in questo tempo globalizzato, si possa consentire ai ricercatori di bloccare eventuali e prevedibili nuove pandemie. L’innovazione tecnologica potrebbe rappresentare un valido aiuto e per questo si comincia a parlare di applicare l’intelligenza artificiale alla lotta contro il COVID-19, anche se per gli strumenti ora disponibili e per l’attuale diffusione mondiale, questo non sembra ancora praticabile. In cosa consiste l’intelligenza artificiale (IA)? La definizione è quella dell’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività. Ovvero L’intelligenza artificiale permette ai sistemi di capire il proprio ambiente, mettersi in relazione con quello che percepisce e risolvere problemi, e agire verso un obiettivo specifico. Il computer riceve i dati (già preparati o raccolti tramite sensori, come una videocamera), li processa e risponde. I sistemi di IA sono capaci di adattare il proprio comportamento analizzando gli effetti delle azioni precedenti e lavorando in autonomia. Sembra fantascienza ma invece è già una realtà. L’esperienza che si sta maturando a livello Mondiale potrà essere utile per imparare a fronteggiare in modo efficace la prossima epidemia. Attraverso l’IA i ricercatori possono infatti combinare e analizzare enormi quantità di dati in tempi estremamente rapidi, consentendo così di velocizzare lo studio di nuovi farmaci e nuovi approcci.

L’esempio del COVID-19 è importante: in pochi mesi dall’inizio degli studi sulla malattia, gli scienziati sono stati in grado di isolare il virus e sperimentare cure e vaccini, dei quali ancora non conosciamo bene l’efficacia, o meglio la durata, infatti si parla in questi giorni di terza dose. Se i dati fossero stati elaborati con sistemi di intelligenza artificiale, forse i tempi sarebbero stati ancora più rapidi. Mi ha colpito un testo nel quale si citava mr. Andrew Hopkins, CEO della startup Exscientia Ltd., il quale affermava che se si utilizzasse l’intelligenza artificiale le ricerche potrebbero essere fino a 5 volte più rapide rispetto ad oggi e potrebbero permettere di introdurre in commercio un nuovo farmaco in soli 18-24 mesi. La sua azienda ha studiato, in particolare, l’utilizzo dell’IA per la ricerca di un trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo e, ad un anno dall’inizio delle ricerche, la cura è pronta per essere testata in laboratorio. Un approccio simile è adottato anche dalla società Healx, che sfrutta tecnologie di “machine learning” per trovare nuovi utilizzi di famaci esistenti. Quindi l’Intelligenza artificiale diventerà uno strumento importante per gli scienziati anche se ritengo che la stessa non debba sostituire la loro opera perché comunque questa è appunto necessaria come guida. Il ruolo degli scienziati dovrà però mutare e specializzarsi a metà tra biologia ed elettronica, con acquisizioni di competenze tecniche specialistiche molto avanzate: non basterà essere un ingegnere specializzato in intelligenza artificiale, ma occorreranno anche conoscenze biologiche approfondite.

 

Paolo Bonafè

pubblicato martedì 21 settembre 2021 in blog

Il nostro Futuro dipende dalla transizione ecologica

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Domani 20-09-2021 lettera il nostro futuro dipenda dalla transizione ecologica


Il processo, connesso  alla transizione ecologica, esige  profondi cambiamenti dei nostri quotidiani stili di vita, dell'attuale  modello di  sviluppo economico e di pianificazione, secondo un approccio innovativo, fondato sull’ apprendimento, rivolto alla pluralità di attori in campo.


Ma la Transizione ecologica, cos’è veramente?


Ne parla spesso la fondatrice dei Fridays for Future, Greta Thunberg, al punto che,  la visibilità della giovane attivista e la sua  capacità di mobilitare l'opinione  pubblica mondiale,   hanno introdotto questo termine nel linguaggio internazionale  della politica.  


La transizione ecologica  attiene ad un cambio di paradigma nella politica, nell’economia e nella società, non afferisce, quindi,ad una generica  tutela ambientale,ma richiede un cambiamento radicale . Il vero obbiettivo è, infatti, I' incidere profondamente  nei processi di produzione e nei modelli di consumo. Azzerare le emissioni di CO2, comporta una rivoluzione : abbandonare  i combustibili e le materie prime oggi in uso, arrestare il consumo del territorio, procedere alla riqualificazione urbana  secondo i principi della bioedilizia,  trasformare  i nostri stili alimentari, implementare in maniera esponenziale la piantumazione di alberi. 


Centrale diventa il tema del consumo delle risorse, secondo l'approccio dell'economia  circolare, capace di garantire lunga vita alle materie prime. Gli scienziati segnalano incessantemente la sempre più vicina catastrofe ambientale, per cui assistiamo  ad una crescente attenzione da parte dei cittadini e delle  imprese al tema, con interessanti esperienze di nicchia, ma è presente il rischio che tale sensibilità si esaurisca in enunciazioni di principio, mentre dobbiamo invertire immediatamente  la rotta del nostro modello economico.


Per quanto concerne l'Italia,  il governo Draghi  ha la grande responsabilità di avviare questo processo di cambiamento, in quanto chiamato a  gestire i fondi europei del Next Generation Eu (o Recovery Fund) che in buona parte sono vincolati al “Green New Deal”, un piano per la conversione ecologica della stessa economia. Da come investiremo questi soldi e dai nostri comportamenti personali futuri, arriverà la vera svolta per la sopravvivenza del pianeta Terra.


 


Paolo Bonafè 


Lido di Venezia

pubblicato lunedì 20 settembre 2021 in blog

Per fermare la violenza sulle donne si deve partire da tre azioni concrete

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Anche la giornata di ieri è stata funestata da un femminicidio, che riporta la drammaticità di questa “guerra” perpetrata nei confronti delle donne, da una parte della popolazione maschile legata ad antiche logiche di disuguaglianza sociale e di donna oggetto, Nel mondo la violenza contro le donne interessa 1 donna su 3. In Italia i dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner, parenti o amici, quindi la cerchia più intima. Sempre Istat 2020 ci dice che 6 milioni e 788 mila donne hanno subìto, nel corso della propria vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale, che il 20,2% (pari a 4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, che il 21% (pari a 4 milioni 520 mila) violenza sessuale e il 5,4% (pari a 1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila). Questi dati sono sconvolgenti.  Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex. Gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali (76,8% fra tutte le violenze commesse da sconosciuti). Le donne straniere hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3% e 31,5%). Per fermare tutto ciò si devono fare tre azioni concrete: la prima è quella di favorire l’indipendenza economica delle donne, perché è la base di scelte consapevoli e autonome; la seconda di rimettere mano alle strutture sociali, a quella costellazione di sostegni territoriali alle famiglie (soprattutto in presenza di bambini) che i lockdown hanno rivelato fragili se non assenti e la terza di combattere insieme contro i pregiudizi inconsapevoli, quelli che continuano a muoversi nell’oscurità del corpo sociale e dei nostri corpi individuali, quelli che influenzano le nostre aspettative di genere e vanno poi a modellare le abitudini, le (cattive) pratiche, le istituzioni. Sono più potenti degli stereotipi, dei quali abbiamo almeno imparato a dibattere.

Paolo Bonafè

Lido di Venezia

pubblicato martedì 14 settembre 2021 in blog

Attendiamoci uno Tsunami di migliaia di disperati in fuga dalle guerre

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Oramai è evidente che pensare all’emergenza profughi, come solo quella collegata agli sbarchi e salvataggi in mare di persone, che scappano dalle atrocità delle guerre e dalla fame in africa, è riduttivo, rispetto alla tragedia immane che sta interessando larghe parti del Mondo e che travolgerà, purtroppo, come uno tsunami l’Europa e quindi anche l’Italia. Nel nostro Paese, le scelte politiche fatte dai governi precedenti hanno indebolito, se non distrutto, il sistema di “prima accoglienza”, che era già in crisi, riducendo la nostra capacità di accoglienza in termini qualitativi e quantitativi. Le drammatiche immagini che abbiamo ancora negli occhi dell'aeroporto di Kabul, assediato da migliaia di disperati alla ricerca di una via di fuga, rischiano di essere soltanto il prologo di un dramma pronto, entro poche settimane, a replicarsi alle porte dei nostri confini orientali e a quelli di Austria e Germania. Basti pensare alle centinaia di migliaia di rifugiati afghani che stanno attraversando l’Iran e Turchia per risalire lungo la rotta balcanica ed arrivare in Europa, e sarà ben difficile respingere quei migranti trattandoli da semplici «irregolari». E non solo perchè fuggono dall'odio e dall'intolleranza talebana, ma anche, e soprattutto, perchè li abbiamo abbandonati, dopo aver promesso loro, per vent'anni, democrazia e rispetto dei diritti umani.. Necessita la capacità della Ue di trattare con tutti i paesi allineati lungo la rotta della disperazione afghana: dall'Iran, alla Turchia, fino alla Grecia e ai paesi della ex Jugoslavia, perché vi sia un progetto e una strategia comune sull’ accoglienza, dato che  l’emergenza nascerebbe soprattutto dall’incapacità di accogliere e di integrare, ovvero di fornire strumenti per emanciparsi dal bisogno dell’accoglienza e per costruirsi una vita autonoma all’insegna della dignità e della legalità.


Paolo Bonafè


Lido di Venezia

pubblicato martedì 14 settembre 2021 in blog

Perché il PUMS VE-2030 ( Piano Urbano di Mobilità Sostenibile ) è strategico per la città

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Sono stati assegnati Al Comune di Venezia, grazie al DM 171/2019 ( Fondo Progettazione Opere Prioritarie del MIT) 1.393.672,00 di euro. Per investire questi soldi il Comune ha predisposto 12 interventi, dei quali, il n.2,  riguarda il Nuovo Hub Terra-Acqua in area San Giuliano inserito nel PUMS VE2030 (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile). Concentrandosi sull’aspetto puramente tecnico, questo progetto è la realizzazione di quanto anche da me auspicato fin dalla mia esperienza di consigliere comunale nel 2000, ovvero quella di dotare Venezia di accessi diversificati che possano, appunto, deviare il traffico dal Ponte della Libertà ad aree di interscambio poste ai due lati del ponte. I Famosi terminal di Cacciariana memoria.

Nell’area di San Giuliano, il progetto Arch.Di Mambro di riconversione dell’area è rimasto monco ed è stato realizzato solo il Parco e il Polo Nautico, mentre per il terminal acqueo è stato fatto solo un timido tentativo di collegamento con San Giobbe. L’altra sponda del ponte, ovvero l’area dei PILI,  ha visto continui blocchi al progetto di riconversione, perché area acquistate da privati ed oggi oggetto di accesa discussione politica. Tutto questo produce perdite di tempo e ritardi nella realizzazione di quelle opere infrastrutturali, che necessitano per diversificare, ottimizzare, contingentare  i flussi turistici e di accesso/uscita. Queste due sponde in testa al ponte sono strategiche per aprire almeno due vie di collegamento con Venezia e creare un sistema circolare di collegamenti ed è appunto questo che il PUMS prevede.

Il Documento DRP collegato al PUMS descrive gli interventi per il nuovo terminal, (suddiviso tra parte nord e sud), specificando che :” All’interno del nuovo terminal …..   dovranno confluire servizio di trasporto pubblico locale ferroviario, tramviari, automobilistici e di navigazione, tra loro interconnessi da percorsi ciclabili e pedonali, consentendo di accedere alla Venezia insulare attraverso nuovi itinerari in partenza dalla gronda lagunare e permettendo di ridurre il carico veicolare lungo il Ponte della Libertà . Lo sviluppo di nuovi servizi acquei in partenza dal nuovo Terminal, con una diversificazione dei rispettivi approdi a Venezia, consentirà di ridurre l’affollamento della testa est del Ponte, Piazzale Roma, dove oggi confluisce la maggior parte dei visitatori…” Appunto l’obbiettivo è quello di creare un collegamento Veloce ( Fast) con imbarcazioni capienti da San Giuliano verso San Giobbe, F.te Nuove fino al Lido e l’altro in senso circolare dal Lido verso San Basilio,  con rottura di carico, da una parte verso Fusina, e dall’altro verso i Pili. Mentre resterebbe un servizio Lento ( Slow) interno al Canal Grande con mezzi a basso impatto ambientale. Ora vorrei vedere chi, onestamente non approvi una revisione di tale portata dei servizi di trasporto, visto che nei nuovi terminal arriveranno il Tram e il treno per un collegamento veloce con la stazione, Mestre e in futuro con l’Aeroporto, utile non solo ai turisti ma anche alle migliaia di pendolari che ogni giorno si muovono.

 

Paolo Bonafè     

Già Consigliere Comunale Venezia

pubblicato venerdì 10 settembre 2021 in blog

Tornelli… anche Si

Gazzettino - 2021-09-11 Lettera su Tornelli

 

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Il tema turismo di massa e di come regolamentare gli accessi in città ritorna ad essere il problema primario della città, dopo la pandemia.  In tutti questi anni, molti si sono cimentati in proposte e valutazioni, ma nessuno è mai stato in grado di proporre un qualcosa di veramente risolutivo. Ora, il Comune di Venezia lancia la proposta di creare dei blocchi di accesso con dei tornelli, da posizionarsi in alcuni punti strategici della città e la creazione di una app per prenotarsi la visita in città. Tale proposta che sembrerebbe una valida soluzione, trova una opposizione, oltre che politica, anche da parte dell’assessore Regionale al Turismo e del Ministro della Cultura, i quali sono concordi che il problema esista ma non gli va bene la metodologia, accusando che così facendo la città diventa a numero chiuso.

Personalmente ritengo questa motivazione risibile anche perché la sperimentazione era già stata fatta dal Comune durante il Carnevale 2019 e aveva dato un buon esito, ma poi si era fermata a causa dal Covid-19. Le modalità di prenotazione e di pagamento dell’accesso sono previste tramite sistemi informatici, oramai di uso comune, come quello di un app sul cellulare. Basti pensare che i dati degli accessi in città del 2019 erano di circa 110 mila visitatori giorno e con questi numeri la città si bloccava. Già questa estate (della ripartenza) si sono già toccate le 85 mila presenze il 5 agosto e le 80 mila il 18 agosto; sono numeri importanti,  se si sommano ad un pendolarismo lavorativo di almeno 10 mila persone giorno.

Inoltre, il sistema proposto dal Comune è molto semplice e high tech: basterà avvicinare il proprio cellulare con prenotazione e pagamento o smartcard ad un lettore sul tornello per essere ammessi in città. Unitamente al progetto tornelli vi è quello di  implementazione delle telecamere presenti in città con nuove ad alta definizione, da mettere  a disposizione della Smart Control Room del Tronchetto, così da controllare ogni angolo della città. Quindi non capisco le critiche al progetto visto che si andrebbe a rendere più sicura la città e a contingentare gli arrivi, “educando” i turisti alla prenotazione. Aspetto non secondario è quello che si potrebbero finalmente creare più porte di accesso alla città, grazie a nuovi collegamenti diretti via acqua dalla terraferma, deviando così i flussi di attraversamento della città e andando a rivitalizzare zone ora meno “frequentate” dai turisti e non ultimo si potrebbe creare anche una black list, che blocchi in accesso chi abusa o non rispetta il decoro e la pulizia della città.  Quindi per me ben vengano i tornelli, se questo servirà per preservare la città

 

Paolo Bonafè

Venezia 06/09/2021

 

pubblicato martedì 07 settembre 2021 in blog

Cosa può fare l’Italia per il popolo afgano

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Quello che sta avvenendo in Afganistan è purtroppo l’epilogo di una politica internazionale sbagliata, guidata dagli Stati Uniti, ma che ha visto grandissimi errori anche da parte degli europei. L’occidente, nonostante il cospicuo investimento economico e militare e nel caso Italia, il riconosciuto ruolo che ha visto anche la perdita di preziose vite umane, sta perdendo la sua credibilità sul piano geopolitico e morale

Le scene che ci arrivano dai mass media rappresentano una sconfitta! C’è ora un solo modo per salvare il salvabile e la nostra dignità di Nazione. Per l’Afganistan non possiamo fare più nulla, ma possiamo fare ancora molto per i singoli cittadini afgani. La prima cosa è far entrare in Italia tutti quelli che hanno collaborato a vario titolo con il contingente italiano, altrimenti li lasciamo a morte certa, a seguito delle rappresaglie che ci sono e ci saranno (ogni guerra non insegna purtroppo mai nulla, perché le scene si ripetono come un triste copione purtroppo già visto anche da noi dopo il 1943 ). Sono quindi da sospendere la richiesta di visti di accesso e implementare il ponte aereo già attivato. Più in generale, occorre aprire corridoi umanitari mirati, in particolare per le giovani donne, per le minoranze etniche, per gli  attivisti e le  attiviste per la libertà. Sono molteplici le organizzazioni in italia che si sono rese disponibili, dal volontariato civile, ad organizzazioni legate alla Chiesa Cattolica e Valdese, vi sono anche  organizzazioni islamiche. Si tratta di riprendere idealmente quello che è già stato fatto in passato per i boat people vietnamiti, quando abbiamo mandato la flotta a recuperarli. Le reti di famiglie, associazioni e ONG sono le forme si sostentamento ed assistenza più vicine e pronte a mettersi fin da subito a disposizione per collaborare per l’ospitalità, raccolta fondi, corsi di lingua, inclusione in attività associative etc. Si tratta di agevolare la gestione di queste iniziative, più che attivarle. Infine sarà da sostenere anche i cooperanti e le associazioni italiane presenti nel paese, tra cui gli ospedali di Emergency e chi lavora nel campo dell’accoglienza e difesa delle donne. Inutile spendere soldi in operazioni di pace che sono poi di guerra, bisogna mirare alla difesa del singolo, di chi ha bisogno. Degli ultimi!

Venezia, 20 agosto 2021

Paolo Bonafè

Lido di Venezia

pubblicato venerdì 03 settembre 2021 in blog

La leadership futura non potrà prescindere dal benessere delle persone

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Dopo gli sconvolgimenti causati dalla crisi del COVID-19, le aziende stanno cercando di riprendersi e, cosa più importante, di prepararsi ed organizzarsi per il futuro.

Il 2020 ha fatto rimettere in discussione le tradizionali premesse su cui si fondano l’operatività delle aziende e la vita delle persone. Le aziende si sono rese conto della fragilità della loro rete fornitori, della loro vulnerabilità ai mercati e delle nuove esigenze dei clienti. Nell’adattarsi a questa nuova realtà, molte di esse si sono orientate al cambiamento delle loro metodologie commerciali. La tecnologia poi ha avuto un avvento su tutto ciò che è commerciale, basti pensare agli acquisti on line, che sono aumentati a dismisura, o allo stesso smart working.

È ormai palese che non esiste leadership senza leadership tecnologica. La recente rapida accelerazione digitale ha fatto della tecnologia la base della leadership globale.

Le aziende hanno anche appreso che leader non aspettano la “nuova normalità” ma la creano. I profondi cambiamenti richiedono un progetto coraggioso e un ruolo di primo piano per la tecnologia. Non si tratta solo di far ripartire il business ma di sfidare le convenzioni ed elaborare una nuova visione per il futuro.

In questo futuro, le aziende sono in grado di generare un significativo impatto sul mondo; il successo finanziario costituirà solo un aspetto della leadership. È un’occasione unica per ricostruire un mondo migliore di quello pre-pandemia. Ciò significa ampliare la definizione di valore, includendovi anche il benessere delle persone, l’impatto sull’ambiente, una maggiore inclusività e altro ancora.

All’orizzonte si profila un futuro diverso da quello che il mondo si aspettava. Mentre tale futuro prende forma, non ci sarà spazio per chi resta ancorato al passato. Meglio essere spettatori o protagonisti del cambiamento? Le persone sono pronte per qualcosa di nuovo ed è arrivato il momento che le aziende si adeguino. Let there be change.

Paolo Bonafè

Lido di Venezia

pubblicato venerdì 03 settembre 2021 in blog

La sostenibilità ambientale unita alla sostenibilità economica per dare un futuro ecocompatibile all’Europa e a Venezia

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In questi giorni si svolge a Venezia la seconda edizione della “Soft Power Conference”, luogo di incontro e di dialogo dove confrontarsi sui temi di sostenibilità ambientale (ricerca di soluzione sui rischi dei cambiamenti climatici) ma anche per trattare su quale “sviluppo sostenibile” sia possibile, ovvero quale strumento economico può essere messo in atto per soddisfare i bisogni della generazione attuale, senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere ai loro (Definizione riportata nel rapporto della Commissione Brundtland del 1987). Questi due bisogni vanno a braccetto perché non vi può essere una sostenibilità ambientale se non la si coniuga con una sostenibilità economica. La base giuridica delle strategie per lo sviluppo sostenibile è l’articolo 3 del Trattato sull’Unione Europea (TEU), che afferma la responsabilità interna ed esterna dell’UE alla salvaguardia di questo principio. La necessaria connessione  tra le politiche e l’integrazione di esse è solidamente ancorata agli articoli 7 e 11 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFEU), che esigono l’integramento della protezione ambientale in tutte le aree di intervento politico. Nelle sue revisioni biennali, Eurostat fornisce i dati sull’andamento degli indicatori di sostenibilità. La revisione del 2009 mostrava come non ci fossero state, nel complesso, riduzioni nell’emissione dei gas serra tra il 2000 e il 2007: la quantità emessa dall’industria energetica era addirittura aumentata del 7.5%. Nonostante il consumo di energia rinnovabile avesse visto un aumento del 7.6%, ciò era ancora ben lontano dal raggiungimento del 12% stabilito come target per il 2010. Il PIL era aumentato annualmente del 1.8% fino al 2007, quando venne duramente colpito dalla crisi finanziaria che ne causò una decrescita del 4% nel 2009. Il rapporto evidenziava quindi la persistenza di tendenze non sostenibili all’interno dell’economia. La transizione verso un sistema a basso consumo e a basse emissioni si era dimostrata difficile e necessitava l’introduzione di interventi più specifici e ambiziosi nelle strategie future. Ad oggi questo dato purtroppo non è cambiato nel suo trend negativo

A livello mondiale, l’UE segue l’Agenda 2030.  Lo scopo di tale Agenda è quello di stabilire un approccio globale all’impegno nell’eradicazione della povertà e al raggiungimento dello sviluppo sostenibile, in modo da non lasciare nessuno indietro nel processo. In tale agenda sono previsti 17 SDGs (Sustainable Development Goals),  ovvero obbiettivi e misure,  mirati all’eradicazione della povertà, alla sconfitta delle disuguaglianze e alla battaglia contro il cambiamento climatico. L’Agenda cerca di integrare le tre aree di intervento: quella ambientale, quella sociale, quella economica e dovrebbe essere attuata nella sua interezza. La via d’uscita dall’attuale crisi dovrebbe basarsi quindi su un progetto coordinato con la sostenibilità al proprio centro. Il Recovery Fund dovrebbe essere dedicato ad una ripresa verde, digitale e giusta. Gli investimenti e la riduzione dei debiti confluiranno nei paesi che ne hanno più bisogno, rilanciando l’economia, ma in modo sostenibile. Venezia è l’anello debole del problema climatico, perché se non si interverrà fra 50 anni la città potrebbero ritrovarsi sott’acqua, quindi il tema è vitale e non più rimandabile e Venezia è la sede idonea perché internazionale e perchè da qui possono partire spunti interessanti.

Paolo Bonafè

Lido di Venezia

pubblicato mercoledì 01 settembre 2021 in blog

Progetto di nuovo porto passeggeri a Dogaletto, valida alternativa

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Progetto di nuovo porto passeggeri a Dogaletto, valida alternativa

 La notizia data dal nuovo Port Autority, Dr. Di Blasio, sulla ripartenza da settembre di alcune navi da crociera da Venezia Fusina, ritorna a dare speranza ad un settore, quello legato alla crocieristica, che in questi due anni è stato segnato una profonda crisi economica e occupazionale, legata anche ad una azione repulsiva da parte della città verso tutto ciò che riguardava le navi o grandi navi,come si usa dire.

La posizione,assunta dal Governo di vietare il passaggio delle grandi navi per il bacino di San Marco, in assenza di chiare soluzioni alternative, ha dato il colpo finale. Ora, Di Blasio cerca di rilanciare il settore puntando su Fusina, dove attualmente sono operative due banchine e un terminal che serve le Autostrade del Mare con la Grecia, con arrivo max di due navi giorno.

Nel Progetto Fusina Moranzani  c'è la possibilità, ora operativa, di costruire ulteriori due banchine, ma ad  oggi l'intera area infrastrutturale non è ancora pronta per un accesso di massa di turisti , sia in termini di viabilità, sia in termini  di collegamenti acquei da e per la città storica, che avverrebbe tramite il terminal acqueo di punta Fusina. 

Tra la pluralità di proposte, per garantire l'arrivo delle grandi navi a Venezia, ne esiste una che, a mio avviso, risulterebbe meno invasivo e più funzionale, si tratta del progetto presentato anni fa dalla VTP, che prevederebbe una nuova Stazione Marittima a Dogaletto, in cassa di colmata A. La Venezia Terminal Passeggeri, la società delle crociere, aveva presentato lo studio di fattibilità per una nuova Stazione Marittima nel Bacino Sant’Angelo, tra i canali Avesa e Dogaletto», definendolo «Un luogo ideale, perché ben servito dai collegamenti stradali e vicino al canale dei Petroli, senza rischi ambientali». Il progetto era per una nuova città delle crociere che diventava «aggiuntiva» e non  alternativa alla Marittima.

Il progetto prevedeva banchine lunghe 400 metri e larghe 20, per ospitare le navi di ultimissima generazione (lunghe fino a 360 metri), troppo grandi anche per i sostenitori del traffico davanti a San Marco e una Stazione marittima di due piani, 10 mila metri quadrati con un parcheggio da 5 ettari. Costo allora previsto di 100 milioni di euro, di cui almeno 60 per scavare canali e darsena.

La Regione aveva valutato positivamente il progetto, tanto da inserirlo nel Piano territoriale.  Forse è  tempo di recuperare tale progetto, meno invasivo e impattante di altri oggi allo studio e reso fattibile dalle risorse del ricovery plan.

Paolo Bonafè

pubblicato lunedì 30 agosto 2021 in blog

Venezia e la necessità del green pass sui mezzi pubblici

Gazzettino - 2021-08-26 Lettera su green pass

La linea guida che il Ministero dei Trasporti ha emanato ieri, in vista del mese di settembre e della riapertura delle scuole, vede, oltre alla conferma della capienza del massima dei mezzi pubblici dell’80%,  all’obbligo di uso della mascherina, anche la novità della figura del “controllore”. Io ritengo che questo ultimo aspetto diverrà argomento di ulteriore discussione in città perché creerà nuovi argomenti di tensione e di caos, in una Venezia dove il servizio di trasporto pubblico è già ora al limite, per i problemi di bilancio di ACTV e per la presenza ( fortunatamente) di migliaia di turisti che si stanno riversando ?nella? città storica. E’ ovvio che necessita una regolamentazione nei trasporti, in un periodo di covid prolungato come quello che viviamo,   ma ritengo che adattare le nuove regole al sistema di trasporti acquo veneziano ( e non solo) sarà perlomeno problematico, se non impossibile. Già ora la presenza promiscua di turisti e pendolari/cittadini in alcune fasce orarie della giornata rasenta e supera il limite di trasportabilità, con necessità sempre maggiore di subaffidamenti. Forse sarebbe meglio  che il Governo prendesse coraggio e istituisse definitivamente l’obbligatorietà ?dell’uso del green pass su tutti i mezzi di trasporto e dotasse di risorse economiche le varie società di trasporto pubblico, perché installino agli accessi e ai tornelli un lettore di green pass, una doppia lettura con il lettore imob, così da permettere l’accesso ai mezzi pubblici alle sole persone in possesso di tali requisiti, istituendo poi i relativi controlli, altrimenti l’attuale situazione già deficitaria in alcuni momenti della giornata diventerà insostenibile.

Paolo Bonafè

Lido di Venezia

pubblicato venerdì 27 agosto 2021 in blog

curriculum vitae

BONAFE' PAOLO

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Esperienze lavorative e professionali

Delegato alla Sicurezza e Responsabile acquisti Industria Nautica Venezia - IN.NA.VE SPA - Venezia, Ve (DAL 02/2018 AD OGGI )

  1. Responsabile Sicurezza ed Ambiente, Dirigente alla Sicurezza (formazione Punto Confindustria - corso di 24 ore). In tale veste:

    • Garantisco la corretta applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro sulle procedure e regole aziendali ( D.lgs 81/2008);

    • Gestisco le attività di informazione e formazione del personale, nonché nella gestione e supervisione dei dispositivi di protezione individuali DPI;

    • Provvedo alla organizzazione di prove di evacuazione e al monitoraggio dei fabbisogni di documentazione, Cartellonistica e dotazioni di protezione collettiva; Provvedo all'Attuazione dei protocolli di prevenzione diffusione COVID-19.

    • Provvedo alla Gestione e al monitoraggio dei piani di adeguamento e miglioramento sulla Sicurezza;

    • Presidio gli aspetti tecnici e normativi sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;

    • Partecipo alle riunioni periodiche e alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro con gli OdV;

    • Monitorizzo ed individuo i fattori di rischio, provvedo alla valutazione rischi con il DL, RSSP e MD ed Insieme provvediamo alla individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa in base alla conoscenza dell'organizzazione aziendale, Elaboro misure preventive e protettive e i relativi sistemi di controllo,



  2. Responsabile Approvvigionamenti di una centrale acquisti di gruppo

  3. Consigliere di Amministrazione Delegato Ambiente

  4. Redazione degli ordini / commesse lavori sulle imbarcazioni dei clienti,

  5. Gestione della manutenzione dei macchinari di sollevamento, trasporto e trazione quali: Travel lift, 2 Grù 3 e 10ton, Fork lift, Trattori carrelli e carri semoventi per imbarcazioni e materiale di rizzaggio.

  6. Gestione della manutenzione delle attrezzature da lavoro (macchinari utensili e per le lavorazioni di cantiere)

  7. Specializzazione professionale quale Ispettore per le verifiche periodiche sulle imbarcazioni da diporto ( corso 20 ore ANCCP Agency)


Formatore sulla Sicurezza Istituto di Istruzione Superiore "G.A. REMONDINI" - BASSANO DEL GRAPPA, VI (DAL 02/2021 AL - 03/2021)

  • Formatore in corso di aggiornamento e formazione continua in materia di Sicurezza (come previsto dal D.lgs 81/2008; L. 107/2015 e Accordo Stato/Regioni del 26/01/2012) su FORMAZIONE SULLA SICUREZZA RISCHIO BASSO/MEDIO/ALTO come attività di PCTO al fine della partecipazione di Studenti a Stage. CORSO di 12 ore per la Classe 3T e di 2 ore ( ultimazione) per la classe 4T

  • TOTALI 14 ORE


Formatore corsi sulla Sicurezza Venice Maritime School - Venezia, Ve (DAL 02/2020 AL 02/2020)

  • Formatore in un corso di Aggiornamento e formazione continua in materia di Sicurezza - Corso di addestramento per marittimi designati a svolgere compiti di Security (cod. 000002-SSD-2020) -

  • durata Corso 12 ore -


Responsabile e Technical Naval Superintendent Compagnia Italiana di navigazione - Tirrenia SpA - Venezia, Ravenna, Ancona, Termoli, Catania,Livorno, Ve, Ra, An, Tm, Ct , Li ( DAL 07/2012 AL 02/2018)

  • Technical Naval Superintendent incaricato delle navi della flotta Tirrenia - Compagnia Italiana di navigazione SpA, operanti sul Porto di Livorno, Olbia e Cagliari dal 01/06/2015 al 23/02/2018

  • Technical Naval Superintendent e Responsabile Ufficio Tecnico ed Acquisti della sede di Venezia di Tirrenia di navigazione SpA e poi di Tirrenia - Compagnia Italiana di navigazione SpA, gestendo con n.4 unità professionali e gestendo le navi della flotta che operavano nei porti della Dorsale adriatica di Ravenna, Ancona, Bari, Termoli e di Catania dal 4/2004 al 31/05/2015

  • Responsabile Ufficio Approvvigionamenti e Bunker di Adriatica di navigazione Spa Venezia dal 2/2002 al 04/2004 e prima Ispettore Tecnico e Responsabile Magazzini della stessa società dal 12/1986 al 2/2002


La funzione di Technical Naval Superintendent di un Società di Navigazione, leader nei collegamenti marittimi, consiste nella figura di interfaccia funzionale e direzionale tra la nave, le direzioni aziendali e gli enti di classifica. Le Attività principali sono:

  • Assicurare l'esercizio e la manutenzione dei mezzi navali della società operanti sulla dorsale adriatica, nonché di navi noleggiate all'estero; Indagare, analizzare (troubleshooting) e risolvere i guasti di macchinari a bordo dando supporto al comando nave e alla direzione di macchina;

  • Verificare la corretta compilazione dei registri di sicurezza, ovvero che siano eseguiti regolarmente ispezioni e i controlli nel rispetto delle scadenze e riportate sui registri manutenzione ed ispezione;

  • Preparare e collaborare al buon esito delle visite, ispezioni e prove richieste dal mantenimento delle certificazioni di cui sono in possesso le navi di propria responsabilità;

  • Preparare documenti di analisi sugli incidenti, mancati incidenti, avarie, sinistri, non conformità ed osservazioni , che coinvolgano apparati e strutture delle navi di propria responsabilità;

  • Rispettare il budget per la manutenzione dei mezzi;

  • Assicurare l'espletamento delle attività necessarie per il mantenimento delle certificazioni nave d'intesa con la funzione SIC e TECN;

  • Assicurare l'indicazione delle specifiche delle forniture e prestazioni necessarie per le attività di propria competenza;

  • Pianificare, organizzare e sovraintendere in autonomia e sulla sorta di direttive operative generali impartite dalla Direzione Operativa le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria da applicare alle navi di propria responsabilità nel corso dell'anno;

  • Verificare la perfetta efficienza delle unità di competenza e identificare in collaborazione con il comando nave le aree di miglioramento dal punto di vista della sicurezza e dell'efficienza operativa;

  • Verificare che gli interventi tecnici e manutentivi, commissionato a ditte, professionisti esterni, squadre di manutenzione aziendali o gli equipaggi delle navi sociali, siano eseguiti secondo il capitolato , i regolamenti tecnici applicabili, le disposizioni della DOP, ed alle norme di legge;

  • Presenziare ed offrire assistenza a prove e collaudi;

  • Supervisionare le prove degli impianti di emergenza e sicurezza nave, assicurandosi del buon funzionamento degli impianti ma anche dei locali e dei macchinari; Istruire pratiche per l'ottenimento di permessi, autorizzazioni etc per la realizzazione degli interventi;

  • Presenziare e condurre le visite condotte dalla Amministrazione ed ente tecnico per il rilascio delle certificazione nave;

  • Vigilare sulla corretta applicazione delle norme di sicurezza sul lavoro; Sorvegliare e sovraintendere ai lavori in bacino con l'ausilio del responsabile ufficio tecnico;

  • Vagliare la fattibilità tecnica ed economica degli interventi tecnico?manutentivi e delle forniture richiesti dai comandi nave;


Coinvolgimento nella redazione e Responsabilità per il mantenimento del budget previsto per le navi di competenza;

Commissario Commissione Raccomandatari Marittimi Camera di Commercio Ravenna e Rimini - Venezia, Ve (DAL 07/2010 AL 07/2015)

Commissario nominato dal Ministro delle Infrastrutture e Trasporti in concerto col Ministro dello sviluppo Economico su indicazione della Federlinea (Federazione Armatori) a componente la commissione istituita presso la Camera di Commercio di Ravenna e Rimini per la Tenuta dell'albo Raccomandatari marittimi e quale commissione di esame per nuovi raccomandatari

Commissario Commissione Raccomandatari Marittimi Camera di Commercio di Venezia e Chioggia - Venezia, Ve ( DAL 07/2006 AL 07/2015)

Commissario nominato dal Ministro delle Infrastrutture e Trasporti in concerto col Ministro dello sviluppo Economico su indicazione della Federlinea (Federazione Armatori) a componente la commissione istituita presso la Camera di Commercio di Venezia e Chioggia per la Tenuta dell'albo Raccomandatari marittimi e quale commissione di esame per nuovi raccomandatari

Vicepresidente - Consigliere di Amministrazione Alilaguna Spa - Venezia, Ve ( DAL 06/2009 AL 06/2014)

  • Consigliere di amministrazione e Vicepresidente

  • Posizionamento degli obiettivi organizzativi in linea con la mission aziendale, favorendo in questo modo la crescita del fatturato, del profitto e del business attraverso lo sviluppo di strategie di collaborazione.


Consigliere di amministrazione A.C.T.V. SPA - Venezia, Ve ( DAL 12/2005 AL 06/2013)

  • Consigliere di amministrazione

  • Sviluppo e implementazione di nuove strategie e politiche aziendali in collaborazione con la dirigenza allo scopo di identificare e perseguire obiettivi di business a lungo termine, fornendo così all'azienda una leadership organizzativa solida e sostenibile.

  • Conseguimento di un aumento dei profitti tale da garantire all'azienda la leadership di settore mediante la trasformazione dei piani strategici e l'allineamento degli obiettivi allo scopo di sfruttare a proprio vantaggio l'andamento dinamico del settore.


Consigliere comunale e Presidente Comm. Bilancio Comune di Venezia - Venezia, Ve ( DAL 04/2000 AL 04/2005)

  • Consigliere Comunale - Presidente della Commissione Bilancio, Tributi e Patrimonio


Analisi di priorità e criticità con l'obiettivo di identificare tempestivamente le migliori soluzioni ai problemi prediligendo un approccio cooperativo e pragmatico

 

Ufficiale della marina militare Marina Militare Italiana - La Spezia - Messina, LS + ME ( DAL 04/1985 AL 07/1986)

  • Partecipazione con i mezzi della Marina Militare a missioni di crisi su territorio italiano volte alla protezione delle acque nazionali.

  • Attività di Responsabilità quale Ufficiale di rotta della pianificazione e gestione delle operazioni di pianificazione viaggi, Responsabile Reparto Operativo e Vice responsabile Servizio Telecomunicazioni. Funzioni svolte a bordo della nave Proteo e del coordinamento del personale di bordo, militare e civile.


 

Allievo Ufficiale Adriatica di navigazione Spa - Venezia, Ve ( DAL 06/1984 AL 09/1984)

  • Compilazione delle check list relative allo svolgimento di operazioni di routine e redazione di relazioni tecniche sugli eventuali interventi di riparazione

  • Controllo delle scorte e approvvigionamento di pezzi di ricambio, materiali e componenti di manutenzione.


Responsabilità di guardia in Plancia e di Allievo Commissario

Istruzione e formazione

FORMATORI alla SALUTE e SICUREZZA : SICUREZZA e AMBIENTE

BETAFORMAZIONE - Lugo (Ra), 07/2021

  • Corso di Abilitazione professionale a FORMATORE alla Salute e Sicurezza ( riferimento normativo D.LGS 81/2008 ART. 6, COMMA 8, Lettera M-BIS, Decreto Interministeriale del 6 Marzo 2013, Accordo Stato-Regioni del 7 Luglio 2016)


corso di 24 ore

Iscrizione Albo Professionale di Categoria

R.S.P.P. (art. 32 e 34 Dlgs 81/2008) - ASPP : Sicurezza sul lavoro

FENIMPRESE - BETAIMPRESE - LUGO (Ra), 03/2021

  • Abilitazione professionale a RSPP - Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione ( riferimento normativo D.lgs 81/2008, art. 32 e Art. 34, Accordo Stato Regioni del 26 gennaio 2006 e Accordo Stato Regioni del 7 Luglio 2016 ) grazie al conseguimento dei seguenti attestati di corso:

  • RSPP Modulo A - corso di 28 ore

  • RSPP ( ASPP) Modulo B ? corso di 48 ore - Comune a tutti i settori produttivi

  • RSPP Modulo C ? corso di 24 ore ? Specializzazione per la sola funzione di RSPP


totale 100 ore di formazione

iscrizione all'Albo dei professionisti del settore

 

ADDETTO AL PRIMO SOCCORSO : SICUREZZA SUL LAVORO

Safengineering - Martellago Venezia, 03/2021

CORSO DELLA DURATA DI 12 ORE

DAL 15/03/2021 AL 19/03/2021

 

ADDETTO ALLA PREVENZIONE INCENDI RISCHIO MEDIO : SICUREZZA SUL LAVORO

Safengineering - Martellago Venezia, 12/2019

CORSO DELLA DURATA DI 8 ORE

EFFETTUATO IN DATA 12/12/2019

 

FORMAZIONE SPECIFICA SULLA SICUREZZA RISCHIO ALTO : SICUREZZA SUL LAVORO

SAFENGINEERING - Martellago Venezia, 10/2019

CORSO DELL DURATA DI 12 ORE

DAL 15/10/2019 AL 23/10/2019

 

ISPETTORE CERTIFICAZIONE IMBARCAZIONI DIPORTO : SICUREZZA TECNICA E DELLE STRUTTURE

ANCCP CERTIFICATION AGENCY - Livorno, 04/2019

CORSO DI DURATA 20 ORE

DAL 16 AL 19 APRILE 2019

 

FORMAZIONE GENERALE DEI LAVORATORI SULLA SICUREZZA : SICUREZZA SUL LAVORO

SAFENGINEERING - Martellago Venezia, 11/2018

CORSO DALLA DURATA DI 4 ORE

EFFETTUATO IL 28/11/2018

 

FORMAZIONE PER FORMATORE : Sicurezza sul Lavoro

Venice Maritime School - Venezia, 06/2017

  • Corso di Abilitazione professionale a FORMATORE riconosciuto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con Decreto 800/2016 del 19/08/2016

  • Totale ore corso 32 (dal 13/06/2017 al 17/06/2017)


VOLONTARIO DELLA CROCE ROSSA ITALIANA : SICUREZZA E SALUTE

CROCE ROSSA ITALIANA - Livorno, 02/2017

CORSO DALLA DURATA DI 100 ORE

DA OTTOBRE 2016 A FEBBRAIO 2017

 

UFFICIALE MARINA MILITARE - ROTTA E COMUNICAZIONI : Marittimo - Militare

Accademia Navale di Livorno - Livorno, 03/1985

  • Corso 79/AucD per Ufficiali di Complemento della Marina Militare a seguito di partecipazione e superamento di Concorso Nazionale per AUCD

  • Licenziato con il grado di Aspirante Guardiamarina ed imbarcato su nave PROTEO con la qualifica di Ufficiale di Rotta, Capo Reparto Operazioni, Vice capo servizio telecomunicazioni, successivamente promosso Guardiamarina ed abilitato alla Guardia in Plancia.

  • Congedato con note eccellenti dopo aver percorso 10.000 miglia di navigazione a bordo di una nave ausiliaria PROTEO assunta a comando in capo operazioni di dragaggio del mare di Sicilia.

  • Immesso tra gli ufficiali della riserva e nel 1997 promosso a Sottotenente di Vascello (STV) in promozione a Tenente di Vascello (TV) ]


DIPLOMA NAUTICO DI ASPIRANTE AL COMANDO DI NAVI : Nautico - Marittimo

Istituto Tecnico Nautico " Sebastiano Venier" - Venezia, 07/1983

  • Diploma Nautico conseguito presso l' Istituto Tecnico Nautico " S.Venier" di Venezia - indirizzo Capitani con abilitazione ad " Aspirante al Comando di navi della Marina Mercantile"


Valutazione finale 50/60

 

Obiettivi conseguiti

Competenze sulla Sicurezza NAVALE grazie al conseguimento di titoli a seguito di corsi di formazione previsti dal Dlgs 81/2008 e dalla Convenzione STCW78

  • Competenze sulla Sicurezza del lavoro come previsto dal T.U. D.lgs. 81/2008 grazie ad un percorso formativo che mi ha portato ad acquisire l'abilitazione professionale a RSPP ( Responsabile per il Servizio di Prevenzione e Protezione), grazie agli Attestati formativi Modulo "A" (28 ore), Modulo "B" (48 ore) e Modulo "C" ( 24 ore) per un totale di 100 ore di formazione da marzo a luglio 2021 .

  • Competenze sulla Formazione sulla Sicurezza del lavoro come previsto dal T.U. D.lgs. 81/2008 grazie ad un percorso formativo che mi ha portato ad acquisire l'abilitazione professionale a FORMATORE, grazie agli Attestati formativi DI Formatore per la Sicurezza (24 ore - luglio 2021) e di Formatore Convenzione STCW (64 ore - giugno 2017)

  • Competenze informatiche su Sistema operativa Windows

  • Competenze su programma gestionale/ Software professionale SAP R4.

  • Competenza su programma gestionale/ Software professionale METODO.

  • Competenza su programma gestionale/ Software professionale ESOLVEN

  • Competenze sulla Gestione della posta elettronica e sui web browser (Crome, Explorer, Safari etc.)

  • Competenza su Social Media

  • Competenza su Certificazioni per Verifiche tecniche Imbarcazioni da diporto

  • Competenze su Gestione e Manutenzione Navale

  • Competenze su Gestione Avarie e rapporti con Assicurazioni e Broker

  • Competenze informatiche - Utilizzo di Microsoft Excel per sviluppare fogli elettronici per il monitoraggio dell'inventario.


Competenze informatiche - Utilizzo di Microsoft Word, Excel , Powerpoint, Paint, Adobre Rider per la gestione delle pratiche aziendali

Attività di Formatore

L'obbligo di effettuare formazione in materia di sicurezza è sancito dagli Accordi Stato / Regione del dicembre 2011 che ne definisce la figura.

Tali aspetti sono previsti già dal Dlgs 81/2008 all'art. 6 comma 8, lettera m-bis, dal Decreto interministeriale 6 marzo 2013, dall'Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 201632 e dal Decreto Interministeriale del 06/03/2013.

Rientrando come professione, esperienza e mansione lavorativa e come formazione nei sei parametri previsti ho iniziato la mia opera come formatore in corsi sicurezza.

Tale attività, parallela alla mia attuale professione ed eseguita non in modo continuativo, è una attività che mi appassiona molto e che voglio continuare e coltivare nel tempo.

Profilo professionale

  • Quale Responsabile della Sicurezza e dell'Ambiente, quale Consigliere di Amministrazione Delegato all'Ambiente e quale Dirigente alla Sicurezza di Industria Nautica Venezia - IN.NA.VE. SpA gestisco, per il datore di Lavoro, le attività di sorveglianza, prevenzione, protezione e valutazione dei rischi aziendali e della formazione continua del personale e degli approvvigionamenti dei DPI , in accordo con l'RSPP aziendale e il Medico Competente, così come previsto dai vari articoli e commi del T.U. -Dlgs 81/2008. Ho partecipato e coordinato le procedure di Rinnovo del Certificato Prevenzione Incendio ( CPI) quinquennale del Cantiere nel 2019 e di Rinnovo del Certificato di Sicurezza Antincendio Area Distributore Combustibili del Cantiere nel 2020.


 

  • Ho acquisito l'abilitazione professionale di RSPP / ASPP (Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione) a seguito del conseguimento delle attestazione dei Corsi di RSPP Modulo "A" + Modulo "B" + Modulo "C" con FENIMPRESE - BETAIMPRESE ( per un totale di 100 ore di corso);


 

  • Ho acquisito l'abilitazione professionale di FORMATORE su Salute e Sicurezza a seguito del conseguimento della attestazione del Corso di FORMAZIONE PER FORMATORI per la Sicurezza con


BETAFORMAZIONE ( 24 ore di corso) . Quale Formatore Ho già tenuto due docenza in due corsi: il primo di 12 ore sulla formazione alla Sicurezza e alla Security sulle navi nel 2020 e il secondo di 14 ore sulla Formazione Generale alla Sicurezza Rischio Alto presso l'Istituto Scolastico Superiore Tecnico G.A. Remondini di Bassano del Grappa per la formazione di studenti agli stage lavorativi.

 

  • Quale Responsabile Approvvigionamenti di Industria Nautica Venezia - IN.NA.VE. SpA sono dedito al miglioramento continuo dei processi di approvvigionamento di beni e servizi a fronte alla rapida evoluzione e trasformazione dei mercati. Ho partecipando al rinnovo delle Concessioni Demaniali Decennali con APV di Venezia delle due Darsene di Cantiere e sto seguendo le procedure di rinnovo della U.A. Autorizzazione Unica Ambientale del Cantiere con relativa nuova progettazione scarichi acque reflue dell'area in cui opera la società. Nella mia attuale posizione lavorativa mi interesso anche di Gestione Commesse Clienti Diportisti e ho affinato la mia competenza tecnica nelle barche da diporto e a vela grazie a un corso di ispettore per la verifica periodica sulle imbarcazioni da diporto e gestisco la manutenzione delle attrezzature di lavoro e degli impianti/macchinari di cantiere quali : Travel Lift, Grù a colonna da 3 e 10 tonn. , Carroponti, Carrelli elevatori e carrelli semoventi.


 

  • Quale Techinical Naval Superintendent, Responsabile Tecnico e Responsabile Approvvigionamenti di: Adriatica di navigazione. SpA,; Tirrenia di navigazione SpA.; Compagnia Italiana di navigazione SpA; ho maturato una trentennale esperienza nella gestione delle manutenzioni navali, nella gestione tecnica ed acquisti . Per queste compagnie ho maturato anche un esperienza all'estero gestendo tre navi noleggiate da Tirrenia alla Compagnia di navigazione spagnola


 

  • Sono un responsabile operativo scrupoloso, che dimostra una leadership efficace in tutti gli aspetti del lavoro.


 

  • Sono un manager affidabile ed entusiasta, dotato di spirito di squadra, con una forte etica nel lavoro e capacità avanzate di soluzione dei problemi complessi e di problem solving


Sono un professionista dei trasporti e della logistica, per essere stato Consigliere di Amministrazione di importanti società impegnate nel trasporto di beni e persone quali ACTV SpA e Alilaguna SpA impegnate nel Trasporto Pubblico di Linea a Venezia, oltre ad essere un esperto nella

gestione dei materiali e nella riconciliazione dell'inventario.

 

Capacità e competenze

IN AMBITO SICUREZZA ED AMBIENTE

  • Conoscenza della normativa sulla sicurezza degli impianti

  • Corsi di formazione sulla sicurezza e sull'igiene

  • Completa formazione sulla sicurezza base, media e rischio alto

  • Conoscenza della Legislazione generale sulla sicurezza e competenza e Conoscenza in materia di normative sulla sicurezza sul lavoro

  • Formazione del personale addetto alla sicurezza

  • Controllo e mantenimento delle conformità alla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro


Analisi ed individuazione fattori di rischio, valutazione rischi e individuazione misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa in base alla conoscenza dell'organizzazione aziendale, elaborazione di misure preventive e protettive e sistemi di controllo, elaborazione di procedure di sicurezza per le attività aziendali, proposizione di programmi di informazione e formazione lavoratori, partecipazione alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro con RSPP e Medico Competente

IN AMBITO TECNICO ED APPROVVIGIONAMENTI

  • Negoziazione dei contratti

  • Riduzione e contenimento dei costi

  • Gestione del rapporto con i fornitori

  • Capacità organizzative e di pianificazione

  • Comunicazione efficace

  • Predisposizione al lavoro di squadra

  • Leadership

  • Criteri di classificazione dei rifiuti

  • Abilità di ispezione e di controllo

  • Dimestichezza con gli strumenti informatici


 

Lingue

Inglese :                                     B1

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pubblicato mercoledì 02 settembre 2020 in blog

La fragilità di questa città unica al mondo

Venezia si sta dimostrando fragile.  Ora, che la prima economia della città è in difficoltà,  si comprende la miopia delle governance amministrative comunali di questi ultimi 30 anni, che hanno permesso la chiusura e la delocalizzazione di imprese primarie per questa città.

Personalmente ho vissuto come dipendente nei primi anni 90 la chiusura della Adriatica di navigazione, che ha messo in crisi centinaia di posti di lavoro dell indotto, in primis i Cantieri Toffolo e Lucchese della Giudecca,  ma non è l’unico caso di chiusura e di delocalizzazione aziendale.

Basti pensare alle Generali e di altre decine di aziende.

Murano ha visto negli anni una continua chiusura di attività legate al vetro e alle perle, che trasferendosi  in terraferma hanno di fatto impoverito  quel territorio

Scelte sbagliate, supportate  da politiche commerciali ed ambientali  insufficienti, hanno messo in ginocchio le attività produttive della città d’acqua.

si è pensato che la sola economia  turistica bastasse al benessere sociale di tutta la città, senza però fare una politica sulla qualità del turismo e sulla gestione dei flussi di accesso alla città storica, con turisti “cammellati”  che intanto invadevano la città, e che ora sono rimpianti, visto la Venezia deserta di questi giorni.

Il commercio è in ginocchio grazie ad una fallimentare politica di concessione di aree destinate alla grande distribuzione  ( oltre 1500 mi.) nella periferia della città e in provincia. Basti vedere la moria di negozi su Mestre che di fatto danno una sensazione di città meno sicura ( le luci delle vetrine illuminano le strade e i marciapiedi, il buio crea paura ed insicurezza)

Tutto ha origine nei primi anni 2000 anche a seguito di concessioni e leggi regionali che non sono state impugnate dal Comune di Venezia.

Allora da consigliare comunale nel 2000-2005 mi sono battuto contro questa metodologia di progettare il futuro economico di questa area. Ho perso la battaglia politica, ma purtroppo ho avuto ragione nei fatti. Ora anche la grande distribuzione è in crisi.

Venezia si sta spopolando di giovani e le case degli anziani che muoiono sono vendute o trasformate in B&b e in case vacanza, e i pochi residenti rimasti sono in sofferenza  perché i negozi di prima necessità o di alimentari vengono soppiantati da negozi di articoli di souvenir, di borse (???) o di  Paccottiglia.

Si dovrebbe invece tornare al negozio di vicinato, messo in rete tra i commercianti, utilizzando nuove metodologie di  Intergruppo, prendendo spunto anche dalla rete commerciale della e-commerce, sperimentando le consegne a domicilio, frutto di offerte integrate tra più tipologie merceologiche e quindi tra più offerte commerciali

Si deve soprattutto invertire rapidamente questa tendenza all esodo perché  Venezia è vuota perché non abitata. Anche altre città turistiche italiane stanno vivendo questi giorni di difficoltà,  ma rispetto a Venezia sono vive, perché abitate e vissute dai propri abitanti.

Basti guardare Napoli e le iniziative in atto in questi giorni di paura per il coronavirus

Venezia, con la sua classe politica,  deve poi prendere provvedimenti anche rispetto alla psicosi che sta colpendo le compagnie di navigazione ed aeree, che stanno facendo scelte economicamente gravi per la città e del tutto ingiustificate rispetto al reale pericolo.

Le loro scelte commerciali stanno mettendo in ginocchio la nostra economia cittadina con ripercussioni ad oggi imponderabili, ma che avranno certamente una ripercussione sui posti di lavoro.

Le Grandi Navi non devono passare per il bacino di San Marco,  ma non possiamo fare a meno della economia crocieristica.

Porto Marghera è l’area più idonea per lo sviluppo portuale e si deve avere il coraggio di decidere.

Già ad oggi sono diminuite sensibilmente le toccate delle grandi compagnie di navigazione, dirottate su Trieste e Ravenna. L’indotto delle crociere vale circa 5000 posti di lavoro

Inoltre le politiche commerciali anche di Save devono essere messe sotto la lente della governance  regionale e locale perché, se ora le compagnie aeree low cost  chiudono i collegamenti su Venezia, non si deve dare per scontato che li possano riottenere con facilità quando la crisi sarà superata.

Ora che viviamo questa situazione emergenziale  dobbiamo stringere la cinghia e tutti insieme trovare strategie e ripensare ad una nuova e più efficace politica del turismo e commerciale per la città.

Come disse Galileo Galilei “ Dietro ogni problema c’è una opportunità “

Come dicevo,  in primis, ripensando

a politiche abitative che ripopolino la città, anche rivedendo l’assurda  politica di concessione di cambi d’uso e bloccando il proliferare di B&b (che entreranno in crisi quando tutti i nuovi alberghi in costruzione al tronchetto o a Mestre diventeranno operativi, offrendo prezzi stracciati per attirare la clientela).

si deve riprendere in mano una importante politica del social housing  e di concessione di case pubbliche col vincolo della ristrutturazione a carico dell’affittuario a garanzia della  residenzialita’

Si deve riprendere in mano come Comune di Venezia e Città Metropolitana la governance delle aziende partecipate, perché purtroppo in questi anni sono state lasciate a gestire in piena autonomia importanti settori dell’economia cittadina.

Oltre alla politica del turismo stesso e degli eventi, anche la politica  dei trasporti, del commercio e dello sviluppo immobiliare ed  economico della città.

Si deve ripensare e riorganizzare le  troppe  aziende comunali soprattutto quelle destinate alla gestione dei  beni patrimoniali

Il comune deve ritornare, invece, ad essere protagonista, rimettendo in moto la macchina amministrativa ora indebolita, anche riattivando il decentramento amministrativo previsto dalla legge di istituzione delle città metropolitane

Si deve ritornare al rispetto da parte della politica della legge Bassanini ( legge 142), sulla separazione dei poteri, tra quello amministrativo e quello politico

La nostra crisi economica parte purtroppo dalla questione acqua alta eccezionale del 12 novembre che è stata malamente gestita,, anche grazie all idea dell’sms di solidarietà che ha dato , con spot su tutte le reti per giustificare il pagamento dell’obolo, una continua immagine di una città fragile. Abbiamo chiesto un  aiuto economico con il famoso sms,  ma questi ci si è ritorto contro perché il tam tam ha generato una immagine distorta di Venezia

Insomma gli errori fatti sono tanti ma ora dobbiamo tutti noi veneziani rimboccarci le maniche e lavorare assieme perché la situazione è emergenziale.

La regione ci deve essere di supporto e non ingenerare ulteriore confusione

Insomma, si deve fare e non bloccarci dalla paura ....

Insieme possiamo farcela

2020-03-03 LETTERA GAZZETTINOVenezia ha vissuto periodi difficili ma si è sempre ripresa perché come dice qualcuno, i veneziani e i veneti si mettono in ginocchio, ma solo per pregare

Paolo Bonafé

Ex consigliere comunale Venezia

pubblicato martedì 03 marzo 2020 in blog

La shoah: una vicenda storica ancora attuale

Il secolo trascorso è stato testimone di una indicibile tragedia, che non potrà mai essere dimenticata: il tentativo del regime nazista di sterminare il popolo ebraico, con la conseguente uccisione di milioni di ebrei, uomini e donne, vecchi e giovani, bambini e neonati. Alcuni di questi furono uccisi immediatamente, altri furono umiliati, maltrattati, torturati e privati della loro dignità ed infine uccisi. Solo pochi di coloro, che furono internati nei campi di concentramento, sopravvissero ed i superstiti, per tutto il proseguire della loro esistenza, sopportarono e sopportano sulla loro carne e nella loro anima ferite, angosce  e terrori. Questo fu la SHOAH: uno dei principali drammi della storia. Questo termine fu coniato da ELIE WIESEL, scampato ad AUSCHWITZ e Premio Nobel per la letteratura, per modificare la terminologia “OLOCAUSTO” che proveniva da una analogia tra il sacrificio, raccontatoci nella Bibbia, al quale doveva venire sottoposto Isacco figlio di Abramo. Definizione che risultava pertanto riduttiva ed impropria per indicare  la determinata strategia di sterminio perpetrata nei confronti del popolo ebraico. La “giornata della memoria”, istituita con legge n. 211 del 20.07.2000 art. 1, cade il 27 gennaio di ogni anno, data scelta, in quanto anniversario del giorno in cui vennero abbattuti i cancelli di Aushwitz. La celebrazione di questa giornata deve rappresentare un monito per le nuove generazioni, deve essere un richiamo per ciascuno di  noi, poichè la barbarie umana non ha mai fine, l’orrore  delle leggi razziali, degli stermini e delle persecuzioni continuano a rappresentare un filo rosso insanguinato evidente e rintracciabile nella storia contemporanea. Dinanzi al genocidio del popolo ebraico nessuno allora ha potuto dichiararsi non responsabile, perché  ha girato la testa da un altra parte, si è  disinteressato.

Come  nessuno oggi può restare indifferente agli orrori ed alle ingiustizie del tempo presente. La volontà di giustizia e pace  devono rappresentare  i valori fondanti  dell’agire personale e sociale di tutti gli uomini di “buona volontà”, affinché dalla memoria consapevole della pagina più buia della storia d’Europa, si sappia trarre insegnamento per costruire un mondo solidale e rispettoso delle differenze culturali e religiose.
Le vicende di oggi della strage di cristiani nelle Filippine o il tema migranti sembrano essere vicende alle quali le lezioni della storia sembrano non siano servite, ma dobbiamo avere fede negli uomini e in noi stessi

Perché il cambiamento parte da noi, dalla solidarietà di prossimità, del non accettare passivamente messaggi di isolamento e di egoismo. Più  saremo e più diventeremo anticorpi della solidarietà  e vinceremo la malattia dell' odio che sembra diventare sempre più diffusa anche nel nostro Paese.

pubblicato domenica 27 gennaio 2019 in blog

Quali possibili politiche per la Famiglia anche per Livorno"


Quali possibili politiche per la Famiglia anche per Livorno"


La famiglia, intesa come primo nucleo di relazioni significative, non è solo una dimensione privata, è una risorsa vitale per l’intera collettività poichè le molteplici funzioni da essa svolte la collocano a pieno titolo come soggetto di valenza pubblica che genera valore per l’intera società.





Pertanto la famiglia deve venire riconosciuta come sistema complesso che svolge funzioni fondanti per la società.

Ad una concezione di famiglia, considerata come sistema, necessariamente deve corrispondere una vision che non confonde le politiche famigliari con le politiche sociali, ma si richiami alle politiche di sistema. Assumendo questo quadro di riferimento, parlare di politiche per la famiglia significa raccogliere la sfida di catalizzare l’attenzione di tutti gli operatori del territorio, aggegando attori e risorse che condividano l’obbiettivo di accrescere il benessere sociale, producendo un circuito virtuoso in grado di generare nuove risorse sia economiche che sociali. Perché le politiche famigliari sono soprattutto politiche di sviluppo sociale ed economico del territorio e ne aumentano l’attrattività.

Si tratta di spostare l’asse culturale che ha caratterizzato l’approccio alla famiglia, concepita come mera destinataria di interventi (concezione legata al welfare state), ad un nuovo approccio che vede la famiglia , soggetto competente, promotore di benessere e coesione sociale.

Il Piano Nazionale per la Famiglia, approvato nel giugno 2014, delinea le direttrici di intervento nell’ambito di un welfare definito come sostenibile e abilitante. In questo scenario la famiglia è considerata soggetto sociale su cui investire per il futuro del Paese, in termini di valorizzazione delle sue funzioni di coesione sociale ed equità fra le generazioni. Il piano nello specifico, individua , tra i propri principi ispiratori, “quello di promuovere un welfare familiare che sia compatibile con le esigenze di sviluppo del Paese, il quale richiede politiche di capacitazione (empowerment) delle famiglie anziché di mero assistenzialismo. Occorre muovere passi decisi verso un welfare abilitante, che incida sulle capacità di vita dei portatori di bisogni facendo leva proprio sulla capacità di iniziativa sociale ed economica delle famiglie. Tutto ciò richiede interventi che generino, anziché consumare capitale sociale”.

Il Piano Nazionale introduce, finalmente anche in Italia, il modello delle Alleanze Locali per la Famiglia il cui obbiettivo è di “sostenere la diffusa attivazione di reti locali, costituite dalle forze sociali, economiche e culturali che, in accordo con le istituzioni, promuovano nuove iniziative di politiche family friendly nelle comunità locali,. Il criterio fondamentale che guida questo nuovo scenario è il passaggio da una politica della spesa che promette sempre nuovi benefici agli elettori, ad una politica di orientamenti all’impegno che impegna tutti gli stakeholders verso la meta di una società amica della famiglia e cerca la collaborazione di tutte le istituzioni e i soggetti coinvolti”

Le esperienze dei Paesi del Nord Europa, nella progettazione delle politiche di sviluppo territoriale, hanno dimostrato l’efficacia di ribaltare l’ottica che individua come soggetto destinatario degli interventi il cittadino-individuo e lo sostituisce con un attore complesso e dinamico, rappresentato dalla famiglia.

La Commissione Europea, per valorizzare queste esperienze, istituisce la piattaforma della “Alleanza Europea per la Famiglia”, indicando come modello di riferimento, per la progettazione delle politiche locali degli Stati Membri, proprio quello tedesco delle Alleanze Locali.

Progettare secondo questo modello, significa adottare la nuova definizione di cittadino: la visione dinamica del destinatario finale delle politiche locali, presuppone una progettazione omnicomprensiva, trasversale, a cui partecipano in modo integrato tutti i soggetti competenti.

La valorizzazione, in fase di progettazione, di tutte le competenze presenti in un territorio, garantisce l’efficienza del progetto, abbassando sia i costi di ideazione, sia quelli indiretti derivanti da sprechi e bassa funzionalità dei risultati.

Anche il Comune di Livorno è chiamato a rispondere a questo modello attraverso la definizione di sovrastrutturale di politiche integrate per la promozione della famiglia, della natalità e della qualità del vivere urbano, caratterizzando la nostra città come un distretto culturale e operativo di concreta politica famigliare.

Diciamo che pensare solo alla erogazione di un reddito di cittadinanza quale contributo e' certamente un aiuto, ma che si lega all'assistenzialismo

Va aperta una nuova stagione di dialogo e cooperazione tra interlocutori strategici del sistema – attori pubblici, privati e sociali – per elaborare una dimensione programmatoria, capace di sviluppare un approccio unitario alla Città di Livorno, come luogo abitato e vissuto dalle famiglie.

Quanto avvenuto con il  caso della alluvione di due settimane fa  e cioe' la straordinaria risposta della cittadinanza,  in una gara alla solidarieta', ci deve interrogare se con le sempre minori risorse in capo alle amministrazioni pubbliche non si possa pensare ad un cambio di mentalita'

per la Famiglia si tratta di avviare una coprogettazione organica fra politiche abitative, urbanistiche, ambientali, sociali, culturali e di sviluppo economico – turistico, all’interno di un processo che deve favorire tutte le condizioni per la partecipazione e per il protagonismo delle famiglie livornesi e del suo entroterra



Paolo Bonafe'

semplice iscritto del PD di Livorno
mob. 3480920240












 

pubblicato giovedì 21 settembre 2017 in blog

LA FAMIGLIA

La famiglia, intesa come primo nucleo di relazioni significative, non è solo una dimensione privata, è una risorsa vitale per l’intera collettività poichè le molteplici funzioni da essa svolte la collocano a pieno titolo come soggetto di valenza pubblica che genera valore per l’intera società.

Pertanto la famiglia viene riconosciuta come sistema complesso che svolge funzioni fondanti per la società.

Ad una concezione di famiglia, considerata come sistema, necessariamente corrisponde una vision che non confonde le politiche famigliari con le politiche sociali, ma si richiami alle politiche di sistema. Assumendo questo quadro di riferimento, parlare di politiche per la famiglia significa raccogliere la sfida di catalizzare l’attenzione di tutti gli operatori del territorio, aggegando attori e risorse che condividano l’obbiettivo di accrescere il benessere sociale, producendo un circuito virtuoso in grado di generare nuove risorse sia economiche che sociali. Perché le politiche famigliari sono soprattutto politiche di sviluppo sociale ed economico del territorio e ne aumentano l’attrattività.

Si tratta di spostare l’asse culturale che ha caratterizzato l’approccio alla famiglia, concepita come mera destinataria di interventi (concezione legata al welfare state), ad un nuovo approccio che vede la famiglia , soggetto competente, promotore di benessere e coesione sociale.

Il Piano Nazionale per la Famiglia, approvato il  7 giugno 2014, delinea le direttrici di intervento nell’ambito di un welfare definito come sostenibile e abilitante. In questo scenario la famiglia è considerata soggetto sociale su cui investire per il futuro del Paese, in termini di valorizzazione delle sue funzioni di coesione sociale ed equità fra le generazioni. Il paino nello specifico, individua , tra i propri principi ispiratori, “quello di promuovere un welfare familiare che sia compatibile con le esigenze di sviluppo del Paese, il quale richiede politiche di capacitazione (empowerment) delle famiglie anziché di mero assistenzialismo. Occorre muovere passi decisi verso un welfare abilitante, che incida sulle capacità di vita dei portatori di bisogni facendo leva proprio sulla capacità di iniziativa sociale ed economica delle famiglie. Tutto ciò richiede interventi che generino, anziché consumare capitale sociale”.

Il Piano Nazionale introduce, finalmente anche in Italia, il modello delle Alleanze Locali per la Famiglia il cui obbiettivo è di “sostenere la diffusa attivazione di reti locali, costituite dalle forze sociali, economiche e culturali che, in accordo con le istituzioni, promuovano nuove iniziative di politiche family friendly nelle comunità locali,. Il criterio fondamentale che guida questo nuovo scenario è il passaggio da una politica della spesa che promette sempre nuovi benefici agli elettori, ad una politica di orientamenti all’impegno che impegna tutti gli stakeholders verso la meta di una società amica della famiglia e cerca la collaborazione di tutte le istituzioni e i soggetti coinvolti”

Le esperienze dei Paesi del Nord Europa, nella progettazione delle politiche di sviluppo territoriale, hanno dimostrato l’efficacia di ribaltare l’ottica che individua come soggetto destinatario degli interventi il cittadino-individuo e lo sostituisce con un attore complesso e dinamico, rappresentato dalla famiglia.

La Commissione Europea, per valorizzare queste esperienze, istituisce la piattaforma della “Alleanza Europea per la Famiglia”, indicando come modello di riferimento, per la progettazione delle politiche locali degli Stati Membri, proprio quello tedesco delle Alleanze Locali.

Progettare secondo questo modello, significa adottare la nuova definizione di cittadino: la visione dinamica del destinatario finale delle politiche locali, presuppone una progettazione omnicomprensiva, trasversale, a cui partecipano in modo integrato tutti i soggetti competenti.

La valorizzazione, in fase di progettazione, di tutte le competenze presenti in un territorio, garantisce l’efficienza del progetto, abbassando sia i costi di ideazione, sia quelli indiretti derivanti da sprechi e bassa funzionalità dei risultati.

Il Comune di Venezia è chiamato a rispondere a questo modello attraverso la definizione di sovrastrutturale di politiche integrate per la promozione della famiglia, della natalità e della qualità del vivere urbano, caratterizzando la nostra città come un distretto culturale e operativo di concreta politica famigliare.

Va aperta una nuova stagione di dialogo e cooperazione tra interlocutori strategici del sistema – attori pubblici, privati e sociali – per elaborare una dimensione programmatoria, capace di sviluppare un approccio unitario alla Città di Venezia – Mestre, come luogo abitato e vissuto dalle famiglie

Si tratta di avviare una coprogettazione organica fra politiche abitative, urbanistiche, ambientali, sociali, culturali e di sviluppo economico – turistico, all’interno di un processo che deve favorire tutte le condizioni per la partecipazione e per il protagonismo delle famiglie veneziane

pubblicato mercoledì 12 agosto 2015 in blog

Il mio Impegno con i cittadini

@paolobonafe


Il mio Impegno con i cittadini, per #rigenerareinsiemelacittà, l’ho voluto suddividere in cinque punti programmatici ,


Questi saranno la rotta per la mia azione politico amministrativa come supporto a @felicecasson Sindaco di Venezia


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1 bilancio comunale : per arrivare a fare azioni di risanamento, è necessario studiare a fondo il bilancio degli ultimi anni per capire le cause , i problemi le scelte fatte e le responsabilità del governi a livello nazionale regionale e locale.


Un nuovo orizzonte strategico : un'amministrazione che riduce il ruolo di erogatore diretto di beni e servizi e aumenta quello di governance, orientatore e facilitatore: costruttore di reti e diffusore di buone pratiche, dichiarando pubblicamente dove l’amministrazione ci sarà e dove, per esclusione, non.


Un nuovo approccio di trasparenza dinamica= far ritornare protagonisti i cittadini da fruitori passivi (spesso scontenti di servizi disponibili) a possibili partner, = piano operativo con direzioni e uffici per informare e rendicontare con regolarità come si usano i soldi dei contribuenti, quali risultati si raggiungono,


intraprendere processi di riqualificazione della spesa entro 6 mesi verifiche di congruità, appropriatezza, e sui risultati raggiunti (a partire dagli interventi maggiormente storicizzati e a rischio di ridondanza e autoreferenzialità) ;


recupero di risorse finanziarie : per aumentare efficienza verificare entro 3 mesi possibilità di (ridurre spese correnti con economie di scala, ridurre sprechi, tagliare spese inutili) attraverso misure preventive di contrasto alla corruzione e agli interessi privati in attività pubblica: con nucleo di controllo appalti forniture beni e servizi, incarichi, divieto di affidamenti a trattativa diretta; riduzione dei tempi d’attesa pagamenti; eliminazione dei doppi incarichi; rotazione sistematica degli incarichi dirigenziali e delle collaborazioni esterne;


verificare entro 3 mesi possibilità di aumentare le entrare con un piano esecutivo pronto entro 6 mesi , differenziando strumenti (anche fundraising e crowdfunding, tasse di scopo , prestiti mirati , donazioni a progetto ecc) per specifiche politiche e servizi


novità= entro 6 mesi un piano esecutivo per sperimentare decisioni partecipate sul bilancio delle politiche dei servizi pubblici locali (trasporti, welfare, sviluppo urbano, cultura ecc) con percorsi partecipati aperti ai cittadini le imprese i portatori di interesse,


2 Mobilità e Trasporti : verso una città accessibile, facile, sicura e meno inquinata


come facilitare gli accessi e l'utilizzo dei diversi luoghi della città, importanti per la vita delle persone, coniugando la difesa ambientale e la tutela della salute,


obiettivo = aumentare l'offerta e le possibilità di spostarsi autonomamente con i mezzi pubblici, in bicicletta , a piedi e per ridurre uso auto private =


come = ripensare la mobilità cittadina puntando ad un sistema integrato per collegare in modo capillare i poli di interesse cittadino (ospedale all' Angelo - ospedale diVe, stazioni treni, aeroporto, porto autostrade del mare di Fusina, porto passeggeri della Marittima, Vega e san Basilio) , le zone periferiche ai centri (terraferma e centro storico),


sistema basato sulle reti esistenti su rotaia (il tram e la metropolitana di superficie SFMR integrate con la rete ferroviaria portuale esistente che collega Vega la Marittima San Basilio), su gomma con nuova rete di bus ecologici (gpl, metano, elettrici, idrogeno)


3 Cultura e Turismo: verso un offerta di qualità eco sostenibile


la sfida è attrarre più turisti di qualità nella logica della regolazione dei flussi, collegandola in modo sinergico all' offerta culturale in centro storico e terraferma ,





  • intervenire creando network tra operatori economici – istituzioni- associazioni,




  • predisporre un progetto esecutivo (finanziabile in Europa e con fondi Regione Veneto) con azioni specifiche in 5 anni per sviluppare un turismo ambientale per le isole della laguna, valorizzando associazioni, cooperative, nuove imprese sociali, puntando su forme di ricettività innovative (albergo diffuso che valorizza patrimonio edilizio storico e piccola impresa), nuove attività economiche come il pesca-turismo ed itto-turismo (riconversione barche da pesca ferme),




  • usare il marchio di Venezia anche per promuovere le tradizioni e la valorizzazione dei prodotti e percorsi tematici cittadiini anche nelle isole (ittici, eno-gastronomia e agricoltura locale)




  • verificare con attuale proprietà quale destinazione per padiglione di Expo Venezia (zona Vega) , ad esempio come Acquario della Laguna (cercando partner e finanziamenti)




4 Ambiente ed Economia: coniugare salvaguardia della Città, sviluppo occupazionale


coniugare difesa della occupazione con salvaguardia della città : 2 sfide


il Porto di Venezia :





  • in Marittima a Venezia solo le navi medio piccole con turisti di qualità , a basso impatto per la sicurezza e per ambiente,




  • fermare lo scavo di altri canali (evitare rischi danni irreparabili alla laguna) e decidere sui progetti già presentati e discussi : una nuova e grande area destinata alle navi passeggeri, a Portomarghera o con la creazione di un porto per le grandi navi passeggeri alle bocche di porto,




  • garanzia occupazionale al settore portualità che da lavoro a circa a 18000 persone direttamente o indirettamente nell'area della città metropolitana




Commercio


il tessuto commerciale cittadino in terraferma in forte crisi, richiede strategie regionali (stop a ipermercati e centri commerciali in area urbana) e strategia comunale :





  • un piano e calendario dei cantieri delle opere pubbliche per non pesare sulla vita economica del centro,




  • una strategia mirata di rigenerazione del tessuto urbano ed economico della città, per dare possibilità al commercio di ripartire




  • piani specifici ed incentivi per costituire vie o aree come “distretti” tematici (cibo, ecc), per rilanciare i negozi di vicinato o di prossimità, per recuperare spazi ora vuoti (Marittima) e per creare luoghi di aggregazione culturale e musicale per i giovani ( e non solo) a Venezia .




5 Welfare e Sicurezza : Come mantenere quantità e qualità servizi offerti con meno risorse a bilancio ?


Orizzonte = un sistema di servizi che risponda alle esigenze dei cittadini, produca convivenza civile e la sicurezza dei suoi abitanti, dove servizi di welfare non sono concepibili solo come “spesa” ma anche/piuttosto come “investimenti”.





  • riconoscere il valore di “bene comune” dei servizi alle persone (biblioteche, asili nido, tutela dei diritti protezione delle persone in difficoltà,ecc)






  • sperimentare nuove dorme e modi coordinati di aiuto a chi è in difficoltà, non escludendo nessuno, ma aiutando chi ha bisogno rispettando la dignità di ognuno.




  • Definire nuove forme di finanziamento: innovando come acquisire nuove risorse, economico finanziarie (tasse di scopo ? prestiti mirati ? donazioni a progetto? Fund raising ? altro)




  • riqualificazione e rigenerazione urbana, necessario riappropriarsi di spazi ora in degrado e luogo di ritrovo di delinquenza e di sbandati ( area Ex Ospedale Umberto 1 a Mestre e Ex Ospedale al Mare al Lido) , riqualificandoli e restituirli alla città come ed incubatori di vita e di attività ( vedi riqualificazione Ex Deposito di via Torino a Mestre, Forte Marghera,) ma anche di coesione sociale come luoghi di ritrovo per i giovani e gli anziani




  • azioni di prevenzione e controllo del territorio ( agenti di polizia municipale sul territorio) e coordinamento interforze con le altre forze di polizie ed esercito ( tramite la creazione di un figura di coordinatore interforze col Ministero dell'interno)




la sfida è ri MOBILITiAmoci per RiGenerare la nostra meravigliosa città,

pubblicato venerdì 22 maggio 2015 in blog

La mia Candidatura a Consigliere Comunale di Venezia per il Partito Democratico

Ieri sera 20 aprile 2015  la Direzione Comunale del Pd di Venezia ha approvato la lista dei candidati per il consiglio comunale.

Mi sono anch'io reso disponibile dopo la sollecitazione di tanti amici ,ai quali prima di accettare ho chiesto consiglio e sostegno.

Il loro incoraggiamento e il loro supporto mi ha convinto a riaccettare una sfida per questa nostra meravigliosa e complessa città, che con la città d'acqua e le sue isole unita alla terraferma costituisce quella unicità appunto unica al mondo.

Dopo la mia impegnativa esperienza di consigliere dal 2000 al 2005 mi sono interessato di aziende della mobilità e mi ero un po'messo da parte rispetto alla politica attiva

Con le primarie del centrosinistra e con la candidatura di Felice Casson mi sono sentito stimolato a rimettermi in gioco per un progetto alto ed altro rispetto al passato

Fin da subito mi sono unito nel progetto e visione di una nuova e diversa politica cittadina del Candidato Sindaco Felice Casson, con il quale da subito abbiamo collaborato e per il quale ho dato il mio supporto durante la fase delle primarie ottenendo lo stesso un ottimo risultato
Ora come candidato Sindaco della coalizione necessità lo sforzo di tutti coloro che credono in questo progetto di cambiamento perché si attivino e si impegnino e così voglio fare io con questa candidatura.

Abbiamo noi tutti ,che vogliamo interessarci della cosa pubblica , una grande responsabilità e in futuro chi andrà a governare la città si troverà una situazione di bilancio molto critica è una città indebolita dalla crisi ma anche da scelte subite da altri enti di livello superiore. Uno su tutti è l'assoluta sproporzione tra i vari ipermercati e centri commerciali che gravano sulla cerchia urbana che hanno impoverito il tessuto commerciale cittadino oltre al fatto che troppi cantieri sono stati avviati e troppe ZTL sono state applicate nelle vie centrali di Mestre tanto da rendere difficile l'uso dell auto per gli acquisti e quindi rendere più comodo per i mestrini recarsi presso i centri commerciali. Il tema sicurezza poi negli anni è diventato sempre più un sintomo di emergenzialita' e i processi di riqualificazione urbana hanno proceduto a rilento (quanti anni sono passati prima che l'area del ex deposito Actv di via Torino sia stata riqualificata?

Il mio impegno sarà certamente per questi temi che interessano soprattutto Mestre ma anche Venezia dove devono riaprire i negozi di Vicinato

Ma l'impegno primario sarà verso i temi che mi vedono portatore di competenze ed esperienze che sono quelli legati alla portualita' alle infrastrutture e alla mobilità perché necessità ripensare la mobilità cittadina puntando alle reti su rotaia rappresentate dalla metropolitana di superficie SFMR ,che deve essere integrata con la rete ferroviaria portuale (abbiamo una rete ferroviaria portuale che collega varie zone della città tra cui il Vega e la Marittima /san Basilio e che è grande come quella del Libano) in modo tale da collegare i poli di interesse cittadino tra loro e che a oggi non sono collegati (vedi ospedale all Angelo, aeroporto, porto autostrade del mare di Fusina, porto passeggeri della Marittima, Vega e san Basilio)
La SFMR ha previste anche altre stazioni in città e quindi col tram e i bus si creerebbe un vero sistema di collegamento capillare , per raggiungere l'obbiettivo di aumentare il trasportato sul trasporto pubblico locale rispetto all uso dell auto ( diminuzione smog e polveri fini)

Ma altro tema a me caro è quello che, Turismo e Cultura, (che sono la prima economia della città), diventino il motore trainante della economia cittadina e non restino disorganizzati tra loro , ma con l'uso del marchio di Venezia e la cura delle tradizioni, creino quella rete di networking tra operatori economici ed associazioni,che servano per dare una offerta completa al turista e per attrarre ancor di più il turista di qualità,

Cioè quello che pernotta in città e vive la città rispetto al turista mordi e fuggi che invece usa la città,

questo nella ottica della regolazione dei flussi e della valorizzazione della cucina veneziana di tradizione, nella valorizzazione dei prodotti ittici e della agricoltura locale utilizzando allo scopo anche il marchio di Venezia e puntando sulla riconversione delle barche da pesca per il pesca turismo e nelle isole puntando sull albergo diffuso.

Ultimo e non ultimo poi è il tema Portualita (che per la mia professione mi sta particolarmente a cuore)

Si deve fermare lo scavo di altri canali che andrebbero a modificare negativamente la morfologia cittadina e bisogna invece decidere su alcuni progetti già presentati e discussi negli ambiti di competenza per una nuova e grande area destinata alle navi passeggeri , che può essere a Portomarghera o con la creazione di un porto per le grandi navi passeggeri alle bocche di porto , prolungando le conche di navigazione già costruite per il Mose, lasciando in Marittima a Venezia le navi medio piccole che sono anche quelle esteticamente più belle perché Venezia è comunque un Homeport naturale che non può essere perso.

Questo settore della Portualita' da lavoro a circa a 18000 persone direttamente o indirettamente e nella visione della città metropolitana sono quasi tutti nostri concittadini i quali devono avere anche loro una garanzia occupazionale,

La nuova amministrazione comunale dovrà coniugare difesa della occupazione con salvaguardia della città e ci potrà riuscire tenendo uniti questi due concetti

Scusatemi per la lunghezza del testo così lungo, ma volevo farvi capire che ho voglia di dare il mio contributo fattivo per questa nostra meravigliosa città

Ma per fare questo ho anche bisogno della collaborazione ed aiuto di tutti voi che magari avete idee e proposte o che siete stato inascoltati. Lavoriamo assieme per dare un futuro migliore ai nostri figli.
Ci conto
Grazie

pubblicato giovedì 23 aprile 2015 in blog

PORTUALITA’ : TRA LAVORO E SICUREZZA

Importante tavola rotonda sulla Portualità quella che si è svolta lunedì 9 marzo 2015 organizzata con il Candidato Sindaco di Venezia Felice Casson e che ha visto, oltre alla presenza del Senatore Marco Filippi (Capogruppo PD in Commissione Lavori Pubblici ed Infrastrutture Trasporti e profondo conoscitore delle problematiche portuali), quella di importanti rappresentanti imprenditoriali e degli operatori portuali veneziani


Chiaramente nella complessità delle problematiche che oggi interessano la Portualità e, volendo dare come taglio all’incontro la ricerca di soluzioni che coniughino lavoro con la salvaguardia della città, non si poteva non partire dagli effetti del decreto Clini - Passera del 2012 che di fatto ha vietato il passaggio delle grandi navi in bacino San Marco e nel Canale della Giudecca, identificando le navi tra quelle di stazza lorda superiore alle 40.000 tons.


Decreto che è stato poi oggetto di ricorsi e per il quale vale l’attuale norma transitoria che prevede l’autorizzazione al passaggio fintantochè non saranno disponibili percorsi alternativi.


Nelle analisi presentate supportate da dati e numeri che sono pubblicati sul sito dalla Autorità Portuale, abbiamo visto che nella pluralità di attività del porto, la crocieristica sia molto importante per l’economia cittadina. Venezia come Homeport, con il suo 88,6% di passeggeri che usano questo porto come punto di arrivio e partenza, ha una domanda di beni e servizi che non si avrebbero se il porto fosse di solo transito. Nel 2012 il 93,6% dei passeggeri è giunto in città su queste navi, producendo una domanda di beni e servizi pari a 436 milioni di euro di cui 283,6 milioni pari al 64,9% per beni e servizi locali.


Il valore raggiunto rappresenta il 3,26% del PIL del Comune di Venezia e il 0,96% di quello della Provincia. Sempre dalla analisi della A.P.V. si è visto come nel 2011 siano stati 1.777.042 i crocieristi transitati per Venezia per assestarsi a 1.738.547 nel 2012. Interessante è stato anche vedere come questi siano arrivati in 109.460 su navi entro le 40.000 tons di stazza (44 navi) , in 845.727 su navi di stazza tra le 40.000 e le 100.000 (19 navi) e di 783.560 su navi oltre le 100.000 tons ( 14 navi) per un totale di arrivi e partenze di 87 navi passeggeri. Interessante è stato, inoltre, valutare che questi arrivi non portano però un ritorno per l’economia alberghiera cittadina perché: per il 69,5% la loro permanenza in porto varia dalle 6 alle 24 ore. Confrontando poi il dato 2012 con quello del 2010 e 2011 si vede che le navi nei tre anni hanno cambiato la loro caratteristica e dimensione diminuendo quelle entro le 40.000 tons ed aumentando quello oltre le 100.000 tons.. Importante poi è stato analizzare come il porto di Venezia dia lavoro a 1,178 aziende per un totale di 16.886 dipendenti ripartiti in 995 aziende che operano in ambito portuale (15.580 dip) e in 182 (1.728 dip) aziende quelle che operano fuori ambito portuale o all’estero. Aziende che per la complessità della gestione nave svariano in molte tipologie di attività, non solo legate alla gestione operativa della nave, ma anche per la fornitura di beni e servizi diversi e meno conosciuti ( compagnie teatrali, esperti di beauty farm etc.). Ogni volta che una nave arriva in porto sono tir di merce che viene consegnata sottobordo. Ma si è anche visto che non sono solo le navi pax che portano economia alla città. Il Resoconto 2014 dimostra come, anche in un periodo di crisi, il porto di Venezia abbia mantenuto un alto standard di efficienza con l’arrivo di 3.366 navi ( da notare il rapporto tra il complesso navi e quelle solo passeggeri che sono state attorno alle 90 unità) con le varie tipologie di trasportato come le Liquid Bulk ( 9.930.000 tons), le Dry Bulk ( 6.500.000 tons), le General Cargo (7.920.000 Tons), dove tra queste vi sono compresi i 730.000 containers movimentati e poi i 2.072.000 passeggeri trasportati nel complesso delel tipologie di nave


Quindi cosa fare per mantenere viva questa attività produttiva cittadina?


Personalmente ho proposto 5 punti che sono: !) Promuovere l’integrazione tra le competenze delle acque veneziane e quelle delle lagune di Chioggia e Caorle, assegnandone la Governance al nuovo Sindaco metropolitano; 2) Agire affinché il piano regolatore portuale sia ricompreso nel piano regolatore comunale come Master Plan ( siamo fermi al 1964 per quello portuale e al 1908 per quello comunale), per permettere al comune di avere un regia unica sulle opere infrastrutturali del proprio territorio. 3) Promuovere uno studio di fattibilità per mettere in rete gli oltre 3600 kilometri di rete ferroviaria portuale integrandoli con quelli della rete ferroviaria merci e passeggeri e con quella della rete del Servizio Ferroviario metropolitano ( si potrebbe collegare il Vega e l’area di Santa Marta via treno); 4) Sviluppare ed allargare l’area del Porto Franco all’intera area portuale, integrando anche Venezia, come è stato fatto per altri posti in Italia, così da ottenere sgravi per le aziende e per il rilancio economico cittadino; 5) Che il Neo Sindaco Metropolitano avvii un confronto con l’Autorità Portule superando le divisioni di questi anni, e unitamente sviluppino sinergie per: a) finalmente avviare il Terminal di Fusina portando lì il traffico delle Autostrade del mare, b) mantenere in Marittima solo le navi che, per dimensione e tonnellaggio, sono compatibili con la strutture urbanistica e la fragilità della città; c) trovare insieme la soluzione logistica e progettuale migliore per mantenere il porto passeggeri e l’attuale traffico crocieristico. Soluzioni e progetti ve ne sono almeno tre dei quali uno vede il potenziamento e il trasferimento a Portomarghera di tutta la crocieristica, oppure un altro progetto vede la creazione di un porto passeggeri alle bocche di porto, Certamente tutte soluzioni che devono essere valutate e vagliate dagli organi di controllo preposti e dalla VIA, ma che poi, la soluzione ritenuta migliore sia realizzata in breve tempo. Questo richiede l’economia portuale e che serve anche per rilanciare l’economia cittadina, creando così nuova occupazione e anche il governo dei flussi turistici in città.


Dal questa Tavola Rotonda è stata lanciata una sfida al nuovo Sindaco Metropolitano e Felice Casson, su questo si è reso disponibile ad accettare tale sfida e volerla vincere.


Paolo Bonafè

pubblicato martedì 10 marzo 2015 in blog

Politica e rappresentanza cattolica.

image2015-02-24 nuova venezia Politica e rapp Cattolica


Ad ogni tornata elettorale, riemerge la questione della rappresentanza politica del mondo cattolico.


L’avvio di ogni ragionamento non può prescindere dal Concilio che ha sancito l’autonomia e la responsabilità dei credenti laici nell’impegno sociale e politico e il conseguente pluralismo delle opzioni politiche per i cattolici. Del grande fermento, seguito ai pronunciamenti conciliari, è significativo questo stralcio del discorso di Aldo Moro al Congresso di Napoli del 1962 che dà testimonianza della sfida intrinseca all’essere cattolici impegnati in politica: «Anche per non impegnare in una vicenda estremamente difficile e rischiosa l’autorità spirituale della Chiesa c’è l’autonomia dei cattolici impegnati nella vita pubblica […]. L’autonomia è la nostra assunzione di responsabilità, è il nostro correre da soli il nostro rischio, è il nostro modo personale di rendere un servizio e di dare, se è possibile, una testimonianza di valori cristiani nella vita sociale. E nel rischio che corriamo, nel carico che assumiamo c’è la nostra responsabilità morale e politica… ».
A fronte delle tante testimonianze significative e cristalline, l
a storia politica italiana è stata anche intessuta dalla contraddizione di relazioni con la gerarchia cattolica, connotate da vicinanze strumentali, da una ricerca di legittimazione che poco hanno rispettato il principio evangelico “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.


Ma l’avvento sullo scenario di Papa Francesco ha fatto saltare schemi e logiche consolidate, aprendo a nuovi paradigmi, impegnando la Chiesa a sciogliere i legami con il potere, e in particolare con quello politico.


Nessun politico di estrazione cattolica può, quindi, avocare a sé la rappresentanza di un mondo composito e ricco, ma come credente ha la responsabilità di partire dalla “vocazione al bene comune”, per dare il proprio contributo alla costruzione di una società giusta e solidale, tenendo sempre presente una frase di S. Ignazio di Antiochia “è meglio essere cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo”.


Paolo Bonafè


Componente Direzione Comunale PD Venezia

pubblicato mercoledì 25 febbraio 2015 in blog

Perchè Casson!

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C’è un vento nuovo che spira sulla città grazie alla scelta di Felice Casson di misurarsi nella sfida a diventarne il nuovo sindaco attraverso le primarie del centrosinistra.


Emblematica è stata la sua prima uscita ufficiale, avvenuta al Lido quindici giorni fa in un incontro pubblico alla Biblioteca Hugo Pratt, dove si è presentato da solo, non accompagnato da alcun potentato di sorta, per delineare, in un confronto diretto con la cittadinanza, le linee guide del suo programma. Contenuti declinati e approfonditi nell’incontro di presentazione, di oggi, al Candiani.


Articolato il programma presentato, ma in questa sede mi interessa sottolineare alcune questioni chiave che garantiscono, finalmente, un cambio di passo, la garanzia di un rinnovamento del quadro politico cittadino, la messa da parte di un establishment, che ha clamorosamente fallito nella gestione del Comune di Venezia, ed ora già schieratosi con Pellicani.


In primis, Casson ha posto l’accento sulla questione del bilancio comunale, elemento non irrilevante per chi andrà a governare la città: è stato chiaro nell’affermare di voler individuare, quale assessore al bilancio, una figura esterna, di alto spessore morale e di alto valore tecnico, in grado di garantire sia una ricognizione sullo stato attuale del disavanzo, sia la rapida individuazione di efficaci strategie di risanamento.


Oggi Casson si è espresso con chiarezza anche riguardo al sistema di governace delle aziende partecipate, che saranno oggetto di una riorganizzazione, finalizzata a renderle pronte alla sfida del mercato, grazie ad accorpamenti funzionali ai principi di efficienza e risparmio, dove il Comune ridiventa protagonista delle scelte delle stesse e non le subisce.. In questo quadro si colloca il futuro del Casinò che va valorizzato e reso competitivo quale risorsa per la città. Ha ribadito la necessità di togliere dal bilancio comunale i finanziamenti regionali -provenienti dal fondo nazionale per la mobilità- da trasferire alle Aziende , perché mettono in crisi il patto di stabilità e non sono funzionali alle aziende medesime.


Per quanto concerne lo sviluppo infrastrutturale, Casson ha ribadito la necessità di una visione strategica che si muova in una prospettiva metropolitana, in grado di garantire la messa in rete delle opere infrastrutturali già realizzate, o in fase di completamento, in una logica di sinergia volta a collegare i luoghi significativi e cruciali del nostro territorio.


Altrettanto chiara è la posizione espressa dal candidato Sindaco nei confronti di tutte le opere dispendiose ed impattanti, che possano riprodurre il “sistema Mose”, accompagnata però all’impegno a sostenere l’economia della portualità, grazie a strategie che coniughino sostenibilità e salvaguardia dei posti lavoro.


Nel progetto delineato da Casson non mancano l’attenzione ai temi del welfare e della sicurezza. Il primo riprogettato a partire dai bisogni e dalle risorse delle famiglie e del tessuto sociale, il secondo come materia a lui stesso avocata, a garanzia del peso e dell’importanza data ad una questione che incide nella vita quotidiana della cittadinanza


E per finire, lo stile che Casson intende imprimere alla figura del Sindaco, attraverso l’impegno concreto a mantenere un dialogo diretto con i cittadini, visitando settimanalmente quartieri e sestieri, poiché, ha concluso, non vuole governare la città, attorniato da potentati politici, ma con i suoi abitanti, le associazioni e i movimenti.


Tutto questo mi ha convinto a votarlo e a fare campagna elettorale per Lui


Paolo Bonafè


Componente Direzione comunale del PD


presidente associazione Laboratorio Venezia


 



 

pubblicato sabato 07 febbraio 2015 in blog

Le Politiche per la famiglia a Venezia

pdf00001La famiglia, intesa come primo nucleo di relazioni significative, non è solo una dimensione privata, è una risorsa vitale per l’intera collettività poichè le molteplici funzioni da essa svolte la collocano a pieno titolo come soggetto di valenza pubblica che genera valore per l’intera società.

Pertanto la famiglia viene riconosciuta come sistema complesso che svolge funzioni fondanti per la società.

Ad una concezione di famiglia, considerata come sistema, necessariamente corrisponde una vision che non confonde le politiche famigliari con le politiche sociali, ma si richiami alle politiche di sistema. Assumendo questo quadro di riferimento, parlare di politiche per la famiglia significa raccogliere la sfida di catalizzare l’attenzione di tutti gli operatori del territorio, aggegando attori e risorse che condividano l’obbiettivo di accrescere il benessere sociale, producendo un circuito virtuoso in grado di generare nuove risorse sia economiche che sociali. Perché le politiche famigliari sono soprattutto politiche di sviluppo sociale ed economico del territorio e ne aumentano l’attrattività.

Si tratta di spostare l’asse culturale che ha caratterizzato l’approccio alla famiglia, concepita come mera destinataria di interventi (concezione legata al welfare state), ad un nuovo approccio che vede la famiglia , soggetto competente, promotore di benessere e coesione sociale.

Il Piano Nazionale per la Famiglia, approvato lo scorso 7 giugno 2014, delinea le direttrici di intervento nell’ambito di un welfare definito come sostenibile e abilitante. In questo scenario la famiglia è considerata soggetto sociale su cui investire per il futuro del Paese, in termini di valorizzazione delle sue funzioni di coesione sociale ed equità fra le generazioni. Il paino nello specifico, individua , tra i propri principi ispiratori, “quello di promuovere un welfare familiare che sia compatibile con le esigenze di sviluppo del Paese, il quale richiede politiche di capacitazione (empowerment) delle famiglie anziché di mero assistenzialismo. Occorre muovere passi decisi verso un welfare abilitante, che incida sulle capacità di vita dei portatori di bisogni facendo leva proprio sulla capacità di iniziativa sociale ed economica delle famiglie. Tutto ciò richiede interventi che generino, anziché consumare capitale sociale”.

Il Piano Nazionale introduce, finalmente anche in Italia, il modello delle Alleanze Locali per la Famiglia il cui obbiettivo è di “sostenere la diffusa attivazione di reti locali, costituite dalle forze sociali, economiche e culturali che, in accordo con le istituzioni, promuovano nuove iniziative di politiche family friendly nelle comunità locali,. Il criterio fondamentale che guida questo nuovo scenario è il passaggio da una politica della spesa che promette sempre nuovi benefici agli elettori, ad una politica di orientamenti all’impegno che impegna tutti gli stakeholders verso la meta di una società amica della famiglia e cerca la collaborazione di tutte le istituzioni e i soggetti coinvolti”

Le esperienze dei Paesi del Nord Europa, nella progettazione delle politiche di sviluppo territoriale, hanno dimostrato l’efficacia di ribaltare l’ottica che individua come soggetto destinatario degli interventi il cittadino-individuo e lo sostituisce con un attore complesso e dinamico, rappresentato dalla famiglia.

La Commissione Europea, per valorizzare queste esperienze, istituisce la piattaforma della “Alleanza Europea per la Famiglia”, indicando come modello di riferimento, per la progettazione delle politiche locali degli Stati Membri, proprio quello tedesco delle Alleanze Locali.

Progettare secondo questo modello, significa adottare la nuova definizione di cittadino: la visione dinamica del destinatario finale delle politiche locali, presuppone una progettazione omnicomprensiva, trasversale, a cui partecipano in modo integrato tutti i soggetti competenti.

La valorizzazione, in fase di progettazione, di tutte le competenze presenti in un territorio, garantisce l’efficienza del progetto, abbassando sia i costi di ideazione, sia quelli indiretti derivanti da sprechi e bassa funzionalità dei risultati.

Il Comune di Venezia è chiamato a rispondere a questo modello attraverso la definizione di sovrastrutturale di politiche integrate per la promozione della famiglia, della natalità e della qualità del vivere urbano, caratterizzando la nostra città come un distretto culturale e operativo di concreta politica famigliare.

Va aperta una nuova stagione di dialogo e cooperazione tra interlocutori strategici del sistema – attori pubblici, privati e sociali – per elaborare una dimensione programmatoria, capace di sviluppare un approccio unitario alla Città di Venezia – Mestre, come luogo abitato e vissuto dalle famiglie

Si tratta di avviare una coprogettazione organica fra politiche abitative, urbanistiche, ambientali, sociali, culturali e di sviluppo economico – turistico, all’interno di un processo che deve favorire tutte le condizioni per la partecipazione e per il protagonismo delle famiglie veneziane

pubblicato mercoledì 10 dicembre 2014 in blog

sicurezza e rigenerazione urbana

La Nuova 29-11 Degrado e riqualificazioneIl Gazzettino 30-11-Degrado e riqualificazione

Non è da oggi che  il tema della sicurezza rappresenta una  dimensione cruciale per la vivibilità e fruibilità delle nostre città. Da anni assistiamo al fenomeno dell' auto organizzazione dei cittadini che sperimentano diverse forme di presidio del territorio. Spesso la politica ha utilizzato in modo demagogico le paure delle persone, cercando di etichettare  le molteplici forme di  mobilitazione dei cittadini.

 Il senso di paura, espresso dalle persone, va preso in seria considerazione, ma non alimentato in modo manipolatorio.

 La paura, infatti,  può nascere da indicatori reali e concreti, ma può anche essere alimentata dalla perdita complessiva di sicurezza che sta attraversando le nostre esistenze, in questa fase storica di crisi strutturale del nostro modello economico e sociale.

 La crisi di questi anni sta mutando il volto delle nostre città che, con i numerosi negozi chiusi e le aree urbane abbandonate, diventano meno vivificate da una vitalità che scaturisce dalla fruizione quotidiana dei luoghi.

 Si tratta di un'azione che  deve prevedere - oltre all'attività di prevenzione, controllo e repressione, propria delle forze dell'ordine -  interventi sociali e progetti di riqualificazione e ripristino di quelle aree ad uso pubblico e privato. Quello che è accaduto o sta accadendo a Mestre nelle aree ex deposito ACTV  ed ex ospedale Umberto I° e, al Lido, nell'area ex Ospedale Al Mare,  ci indica quale sia la strada da percorrere .

 Una città, pertanto,  non diventa sicura  perché espelle  la presenza di persone straniere, ma piuttosto perché si fonda su condizioni  di vivibilità urbana e di integrazione sociale e culturale.

 Non stupisce che le aree degradate diventino polo di attrazione per persone con problemi di marginalità  e/o devianza  che lì trovano riparo, ma per affrontare queste situazioni vanno intraprese politiche ad ampio spettro di rigenerazione urbana.

 Paolo Bonafe '

Componente Direzione Comunale PD di Venezia

pubblicato sabato 29 novembre 2014 in blog

un nuovo turismo sostenibile

2014-11-21 Nuova Venezia - Turismo

,  E’ possibile governare i flussi turistici, in una logica che tenga insieme, per il bene di Venezia, sostenibilità e ritorno economico ? Questo nodo cruciale rappresenta una delle questioni su cui le Amministrazioni Comunali si sono interrogate, provando ad individuare alcune strategie per fronteggiare l’arrivo in città di milioni di turisti. Nel 2008, l'allora Giunta Comunale,. guidata dal Sindaco Cacciari, elaborò un atto di indirizzo (n.24 del 24/07/2008) per promuovere, nell'ambito del Progetto Turismo Sostenibile, una piattaforma informatica  per la prenotazione/vendita di una pluralità di servizi offerti dalle aziende comunali. Si trattava di uno strumento, pensato per rendere interoperabili le banche dati di Actv,Vela, Asm (ora Avm) Casinò, Venis, Venezia Marketing & Eventi (ora in Vela), Coses e Fondazione Musei,  mettendo  a sistema alcuni attori chiave del turismo cittadino. Nel quadro di questa azione di pianificazione, Venis avrebbe dovuto essere il soggetto competente, cui  il Comune di Venezia, affidava le attività  di sviluppo, integrazione e acquisizione delle componenti del sistema informatico, telematico e di telecomunicazione, necessari alla realizzazione del progetto; al  Coses,  sarebbero state assegnate funzioni di monitoraggio e valutazione del progetto complessivo e delle sue ricadute sulla città. Purtroppo, non mi risulta che questo progetto sia stato sostenuto dalla Giunta Orsoni, anzi il Coses,  Centro di ricerca qualificato, è stato chiuso. Venezia è, ad oggi, sprovvista di politiche e strategie per la regolazione  dei flussi turistici, divenuti sempre più impattantiRitengo che il progetto di Cacciari non possa essere accantonato, ma ripreso ed integrato in una logica di sviluppo ed inclusione di ulteriori attori cruciali: il Porto,  l’Aeroport o, le Ferrovie dello Stato e tutti soggetti del trasporto turistico privato, sviluppando un sistema di rete.E’ proprio nel fare rete la strategia vincente, utilizzando la rete quale strumento per la pianificazione e l’ intermediazione turistica,  garantendo una regolazione dei flussi turistici, secondo i principi di sostenibilità  e di sviluppo economico e sociale del territorio.Paolo Bonafe'Presidente Laboratorio VeneziaWww.laboratoriovenezia.it

pubblicato venerdì 21 novembre 2014 in blog

la crisi e possibili nuovi sviluppi

pdf00001La crisi economica non dà segni di remissione, pur a fronte degli sforzi compiuti da Governo e BCE per muovere investimenti, attivare nuovi posti lavoro e rimettere in moto i consumi.
Le analisi Istat evidenziano che, a settembre, è ulteriormente diminuita la produzione industriale, segnando un calo del 2,9% su base annua. L'Istituto di ricerca segnala, inoltre, che le variazioni negative, sia congiunturali che tendenziali, coinvolgono tutti i comparti su base mensile: a scendere più di tutte è la produzione di beni di consumo (-3,2%), seguita dai beni strumentali (-2,4%), dall'energia (-1,5%) e, in misura minore, dai beni intermedi (-0,8%).
Un ulteriore allarme proviene dall'Istituto di ricognizione economica Moody's secondo il quale, anche per il 2015, l'Italia potrà tristemente caratterizzarsi per una crescita zero. Anche nel nostro Comune di Venezia la crisi è mordente, basta girare per la città e si susseguono fuori di molti negozi i cartelli con su scritto: affittasi e vendesi.. Si tratta di chiusura di attività per lo più riconducibili a negozi di vicinato
A fronte di questo scenario, è evidente quanto diventino urgenti gli interventi strutturali.
Il Governo, col decreto n.133/2014, recante"Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive" ( il cosiddetto decreto "sblocca-Italia"), si è dotato di uno strumento per dare delle prime risposte, ma anche queste misure non sono sufficienti a traguardare l'obbiettivo. Il Paese, come tutti conveniamo, necessita infatti di interventi e riforme strutturali, ma va anche e soprattutto rifondato su un piano etico, sociale e culturale, affinché vadano edificate quelle condizioni di legalità e trasparenza , atte ad alimentare un nuovo clima di fiducia. Sono questi, infatti, i presupposti indispensabili per garantire il complessivo sviluppo di una nazione. L'Italia del dopoguerra ha saputo mettere in campo queste azioni fondative: a quello spirito e a quelle energie dobbiamo richiamarci, affinché istituzioni, corpi intermedi e imprese trovino, attraverso un patto per la rinascita del Paese, la volontà di reinvestire nel futuro della Nazione. Ma anche ogni cittadino, attraverso un processo di cambiamento culturale e di rinnovata partecipazione alla gestione dei beni comuni, è chiamato a contribuire alla ricostruzione morale e sociale del proprio territorio. L'economia, per ripartire, ha soprattutto bisogno di un Paese sano, aperto ad un autentico progetto di futuro, fondato sui valori del lavoro, dell'equità sociale, della legalità, della sostenibilità e della partecipazione.

Paolo Bonafe'

Inviato da Samsung

pubblicato martedì 11 novembre 2014 in blog

ed ora primarie ricercando una coalizione coesa e un candidato Sindaco Autorevole

35_Stessa_coalizione_-2La Direzione Comunale PD,nell’ ultima riunione, si è dotata di precisi criteri per affrontare le prossime amministrative per il Comune di Venezia. Primo elemento di chiarezza riguarda le primarie che si faranno e saranno di coalizione. Questo significa che, i soggetti che si alleeranno con il Pd, dovranno sottoscrivere i 10 punti programmatici, stesi con il coinvolgimento degli Stati Generali indetti dal Partito. Il riconoscimento dello spazio politico agli alleati avverrà solo in base all’effettivo risultato elettorale di ciascuno.
La febbrile attività di questi giorni, in cui assistiamo alla produzione di documenti da parte di possibili candidati, sembra più indirizzata ad escludere altri competitor che a trovare una regola condivisa per l’ identificazione del miglior candidato.
La mia posizione iniziale era per primarie solo del PD e l’avevo espressa questa estate sia sul mio blog che sulla stampa. Non è pertanto un copyright di Jacopo Molina , del quale ho comunque trovato logico sottoscrivere il documento, che prendeva posizione in tal senso.
Devo dire che mi dispiaciuta la strumentalizzazione politica fatta da Molina su quel documento. Di fatto, oggi, grazie agli esiti del dibattito avvenuto in segreteria, la posizione da essa assunta soddisfa le mie richieste iniziali La relazione del segretario, infatti, introduce due principi per me irrinunciabili: 1) la coalizione si fonderà su un programma chiaro e condiviso, proposto dal PD ; 2) il riconoscimento di spazio politico ai vari partiti e movimenti avverrà solo a seguito di effettivo risultato politico.
Soddisfatti questi due principi, non ho avuto problema a votare a favore della relazione del Segretario e, come me, devono aver fatto altri sottoscrittori del documento di Molina se in prima battuta quel documento presentava 20 firme - sui 42 componenti della Direzione - e alla fine sul documento del segretario Rosteghin vi sono stati solo 8 astenuti con una larga adesione allo stesso
La questione aperta ora è la costruzione della coalizione. Personalmente ritengo corretto affrontare elezioni regionali e comunali con la medesima coalizione, se non fosse così si costruirebbero alleanze di interesse e non di progetto. Inoltre, ritengo poco fruttuosa la campagna di veti incrociati nella scelta dei candidati ( c'è chi non vuole ex assessori o ex consiglieri comunali od entrambi), in un momento in cui dovremmo solo essere impegnati ad individuare le persone capaci di vision strategica nel delineare un progetto di città metropolitana e di regione, capace di delineare e mettere in campo azioni e risposte innovative, per dare un vero futuro a questi territori, piegati da una crisi economica sociale e culturale, senza precedenti

Paolo Bonafe'
Componente Direzione Comunale PD Venezia

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pubblicato giovedì 06 novembre 2014 in blog

Basta incidenti, bisogna avviare presto i lavori per la nuova Romea autostradale

Gazzettino 2014-10-21 Romea Killer

Il pauroso incidente avvenuto sulla Romea a Conche di Codevigo domenica e che ha visto la morte di una bambina di tre anni ritorna ad interrogarci sul perché ci si ostini ancora a non volere la realizzazione della nuova Romea. Quest’ultimo incidente ci dimostra, per l’ennesima volta, come sia quanto mai necessario mettere in sicurezza quella strada, che è una arteria autostradale oramai inadeguata per il traffico che ogni giorno la attraversa. Non avendo corsie di sosta nei due lati, ogni avaria che dovesse accadere alle autovetture comporterebbe un pericolo. Le dinamiche dell’incidente occorso dovranno essere valutate e studiate, ma certamente, se la causa è lo scoppio accidentale di un pneumatico, allora capiamo come quotidianamente migliaia di persone sono in pericolo di vita, visto che tanti sono gli automobilisti che ogni giorno attraversano quella strada per lavoro o per vacanza. E’ poi particolarmente doloroso quando a farsi male sono degli amici che tornavano da momenti di sport e che hanno rischiato di essere strappati all’affetto dei loro cari, come appunto è avvenuto alla figlia della giovane coppia che ha causato l’incidente. Purtroppo troppi ritardi si sono accumulati negli anni in non decisioni o in blocchi da parte dei territori che non vogliono che quella strada diventi una strada sicura, ma non sono le non decisioni che risolvono i problemi.
La realtà è che quella strada, per il traffico che ogni giorno l’attraversa, deve in pochi anni divenire una strada sicura, a quattro corsie con una corsia di emergenza. Sembra che il progetto sia approvato dal Cipe, che i vari permessi siano stati rilasciati e allora procediamo..basta aspettare. Non possiamo più permetterci altro dolore. Gli interessi di pochi non possono bloccare lo sviluppo e la sicurezza di molti, altrimenti i morti futuri peseranno come fardelli nella coscienza di coloro che ostinatamente si oppongono alla realizzazione di questa opera.

pubblicato martedì 21 ottobre 2014 in blog

la crisi del commercio su Mestre e il bisogno di rivitalizzare la città

31_intervento_su_Nuova_Venezia_-_mestre_una_citta_che_ha_bisogno_di_riviotalizzaE' sufficiente una passeggiata per Mestre a mostrare la profonda crisi economica che l'attraversa. Il susseguirsi di cartelli - chiuso/affittasi/vendesi - appesi sulle vetrine dei negozi, evidenziano quanto il tessuto della città stia subendo un impoverimento progressivo ed inarrestabile.
Le cause? Sebbene complesse, hanno anche aspetti semplicemente identificabili ed evidenti: il proliferare di nuove aperture di centri commerciali nella prima periferia della città, accompagnata alla assenza di parcheggi nel centro urbano e l'aumento delle ztl. Situazione sicuramente peggiorata dopo i lavori del tram e di via Poerio, che fa da contraltare a sempre maggiori collegamenti tra Mestre e i centri commerciali (ora il tram arriva al Panorama)
L'immediato futuro vedrà l'insediamento di nuovi centri commerciali anche in centro città, con le prossime aperture in via Torino -ex deposito Actv e dentro l' 'area ex Umberto ).
In una situazione di concorrenza così spietata si è inserita la crisi economica che ha reso definitivamente insostenibile la sopravvivenza del commercio al dettaglio.
La prossima amministrazione dovrà sicuramente affrontare questa questione che non ha una valenza soltanto economica, ma tocca profondamente i temi della accessibilità e fruibilità della città medesima. Un tessuto urbano, innervato da una rete di negozi, offre servizi, invita ad essere vissuto e percorso, favorisce socialità, concorrendo a costruire e garantire una città vivibile e sicura.

Paolo Bonafè
Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato venerdì 03 ottobre 2014 in blog

progetto metropolitano di nuova mobilità

36_Articolo_La_nuova_Venezia_Quale sviluppo infrastrutturale per la città a metropolitana futura

Il prossimo anno gli amministratori,  chiamati a governare la città metropolitana, dovranno raccogliere, fra le altre, la sfida di progettare e  realizzare un sistema infrastrutturale, coerente con lo sviluppo territoriale e i nuovi bisogni di mobilità integrata dei cittadini. Ad oggi, dobbiamo purtroppo registrate l'assenza di un intervento significativo e sostanziale, in grado di rispondere  alle esigenze di trasporto nella città d'acqua, dove, a fronte del'incapacità/impossibilità di governare i flussi turistici coniugandoli con le esigenze di mobilità' dei cittadini e delle merci, assistiamo ad una situazione di sovraccarico dei mezzi pubblici e di un pesante traffico acqueo. A sua volta, lo scenario della terraferma, evidenzia lo sviluppo di  Porto,  Aeroporto e  Stazione Ferroviaria,  ma anche la creazione di ulteriori e  nuovi  poli di interesse strategico per tutta l'area metropolitana  che esigono di essere  in connessione tra loro, all'interno di un quadro di sviluppo territoriale complessivo: il Vega che da incubatore di impresa sta anche promuovendosi come area espositiva per l'Expo 2015; l'Ospedale di Zelarino; il nuovo polo universitario di via Torino, il futuro insediamento dell'ex ospedale Umberto I e il nuovo porto commerciale e passeggeri di Fusina.

In questi anni, sia Regione che Comune di Venezia, hanno indubbiamente investito, in una logica di implementazione della mobilità sostenibile,  in  tre opere infrastrutturali, SFMR, People Mover e Tram, dimostrando un concreto impegno nel superamento dello sviluppo del trasporto su gomma. Il Tram, in particolare,  rappresenta un intervento importante poiché  mette in diretta comunicazione, da nord a sud,  la terraferma veneziana, territorio segnato dalla cesura, rappresentata dalla linea ferroviaria. Ma va anche detto che il Tram, nel suo percorso per Venezia,  sembra più pensato per favorire l'accesso al parco di S. Giuliano che per le nuove necessità di mobilità (es. Via Torino - Vega - Ospedale di Zelarino).  In ogni caso, tutti gli importanti investimenti infrastrutturali  sopracitati soffrono di un mancato disegno progettuale integrato e restituiscono l'immagine di essere stati pensati e realizzati ciascuno,  in modo a se stante,  scollati da un  disegno complessivo di sviluppo urbano, che avrebbe, ad esempio potuto prevedere la valorizzazione della preesistente rete ferroviaria merci, creata per interconnettere le aree produttive di Portomarghera con la rete ferroviaria principale.
La sfida del futuro sarà, quindi, quella di integrare tutte le infrastrutture, in modo che rappresentino un sistema organico di mobilità cittadina Alcune ipotesi: portare la SFMR al Vega utilizzando la  linea ferroviaria portuale merci;  prolungare, in un nuovo progetto, il People Mover fino al Vega utilizzando il medesimo sistema di piloni garantendo  un collegamento tra Venezia e la Terraferma che  bypassi  il Ponte della Libertà; potenziare il SFMR nella linea che porta all'Ospedale di Zelarino e alle altre stazioni di Mestre e Spinea.).
In questo modo potremmo vedere realizzato un sistema ferroviario metropolitano che andrebbe a collegarsi con il progettato sistema di  mobilità di alta velocità ed alta capacità ferroviaria, completando anche  la connessione di rete con l'aeroporto e la città.

Paolo Bonafè

Componente direziobe comunale PD Venezia

pubblicato giovedì 25 settembre 2014 in blog

candidature ed indagini

in questi giorni, con ancora questa amministrazione comunale in carica si sono susseguite alcune conferenze stampa nelle quali alcuni protagnisti della politica amministraiva locale hanno voluto anticipare un po tutti gli altri partiti presentando la loro candidatura alla guida della citta. Questo quando la citta e ancora frastornata dalle indagini in corso e quando la magistratura sta ancora proseguendo la sua indagine nella quale potrebbero emergere nuovi sviluppi se e vero che in pretura stanno arrivando decine di lettere anonime  di denuncia che non possono essere utilizzate per le indagini ma certamente possono far accendere riflettori su ambiti oggi forse non esplorati. Attendendo l esprimersi del ministero dmegli interni sul nuovo commissario e sulla data delle prossime elezioni ritengo comunque che quanto avvenuto in questi anni non possa esimere l opinione pubblica  da un giudizio complessivo sia sulla maggioranza che sulla opposizione che hanno retto le sorti di questo comune. il filone di indagine che sta maggiormente coinvolgendo gli attori politici e certamente quello regionale e nazionale perche questi erano gli enti legislativi che potevano interferire sulle scelte che interessavano i soggetti implicati nella indagine  i corruttori

pubblicato domenica 31 agosto 2014 in blog

In vista delle Comunali di marzo organizziamoci primarie a tutti i livelli

In  previsione delle elezioni amministrative di marzo, con la fine delle ferie agostiane,   ritengo si debba cominciare a parlare di primarie per la candidatura a Sindaco.

Per me, e questa sarà la mia linea politica, devono essere primarie di coalizione, aperte a tutta la cittadinanza e devono riguardare, non solo la candidatura a Sindaco, ma anche a Presidente di Municipalita.  Inoltre il PD deve farle anche per i consiglieri comunali, utilizzando una semplice ripartizione. Dei  36 posti di lista, trenta vengono determinati dai circoli dalle 6 municipalità ( quindi ogni municipalità deve poter candidare 5 consiglieri) e i restanti sei  devono essere lasciati alla segreteria comunale, per candidature considerate di peso e prestigio.

Si deve  poter i votare in ogni municipalità nello stesso giorno per il candidato Sindaco, il Candidato Presidente di Municipalita,  la lista da cui verranno eletti i candidati consiglieri comunali  e la lista dove identificare i candidati  consiglieri di municipalita.  Uno sforzo democratico  certamente notevole ma che porterà ad una equilibrata rappresentanza territoriale,  demandando al territorio la responsabilita' delle scelta.

In secondo luogo, prima di fare alleanze ( di cui si parla già sul giornale) consiglierei un passaggio democratico in direzione comunale del PD perché i tempi dei  "caminetto di pochi"  sono finiti e le leadership non esistono più.   Altrimenti forte sarà il rischio che coloro che  oggi si ritengono leader, si ritrovino con il cerino in mano perche' le decisioni assunte non verranno seguite dall'elettorato.

Ora è anche il tempo di dire che chi ha fatto più di due legislature complete (anche in Comune) lasci spazio ad altre energie progettuali e che oltre a puntare sui giovani sia anche ora di puntare sulle competenze ed eperienza dei quaranta/cinquantenni, anche per ruoli di primo piano, compreso il Sindaco.


Le ultime vicende ci chiedono un forte rinnovamento anche di stili e su questo, come PD, dobbiamo lavorare per tornare ad essere un punto di riferimento per questa martoriata citta' e far chiudere al piu' presto questo periodo grigio, dove viene messo in pericolo, per calcoli ragionieristici, un modello di governo e di welfare state che è stato,  ed è tuttora, un modello in Italia.


Paolo Bonafe'

Componente la Direzione Comunale

Del PD di Venezia

pubblicato venerdì 15 agosto 2014 in blog

Necessita un nuovo piano di sviluppo per il Lido

Necessita un nuovo piano di sviluppo per il Lido L'attuale situazione del Lido è quella di un territorio gravemente danneggiato dove progetti faraonici, miseramente falliti, hanno lasciato impatti pesanti in termini ambientali e di degrado urbano. E' sotto gli occhi di tutti l'assoluto stato di abbandono e fatiscenza dell'area dell'ex Ospedale al Mare e la situazione del buco del Palazzo del Cinema che ha ulteriormente subito, con l'ultimo atto di questa consigliatura comunale, la sottrazione delle  risorse economiche, previste per il suo recupero,  a favore la terraferma (vedi MOF). Questo fallimento complessivo, ha fatto naufragare le opere di riqualificazione - i Lungomari  D'Annunzio e Marconi, il nuovo parcheggio e terminal di San Nicolò -  che sarebbero dovute rientrare negli interventi di compensazione, previste dal progetto complessivo di Est Capital. Pertanto, assistiamo alla situazione di un territorio sotto scacco, paralizzato dal fallimento delle grandi opere, ma anche  dall'assenza di un piano ordinario di riqualificazione urbana: manti stradali dissestati, marciapiedi sconnessi, attraversamenti pedonali pericolosi, perché privi di quei  requisiti di sicurezza che caratterizzano, invece, quelli della terraferma veneziana. Le spiagge più famose hanno gli arenili  da ripasciare  e la gestione degli stessi impianti balneari viene affidata a ditte che non prevedono investimenti,  ma operano in regime di risparmio:  le proteste della clientela, che hanno caratterizzato l'avvio di stagione, ne sono una dimostrazione palese. Gli interventi  sul terminal e sul Piazzale S.M. Elisabetta - quest'ultimo resta ancora un'incompiuta- sono stati realizzati senza un percorso partecipativo con i cittadini che, in questi giorni, protestano legittimamente nei confronti di  questo modello di gestione del territorio che sta per replicarsi con la   ristrutturazione del Gran Viale e con l' ipotesi di taglio di tanti alberi. Questo cahier de doléance è dimostrativo dell' indispensabilità di un intervento complessivo e prospettico e non più procrastinabile, sia sul Lido che su Pellestrina, per liberare le enormi potenzialità di questi territori che, a partire dalla sinergia delle loro specificità, potrebbero diventare un polo turistico internazionale di grande valore. Diventa necessario un investimento  progettuale  straordinario che metta insieme risorse imprenditoriali e intellettuali, competenze manageriali e il contributo di associazioni e di cittadini, per ridisegnare il presente e il futuro di queste isole di impagabile bellezza . Un progetto, quindi, che deve rientrare in grande piano internazionale di risanamento e di  sviluppo di questa città,  lontano dagli interessi speculativi che si sono succeduti in questi decenni, per valorizzare questo territorio, autentico  bene dell'umanità

. Paolo Bonafe '

 

Componente della Direzione Comuna del Pd di Veneziao progetti

pubblicato domenica 20 luglio 2014 in blog

Stop all' abbattimento degli alberi in Gran Viale

L'azione di abbattimento di  centinaia di alberi del Lido per la risistemazione del Gran Viale S.M.Elisabetta, mi vede pienamente aderire alla  battaglia delle associazioni che su questo tema si sono mobiliate. Molteplici sono le motivazioni di questa civile protesta : il Lido ha una sua fisionomia e gli alberi del Gran Viale sono una parte di questo habitat; l'insensata  sostituzione degli attuali alberi, comporterebbe un'attesa di anni per ottenere una loro crescita significativa e un'adeguata ombreggiatura; la caduta della  Giunta Orsoni deve essere segno della chiusura della stagione dei progetti calati dall'alto in assenza una progettazione partecipata  con i cittadini.  Per il territorio del Lido è necessario avviare un processo di co-progettazione  per evitare il riprodursi di interventi che, fino ad oggi, hanno avuto impatti pesantemente negativi e che per questo  vale la pena qui  ricordare:  il Blue Moon, il buco del Palazzo del Cinema, il terminal e il piazzale di S.M.Elisabetta, le piste ciclabili di via Malamocco, il piano del traffico che prevede restringimenti di carreggiata e l' anomala funzione dei bus quali  rallentatori di velocità. Desidero sottolineare che va posta fine alla logica per cui si devono realizzare opere in funzione ai  finanziamenti Bei ottenuti che altrimenti si perderebbero; se le risorse finanziarie sono utilizzabili solo per la realizzazione di progetti sbagliati, bisogna individuare strategie per cambiarne la destinazione e d'uso, o dobbiamo rinunciarci, piuttosto che deturpare definitivamente il profilo dell'Isola. Il progetto che prevede l'abbattimento degli alberi del Gran Viale è, nello specifico, motivato dai progettisti con la necessità del taglio delle radici per la posatura del nuovo sistema fognario, ma non è forse possibile trovare misure di contenimento delle stesse? Il diradamento degli alberi, due filari, invece di quattro, non valorizza di certo il viale  che, invece, potrebbe beneficiare di invertenti meno drastici: la cura dell'arredo urbano,  il rifacimento della  pavimentazione dei marciapiedi (ora quando piove vi sono pozzanghere enormi) e del manto stradale, magari con un lastricato che favorisca la trasformazione della carreggiata in isola pedonale per favorire la realizzazione  di eventi. Per trovare una soluzione  estetica è sufficiente recarsi agli Alberoni e percorrere la bellissima strada pedonale che, dal terminal ferry boat porta in via Droma: strada e marciapiede, fruiti forse da pochi, ma progettati in modo intelligente  e costruiti con materiali belli e durevoli. Non serve andare lontano per recuperare idee e soluzioni sicuramente replicabili.

Paolo Bonafe'
recapito: 3480920240
web: www.paolobonafe.it

pubblicato giovedì 10 luglio 2014 in blog

QUALE FUTURO SINDACO DI VENEZIA

La cronaca cittadina riporta, in questi giorni, il susseguirsi di incontri e conferenze stampa, promosse da soggetti  che, protagonisti della recente consigliatura, desiderano ripresentarsi alla città come  portatori di proposte innovatrici.

Questo,  a fronte degli ultimi atti  dell' amministrazione comunale uscente e al procedere dell'inchiesta della magistratura  che potrebbe aprirsi a ulteriori sviluppi,  facendo alzare la soglia di attenzione in ambiti forse ad oggi inesplorati.

La politica ha dimostrato un suo fallimento complessivo poichè, se da un lato si è evidenziato un sistema corruttizzio che interessa soprattutto gli ambiti regionali, nazionali e delle istituzioni, dall' altro  si è mostrato anche il fallimento del sistema di controllo, di quanti dovevano contrastare l'emergere del malaffare.

Su tutto questo si evidenzia come mediaticamente i riflettori siano aperti su Venezia e più in ombra resti la  Regione e come, parallelamente,  l'indagine sul Sindaco, di minore gravita' rispetto ad altre indagini, sia enormemente più pubblicizzata, rispetto a quella che interessa esponenti di spicco della Regione Veneto, tra i quali il suo ex Presidente.

Venezia, patrimonio dell' umanita, è una città mondiale e oggi piu' di ieri, alla sua guida è necessario porre  un personalità di grande caratura  nazionale e, oserei dire, addirittura internazionale,  che coauguli intorno a sè  le migliori  risorse intellettuali e manageriali per costruire una nuova proposta di sviluppo di questa città.

Il panorama cittadino non sembra oggi dotato di figure così di spicco, ma  è proprio compito della politica definire il profilo della persona idonea a rivestire questo ruolo ed individuarla e ritengo che il Partito Democrtico, per la responsabilità al quale e' stato chiamato, con il consenso raggiunto alle votazioni europee, questo compito lo debba sentire maggiormente.

Le attuali vicende non devono annullare il ruolo prezioso che la politica è chiamata a     svolgere, ma esigono un rinnovamento radicale, attraverso la sostituzione di quanti si sono dimostrati incapaci nel controllare e denunciare il malaffare.

La città di  oggi risulta imbarbarita ed impoverita, la sua economia è determinata da piccoli interessi di bottega e i finanziamenti per la sua salvaguardia sono stati rubati dalla cricca. Il tema della Sicurezza e' diventato primario su Mestre.

Siamo chiamati a costruire un nuovo rinascimento in cui cultura e turismo siano la cabina di regia e di trascinamento delle politiche economiche cittadine ( se non lo facciamo a Venezia dove possiamo farlo?),  ma anche di quelle legate alla mobilita', al commercio, alle attivita' produttive e alla pianificazione strategica; tutti assessorati poco valorizzati nel recente passato (alcuni di questi utilizzati per la compensazione politica tra i partiti) e che non sono stati messi in grado di fare networking tra loro.

Tutto questo,  unitamente  al progetto di realizzazione di  una vera  green economy per le aree industriali di Portomarghera, deve divenire il fulcro della  economia e dello sviluppo della Venezia futura. Il Mondo ci osserva, ma anche i nostri figli, non deludiamoli  un' altra volta.

Paolo Bonafe'

Componente la Direzione Comunale del PD di Venezia

pubblicato martedì 24 giugno 2014 in blog

questione etica

Dopo la clamorosa ed inattesa sconfitta di Padova e al risultato elettorale delle amministrative dopo i ballottaggi,  il Partito Democratico Veneto  ha avviato, al proprio interno  e a tutti i livelli,  una profonda analisi rispetto alla situazione a partire dai dati, anche contraddittori, che hanno caratterizzato la competizione europea e le elezioni amministrative.

Questa analisi critica è resa ancora più urgente dalla vicenda veneziana.

Per quanto concerne lo scandalo Mose,  dalle indagini che interessano alcuni esponenti del PD, emerge che le accuse a loro ascritte riguardano finanziamenti illeciti a loro versati e non dichiarati. Accuse di ben altro tenore rispetto a quelle che interessano invece esponenti di altri partiti, i quali sembra abbiano percepito finanziamneti illeciti in modo costante per condizionarli nella loro funzione pubblica.

Chiaramente si deve rispettare l'azione della Magistratura e per tutti deve valere la presunzione di innocenza; dato però che il Partito Democratico pone particolare attenzione alla questione etica, tutti noi esigiamo  che mai più iscritti o dirigenti del PD  mettano in simile situazione di imbarazzo e disorientamento i militanti e i milioni di simpatizzanti.

Dobbiamo ricostruire condizioni forti, perché la fiducia e  il consenso che abbiamo saputo costruire intorno alla nostra proposta politica, non vadano bruciati a causa del comportamento irresponsabile di pochi.

Oltre all’approvazione di documenti che, stigmatizzando quanto è accaduto a Venezia,  ribadiscono la centralità dei principi di  trasparenza, autonomia, sobrietà,, è necessario avviare una concreta azione rinnovatrice, coerente con le direttrici politiche ed operative di Matteo Renzi.

Dobbiamo dare spazio, a tutti i livelli territoriali,  ad una nuova classe dirigente che non abbia  compromissioni con stili e pratiche non più accettabili,  a fronte della richiesta di legalità e trasparenza che il Paese pone. 

 Così deve avvenire anche in questo territorio dove,  da  troppi anni, lo scenario del potere è occupato dagli stessi protagonisti..

Dobbiamo essere capaci di agire questo forte rinnovamento per ritornare ad essere credibili per i cittadini di questo territorio; dobbiamo chiedere a tutti  coloro che sono coinvolti nelle indagini di farsi da parte  nel rispetto dei  militanti e dei milioni di italiani che ci hanno consegnato, attraverso il consenso elettorale, la loro speranza di rinnovamento e cambiamento, anche perchè quello che accade a Venezia non rimane circoscritto a questa città, ma le vicende cittadine diventano presto argomento di discussione nazionale e mondiale, come facilmente dimostrabile consultando in questi giorni i mass-media

Paolo Bonafe

Componente Direzione Comunale Venezia. 

pubblicato mercoledì 11 giugno 2014 in blog

ESITO DEL VOTO E NUOVE PROSPETTIVE

L'importante affermazione del Partito Democratico alle elezioni Europee, non rappresenta una sicurezza per le sfide elettorali che nel 2015 ci attendono a Venezia e nel Veneto: si tratta infatti di elezioni amministrative che prevedono, fra l'altro, un diverso sistema elettorale e mettono in campo attori diversi. A sostegno di questo mio ragionamento, porto come esempio il recente comportamento degli elettori nelle elezioni amministrative del nostro territorio, pur contemporanee alle europee. Prendiamo i casi di Scorzè e di tanti comuni della nostra Provincia dove si andrà al ballottaggio, o il caso di Padova dove il nostro candidato, Rossi, andrà al ballottaggio contro il candidato della Lega, Bitonci cui, all'avvio della campagna elettorale, non si sarebbe attribuita una simile chance. Lo scenario espresso dai nostri territori non va sottovalutato e ci offre dati, non del tutto in linea, con la straordinaria maggioranza ottenuta dal Pd nelle europee a livello regionale(una media del 42% dei consensi). Si tratta di esiti che devono interrogarci e renderci consapevoli che il successo nazionale è dovuto al richiamo politico della figura di Matteo Renzi e alla sua concreta volontà di cambiamento: 1) la capacità di rinnovare linguaggi e metodi politici (basti solo pensare all'impatto mediatico di aver candidato tutte donne quali capilista nelle varie circoscrizioni); 2) l'aver legato queste elezioni ad una nuova speranza per l'Italia (contrapponendo questa ad un'altra emozione che è la paura, evocata da altri partiti); 3) la determinazione nell'affermare la qualità e l'incisività della nostra presenza in Europa per portare un cambiamento di rotta alle politiche, soprattutto a quelle economiche 4) le manovre messe in campo sulla spesa pubblica e sulla farraginosa macchina dello Stato, che hanno già permesso il recupero di risorse a favore delle famiglie e del ceto medio. 5) l'impego preso con gli Italiani di sburocratizzare lo Stato e di intervenire sul tema lavoro a difesa dei piu' deboli Sono questi fatti che hanno portato gli Italiani a votare PD il 25 maggio, nella speranza e nel convincimento che un'altra Italia sia concretamente possibile. Questa analisi viene suffrgata anche da sondaggi di Bimediasondaggi che circolano in rete (vedi Bidimedia) e che spiegano come il 10% degli elettori ha votato il PD perché guidato da Renzi, che i maggiori elettori del PD sono le donne e che anche gli imprenditori ed autonomi hanno preferito il PD. Questi fattori, vincenti sul piano nazionale, non saranno automaticamente trasferibili come elementi di forza per aggiudicarsi il voto alle amministrative 2015. Qui peserà sicuramente il ruolo che gli enti locali si sono dovuti assumere come esattori, fissando alte tassazioni per garantire l'erogazione dei servizi, ma anche si giocherà la capacità di dare risposta alla profonda richiesta di rinnovamento dei cittadini e di elaborare strategie e proposte concrete di intervento. Su questa partita, il PD locale, a partire dalle importanti indicazioni offerte dagli esiti del 25 maggio, deve avviare un immediato confronto, in primis, al proprio interno, ma anche e con urgenza, con la pluralità degli interlocutori di sistema e i cittadini, per elaborare un progetto condiviso per Venezia e il Veneto, capace di dare risposte alla crisi economica e sociale che stiamo vivendo e di ridisegnare il futuro del nostro territorio. Paolo Bonafè Componente Direzione Comunale PD Venezia

pubblicato venerdì 30 maggio 2014 in blog

carceri ed indulto

il Presidente della Repubblica e il Governo hanno riacceso la attenzione verso il problema carceri. Questo deve essere colto per quello che rappresenta e cioe' la evidenziazione di un problema che in Italia sta assumeto aspetti drammatici per la miriade di suicidi tra i detenuti e anche tra le guardie carcerarie dove altissima e' la percentuale di malattie legate allo stress e a disturbi della psiche. Voler forzare la mano attribuendo questa apertura di attenzione con il caso giudiziario di Berlusconi e' rendere un danno a coloro che da anni si battono per i diritti di chi ha sbagliato ed e' in cacere per redimersi e per scontare una pena ma che nella stragrande maggioranza dei casi e cioe' i reati minori deve avere la possibilita' di farsi una nuova vita dopo il carcere. Visto che molte volte per reati minori si scontano anni di crcere e visto che molte volte il carcere peggiora le persone piuttosto che rieducarle, avere altre forme di detenzione o di rieducaziine puo' essere un vantaggio economico per lo stato e una nuova possibilita,' per il detenuto. Prevedere poi che per gli immigrati sia previsto di essere accompagnati a trascorrere la loro detenzione nei loro paesi di origine diviene poi un deterrente anche per quella immigraziine aggressiva e violenta che non si rifa' ai principi della richiesta di asilo

pubblicato mercoledì 09 ottobre 2013 in blog

agibilita' politica e le vere emergenze dell'Italia

Le notizie che in questi giorni si rincorrono sono fondamentalmente legate al fu  uro politico e giudiziario di Berlusconi. E' veramente anacronistico  arlare di futuro politico legando questa parola alle vicende di un settantenne e questo e' un limite della politica italiana e dello schieramento di centrodestra che non riesce a trovare un leader che prenda in mano le redini politiche di una larga fetta di elettorato che oggi si riconosce   in Berlusconi e nel Suo  partito.

Purtroppo pero' la vera emergenza che l'Italia vive oggi non e' quella legata alle vicende giudiziarie del Cavaliere e alla sua " agibilita' politica" ma alla purtroppo grave crisi che da almeno cinque anni sta facendo rotolare l'Italia in una depressione economica che va oltre alla recessione. Stiamo perdendo tutta una serie di certezze di diritto e di sicurezze economiche trascinandoci sempre piu' verso un baratro che diciamo di poter evitare ma che purtroppo e' ben presente e ben evidenziato da autorevoli analisti. Basti solo pensare ad un nuovo scenari di guerre che ol tre portare morte e distruzione potrebbe aggravare la gia' grave crisi economica con riflessi pesanti anche in Italia. Quindi cisa fare? Il Papa ci sta guidando verso una nuova evangelizzazione parlando di semplicita', solidarieta' , di ritorno alla etica e alla vera valorizzazione dei beni di cui abbiamo bisogno rifuggendo dalla ricchezza facile e dal consumo sfrenato. Dopo le grandi guerre che hanno messo in ginocchio l'Italia, quella che si che si e' dimostrata la forza degli italiani e' stata la Solidarieta' unita al coraggio e al saper coltivare il sogno di saper ripartire dal nulla con la fiducua della rinascita e della crescita. Valori che gli italiani riscoprono dopo grandi calamita' dove perdono tutto e da dove con forza ripartono solidali tra loro. Ecco, secondo me bisognafinire con questa stagione del Berlusconismo che ci ha fatto pensare che tutto fosse semplice,manche fare i deputati, bastava essere amici dei potenti

pubblicato mercoledì 11 settembre 2013 in blog

mantenere la crocieristica a Venezia

In questa calda estate uno dei temi di scontro istituzionale e' se il traffico crocieristico deve gravitare ancora sulla Marittima o essere trasferito a Marghera. Non conoscendo la fonte che suggerisce al Sindaco la soluzione Marghera, da tecnico del settore e responsabile tecnico ispettivo di una societa' di navigazione esorto fortemente coloro, che ipotizzano la soluzione Marghera, di fare tutta una serie di valutazioni legate, in primis al sovraffollamento del canale dei petroli, che gia' oggi richiede la entrata ed uscita in convoglio delle navi (e gia' ora la necessita' di allargamento e scavo del canale Vittorio Emanuele) e al fatto che a Venezia arrivano diverse tipologie di navi: passeggeri , RO-RO, cargo e porta contenitori; le prime ormeggiano in MARITTIMA, le altre a Portomarghera.

Se gli estimatori della soluzione Marghera entrassero abitualmente nell'area commerciale delle banchine di PortoMarghera si renderebbero subito conto che non si possono far convivere i passeggeri che discendono dalle navi con gli "odori" che si respirano in banchina e con le frenetiche ( e alle volte pericolose) operazioni commerciali di carico-scarico dei RO-RO, senza considerare lo tesso traffico di un area commerciale.


Inoltre, visto che i turisti dovrebbero venire trasportati a Venezia e una nave trasporta mediamente circa 3000 passeggeri, vorrebbe dire che il Ponte della Liberta,' sarebbe intasato di bus 365 giorni l'anno con relativo inquinamento.


Quindi se nel passato e' stata identificata l'area della Marittima come porto passeggeri e' perche' la stessa logisticamente e' la migliore. Nel tempo, inoltre, sono stati investiti centinaia di milioni di euro per attrezzare i terminal portuali e le banchine della marittima, oltre che attrezzare servizi di collegamento nautici idonei allo smaltimento del traffico crcieristico, senza parlare della costruzione del People Mover che ha appunto una stazione in marittima e la prevista costruzione del parcheggio in marittima da 2500 posti auto.


Per quanto concerne il tema inquinanamento e' opportuno sapere che le navi da crociera utilizzano combustibili con bassissimo tenore di zolfo e le normative della Autorita' Marittima e della Port Autority richiedono che le navi in banchina debbano tenere i motori fermi. Inoltre il Porto di Venezia ha in realizzazione un avvenierstico sistema di alimentazione da terra delle navi grazie a centraline alimentate da motori elettrici ad accumulatori


Quindi, visto oramai le acclarate risposte tecniche agli ambientalisti da parte di Arpav ed istituti di analisi della qualita' dell'aria, che smontano le varie argomentazioni legate all' inquinamento e alla sicurezza, restano in campo solo le argomentaziini estetiche, quali unica arma di contrasto ed opposizione a questa primaria attivita' economica cittadina.

Mi sembra che in questa direzione vi siano varie proposte in campo; quella dell'Autorita' Portuale con l'adeguamento del canale Sant'Angelo-Contorta, che meno mi convince o quella dell'adeguamento dei canali dell'Orfano - Fasiol dietro la Giudecca. Tutte le proposte in campo da tempo raggiungono l'obbiettivo di far arrivare le navi in Marittima senza passare davanti al Bacino San Marco.


Cittadini quindi accontentati e turisti comunque appagati della visione del bacino.


Se proprio non si vuole nemmeno questo, allora interessante sarebbe la soluzione del porto off shore. Questa soluzione avrebbe il vantaggio di poter finalmente avviare una politica di controllo dei flussi turistici crocieristici diversificando la struttura economica cittadina che vede gravare la maggior parte degli arrivi in area Marciana dal Canal Grande, con riduzione quindi del moto ondoso in quel canale e potendo utilizzare un numero di mezzi di dimensione superiore (magari anche hovercraft) che proveniendo dalla bocca di porto arrivino in area bacino ma anche dietro le fondamente nuove e verso Burano e Murano, riducendo la ressa sui mezzi Actv.


Auspico quindi che gli enti preposti si siedano attorno ad un tavolo senza dietrologie, valutando bene gli impatti negativi che gia' questa cattiva pubblicita' porta alla attivita' economica crocieristica, tenendo ben presente che gli Armatori potrebbero trovare una soluzione alternativa a Venezia, magari su Ravenna e Trieste, trasportando i turisti su bus a Venezia, impoverendo ulteriormente il tessuto economico cittadino. Come ben sappiamo sono migliaia i posti di lavoro in bilico in una fase di grave crisi economica come questa e non possiamo permetterci di fare scelte sbagliate.


pubblicato venerdì 09 agosto 2013 in blog

nuova newco per gestione ferryboat

Le lamentele sollevate dalla cittadinanza al servizio ferry boat di Actv sono  purtroppo un problema che si ripete ciclicamente nei periodi di maggiore acceso  alle isole di Lido e Pellestrina. Sull' argomento mi sono speso in passato sia  come amministratore che come utente e sono venuto ad una considerazione. Actv  per sua vocazione, purtroppo, non viene gestita come una societa' di navigazione  ma come  una normale societa' di Tpl  che ha anche un servizio di navigazione.   Mi spiego meglio. Una societa' di navigazione ha come obbiettivo migliorare il  servizio e catturare sempre maggiore clientela, basa le sue azioni  imprenditoriali per mettere in atto strategie che vadano nella direzione di  catturare sempre maggiore traffico, ottimizzando i mezzi che impiega perché  siano sempre piu' efficenti e capaci. Se poi ha un cantiere di riparazione di  proprieta' la societa' di navigazione cerca di ottimizzarlo cercando di  razionalizzare le risorse ed organizzarle perché sia produttivo e magari  realizzi degli utili, impiegandolo anche per le riparazioni e costruzioni di  mezzi per conto terzi. Inoltre cura la logistica a terra perché i terminal che  costruisce siano basati su criteri di efficenza, legata alla rapidita' di  caricazione e di capienza ( oltre curare anche aspetti legati al confort e alla  accoglienza). Se vediamo invece il settore navigazione di Actv questo non  risponde a questi presupposti, tanto meno risponde ai presupposti sopra citati  il servizio ferryboat. Al Lido non esiste un terminal che si possa chiamare come  tale. Via Selva e' una via trasformata in terminal che pero' paga due aspetti.  Non e' sufficientemente capiente nel tratto dalla  biglietteria alla zona di  carico per i nuovi ferryboat come il Lido di Venezia che trasportano piu' mezzi  e soprattutto l'imbarco degli autoveicoli  incrocia una strada principale che ne  rallenta l'imbarco. Nella precedente giunta Cacciari si era studiata una  soluzione che prevedeva  la creazione di un terminal con parcheggio all'interno  dell'attuale campo sportivo ex lagunari utilizzato ora dalle giostre, ma la  scelta della mministrazione Comunle di destinare quello spazio come deposito  per i material di risulta della costruzione del Palazzo del Cinema ed ex area
Ospedale al Mare, ha fatto perdere quell'occasione e anche la possibilita' dei
fondi che allora c'erano ed oggi non piu'. Altra soluzione ancora in campo
sarebbe quella di arretrare la biglietteria per allungare le due colonne di
imbarco su via Selva, ma sarebbe comunque una soluzione precaria. Quindi primo  aspetto che una societa' di navigazione avrebbe curato e' il terminal, chiedendo  gia' nel passato la concessione delle aree direttamente al demanio e alla  Agenzia del Ministero Difesa che cura la vendita delle aree ex
militari.  Secondo aspetto che una societa' di navigazione valuta nel suo piano industriale e' quello che non sempre e' necessario :avere mezzi nautici di
proprieta' , che bisogna anche ammortizzare e nel tempo diventano superati dalle  esigenze di mercato, ma che nel mercato navale ci possono essere mezzi che si  possono noleggiare a "scafo nudo" ( e oggiper la crisi anche a buon prezzo),  magari come implemento della flotta nei momenti di maggiore necesita' di  carico.
Terzo aspetto, una societa' di navigazione applica il contratto dei
marittimi che prevede specifiche professionalita' ma che  ha anche dei costi
diversi. (sulle navi le manutenzioni di routine vengono effettuate dal personale  imbarcato).
Quarto aspetto, una societa' di navigazione opera sulla leva
delle tariffe per incentivare ed attirare  clientela.
Quindi la proposta
di esternalizzare il servizio ferryboat potrebbe essere una soluzione che va
nella direzione giusta fatte salve queste premesse.


Inoltre una societa'  privata  puo' operare sul mercato per studiare anche nuovi collegamenti, oltre a  quello Lido Tronchetto. Allo scopo organizzai come Associazione Laboratorio  Venezia di cui sono Presidente  un partecipato convegno  pubblico  nel 2006  presso Hotel Hungaria, al cui tavolo dei relatori feci  sedere amministratori di  Actv, Vela, imprenditori e tecnici del settore e nel quale convegno furono  proposti  alcuni  studi di fattibilita' per la  tratta Pellestrina Alberoni -  Giare di Mira, e Pellestrina -  Chioggia. Quest'ultimo collegamento realizzabile  in tempi brevi e che aveva visto il favore  della  imprenditoria cantieristica  locale, ma  cassato dalla allora gestione manageriale della aziendale.  Tutte  linee che  Permetterebbero di collegare le isole direttamente con la Romea by  passando il  ponte della Liberta' e l'innesto sulla Romea.


Nota poi  dolente le manutenzioni. Una societa' di navigazione non puo' permettersi di  tenere una nave ferma piu' di un mese, anche se sono previsti importanti lavori  di ristrutturazioine o manutenzionene, perche' la nave e' la primaria  fonte di  guadagno e quando e'  ferma diventa solo una fonte di perdita economica e di  costi di gestione. Per la mia esperienza trentennale nel settore., vi posso  assicurare che i tempi di una sosta normale  di un ferryboat Actv, che puo'  essere anche di parecchi mesi,  una nave la effettua solo a seguito o a causa di  una grave avaria .


Comprendendo le preoccupazioni dei lavoratori  ritengo  che anche la stessa ACTV   potrebbe gestire meglio il servizio e renderlo  redditizio. Non certamente con l'attuale struttura societaria ma creando una  newco con imprenditori privati ed armatori, che abbia in carico non solo la  gestione dei mezzi e del personale preposto, ma  anche la manutenzione di quei  mezzi. Con questa ipotesi i ricavi  verrebbero introitati da  Vela che  gestirebbe  la vendita dei titoli di viaggio tramite la propria rete di vendita  utilizzando pero' nuove metodologie e tecniche commerciali  e Actv pagherebbe il  servizio con uno storno di una quota del ricavato, concordando con la newco un  costo standard  legato alle corse effettuate o alle ore di moto o concordando un  contratto di servizio.
Cordiali saluti
Cap. Paolo
Bonafe'
348.0920240

pubblicato giovedì 08 agosto 2013 in blog

al voto

pubblicato martedì 06 agosto 2013 in blog

Quali Politiche per la famiglia

Da più parti viene evidenziato e riaffermato il ruolo della famiglia come nucleo fondante delle società civile. Lo fa anche la Chiesa riaffermando i principi ispiratori della dottrina sociale dove la famiglia ha un ruolo centrale tanto da definire che “attraverso la famiglia cristiana la Chiesa vive e compie la missione affidatale da Cristo” e che la Famiglia è si “ l’oggetto fondamentale dell’evangelizzazione e della catechesi Chiesa , ma essa è anche il suo indispensabile ed insostituibile soggetto: il soggetto creativo!”

Quindi, la famiglia, intesa come primo nucleo di relazioni significative, non è solo una dimensione privata, è una risorsa vitale per l’intera collettività poiché le molteplici funzioni da essa svolte la collocano a pieno titolo come soggetto di valenza pubblica che genera valore per l’intera società.

Pertanto, la famiglia viene riconosciuta come sistema complesso che svolge funzioni fondanti per la società.

Ad una concezione di famiglia, considerata come sistema, necessariamente corrisponde una vision che non confonde le  politiche familiari con le politiche sociali, ma si richiami alle  politiche di sistema. Assumendo questo quadro di riferimento, parlare di politiche per la famiglia significa  raccogliere la sfida di catalizzare l’attenzione di tutti gli operatori del territorio, aggregando attori e risorse che condividano l’obbiettivo di accrescere il benessere sociale, producendo un circuito virtuoso in grado di generare nuove  risorse, sia economiche che sociali. Perché le politiche familiari sono soprattutto  politiche di sviluppo sociale ed economico del territorio e ne aumentano l’attrattività.

Si tratta di spostare l’asse culturale che ha caratterizzato l’approccio alla famiglia, concepita come mera destinataria di interventi (concezione legata al welfare state), ad un nuovo approccio che vede la famiglia, soggetto competente, promotore di benessere e coesione sociale.

Il Piano Nazionale per la Famiglia, approvato lo scorso  7 giugno dal Consiglio dei Ministri,  delinea le direttrici di intervento  nell’ ambito di un welfare definito come sostenibile e abilitante. In questo scenario la famiglia è considerata  soggetto sociale su cui investire per il futuro del Paese, in termini di valorizzazione delle sue funzioni di coesione sociale ed equità fra le generazioni  Il Piano, nello specifico, individua, fra i propri principi ispiratori, “quello di promuovere un welfare familiare che sia compatibile con le esigenze di sviluppo del Paese, il quale richiede politiche di capacitazione (empowerment) delle famiglie anziché di mero assistenzialismo... Occorre muovere passi decisi verso un welfare abilitante, che incida sulle capacità di vita dei portatori di bisogni facendo leva proprio sulla capacità di iniziativa sociale ed economica delle famiglie. Tutto ciò richiede interventi che generino, anziché consumare capitale sociale”

Il Piano Nazionale introduce, finalmente anche in Italia, il modello delle  Alleanze Locali per la Famiglia il cui obiettivo è di “sostenere la diffusa attivazione di reti locali, costituite dalle forze sociali, economiche e culturali che, in accordo con le istituzioni, promuovano nuove iniziative di politiche “family friendly” nelle comunità locali.

Il criterio fondamentale che guida questo nuovo scenario è il passaggio da una politica della spesa che promette sempre nuovi benefici agli elettori, ad una politica di orientamenti all’impegno che impegna tutti gli stakeholders verso la meta di una società amica della famiglia e cerca la collaborazione di tutte le istituzioni e i soggetti coinvolti”

Le esperienze dei Paesi del Nord Europa, nella progettazione delle politiche di sviluppo territoriale, hanno dimostrato l’efficacia di ribaltare l’ottica che individua come soggetto destinatario degli interventi il cittadino-individuo e lo sostituisce con un attore complesso e dinamico, rappresentato dalla famiglia.

La Commissione Europea, per valorizzare queste esperienze, istituisce la piattaforma della “Alleanza Europea per la Famiglia”, indicando come modello di riferimento, per la progettazione delle politiche locali degli Stati Membri, proprio quello tedesco delle Alleanze Locali.

Progettare secondo questo modello, significa adottare la nuova definizione di cittadino: la visione dinamica del destinatario finale delle politiche locali, presuppone una progettazione omnicomprensiva, trasversale, a cui partecipano in modo integrato tutti i soggetti competenti.

La valorizzazione, in fase di progettazione, di tutte le competenze presenti in un territorio, garantisce l’efficienza del progetto, abbassando sia i costi di ideazione, sia quelli indiretti derivanti da sprechi e bassa funzionalità dei risultati.

Anche le Amministrazioni locali sono chiamate a rispondere a questo modello attraverso la  definizione sovrastrutturale di politiche integrate per la promozione della famiglia, della natalità e della qualità del vivere urbano,  caratterizzando le città come un distretto culturale e operativo di concreta  politica familiare.

Va aperta una nuova stagione di dialogo e cooperazione  fra interlocutori strategici del sistema - attori pubblici, privati e sociali-  per elaborare una dimensione programmatoria, capace di  sviluppare un approccio unitario alla città, come luogo abitato e vissuto dalle famiglie.

Per esempio, a Venezia, si tratta di avviare una coprogettazione organica fra politiche abitative, urbanistiche, ambientali, sociali, culturali e di sviluppo economico-turistico, all’interno di un  processo che deve favorire tutte le condizioni per  partecipazione e per il protagonismo delle famiglie veneziane

Paolo Bonafè

pubblicato venerdì 20 luglio 2012 in blog

Quali politiche per la Famiglia

pubblicato giovedì 19 luglio 2012 in blog

Un nuovo impegno dei cattolici per la buona politica

Dal Convegno di Todi, dove il Cardinale Bagnasco, presidente della CEI, aveva evidenziato come la presenza dei cattolici in politica fosse diventata sempre più marginale e di come invece ci fosse bisogno di una presenza valoriale, contemplando addirittura il peccato di omissione (per chi si tira indietro e non accetta la sfida che viene dai nuovi tempi), possiamo dire che sono avvenute, ad oggi, alcune condizioni perché i cattolici possano reimpegnarsi in politica. In primis perché è cambiato lo scenario politico generale e fanno parte dell’attuale compagine governativa alcuni di coloro che erano seduti al tavolo conferenziale di Todi, ma anche perché si sente l’esigenza di un impegno per la sana politica, impegno che la ns. Costituzione con l’art.49 prevede, però, che possa attuarsi solo attraverso i partiti, per i quali oggi vi è un diffuso disgusto, se è vero il sondaggio che affida ad un misero 4% il gradimento verso gli stessi. Ritengo che, soprattutto per i cattolici, l’attuale crisi di rappresentanza politica, si può ricercare in una gravissima crisi di carattere culturale ed etica: Culturale, nel senso sostanziale della parola cultura, cioè “di impostazione della vita umana come senso, come significato, come bellezza, come giustizia, come bene comune”; (questa cultura primaria,così la chiamava Giovanni Paolo II nel 1980, è sparita dal nostro Paese, lasciando lo spazio a una specie di “ideologia legata al proliferare di  posizioni razionaliste, consumiste o meglio, materialiste dominate dalla peggiore comunicazione mediatica”); Etica, nel senso di saper coniugare etica sociale con etica della vita.

Vieppoi la crisi della famiglia, nucleo fondante della nostra società. Lo Stato, oggi, non è più in grado di sostenere le politiche di Welfare che hanno contraddistinto la società italiana negli ultimi decenni, anzi le famiglie di oggi sono costrette a sopperire alla crisi grazie all’aiuto di una rete famigliare che parte dai genitori che supportano economicamente i figli e non viceversa, agli anziani che con le loro pensioni aiutano i bilanci familiari di lavoratori e lavoratrici che non riescono ad arrivare a fine mese, perché i loro stipendi sono sempre più inflazionati o perché licenziati.

Anche il neo Patriarca di Venezia S.E. Mons. Moraglia chiede attenzione su questi temi quando nell’Omelia della S. Messa solenne di inizio del ministero episcopale a Venezia(Basilica S. Marco, 25 marzo 2012) cita:” E il realismo cristiano si riflette su quanto appartiene all’uomo, innanzitutto include il rispetto della vita sempre, senza condizioni; poi l’accoglienza/l’integrazione, la promozione della famiglia, cellula fondamentale della società umana, l’educazione che mira alla pienezza della libertà, il lavoro come diritto e dovere che tocca la dignità stessa dei lavoratori e delle loro famiglie soprattutto oggi, il bene comune con il contributo specifico della dottrina sociale della chiesa; anche questi valori umani entrano negli scenari della vita risorta, sono i valori che stanno a cuore a una ragione amica della fede, valori che vicendevolmente s’illuminano e sostengono.”

Questa crisi politica e quindi sociale è un aspetto di questa impressionante crisi familiare per cui le famiglie, distrutte nella maggior parte della loro realtà, sono incapaci di dare ai giovani e ai più giovani degli orientamenti sicuri per vivere, e quindi quelle ragioni per vivere, senza la formulazione delle quali non esiste possibilità di educazione. Quindi non è un caso che la Chiesa ci richiami a ritrovare la politica alta, costruita sui valori e abbattere le barriere di egoismo e individualismo che stanno distruggendo le società contemporanee. Come Cattolici impegnati in politica ( ed è questa la sfida) dobbiamo poter “testimoniare” ai giovani e a tutti i cittadini, che la politica non e’ solo la cosa triste che sta emergendo sui giornali, ma e’ una cosa nobile, costruita su valori e grandi idealità, se risponde in modo etico alle esigenze del Paese.

 Paolo Bonafè Lido di Venezia

pubblicato giovedì 12 aprile 2012 in blog

Dopo Todi: quale missione per i cattolici

Molti hanno interpretato l’annuncio e poi l’esito del convegno di Todi, come un segno della rinascita di un grande e omogeneo movimento cattolico, che persegue l’obiettivo di costruire una nuovo partito politico di ispirazione cristiana.

Ritengo questa una lettura riduttiva: i cattolici vivono la Chiesa, come comunità di credenti, e ne condividono  la natura “cattolica”, ovvero universale - in coerenza all’universalità del messaggio di salvezza di Cristo – pertanto l’universo cattolico è composito e plurale,  portatore di differenze culturali, di approcci e stili.

Per questo, oggi non ha alcun senso riproporre un partito cattolico, perché i cattolici in Italia non rappresentano un interlocutore omogeneo.

La questione è piuttosto un’altra, ovvero la qualità della presenza dei cattolici in politica in questi venti anni di Berlusconismo, in cui non si è riusciti a contrastare la deriva sociale ed antropologica, in un sistema che  ha visto, piuttosto,  la connivenza di  molti politici, che cattolici si dichiarano, ad un processo di desertificazione dei valori individuali e comunitari.

In questo quadro, l’evento di Todi può assumere un significato, a partire dalla necessità di un confronto, di una comune riflessione critica sul ruolo e sulla funzione che i cattolici, anche a partire dalla contraddittoria esperienza di questi anni, sono chiamati a svolgere, in un momento così drammatico della storia politica del Paese, in uno scenario di gravissima e strutturale crisi economica, di portata mondiale.

Diventare “lievito e sale del mondo” significa pertanto, non militare tutti nello stesso partito, ma essere piuttosto  portatori di valori autenticamente vissuti,  in tutti gli ambiti della vita pubblica, economica e sociale in cui siamo coinvolti.

Significa contribuire, ovunque operiamo, a co–costuire una società capace di giustizia sociale, di responsabilità nei confronti delle nuove generazioni, di distribuzione  equa della ricchezza, di uso consapevole  delle risorse. 

Personalmente, auspico che Todi sia l’opportunità per l’avvio di un percorso che ha tantissima strada davanti a sè.

Paolo Bonafè 

Componente Segreteria Comunale PD - Venezia

pubblicato lunedì 24 ottobre 2011 in blog

Manovra finanziaria e equità sociale.

La manovra finanziaria del Governo prevede, fra l’altro, l’aumento  di un punto percentuale dell’ IVA. Si tratta di uno strumento, bocciato dalle associazioni di consumatori, sia perché comporta  un ulteriore carico per le famiglie italiane, sia perché diventa un  intervento depressivo dei consumi, con pesanti ricadute sullo sviluppo economico,  in un momento di grave crisi del sistema. Il Rapporto COOP 2011, evidenzia, inoltre, come il potere d’acquisto delle famiglie sia calato negli ultimi dieci anni del 7% e che ogni punto percentuale di IVA pesi, per ben 7 miliardi, sui consumi annuali. I settori più colpiti saranno certamente quelli dei beni di non prima necessità, quali auto, arredo casa, multimedia, elettrodomestici, abbigliamento e vacanze, rispetto ai quali gli Italiani hanno già concentrato la loro politica di risparmio, prolungando l’uso dei beni accessori, rispetto al passato, e programmando periodi di ferie sempre più brevi. Ma ora le famiglie dovranno contrarre anche le spese riferite ai beni di primaria importanza: alimentari,  servizi  e benzina.

In questo modo diventa evidente come l’aumento dell’IVA, veicolato quale strumento a basso impatto che coinvolge uniformemente gli italiani, colpisca, in realtà, solo le famiglie a basso e medio reddito, i cui consumi sono già contratti. L’IVA è solo uno degli esempi per dimostrare come questa manovra finanziaria sia lontana dal principio di equità fiscale previsto dall’art.53 della Costituzione “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Anche il cosiddetto contributo di solidarietà crea disparità, a parità di reddito, fra dipendenti pubblici e privati, ledendo il principio costituzionale dell’eguaglianza.

Si tratta, pertanto, di una manovra inadeguata ad introdurre riforme strutturali  in grado, ad esempio, di contrastare le  ampie fasce di evasione fiscale, che rappresenta una delle cause endemiche del nostro deficit pubblico, infatti, da valutazioni del centro studi di Confindustria di giugno 2010 emerge che l’evasione fiscale effettiva è senz’altro superiore a 125,5 miliardi di euro, che corrisponde a 344 milioni di euro al giorno e a 14,33 milioni all’ora.

In tal senso, andava costruito un intervento in grado di rendere “conveniente“ per i cittadini la richiesta di fatture e ricevute fiscali per tutte le prestazioni di cui usufruiscono: questo lo si può ottenere solo introducendo il sistema delle detrazioni / deduzioni fiscali fino al 30%, per tutte le attività e prestazioni professionali di cui quotidianamente ci avvaliamo. Inoltre, si potrebbe introdurre una norma che vincoli alla certificazione tutti i lavori svolti all’interno delle abitazioni, certificazioni da allegare, obbligatoriamente, agli atti di compravendita degli immobili.

Un ulteriore strumento anti evasione è rappresentato  dall’utilizzo obbligatorio  di bancomat e  carte di credito,  per le transazioni che superino i 250 euro.

La tracciabilità delle transazioni di ciascuno di noi,  permetterebbe di porre in relazione       il reddito dichiarato con il tenore di vita delle persone, mettendo in luce tutte le incoerenze  fra dichiarazioni di redditi basse e stili di vita lussuosi.

Paolo Bonafè

Lido di Venezia – 9/9/2011

pubblicato venerdì 16 settembre 2011 in blog

Si può sperare in una politica migliore

In una scena politica sempre più dominata da risse televisive e diverbi, diviene necessario recuperare modelli di comunicazione incentrati sul dialogo e sulla moderazione. Infatti questi atteggiamenti portano ad una disaffezione del cittadino verso le istituzioni ed un crescente assenteismo dalle urne, perché si accomuna il gran vociare e l’insulto facile, al vuoto di pensiero e all’assenza di un progetto politico. I cittadini rivendicano autonomia e capacità di valutazione critica che si esprimono anche attraverso il voto democratico: questo è oramai slegato da logiche di schieramento e tende a premiare le persone ed i programmi proposti. Infatti tutti gli istituti di rilevazione evidenziano come il più grande partito italiano è quello di chi non vuole andare a votare o di quello composto da coloro che decidono a chi assegnare il proprio voto, solo negli ultimi giorni di campagna elettorale, dopo aver analizzato i diversi programmi elettorali proposti. Tale nuovo approccio alla politica va attentamente analizzato perché mette in luce la crisi dei partiti, divenuti autoreferenziali ed approfondisce la frattura tra loro e la cosiddetta società civile. Stiamo pagando i danni provocati dalla nuova legge elettorale del 2005, denominata “porcellum” dallo stesso ideatore, che introdusse il sistema proporzionale puro con lo sbarramento al 4%, ma che ha impoverito ulteriormente la possibilità di espressione democratica del voto dei cittadini, con la predefinizione degli eletti da parte delle segreterie dei partiti, il cui potere è aumentato a dismisura. Una conseguenza evidente è la scarsa rappresentatività nel territorio degli eletti che oramai hanno perso la capacità di interlocuzione e di ricerca del consenso, perché risulta più semplice legarsi al politico potente di turno, che gli garantisce la possibilità di avere un seggio sicuro e quindi una elezione certa.

La politica ha quindi una grande responsabilità, quella di ritrovare il senso forte del suo agire nei valori fondanti di una democrazia matura.

Oggi, l’Italia è attraversata da una crisi non solo economica ma anche sociale che richiede una funzione di governo capace di esprimersi attraverso la realizzazione di riforme importanti. I cittadini hanno bisogno di una politica che avvii processi di cambiamento concreti, in grado di incidere sulle loro condizioni di vita. Gli interventi prioritari riguardano: la tutela del reddito e del potere d’acquisto, anche utilizzando la leva fiscale, la lotta  all’evasione ed una politica dell’accesso al credito che aiuti l’impresa, i giovani e la famiglia (le banche hanno beneficiato dell’aiuto di stato, nel momento di crisi, per salvare i propri capitali ed ora devono ritornare tali aiuti in termini di minori limiti al credito); una scuola che formi i giovani alle nuove necessità del mondo del lavoro; l’accesso ad un mercato del lavoro che offra garanzie di futuro alle generazioni più giovani e dopo il periodo di lavoro,  gli garantisca una pensione; il potenziamento di servizi sociali per le famiglie, gli anziani e le persone diversamente abili; l’offerta di una sanità di qualità in tutte le aree geografiche del Paese; una qualità e quantità di trasporto pubblico locale idonei alle esigenze di mobilità dei cittadini; un grande piano infrastrutturale mirato alle esigenze delle imprese e del sistema di trasporto integrato; una portualità diffusa ed integrata e per finire la lotta alla criminalità organizzata, che oramai ha diramazioni ed interessi in tutto il Paese.

Una riflessione sugli avvenimenti politici di questi ultimi mesi dimostra, invece, l’inopportunità che entrino, nell’agenda di governo, i temi relativi alla giustizia ( che invece stanno bloccando l’attività del parlamento e che sembrano interessare solo il Premier e i suoi accoliti), la modifica della costituzione repubblicana oppure i temi relativi all’ambito dei diritti civili (Bioetica, fine vita e coppie di fatto) perché interessano trasversalmente gli schieramenti politici e per questo vanno affrontati e votati in parlamento nelle libertà delle coscienze.  Questo disinnescerebbe la polemica politica, cui stiamo assistendo, evitandoci, per quanto concerne i temi etici, la penosa appropriazione dei valori cattolici da parte di coloro che erano in prima fila al Family Day,  per poi dimostrare, con i fatti e con i propri stili di vita, che erano i primi a non rispettarne i crismi.

Paolo Bonafè

pubblicato martedì 24 maggio 2011 in blog

Anche in tempo di crisi un miglior trasporto pubblico è possibile

La crisi con la riduzione dei trasferimenti, imposti dal Governo e dalle Regioni, impatta pesantemente sul settore della mobilità. Nel Veneto ne  risentiamo in modo particolare poiché  nostra  la Regione, più di altre, ha scelto un tagliare i propri finanziamenti dell’11,4% rispetto agli anni precedenti.

Premettendo che il diritto alla mobilità,  come sanità e sociale, attiene ad un ambito qualificante per il benessere di un territorio,  qualsiasi scelta operata in questo settore ha ricadute immediate, poiché ha a che fare con i tempi di vita delle persone, con impatti anche sul piano economico.  Quotidianamente gli utenti del TPL verificano le conseguenze dei tagli apportati in una Provincia, come quella di Venezia,  che ha una conformazione particolare, con un alta densità abitativa e  con una miriade di piccoli comuni, uniti oramai da una unica cintura urbana.

Efficienza  e accessibilità del settore pubblico dei trasporti, sono per un territorio fattori determinanti di sviluppo socio-economico e di impatto ambientale, nel contempo, è ormai un dato acquisito  che vanno tutelati i diritti di mobilità dei lavoratori pendolari e delle fasce più deboli dell’utenza, ma la situazione dei tagli costringe le aziende di trasporto - in accordo con le amministrazioni locali - a contrarre il servizio e a rimodularlo in base alle nuove disponibilità ( per non portare le aziende stesse alla bancarotta).

Riteniamo però che, a fronte della necessità di garantire il pareggio dei bilanci, il taglio delle linee  e/o la  rimodulazione tariffaria, non rappresentino le uniche e sole strade percorribili in  risposta alla crisi. Serve, infatti,  una strategia globale che incentivi effettivamente il trasporto pubblico rispetto a quello individuale, mediante una reale integrazione ferro-gomma e l’incentivazione di una mobilità cittadina  di tipo ciclabile .

Si deve puntare, in una logica di sistema,  alla integrazione delle reti, degli orari, dei servizi, dei biglietti, imponendo un modello virtuoso che riduca gli sprechi e  le sovrapposizioni.  Le attuali criticità sono il risultato della carenza di una funzione efficace  di governance, a fronte della frammentarietà dei decisori e delle aziende che gestiscono il servizio.  La normativa e gli atti di programmazione territoriale erano chiamati a  favorire la crescita dimensionale dei bacini e delle imprese, producendo quelle economie di scala, indispensabili, in una fase di risorse finite e limitate. In tal senso, era più efficace prevedere un’ unica gara, per l’assegnazione dei servizi del TPL, su area vasta o su tutto il territorio regionale, in luogo del frazionamento per bacini provinciali.

Il TPL ha bisogno di una grande stagione di responsabilità dei soggetti politici e istituzionali, di fronte alla possibile devastazione del diritto alla mobilità. Le difficoltà del trasporto pubblico devono essere affrontate e discusse con la partecipazione e il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse. Le associazioni di rappresentanza dell’utenza devono avere tutte le informazioni necessarie per un pieno e responsabile coinvolgimento nelle scelte. In questo modo si riconosce al cittadino la funzione di stekolder,  che esprime pareri decisivi  nella  programmazione dei servizi e la buona amministrazione si misura anche su questo.

 

Venezia, 5 maggio 2011

Firmato da:

Paolo Bonafè e Luca Scalabrin

Consiglieri di amministrazione di ACTV SpA

pubblicato venerdì 13 maggio 2011 in blog

Etica Amministrativa

Quanto avvenuto, prima in Provincia e poi in Comune di Venezia, deve far riflettere tutti coloro che svolgono ruoli politico-amministrativi, ma anche le segreterie dei partiti, perché Il successo di qualsiasi politica pubblica dipende in primo luogo dal buon funzionamento dell’amministrazione. La corruzione e qualsiasi irregolarità nel Servizio pubblico sono un ostacolo all’efficienza e minano la legittimità dello Stato di diritto; causano, inoltre, la perdita di fiducia dei cittadini nelle istituzioni politiche. La corruzione in generale, e quella amministrativa in particolare, va considerata un male pubblico poiché i suoi costi, a valenza economica e politica, ricadono su tutta la comunità sotto forma di diseconomie esterne. Le strategie e le politiche pubbliche, rivolte a combattere la corruzione politico amministrativa, devono essere indirizzate sia a ridurne le opportunità, sia a disincentivarne il ricorso, creando le condizioni perché per nessuno sia conveniente entrare in transazioni corrotte. All’interno dell’Amministrazione va, pertanto, ridata centralità al binomio etica e trasparenza, che vanno riconosciuti come valori cardine della cultura amministrativa. La trasparenza si lega indissolubilmente a funzioni operative come la comunicazione, la partecipazione, la tracciabilità, i processi autorizzativi, le procedure degli appalti, la valutazione dell’azione amministrativa e dei suoi risultati. La trasparenza, pertanto, rappresenta il principio che garantisce di entrare nel cuore dell’azione amministrativa, ne influenza il comportamento, favorendo il consolidamento di una “etica pubblica”. Paolo Bonafè – Lido di Venezia

pubblicato lunedì 11 aprile 2011 in blog

Disastro antropologico e sociale nell’Italia 2011

Anche la Chiesa, a seguito dello scandalo sessuale che ha investito il Presidente del Consiglio, ha finalmente denunciato il “disastro antropologico” che attraversa la società italiana. Non si può non concordare con la CEI nel momento in cui si appella alla formazione delle coscienze come strumento fondamentale per superare la “desertificazione valoriale”,  fattore costituente di una mentalità, imbevuta di “una rappresentazione fasulla dell’esistenza, volta a perseguire un successo basato sull’artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile, l’ostentazione e il mercimonio di sé”. Una mentalità alla radice del “disastro antropologico” che “si compie a danno soprattutto di chi è in formazione”.

Ma questa drammatica fotografia, che dimostra l’avvelenamento culturale cui l’Italia è stata sottoposta dopo 17 anni di berlusconismo, si accompagna al  “disastro sociale”  che priva ulteriormente  le nuove generazioni di possibilità di progettare il loro futuro, di sentirsi protagonisti della vita del Paese. La crisi economica sta provocando l’aumento delle distanze sociali, accentuando le disuguaglianze e accentrando la ricchezza nelle mani del 10% delle famiglie che, da sole, detengono il 45% delle ricchezza del Paese. I ricchi, insomma, sono sempre più ricchi e i poveri sono sempre più poveri, mentre la classe media scivola inesorabilmente nella precarietà  economica.

Un tempo il lavoro rappresentava una garanzia di dignità contro la povertà, oggi questo non è più vero: anche in Italia si sta affermando la categoria dei lavoratori poveri, fenomeno ben conosciuto negli USA, dove ha trovato la definizione sociologica di  “workong poor”

Dobbiamo invertire la rotta rispetto  ad una politica del lavoro, che enfatizza flessibilità e precarietà, a fronte della concreta  perdita e rimodulazione dei diritti acquisiti in tanti anni di lotte sindacali.

Assistiamo così ad una autentica emergenza sociale che sta creando generazioni prive di tutele previdenziali e ammortizzatori sociali: i giovani oggi vivono un peggioramento sociale ed economico della loro vita rispetto alla generazioni dei loro padri, una involuzione del processo di crescita del Paese, inconcepibile fino a 15  anni fa.

Anche il tasso ufficiale di disoccupazione è falsato dalla presenza dei cosiddetti lavoratori scoraggiati – che  non si iscrivono più negli uffici del lavoro - e dal moltiplicarsi dei contratti ascrivibili allo stesso lavoratore.

Oggi sono le  famiglie e non lo Stato  a farsi carico della funzione di ammortizzatore sociale.

In questo scenario rappresentano un ricordo le tre “I” dello slogan di Berlusconi (impresa, inglese, informatica) che hanno lasciato il posto a  “P”,  precarizzazione, povertà, paura. La sfida oggi sta in una nuova svolta politica, culturale e valoriale che investa in un Italia dove si affermino  le tre “S”: solidarietà, società e sicurezza.

Paolo Bonafè -

pubblicato lunedì 07 febbraio 2011 in blog

La crisi di Eurolandia e quale politica economica per l'Italia

La crisi di Eurolandia e quale politica economica per l'Italia
L' onda lunga della crisi economica continua ad impattare i paesi europei: dopo la crisi della Grecia, con il conseguente ri-finanziamento da parte della Comunità Europea, ora tocca all'Irlanda subire una analoga  situazione, per la catastrofica condizione in cui gravano le sue banche. Il problema riguarda l'enorme esposizione nei confronti del settore immobiliare che, ancora nel 2005, pesava per il 22% del PIL causando, già nel 2009, la recessione e la contrazione dello stesso PIL tra il 6 e il 7% . Ma lo scenario europeo  vede in particolare difficoltà il Portogallo e la Spagna, paese che nel Portogallo ha investito molti capitali nel settore immobiliare. A causa dei debiti/crediti tra queste due nazioni, alcuni analisti pongono il limite di default al primo trimestre del 2011, quando gli istituti finanziari dovranno pubblicare i dati della loro esposizione immobiliare;  alcune voci, riportate dal Financial Time Deutschland, parlano di pressioni affinché Lisbona richieda subito il salvataggio europeo, per consolidare le posizioni spagnole. Ambedue i Paesi stanno per emettere ingenti emissioni di buoni del tesoro per ricapitalizzare il proprio debito pubblico, rischiando di diventare vulnerabili alle azioni speculative internazionali, magari manovrate dai paesi emergenti o dagli Stati che non hanno interesse ad un Euro forte. In questa prospettiva la crisi di eurolandia diventerebbe  insostenibile e potrebbe causare problemi inflattivi di tale portata,  da far cadere anche l'Italia nella fase recessiva, e far propendere Francia e  Germania, paesi più forti, a rivedere la loro partecipazione ad una moneta unica. La crisi mette in luce il fallimento dell'Europa nell'esprimere una efficace capacità di governo, per le resistenze degli stati membri, che non hanno permesso si affermassero politiche economiche unitarie,  ma solo una  generica governance delle regole. Come conseguenza abbiamo un' Europa a due velocità con il rischio di una rottura fra aree economicamente più forti, non più disponibili  a farsi carico di quelle più deboli. Si potrebbe, così, aprire una nuova fase che comporterebbe o la  revisione dei parametri europei, o l'uscita voluta od indotta dal sistema di alcuni paesi. L'Italia stessa si troverà a breve a dover rifinanziare  il proprio debito pubblico con una notevolissima emissione di titoli di stato e potrebbe finire oggetto degli stessi speculatori, che stanno mettendo in ginocchio la Spagna. La situazione richiede, con drammatica urgenza, un governo del Paese in grado di farsi carico, prima della fine dell'anno, di azioni prioritarie per salvaguardare  la nostra finanza da azioni di speculazione finanziaria. La prima è ridare stabilità, autorevolezza e credibilità alla politica italiana, fattori determinanti per la solidità economica del Paese, superando l'attuale stallo di un governo incapace di dare la giusta attenzione ai problemi degli italiani, perché proteso a difendersi da continui e progressivi scandali. L'ipotesi è un governo di ampia maggioranza che chiami alla corresponsabilità  tutti i soggetti in grado di assumersi l'onere di affrontare la crisi, adottando misure drastiche, anche se  impopolari. La seconda azione, è legata alla programmazione economico-finanziaria e riguarda la necessità di arrestare i processi di delocalizzazione industriale,  l'avvio di una incisiva lotta all'evasione fiscale, la promozione di un welfare che abbia la famiglia come soggetto prioritario e centrale. La terza azione riguarda la ricontrattazione della nostra partecipazione all'Euro, nella consapevolezza che,  se questo percorso non fosse praticabile, dovremmo affrontare una Exit Strategy, ovvero la valutazione di una nostra uscita dall'Euro,  secondo il modello adottato dal Regno Unito. Si tratta di una scelta prospettata da alcuni economisti, che comporterebbe inizialmente una forte crisi di adattamento ai mercati, ma che avrebbe sul futuro, ricadute favorevoli, poiché sostituirebbe il vincolo esterno, a cui ci sottopone l'Europa,  con una diretta responsabilità del nostro governo, che avrebbe la sovranità delle scelte economiche che ci riguardano e anche sulle strategie  delle alleanze globali. Si tratta di utopie o di fughe in avanti, certo è  che il primo trimestre del 2011 è alle porte, e lì potremo misurare le condizioni del nostro futuro.
Paolo Bonafè
Lido di Venezia 20/12/2010

pubblicato lunedì 10 gennaio 2011 in blog

Una nuova Italia è possibile

Mancano pochi giorni al fatidico 14 dicembre, giorno della presentazione della mozione di sfiducia al Governo da parte delle opposizioni e di FLI, e si alza forte la voce di quanti  denunciano la compravendita di parlamentari, a fronte di coloro che giustificano il trasformismo come  “normale mobilità” di appartenenza tra gruppi parlamentari.

Ma per l’opinione pubblica, gravemente preoccupata dalla crisi finanziaria e dalle sue pesanti ricadute sui livelli occupazionali, il teatrino della politica provoca un disgusto profondo e rabbioso. I leader delle diverse formazioni politiche stanno mascherando le loro vere intenzioni con comunicati e azioni, spesso fra loro contradditori. Sembra esserci una sola certezza: a Berlusconi conviene il voto a primavera, con in vigore l’attuale legge elettorale che gli garantisce la scelta dei parlamentari e assegna il premio di maggioranza alla coalizione vincente, anche per un sol voto.  Oggi la coalizione PDL e LEGA viene data circa al 40%, pur con una emorragia di voti dal   PDL verso la LEGA, ma  Berlusconi otterrebbe il risultato di punire i dissidenti di FLI, che sarebbero costretti ad allearsi con l’UDC e l’API, formando un terzo polo, dai risultati elettorali non particolarmente lusinghieri.  Il voto sarebbe utile  anche al PD che, dagli accordi in corso tra Casini e Fini che puntano fortemente ad un governo “tecnico” (o un Berlusconi bis allargato) che li veda protagonisti,  rischia di restare fuori della partita: i  sondaggi, infatti, danno un PD in calo di consensi rispetto alle politiche 2008,  ma compensati da una Sinistra in crescita, tanto da portare  la somma dei voti di PD-IDV e SEL al 38%.

Questo significa che i due poli di centrodestra e di centro sinistra potrebbero confrontarsi con un certo equilibrio (e l’elettorato questa volta potrebbe premiare il centrosinistra) mentre il terzo polo, considerato causa della caduta del Governo, resterebbe isolato, nell’impossibilità di praticare alleanze.

Per questo auspico che il PD non cada in logiche tatticistiche, ma si faccia interprete efficace delle richieste che provengono dal Paese - innanzi tutto stabilità, credibilità, legalità - e si assuma la responsabilità di disegnare, come proposta elettorale,  un nuovo grande progetto in cui l’Italia  produttiva e solidale si riconosca, quell’ Italia  che vediamo unita ed operosa nelle sciagure, ma spesso disorientata e lacerata, causa l’affermarsi da vent’anni di una cultura deteriore e manipolatrice. Credo che il più grande partito della sinistra italiana, facendo sinergia tra tradizione socialdemocratica e  cattolica, possa e debba essere il protagonista del processo di cambiamento, indispensabile per dare un futuro di democrazia, di benessere sociale ed economico al Paese..

 Paolo Bonafè Lido di Venezia 10/12/2010

pubblicato sabato 11 dicembre 2010 in blog

La crisi di Eurolandia e quale politica economica per l’Italia

L’ onda lunga della crisi economica continua ad impattare i paesi europei: dopo la crisi della Grecia, con il conseguente ri-finanziamento da parte della Comunità Europea, ora tocca all’Irlanda subire una analoga situazione, per la catastrofica condizione in cui gravano le sue banche. Il problema riguarda l’enorme esposizione nei confronti del settore immobiliare che, ancora nel 2005, pesava per il 22% del PIL causando, già nel 2009, la recessione e la contrazione dello stesso PIL tra il 6 e il 7% . Ma lo scenario europeo vede in particolare difficoltà il Portogallo e la Spagna, paese che nel Portogallo ha investito molti capitali nel settore immobiliare. A causa dei debiti/crediti tra queste due nazioni, alcuni analisti pongono il limite di default al primo trimestre del 2011, quando gli istituti finanziari dovranno pubblicare i dati della loro esposizione immobiliare; alcune voci, riportate dal Financial Time Deutschland, parlano di pressioni affinché Lisbona richieda subito il salvataggio europeo, per consolidare le posizioni spagnole. Ambedue i Paesi stanno per emettere ingenti emissioni di buoni del tesoro per ricapitalizzare il proprio debito pubblico, rischiando di diventare vulnerabili alle azioni speculative internazionali, magari manovrate dai paesi emergenti o dagli Stati che non hanno interesse ad un Euro forte. In questa prospettiva la crisi di eurolandia diventerebbe insostenibile e potrebbe causare problemi inflattivi di tale portata, da far cadere anche l’Italia nella fase recessiva, e far propendere Francia e Germania, paesi più forti, a rivedere la loro partecipazione ad una moneta unica. La crisi mette in luce il fallimento dell’Europa nell’esprimere una efficace capacità di governo, per le resistenze degli stati membri, che non hanno permesso si affermassero politiche economiche unitarie, ma solo una generica governance delle regole. Come conseguenza abbiamo un’ Europa a due velocità con il rischio di una rottura fra aree economicamente più forti, non più disponibili a farsi carico di quelle più deboli. Si potrebbe, così, aprire una nuova fase che comporterebbe o la revisione dei parametri europei, o l’uscita voluta od indotta dal sistema di alcuni paesi. L’Italia stessa si troverà a breve a dover rifinanziare il proprio debito pubblico con una notevolissima emissione di titoli di stato e potrebbe finire oggetto degli stessi speculatori, che stanno mettendo in ginocchio la Spagna. La situazione richiede, con drammatica urgenza, un governo del Paese in grado di farsi carico, prima della fine dell’anno, di azioni prioritarie per salvaguardare la nostra finanza da azioni di speculazione finanziaria. La prima è ridare stabilità, autorevolezza e credibilità alla politica italiana, fattori determinanti per la solidità economica del Paese, superando l’attuale stallo di un governo incapace di dare la giusta attenzione ai problemi degli italiani, perché proteso a difendersi da continui e progressivi scandali. L’ipotesi è un governo di ampia maggioranza che chiami alla corresponsabilità tutti i soggetti in grado di assumersi l’onere di affrontare la crisi, adottando misure drastiche, anche se impopolari. La seconda azione, è legata alla programmazione economico-finanziaria e riguarda la necessità di arrestare i processi di delocalizzazione industriale, l’avvio di una incisiva lotta all’evasione fiscale, la promozione di un welfare che abbia la famiglia come soggetto prioritario e centrale. La terza azione riguarda la ricontrattazione della nostra partecipazione all’Euro, nella consapevolezza che, se questo percorso non fosse praticabile, dovremmo affrontare una Exit Strategy, ovvero la valutazione di una nostra uscita dall’Euro, secondo il modello adottato dal Regno Unito. Si tratta di una scelta prospettata da alcuni economisti, che comporterebbe inizialmente una forte crisi di adattamento ai mercati, ma che avrebbe sul futuro, ricadute favorevoli, poiché sostituirebbe il vincolo esterno, a cui ci sottopone l’Europa, con una diretta responsabilità del nostro governo, che avrebbe la sovranità delle scelte economiche che ci riguardano e anche sulle strategie delle alleanze globali. Si tratta di utopie o di fughe in avanti, certo è che il primo trimestre del 2011 è alle porte, e lì potremo misurare le condizioni del nostro futuro. Paolo Bonafè Lido di Venezia

pubblicato lunedì 29 novembre 2010 in blog

Dall’Unione Europea un sostegno per l’ambiente e l’occupazione

La Commissione Industria del Parlamento Europeo ha votato, lo scorso 2 settembre, l’allocazione di risorse finanziarie, afferenti al Programma Energetico Europeo per la Ripresa, finalizzate a perseguire il doppio obiettivo di promuovere il rispetto ambientale e garantire il sostegno all’occupazione. Si tratta, infatti, di uno strumento orientato a stimolare la ripresa dalla recessione, che colpisce complessivamente l’economia dell’UE, rafforzando la capacità dell’Unione di raggiungere i propri obiettivi politici in materia di energia, in particolare la sicurezza e la diversificazione degli approvvigionamenti energetici, il funzionamento del mercato interno dell’energia e la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

Si tratta di un importante finanziamento, di circa 114 milioni di euro, destinato a Enti Locali, Regioni ed Enti privati, per la realizzazione di progetti di efficienza energetica e fonti rinnovabili, indirizzati prevalentemente al sistema di trasporto pubblico, all’illuminazione stradale, all’installazione di contatori intelligenti, secondo l’approccio del basso impatto ambientale.

La realizzazione di tali azioni, avrà strategicamente ricadute positive sull’occupazione, poiché si tratta di attività che non possono essere delocalizzate, richiedendo manodopera locale: si tratta pertanto di una strategia che coniuga obiettivi ecologici all’importante  opportunità di muovere l’economia in ciascuno dei  territori, investiti da questa linea di finanziamento. In questa logica, troveranno particolare attenzione le proposte progettuali, promosse da partnership fra enti pubblici e privati con cooperative edilizie ed agenzie per lo sviluppo.

Paolo Bonafè – Presidente Ass. Cult. Laboratorio Venezia

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pubblicato lunedì 04 ottobre 2010 in blog

La creatività al servizio dell’acqua del rubinetto.

Le campagne volte a promuovere il consumo dell’acqua del rubinetto, si moltiplicano e sviluppano nuovi strumenti di comunicazione, per educare i cittadini a modelli di utilizzo delle risorse a basso impatto ambientale.

In questa filosofia si colloca un concorso, aperto a tutti, intitolato “Message is the Bottle”, volto alla realizzazione di una bottiglia di design per l’acqua del rubinetto. Il promotore dell’originale iniziativa è una rete di partenariato che vede insieme Publiacqua, Controradio, Istituto Europeo di Design di Firenze e Legambiente Toscana. Il bando, che scade il prossimo 24 settembre, è scaricabile dal sito www.acquadelrubinetto.it, indica le specifiche tecniche e i materiali richiesti, precisando che la bottiglia dovrà avere le caratteristiche di  essere in vetro riciclato, di colore bianco trasparente, di alta qualità funzionale ed estetica e di prestarsi alla produzione industriale.

Nella nuova logica dei consumi a Km 0, l’acqua del rubinetto è di certo il prodotto che rientra maggiormente in questa filosofia, il suo uso rappresenta, infatti, una scelta che ha notevoli ricadute di impatto ambientale,  evitando il proliferare delle bottiglie di plastica e  i costi ambientali del loro trasporto su strada.

Queste campagne di coinvolgimento diretto dei cittadini mettono in luce quanto, i temi riferiti al rispetto per l’ambiente e allo sviluppo compatibile, possano vederci tutti protagonisti grazie a cambiamenti di stili di vita, che riguardano la nostra semplice quotidianità. Anche “Message is the Bottle”, sollecitando competenze e creatività, promuove in modo originale comportamenti sociali a basso impatto.

Paolo Bonafè

Presidente Ass.  Laboratorio Venezia

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pubblicato lunedì 20 settembre 2010 in blog

Tratta e sfruttamento nuovi volti della schiavitù

Si tratta di una commemorazione scivolata via senza alcun clamore ma, lo scorso  23 agosto, l’ONU ha celebrato la “Giornata in ricordo della Schiavitù e della sua Abolizione”, evento che rappresenta un richiamo forte a riflettere come, seppur abrogata, la schiavitù umana oggi continui ad esistere sotto nuove forme. Ce ne sono molti di “nuovi schiavi” ai bordi dei nostri marciapiedi e delle nostre strade, guardati con indifferenza, fastidio e disprezzo, esseri umani che rappresentano solo una piccola parte di un numeroso esercito, composto nella sola Italia da 50.000 adulti e minori, vittime di tratta e di molteplici forme di sfruttamento, che riguardano l’accattonaggio, la prostituzione, il lavoro nero e altre attività illegali.

Sono dati di un fenomeno attentamente rappresentato dal Rapporto di “Save the Children” dal titolo “Le nuove schiavitù” e presentato la scorsa settimana. Si tratta di numeri che peccano per difetto, poiché riguardano le persone che sono state intercettate dalle reti di assistenza ed aiuto attive nel nostro Paese, ma sono molti altri quelli che vivono condizioni di marginalità estrema, senza poter accedere mai ad alcuna opportunità. La strategia per contrastare il fenomeno è quella che vede la collaborazione e la sinergia fra Forze dell’Ordine e i soggetti titolati ad attuare percorsi di protezione sociale, secondo un modello che vede, fra l’altro, il Comune di Venezia punto di riferimento internazionale. Ma a fronte della necessità di potenziare e consolidare le reti di intervento, il Governo ha deciso di sopprimere le 14 postazioni locali del Numero Verde Nazionale Antitratta, per sostituirle con un'unica postazione centrale.

Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato venerdì 10 settembre 2010 in blog

Albergo diffuso per un turismo ecocompatibile

Estate, tempo di vacanze: fra la pluralità delle offerte del mercato, è interessante riscontrare come si stia affermando, al di là del turismo di massa e dei pacchetti di viaggio preconfezionati, un nuovo modello di turismo ecocompatibile, attento a rispettare il territorio e a preservare il tessuto sociale, che in esso è innestato, grazie alla valorizzazione dell’ambiente, della storia e della cultura dei luoghi. L’esperienza dell’ “Albergo diffuso”, è esemplare a mettere in luce come sia possibile promuovere sia la ricettività dei borghi storici, di cui l’Italia è ricchissima, sia le comunità locali che li abitano: tale proposta si concretizza nella diffusione della ricezione in più abitazioni, secondo una concezione orizzontale, centralizzando invece, in un’ unica sede, i servizi di tipo alberghiero (reception, spazi comuni, sala da pranzo). Questo permette la rivitalizzazione del territorio, il potenziamento del senso di ospitalità di una comunità, garantendo al turista una diversa qualità relazionale e di incontro con il contesto locale, che esce dall’anonimato e dallo standardizzato. Tali esperienze rafforzano e consolidano i legami di una comunità, il senso di appartenenza alla cultura e alle tradizioni, ma nel contempo aprono all’incontro con l’altro. Non a caso questo modello, nato nel Friuli del dopo terremoto, per favorire il processo di ricostruzione e rivitalizzazione dei piccoli centri colpiti, evitandone l’abbandono, si è poi affermato in molte regioni, rappresentando un elemento distintivo e di qualità del made in Italy. La vacanza diventa così occasione di autentica conoscenza di luoghi e opportunità di arricchimento umano. Tale esperienza potrebbe trovare terreno fertile anche nelle isole della nostra laguna, dove esiste un habitat ambientale nel quale si coniugano con estrema armonia siti di interesse culturale con luoghi dove la natura dimostra tutta la sua bellezza.

Paolo Bonafè - Lido di Venezia

pubblicato mercoledì 11 agosto 2010 in blog

Una grande risposta civile contro la privatizzazione dell’acqua.

acqua pubblicaSenza grandi battage pubblicitari per la mobilitazione di massa, la campagna di raccolta  firme contro la privatizzazione dell’acqua, ha raccolto, in soli tre mesi, un milione e quattrocentomila adesioni.

Un successo straordinario che permetterà ai cittadini di esprimere - attraverso un referendum che dovrebbe tenersi nella primavera 2011 - il proprio parere nei confronti di un provvedimento governativo, che ha previsto per tutto il Paese la privatizzazione delle risorse idriche. Operazione che rischia di far aumentare le tariffe, peggiorare i servizi di distribuzione e diminuire la sicurezza del prodotto, nella consapevolezza che i nostri acquedotti esigono investimenti urgenti, poiché disperdono in media, nel loro percorso dalla fonte alle nostre abitazioni,  oltre il 60% di quanto estratto all’ origine. La campagna, non caratterizzatasi per l’appartenenza partitica dei promotori, ha mostrato che gli italiani si sono espressi a favore dell’ “acqua del Sindaco”, ma soprattutto ha evidenziato la loro forte  capacità di attivazione, quando si tratta di rivendicare il diritto di cittadini che vogliono decidere sull’uso dei beni comuni: questa mobilitazione fa cadere il luogo comune che ci assegna un’immagine di persone apatiche e indifferenti alle sorti della società in cui viviamo.

Ma la “battaglia per l’acqua” chiama tutti noi ad una sfida ancora più ardua e cruciale per il futuro dell’intera umanità e che riguarda scelte responsabili per far  fronte al dovere di dare risposta alla domanda di acqua del Pianeta e garantire il  diritto di tutti ad avere accesso a questo bene di prima necessità.

Paolo Bonafè Presidente www.LaboratorioVenezia.it

pubblicato sabato 24 luglio 2010 in blog

Dall’Università di Bologna una campagna contro lo spreco del cibo.

spreco ciboPatrocinata dal Parlamento Europeo e promossa da Last Minute Marking, parte la Campagna “Un anno contro lo spreco”, ideata dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, che persegue l’obiettivo di promuovere le buone prassi in grado di contrastare lo spreco alimentare.

Risulta sicuramente paradossale che, in piena crisi economica, ogni giorno gli italiani gettino nella spazzatura quattromila tonnellate di cibo. Si tratta di un dato che ci accomuna agli stili di vita di altri paesi occidentali: se, per media statistica, una famiglia italiana spreca il 12% degli alimenti acquistati, una svedese si assesta sul 25% e quella americana raggiunge il 40%.

spreco cibo - aranceLo spreco non è riferibile ai soli comportamenti privati, ma riguarda complessivamente una distorsione del sistema di mercato, che investe tutta la filiera alimentare dalla produzione, alla distribuzione, fino al consumo. In questi anni, per invertire il trend, si sono sviluppate pratiche innovative che, da attività di nicchia, si stanno gradualmente diffondendo. Esperienza significativa e consolidata è quella della Fondazione Banco Alimentare che, da anni, recupera eccedenze alimentari  e prodotti prossimi alla scadenza,  per dirottarli alle reti assistenziali. Su questa direttrice si stanno attivando anche gli Enti Pubblici ,attraverso il recupero e la redistribuzione dei pasti non consumati nelle mense di asili, scuole e ospedali. La Campagna ideata dall’Università, dimostrando che lo smaltimento del cibo, finito  fra i rifiuti, non produce solo spreco di risorse, ma anche danni ambientali, vuole incentivare nuove progettazioni e diffondere comportamenti virtuosi,

Paolo Bonafè – Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato lunedì 19 luglio 2010 in blog

La situazione economica delle famiglie italiane e le ricette del PD

Grazie ai periodici Rapporti dell’Istat, abbiamo un monitoraggio costante sulla condizione economica delle famiglie italiane e sui cambiamenti degli stili di consumo, a fronte della crisi economica.



I dati, pubblicati in questi giorni, evidenziano come  la situazione di sofferenza coinvolga ormai tutto il ceto medio: nel 2009, la spesa media delle famiglie è diminuita complessivamente  del 1,7%, ma quella alimentare, da sola, del 3%, ad indicare come i nostri concittadini concentrino il risparmio sul carrello della spesa. Il 60% ha consumato di meno, ma in questa percentuale rientra anche un 35% che ha acquistato prodotti di qualità inferiore: d’altronde rispetto alle spese fisse, legate alla casa e alla sua gestione, è al supermercato che si può tagliare sui costi e tentare di risparmiare. Diminuisce il consumo di carne, di frutta, verdura e pane e si scelgono i prodotti in promozione o con il marchio del distributore: insomma il fare la spesa richiede scelte oculate e ragionate, un vero slalom fra prezzi e offerte.

Ma la crisi economica sta anche provocando l’aumento delle distanze sociali, accentuando le disuguaglianze e accentrando la ricchezza nelle mani del 10% delle famiglie che, da sola, detiene quasi il 45% della ricchezza del Paese. Si tratta di una situazione che radicalizza le posizioni: i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri più poveri,  mentre la classe media scivola inesorabilmente nel disagio economico. Quest’ultimo è un fenomeno che l’America conosce bene e per cui ha trovato la definizione di “working poor”, lavoratori poveri: un tempo il lavoro rappresentava una garanzia contro la povertà, oggi questo  non è più vero. Servono quindi nuove politiche per la famiglia e per il  ceto medio. Il PD non solo protesta, ma anche propone, suddividendo tale proposta in 4 ambiti: 1) riforma fiscale: per spostare il carico fiscale dal lavoro e dall’impresa ai redditi evasi e ai redditi da capitale. (tassazione di tutti i redditi con una aliquota di riferimento del 20%); aumento delle detrazioni di imposta per le donne lavoratrici; assegnazione di un contributo annuo di 3000 euro per figlio ed eliminazione dei tetti ed il “click day” all’utilizzo dei crediti d’imposta per spese in ricerca e sviluppo e per gli interventi nel Mezzogiorno; innalzare la franchigia Irap per le piccole imprese; innalzare i limiti di fatturato e patrimonio e rivedere gli studi di settore; reintrodurre la detrazione di imposta del 55% per le eco-ristrutturazioni e per il risparmio energetico. 2) Allentamento del patto di stabilità: per evitare a Regioni, Provincie e comuni pesanti tagli agli investimenti (messa a norma edifici scolastici, green economy, politiche del welfare). 3) Integrazione delle risorse per la scuola: contenimento dei costi, incentivazione al lavoro per i giovani precari, riforma del sostegno al reddito per i giovani disoccupati. 4) Riavvio delle liberalizzazioni: nel settore dell’energia, della distribuzione, dei servizi bancari, servizi professionali e nel trasporto pubblico. Il tutto accompagnato da un contrasto alla evasione fiscale grazie alla riduzione a 2000 euro del limite per la fatturazione elettronica, accertamento sintetico da redditometro, accesso selettivo alle informazioni bancarie, basta a condoni o scudi fiscali e ripristino delle sanzioni ante 2008. Soprattutto chiedendo al Governo che nella manovra non siano previsti solo tagli, ma anche investimenti per lo sviluppo, così come stanno facendo Germania e Francia, per riavviare in modo virtuoso la ripresa   

Paolo Bonafè Membro Esecutivo Provinciale

PD VENEZIA

pubblicato sabato 10 luglio 2010 in blog

I rischi del federalismo demaniale

federalismo-demaniale-150x150Un nuovo processo sta interessando tutto il territorio nazionale e riguarda il trasferimento, a Regioni ed Enti Locali, dei beni dell’Agenzia del Demanio.

L’elenco dei beni trasferibili non è ancora definitivo, perché in discussione nella competente commissione bicamerale e verrà pubblicato solo a fine luglio: si tratta di un patrimonio inestimabile, che comprende edifici di grande valore storico, musei e fari ma, soprattutto, aree naturalistiche, che rappresentano tesori inestimabili. Nel nostro territorio il trasferimento riguarderà, ad esempio, l’ex Forte di S. Erasmo, l’ex Poligono del tiro a segno  a Murano, l’ex Caserma Pepe e gli arenili  al Lido e l’isola di S. Angelo delle Polveri. Ma anche l’isola dell’Unione a Chioggia  e le Dolomiti che fanno corona a Cortina d’Ampezzo.

Questa vicenda, se da un lato rappresenta l’esito di un percorso fortemente auspicato - perché vede le comunità riappropriarsi del proprio territorio di riferimento - dall’altro, apre alcune questioni di particolare criticità. Se Regioni, Province e Comuni sono chiamati a favorire “la massima valorizzazione funzionale” dei beni ricevuti, dall’altro potranno provvedere alla vendita di parte di essi per sanare il debito pubblico. Si apre così la strada ad una privatizzazione del territorio, che chiama in causa il rischio per il Paese di una nuova ondata di speculazione economica ed  edilizia. Voci autorevoli segnalano il pericolo di una operazione finalizzata alla necessità di rimpinguare le casse pubbliche e l’allarme per un processo che  nasconde, sotto la veste del  federalismo demaniale, un percorso di progressiva alienazione dei beni pubblici.

Paolo Bonafè Presidente  Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 03 luglio 2010 in blog

Sagre paesane a basso impatto ambientale

sagreEstate, tempo di sagre e feste paesane, occasioni preziose  per mantenere vive tradizioni religiose, per valorizzare i prodotti dei territori e per rinsaldare il senso di appartenenza ad una comunità.

Ma  queste manifestazioni, dall’importante valenza sociale, hanno ricadute meno edificanti dal punto di vista dell’impatto ambientale, in quanto producono quantità rilevanti di rifiuti difficilmente riciclabili. Uno studio ha evidenziato, infatti, che le stoviglie usa e getta, anche se selezionate e raccolte con la normale plastica, non possono essere riciclate, poiché sono realizzate in un materiale particolare, il  polistirolo cristallo, che richiede un processo  di riciclo differenziato.

sagre2Dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Valle D’Aosta  è partita l’iniziativa di promuovere, coinvolgendo le Pro Loco del territorio, un decalogo che fissi le regole per feste paesane a zero impatto ambientale, prevedendo stoviglie lavabili e tovaglie riutilizzabili, ma anche modalità di raccolta differenziata, l'asporto del cibo non consumato, l’attivazione di  progetti di comunicazione e  la realizzazione, durante le feste, di eventi di educazione ambientale. Anche il Veneto risponde con interesse alla sollecitazione di questa iniziativa, pur a fronte di una complessità territoriale che vede la presenza di 515 Pro Loco, impegnate ad organizzare, per la sola estate, circa 2.000 eventi. Il Protocollo della Valle D’Aosta  evidenzia come le sagre di paese possano essere, non solo svago, ma anche opportunità concreta per sviluppare sensibilità e attenzione alle questioni ambientali e  mostrare la fattibilità di cambiamenti  negli stili di vita collettivi.   

Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

 

 

pubblicato sabato 26 giugno 2010 in blog

La sicurezza stradale fra fattore umano e sviluppo tecnologico

incidenti stradaliSono alle porte i grandi esodi estivi delle vacanze, segnati purtroppo anche da eventi luttuosi, provocati dagli incidenti stradali. Campagne promozionali invitano alla prudenza, dando indicazioni concrete per salvaguardare la sicurezza  dei nostri viaggi: il rispettare i limiti di velocità e i divieti di sorpasso, l’ allacciare le cinture di sicurezza, il fermarsi quando si è stanchi, il  non  mettersi alla guida, se si sono ingerite sostanze che alterano la lucidità mentale. Il fattore umano è primario e decisivo nella tutela della vita propria ed altrui, ma oggi può essere supportato, in modo complementare, dalle sofisticate tecnologie di cui sono dotate le nuove automobili. Le case di costruzione stanno immettendo nel mercato vetture in grado di garantire forme di sicurezza “attiva” - così definita perché in grado di prevenire gli incidenti -  e “passiva”, per la capacità di attivarsi, in caso di scontro, a protezione di guidatore e passeggeri. Si tratta di tecnologie complesse che, combinate insieme, permettono una forte riduzione dei rischi: computer di bordo in grado di segnalare il pericolo di impatto e che, a fronte di una distrazione del conducente, sono in grado di frenare in sua vece; simulazioni sofisticate degli esiti degli impatti sull’uomo, grazie a sofisticati manichini in grado di segnalare anche i traumi degli organi interni. Si prospetta quindi un futuro in cui assisteremo ad una netta caduta degli incidenti. Intanto possiamo già apprezzare, dal 2007 al 2008, un loro decremento del 5,2%  con una positiva diminuzione di morti (-7,8%) di feriti (- 4,6%). Impegnamoci affinché il 2010 sia nel segno di questo favorevole trend!

Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 19 giugno 2010 in blog

Nuove sinergie per la tutela del Pianeta

terraSabato 5 giugno l’ONU ha celebrato la Giornata Mondiale  dell’Ambiente, con iniziative che si sono svolte in tutti i Paesi: lo slogan dell’evento, dedicato alla biodiversità, è stato declinato in “Molte specie, un pianeta, un futuro”, con l’obiettivo complessivo di mobilitare l’attenzione di tutti i Governi sui cambiamenti climatici e la necessità di politiche per la salvaguardia della Terra. Il nuovo approccio all’ecologia fa propria una concezione olistica, capace di cogliere le questioni cruciali nella loro multidimensionalità: la tutela del pianeta non può essere delegata solo a scienza e tecnologia, ma esige il coinvolgimento dei cittadini affinché, in modo corresponsabile, rivedano i propri stili di vita  nelle modalità di consumo, di alimentazione, di mobilità, di uso del territorio e delle relazioni sociali. Attualmente è possibile produrre energia rinnovabile, non solo dall’ utilizzo del sole e del vento, ma anche dalla  forza che deriva dall’alternarsi delle marea e delle onde, progetti che stanno trovando concreta realizzazione nella costruzione di centrali, in grado di trasformare queste nuove fonti. Contemporaneamente, ci viene chiesto di valorizzare la biodiversità presente nel pianeta - ricchezza  che caratterizza economia, paesaggi e storia dei nostri territori - concorrendo all’equilibrio dell’ecosistema. Anche l’alto consumo di carne dei paesi occidentali va modificato: la produzione di 1 kg di carne bovina richiede 7 Kg di cereali e 13.150 litri d’acqua. L’agricoltura, dimostrando inutilità e  pericolosità di OGM e prodotti chimici, è centrale nella battaglia ecologica, se in sinergia con una revisione critica dei nostri stili di vita.

Paolo Bonafè Presidente ass.Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 12 giugno 2010 in blog

Il disastro del Golfo del Messico stimolo per nuove fonti energetiche

centrale-biogasIl disastro  ambientale del Golfo del Messico, causato dalla  fuoriuscita di greggio dalla piattaforma BP, è all’attenzione dell’opinione pubblica come evento che impone una riflessione urgente, circa la necessità di cambiare l’attuale sistema delle fonti energetiche. Scienza e tecnologia ci vengono in aiuto grazie a  continue innovazioni: una forma di energia alternativa, ad esempio, è oggi rappresentata dal BIOGAS, miscela - composta per il 50-70% da metano e per il 30-50% da anidride carbonica - che si forma mediante la fermentazione di sostanze organiche.

Nel nord Europa sono già in funzione centrali che producono biogas attraverso il trattamento delle acque reflue e il processo di smaltimento dei rifiuti; si tratta di impianti che trattano in media 40.000 m³ di materiale al giorno, finalizzati a  produrre combustibile per i mezzi pubblici. Ogni anno,  nel nostro continente, si accumulano 88 milioni di tonnellate di rifiuti urbani biodegradabili che, gestiti in modo ottimale, produrrebbero benefici economici e per l' ambiente stimati tra 1,5 e 7 miliardi di euro. L’Unione Europea, a partire da questi dati, è impegnata a stimolare gli Stati membri affinché adottino sistemi di produzione di energia rinnovabile, sfruttando  appieno il loro potenziale. La Comunità Europea ha fissato per il 2020 l’obiettivo che vede il fabbisogno energetico, del settore dei trasporti, coperto per un terzo da energia, attinta dal biogas ricavato dai rifiuti organici. Anche l’Italia è chiamata a questa  sfida, qualche esperienza è già in atto nel settore del TPL, ma ancora lunga è la strada per il  raggiungimento dei  parametri, previsti per il 2020.

 Paolo Bonafè presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 05 giugno 2010 in blog

La strada alternativa all’energia nucleare

Solar-roadways-1Dall’America proviene una notizia destinata a scardinare un’ opinione corrente,  che attribuisce alle centrali nucleari la funzione di garantire il futuro energetico all’Italia. Infatti, considerando le favorevoli condizioni climatiche di cui gode il Paese  e la sua rete stradale, la scoperta scientifica che prevede la produzione di energia solare attraverso lo sfruttamento dell’energia, prodotta  dall’insolazione del manto stradale, assume una notevole rilevanza. Potrebbe sembrare fantascienza, ma questa  tecnologia ha già un prototipo, costruito dall’ingegner Scott Brusaw, fondatore della Solar Power Roadways. La scoperta consiste nella generazione di energia pulita tramite la sostituzione del tradizionale asfalto, con pannelli fotovoltaici  in grado, non solo di captare l’energia dei raggi solari, ma anche di assolvere alla funzione della sua  distribuzione  ed immagazzinamento  per l’utilizzo in loco  Ogni modulo-pannello è composto da tre strati: una superficie traslucida in silicio e policarbonato per far passare i raggi solari; una fascia centrale che, oltre alle cellule fotovoltaiche,  prevede  elementi autoriscaldanti per sciogliere la neve ed evitare la formazione del ghiaccio; la terza, è una fascia base che  racchiude i collettori e i trasmettitori. Ogni pannello, unito  all’altro con giunti di connessione, potrebbe fornire 6,7 MWh: un miglio di questo fondo stradale soddisferebbe il fabbisogno energetico di 428 abitazioni. Inoltre, è da evidenziare  come la presenza nei pannelli di micro sensori, in grado di segnalare al guidatore  eventuali pericoli,  rappresenti uno straordinario strumento per aumentare la sicurezza stradale.

Paolo Bonafè presidente www.LaboratorioVenezia.it

pubblicato sabato 29 maggio 2010 in blog

Cultura del cibo e battaglia per la biodiversità

biodiversitàDomenica scorsa, ad Abano, si è chiuso l’ottavo Congresso nazionale di Slow Food, associazione che, per l’impegno costante sui temi della cultura del cibo e dei luoghi, per la battaglia a favore della biodiversità, rappresenta ormai un attore politico di rilevanza internazionale. Il segreto del successo di Slow Food è nella filosofia che lo sostiene che non ha bisogno di riconoscersi nelle tradizionali categorie politiche di “destra o sinistra”, ma si fonda su una concezione olistica del mondo, chiamata a superare la separazione fra il sistema di produzione e quello di consumo. Il rispetto per il cibo  e per il mondo agricolo, che lo produce, esige la tutela complessiva di ciascun  territorio e del suo tessuto sociale. Oggi l’agricoltura è orientata alla produzione di ridottissime varietà commerciali, ad elevatissima  produttività, soppiantando migliaia di piante che rappresentavano l’esito prezioso della selezione, curata da generazioni di agricoltori: le parole chiave di Slow Food sono promozione, educazione e tutela. Si tratta, in anni caratterizzati da una grave crisi economica, di trovare un nuovo modello di uso delle risorse naturali, ove la valorizzazione  delle vocazioni  e tradizioni  locali non significhi chiudersi al mondo, ma  rappresenti invece lo stimolo all’ incontro con altre culture.

Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2010 “Anno internazionale della biodiversità”,  con l’obiettivo di richiamare con forza tutti i Paesi ad un impegno comune nei confronti di uno sviluppo agricolo armonioso, rispettoso delle biodiversità di ogni territorio, ma anche della cultura e delle tradizioni espresse dalle comunità locali che lo abitano.   

Paolo Bonafè Presidente www.LaboratorioVenezia.it 

pubblicato sabato 22 maggio 2010 in blog

Come cambia la mobilità

autobusUno studio dettagliato e articolato, pubblicato dall’Osservatorio Audimob, mette in luce, attraverso l’ analisi  delle modalità di spostamento degli italiani, i nostri stili di vita e i cambiamenti  sociali in atto.

Il 73% dei cittadini si sposta giornalmente in un raggio massimo di 10 Km, ma  continua a crescere  la domanda di quanti percorrono fra  i 10 e i 50 Km ( dal 18,1% del 2000 al 24% del 2009): quest’ultimo dato mette in evidenza come la mobilità sia correlata ai processi che vedono la crescita insediativa dei comuni delle cinture metropolitane - con il decremento della popolazione nei grandi centri urbani – e il  proliferare di poli commerciali e di centri di servizi fuori dalle città. Si tratta di flussi di spostamento che, non trovando risposta nel servizio pubblico, convergono sull’utilizzo  dell’automobile, che rappresenta il mezzo più utilizzato delle persone.

Dalle interviste effettuate, risulta che i mezzi pubblici non garantiscono una fermata vicina all’abitazione (17%), non risultano nè comodi nè accessibili (70%) o presentano tempi di percorrenza troppo lunghi (42%). Scarsa capillarità, frequenza ed orari  inadeguati, interscambio inefficiente, sono i fattori che  determinano il continuo incremento dell’ auto privata, cui spetta  il primato del mezzo di trasporto più usato: dal 59,3% del 2000, nel 2009 siamo passati al 65,3%. Lo scenario complessivo non appare particolarmente confortante e dimostra quanto ancora vada sviluppato in termini di servizi pubblici e di cultura della mobilità. Un segnale di prospettiva può essere letto nella propensione al cambiamento,  espressa dal 34% delle  persone, disponibili a lasciare l’auto per passare al trasporto pubblico.

Paolo Bonafè Presidente www.LaboratorioVenezia.it

pubblicato sabato 15 maggio 2010 in blog

Venezia porto all’avanguardia

naveVenezia - con  Civitavecchia, Genova e La Spezia - seguirà la strada ecologica già battuta  dai più importanti scali internazionali, come Los Angeles, Seattle, Vancouver, Lubecca e Zeebrugge. Si tratta di un’ autentica rivoluzione quella che investirà i nostri porti: finalmente si potrà garantire fornitura elettrica alle navi,attraccate in banchina, senza che queste tengano accesi, per l’autoalimentazione, i motori ausiliari. La natura innovativa di questo sistema, chiamato “cold ironing”, consiste nel fatto che tutta l’elettrificazione di navi e banchine, verrà realizzata mediante la produzione di energie rinnovabili.

Si tratta di scelte che non riguardano strettamente lo sviluppo dell’area portuale, perché comportano benefici per l’intera città, permettendo una riduzione del 30% dell’anidride carbonica e del 95% degli ossidi d’azoto emessi dalle navi; inoltre verrà totalmente eliminato l’inquinamento acustico. Parliamo di risultati estremamente significativi, soprattutto se li rapportiamo al numero di navi che attraccano a Venezia e ai consumi del milione e novecentomila turisti, che esse portano annualmente in città.

Il protocollo fra Enel e Autorità portuale veneziana, firmato lo scorso febbraio in occasione  del primo Forum Internazionale sulle tecnologie  ecosostenibili per i porti, prevede, sempre per il risparmio energetico, l’introduzione della illuminazione con i Led. Nel contempo, la politica promossa  dalla Federazione del Mare, volta alla sostituzione delle vecchie navi traghetto, con mezzi costruiti secondo tecnologie ecocompatibili, potrà garantire  una nuova sinergia fra le politiche  dei Porti e quella degli armatori.

Paolo Bonafè  Presidente www.LaboratorioVenezia.it

pubblicato sabato 08 maggio 2010 in blog

Prospettive concrete per le energie rinnovabili.

energie rinnovabiliIl 5 maggio a Verona si apre  Solarexpo, undicesima edizione della mostra internazionale sulle energie rinnovabili che, quest’anno, si presenta in contemporanea con la quarta edizione  della mostra convegno Greenbuilding. Nella cornice di questi due eventi viene promossa l’opportunità di mettere in relazione il mondo dell’architettura e quello della tecnologia, coniugando  l’architettura sostenibile con l’ efficienza energetica, perseguendo l’obiettivo di valorizzare e mettere in sinergia la comune vocazione a diminuire l’impatto ambientale del nostro abitare.

Si tratta di proposte che non hanno nulla di avveniristico, ma riguardano la concreta prospettiva su cui consistente è l’investimento: l’Italia per il livello di  insolazione e l’alto costo dell’energia, rappresenta un paese in cui le energie rinnovabili, se sostenute in modo efficace dal punto di vista legislativo, potrebbero trovare un adeguato sviluppo. Una delle priorità  da affrontare nel nostro paese, riguarda infatti  l’introduzione di una legislazione, chiamata a disciplinare l’impatto paesaggistico. Anche per l’Europa si apre uno scenario interessante  attraverso una prospettiva concreta, messa in rilievo dallo studio commissionato dalla Fondazione Europea sul clima, che conferma la praticabilità di costruire per il 2050 un sistema di produzione energetica, generato da fonti alternative. Sul piano internazionale si assiste, pertanto, a una mobilitazione culturale, scientifica e tecnologica, volta a dare risposte efficaci alla richiesta  di sviluppo compatibile, che ampie fasce di cittadini avvertono come condizione cruciale per il futuro dell’umanità.  

Paolo Bonafè  Presidente www.LaboratorioVenezia.it

pubblicato sabato 24 aprile 2010 in blog

Lo sviluppo di Venezia può arrivare anche dai Terminal

terminalUna delle priorità della nuova Amministrazione Comunale sarà quella  di un progetto di mobilità cittadina, in grado di  tenere insieme la città d’acqua e la città di terraferma, attraverso un sistema efficiente ed articolato di interscambio ferro/gomma/acqua. La scorsa consigliatura  ha approvato il Piano urbano della mobilità, che ha  permesso di fotografare l’andamento   dei flussi, utile a formulare proposte di migliore mobilità tra Mestre  e Venezia, attraverso il  Tram, il sistema di trasporto acqueo e il progetto di Sublagunare. Ritengo che questo quadro progettuale debba anche prevedere, nella logica di valorizzazione della via d’acqua e di diversificazione dei flussi con una politica di rivitalizzazione e di rilancio dei terminals.

Da anni insisto nel proporre alcune soluzioni legate allo sviluppo dei terminal attuali e di alcuni terminal da realizzare.

Alcuni di questi, come quello  di Treporti e di Tessera sono stati realizzati o sono in via di ultimazione, ve ne sono poi alcuni, come quelli di San Giuliano che è stato troppo frettolosamente soppiantato durante la giunta Costa, quasi fosse alternativo al parco.

Personalmente ritengo che si debba innanzitutto creare un percorso alternativo per coloro che da Mestre si recano a Venezia ed in quest' ottica il terminal di San Giuliano e quello dei Pili (da realizzare) servirebbero - sull’asse Mestre-Venezia - a decongestionare il Ponte della Libertà e piazzale Roma, attraverso  due linee circolari: la prima  da San Giuliano/Fondamente Nuove/Lido/Tronchetto/Pili e la seconda dai Pili/Tronchetto/Zattere/Lido/ Fondamente Nuove/San Giuliano.

terminalA queste due nuove linee circolari se ne dovrebbe aggiungere una terza che è poi il potenziamento e l' allungamento   della linea LN (Punta Sabbioni-Venezia) con la creazione di una linea circolare che interessi le fermate di Lido/ S.Elena/ Giardini/ Pietà/ S.Marco-Giardini Reali / Zattere / S. Basilio - S. Marta ( se  in prospettiva arriverà il TRAM) /Tronchetto.

Queste proposta  permetterebbero  la soppressione  delle attuali linee 51 e 52, mentre ritengo che debbano essere mantenute le linee dirette 61/62 e 41/42, rendendole maggiormente dirette (alleggerendo il percorso di quelle fermate già servite dalle tre linee circolari precedentemente citate).

La linea 1 e la linea 2 dovrebbero rimanere come sono attualmente perchè servono le fermate lungo il Canal Grande utilizzate dalla stragrande maggioranza dei residenti della città storica.

Il terminal degli autobus di linea e turistici dovrebbe essere spostato al Tronchetto, in prossimità della stazione del People Mover che servirebbe per trasportare i residenti e turisti a P.le Roma, decongestionando questo terminal dal traffico, dando la possibilità all'amministrazione comunale di poter  intervenire per  migliorare questa porta di accesso alla città storica grazie a modifiche urbanistiche e di 'arredo urbano.

Altro Terminal da sviluppare sarebbe quello di Cà Noghera, con un collegamento diretto con mezzi veloci da e per Burano, per rispondere alla richiesta che da anni pongono i cittadini dell’isola.

Questa mia proposta complessiva di riordino dei collegamenti marittimi prevede, infine,  la creazione di due linee di ferry boat.

Una che colleghi il Terminal di Cà Roman con  quello di Chioggia e un'altra che colleghi il terminal (da realizzare) di Giare di Mira con quello esistente degli Alberoni, aprendo così due nuove direttrici: la prima da  Pellestrina verso Chioggia e la seconda da Lido-Alberoni verso la SS Romea,  mediante il canale S. Leonardo.

Il potenziamento dei terminal potrebbe anche riaprire, sempre nella prospettiva di alleggerimento del traffico sulle strade,  l’ipotesi di creare collegamenti veloci a mezzo hovercraft. Da studi fatti le due linee realizzabili solo la Chioggia-Fusina e la  Jesolo (P.to Vecchio)-S.Nicolò di Lido con proseguimento "in dislocamento" fino alle banchine portuali di  S.Basilio.

Come si può notare, da queste mie proposte. è possibile una diversa ed articolata pianificazione del trasporto acqueo,  l'importante è che venga inserita nel quadro di uno sviluppo più ampio delle aree lagunari (waterfront di Portomarghera, Quadrante di Tessera) così da contribuire a disegnare il futuro della nostra complessa città, affidandole, in tale sfida, il ruolo strategico di protagonista.  

Paolo Bonafè

Presidente Associazione Laboratorio Venezia 

pubblicato sabato 10 aprile 2010 in blog

La crisi persiste e l'occupazione è in calo

crisi e soldiMalgrado qualcuno segnali la fine della crisi, i dati provenienti dal mercato del lavoro indicano il permanere di una grave situazione economica. Il Rapporto ISTAT dello scorso 24 marzo, mostra come l’ultimo quadrimestre del 2009 sia stato caratterizzato da un ulteriore calo dell’occupazione e dall’aumento della disoccupazione. Risultano 2.145.000 le persone in cerca di lavoro, con un aumento del 20,8% rispetto allo stesso periodo del 2008, mentre il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’8,6%: considerando tutto il 2009, il tasso di disoccupazione sale al 7,8% rispetto al 6,7% dell’anno precedente. Al protrarsi del calo dell’occupazione autonoma, dei dipendenti a termine, dei collaboratori, si associa l’amplificarsi della riduzione dei dipendenti a tempo indeterminato, in particolare nelle piccole imprese. L’incremento della disoccupazione continua a concentrarsi nel Centro-nord: in Veneto, nell’ultimo quadrimestre del 2009, sono 107.00 le persone  che cercano lavoro a fronte delle 82.000 dello stesso periodo del 2008.

I dati della crisi nella Regione vengono approfonditi dal Rapporto 2010 di Veneto Lavoro, che  segnala nel 2009 una  contrazione del PIL del 5,6%: in termini reali il nostro PIL procapite è tornato ai livelli del 1998.  Per il 2010 è previsto un recupero dello 0,5% e le proiezioni indicano il 2015 come anno in cui recupererà il livello del 2007: la caduta ha riguardato soprattutto le esportazioni (-17%) e gli investimenti (-13%); i settori  più sofferenti sono il  manifatturiero (-13%) e l’edile (-4,5%), che nel 2010 avrà un’ ulteriore flessione. La strada per la ripresa è quindi ancora in salita e richiede la capacità di cogliere  sfide importanti. 

 Paolo Bonafè Presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 03 aprile 2010 in blog

Idrovia, una nuova prospettiva di trasporto

idrovia2Il 16 marzo, con la partenza di una prima chiatta carica di container, ha preso avvio  il progetto IDROVIA, che collega Mantova a Venezia su rotta fluviale, aprendo, nel cuore della pianura padana, una nuova direttrice di collegamento per il trasporto merci. Per quanti, da anni, affermano che la via d’acqua rappresenta una cruciale alternativa alla strada e alla rotaia, questo avvio è motivo di soddisfazione, nella consapevolezza che il progetto rappresenta un’ulteriore opportunità di sviluppo per tutto il Nord Est. Artefice di tale operazione è il  presidente dell’autorità portuale, Paolo Costa che da anni è impegnato nella creazione di una grande macroarea adriatica, fulcro di traffici merci e passeggeri. Il servizio, affidato alla   FLUVIOMAR, società partecipata dall’Autorità Portuale - utilizzando l’idrovia Fissero-Tartaro-Canal Bianco- attraversa, con un percorso di 135 km (parallelo al Po) la Pianura Padana e   congiunge Mantova al mare Adriatico e la foce di Porto Levante a Marghera. Il canale, i cui lavori sono iniziati nel 1939, è stato inaugurato solo nel 2002 e, fino a ieri, era destinato solo al trasporto granaglie e rinfuse per poche aziende. Ora è partito un servizio di trasporto regolare, che avrà cadenza bi-settimanale e, in prospettiva, potrà proseguire fino a Cremona.

La previsione dell’autorità Portuale è di centomila “teu” all’anno, corrispondente a cinquantamila container da 12 metri, sottratti al traffico stradale. Per sostenere lo sviluppo del progetto, si rendono necessarie l’implementazione delle infrastrutture a terra e procedure rapide di sdoganamento delle merci, per ridurre i tempi di imbarco/sbarco; nel contempo tale linea andrebbe inserita nel progetto RIS, finalizzato a monitorare il traffico fluviale, e garantire così più efficienza al servizio e aumentarne l’offerta.

 Gli studi di settore evidenziano come l’80% delle merci, in entrata ed uscita dal nostro paese, viaggino via mare ma poi, una volta arrivate in Italia, ben 66% di queste, prosegua il proprio viaggio via strada. Se alle merci aggiungiamo i passeggeri, l’incidenza del trasporto su gomma sale all’87%. Le previsioni ci indicano che, nei prossimi anni, se non verranno individuate nuove soluzioni, il traffico su strada assorbirà il 40% dell’incremento delle merci trasportate, creando la paralisi totale del traffico autostradale. Pertanto, l’unico settore che può svilupparsi ed aumentare la propria quota di mercato, è il trasporto marittimo e fluviale che, ad oggi, occupa solo una piccola parte del traffico merci totale. 

Vale la pena ricordare che il trasporto su chiatta ha minori costi (-17% rispetto al trasporto via autostrada e -50% rispetto al treno), cosa che i paesi nordeuropei hanno capito da tempo potenziando al massimo il trasporto via  Danubio, Reno, Rodano e Scheda.

 idrovia1Tale scenario conferma la necessità di perseguire il rilancio del trasporto via mare, che richiederebbe investimenti di 15 volte inferiori, rispetto a quelli delle infrastrutture stradali o ferroviarie:  basterebbero quindici navi traghetto  per diminuire di un 20% il traffico pesante sulle tratte autostradali più congestionate.

L’intensificazione del trasporto via mare, potrà inoltre rappresentare una risposta efficace nella prospettiva dei lavori di costruzione   della terza corsia autostradale e dell’alta velocità nella direttrice  Trieste – Venezia, che renderanno caotico il traffico in tutta la zona interessata.

Una politica di valorizzazione e sviluppo delle nostre naturali porte a mare  di Venezia e Trieste, permetterebbe di farle rientrare nell’ importante accordo per la creazione della macroarea adriatica, che servirebbe  tutto il Nord Est europeo, facendo concorrenza a Rotterdam e Anversa. I nostri porti invece  sono penalizzati: paradossalmente, grazie  ai contributi statali, agli operatori economici della logistica, risulta più economico da Padova imbarcare i container a Gioia Tauro o a Genova, piuttosto che utilizzare il porto di Venezia. E’ evidente che questo sistema distorto danneggia economicamente  i nostri territori, quando Venezia, Trieste e Ravenna, rappresenterebbero un’offerta portuale dalle enormi potenzialità. Se il problema della mobilità delle merci continua ad essere affrontato solo pensando al trasporto su gomma, il sistema viario risulterà sempre insufficiente  e pagheremo prezzi altissimi di impatto ambientale

Cap. Paolo Bonafè

Responsabile provinciale PD

Infrastrutture e Mobilità

pubblicato sabato 27 marzo 2010 in blog

L’alleanza scuola-famiglia nella lotta al bullismo

Mbullismo 1anifestazioni di bullismo permangono nelle nostre scuole: questo fenomeno consiste in comportamenti provocatori, di derisione, di aggressione che hanno la caratteristica di essere intenzionali e  ripetuti nel tempo, rispetto ai quali le vittime non sono in grado di difendersi.

I ragazzi che subiscono questa forma di violenza, difficilmente parlano con gli adulti di quanto sta loro succedendo. Per questo è importante che i genitori imparino a cogliere i segnali di disagio che i loro figli manifestano: il non volere andare a scuola e l’essere tesi e tristi al rientro; il chiedere di essere accompagnati; il presentare graffi o lividi; il dormire male e manifestare episodi di enuresi notturna.

La scuola, accanto ad una attenta vigilanza durante la ricreazione e l’orario della mensa, potrebbe offrire spazi per la conoscenza del fenomeno e per l’approfondimento del problema.

L’ alleanza genitori ed insegnanti diventa un elemento cruciale per aiutare le vittime a raccontare ciò che accade, perché il silenzio e la segretezza costruiscono le condizioni in cui il bullismo, attraverso i meccanismi dell’intimidazione, agisce indisturbato. Ma per incidere alle radici del fenomeno, bisogna aiutare bambini e ragazzi ad esprimere la rabbia in modo consapevole e ad identificarsi con gli altri, per capire le conseguenze dei loro comportamenti; nel contempo i giovani  vanno supportati a sviluppare l’autostima e le loro competenze. Combattere il bullismo significa estirpare una modalità relazionale improntata alla violenza, nella consapevolezza che, subire prepotenze, danneggia la sfera fisica, emotiva, intellettiva e sociale delle vittime.

Paolo Bonafè  presidente www.LaboratorioVenezia.it

pubblicato sabato 20 marzo 2010 in blog

Una crisi per le persone e per il sistema

disoccupatoSi moltiplicano sulla stampa le drammatiche notizie di  imprenditori e lavoratori che si suicidano  per il rischio di fallimento della propria azienda o per la perdita del posto di lavoro.

Nella sola area del nord-est, un tempo conosciuta come zona del miracolo economico, 1198 aziende, nel 2009, hanno aperto formalmente le procedure di crisi, coinvolgendo 31.000 dipendenti; il Pil pro capite, in due anni, ha subito un calo del 7,6%; la disoccupazione è salita al 4,8% e 237.000 sono le persone ufficialmente alla ricerca di lavoro.

In questo tessuto sociale, attraversato da una crisi economica senza precedenti, nell’ultimo anno, si sono tolti la vita 14 imprenditori e 7 lavoratori. Le cronache riportano biografie, su cui è delicato indagare, perché significherebbe entrare in scelte personali e drammatiche, che lacerano reti familiari e interrogano profondamente le  comunità di appartenenza. Ma queste vicende danno riscontro della profonda solitudine, in cui  le persone maturano scelte così estreme, come segno di un pesante fallimento personale. E’ come se l’individualismo del nostro vivere quotidiano, non permettesse di pensare che, nei luoghi preposti – le associazioni datoriali e di categoria, i sindacati – sia possibile  trovare uno spazio di confronto e una rete di protezione, per affrontare  la  situazione di emergenza. Per questo, va individuato e creato un tavolo permanente di dialogo,  per individuare strategie e trovare risposte  efficaci. L’uscita dalla crisi è un percorso multilivello che, coinvolgendo una pluralità di responsabilità e di attori, può trovare soluzioni condivise, attraverso le facilitazioni di accesso al credito, la formazione e l’innovazione.

Non aiutano, in questo senso, le dichiarazioni fatte in questi giorni dal Governo, nelle quali si vuole imprimere ottimismo per una fuoriuscita dalla crisi che non viene dimostrata nei fatti, visto che è questo,  il momento più critico della crisi stessa. Infatti fra pochi mesi termineranno gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione speciale) che hanno permesso di tamponare la situazione e, benchè le forze sociali e politiche del parlamento abbiano chiesto una proroga di sei mesi agli stessi, il governo con il suo ministro ha detto no!. Se poi analizziamo le stime economiche, su base nazionale, ci accorgiamo che la situazione è ben peggiore di quella che subiamo in Veneto. I due dati più preoccupanti sono quelli relativi al tasso di disoccupazione attorno all’8,6% (facendo presente che questo dato non conta sulla moltitudine di contratti atipici tipo CO.CO.CO. e CO.CO.PRO., che essendo a tempo determinato possono vedersi più volte rinnovati nello stesso anno  e di una parte del mondo femminile, da anni senza lavoro, che ha rinunciato da tempo di cercarsi una occupazione attraverso gli uffici preposti per l’impiego) e la caduta libera del PIL, pari al 5,1% rispetto all’anno scorso, che porta gli analisti a rapportare questo dato come il peggiore dal 1971. Se torniamo ad analizzare la situazione del nostro Veneto ci accorgiamo che di questa crisi sono state duramente colpite aree produttive, quali quella trevigiana e vicentina, che mai avremmo pensato potessero subire una così dura fase recessiva, che mina dalle fondamenta la solidità e la sicurezza economica delle famiglie ( basti pensare a quanti si stanno indebitando la casa per poter sostenere il reddito). Pertanto bisogna non nascondere la gravità del momento e intervenire sulle fasce che più abbisognano di aiuto. Il PD, in questo senso,  sta facendo delle proposte di buon senso, sarebbe opportuno che molti cittadini si accorgessero del baratro al quale siamo di fronte e grazie all’unico strumento che hanno in loro possesso, e cioè il voto, esprimano una forte protesta sull’attuale conduzione della politica economica dell’Italia e rafforzino qui partiti e quelle forze sociali che credono invece in soluzioni più concrete, che coniughino la tutela delle fasce più deboli e la tutela dei cicli produttivi con la tutela dell’impresa famigliare, che in questo nostro Veneto è il perno ed unico strumento per avviare quella ripresa che diventi traino, appunto locomotiva, per l’economia nazionale.    

Paolo Bonafè

Componente Esecutivo Provinciale

PD VENEZIA

 

Venezia 2010-03-13

pubblicato lunedì 15 marzo 2010 in blog

Di crisi si muore

Si moltiplicano sulla stampa le drammatiche notizie di  imprenditori e lavoratori che si suicidano  per il rischio di fallimento della propria azienda o per la perdita del posto di lavoro.

Nella sola area del nord-est, un tempo conosciuta come zona del miracolo economico, 1198 aziende, nel 2009, hanno aperto formalmente le procedure di crisi, coinvolgendo 31.000 dipendenti; il Pil pro capite, in due anni, ha subito un calo del 7,6%; la disoccupazione è salita al 4,8% e 237.000 sono le persone ufficialmente alla ricerca di lavoro.

In questo tessuto sociale, attraversato da una crisi economica senza precedenti, nell’ultimo anno, si sono tolti la vita 14 imprenditori e 7 lavoratori. Le cronache riportano biografie, su cui è delicato indagare, perché significherebbe entrare in scelte personali e drammatiche, che lacerano reti familiari e interrogano profondamente le  comunità di appartenenza. Ma queste vicende danno riscontro della profonda solitudine, in cui  le persone maturano scelte così estreme, come segno di un pesante fallimento personale. E’ come se l’individualismo del nostro vivere quotidiano, non permettesse di pensare che, nei luoghi preposti – le associazioni datoriali e di categoria, i sindacati – sia possibile  trovare uno spazio di confronto e una rete di protezione, per affrontare  la  situazione di emergenza. Per questo, va individuato e creato un tavolo permanente di dialogo,  per individuare strategie e trovare risposte  efficaci. L’uscita dalla crisi è un percorso multilivello che, coinvolgendo una pluralità di responsabilità e di attori, può trovare soluzioni condivise, attraverso le facilitazioni di accesso al credito, la formazione e l’innovazione.

Paolo Bonafè Presidente www.LaboratorioVenezia.it

pubblicato sabato 13 marzo 2010 in blog

Ambiente: dall’ apocalisse alla prevenzione

terremoto2La drammaticità degli eventi catastrofici, mischiata al clima apocalittico, creato da pseudo predizioni sulla fine del mondo, produce nelle persone una percezione di ineluttabilità rispetto agli sconvolgimenti della natura.

Le cronaca, a partire dallo tsunami del 2004, è stata attraversata da tragedie continue - cicloni, tempeste, terremoti- mostrandoci distruzioni devastanti ed una umanità straziata e disperata. Immagini e storie che  lasciano in noi la sensazione di essere impotenti, in balia degli eventi naturali; sentimenti che contrastano con la cultura dell’uomo tecnologico, conoscitore  delle complesse  leggi che regolano l’universo e in grado di governare i processi e i meccanismi,  che presiedono la vita.

Questa oscillazione fra sentimenti e approcci di impotenza e onnipotenza, non ci aiutano a trovare un modo consapevole e responsabile di stare in questo mondo.

La Terra è un’entità vivente e come tale è soggetta a continui processi di cambiamento e trasformazione, spesso per noi impercettibili, ma  che si manifestano  anche  mediante  terribili eventi traumatici, come i terremoti dell’Aquila di Haiti e del Cile. Nell’ecosistema, la presenza e l’azione dell’uomo rappresentano una variabile decisiva: è dimostrato come  il depauperamento delle risorse, l’inquinamento ambientale incidano sulle tragedie naturali. Altrettanto va  ricordata la specifica responsabilità umana quando si costruiscono centri abitati in  territori geologicamente inidonei, o quando, nelle  zone  a rischio sismico,  non si utilizza l’edilizia appropriata.

Spetta solo all’uomo la scelta di anteporre la tutela delle persone, alla speculazione  economica.

Paolo Bonafè  Presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 06 marzo 2010 in blog

Domenica 28 febbraio STOP al traffico

foto elettorali 072Quella di domani sarà la prima giornata italiana "interregionale” di maxi-blocco delle auto per abbattere lo smog. All’iniziativa parteciperanno 80 comuni  delle 7 regioni del nord d’Italia, mentre mancherà purtroppo l’adesione delle grandi città del centro sud.  Se la legge pone a 35 giornate  la soglia massima annua di superamento dei limiti di inquinamento, Napoli, ad esempio, raggiunge il triste primato dei 156 giorni,  seguita da Torino con 151, Ancona con 129, Ravenna con 126, Milano con 108, Roma 67 e Venezia 60. Per fronteggiare la grave situazione di emergenza, che questi dati denunciano, si è costituito un comitato di coordinamento fra gli amministratori dei comuni della Pianura Padana e l’ Anci, con l’obiettivo di predisporre  iniziative condivise e interloquire con il Governo e le Regioni, per ottenere risposte strutturali e risorse significative.

Con lo slogan "Il tram in movimento", anche la città di Venezia aderisce alla domenica ecologica, dedicando la giornata ai temi legati alla mobilità sostenibile, mentre nella mattinata un convoglio tranviario percorrerà il tratto dal deposito di Favaro a piazza XXVII Ottobre.

Gli studi evidenziano che  il traffico urbano concorre alla produzione di PM 10 per il 45%, il  riscaldamento per il 28%, l’industria per  il 10%, porti e aeroporti  per il 9%.

Si sa che una domenica senza auto non può migliorare significativamente la qualità dell’aria, ma è certo che un’ efficace azione di sensibilizzazione, volta a promuovere il trasporto pubblico - in un complessivo quadro di sostenibilità dello sviluppo urbano - attribuisce alla giornata di domani una funzione importante, per favorire il cambiamento degli  stili di vita.

 

Paolo Bonafè Presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 27 febbraio 2010 in blog

I beni confiscati alle mafie: segni di speranza

Lo scorso 8 febbraio è stata presentata  a Roma la ricerca “ Beni confiscati alle mafie: il potere dei segni”, che propone un viaggio fra le significative esperienze, realizzate nel nostro paese, mediante la restituzione alle comunità locali  dei beni  sottratti alle organizzazioni criminali di  tipo mafioso. Dal 1982 al 2008, sono state ben 1.259 le proprietà confiscate, circa il 70% di queste sono gestite dal Terzo Settore, che ha avviato una pluralità di progetti di alto valore sociale, promuovendo e consolidando la cultura della legalità e della  partecipazione, in luoghi  storicamente in mano alla criminalità organizzata. La ricerca  prende in esame 116 progetti, di cui 31 realizzati in Sicilia  e 27 in Campania, ma essa rappresenta  un autentico viaggio dal nord al sud del paese: infatti, sorprendentemente, troviamo raccontate anche due esperienze presenti in Veneto. La prima riguarda una villa, a Campolongo Maggiore (VE), confiscata alla “Mala del Brenta”, dove l’Associazione  Affari Puliti, con il concorso degli Enti Locali, promuove un incubatore di impresa a favore di giovani. Nello stesso spazio il Comune di Campolongo, gestisce, in collaborazione con il non profit, interventi a favore di persone a rischio di esclusione sociale. La seconda esperienza la si incontra ad Erbè (VR), dove, in una parte di un complesso immobiliare ubicato in zona agricola, l’Ulss 22 ha organizzato, con il supporto del Terzo Settore, servizi e comunità a favore di persone con problemi psichiatrici o di disabilità. Una porzione è affidata all’Agesci, per la realizzazione di una base regionale, mentre  il resto dell’area è destinato alla cittadinanza come  parco urbano.  

Paolo Bonafè presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 20 febbraio 2010 in blog

L’attualità della lezione di Don Milani

don milani 2Un quotidiano ha riportato  l’esito di un’inchiesta che rileva lo stretto legame fra lo sviluppo socio-economico di un territorio e il livello di apprendimento scolastico dei ragazzini che lo abitano: emerge così l’immagine di un’Italia segnata,  ancora una volta,  dalla disparità fra nord e sud, fra ricchi e poveri. Fotografia che,  non stupendo, non sembra nemmeno stimolare  e sviluppare alcuna seria riflessione, rispetto all’emergenza culturale di cui il paese soffre. Il settore della  scuola subisce improbabili “riforme” e continui tagli finanziari,  mentre gli insegnanti non rappresentano  certo una categoria professionale fra le più valorizzate e socialmente riconosciute. A fronte di ciò, il dibattito politico si concentra  sull’introduzione  dell’insegnamento del  dialetto nella scuola; tutto questo in un paese in cui, solo il 30% delle persone, legge un quotidiano o un libro all’anno, in cui il livello di alfabetizzazione medio  mette in luce una scarsa dimestichezza con la lingua italiana e con le elementari basi della matematica.

Di fronte a uno scenario sconfortante, in cui sembra mancare un pensiero capace di una proposta significativa, è impossibile non ricordare la voce profetica di Don Milani, il suo impegno incessante a favore di un’autentica giustizia sociale, che nella scuola ha il suo fondamento. Nella  famosissima  “Lettera ad una Professoressa”, in cui trova efficace sintesi il significato dell’esperienza della scuola di Barbiana, egli ci richiama in modo forte a capire che “E’ la lingua che rende uguali. Uguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui”. Era il 1967, eppure quelle parole non hanno perso un grammo della loro forza.         

       

Paolo Bonafè  Presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 13 febbraio 2010 in blog

La generazione sandwich

giovani 2Si tratta di una delle ultime definizioni sociologiche, riferita ad una generazione che si trova schiacciata in modo pressante fra due aree di bisogno, quella di cura e assistenza, espressa dai genitori ormai anziani e quella di sostegno ed aiuto economico, manifestata dai figli, impossibilitati ad emanciparsi dal nucleo familiare di origine. La generazione sandwich, oggetto di attenzione da parte dello stesso presidente  Obama, in Italia presenta una connotazione propria e riguarda la generazione fra i 55 e i 65 anni, con una particolare caratterizzazione al femminile. E’ quindi sulle donne - per la funzione di caregiver loro storicamente attribuita - che questa pressione pesa maggiormente: le cause sono rintracciabili nell’allungamento medio della vita, nella cronica carenza di servizi sociali, nella grave crisi economica. Ognuno di questi fattori, o un mix degli stessi, costringe questa generazione a fronteggiare le richieste di cura dei genitori e addirittura dei nonni, di mantenimento dei figli e di accudimento dei nipoti.  Questa  analisi non è volta a  negare il valore imprescindibile del  patto di solidarietà, che deve legare le generazioni fra loro, ma piuttosto evidenzia come questo patto, per realizzarsi pienamente nell’attuale società, non possa trovare risposta nel recupero del modello ottocentesco della famiglia patriarcale. A fronte della fisiologica  crisi del Welfare State, il nuovo modello che si sta imponendo, il cosiddetto Welfare di Comunità, non deve confondere l’attuazione del principio di sussidiarietà  con la rinuncia all’assunzione delle responsabilità da parte dello Stato, trasferendo i carichi di cura e assistenza sulle famiglie.

 

Paolo Bonafè  presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 06 febbraio 2010 in blog

La Rivincita della Campagna

paesaggio campagnaIn cento anni la nostra società ha subito profonde trasformazioni, che hanno visto il complesso passaggio dalla società rurale, a quella industriale, fino alla cosiddetta società  postmoderna.

Questi cambiamenti, che investono aspetti economici, sociali e culturali, hanno avuto come esito, fra gli altri, l ’abbandono delle campagne a favore di un imponente processo di inurbamento, che ha comportato la crescita caotica delle aree urbane, con alti costi di impatto ambientale.  Ma anche questo fenomeno ha avuto una battuta d’arresto,  perché le persone hanno iniziato a lasciare le grandi città, spinte dalla necessità di recuperare, sotto il profilo delle relazioni e del rapporto con la natura,  dimensioni di vita a misura d’uomo. In tale contesto, si sta affermando, proprio in questi ultimi anni, un nuovo interesse per la campagna e il mondo agricolo nel suo complesso, non solo come opportunità di svago e relax, ma come proposta praticabile di vita. A fronte della crisi del modello consumistico, quale unico paradigma di sviluppo, è stata superata la visione, che considerava il mondo agricolo come una realtà arretrata sotto il profilo socio-economico. Il ritorno alla campagna non rappresenta sicuramente un evento di massa, riguarda invece  percorsi biografici individuali, però indicativi di un’ emergente cultura, attenta alla produzione biologica, al recupero delle biodiversità, al mercato dei prodotti a Km 0. Ma oggi si rende necessario un investimento strategico, che recuperi e tuteli la nostra tradizione agricola e nel contempo la  rinnovi  con tecnologie rispettose dell’ambiente. Potrà diventare così concreto richiamo e opportunità di vita e di lavoro per molti giovani.

 

Paolo Bonafè  Presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 30 gennaio 2010 in blog

27 gennaio Giornata della Memoria

giorno della memoriaIl 27 gennaio si commemora la “giornata della memoria”, istituita con la legge n. 211 del 2000, a ricordo del 27 gennaio 1945, giorno in cui furono abbattuti dai soldati russi i cancelli di Auschwitz, il più grande lager nazista, nel quale furono barbaramente nelle camere a gas e bruciati nei forni crematori quasi 2.000.000 di ebrei. Quest’anno la Giornata è stata anticipata dalla visita del Papa alla Sinagoga di Roma, incontro importante e delicato a segnare come il dramma della Shoah, non riguardi un drammatico evento ormai relegato al passato, ma rappresenti una lacerazione profonda nella vita dei superstiti, nella storia del popolo ebraico e nella coscienza di tutto il mondo occidentale. In tal senso, la Giornata della Memoria  non può esaurirsi in un evento puramente commemorativo, ma deve diventare autentica  occasione culturale ed educativa, momento di consapevolezza e forte richiamo alla responsabilità, poiché la barbarie umana è sempre in agguato e capace di replicare genocidi e persecuzioni, come la storia continua a mostrarci, attraverso i drammi che insanguinano intere aree del nostro pianeta, nell’indifferenza e nell’ignavia della pubblica opinione. La Giornata della Memoria deve essere occasione per richiamare tutti noi – e in particolare le nuove generazioni - a porre al centro delle nostre coscienze e del nostro agire sociale i valori di fraternità, giustizia e pace, affinché, dalla memoria consapevole della pagina più buia della storia d’Europa, si sappia trarre insegnamento per costruire una società multirazziale, rispettosa delle differenze culturali e religiose e capace di solidarietà e riconoscimento reciproco.

 

Paolo Bonafe’ Presidente www.laboratoriovenezia

pubblicato sabato 23 gennaio 2010 in blog

Il 2010 Anno Europeo della Lotta alla Povertà

poveroL’Unione Europea ha designato il 2010 quale Anno Europeo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, richiamando gli Stati membri a intensificare l’attenzione  e l’impegno su questi temi, attraverso azioni mirate volte al riconoscimento dei diritti, all’aumento della partecipazione pubblica alle politiche per l’inclusione sociale, alla promozione di una società più coesa, all’impegno a rimuovere le cause dell’esclusione sociale.

Il tema cade in un momento di particolare criticità per la situazione sociale ed economica dell’Europa, pesantemente segnata dalla crisi del 2008, che esige una rilettura dei fattori di rischio che determinano i fenomeni e l’individuazione di strategie multilivello, per affrontare la multidimensionalità che è propria della povertà di questi anni.

Ma nel quadro delle azioni complessive, va dato rilievo e va rafforzata una funzione informativa e di promozione culturale: capacità di  accoglienza e solidarietà sono principi fondanti  di una società in grado di promuovere i diritti dei soggetti più deboli. Il recente drammatico evento di Venezia, che ha visto una persona senza dimora essere oggetto di un criminoso gesto da parte di una banda di ragazzi, mette in luce come nella nostra società sia carente una funzione formativa ed educativa nei confronti delle nuove generazioni. L’occasione dell’Anno Europeo può rappresentare un’opportunità importante per un’azione di promozione culturale rivolta al mondo della scuola, per rompere  rappresentazioni stigmatizzanti dei fenomeni di esclusione sociale e per favorire esperienze concrete, che avvicinino le nuove generazioni ad un impegno di solidarietà.

Paolo Bonafè  presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 16 gennaio 2010 in blog

Apriamo i riflettori sulla situazione carceraria

2010-01-09 Il Venezia - Riflettori accesi sui problemi delle carceriIl clima di solidarietà non deve esaurirsi con la fine delle feste natalizie, per questo apriamo i riflettori sulla grave condizione in cui versa la situazione carceraria italiana. Il 2009 sarà purtroppo ricordato come l’anno che ha superato il triste primato del 2001, per il drammatico numero dei suicidi avvenuti negli istituti di pena: sono 71 le persone, che si sono tolte la vita nelle nostre carceri, mentre 175 sono complessivamente i  decessi registrati quest’anno. Si impongono per gravità anche i dati relativi al fenomeno del sovraffollamento - con pesanti ricadute sulle condizioni di vita dei reclusi -  alla luce delle 66.000 persone detenute, a fronte dei 43.000 posti disponibili. Quanto avviene nelle carceri spesso ci lascia indifferenti, come si trattasse di eventi che riguardano una umanità molto lontana da noi.

A questo proposito, è invece  importante condividere una riflessione a partire proprio dall’art. 27 della nostra Costituzione, che sancisce la finalità rieducativa della pena: l’esecuzione penale, depurata da ogni afflittività aggiuntiva, rispetto a quella che le è propria, deve rappresentare un tempo finalizzato alla costruzione di opportunità e percorsi riabilitativi, fortemente orientati al reinserimento sociale. Ogni azione, volta a sostenere la finalità rieducativa della detenzione, non solo garantisce il rispetto di norme e di principi umanitari, ma rappresenta uno strumento fondamentale a tutela della sicurezza della società, cui vengono restituiti, grazie all’esercizio della funzione riabilitativa, cittadini in grado di reinserirsi socialmente nel tessuto della comunità di provenienza.

Paolo Bonafè – Presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 09 gennaio 2010 in blog

Il Rapporto Cittalia 2009 premia Venezia

2009-12-19  il venezia Un buon lavoro sul fronte della mobilitàGli esiti del rapporto elaborato da Cittalia – Fondazione dell’ANCI - rappresentano un importante riconoscimento per l’Amministrazione comunale di Venezia. La ricerca, che  ha avuto come oggetto il tema della mobilità nelle 15 città metropolitane del paese, ci restituisce, per mezzo di un’analisi articolata e corredata da una pluralità di dati, una fotografia interessante della nostra situazione cittadina. I primi dati significativi sono quelli relativi ad una area urbana in cui, nel periodo 1998-2007, si rileva il maggior incremento di investimenti  per trasporti e viabilità e si registra un aumento del 32% dei passeggeri trasportati. Nel periodo 2000—2008, si riscontrano, inoltre, una crescita del 100% delle piste ciclabili ed un aumento  del 135% dei  parcheggi scambiatori, a fronte di una media italiana che si assesta intorno al 16%.     

Nel periodo 2005-2008, a Venezia, si assiste ad una riduzione del 25% del tasso di incidentalità: questo comporta che, con 215 euro,  deteniamo il costo sociale pro-capite fra i più bassi, legato agli incidenti stradali, rapportato ai 486 euro di Milano e ai 331 euro,  media delle 15 città oggetto dello studio.

Il traffico urbano ha come ulteriore ricaduta i cosiddetti “costi da congestione” che, in una città come Roma, ammontano a circa 1.350 euro annui per automobile, a Milano 573, a Bologna 399 e a Venezia 227, mentre il valore medio delle città metropolitane  raggiunge la soglia  di 810 euro.

Pertanto, il Rapporto conferma nel suo complesso la qualità dell’impegno dei nostri amministratori locali, nel disegnare e  progettare una città, capace di affrontare la sfida della modernità, grazie allo sviluppo di una mobilità sostenibile.

Paolo Bonafè - Presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 19 dicembre 2009 in blog

Italia Nostra e Anci promuovono gli Orti Urbani

2009-12-12  il venezia Gli orti e il recupero delle erbe tradizionaliUn interessante progetto nasce dalla partnership, che vede la stretta collaborazione  fra Italia Nostra, Anci e Facoltà di Agraria dell’ Università di Perugia: si tratta di una innovativa attività di educazione ambientale attraverso la destinazione di aree verdi - cittadine e della cintura urbana - alla coltivazione, prevedendo la reintroduzione delle specie peculiari di ogni territorio. Questo progetto ha l’obiettivo di contrastare il processo di perdita di tradizioni e competenze che l’urbanizzazione ha comportato, valorizzando le erbe spontanee, che sono il fondamento della cucina tradizionale  popolare. Se da anni, in molte realtà, si sperimentano gli Orti per gli anziani, l’ iniziativa in questione recupera quell’esperienza, rilanciandola in un orizzonte più ampio, garantendo su scala nazionale un quadro unico di riferimento, grazie alle Linee Guida elaborate dall’Università, che rappresentano un importante supporto scientifico e aprono il progetto  a nuovi target di cittadini.

Gli Orti Urbani sono pensati come “parchi culturali” perché, grazie   al prezioso recupero delle specie, legate alla storia del territorio e all’applicazione dei principi dell’agricoltura biologica, diventano occasione di apprendimento ed educazione, in particolare per le nuove generazioni. E’ previsto, inoltre, il coinvolgimento delle famiglie, che potranno avere prodotti di qualità e  convenienti, in linea con le esperienze di accorciamento della filiera alimentare. Ma l’obiettivo cruciale dell’iniziativa è quello di sottrarre aree verdi, attualmente in disuso, alla speculazione edilizia, all’abusivismo ed all’inquinamento ambientale. 

Paolo Bonafè Presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 12 dicembre 2009 in blog

La sempre florida industria dei giochi

2009-12-05  il venezia a voglia di giocoEsiste in Italia un’azienda che non soffre la crisi e va, anzi, a gonfie vele: si tratta dell’industria dei giochi che, a fine dicembre, chiuderà il proprio bilancio con un fatturato superiore ai 51 miliardi di euro.

Uno sviluppo eccezionale, imputabile allo sforzo dei Monopoli di Stato, che hanno provveduto ad una seria regolamentazione del settore e, contemporaneamente, hanno investito sullo sviluppo del gioco on line; tutto questo, proprio nel momento in cui le difficoltà economiche portano le persone a sfidare la sorte, spinte dalla speranza di migliorare definitivamente le proprie condizioni di vita. Il gioco può essere un innocente  svago, un desiderio di darsi un’ opportunità di cambiamento, ma contiene in sé il  rischio  di trasformarsi in una grave forma di dipendenza, che porta intere famiglie alla rovina economica e alla disgregazione relazionale. Le ricerche hanno evidenziato come le grandi vincite possano costituire un evento traumatico nella vita di molte persone, che spesso bruciano rapidamente tutti i soldi vinti. In tal senso, il nuovo gioco, denominato “Win for life”, sembra dare una risposta alla necessità che la vincita non rappresenti un evento che “sballa” le esistenze, ma garantisca  un  aiuto legato ai bisogni quotidiani. Con un euro alla giocata, infatti,  si può vincere una rendita mensile, di 4 mila euro, per vent’anni: un vitalizio che non scardina e non stravolge gli stili di vita, ma migliora sensibilmente l’esistenza, trasmettendo ai vincitori un importante senso  di sicurezza. Il successo di questo gioco mostra un Italia più orientata alla concretezza della quotidianità, che all’attesa magica di  vincite sbalorditive.

Paolo Bonafè - Presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 05 dicembre 2009 in blog

La battaglia per l’acqua

2009-11-28 il venezia - un errore privatizzare l acqua del sindacoAnche l’acqua è diventata un argomento “caldo” nel dibattito politico italiano: proprio in questi giorni è stato infatti approvato un decreto, che obbliga le pubbliche amministrazioni  a privatizzare, fra gli altri, anche  tutti i servizi idrici.

Di fronte al pesante deficit pubblico e alle pessime condizioni della rete idrica italiana, che richiederebbe massicci interventi di ripristino, la scelta del Governo è quella di trasferire il problema a soggetti privati che, nella logica del profitto, potrebbero aumentare le tariffe, per recuperare le risorse indispensabili agli interventi. Eppure, le esperienze di privatizzazione già in atto, hanno dimostrato che, a fronte di un aumento delle bollette, non è stato attuato alcun intervento sulla rete di distribuzione. Benché il tema non abbia ottenuto la giusta rilevanza da parte degli organi di informazione, da parte di una pluralità di soggetti, attenti ai temi della cittadinanza e dell’ambiente, viene segnalato come l’intervento governativo si dimostri non rispettoso del principio di sussidiarietà, secondo il quale spetterebbe agli organi di governo locale - Regioni, Province e Comuni - individuare le forme di gestione dei servizi di pubblica utilità. Sono molte le associazioni e le reti che si  stanno opponendo alla mercificazione di un bene vitale, chiedendo di escludere il servizio idrico dai servizi pubblici locali di rilevanza economica. Ma anche il buon senso comune fa capire che “l’acqua del sindaco” è certificata da processi di controllo, che rappresentano una garanzia per tutti. Anche molti Comuni sono contrari alla privatizzazione, che comporterà la rinuncia alla propria funzione  su una risorsa fondamentale.

Paolo Bonafè - Presidente www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 28 novembre 2009 in blog

Volontariato: la ricchezza del capitale umano

2009-11-21 il venezia - l enorme patrimonio del nostro volontariatoNell’attuale scenario italiano, attraversato da una complessiva  crisi economica, politica e sociale, sono presenti interessanti spaccati di realtà, che rappresentano un segno di speranza e ci restituiscono la fotografia di un paese non ripiegato su se stesso, ma capace di una forte e fattiva presenza sociale.

Parliamo di volontariato, attività che mobilità moltissimi nostri concittadini, che gratuitamente prestano la loro opera a favore di persone in  difficoltà, ma anche promuovendo cultura e sensibilità ambientaliste.

Una tradizione forte la nostra, che affonda le proprie radici storiche già nelle esperienze delle Misericordie, ma si è nutrita sia della tradizione caritativa cattolica, sia dell’impegno sociale della sinistra. I dati ci aiutano a dare visibilità ad  un fenomeno, che coinvolge con continuità circa 1.100.000 italiani, 4 milioni in modo saltuario, e quasi 10 milioni – dato OCSE – se consideriamo tutte le persone, che dedicano genericamente un po’ del proprio tempo agli altri. Quest’impegno ha come ritorno un grande riconoscimento sociale: il volontariato gode infatti  della fiducia del 71,3% - dato Eurispes - degli italiani, battendo forze dell’ordine e istituzioni.

Il Veneto conquista il felice primato di seconda regione d’Italia, dopo il Trentino, per presenza di volontari, esprimendo una grande capacità di solidarietà e generosità.

Ed è in questo contesto che si riunirà a Roma, i prossimi 4 e 5 dicembre, la prima conferenza generale del volontariato, per  riflettere sul fenomeno ma anche per  consolidare e valorizzare questo prezioso patrimonio, che va riconosciuto come  soggetto sociale,  protagonista della vita nazionale e locale. 

Paolo Bonafè

Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 21 novembre 2009 in blog

Immigrati fra diritti e doveri

2009-11-14 il venezia - gli immigrati

Li chiamano i ragazzi della “seconda generazione”, sono gli 862.000 figli di immigrati che vivono in Italia, di questi, ben 457.000, sono nati nel nostro paese. I numeri da soli non servono, ma  aiutano a ricostruire un quadro complessivo alla luce dei 4.330.000 stranieri - il 7,2%, della popolazione italiana – presenti regolarmente nel nostro territorio e il cui lavoro contribuisce alla creazione del nostro  PIL.

Non è un caso, pertanto che, a partire dal Presidente della Camera, siano molte le voci che si alzano per richiamare i temi del diritto al voto e del rendere più rapido l’iter per il riconoscimento della cittadinanza. Il cammino culturale per cui da straniero si diventa cittadino, rappresenta un passaggio cruciale di cultura e identità, perché comporta il riconoscimento di diritti ma anche di doveri, che trasformano l’ospite in colui che a pieno titolo partecipa alla vita di un paese in un processo di crescita dell’appartenenza e di rafforzamento delle responsabilità. Rispetto all’immigrazione è, pertanto,  necessario fare chiarezza senza utilizzare in modo  fuorviante il tema degli sbarchi, della clandestinità, della delinquenza per alimentare un clima che vede in questo fenomeno una minaccia ed un pericolo. Se l’integrazione rappresenta, quindi,  la grande sfida con cui siamo tutti  chiamati a misurarci, un primo segnale importante proviene proprio  dal Parlamento dove è in discussione  una proposta di legge bipartisan degli onorevoli Sarubbi(PD) – Granata(PDL), che prevede sia la cittadinanza per i bimbi nati in Italia da genitori stranieri - regolari da almeno cinque anni- sia  l’ottenimento della cittadinanza, per tutti gli immigrati, dopo cinque anni di residenza.

 Paolo Bonafè

pubblicato sabato 14 novembre 2009 in blog

Non scoppierà la bomba demografica

2009-11-07 il venezia - la temuta bomba demografica non scoppieràDopo decenni di allarmismi sul rischio che, il processo esponenziale di sviluppo demografico, avrebbe comportato per il Pianeta - a fronte della limitatezza delle risorse da esso prodotte - gli esperti ci dicono che questo fenomeno sta rallentando. Se, in occidente, il tasso di natalità è sceso negli ultimi 50 anni del 50%, il processo di globalizzazione ha portato a una diminuzione della natalità anche nei paesi in via di sviluppo. Gli esperti mostrano la stretta correlazione fra diminuzione delle nascite e miglioramento delle condizioni socio economiche, per il  maggior livello di istruzione e maggiore utilizzo dei metodi contraccettivi ad esso connessi. Per capire l’ordine della decrescita di cui ci parlano i demografi, i dati ci vengono in aiuto: se nel 1950 la popolazione mondiale raggiungeva i 2 miliardi e mezzo, attualmente raggiunge circa i 7 miliardi, risultando quasi triplicata. Il tasso di incremento della popolazione mondiale ha raggiunto il suo apice durante gli anni '60, con una crescita annua di circa il 2%, ridotta all' 1,7% durante gli anni '80 e a meno dell'1,5 % nei primi '90. Ebbene, le previsioni per il 2050 indicano che saremo “solo” 9 miliardi. Ma la prospettiva per la quale sembra essere evitata l’esplosione della cosiddetta bomba demografica, rappresenta una delle condizioni per l’ equilibrio dell’ecosistema, ma da sola non ne rappresenta una garanzia. Perché 9 miliardi di persone, che consumassero come un cittadino dell’opulento occidente, porterebbero il pianeta alla catastrofe, mentre, l’obiettivo da perseguire è quello di migliorare le condizioni di tutta intera l’umanità, anche attraverso la tutela del pianeta che ci ospita.

 

Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 07 novembre 2009 in blog

Caritas, pubblicato il rapporto 2009 sulle povertà

20009-10-31 IL VENEZIA Il nostro modello di welfare in teempo di crisiE’ di particolare efficacia il titolo “Famiglie in salita”,  scelto per il 9° Rapporto Caritas - Fondazione Zancan, presentato a Roma lo scorso 22 ottobre. La ricerca,  che ogni anno analizza la situazione di povertà nel nostro paese e l’ efficacia del nostro modello di welfare, ci offre un importante quadro dello stato di difficoltà in cui versa la famiglia italiana, anche a causa della grave crisi economica, che ha comportato, nel 2008, un aumento del 20% delle richieste di aiuto alla Caritas: i bisogni espressi sono prevalentemente di tipo economico (56,8% degli italiani e 48,1% degli stranieri) o legati a problemi di lavoro (44% degli italiani e 54,9% per gli stranieri). Resta drammatico il divario fra il Nord e Sud del paese, situazione di squilibrio unica nel panorama europeo. A fronte di questa situazione, il Rapporto segnala un modello di intervento inefficace, basato su una logica assistenziale, che privilegia l’erogazione di denaro, piuttosto che favorire la strutturazione di servizi. Ma la ricerca non si limita a fotografare la situazione di disagio in cui versiamo, perché individua anche le linee strategiche per rifondare il nostro welfare. Innanzi tutto una chiamata all’appello per uno sforzo comune –soggetti pubblici e privati, società civile e chiesa – perché dalla condizione di povertà e dalla crisi economica è possibile uscirne solo tutti insieme. In questo, che Monsignor Nozza definisce “cantiere aperto”, la Chiesa italiana si investe in prima persona, affinché il proprio servizio alla giustizia non sia realizzato come avventura solitaria, ma in stretta e convinta elaborazione con tutte le istituzioni e le espressioni della società.

Paolo Bonafè – Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 31 ottobre 2009 in blog

La Conferenza sul clima di Copenhagen

20009-10-24 IL VENEZIA La conferenza sul clima di Copenaghen

A dicembre la comunità internazionale si riunirà a Copenhagen per stipulare la nuova convenzione sul clima: la conferenza mondiale dell’ONU dovrà in particolare illustrare le strategie per la riduzione delle emissioni di gas serra e per l’adattamento ai cambiamenti climatici già in corso. L’esplicitazione di quest’ultimo obiettivo rappresenta un passaggio cruciale, che merita una particolare riflessione: le politiche, infatti, sembrano spostarsi dalla mitigazione dei fenomeni a quelle di adattamento. Questo orientamento nasce dalla consapevolezza che, anche a fronte di un arresto immediato delle emissioni di gas, dovrebbero trascorrere decine di anni per garantire  all’atmosfera di ripulirsi da tutto il gas presente. Parallelamente, gli studi hanno mostrato che, anche la riforestazione  non produce una compensazione immediata, infatti, solo dopo anni di crescita e non appena piantumati, gli alberi assorbono sufficiente anidride carbonica. Ci si rende conto che l’attuale livello di compromissione dell’equilibrio climatico impatterà pesantemente sulla nostra vita: già a Bangkok i paesi poveri hanno chiesto all’Europa e agli USA di impegnarsi economicamente per finanziare barriere contro l’innalzamento degli oceani e la riurbanizzazione delle città costiere. Lo scenario è sicuramente preoccupante, mentre si riscontra, sia a livello politico,  che di generale opinione pubblica, una grave sottovalutazione di questi temi: i cambiamenti del clima, con le loro ricadute sul piano ecologico, avranno forti implicazioni sociali economiche, già visibili nella nostra quotidianità con l’ aumento delle inondazioni e degli sbalzi climatici.

Paolo Bonafè – Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 24 ottobre 2009 in blog

La settimana dei prodotti equo solidali

2009-10-17-Il-Venezia-Fate-la-spesa-giusta-con-l-eco-solidale-150x150Oggi, sabato 17 ottobre, si apre “ Io faccio la spesa giusta”, settimana nazionale che promuove la cultura e la consuetudine ad acquistare  prodotti provenienti dal mercato equo-solidale. Si tratta di prodotti che non contengono OGM e per la cui produzione non è stata esercitata alcuna forma di sfruttamento lavorativo, anche attraverso la garanzia di un giusto prezzo. Una pluralità di eventi animerà anche i capoluoghi del Veneto, con degustazione di prodotti, presentazione di libri, banchetti informativi, cene equosolidali: un modo per sensibilizzare e promuovere un mercato che, malgrado la crisi economica, risulta sorprendentemente in continua espansione. Fairtrade - Coordinamento internazionale dei marchi di garanzia  del commercio equo solidale - presenta una ricerca che evidenzia come l’Italia, fra i 15 paesi  oggetto dell’indagine, sia quello con la maggiore percentuale  di “consumatori attivi”, ovvero di persone che nutrono un’alta aspettativa rispetto alle responsabilità sociali, economiche e ambientali delle aziende. In Italia le vendite sono passate, dai 39 milioni di euro del 2007, ai 43,5 milioni del 2008. Sul piano internazionale i consumatori hanno scelto i prodotti certificati Fairtrade,  spendendo circa 2.9 miliardi: the e cotone sono i prodotti che hanno maggiormente incrementato la vendita, ma anche l’acquisto di caffè e  banane continua a crescere. Va, inoltre, sottolineato l’esito più significativo di questo nuovo modello di consumo, messo in luce dal dato, relativo ai  5 milioni di persone che, nei paesi produttori, ricevono benefici sociali ed economici dal mercato equo solidale.

Raccogliamo, pertanto, l’invito a fare la spesa giusta!

Paolo Bonafè

Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 17 ottobre 2009 in blog

QUARS e qualità della vita in Veneto.

Con la pubblicazione  del VI° "Rapporto QUARS - Come si vive in Italia?",  la “Campagna Sbilanciamoci” offre un prezioso contributo alla conoscenza della situazione socio economica italiana. Il QUARS- Indice di Qualità dello Sviluppo Regionale – aiuta a rappresentare lo stato di salute   del paese,  attraverso  un utilizzo multidimensionale di una pluralità di macro  indicatori, che restituiscono una fotografia articolata, capace di coniugare aspetti relativi all’ambiente, all’ economia e lavoro, ai  diritti e cittadinanza, alla salute, all’istruzione, alle pari opportunità e alla partecipazione. Emerge un quadro conoscitivo, che mette in luce le condizioni efficaci a determinare  la qualità della vita dei cittadini e mostra come un modello di sviluppo, per definirsi tale, debba contemplare e fondarsi sui principi di sostenibilità, qualità, equità, solidarietà e pace. Attraverso questo sistema di indicatori è possibile stilare una classifica  delle regioni, che vede il Veneto collocarsi complessivamente  al 9° posto. Una lettura più approfondita, mostra la nostra Regione posizionarsi brillantemente al 2° posto per l’ambito economia e lavoro,  di situarsi con successo, all’ 8° posto – recuperando 7 posizioni - per quanto concerne la qualità ambientale,  ma di scivolare al 12° posto, con indicatori di segno negativo, per quanto riguarda l’istruzione e la cultura. Il Veneto mostra, anche,  valori positivi nell’area della partecipazione, dei diritti, della cittadinanza e della salute. Il Rapporto QUARS, mettendo in luce i  punti di forza e di debolezza del nostro modello di sviluppo, offre contributi e stimoli al dibattito sul futuro del nostro territorio.

Paolo Bonafè  Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 10 ottobre 2009 in blog

L’Earth Overshoot Day

Per il nostro pianeta, lo scorso 25 settembre è stato l’ Earth Overshoot Day, ovvero il giorno in cui abbiamo utilizzato tutte le risorse rinnovabili della Terra, a nostra disposizione per il 2009. Dal giorno successivo abbiamo, pertanto, iniziato a consumare quelle destinate a sostenerci nel prossimo futuro: questo dimostra che stiamo vivendo in  uno stato di strutturale debito ecologico e, con la voracità del nostro modello di consumo, non diamo tempo al pianeta di ricostruire  e rinnovare le proprie risorse. Se, nel 1986, l’ Earth Overshoot Day ha coinciso con il 31 dicembre, garantendo una situazione di pareggio, gradatamente, negli anni successivi, siamo retrocessi fino alla data di quest’anno, che evidenzia come abbiamo consumato il 40% in più delle risorse, a nostra disposizione. Potremmo paragonare questa situazione a quella di una famiglia, che vive sistematicamente ipotecando di anno, in anno, i propri redditi futuri. Gli studiosi prevedono che, in base all’attuale trend di consumi, già nel 2050, necessiteremo del doppio delle risorse, prodotte attualmente dalla Terra. In tal senso, va apprezzato l’importante segnale che è pervenuto al mondo dalla condivisa preoccupazione di USA e Cina, circa la necessità di urgenti interventi, per contrastare i cambiamenti climatici e il loro  nefasto  impatto sull’ecosistema. Ma siamo anche consapevoli dell’urgenza, al di là delle enunciazioni di principio, di modificare  rapidamente i nostri stili di vita: vanno, pertanto, valorizzate e promosse tutte quelle esperienze, che si stanno affermando nella società civile, che  stimolano e agiscono concreti cambiamenti dei comportamenti quotidiani.

Paolo Bonafè – Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 03 ottobre 2009 in blog

Il reddito di cittadinanza: una misura contro la povertà.

La crisi economica ha rinnovato il dibattito sul reddito di cittadinanza, promuovendo l’interesse per questa misura economica, anche fra quanti non appartengono alla ristretta cerchia di esperti del welfare.

Questo intervento si ascrive culturalmente al principio che riconosce il diritto dei cittadini ad avere  condizioni di vita  economicamente dignitose, in base alla convinzione secondo la quale, ad ogni membro della comunità, spetti la  compartecipazione agli utili sociali, prodotti dalla stessa, attraverso lo sfruttamento delle risorse del territorio, appartenenti a tutta la  collettività. Passando dalla enunciazione del principio teorico, alla sua traduzione nei diversi sistemi di welfare, emerge come questa misura, in molti paesi nord europei, si sia consolidata in un modello di integrazione delle politiche sociali e del lavoro, diventando un importante strumento per l’ inclusione sociale dei cittadini in situazione di  vulnerabilità. In queste esperienze, l’intervento economico esce da logiche assistenziali e diventa incentivo, volto a promuovere e a realizzare l’obiettivo dell’inserimento lavorativo. In Italia, chiusa la sperimentazione nazionale 1999-2002 del Reddito Minimo di Inserimento, si sono avviate, in assenza di precisi orientamenti e finanziamenti statali, esperienze locali, promosse da alcune Regioni. In linea generale, nel nostro paese la misura si è connotata come risorsa economica a contrasto della povertà: gli esiti dimostrano che, la sua applicazione su scala nazionale, garantirebbe ai nostri cittadini uno strumento significativo, per affrontare l’attuale congiuntura economica.

Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

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2009-09-26

pubblicato sabato 26 settembre 2009 in blog

Da Pescomaggiore un insegnamento per l’Italia.

ecovillaggio pescomaggiore Pescomaggiore, 15 Km dall’Aquila, incantevole borgo colpito dal terremoto  e che gli abitanti, pur a fronte della perdita della casa, hanno deciso di non abbandonare, provvedendo ad individuare, senza delegarla allo Stato, una soluzione abitativa idonea, per affrontare il vicino inverno.  Ha preso così vita EVA - progetto di Eco Villaggio Autocostruito: su un terreno, limitrofo all’antico centro abitato e messo a disposizione da alcuni concittadini,  grazie all’aiuto di avvocati ed architetti volontari e alla manodopera gratuita degli stessi abitanti, sta sorgendo un piccolo insediamento di case economiche e  ecocompatibili, costruite in legno, con pannelli solari e fotovoltaici, per l’energia e l’acqua calda e stufe ad ecopellet, per il riscaldamento.

Ma per persone che hanno perduto tutto, anche i  150.000 euro, necessari per la realizzazione dell’intero progetto, rappresentano una cifra enorme. Per questo è stato fondato il Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore, che fa  appello alla solidarietà degli italiani: si può contribuire con un aiuto economico, con l’invio di materiali o, qualora si sia idraulici, elettricisti o carpentieri, prestando gratuitamente la propria opera professionale. Il sito http://eva.pescomaggiore.org fornisce tutte le informazioni necessarie per l’invio degli aiuti, ma è anche strumento per conoscere sotto il profilo tecnico il progetto e monitorarne le fasi di realizzazione. Questa esperienza mostra come il protagonismo dei cittadini, coniugato a  forme concrete di  solidarietà, rappresenti una risorsa cruciale, anche nelle situazioni più estreme e, pertanto,  un modello da proporre  al Paese.

Paolo Bonafè – Presidente Laboratorio Venezia
www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 19 settembre 2009 in blog

Lo stato di salute della scuola italiana

E’ alle porte la riapertura di un nuovo anno scolastico e più che mai infuriano le polemiche sulla scuola italiana: da una parte il ministro Gelmini e dall’altra le voci preoccupate che provengono da più parti della società italiana, fra le quali si staglia la legittima rabbia degli insegnanti precari.

Una voce terza può aiutarci a far luce sulla situazione italiana: è quella dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), qualificato organismo internazionale, che martedì scorso ha presentato il rapporto “Education at a Glace”. La ricerca mette in luce come la nostra struttura didattica abbia ancora un impianto ottocentesco, improntato alle molte ore di aula con ore di studio a casa e assenza di attività di laboratorio e esterne. Per quanto riguarda il mondo degli insegnanti, il loro numero risulta superiore alla media degli altri paesi, ma in esso, a differenza degli altri paesi interessati dal Rapporto, sono conteggiati anche gli insegnanti di sostegno e quelli di religione. Il loro trattamento economico è nettamente inferiore, come risulta assente un serio strumento di valutazione del loro operato, che garantisca funzioni di controllo, stimolo e valorizzazione. A fronte di un investimento medio nella formazione dei paesi Ocse, che si assesta intorno al 6,2% del Pil, il nostro paese investe solo il 4,9%. Resta ancora alta, ben al 20%, la percentuale degli abbandoni scolastici negli ultimi anni della scuola secondaria: si tratta di ragazzi ad alto rischio di disoccupazione.

Quello che emerge è un quadro preoccupante in una fase in cui è chiaro che preparazione e formazione rappresentano una chiave fondamentale per uscire dalla crisi.

Paolo Bonafè

pubblicato sabato 12 settembre 2009 in blog

L’Albergo diffuso: una proposta per Pellestrina.

E’ interessante analizzare come, al di là del turismo di massa e dei pacchetti di viaggio preconfezionati, si stia affermando un nuovo modello di turismo ecocompatibile, attento a rispettare il territorio e  a preservare il tessuto sociale, che in esso è innestato, grazie alla valorizzazione dell’ambiente, della storia e della cultura dei luoghi. L’esperienza dell’ “Albergo diffuso”, è esemplare a mettere in luce come sia possibile promuovere sia la ricettività dei borghi storici, di cui l’Italia è ricchissima,  sia le  comunità locali che li abitano: tale proposta  si concretizza nella diffusione della ricezione in più abitazioni, secondo una concezione orizzontale, centralizzando  invece, in un’ unica sede, i servizi di tipo alberghiero (reception, spazi comuni, sala da pranzo). Questo permette la rivitalizzazione del territorio, il potenziamento del senso di ospitalità di una comunità,  garantendo al turista una diversa qualità relazionale e di incontro con il contesto locale, che esce dall’anonimato e dallo standardizzato. Tali esperienze rafforzano e consolidano i legami di una comunità, il senso di appartenenza alla cultura e alle tradizioni, ma nel contempo aprono all’incontro con l’altro. Non a caso questo modello, nato nel Friuli del dopo terremoto, per favorire il processo di ricostruzione e rivitalizzazione dei piccoli centri colpiti, evitandone l’abbandono, si è poi affermato in molte regioni, rappresentando un elemento distintivo e di qualità del made in Italy.

Si tratta di un turismo che non cementifica, anzi richiede di preservare  e restaurare la delicata struttura urbana dei luoghi, di sviluppare una rete fra soggetti diversi per potenziare tutte le risorse presenti, garantendo uno sviluppo socio-economico che non snatura il territorio e le relazioni fra le persone, ma ne valorizza storia, cultura e costumi. In tal senso, questa esperienza, che nel Veneto sembra non aver trovato alcuna opportunità di realizzazione, può rappresentare una proposta interessante ed una sfida raccoglibile per un territorio come quello dell’isola di Pellestrina. In esso sono presenti tutte  le condizioni per sviluppare l’ “Albergo diffuso”, mettendo in rete, in uno scenario di impagabili bellezze naturali, preziose sinergie fra  soggetti e risorse, in grado di garantire capacità ricettiva, ospitalità, pesca turismo, qualità ambientale, dando vita ad un modello proprio e originale, garante di uno sviluppo compatibile  con il delicato equilibrio ambientale e sociale, che connota la vita dell’isola.

Paolo Bonafè Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 12 settembre 2009 in blog

Pianeta carcere: pena e riabilitazione.

L'art. 27 della Costituzione sancisce che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”: si tratta di un  principio fondante dell’ordinamento che richiama il Paese a  promuovere  la riabilitazione di chi ha infranto la legge e, nel contempo, a garantire la società attraverso il reinserimento sociale di persone rieducate e, pertanto, a basso rischio di recidiva.

I segnali di allarme che provengono dai direttori e dai cappellani degli istituti di pena  italiani e dal mondo del volontariato, evidenziano una situazione drammatica: sono 63.661  le persone recluse a fronte di una capienza di circa  43.327 posti,  sono 38 i casi di suicidio avvenuti nei primi sette mesi dell’anno, fenomeno  che, in percentuale, è di 21 volte superiore alla media dell’Italia. I detenuti sono per il 30% tossicodipendenti, per il 10% soffrono  di  patologie mentali, per il 5%  sono affetti da HIV e per il 50% da epatite: rispetto ad un quadro sanitario già così critico,  l’attuale situazione di sovraffollamento, acuita dal  caldo estivo e dalla insufficienza di generi di prima necessità per l’igiene personale, incide pesantemente. Ma ad aggravare ulteriormente questo scenario contribuisce la carenza di organico del personale di polizia penitenziaria e le condizioni di trattamento degli stessi agenti, costretti anche a turni massacranti. Chiediamoci si ci sono le condizioni perché  l’espiazione della pena sia il tempo per una riflessione critica della propria  condotta e per la riabilitazione sociale? La sicurezza del Paese  non si garantisce con la sola repressione ma anche con la qualità del sistema penitenziario.

Paolo Bonafè
Lido di Venezia

pubblicato sabato 29 agosto 2009 in blog

Nuovo terminal Ferry Boat del Lido

Gli Uffici comunali competenti hanno provveduto, in questi giorni, a restituire alla Municipalità del Lido le controdeduzioni alle osservazioni al Piano Generale Urbano del Traffico per il Lido. Una delle questioni, poste all’attenzione dei tecnici da parte di gruppi di cittadini, riguardava la creazione, nell’area di S.Nicolò - destinata dal Piano alla costruzione di un grande parcheggio per 400 autovetture - di un nuovo terminal di imbarco per il Ferry Boat. Tale proposta ha ricevuto un parere “non favorevole”, sebbene sia stata accolta, almeno in parte, l’istanza di riduzione del numero dei posti auto, da 400 a 356, per destinare all’ attuale terminal una ulteriore corsia. Le motivazioni, che sostengono la creazione del mega parcheggio, si fondano sulla necessità di garantire uno spazio di sosta alle auto e ai camper di proprietà dei residenti in centro storico. A fronte dell’ opportunità offertaci dall’ approvazione del PGUT, come consigliere di Amministrazione di ACTV ed utente/cliente del servizio Ferry Boat, ritengo che non si possa perdere l’occasione affinchè, la riqualificazione dell’area di San Nicolò, non tenga conto della necessità di garantire al Lido un vero terminal di imbarco delle auto e dei mezzi pesanti (come quello del Tronchetto) . L’attuale sistemazione garantisce due corsie di imbarco, a scapito di una corsia di marcia e di un marciapiede di Via Selva e rappresenta una risposta insufficiente, resasi necessaria dalla carenza di alternative, ma necessariamente superabile, nel momento in cui si va a recuperare lo spazio, ricavato dall’attuale campo ex lagunari. Un nuovo terminal potrebbe rispondere alla richiesta di maggiore efficienza del servizio di ACTV, grazie alla suddivisione razionale delle corsie di imbarco, tra i mezzi prenotati, non prenotati e pesanti,che permetterebbe una più snella gestione ed organizzazione del traffico, anche con la possibilità, se fosse necessario, dell’imbarco simultaneo dei mezzi su due ferry boat, visto che su S.Nicolò la piattaforma di imbarco è a “V” con due autonomi pontoni galleggianti del tipo LIXPAN (cosa che non esiste invece al Tronchetto). Inoltre, agli automobilisti in attesa, si potrebbe garantire un’area-servizi qualificata, provvista di bar, servizi igienici e di un arredo urbano, consono alla vocazione turistica e alla qualità ambientale del Lido ( vedi corsie segnate da filari di alberi che permettano l’ombreggiatura delle auto in sosta). Per quanto concerne la questione economica, visto la crisi e le ristrettezze di cassa, lascio che sia la mediazione politica tra enti ed aziende a trovare le forme di finanziamento necessarie, fermo restando che, per fare il parcheggio, si debbano già ora prevedere degli stanziamenti. Personalmente ritengo che si possa chiedere anche alle ditte - aggiudicatrici l’appalto per la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema ed utilizzatrici di quell’ area come deposito materiali, fino al 2011 - di concorrere alle spese per gli oneri necessari alla riconversione di quello spazio a terminal. Data poi la dimensione dell’area in questione l’opzione da me proposta, non nega la possibilità della creazione del parcheggio, fermo restando che ritengo cruciale e prioritaria ogni soluzione che dia, in primis, riscontro alle esigenze di mobilità dei cittadini lidensi e concorra al potenziamento del turismo nell’isola. Paolo Bonafè

pubblicato martedì 25 agosto 2009 in blog

Per il futuro della regione servono alleanze su obiettivi e progetti

Il dibattito politico cittadino, in questo scorcio d’estate, è vivacizzato da una proposta provocatoria di Paolo Costa, ex Sindaco di Venezia, attualmente presidente dell’ Autorità Portuale della città, ma anche influente esponente del PD, che apre alla prospettiva di un’alleanza politica PD e PDL per il governo del Veneto. L’ipotesi di Costa si fonda su due presupposti: da un lato, la sinergia già in atto fra i due partiti, per garantire la realizzazione di alcuni importanti progetti regionali relativi al sistema viario ed infrastrutturale, dall’altro, la necessità, da parte del PDL, di frenare l’avanzata della Lega, che sta mettendo in predicato la poltrona del governatore Galan e mina pesantemente il radicamento e la presenza territoriale del partito di maggioranza relativa. La proposta di Costa sembra mirare alla costruzione di un’alleanza strategica, fondata sulla condivisione di un progetto complessivo, garante dello sviluppo del nostro territorio, capace di cogliere le sfide di innovazione, che la grave crisi economica impone al sistema economico veneto. Questa proposta ricorda, per qualche verso, il laboratorio politico proposto da Cacciari, con la sua elezione a sindaco nel 2005: in quel caso però il “patto per la città” era avvenuto in sede di ballottaggio, quando l’assetto delle alleanze e delle squadre degli eletti era già formato. La proposta di Costa cade in uno scenario politico profondamente mutato, caratterizzato, in modo particolare, da una Lega ad aspirazione maggioritaria per il governo regionale, ma soprattutto, non va sottovalutata, perché pone alcune questioni di fondo sul tema delle alleanze per la definizione di strategie di sviluppo territoriale. E’ indubbio che la nostra Regione paghi un ritardo nella realizzazione delle opere infrastrutturali, indispensabili per lo sviluppo del nostro territorio e di tutta l’area del Nord Est; è altrettanto vero che la realizzazione delle grandi opere, quali il Passante, non sarebbe stata possibile se non si fosse trovato un accordo tra le forze di maggioranza e di minoranza ed infatti il Protocollo di intesa vede apposte le firme di Berlusconi, Galan, Busatto (allora Presidente della Provincia) e di Cacciari. Sono comprensibili e condivisibili le perplessità, che la proposta di Costa ha sollevato tra alcuni esponenti del mio partito, ma va ricordato che, se il PDL è a guida della Regione, il PD ne governa importanti comuni, tra cui Venezia e un’alleanza strategica è quanto mai auspicabile per la realizzazione di quei progetti, divenuti oramai fondamentali per lo sviluppo di quest’area. Di seguito ne elenco alcuni che ritengo più prioritari di altri, quali: • l’ultimazione del progetto TAV, con la creazione dell’HUB di Tessera e il prolungamento fino a Trieste del percorso alta velocità; • i nuovi investimenti sul sistema mobilità: terza corsia della A4, Romea Commerciale, Camionabile e Pedemontana, autostrade del mare e autostrada viaggiante; • il mantenimento di un polo della chimica pulita a Portomarghera, ma anche un serio ed articolato progetto di riconversione industriale, che punti, soprattutto nell’area del waterfront, allo sviluppo del Parco Tecnologico del VEGA, allo sviluppo della logistica e al trasferimento in un'unica area di tutta la cantieristica minore e maggiore; • la realizzazione del nuovo Porto commerciale e passeggeri ( resto dell’idea che si possa pensare, in prospettiva futura, ad un porto a mare, sul tipo di quello costruito a Shanghai in Cina, non vincolato e/o limitato ai pescaggi e alle strutture delle future navi e collegato alla città tramite un tunnel Sublagunare); • lo sviluppo del Quadrante di Tessera, come nuova area urbana ed economica della città e la completa realizzazione del Piano di Assetto Territoriale; • la realizzazione, per Venezia e la Terraferma, del Piano Urbano della Mobilità, con lo sviluppo dei terminal. Certamente questi progetti restano tali se non viene garantita loro la congrua copertura finanziaria, cosa che a tutt’oggi manca, basti leggere quanto previsto dal Documento di Programmazione Economica redatto dal CIPE. Su questo si gioca la credibilità dei soggetti protagonisti, rispetto alla stessa cittadinanza Paolo Bonafè Membro Esecutivo Provinciale PD e Responsabile Prov. Infrastrutture e Mobilità

pubblicato giovedì 13 agosto 2009 in blog

Caritas in Veritate: una grande speranza per l’uomo contemporaneo

Attesa da due anni, l’uscita dell’Enciclica di Papa Benedetto XVI, Caritas in Veritate, cade in un momento segnato dalla grave crisi del modello di sviluppo occidentale. Il documento, inserendosi nel filone delle grandi Encicliche, che rappresentano il fondamento della dottrina sciale della Chiesa, guarda con grande attenzione e competenza al mondo di oggi, ne coglie le criticità, le distorsioni e le pesanti contraddizioni, ma nel contempo mostra le strade percorribili per costruire un assetto mondiale, incentrato sulla dignità della persona, sulla giustizia, sull’equa redistribuzione delle ricchezze, su una dimensione etica dell’economia. Non è una società utopistica quella disegnata dal Pontefice, ma una proposta concreta, che pone al centro lo sviluppo integrale della persona, per il quale è necessaria l’integrazione dei diversi livelli del sapere umano, a garanzia della promozione e del progresso dei popoli. Il testo è ricco e complesso, mai generico, tocca i grandi temi del lavoro, della povertà, del rapporto Stato-mercato, della finanza, della responsabilità sociale delle imprese e dei consumatori, della sussidiarietà, delle problematiche ambientaliste ed energetiche. E’ una chiamata in causa alle responsabilità collettive e personali, affinché la stessa crisi diventi occasione di discernimento e nuova progettualità. Il Papa mostra al mondo contemporaneo come il cristianesimo non possa ridursi ad una religione individuale o ad una filosofia, ma attraverso il mistero del Dio Incarnato, c’entri invece concretamente con la vita di ogni uomo e, mediante l’amore di Dio, ne illumini ogni ambito. Paolo Bonafè – Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 25 luglio 2009 in blog

Morti bianche ed infortuni sul lavoro

Il Rapporto nazionale dell’INAIL ci conforta con un dato che dà riscontro di come, nel 2008, siano diminuiti del 4% gli infortuni e del 7,2% le morti sul lavoro: è la prima volta che in Italia, dal 1951, il numero delle vittime scende sotto la soglia dei 1.200. Ma, al di là delle fredde percentuali, va tenuta alta l’attenzione su un fenomeno che l’anno scorso ha comunque visto 874.940 persone infortunate e 1.120 decessi. Per quanto riguarda quest’ultimo tragico dato, scopriamo che il principale fattore di rischio è rappresentato dalla strada, che ha provocato ben 611 morti su 1.120; per la precisione 335 sono stati i decessi causati da incidenti stradali che hanno coinvolto autotrasportatori, commessi viaggiatori, addetti alla manutenzione stradale, e 276 quelli avvenuti nel tragitto fra il domicilio del lavoratore e il posto di lavoro. Il calo significativo degli infortuni riguarda, per il 12,4%, il settore delle costruzioni e, per il 10,6%, quello meccanico; mentre si assiste ad un incremento del 21,7% degli infortuni domestici, che hanno colpito un settore ad alta presenza di lavoratori stranieri, composto da colf e badanti. Il 61% degli infortuni si concentra nelle aree del Nord a maggiore densità occupazionale: in particolare Lombardia, Emilia Romagna e Veneto insieme assommano oltre il 43% degli eventi infortunistici denunciati nell’intero Paese e il 36% dei decessi. Un focus sulla nostra regione evidenzia la registrazione di 104.134 incidenti e, purtroppo, di 113 morti Il monito è quello di aumentare ogni forma di prevenzione, perché dietro ai numeri e alle notizie di cronaca, ci sono le drammatiche storie delle vittime e delle loro famiglie. Paolo Bonafè – Lido di Venezia

pubblicato martedì 21 luglio 2009 in blog

Servizio Civile laboratorio di cittadinanza

In Italia l’istituto del Servizio Civile trova la propria ragion d’essere nel concetto di difesa non violenta e non armata dello stato. Oggi, a seguito dei cambiamenti normativi e culturali, pur non essendo più legato all’obiezione di coscienza, in quanto caduto l’obbligo alla leva, mantiene la propria connessione ai principi di responsabilità e solidarietà, che vedono i giovani operare e concorrere alla tutela ed al benessere del Paese. Nella legge 64/2001, infatti, il Servizio Civile trova un’ interessante definizione quale attività volontaria, aperta ai giovani, di entrambi i sessi fra i 18 e i 26 anni, interessati ad un percorso di formazione sociale, civica, culturale e professionale di durata annuale, che si realizza mediante l’opportunità di sperimentarsi in attività di cooperazione nazionale ed internazionale, di salvaguardia e tutela del patrimonio nazionale. Tale enunciazione mette in luce come, a fronte dell’attuale crisi delle agenzie di formazione civile e della scarsa capacità di attrazione della politica, l’esperienza del servizio civile rappresenti un laboratorio per maturare e sviluppare i valori propri del principio di cittadinanza responsabile: offrendo ai giovani l’opportunità di mettere a disposizione saperi e disponibilità, se ne riconoscono e valorizzano le competenze, in un contesto che è occasione di avvicinamento e confronto con le istituzioni e le organizzazioni, che producono beni e servizi per la comunità. Il Servizio Civile educa i giovani, attraverso il misurarsi con le complessità e le responsabilità, alla partecipazione attiva alla vita sociale, promuovendo una società più solidale e coesa. Paolo Bonafè Laboratorio Venezia

pubblicato domenica 12 luglio 2009 in blog

La dimensione politica della spesa quotidiana

La dimensione politica della spesa quotidiana Il cosiddetto cittadino comune rischia di avvertire un senso di impotenza rispetto alla possibilità di incidere, in modo significativo, in una società, dominata dal potere delle grandi lobby economiche. Eppure, il ruolo di consumatori, cui siamo relegati, non è così passivo come può sembrare di primo acchito: è nello spazio della scelta, che si determina il potere di cui ognuno di noi dispone nella dimensione del vivere quotidiano. Il fare la spesa non è, infatti, un’azione neutra e ce lo spiega bene l’economista Leonardo Becchetti, in un libro di fresca pubblicazione dal titolo “Il voto nel portafoglio”. Acquistare, orientati da una scelta consapevole, compiuta valutando la filiera di produzione, la sostenibilità ambientale e la qualità dei prodotti, ci fa uscire dalla logica di meri consumatori, e ci permette di essere attori che incidono sul sistema socio-economico. Non stiamo delineando uno scenario utopistico, ma cogliamo, attraverso la lettura di segnali già presenti nella nostra realtà, una tendenza che si va lentamente affermando: l’espansione del mercato equosolidale, il successo dei prodotti a Km 0, il moltiplicarsi delle campagne per promuovere la bevibilità dell’ acqua del rubinetto di casa. L’esperienza dei gruppi di acquisto, che apre alla dimensione collettiva delle scelte, mostra la percorribilità di un consumo critico, che tutela gli acquirenti, in termini economici e di qualità degli alimenti, ma anche esprime una domanda di eticità, per indirizzare il mercato verso un modello, che ponga al centro le persone e le relazioni. Cambiare le nostre modalità di consumo condiziona e trasforma il sistema economico. Paolo Bonafè - Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 04 luglio 2009 in blog

L'ultimo allarme della FAO e la crisi mondiale

La grande speranza degli uomini dell’ultimo scorcio del XX° secolo, era contrassegnata dal convincimento che il nuovo millennio si sarebbe caratterizzato per un nuovo ordine mondiale, che avrebbe visto, grazie allo sviluppo sociale, economico e tecnologico, la sconfitta della povertà e della fame, l’affermarsi di un processo di pace e di riequilibrio nella fruizione delle risorse della Terra. Lo scenario che ci troviamo a vivere, mostra l’illusorietà di quella speranza: abbiamo conosciuto terrorismo, guerre e una crisi socio-economica di tali proporzioni, da imporre un ripensamento del nostro modello di sviluppo. In questo contesto, interviene l’allarme della FAO, che ci segnala il più grande scandalo dei nostri tempi: un sesto della popolazione mondiale soffre la fame e, nel 2009, rispetto all’anno precedente, aumenteranno di cento milioni le persone, che vivono questa condizione. La situazione più drammatica riguarda l’ Africa subsahariana con un terzo della popolazione che patisce la fame, seguono l’Asia e l’Oceania, l’America Latina, il nord Africa e il Medio Oriente. Ci colpisce anche scoprire che, tra le pieghe del benessere dei paesi occidentali, 15 milioni di persone vivano una condizione di denutrizione. La recessione economica sta colpendo i paesi del terzo mondo attraverso la stretta creditizia, la drastica riduzione degli aiuti e la caduta delle esportazioni. Gli studiosi stimano per il 2015, un aumento della morte per denutrizione di 200-400 mila bambini. Un quadro drammatico si profila per il futuro dell’umanità, fatto di ingiustizie sociali, fame e pesanti rischi di guerra: il tema cruciale della redistribuzione delle ricchezze e delle risorse non è più rinviabile. Paolo Bonafè - Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 27 giugno 2009 in blog

L'equilibrio degli opposti nella parola crisi

Crisi, espressione inflazionata di questi tempi, per definire una situazione difficile e complessa, eppure questa parola ha, nel contempo, un significato aperto ad un dimensione di prospettiva ed opportunità. Il contenuto etimologico del vocabolo, che deriva dal greco, si riferisce al separare e quindi allo scegliere: il termine crisi pertanto, in questa accezione, indica una fase, che separa una maniera di essere, da un’altra differente; la crisi rappresenta così un momento di passaggio, cambiamento e scelta. Uscendo dai riferimenti della cultura occidentale, e trasferendoci nella lontana Cina, scopriamo che la parola crisi è composta da due ideogrammi: wei e ji, il primo significa problema, il secondo opportunità. Quindi, anche in culture così diverse, questa espressione include due poli, apparentemente opposti, ma che, tenuti insieme, attribuiscono senso e significato alla situazione vissuta. Le crisi, economiche e sociali, come quelle relazionali e personali, rappresentano fasi dolorose e faticose della vita di una società e dell’esistenza degli individui, ma contengono, in modo intrinseco, aspetti evolutivi e maturativi: sono molte le persone che riferiscono di essere uscite da una crisi più forti e umanamente arricchite. La crisi, per rappresentare un autentico momento di passaggio e cambiamento, richiede di essere riconosciuta, non negata nella sua reale problematicità e, in questa consapevolezza, esige la capacità di operare scelte importanti. In tale prospettiva, questo nostro tempo, caratterizzato dalla recessione economica e da un diffuso malessere sociale, è anche opportunità per costruire un modello di sviluppo migliore. Paolo Bonafè - Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 20 giugno 2009 in blog

Razzismo: eccezzione o fatto ordinario?

Oggi, sabato 13 giugno, a Roma, l’Associazione Lunaria presenta il Libro bianco sul razzismo. I curatori del volume pongono un quesito di fondo, per nulla banale, su come, nel nostro paese, gli episodi di razzismo non siano ascrivibili alla dimensione dell’eccezionalità, ma piuttosto rientrino in un approccio culturale, che investe in modo diffuso la nostra vita sociale. La ricerca, partendo dall’esame dei 319 casi che, dal 2007 all’aprile del 2009, sono entrati nelle pagine di cronaca dei nostri quotidiani, sfata l’opinione generale che definisce gli episodi di razzismo fatti isolati, non incardinati in un processo culturale che attraversa in modo complessivo il nostro paese, ma mostra come invece appartengano, purtroppo, all’ ordinarietà. Lo studio, inoltre, attraverso la rilettura del linguaggio giornalistico e delle modalità di riportare le notizie, indaga sulla rappresentazione, veicolata dai media, del fenomeno immigrazione, alimentando, attraverso l’attivazione di paure profonde, una cultura orientata al rifiuto e all’intolleranza nei confronti dello straniero. La stigmatizzazione delle persone consolida gli stereotipi, crea un corto circuito, fatto di diffidenza, pregiudizi ostilità, e favorisce un clima che ostacola qualsiasi processo, orientato alla costruzione di una società multietnica, come di fatto sta diventando quella del nostro paese, fondato sulla convivenza civile e rispetto reciproco. La preoccupazione che Lunaria segnala è forte e rappresenta un richiamo importante al reale pericolo che vede la cultura razzista permeare la vita sociale italiana. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 13 giugno 2009 in blog

Bambini e adolescenti: fra tecnologia e fragilità

E’ uno spaccato interessante quello che viene delineato dal IX° Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, curato dall’Eurispes. Fra i molti dati, mette in luce come le nuove generazioni siano estremamente competenti nell’uso delle tecnologie: il 73,4% dei bambini fra i 7 e gli 11 anni, possiede un computer, di questi il 56,3% si connette ad Internet, mentre il 58,6% possiede un telefono cellulare. Nella fascia di età 12 -19 anni, si alza al 93% la percentuale di chi possiede un computer, a 81,9% quella di coloro che navigano in rete e, a 96,2%, quella relativa al possesso del cellulare. Il dato che maggiormente colpisce è quello relativo alla centralità assunta da questo ultimo mezzo di comunicazione nella vita quotidiana: se il 31% degli adolescenti lo utilizza fino ad 1 ora al giorno, ben il 30,8% se ne serve per più di 4 ore. Anche rispetto ai comportamenti relativi all’uso di alcool, emergono informazioni preoccupanti: fra gli 11 e i 14 anni risulta che 45,7% abbia bevuto il primo bicchiere di vino, il 24,8% dopo i 15 anni e, solo il 5,5%, dichiara di non aver mai bevuto alcolici. Si beve per omologazione con il gruppo di riferimento, partecipando alla “cultura dello sballo” non ci si sente esclusi. A fronte del fatto che queste nuove generazioni sembrano preferire un’esperienza esistenziale, mediata dalle tecnologie o, in casi più drammatici, dalle sostanze, piuttosto che confrontarsi con la vita reale, il mondo degli adulti appare assente o con una presenza poco incisiva. Lo sforzo cui siamo chiamati è di non demonizzare la tecnologia, ma insegnare ad usarla in modo critico, nel contempo, dobbiamo costruire una grande alleanza educativa fra tutti gli adulti di riferimento: genitori, scuola, comunità parrocchiale, realtà dell’associazionismo e istituzioni, per definire proposte educative credibili e coerenti. Paolo Bonafè Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 06 giugno 2009 in blog

Per non dimenticare

La commemorazione della strage di Capaci, avvenuta 17 anni fa, il 23 maggio, è ormai di scarsa rilevanza per i mass media nazionali. Quel giorno persero la vita Giovanni Falcone con la moglie, Francesca Morvillo e la scorta, composta da Vito Schifani, Rocco di Cillo, Antonio Montinaro. Nemmeno due mesi dopo, il 19 luglio, un’altra stage mafiosa, in Via D’Amelio, uccise Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta. Ricordare tutti gli uomini e le donne che hanno sacrificato consapevolmente la loro vita, per garantire che nel nostro paese potessero affermarsi giustizia e legalità, contro la cultura della corruzione, del malaffare e della connivenza, rappresenta un dovere civile e morale.
A quella stagione, che ha avuto come protagonisti magistrati come Chinnici, Caponnetto, Falcone e Borsellino e tutto il Pool antimafia di Palermo, va riconosciuto il merito di aver mostrato, attraverso il maxi processo alle cosche, che la mafia esiste ed è una precisa organizzazione criminale, con dimensione internazionale, capace di forti intrecci con il mondo dell’economia, della finanza e della politica. Tramandare alle nuove generazioni la memoria di quegli eventi e il ricordo di tutti gli uomini giusti, uccisi per mano di Cosa Nostra, è un compito che non dobbiamo mai lasciar cadere, perché l’educazione alla legalità, alla giustizia è al rispetto per le Istituzioni, è strumento fondante nella maturazione delle coscienze delle persone. Questo permette la formazione di cittadini capaci di svolgere appieno il proprio ruolo, corresponsabili e partecipi nel concorrere alla definizione del bene comune, a garanzia dello sviluppo di una società sana, giusta e solidale.

Paolo Bonafè
Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 30 maggio 2009 in blog

La crisi economica incide sul trasporto pubblico locale

La crisi economica e il caro benzina hanno cambiato gli stili di vita degli italiani, anche per quanto riguarda le scelte di mobilità: il IV Rapporto sulla Mobilità Urbana, presentato alla Conferenza Annuale di AssTra, evidenzia come il 2008 si sia caratterizzato per un maggiore utilizzo dei mezzi pubblici. L’impegno profuso nell’ultimo decennio, per riqualificare e ammodernare le reti e il parco mezzi del trasporto pubblico locale, ha dato i suoi frutti, per cui il 29,7% delle persone residenti nelle aree urbane, sceglie il mezzo pubblico. Se correliamo questo dato con quello relativo al 27,6% di cittadini che si spostano a piedi e il 5,2% che optano per la bicicletta, vediamo che gradualmente diminuisce il numero di coloro che utilizzano l’auto privata. Ma, come sempre, la fotografia che emerge del nostro Paese è disomogenea: al nord ovest spetta il primato dell’uso dei mezzi pubblici al sud spetta la percentuale di minore utilizzo, ma con una sorprendente performance di Napoli che, con il 42% di fruizione del mezzo collettivo, si assesta sui livelli europei. Alcuni dati di scenario mettono in evidenza che trattiamo di un settore che trasporta 15 milioni di persone al giorno, per un totale di 128 milioni di spostamenti giornalieri, impiega 116.000 addetti per un giro d’affari di circa 8 miliardi di euro all’anno, eppure sembra mancare una coerente azione di indirizzo politico da parte dei diversi livelli di governo, dallo Stato agli Enti Locali, condizione imprescindibile per garantire in tutto il Paese la definizione di un modello di mobilità compatibile con il rispetto ambientale e le necessità di sviluppo socio-economico. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 23 maggio 2009 in blog

Per una nuova amministrazione del territorio

La progressiva attuazione del principio di sussidiarietà, attraverso il quale Stato, Regioni, Enti Locali hanno favorito e promosso il ruolo dei cittadini nello svolgimento di attività di interesse generale, ha prodotto l’ affermarsi di un nuovo modello di governo territoriale in cui, pubblica amministrazione e cittadini, singoli e associati, concorrono alla costruzione del bene comune. In questo nuovo scenario il ruolo delle amministrazioni si è gradualmente spostato: da soggetti erogatori di beni e servizi, a soggetti chiamati a sviluppare politiche pubbliche, orientate a governare la complessità sociale. Oggi, la partecipazione dei cittadini all’organizzazione del Paese esce dallo schema di riferimento tradizionale, che relegava tale funzione al diritto di voto o all’iscrizione a partiti politici e sindacati, diventa una nuova forma cittadinanza, capace di esprimere una maggiore e diversa responsabilità. Parallelamente, anche l’amministrazione deve dotarsi di nuovi strumenti per regolare il sistema, in cui agiscono una pluralità di soggetti pubblici e privati: capacità di ascolto, di mediazione, di promozione del capitale sociale delle comunità locali, oggi capaci di grande mobilitazione. La realizzazione della TAV in Piemonte, che ha visto il coinvolgimento attivo di interi paesi contro un progetto di interesse nazionale, ma avvertito come lesivo per quello specifico territorio, è la dimostrazione di quanto sia importante costruire dialogo, modelli di decisione partecipata fra amministrazione e cittadini, mediante il coinvolgimento di tutti i soggetti portatori di interesse sulla specifica questione. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 16 maggio 2009 in blog

UNa povertà che è sempre più dilagante

La povertà delle famiglie nel Rapporto ISTAT 2009 E’ stato presentato il Rapporto ISTAT sulla Povertà, che fotografa la situazione socio-economica degli italiani: si tratta di dati relativi all’anno 2007, pertanto esso ci offre una rappresentazione, antecedente alla grave crisi economica del 2008, eppure, già evidenzia che sono 975.000 i nuclei familiari in condizione di povertà assoluta, ad essi afferiscono 2.427.000 persone, che rappresentano il 4,1% della popolazione. Ulteriori focus di approfondimento delineano il profilo di queste famiglie: in termini assoluti esse vivono, prevalentemente, al Sud, ma già il 2007 vede un incremento della povertà al Nord, con un’incidenza che è passata, rispetto al 2005, dal 2,7% al 3,5%. Risultano essere in difficoltà le famiglie numerose, con 5 o più componenti, oppure le monogenitoriali e quelle che hanno come capofamiglia un adulto fra i 45 e i 54 anni nella condizione lavorativa di operaio, con basso livello di istruzione. Ma un aspetto interessante della ricerca è stato l’adeguamento del paniere ai bisogni reali di una famiglia, introducendo, ad esempio, le spese di istruzione, ma anche la lettura incrociata fra la dimensione economica e il contesto territoriale in cui una famiglia vive. Perché il costo della vita varia fra Nord e Sud, fra grande centro urbano e piccolo paese: emerge così che una famiglia di 4 persone, che abita in una grande città del nord dovrebbe percepire, per raggiungere lo standard minimo, definito dal paniere, 1.526 euro, a fronte di 1.106, se vivesse in un piccolo paese del Sud. Risulta, pertanto, sempre più urgente che il Governo vari immediate ed efficaci misure a contrasto della povertà e dell’esclusione sociale. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 09 maggio 2009 in blog

Qual'è il segreto della longevità?

Il corale affetto che il Paese ha mostrato in occasione del centesimo compleanno del premio Nobel Rita Levi Montalcini, ha aperto, nel contempo, l’interesse dei media sull’individuazione dei fattori, che concorrono a determinare la longevità. La vicenda umana della senatrice è esempio di uno stile di vita improntato alla sobrietà, accompagnato ad una straordinaria intelligenza e vivacità intellettuale, che riguarda un percorso personale unico. Guardando alla società italiana assistiamo complessivamente all’aumento della presenza dei grandi vecchi, che sta dando un forte impulso alla ricerca scientifica, orientata a rispondere a bisogni sanitari in crescita, collegati alle patologie tipiche degli anziani. Lo studio, ad esempio, di farmaci a contrasto dell’Alzheimer e del Parkinson richiama forti finanziamenti, che garantiranno sicuramente risultati efficaci eppure, pur nella convinzione che lo sviluppo della scienza medica rappresenti una garanzia fondamentale per la tutela della salute, esiste un rischio anche nella medicalizzazione della vecchiaia. Il nostro benessere personale si fonda su un equilibrio complesso in cui gli elementi affettivi, relazionali e sociali svolgono una funzione cruciale e determinante anche sul piano della salute fisica. Solitudine, senso di inutilità, perdita degli interessi, depressione, rappresentano fattori di alto rischio, proprio perché incidono pesantemente sull’articolata e ricca struttura dei bisogni umani. In questo senso, diventa esemplare la longevità di intellettuali, scienziati ma anche di persone semplici che sono invecchiate, mantenendo attivi desiderio di conoscenza, passioni civili e amore per la vita. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 25 aprile 2009 in blog

Quale è il ruolo delle Province nel governo del territorio.

Ci apprestiamo, nel prossimo mese di giugno, ad andare alle urne per il rinnovo anche di moltissime amministrazioni provinciali: l’ente Provincia, da anni, è al centro di un dibattito nazionale che, di volta in volta, ne evidenzia il ruolo cruciale, nel sistema di governo dei territorio, o ne sottolinea l’inutilità, quale cascame di una concezione burocratica dello Stato. Una riflessione sulla funzione di questo Ente locale può, pertanto, fornirci di maggiore consapevolezza nel nostro ruolo di elettori. In questo ci supporta la normativa, che attribuisce alla Provincia una preziosa funzione di raccordo fra la fase di programmazione, competenza propria della Regione, e quella di gestione, di cui sono titolari i Comuni. La legislazione italiana, infatti, ha attribuito agli Enti locali, un assetto caratterizzato da autonomia con competenze differenziate, promuovendo, nel contempo, forme di governo associate ed integrate. Nel complesso scenario territoriale, l’azione di coordinamento della Provincia si esprime, nel rispetto del principio di sussidiarietà verticale, attraverso azioni di pianificazione degli interventi, garantendo funzioni di interesse sovra comunali, denominate di “area vasta”, garantendo, in ambiti che richiedono governo ed integrazione di politiche diverse, economie di scala, ma anche il superamento del rischio di frammentazione degli interventi e di marginalizzazione dei territori più periferici. Il livello di governo espresso dalla Provincia diviene, pertanto, strategico nella prospettiva di un processo di riequilibrio a sostegno dei singoli comuni e cruciale nella promozione dello sviluppo locale. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 18 aprile 2009 in blog

Il Terremoto in Abruzzo

Le drammatiche immagini, che la televisione ha portato in questi giorni nelle nostre case, hanno toccato intensamente il cuore di tutti noi, scuotendo la nostra sensibilità e mobilitando sentimenti profondi di solidarietà e vicinanza per le vittime di questo terribile terremoto. Ma, con il passare dei giorni, a questa gamma di emozioni si accompagnano contemporaneamente rabbia e scoramento per una vicenda tutta italiana che mette in luce, ancora una volta, le responsabilità di chi poteva garantire condizioni di prevenzione e sicurezza, per contrastare l’impatto degli eventi naturali. Lo scatenarsi delle forze della natura sembra ammantare di ineluttabilità le morti e le distruzioni che esso comporta, ma la cultura fatalista non può appartenere ad una società del XXI° secolo: oggi, scienza e tecnologia vengono in aiuto all’uomo per rendere più protetta e sicura la sua vita. Il crollo, all’Aquila, dell’ospedale e della casa dello studente sono l’emblema dell’inettitudine, dell’incuria, della speculazione edilizia del nostro paese. Questo non deve essere il tempo di recriminazioni e polemiche, ma del concreto e unanime operare, per garantire ai settantamila sfollati condizioni dignitose, per riprendere la vita dopo un evento così drammatico e traumatico. Ma non per questo dobbiamo mettere da parte la consapevolezza che una corretta prevenzione riduce il numero delle vittime e delle distruzioni. L’Italia è un paese a rischio, i ricordi dei terremoti, dal Belice, all’Umbria, sono impressi nelle nostre menti e, soprattutto, nella carne di molti nostri connazionali: è irrinunciabile un modello di intervento sul territorio, che rispetti le norme antisismiche. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato venerdì 10 aprile 2009 in blog

scelte di pace contro la crisi economica

Anche una scelta di pace può rappresentare, oltre all’indiscutibile valore etico morale ad essa intrinseco, una risorsa per affrontare l’attuale crisi economica. La Campagna Sbilanciamoci, sostenuta da 47 organizzazioni della società civile, di ispirazione laica e religiosa, sta promuovendo la sottoscrizione di un Appello, affinché il Parlamento non approvi la proposta governativa, finalizzata a continuare la produzione di 131 caccia bombardieri Joint Strike Fighters, aerei d’attacco che possono trasportare anche ordigni nucleari. L’approvazione di tale piano d’investimento comporterebbero un impegno per l’Italia fino all’anno 2026, con una spesa di circa 14 miliardi di lire, per la realizzazione di un programma incoerente con le missioni di pace che da anni caratterizzano il qualificato impegno delle nostre Forze Armate. Ma l’evidenza dell’ enormità della somma finanziaria, necessaria a questo riarmo, da sola stride a fronte dell’urgente necessità di reperire risorse per fronteggiare la grave situazione economica e sociale del Paese. I promotori dell’Appello fanno presente che con la medesima cifra si potrebbero contemporaneamente costruire 5.000 asili nido, fabbricare un 1.000.000 di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese. “Il Parlamento faccia una scelta di pace e solidarietà; blocchi la prosecuzione del Programma. Destini le risorse alla società all’ambiente , al lavoro, alla solidarietà internazionale”: questo è il cuore dell’appello, che ciascuno può scaricare e sottoscrivere dal sito www.sbilanciamoci.org. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 04 aprile 2009 in blog

Crisi economica edemergenza sfratti

Crisi economica e emergenza sfratti L’emergenza sfratti è una delle inevitabili conseguenze dell’attuale crisi economica: per chi perde il lavoro, finisce in cassa integrazione o ha lavori precari è sempre più difficile sostenere le spese d’ affitto, per l’alta incidenza dei canoni sul reddito familiare. L’ondata sfratti (dati SUNIA) dovrebbe purtroppo riguardare, nei prossimi tre anni, circa 150.000 famiglie, in gran parte residenti nei grandi centri urbani. Il fenomeno dell’emergenza abitativa assume oggi caratteristiche inedite perché riguarda fasce sociali che tradizionalmente non si affacciavano alla rete dei servizi sociali pubblici: la crisi ha causato l’indebolito economico del ceto medio, che è andato a sommarsi alle fasce di popolazione tradizionalmente in condizioni di disagio. Il sistema pubblico della casa non è certo il settore in grado di sopportare la pressione di un aumento emergenziale di domanda: le aziende ATER, nel loro complesso, gestiscono un patrimonio immobiliare di soli 940.000 alloggi, a fronte, per esempio, dei circa 3,9 milioni di alloggi previsti dal sistema dell’edilizia sociale francese. Mentre il governo si predisponeva a varare un provvedimento, che mirava ad ampliare le case di coloro che ne sono già in possesso, ci troviamo in assenza di un articolato piano casa, che riaffidi la regia del settore abitativo alle politiche pubbliche, affinchè sia possibile tenere insieme la logica della programmazione con la capacità di realizzare interventi immediati a contrasto dell’emergenza, perché se la perdita del lavoro è un evento drammatico, la perdita dell’abitazione, comporta il rapido scivolamento in una condizione di marginalità sociale. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 28 marzo 2009 in blog

Una campagna contro il razzismo e la paura

Uno schieramento ampissimo, che vede insieme protagonisti Alto Commissariato ONU per i rifugiati, associazioni laiche e religiose, ONG internazionali e organizzazioni sindacali, si mobilita per promuovere una campagna nazionale contro il razzismo, i pregiudizi, l’indifferenza e la paura dell’altro, sentimenti che alimentano un pericoloso clima di allarme sociale, che rischia di minare nelle fondamenta la convivenza civile. La campagna informativa, presentata alla stampa nazionale, mercoledì 18 marzo al Teatro Ambra Jovanelli di Roma, ha come slogan “Non avere paura, apriti agli altri, apriti ai diritti”. I 26 promotori si sono impegnati a promuovere questi contenuti attraverso azioni di sensibilizzazione, che si concretizzano a più livelli: nell’invitare i cittadini a sottoscrivere il Manifesto della campagna, con l’obiettivo di consegnare le firme raccolte al Presidente della Repubblica il 20 Giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato; nel richiamare gli operatori dell’informazione al rispetto del codice deontologico previsto dalla Carta di Roma, riguardante i richiedenti asilo, i rifugiati, le persone vittime di tratta; nel sottoporre a coloro, che ricoprono incarichi pubblici, una Carta di intenti, quale impegno per “spezzare il corto circuito creato da paura, razzismo e xenofobia, evitando di creare allarmi ingiustificati e di far ricorso a pericolose generalizzazioni”. Lo sforzo dei promotori è volto a dare visibilità e a rafforzare le reti di solidarietà, attive nel nostro paese, ma soprattutto a promuovere la cultura dell’accoglienza e dei diritti di cittadinanza, a fronte del rischio di criminalizzazione delle persone immigrate. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 21 marzo 2009 in blog

Tutta l'attualità del pensiero di ALDO MORO

Fede e laicità: l’insegnamento di Moro
In Italia è’ sempre in primo piano il dibattito sul rapporto fra fede e laicità ed in particolare sul ruolo dei cattolici impegnati in politica. Commemorando in questi giorni l’onorevole Aldo Moro, nel 31° anniversario della strage di Via Fani, ci appare ancora più luminosa la sua testimonianza di statista e di credente, di politico raffinato e di uomo profondamente fedele e coerente ai valori del cattolicesimo. Il suo pensiero, sul rapporto fra i cattolici impegnati in politica e la Chiesa, è ancora oggi di assoluta attualità e modernità: a lui va riconosciuto il merito di aver dimostrato che esiste una conciliabilità fra cristianesimo e democrazia, anzi la possibilità di un arricchimento della democrazia attraverso i valori e la tradizione religiosa. L’azione dei cattolici nello Stato, è da lui concepita, come svolta in piena autonomia e sotto la propria responsabilità: “Anche per non impegnare in una vicenda estremamente difficile e rischiosa l’autorità spirituale della Chiesa c’è l’autonomia dei cattolici impegnati nella vita pubblica […]. L’autonomia è la nostra assunzione di responsabilità, è il nostro correre da soli il nostro rischio, è il nostro modo personale di rendere un servizio e di dare, se è possibile, una testimonianza di valori cristiani nella vita sociale. E nel rischio che corriamo, nel carico che assumiamo c’è la nostra responsabilità morale e politica… » ed ancora “L’autonomia dell’azione dei cattolici è segno e presupposto dell’autonomia dello Stato nel proprio ordine, autonomia che implica un valore proprio di esso e la permanente garanzia della vita democratica nel suo significato d’incessante ricerca, di confronto, di libertà».
Paolo Bonafe’
Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 14 marzo 2009 in blog

Quale politica dei trasporti per il nostro territorio

Lo sviluppo di una politica diversificata dei trasporti permetterebbe di affrontare la mobilità delle merci, non solo nella prospettiva del trasporto su gomma, per cui il sistema viario della nostra regione risulterebbe sempre insufficiente, ma di prevedere investimenti sul sistema ferroviario e portuale. I porti di Venezia e Trieste, per esempio, rientrerebbero nell’ importante accordo per la creazione della macroarea adriatica, che servirebbe tutto il Nord Est europeo, eppure oggi, il sistema logistico di questa area guarda ai porti del Tirreno, o addirittura ai porti di Rotterdam e Anversa. Paradossalmente, grazie ai sussidi pubblici, risulta da Padova più conveniente imbarcare i container a Gioia Tauro, anziché a Venezia: questo, oltre alle ovvie ricadute economiche per il porto della nostra città, comporta l’aumento del traffico sulle nostre strade. Invece che utilizzare Venezia, oggi, molti camion partono dal Veneto e raggiungono il porto di Genova: è evidente che non siamo mai riusciti a rendere la convenienza collettiva una convenienza anche aziendale, se non finanziandola con sussidi pubblici, quando l'offerta portuale dell'Adriatico, con Venezia, Trieste e Ravenna, avrebbe potenzialità enormi. Il Veneto, va ricordato, è provvisto anche di una naturale «strada» fluviale per i trasporti verso il Nord Ovest: da tempo è attivo un trasporto regolare su chiatte da Venezia fino a Mantova, ogni chiatta può caricare fino a 60 container e ciascun convoglio è composto da cinque chiatte. In una logica di sistema anche questo servizio potrebbe rappresentare, per pozioni di traffico, un’ alternativa interessante e valida. Paolo Bonafè Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 07 marzo 2009 in blog

La Fotografia della Famiglia in Veneto

Quale è la fotografia della famiglia nella nostra regione? I dati e le ricerche sociali ci indicano, in primis, la diminuzione del numero di persone che sceglie l’istituto del matrimonio, che avviene all’incirca intorno ai trent’anni e, per il 34%, dopo un periodo di convivenza. Aumenta la percentuale dei matrimoni civili che, nel 2005, rappresentano il 41,2%; nello stesso anno sono circa 71.000 le famiglie ricostituite. Diminuisce la quota di famiglie con figli, ma contemporaneamente chi decide di averne, preferisce averne 2 (44%). Nel 2005, 6.157 sono state le separazioni e 4.052 i divorzi: il 5,4 per mille dei minori, residenti in Veneto, è stato coinvolto dalla separazione dei genitori. La linea di tendenza generale mostra complessivamente un aumento delle famiglie monogenitoriali, unipersonali, dei nuclei aggregati e delle famiglie ricostituite. Un’altra fonte di informazioni qualitative, pur nella limitatezza dei dati, è il Tribunale Ecclesiastico Regionale Triveneto: nel 2008, 224 coppie di sposi hanno presentato richiesta di annullamento, motivata, per circa la metà dei casi, da una situazione di fragilità affettiva, di incapacità ad affrontare l’impegno e le responsabilità, richiesti dalla vita matrimoniale. Il profilo che emerge è quello di persone adeguate sotto il profilo sociale, ma di fatto fragili ed immature. E’ complesso individuare le cause della debolezza della struttura familiare: affermare la diseducatività di modelli culturali imperanti, che enfatizzano stili di vita effimeri ed edonistici, è inoppugnabile, ma insufficiente. Ma forse sarà l’attuale crisi economica e sociale a richiedere alla famiglia stabilità e senso di responsabilità. Paolo Bonafè Presidente laboratorio Venezia

pubblicato sabato 28 febbraio 2009 in blog

Gli effetti di questa La crisi economica globale

L’attuale e drammatica crisi economica è stata causata da una politica neoliberista che, partendo dal presupposto per cui le regole del mercato hanno in se stesse la capacità di autoregolamentazione, ha lasciato mercati, imprese e finanza agire in autonomia. Pur essendo una crisi partita dagli USA, in ambito bancario e finanziario, è oggi crisi di sistema, che ha assunto una dimensione totale e globale. L’entità della recessione comporta risvolti difficilmente governabili, tali da rendere improprie e insufficienti le misure delle politiche pubbliche meramente finalizzate ad iniettare liquidità nell’economia e non orientate a prevedere interventi a livello strutturale. Questa crisi, lo dicono ormai in molti, costringe ad un profondo cambiamento del modello di sviluppo, richiedendo ai governi centrali la definizione di linee strategiche concertate, capaci di intervenire alla radice multidimensionale del problema. Infatti, gli impatti ottenibili da interventi economici, attuati dai singoli stati, rischiano di non essere efficaci a fronte del dimensionamento dell’economia globalizzata. I temi relativi alla redistribuzione della ricchezza, alla bonifica del sistema bancario e finanziario da attività speculative, al rilancio del sistema di welfare, alla riduzione delle spese militari, al sostegno all’economia reale, orientandola alla riconversione verso una produzione sostenibile in termini ambientali e sociali, devono trovare, a livello mondiale, la centralità dell’azione politica. Diventerà, allora, possibile che i costi della crisi non siano pagati dai soggetti più deboli, ma che da essa scaturisca un modello di sviluppo, fondato su basi etiche e solidali. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 21 febbraio 2009 in blog

Educare alla cittadinanza.

L’ affrontare il tema della cittadinanza chiama in causa immediatamente i concetti di “diritto” e “dovere”, pilastri fondanti del vivere sociale. Ma la complessità, connessa all’ essere cittadino, non può esaurirsi in un requisito, acquisito al momento della nascita con l’iscrizione anagrafica, richiama, invece, un percorso che vede la nostra vita realizzarsi all’interno di una rete di relazioni sociali. Quindi è la comunità nel suo complesso che svolge una funzione educante, affinché le nuove generazioni possano imparare le regole condivise, che ordinano i rapporti fra le persone e fare, nel contempo, conoscenza degli assetti istituzionali, che la società si è data a garanzia della propria esistenza e sviluppo. Questo processo educativo può determinare una diversa qualità della natura stessa del concetto di cittadinanza, segnando un ulteriore passaggio: si è cittadini, non solo in quanto si esercitano diritti e doveri, ma anche e soprattutto, perché come soggetti attivi, si esercitano poteri e responsabilità, attraverso un’ azione di partecipazione civile. In questa prospettiva va colta la strategicità dell'educazione alla cittadinanza, che non può essere affidata solo alla casualità delle situazioni, che ciascuno incontra durante la propria esistenza, perché la modalità con cui ognuno di noi agisce, ha ricadute su tutta la comunità. Vanno pertanto costruite le condizioni perché nella formazione dei giovani siano offerti luoghi ed opportunità per fare esperienza di corresponsabilità e solidarietà, affinché diventino, in una società complessa, cittadini protagonisti, consapevoli dei propri diritti, ma anche capaci di negoziare bisogni e punti di vista diversi. Paolo Bonafè Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 14 febbraio 2009 in blog

La sfida del turismo ecocompatibile

Il turismo rappresenta sul piano economico una delle risorse più importanti per lo sviluppo di un territorio, comportando, però, nel contempo, un concreto rischio di impatto sul piano ambientale e sociale. Tradizionalmente, infatti, difesa dell’ambiente e sviluppo turistico non hanno perseguito obiettivi comuni, anzi hanno promosso azioni fra loro inconciliabili: il turismo di massa ha prodotto la cementificazione delle coste, la distruzione di habitat naturali per l’ edificazione di megavillaggi turistici, la perdita d’identità culturale delle popolazioni, processi che hanno comportato pesanti ricadute sul patrimonio ambientale, culturale e sociale. Questa consapevolezza ha richiamato i diversi attori ad un nuovo approccio, capace di coniugare, in modo responsabile, tutela dell’ambiente e turismo. Il nuovo modello di sostenibilità, tiene insieme in una logica di sistema, il piano di uno sviluppo turistico, in grado di garantire la redditività del territorio, con obbiettivi di compatibilità ecologica, sociale e culturale. Nella definizione di questa nuova strategia, un ruolo cruciale è affidato agli operatori di settore, che hanno la responsabilità di gestire, contemporaneamente, uno strumento privilegiato, per sensibilizzare il grande pubblico sulle questioni di rispetto dell'ambiente e del patrimonio storico - culturale, ma anche un forte potenziale, atto a promuovere l’economia e la qualità di vita di una comunità. Questo circolo virtuoso garantisce alle attività turistiche di creare, mediante investimenti orientati alla sostenibilità, più solide condizioni per il loro stesso sviluppo futuro. Paolo Bonafè - Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 07 febbraio 2009 in blog

Investire sui giovani, risorsa della società

Offrire ai giovani opportunità e spazio per la loro realizzazione, rappresenta, per ogni società, la capacità di garantire agli individui il diritto a sviluppare e valorizzare le proprie capacità e competenze, nel contempo, significa, anche, costruire le condizioni, per garantire a se stessa un futuro, in una continua prospettiva di sviluppo. Questo approccio mostra come l’interesse del singolo sia strettamente coniugato all’interesse della comunità, ma questa attenzione sembra poco presente nel nostro paese dove, al di là della retorica sul ruolo dei giovani, l’investimento su questo prezioso capitale umano è scarso. I fenomeni della “fuga delle intelligenze” all’estero, quello degli inserimenti lavorativi che non riconoscono le competenze e i talenti, coniugati a quello della “gerontocrazia” che regge il paese, sono indicatori di una politica miope, che non investe sulle nuove generazioni, quale risorse strategiche per garantire al nostra società crescita e sviluppo, condannandola ad un impoverimento culturale e sociale. Il rischio di una generazione di giovani che si sente esclusa dalle opportunità, che avverte il proprio futuro incerto e precario, depotenzia la società nel suo complesso. La politica è chiamata ad assumersi la responsabilità di un cambiamento di rotta, a superare la logica delle caste e dei privilegi, su cui, ad oggi, si regge ancora il nostro paese, caratterizzato da una scarsa mobilità sociale. Si chiede di passare dalle sterili politiche giovanili di settore, alla contaminazione trasversale di tutta l’azione politica con l’attenzione all’investimento a creare le classi dirigenti e l’intero tessuto sociale del prossimo futuro. Paolo Bonafè

pubblicato sabato 31 gennaio 2009 in blog

La social card strumento inefficace

I primi dati sugli esiti della sua applicazione, riaprono il dibattito sulla social card, mettendo in luce l’inadeguatezza strutturale di questa misura per il sostegno economico alle famiglie in difficoltà. In base al principio costituzionale di sussidiarietà, allo Stato spetta la definizione di politiche nazionali e di standard delle prestazioni, per garantire ai cittadini uniformità di trattamento, mentre l’erogazione di una misura monetaria, a contrasto della povertà, non può scavalcare ruolo e funzioni di Regioni ed Enti locali, che hanno una specifica e diretta competenza nella programmazione territoriale e nella realizzazione e gestione degli interventi a favore dei cittadini. Oggi, la povertà presenta aspetti multidimensionali, che non possono essere letti solo con indicatori economici e anagrafici, perché è determinata dalla presenza o meno di reti familiari e sociali di protezione, ma anche dal costo della vita, che è territorialmente diversificato. Un intervento, che non si collochi in una lettura articolata della condizione reale delle persone, innestata nei loro contesti di vita, perde di efficacia. In un momento di così grave congiuntura economica, l’uso delle risorse rappresenta uno strumento strategico che deve uscire da logiche meramente assistenziali, o peggio ancora populiste: ogni investimento va concertato con i diversi livelli di governo, per integrarsi con le reti di risorse, servizi e interventi presenti nei territori. Erogazioni monetarie assegnate in modo frammentario, non ricomposte su base territoriale e non organiche a politiche di inclusione sociale, rappresentano interventi inadeguati che non garantiscono alcuna efficacia. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 24 gennaio 2009 in blog

La strategia a contrasto della tratta degli esseri umani

Le strategie a contrasto della tratta degli esseri umani. La questione relativa al fenomeno prostituzionale, per l’allarme sociale che genera nei cittadini, in particolare quando si rende visibile sulle strade, si trova al centro del dibattito politico. Farsi carico del legittimo bisogno di sicurezza, espresso dalla cittadinanza, è un dovere da parte di ogni amministrazione pubblica, ma, con altrettanta fermezza, non vanno alimentate la paura e la stigmatizzazione, riducendo un grave e complesso problema sociale ad un mero problema di ordine pubblico. A quest’ultima logica afferiscono, invece, tutti gli interventi che, attraverso la messa in atto di sole azioni repressive, proibiscono l’esercizio della prostituzione sulle strade, non prendendo in considerazione come le persone, adulte e minori, che si prostituiscono, siano prima di tutto vittime di sfruttamento e tratta, gravissimi reati perpetrati da organizzazioni criminali. La prostituzione non si elimina rendendola invisibile, spostandola in luoghi chiusi e nascosti, ma offrendo alle vittime opportunità di integrazione e percorsi protezione sociale. Il quadro normativo nazionale ha garantito al nostro paese di sviluppare un efficace modello di intervento di lotta alla tratta e di tutela delle persone sfruttate, riconosciuto sia a livello europeo che dal dipartimento di Stato degli Usa che, nel Rapporto 2007, assegna all’Italia un ruolo di primo livello, fra i paesi che soddisfano tutti i criteri, per l’eliminazione della tratta delle persone. Il cammino da perseguire, pertanto, non può discostarsi da queste direttrici: il riconoscimento della dignità delle persone e la garanzia dell’affrancamento da ogni forma di sfruttamento e schiavitù. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 17 gennaio 2009 in blog

Gli orrori di Gaza e la speranza di pace

Quanto sono terribili le immagini, che ci provengono da Gaza e che segnano di dolore e di sangue questi primi giorni dell’anno, facendoci ancora una volta disperare circa la capacità dell’uomo di uscire dalle logiche dell’odio e della guerra. Questi 50 anni di conflitto arabo israeliano, che hanno come scenario una terra densa di significati per i credenti nelle tre grandi religioni monoteiste, ma lacerata nel modo più crudele, rappresentano il segno di un fallimento per tutta l’umanità perché, né l’autorevolezza dell’ONU, né la più capace e sofisticata forma di diplomazia, hanno potuto impedire l’orrore, che oggi è sotto gli occhi impotenti di ognuno di noi. Quei piccoli corpi di bimbi, straziati e insanguinati, interpellano urgentemente le nostre coscienze e ci mettono di fronte alla responsabilità di un mondo di adulti, incapace di tutelare e proteggere queste piccole vite. Ma abbiamo anche la responsabilità dei bambini che continuano a sopravvivere nel terrore e nella denutrizione: costoro, cresciuti nelle terribili condizioni di vita di Gaza, alimentati all’odio e alla vendetta, come potranno, diventati adulti, essere i futuri attori di un processo di pace? C’ è qualcosa di così terribile e perverso nell’insanabile conflitto medio-orientale, caratterizzato da una spirale di odio impossibile da estirpare, che fa, di ognuno dei protagonisti, uno sconfitto. Per questo abbiamo la pesantissima sensazione che, in questi giorni a Gaza, fra le macerie, assieme alle tante vittime civili, sia morta anche la speranza di pace. Allora va fatto uno sforzo estremo, per trovare un nuovo percorso praticabile e un nuovo linguaggio possibile, che diano ragione al diritto di futuro e di pace, che quella terra invoca.
Paolo Bonafè
Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato venerdì 09 gennaio 2009 in blog

Il messaggio di Pace di Papa Benedetto XXVI

Il messaggio di pace di Papa Benedetto Papa Benedetto XVI, nel tradizionale messaggio del 1°gennaio, 40°giornata mondiale della pace, intitolato Famiglia Umana, Comunità di Pace, ha voluto fortemente sottolineare la centralità della famiglia, quale paradigma e fondamento della comunità dei popoli: quest’ultima, infatti, per vivere in pace è chiamata ad ispirarsi ai valori che reggono la comunità familiare. Fra i moltissimi passaggi interessanti del messaggio, alcuni, in particolare, rappresentano un richiamo cruciale per tutta la comunità civile: nessuno di noi si trova casualmente a vivere l’uno accanto all’altro, ma stiamo tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e donne, quindi come fratelli e sorelle; la terra va considerata come casa dell’intera famiglia umana, quindi non oggetto funzionale ai nostri bisogni egoistici. Queste due sollecitazioni, da sole, rappresentano un forte appello al rispetto e alla responsabilità di ciascuno nei confronti degli altri uomini, nostri compagni di strada, e dell’ambiente, casa comune da tutelare e salvaguardare. Anche l’analisi sull’attuale assetto mondiale, caratterizzato da conflitti, guerre civili, carestie ed aumento della povertà, individua le azioni improcrastinabili da perseguire, quali un’efficace smilitarizzazione e lo smantellamento progressivo e concordato delle armi nucleari esistenti; l’intensificazione di un dialogo fra le nazioni per una gestione delle risorse del pianeta, finalizzato ad un’equa distribuzione delle ricchezze, mediante un’organizzazione economica non sottoposta all’unica e mera logica del guadagno immediato. Se per il 2009, facessimo nostri questi richiami, potremmo finalmente vivere un anno migliore, di serenità, pace e speranza. Paolo Bonafè Laboratorio Venezia

pubblicato mercoledì 07 gennaio 2009 in blog

L’Evento del Natale messaggio di pace al mondo

Il Natale è l’evento straordinario di Dio che si fa uomo, entra nella storia dell’umanità e si fa compagno di strada di ciascuno di noi. Questo, per i cristiani, sta a significare che, in qualsiasi momento dell’esperienza umana, ma in special modo in quelli di maggiore sofferenza, in cui ci si trova a fare i conti con la fatica, il dolore, l’angoscia, l’amarezza, l’uomo non è abbandonato, ma, nella consapevolezza che Gesù si è fatto attraversare da tutte queste dimensioni, sente che non è lasciato solo ad affrontarle, perché Dio lo sostiene e l’accompagna. E’ questa la gioia profonda, che scaturisce dal mistero del Natale a cui noi cristiani siamo stati poco fedeli, trasformando questo giorno in un fatto commerciale e consumistico, dove anche l’augurio che ci scambiamo è spesso connotato da una ritualità superficiale e frettolosa. Il recupero del senso della nascita di Gesù è da trovare nell’essenza del suo messaggio di pace e d’amore, rivolto a tutti gli uomini di buona volontà, senza alcuna distinzione di razza, genere, appartenenza sociale e culturale. Ritrovare il senso del Natale,pertanto, non è recuperare radici e identità, per differenziarci da qualcuno, ma è scoprire l’universalità del messaggio d’amore di Dio, che ci ha fatto tutti, indistintamente, suoi figli. Se in questi giorni di festività, davanti al presepe, riuscissimo a volgere lo sguardo al Bambinello, con una diversa consapevolezza, il messaggio d’amore, che si irradia dalla capanna di Betlemme al mondo intero, potrebbe trasformare i cuori di ciascuno e rendere migliore l’anno nuovo, che sta per arrivare. Paolo Bonafè e Francesca Vingiani

pubblicato mercoledì 24 dicembre 2008 in blog

Una risposta legislativa di emergenza per contenere la strage sulle strade.

A fronte del drammatico incremento di vittime della strada, causate dallo stato di alterazione dei conducenti, il Parlamento si appresta ad approvare, grazie ad un accordo politico trasversale, un provvedimento legislativo, che abbassa ulteriormente, per i guidatori, il livello di tasso alcolico ammissibile. Dall’attuale limite, fissato allo 0,5 per litro, si passerà allo 0,2: a livello esemplificativo va detto che, un solo bicchiere di birra, assunto da un uomo adulto di circa 70 kg, sarà sufficiente a raggiungere il prossimo limite legale. La nuova legge non si limita a prevedere questa nuova prescrizione, ma la rende particolarmente incisiva correlandola all’inasprimento delle sanzioni. Si prevede, infatti, già il ritiro della patente, per un periodo di sei mesi, al primo riscontro di superamento del limite di tasso alcolemico di 0,2, fino al ritiro definitivo, qualora la persona fermata dalle forze dell’ordine, dimostri il recidivo non rispetto della norma. Il provvedimento non sta raccogliendo unanimità fra i cittadini, alcuni sono perplessi di fronte a quella che ritengono un’ondata di proibizionismo, ma le autorità statali non possono rimanere inerti rispetto al dato che evidenzia come, il 50% degli incidenti stradali, sia causato da conducenti, che risultano positivi ai test relativi all’abuso di sostanze. Siamo pertanto tutti chiamati alla responsabilità di un cambiamento dei nostri stili di vita, poiché, di fatto, la nuova normativa comporta il divieto ad assumere alcol, prima di mettersi alla guida, ma, contemporaneamente, è indispensabile il dispiegamento di efficaci controlli sulle strade, per garantire l’applicazione della legge. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 20 dicembre 2008 in blog

l'attualità della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo.

L’attualità della Dichiarazione dei Diritti dell’uomo. "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”: è questo il primo articolo della Dichiarazione Universale Dei Diritti Dell’Uomo, adottata il 10 dicembre 1948 dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che, di fronte agli orrori e alle lacerazioni causati dal secondo conflitto mondiale, affermava, attraverso questa Carta, i diritti inalienabili della persona umana. Nasciamo tutti uguali e liberi, tutti gli individui hanno diritto alla vita, a un tetto, nessuno può essere vittima di tortura: questi principi fondanti esprimevano l’ideale comune da raggiungere da parte di tutti i popoli e tutte le nazioni, attraverso progressive misure di ordine nazionale e internazionale. Le più grandi aspirazioni dell’uomo erano chiamate, superato un momento storico di efferata barbarie, ad orientare l’ edificazione di un nuovo assetto mondiale. Ma, a 60 anni dalla Dichiarazione, il cammino per riconoscimento della dignità di ogni uomo non è giunto a compimento: ancora oggi centinaia di milioni di esseri umani hanno costantemente minacciati i loro diritti alla vita, alla libertà, alla sicurezza. Va preso drammaticamente atto che non vengono rispettati i principi di uguaglianza e dignità, mentre nuove barriere vengono innalzate per motivi legati alla razza, al colore, al sesso, alla lingua, alla religione, alle opinioni politiche o alla appartenenza nazionale delle persone. E’ più che mai necessario che l’anniversario della Dichiarazione, celebrato in questi giorni, non si riduca ad una formale commemorazione, ma dia impulso al recupero di una rinnovata determinazione, affinché gli stati garantiscano ai cittadini l’effettivo godimento dei diritti umani. Paolo Bonafè Laboratorio Venezia

pubblicato giovedì 11 dicembre 2008 in blog

La dissalazione del mare quale nuova frontiera per la soluzione delle emergenze idriche ed energetica mondiali.

La carenza di risorse idriche e la loro fruibilità, assieme al progressivo aumento di fabbisogno energetico, rappresentano le due emergenze che investono il futuro dell’uomo e del pianeta Terra. In questo scenario di preoccupazione ed allarme, diventa quanto mai interessante il progetto della General Electric statunitense, finalizzato alla costruzione di centrali che, con il calore sviluppato durante la produzione di elettricità, alimentino il processo di dissalazione, dell’acqua di mare, rendendola disponibile agli usi commerciali, domestici e fonte energetica per il futuro. Il processo si basa sul principio che in natura permette alle piante di nutrirsi (osmosi): in questo caso esso viene “invertito”, l’acqua, infatti, attraversa, dalla soluzione meno concentrata verso quella più concentrata, membrane artificiali semimpermeabili, uscendo da questo filtraggio desalinizzata. Da questi impianti si dovrebbero ottenere 800.000 metri cubi di acqua potabile al giorno e 80.000 megawatt di energia. Ad oggi, le criticità sono rappresentate dalla fonte energetica di trasformazione, ancora basata sui combustibili fossili e dal fatto che tali centrali possono svilupparsi solo lungo le coste; quando, però, sarà possibile utilizzare energia solare e convogliare nell’entroterra l’acqua di mare, questa tecnologia garantirà maggiore tutela per l’ecosistema e sosterrà lo sviluppo socio economico dei paesi oggi più poveri. A conferma dell’interesse che gravita attorno al progetto, ci sono i duemila miliardi di dollari, investiti, per i prossimi otto anni, dai Paesi del Medio Oriente. Paolo Bonafe - Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 29 novembre 2008 in blog

Il sistema della logistica e dei trasporti per sviluppare nuova economia

L’ obiettivo da perseguire, per garantire lo sviluppo economico del Pese, riguarda l’allineamento dell’Italia ai grandi paesi europei, affidandole un ruolo centrale per l’interscambio persone e merci, attraverso la valorizzazione della rete portuale e della sua posizione strategica, che la vede attraversata dai Corridoi infrastrutturali, nella direttrice di raccordo fra ovest ed est Europa. La Provincia di Venezia è interessata dal Corridoio V Lisbona-Kiev, che prevede la creazione di un grande “HUB” da realizzarsi in località Tessera: questo snodo vedrà l’ interscambio merci-passeggeri tra la rete ferroviaria dell’ Alta Velocità ed Alta Capacità con la metropolitana di superficie, i collegamenti aerei del Marco Polo, quelli marittimi di Venezia e le reti autostradali. In questa provincia, proprio l’alta velocità e l’alta capacità, saranno uno dei veicoli primari per lo sviluppo del territorio sull’asse Venezia–Trieste. Infatti, sembra definitiva la versione del progetto che prevede il collegamento fra Venezia e l’Aeroporto Marco Polo, tramite il ponte translagunare e una successiva galleria posta a 25 metri sotto terra, mentre sono ancora allo studio tre diverse ipotesi per i 155 km tra Tessera e Trieste. La prima ipotesi progettuale vedrebbe l’attraversamento dei comuni di Jesolo, Eraclea, Caorle; la seconda affiancherebbe l’alta velocità all’attuale linea ferroviaria; la terza prevederebbe l’affiancamento all’autostrada A4. Qualsiasi progetto dovrà comunque sottostare alla valutazione di impatto ambientale e, facendo tesoro dell’esperienza della Val Susa, ad un percorso di condivisione con amministrazioni locali e cittadini. Paolo Bonafè Presidente di laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 15 novembre 2008 in blog

La Caritas chiede nuove politiche a contrasto della povertà.

Il fenomeno della povertà è, nel nostro paese, oggetto di indagine da parte di una pluralità di enti di ricerca che, annualmente, ci forniscono dati ed elementi conoscitivi sulla situazione socio economica delle famiglie italiane. Il Rapporto 2008 “Ripartire dai poveri”, prodotto dalla Caritas, con la collaborazione della Fondazione Zancan, e presentato lo scorso 17 ottobre a Roma, è uno strumento che rappresenta con chiarezza la multidimensionalità dell’esclusione sociale, chiamando in causa il modello di welfare, affermatosi nel nostro paese. Il Rapporto mette in luce dati allarmanti, evidenziando che l’Italia, nell’Europa dei 15, presenta una delle più alte percentuali di popolazione a rischio di povertà: ad esempio, il 13% della popolazione italiana vive con meno di 500-600 euro al mese, il 30,2% delle famiglie, con oltre 2 figli, è a rischio di povertà, la popolazione anziana vede incrementata, in un anno, del 2,4% l’incidenza della povertà relativa. Il forte richiamo, che emerge dalla ricerca, riguarda la necessità di ripensare in modo radicale alle politiche di inclusione sociale, chiamate a fronteggiare il fenomeno della povertà con interventi strutturali, che escano da logiche assistenziali ed emergenziali. Il Rapporto individua alcune linee strategiche essenziali, per lo sviluppo di politiche in grado di realizzare un nuovo modello di welfare, che preveda sia il passaggio dal trasferimento delle risorse monetarie alla realizzazione dei servizi, che la gestione decentrata della spesa sociale. Le parole chiave, per affrontare lo scenario futuro, riguardano la necessità di avviare strategie territoriali integrate, capaci di promuovere piani di azione locale a lungo termine. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato venerdì 14 novembre 2008 in blog

Abuso di alcool – la nuova emergenza giovanile

Dopo la tragica morte del ragazzo padovano all’Ombralonga di Treviso (morte che è stata riscontrata non addebitabile agli effetti dell’alcool), il tema della dipendenza da alcool è ritornato prepotentemente alla ribalta della cronaca. Il fenomeno dell’abuso di alcool da parte dei giovani è drammatico, i dati emanati dall’Istituto Superiore della Sanità sono impietosi e fotografano una situazione di vero allarme sociale: l’età nella quale gli adolescenti cominciano a bere è scesa tra gli 11 e i 15 anni, per il 22.8% si tratta di maschi e per il 16.8% di femmine. Le statistiche ci dicono anche che, quasi un adolescente su cinque, consuma, all’anno, almeno una bevanda alcolica; l’1% ne beve una quotidianamente. Se spostiamo la nostra attenzione sulla fascia di età fra i 20 e i 24 anni, si evidenzia che l’80,7% dei maschi e il 63,2% delle femmine consumano almeno una bevanda alcolica in un anno e che il 21,5% dei maschi e il 4,6% delle femmine ne fa uso quotidiano. Attraverso i dati si evidenzia che il fenomeno del bere fino ad ubriacarsi (estreme drinking) riguarda ben 740.000 giovani, di questi solo 61.000 sono seguiti dai S.E.R.T, ma il quadro generale è reso ancora più allarmante, perché ci indica che sono circa 9 milioni gli italiani a rischio. Necessita pertanto una campagna educativa nazionale, che spieghi ai giovani che non vi è solo il pericolo immediato per la loro incolumità (alla guida sono il 57% gli incidenti causati da abuso di alcool), ma esiste anche un pericolo mortalità legato all’incidenza del fattore alcol nell’incremento delle malattie degenerative Ma dobbiamo anche essere consapevoli che l’informazione sanitaria non è sufficiente, se la nostra società non si interroga criticamente sugli stili di vita che promuove e propone a modello delle giovani generazioni. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 01 novembre 2008 in blog

“Governance e Sussidiarietà” per un nuovo modello di partecipazione

Il principio di sussidiarietà, che trova il proprio fondamento nella nostra Costituzione, ha potuto trovare pieno riconoscimento solo attraverso un articolato percorso normativo e culturale, che ha attraversato tutta la storia della Repubblica. Solo così si è reso possibile il passaggio da un’interpretazione riduttiva, secondo cui lo Stato interviene lì dove altri non intervengono, ad un pieno riconoscimento di questo principio inteso come modello che equilibra organicamente i diversi livelli e funzioni della società in modo integrato, evitando indebite sostituzioni, per favorire l’assunzione di responsabilità da parte di ogni attore, nella chiara distinzione dei compiti. Lo scenario che viene così a delinearsi è per sua natura complesso ed in continuo divenire, perché vede muoversi, in una situazione caratterizzata da un’assenza di regole del gioco stabili e predefinite, una pluralità di soggetti: tale contesto richiede una cruciale funzione di regia dell’intero sistema, un’azione di governance che sia, non solo un’ attività di coordinamento tra i diversi attori, ma sia soprattutto azione processuale e strategica, svolta dal soggetto pubblico nei confronti di altri livelli di governo (nel rapporto Stato – Regioni - Enti Locali) e la pluralità di soggetti privati. Questi due principi, sussidiarietà e governance, delineano pertanto la cornice in cui si sviluppa un nuovo modello di partecipazione dei cittadini, che si pongono in un nuovo rapporto con le amministrazioni locali, in una dimensione di corresponsabilità, finalizzata al benessere e alla crescita della comunità nel suo insieme, costituendo un modello innovativo di “amministrazione condivisa” . Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.laboratorio.venezia.it

pubblicato sabato 01 novembre 2008 in blog

Abuso di alcool - la nuova emergenza giovanile

Abuso di alcool – la nuova emergenza giovanile Dopo la tragica morte del ragazzo padovano all’Ombralonga di Treviso (morte che è stata riscontrata non addebitabile agli effetti dell’alcool), il tema della dipendenza da alcool è ritornato prepotentemente alla ribalta della cronaca. Il fenomeno dell’abuso di alcool da parte dei giovani è drammatico, i dati emanati dall’Istituto Superiore della Sanità sono impietosi e fotografano una situazione di vero allarme sociale: l’età nella quale gli adolescenti cominciano a bere è scesa tra gli 11 e i 15 anni, per il 22.8% si tratta di maschi e per il 16.8% di femmine. Le statistiche ci dicono anche che, quasi un adolescente su cinque, consuma, all’anno, almeno una bevanda alcolica; l’1% ne beve una quotidianamente. Se spostiamo la nostra attenzione sulla fascia di età fra i 20 e i 24 anni, si evidenzia che l’80,7% dei maschi e il 63,2% delle femmine consumano almeno una bevanda alcolica in un anno e che il 21,5% dei maschi e il 4,6% delle femmine ne fa uso quotidiano. Attraverso i dati si evidenzia che il fenomeno del bere fino ad ubriacarsi (estreme drinking) riguarda ben 740.000 giovani, di questi solo 61.000 sono seguiti dai S.E.R.T, ma il quadro generale è reso ancora più allarmante, perché ci indica che sono circa 9 milioni gli italiani a rischio. Necessita pertanto una campagna educativa nazionale, che spieghi ai giovani che non vi è solo il pericolo immediato per la loro incolumità (alla guida sono il 57% gli incidenti causati da abuso di alcool), ma esiste anche un pericolo mortalità legato all’incidenza del fattore alcol nell’incremento delle malattie degenerative Ma dobbiamo anche essere consapevoli che l’informazione sanitaria non è sufficiente, se la nostra società non si interroga criticamente sugli stili di vita che promuove e propone a modello delle giovani generazioni. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato martedì 28 ottobre 2008 in blog

La contabilità ambientale strumento di politiche sostenibili

Alcune città italiane stanno adottando il bilancio ambientale, quale strumento, di valutazione, da parte dell’amministrazione locale, degli impatti ed effetti ambientali, prodotti, sul proprio territorio, dal complesso delle azioni politiche. Infatti, gli strumenti contabili tradizionali sono inadeguati a rappresentare i problemi e i costi ambientali, a fronte dell’attuale necessità di essere in possesso di strumenti, capaci di favorire lo sviluppo di un sistema di informazioni e indicatori, a supporto del processo decisionale dei pubblici amministratori. La contabilità ambientale è, pertanto, un sistema che garantisce la rilevazione, la gestione e la comunicazione di dati ambientali, sia fisici che economici, per promuovere un processo di trasparenza e democrazia, attraverso il quale l’Amministrazione rende conto ai cittadini degli esiti delle proprie politiche, a fronte degli impegni assunti nei confronti della stessa comunità. Si tratta, pertanto, di un modello innovativo, da affiancare al sistema ordinario di rendicontazione economica e finanziaria, che definisce procedure idonee a misurare la sostenibilità dello sviluppo di un determinato territorio e, nel contempo, in grado di internalizzare la variabile ambientale nelle decisioni politiche. Oggi la questione ambientale, rappresenta un’autentica emergenza, tale da esigere scelte politiche radicali: l’avviare nelle città una "progettazione urbana sostenibile",prevedendo che la programmazione e pianificazione territoriale, siano azioni orientata dall’attenzione ai fattori ambientali, rappresenta un passaggio culturale e politico cruciale, per la tutela dell’ecosistema. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.paolobonafe.it

pubblicato mercoledì 22 ottobre 2008 in blog

La contabilità ambientale strumento di politiche sostenibili

Alcune città italiane stanno adottando il bilancio ambientale, quale strumento, di valutazione, da parte dell’amministrazione locale, degli impatti ed effetti ambientali, prodotti, sul proprio territorio, dal complesso delle azioni politiche. Infatti, gli strumenti contabili tradizionali sono inadeguati a rappresentare i problemi e i costi ambientali, a fronte dell’attuale necessità di essere in possesso di strumenti, capaci di favorire lo sviluppo di un sistema di informazioni e indicatori, a supporto del processo decisionale dei pubblici amministratori. La contabilità ambientale è, pertanto, un sistema che garantisce la rilevazione, la gestione e la comunicazione di dati ambientali, sia fisici che economici, per promuovere un processo di trasparenza e democrazia, attraverso il quale l’Amministrazione rende conto ai cittadini degli esiti delle proprie politiche, a fronte degli impegni assunti nei confronti della stessa comunità. Si tratta, pertanto, di un modello innovativo, da affiancare al sistema ordinario di rendicontazione economica e finanziaria, che definisce procedure idonee a misurare la sostenibilità dello sviluppo di un determinato territorio e, nel contempo, in grado di internalizzare la variabile ambientale nelle decisioni politiche. Oggi la questione ambientale, rappresenta un’autentica emergenza, tale da esigere scelte politiche radicali: l’avviare nelle città una "progettazione urbana sostenibile",prevedendo che la programmazione e pianificazione territoriale, siano azioni orientata dall’attenzione ai fattori ambientali, rappresenta un passaggio culturale e politico cruciale, per la tutela dell’ecosistema. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.paolobonafe.it

pubblicato domenica 19 ottobre 2008 in blog

Il 13 Ottobre la Giornata Europea per la sicurezza stradale

Il 13 Ottobre la Giornata Europea per la sicurezza stradale Anche questo 2008 ha pagato un alto e drammatico tributo di vittime per incidenti stradali: l’Associazione Italiana Familiari Vittime della Strada (AIFVS) richiede, da tempo, alle istituzioni maggior impegno nella gestione del territorio, non solo per garantire la sicurezza delle infrastrutture, ma anche il necessario controllo. Su tutti i veicoli andrebbero, infatti, installati mezzi tecnologici, che permettano il controllo automatico del comportamento del conducente, sul territorio andrebbero collocati dei rilevatori delle infrazioni a distanza mentre, la presenza massiccia delle forze dell’ordine sulle strade, avrebbe una funzione educativa e deterrente. Il tema della sicurezza riscuote particolare attenzione anche da parte della Commissione Trasporti Europea, che ha deciso di istituire, per il 13 ottobre 2008, la “Giornata Europea per la sicurezza Stradale”. La prima giornata europea della sicurezza stradale, in aprile 2007, è stata un'occasione per i giovani di porre l’attenzione agli effetti devastanti di alcol e droga sulla guida, sulla formazione e l'educazione. Questa seconda giornata europea vedrà protagonista il tema "Sicurezza stradale nelle nostre città". Nell'ambito dell’ambizioso progetto comunitario di salvare 25.000 vite umane, le Giornate europee della sicurezza stradale hanno l'obiettivo di promuovere la consapevolezza e di dare visibilità e diffusione alle buone pratiche, sperimentate nei diversi paesi. L’obiettivo per il nostro Paese è quello di mettere in “RETE” il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti con gli Enti Locali, le Forze dell’Ordine, le ASL e le istituzioni scolastiche, per «promuovere un concetto di sicurezza a 360 gradi dove tutti si sentano impegnati». Troppe, infatti, sono le vittime delle strade italiane: 300.000 sono i feriti, ed oltre 20.000 i disabili gravi prodotti da questa guerra non dichiarata. Il parlamento Europeo ha chiesto all’Italia, in dieci anni, di ridurre del 40% questi numeri. A ciò lo Stato italiano ha risposto con un sempre calante presidio del territorio e con un grave ritardo nell’adeguamento degli organici delle forze dell’ordine e delle norme del Codice della strada. Dopo ogni incidente grave, inizia un doloroso ed estenuante iter legale che dovrebbe portare alla individuazione delle responsabilità, alla punizione dei responsabili con pene commisurate alla gravità dei loro reati, e ad assicurare alle vittime o ai loro familiari un risarcimento equo. Anche in questo campo l’Italia si distingue negativamente dal resto d’Europa, con una giustizia lenta ed approssimativa, che rischia di calpestare la dignità dell’uomo e quei valori che la nostra Costituzione dovrebbe tutelare. Tutti i cittadini dell'UE hanno il diritto di vivere e lavorare in condizioni di sicurezza: a piedi, in bicicletta, alla guida di un'auto o di un camion, il rischio di riportare ferite o di morire in un incidente stradale dovrebbe essere ridotto al minimo, nessuno, infatti, dovrebbe rischiare la vita a causa degli altri utenti della strada. Le case automobilistiche costruiscono auto e camion sempre più sicuri, l'ingegneria stradale riserva un'attenzione maggiore alla sicurezza, ma solo se accompagnati alla consapevolezza e al senso di responsabilità di ciascuno di noi, garantiranno integrità e salvaguardia delle vita umana. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia Membro AIFVS - Venezia

pubblicato mercoledì 08 ottobre 2008 in blog

Nuove frontiere per il fabbisogno energetico: gli idrati di metano

Nuove frontiere per il fabbisogno energetico: gli idrati di metano Il continuo incremento di fabbisogno energetico rappresenta un’incessante spinta alla ricerca di nuove fonti. In questa linea si colloca la scoperta, negli anni ’90, degli “idrati di metano”, cristalli la cui formazione è dovuta a processi di decomposizione della sostanza organica che, si accumula all'interno dei sedimenti, per risalire verso la superficie. Qualora si tratti di un fondale marino, il gas liberato si combina con l'acqua fredda delle profondità abissali e forma una sorta di "ghiaccio": le molecole di acqua cristallizzano, formando strutture "a gabbia", all'interno delle quali si trovano intrappolate molecole di metano, l'acqua, ghiacciando, comprime il gas, che assume un'elevatissima densità. Tali gas, recuperabili mediante depressurizzazione e stimolazione termica, sono presenti, in quantità superiori alle riserve di tutti gli altri combustibili fossili, soprattutto nei fondali oceanici, nei ghiacci polari più profondi e nelle zone continentali ricoperte da permafrost (Canada, Alaska, Usa, Giappone, India e Cina). Lo sfruttamento di questi giacimenti comportano però criticità dovute sia al trasporto del gas, sia alla struttura degli stessi idrati, che fungono da “collante” delle scarpate continentali per cui, la loro “liberazione” potrebbe causare, con la destabilizzazione dei sedimenti, fenomeni di franamento, con conseguente fuoriuscita di grandi quantità di metano che portano ad un rischio di aumento dell'effetto serra. La ricerca ha investito ingenti capitali per sviluppare tecnologie in risposta ai problemi evidenziati, per cui tra 10-20 anni gli idrati di metano potrebbero diventare una delle più importanti fonti energetiche. Paolo Bonafè Presidente laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato lunedì 06 ottobre 2008 in blog

Promuovere l’uso del trasporto pubblico quale strategia per migliorare la qualità della vita

La pesante situazione del traffico, presente nel nostro territorio e dovuto all’uso di auto private, va letta alla luce di alcuni dati: il 30% degli abitanti dell’area centrale del Veneto si sposta ogni giorno, al di fuori del proprio comune, per motivi di lavoro o studio e sono 60 le auto possedute ogni 100 abitanti. Va anche rilevato che, nell’ultimo anno, l’aumento del costo del carburante ha comportato un aumento di un 7% degli utenti dei mezzi pubblici, incremento sicuramente interessante, ma non sufficiente a diminuire in modo sensibile la percezione concreta del traffico di auto. Ma va ricordato come l’aumento del costo del petrolio incida pesantemente anche sullo stesso trasporto pubblico locale, per cui, sebbene la Regione Veneto abbia stanziato 10 milioni di euro grazie all’azione politica dell’opposizione, questo stanziamento risulterà insufficiente a compensare il solo rincaro del prezzo dei combustibili. Per promuovere l’uso dei mezzi pubblici va invece sviluppata una politica che si muova su più direttrici, investendo risorse finanziarie per treni, autobus e tram, affinché sia ampliata la rete dei collegamenti, sia migliorata la qualità del servizio di trasporti, evitando il sovraffollamento dei mezzi, sia garantito un sostegno economico alle famiglie per l’acquisto degli abbonamenti/biglietti e sia creato un biglietto unico regionale. Solo una complessiva azione di sistema garantirà una opzione decisiva, da parte dei cittadini, nei confronti del trasporto pubblico, garantendo una diversa vivibilità delle nostre strade e dei contesti urbani, una diminuzione del PM10 nell’aria, con un beneficio significativo per l’ambiente e la salute di ognuno di noi. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 27 settembre 2008 in blog

Fronteggiare la crisi del ceto medio con una nuova politica economica

Fronteggiare la crisi del ceto medio con una nuova politica economica La crisi economica mondiale, alla quale stiamo assistendo, che ha origine negli USA ma che sta interessando anche l’Europa e l’italia per la globalizzazione dei mercati, è dovuta ad una errata politica economia perpetrata negli anni. Infatti sta fallendo il modello di utilizzare il prestito o il mutuo come unico strumento per il mantenimento di un tenore di vita, alle volte superiore alle reali possibilità, unito alla troppa facilità delle banche di erogare prestiti senza le dovute garanzie. Fortunatamente in Italia il sistema bancario è più solido e fortunatamente nel 2002, le forze politiche di opposizione di allora, riuscirono a bloccare un’analoga iniziativa che l’allora (e l’attuale) Ministro Tremonti voleva applicare anche in Italia, per dare un scossa all’economia italiana, che già allora denunciava la prima crisi dei consumi e l’allarme stagnazione. Questo però non rende comunque l’Italia immune dalla crisi visto che anche nostri grandi istituti bancari hanno investito nelle banche che ora stanno fallendo e l’Italia potrebbe rischiare di pagarne una parte delle conseguenze. Sicuramente stanno pagando quei risparmiatori che sono stati indotti da promotori finanziari ad investire capitali in quel mercato. In Italia l’ISTAT sta evidenziando come esista oramai una stagnazione dell’economia e un crollo dei consumi delle famiglie. Soprattutto la fascia maggiormente toccata da questo fenomeno è il cosiddetto ceto medio che si trova a fronteggiare un aumento dei prezzi e una diminuzione delle proprie risorse economiche. Questa situazione di “crescita zero”, unita ad una moneta come l’euro troppo forte, rispetto alle altre monete normalmente utilizzate nel mondo (vedi soprattutto il dollaro) porta ad un conseguente aumento dell’inflazione e ad una crisi diffusa, che parte dell’industria e dalle piccola e media impresa ma che finisce nel commercio e nel settore dell’artigianato. All’ondata di crisi seguono anche i tagli e i licenziamenti da parte di alcune grandi aziende, ma che a cascata vanno ad interessare anche quelle piccole imprese che sono il tessuto della nostra economia soprattutto nel nord est. I commercianti e i piccoli imprenditori raccontano di una perdita del 20% del loro fatturato e di una continua moria di piccole e medie aziende che non sono state in grado di fronteggiare la crisi. Necessitano quindi politiche mirate alla riduzione dei prezzi e ad una maggior serenità nell’economia perché altrimenti la paura porterà ad un ulteriore calo dei consumi e quindi ad una crisi indotta ancor più grave di quella attuale. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato venerdì 19 settembre 2008 in blog

La progressiva emergenza idrica esige un modello di sviluppo eco-compatibile.

La progressiva emergenza idrica esige un modello di sviluppo eco-compatibile.
Il problema relativo alla disponibilità di risorse idriche e alla loro fruibilità, è motivo di grande preoccupazione per l’intera comunità mondiale. Alcuni dati possono aiutarci a riflettere: solo il 2,5% dell’acqua presente sulla Terra è “dolce”, di questa percentuale, ben i 2/3 forma i ghiacci polari. Il 70% delle risorse idriche è attualmente impiegato in agricoltura: il Consiglio mondiale delle acque sostiene che, da qui al 2020, per sfamare il mondo, sarà necessario impiegare un 17% in più d’acqua. Contemporaneamente, l’ONU ci segnala la drammatica condizione di 968 milioni di abitanti della Terra, privi di accesso a fonti di acqua pulita e del 33% della popolazione mondiale, che non ha accesso all'acqua potabile. Di fronte all’ obiettivo di dimezzare, entro il 2015, questa percentuale, i dati disponibili evidenziano, invece, un trend negativo: nel 1995 erano 436 milioni le persone, appartenenti a 29 paesi, interessate da problemi di approvvigionamento idrico, nel 2025 - stima la Banca Mondiale – le persone saranno 1,4 miliardi e apparterranno a 48 paesi; nel 2035 il dato riguarderà ben 3 miliardi di persone. Secondo le Nazioni Unite, sarebbero necessari 30 anni di investimenti a 180 miliardi di dollari l'anno, per garantire la sicurezza idrica a livello mondiale mentre, attualmente, gli investimenti ammontano a soli 70-80 miliardi di dollari. Questo “bombardamento” di dati, elaborati da fonti accreditate a livello mondiale, devono tradursi in una politica internazionale volta a garantire un modello di sviluppo eco-compatibile, ma dovrebbe interrogarci sui nostri stili di vita richiamandoci a comportamenti sociali più consapevoli e responsabili.
Paolo Bonafe - Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato venerdì 12 settembre 2008 in blog

Fragilità e disorientamento delle giovani generazioni creano una emergenza educativa

La cronaca nazionale sta mettendo in luce spaccati di mondi adolescenziali e giovanili che evidenziano drammaticamente la ricerca di emozioni forti e fasulle, comprate magari sul mercato delle sostanze più o meno lecite. Come non ricordare i drammi che hanno toccato la nostra regione: il caso della ragazza di 14 anni trovata abbandonata in coma etilico nel parco di Maraga a Belluno o quello della sedicenne che ha trovato la morte nel rave party, tenutosi ai Murazzi del Lido la notte del redentore. Ma non possiamo nemmeno dimenticare il suicidio della ragazzina di Adria, che sembra non abbia saputo sostenere il giudizio sociale a seguito delle foto divulgate dall’ex fidanzatino. Storie che attraversano il nostro paese e che non hanno come comune denominatore particolari zone geografiche dell’ Italia o i medesimi contesti sociali, economici e culturali, ma sembrano riguardare trasversalmente da vicino ognuno di noi, ponendoci di fronte ad una autentica emergenza educativa, rispetto ad una condizione giovanile segnata da fragilità, disorientamento e solitudine. I complessi processi di cambiamento e trasformazione, che percorrono l’adolescenza e l’età giovanile, indispensabili alla costruzione e alla definizione dell’identità che passano, per ciascuna persona, attraverso la cultura del gruppo, la scoperta della sessualità, il confronto anche conflittuale con l’autorità, sembrano, oggi, non trovare un quadro di riferimento valoriale e normativo, che funga da contenimento e guida: è come se ogni pulsione possa essere legittima nel suo trasformarsi in un agito, senza trovare uno spazio mentale di decantazione e decompressione. Quanto accade segna, in primis, il fallimento degli adulti, che sembrano aver rinunciato ad assumersi la funzione cui sono chiamati, attraverso l’educazione delle nuove generazioni all’ affettività, alla cittadinanza, all’incontro responsabile con l’altro, diverso da me. In questo senso, tutta la comunità educante è chiamata con urgenza a ripensarsi criticamente ed a recuperare, consapevolmente, il proprio ruolo e a svolgere il proprio compito. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato domenica 31 agosto 2008 in blog

Vacanze con i fiocchi ma attenti alla strada

Vacanze con i fiocchi ma attenti alla strada Il giorno 26 luglio, l’Associazione Italiana Parenti Vittime della Strada, ha avviato, come da molti anni a questa parte, la manifestazione “VACANZE CON I FIOCCHI”. Tale iniziativa vuole sensibilizzare l’opinione pubblica, le forze dell’ordine e le forze politiche sul tema della sicurezza stradale e sui pericoli che possono essere causati dal mettersi alla guida sotto l’effetto di alcool o di droghe. La manifestazione si è svolta, come ogni anno, anche al Lido di Venezia e questo grazie al lavoro della Presidente provinciale Pierina Guerra, coadiuvata dalle Associazioni Carabinieri e dei Cavalieri d’Italia e appunto sabato 26 luglio è stato organizzato un banchetto dove sono stati distribuiti gadget e materiale informativo. Particolarmente efficace è stata la coreografia, infatti è stata sistemata in strada, tra ombrelloni e sedie a sdraio (simboli che richiamavano le vacanze e il mare) una Fiat 500 d’epoca ricoperta da migliaia di pos-it, con su scritti messaggi di attenzione alla guida e alla sicurezza stradale. Tra coloro che hanno dato la loro adesione e hanno inviato un post-it, possiamo trovare il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli, decine di parlamentari di tutto l’arco costituzionale, amministratori locali, rappresentanti delle associazioni e semplici cittadini. Particolarmente apprezzai sono stati i messaggi dei 60 bambini ospiti della locale Colonia Morosini. Chiaramente tutti i messaggi miravano a sensibilizzare l’opinione pubblica ad un uso più attento del mezzo privato, che può diventare un‘arma se messo in mano a persone che si mettono alla guida non essendo in perfetto fisico. Purtroppo le statistiche sono implacabili e anche per quest’anno prevedono che solo durante le vacanze estive saranno almeno 1000 i morti sulle strade delle vacanze, per non parlare dei feriti e dei conseguenti invalidi. Iniziative come queste servono appunto per fare in modo che questo non accada o perché calino drasticamente questi numeri. Paolo Bonafè Presidente laboratorio Venezia www.laboratorioVenezia.it

pubblicato mercoledì 06 agosto 2008 in blog

Quale futuro per il Porto di Venezia

Quale futuro per il Porto di Venezia Il progetto riguardante il Porto di Venezia continua ad essere al centro del dibattito cittadino, che evidenzia come non esista, ad oggi, una strategia condivisa rispetto al suo futuro. Venezia ha la necessità di coniugare la salvaguardia della città con il mantenimento della sua vocazione portuale e della sua leadership crocieristica, anche per non vanificare l’insieme di progetti avviati dalle amministrazioni locali e portuali, che si sono, negli anni succedute. Ritengo, pertanto, che una strada percorribile, per coniugare tutela del centro storico e sviluppo economico, possa essere rappresentata dalla diversificazione dell’offerta. Questa proposta prevederebbe lo spostamento a Marghera/Fusina, via Canale dei Petroli, di tutte le navi RoRo/portacamion delle Autostrade del mare, comprese quelle greche che, ormeggiate in marittima, oggi sono causa di forti vibrazioni alle fondamenta dei palazzi che si affacciano sul Canale della Giudecca. Tale opzione, nel contempo, implicherebbe un minor traffico di camion e tir sul Ponte della Libertà. Su Portomarghera verrebbe mantenuta l’attuale organizzazione dei traffici merci, con l’eventuale sviluppo e realizzazione di nuove banchine nelle aree che verranno bonificate. Il traffico passeggeri necessita, invece, di veder suddivisi gli ormeggi tra le grandi navi e quelle medio piccole. Per le prime, è stato da poco pubblicizzato uno studio della Venezia Terminal Passeggeri, che ipotizza, con un investimento di oltre 100 milioni di euro, la realizzazione di un grande porto passeggeri, per navi da crociera di lunghezza superiore i 300 metri di lunghezza (il futuro è questo!), nell’area del Vallone Moranzani, così da poter aumentare di 500.000 unità il numero di passeggeri da qui al 2011, ma interessante è anche la proposta, avanzata dal precedente Viceministro De Piccoli, di un avanporto da realizzarsi alla bocca di porto del Lido, anche se ora i lavori del Mose ne pregiudicano in parte la realizzazione, una ulteriore ipotesi prevede di destinare allo scopo le banchine delle vaste aree dismesse e da bonificare di Marghera. L’ attuale Marittima potrebbe, così, essere destinata all’attracco dei mezzi veloci (Aliscafi/Hovercraft) e delle sole navi passeggeri, oggi considerate medio-piccole, con l’obbligo dello stop ai motori e dell’uso dei rimorchiatori, questo anche per non vanificare la realizzazioni di quelle opere infrastrutturali e legate alla mobilità che si stanno realizzano in quel sito (People Mover, Garage). E’ comunque cruciale che, qualsiasi sarà il percorso progettuale prescelto, si preveda un processo di coinvolgimento delle grandi compagnie armatoriali, che molto spesso offrono, nel loro ticket all-inclusive, l’acceso alla città attraverso lo splendido bacino di San Marco. Evitare il rischio dell’abbandono dello scalo veneziano, a favore di Trieste, significa tutelare il posto di lavoro di molti operatori portuali e l’indotto turistico. Se ci fosse un po’ di coraggio, poi, vi sarebbe un progetto che ritengo avveniristico e allo stesso tempo affascinante, cioè quello della realizzazione di un avanporto, sull’esempio di Shanghai, cioè in mare e quindi diverso dal progetto PERLA di De Piccoli. I benefici che si avrebbero da questo progetto sono molteplici. In primis non vi sarebbero più problemi per quanto concerne i pescaggi delle navi e quindi i fondali e l’annoso problema dell’ escavo dei canali. Inoltre le grandi compagnie armatoriali potrebbero, continuare a vendere il “pacchetto Venezia”, dato che la vista sulla città sarebbe garantita dall’altezza delle navi e da binocoli fissi che potrebbero essere sistemati sui ponti delle navi del tipo di quelli utilizzati in molti luoghi panoramici d’Italia, cosa che sarebbe difficilmente attuabile nell’entroterra veneziano o a Marghera. In ultima analisi tutto ciò porterebbe, inoltre, una positiva ricaduta economica su molte zone di Venezia e del litorale veneziano, ad oggi meno interessate dall’economia turistica e che potrebbero diventare nuove porte di accesso alla città storica, senza dimenticare che si potrebbe finalmente applicare quel ticket di accesso a Venezia, sul tipo delle ZTL, dato che, da queste navi, i turisti verrebbero trasportati a Venezia con i Lancioni Gran Turismo e/o con i catamarani Paolo Bonafè Responsabile Provinciale PD del Dipartimento Infrastrutture e Mobilità www.paolobonafe.it

pubblicato lunedì 04 agosto 2008 in blog

Il volto della povertà estrema in Italia

Il Ministero del Welfare, in collaborazione con ISTAT, CARITAS e FIOPSD (Federazione che raggruppa una settantina di soggetti privati e pubblici che assistono i senza tetto), ha avviato la prima rilevazione su scala nazionale relativa alle persone senza dimora: l’obiettivo è elaborare una ricerca sul fenomeno per il 2010, proclamato “Anno europeo contro la povertà”. Una prima stima mette in luce come questa condizione di povertà estrema riguardi un numero di persone che oscilla le 70.000 e le 100.000 unità: i processi di impoverimento economico e di aumento del livello di precarizzazione delle condizioni di vita, stanno marginalizzando uomini e donne che non appartengono al target del grave disagio sociale (ex detenuti, tossicodipendenti, alcolisti, pazienti psichiatrici), fra le persone che vivono in strada, infatti, è sempre più diffusa la presenza di soggetti che hanno conosciuto la stabilità e le reti di protezione dello stato sociale. La ricerca sta già mettendo a fuoco la complessità del profilo della persona senza dimora: si tratta prevalentemente di uomini (81,8%), appartenenti alla fascia di età fra i 28 ai ai 47 anni ( 54%), con una bassa scolarizzazione (solo il 33,7% ha la licenza media, il 17,7% il diploma e il 3,9% la laurea), disoccupati (43,4%) e con fallimenti affettivi alle spalle (37,1%). Solo il 13,3% si rivolge ai familiari per richiedere aiuto, il 38,7% preferisce rivolgersi ai volontari. Se ne deduce che il rischio di esclusione sociale non è più e solo strettamente correlato all’ appartenenza ad una categoria di disagio, ma anche alla situazione della persona all’interno del suo contesto affettivo, relazionale e sociale. Paolo Bonafè Presidente laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 19 luglio 2008 in blog

Crisi economica e capacità di spesa

Crisi economica e capacità di spesa Sul fronte della situazione economica del paese, è l’ISTAT a offrirci, nel suo rapporto annuale, il quadro della capacità di spesa delle famiglie italiane. La ricerca mette in luce come il Veneto sia la regione che registra, con oltre 3000 euro mensili, la maggiore spesa media famigliare, a fronte dei 1300 euro della Sicilia, regione con la spesa più bassa. Da questo range scaturisce la media nazionale che si assesta sui 2.480 euro al mese per famiglia (2.796 euro al nord, 2.539 euro al centro e 1.969 euro al sud). Se una prima lettura dei dati ci potrebbe far dire che, in ciascuna area considerata, la spesa sia direttamente proporzionale alla situazione economica, l’osservazione sarebbe superficiale se non si introducesse una ulteriore variabile, per cui la spesa maggiore sarebbe correlata ai differenti costi dei beni di consumo, rilevabili nelle diverse zone territoriali. Infatti, se i costi di trasporti, servizi, energia, autostrade sono abbastanza uniformi in tutta Italia, al nord, sui prezzi dei beni alimentari e di prima necessità, incidono pesantemente i costi della filiera che va dalla produzione alla trasformazione e al dettaglio. Inoltre, il dato ISTAT sull’inflazione di maggio, utilizzato per il ricalcolo dei prezzi degli affitti è pari al 3,5%: questo aumento graverà maggiormente sulle famiglie del nord e del centro, per il maggior valore degli immobili e dei costi degli affitti. In passato si è parlato di gabbie salariali, proporzionate alla reale inflazione del territorio di residenza: questi dati, forse, possono supportare una ulteriore pista di riflessione per la riapertura di un dibattito. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 12 luglio 2008 in blog

Non si vive di solo PIL

L’informazione circa la situazione economica italiana ed internazionale, ci viene veicolata utilizzando come indicatore il PIL (Prodotto Interno Lordo), unità di misura che indica la crescita economica, ma non è esaustiva nel rappresentare la complessità della situazione socio-economica e ambientale di un paese. Non viene mai sottolineato, ad esempio, che il PIL non contabilizza i costi ambientali e sociali di un determinato modello di sviluppo, non evidenzia la distribuzione della ricchezza in un territorio, non mette in luce la reale qualità della vita delle persone. In questi giorni la Campagna Sbilanciamoci ha presentato il sesto rapporto annuale “Come si vive in Italia?”, utilizzando come indicatore il QUARS (Indice di Qualità Regionale di Sviluppo) che indaga sette dimensioni: ambiente, economia, diritti e cittadinanza, salute, istruzione e cultura , pari opportunità e partecipazione. Emerge un quadro ricco e articolato della situazione delle regioni italiane (consultabile sul sito wwww.sbilanciamoci.org), ma l’elemento di riflessione più interessante riguarda la necessità di sviluppare strumenti efficaci per misurare il grado di sviluppo complessivo di un territorio e supportare i decisori politici nelle scelte strategiche, attraverso un sistema di conoscenze fondato sui dati. La sfida è quella di disegnare un modello di sviluppo sostenibile, capace di rendere compatibile e mettere in sinergia la politica economica con la tutela ambientale, il diritto alla salute, la qualità dei servizi, l’accesso alla cultura, la partecipazione alla vita sociale. Paolo Bonafe Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato martedì 08 luglio 2008 in blog

Idrogeno Nuova Frontiera dell’Energia

Ad Arezzo hanno costruito un idrogenodotto, che porta il gas alle aziende del locale distretto orafo: questa energia pulita, che non sottostà alle pesanti leggi di mercato, verrà utilizzata in modo sistematico dalle aziende. L’Amministrazione cittadina prevede, anche, di portare l’idrogeno nelle case, per sostituire il metano in cucina e fornire, attraverso “fuel cell”, sia elettricità che calore. L’ulteriore salto di qualità è rappresentato dalla “Fabbrica del Sole”, azienda in cui alcuni giovani hanno investito “solo” 800 mila euro (+ 400 mila ricevuti dalla Regione Toscana), che produrrà idrogeno pulito, ottenuto non dal metano, ma dall’energia solare. La “Fabbrica del Sole” sta anche perfezionando il “solar cooling”, procedimento che, ispirandosi ai principi delle pompe di calore, trasforma il caldo in freddo, utilizzando l’idrogeno. Dopo l’esaurimento preannunciato dei combustibili fossili, scienza e tecnologia stanno elaborando velocemente nuovi sistemi di produzione di energia ecocompatibile. L’uso dell’ idrogeno nell’industria e nella vita quotidiana, comporta una importante novità anche per la nostra città: le industrie chimiche di Portomarghera, che producono idrogeno quale scarto delle loro produzioni, potrebbero fornire energia per uso civile è industriale. E’ davvero utopistico pensare ad un futuro che veda in Portomarghera un nuovo polo legato alla produzione di idrogeno e ad energie a basso impatto ambientale? Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato martedì 08 luglio 2008 in blog

Il valore della solidarietà

Il Valore della Solidarietà Il dibattito cittadino, relativo allo spostamento del campo Sinti di Mestre, rende necessaria una riflessione che metta in luce come la nostra città abbia saputo elaborare un modello, riconosciuto in ambito nazionale ed europeo, per la cultura dell’accoglienza e dell’inclusione sociale sviluppate. Questo si è reso possibile, grazie alla sinergia e alla collaborazione fra una pluralità di soggetti e lo sviluppo di politiche sociali che hanno realizzato un sistema di servizi innovativi a favore dei minori, delle famiglie, degli anziani, dei disabili, delle vittime di tratta, delle persone in condizioni di marginalità, nel riconoscimento della dignità e dei diritti di tutti, ma anche nella consapevolezza strategica che più alta è la coesione sociale, che un territorio esprime, più alto è il livello di sicurezza di cui beneficiano i cittadini. La capacità di interlocuzione e collaborazione dei servizi comunali, che lavorano con i target più esposti al rischio di devianza, con le forze dell’ordine, sono un esempio di come il nostro territorio sia presidiato. Il lavoro di strada, la mediazione dei conflitti, il lavoro di comunità, la valorizzazione del Terzo Settore, sono gli strumenti attraverso i quali le amministrazioni comunali hanno, negli anni, investito e che, oggi, ci permettono di vivere in una città sicura e solidale. In particolare è utile ricordare come la vicenda del campo di Via Vallenari sia esemplare per il processo con cui si è arrivati alla assunzione di decisioni, attraverso interventi specifici nella comunità locale, stimolando processi di partecipazione attiva per garantire percorsi volti all’individuare insieme soluzioni ai problemi ed alle esigenze espresse dalle persone, attraverso attività condivise di progettazione partecipata, nella convinzione che, anche sui temi più delicati, vada sempre promosso il dialogo fra cittadini portatori di interessi e bisogni diversi, ma non per questo inconciliabili fra loro. Paolo Bonafe’

pubblicato mercoledì 11 giugno 2008 in blog

Immigrazione, sicurezza e bisogni sociali

Di fronte alla domanda di sicurezza, che proviene dai nostri cittadini, mi chiedo se sia percorribile una strada che sappia tradurre questo legittimo bisogno, in una richiesta più ricca e articolata, che non si appiattisca meramente sui temi dell’ordine pubblico
Il disagio che la società italiana sta esprimendo è anche ascrivibile alla necessità di doversi confrontare con il fenomeno migratorio, ma ha radici più profonde, che riguardano il nostro modello sociale e i complessi processi di cambiamento che lo stanno attraversando: la fragilità della struttura familiare, la frammentazione della vita sociale, lo scarso senso di appartenenza alla comunità locale, la precarietà lavorativa e l’ impoverimento economico.
Questo quadro di incertezza complessiva, investe in toto la sfera di vita delle persone: in questo contesto l’immigrazione diventa evento catalizzatore di ogni paura, causa prima dell’incertezza e del senso di insicurezza e precarietà in cui siamo chiamati a vivere.
Emerge, pertanto, nei confronti delle istituzioni, una richiesta che rivendica tutela, protezione, riconoscimento delle proprie esigenze e diritti, che non può essere ricondotta ad un bisogno di sola sicurezza pubblica, ma va coniugata fortemente ad un bisogno di sicurezza sociale.
Le persone necessitano di trovare un ascolto competente e responsabile capace di attribuire senso e dare riconoscimento alle paure e allo smarrimento, senza banalizzazioni, semplificazioni o enfatizzazioni, che corrono il rischio di essere sempre manipolatorie.

Paolo Bonafe
Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 07 giugno 2008 in blog

Il sistema THOR quale soluzione alternativa ai termovalorizzatori

La grave crisi dell’immondizia di Napoli sta evidenziando con forza come il tema del trattamento dei rifiuti rappresenti una priorità politica, non solo perchè il territorio nazionale non deve più impattare fenomeni di emergenza, ma anche per realizzare un modello di smaltimento, che trasformi i rifiuti da onere in risorsa. In questa direzione si colloca “THOR”, sistema sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche in collaborazione con la Soc. ASSING SPA di Roma, che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti, senza farli passare attraverso il ciclo della raccolta differenziata e dell’incenerimento, trasformandoli in materiali riutilizzabili, dall’elevato potere calorico e con costi presunti largamente inferiori rispetto ai termovalorizzatori. THOR è una tecnologia ideata e sviluppata in Italia, che si basa sulla raffinazione meccanica dei materiali di scarto, trattati in modo da separare tutte le componenti utili, dalle sostanze dannose. Funziona quindi come uno sminuzzatore di rifiuti fino a dimensioni microscopiche, inferiori a 10 millesimi di millimetro. Il risultato è una “poltiglia”, purificata dalle parti dannose ed inquinate di alto contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile. Il derivato è quindi un prodotto solido o pellettizzato, oppure, attraverso il processo di “pirolisi”, un prodotto bio-olio per motori diesel. In Sicilia è già presente questa tipologia di impianto, che tratta 8 tonn/ora, non necessita di un’ area di stoccaggio in attesa del trattamento, né di essere tenuto sempre in funzione, essendo meccanico e non termico. E’ utile ricordare che THOR è mobile, installabile anche su navi, poiché una struttura, da 4 tonn/ora, occupa circa 300 m2 e ha un costo di 2ml di euro. Comparando i costi dei diversi sistemi di smaltimento dei rifiuti, vediamo che l’ impianto preso in esame costa 40euro/tonn, una discarica costa 100euro/tonn e un inceneritore 250euro/tonn. A titolo esemplificativo, prendendo in esame un’ area urbana di 5000 abitanti, che produce 50 tonn/giorno, THOR potrebbe ricavare 30 tonn di combustibile, 3 tonn di vetro, 2 tonn di materiali ferrosi, 1 tonn di inerti; il resto sarebbe acqua che viene espulsa come vapore. Il prodotto che esce da THOR è sterilizzato dalle 8000/15000 atmosfere prodotte e il ciclo di smaltimento non produce odori. C’è da chiedersi se non sia, pertanto, delineabile un modello di smaltimento dei rifiuti, che preveda l’integrazione di impianti diversificati e non percorra la sola strada dei termovalorizzatori.

pubblicato martedì 03 giugno 2008 in blog

Assistiamo al ritorno del nucleare

Assistiamo ad un ritorno del “nucleare”, quale risposta al problema energetico del paese, dimenticando che gli italiani, con un referendum, si sono già espressi negativamente su questo tema. L’attuale dibattito sembra assestarsi sui medesimi contenuti di 30 anni fa quando, in occasione della guerra arabo-israeliana, si innescò una crisi degli approvvigionamenti petroliferi. Uno studio effettuato dal WWF, evidenzia che nel mondo, nonostante i massicci finanziamenti pubblici degli ultimi cinquanta anni, il nucleare rappresenta solo il 6,3% dell’energia primaria utilizzata e l’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede che tale contributo non aumenterà nei prossimi trenta anni. Il nostro paese, sprovvisto di fonti di uranio, dovrebbe comunque dipendere dall’estero per questa materia prima che, essendo una risorsa esauribile, potrà alimentare l’attuale struttura produttiva, solo per i prossimi settanta anni. L’ulteriore elemento di criticità è rappresentato, come sta mettendo in luce l’attuale esperienza della Francia, dai costi economici ed ambientali dello smantellamento dei vecchi impianti e dello smaltimento delle scorie. Inoltre, non è possibile dichiarare che il nucleare non produca CO2, quando le emissioni di tutta la sua filiera sono paragonabili a quelle di una centrale a gas naturale a ciclo combinato. L’evoluzione tecnologica e scientifica oggi mostra la crucialità di percorrere nuove strade per la produzione di energia, a garanzia di un modello di sviluppo sostenibile e a basso impatto ambientale, evidenziando la necessità di utilizzare fonti differenziate ed energie rinnovabili. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato domenica 25 maggio 2008 in blog

L’attuale emergenza educativa

La cronaca nazionale sta mettendo in luce spaccati di mondi adolescenziali e giovanili che evidenziano drammaticamente come una cultura di violenza e di sopraffazione stia caratterizzando le nuove generazioni. Dopo Verona e Viterbo, ecco il nuovo tragico episodio di Niscemi, che vede l’uccisione, da parte dì coetanei, di una ragazzina di soli 14 anni. Storie che non hanno come comune denominatore particolari zone geografiche dell’ Italia o i medesimi contesi sociali, economici e culturali, ma sembrano riguardare trasversalmente tutto il paese e, in questo senso, riguardano da vicino ognuno di noi. A queste atroci vicende fanno da corollario tanti episodi di bullismo quotidiano, che interrogano le nostre coscienze, ponendoci di fronte ad una autentica emergenza educativa I complessi processi di cambiamento e trasformazione, che percorrono l’adolescenza e l’età giovanile, indispensabili alla costruzione e alla definizione dell’identità che passano, per ciascuna persona, attraverso la cultura del gruppo, la scoperta della sessualità, il confronto anche conflittuale con l’autorità, sembrano, oggi, non trovare un quadro di riferimento valoriale e normativo, che funga da contenimento e guida: è come se ogni pulsione possa essere legittima nel suo trasformarsi in un agito, senza trovare uno spazio mentale di decantazione e decompressione. Quanto accade segna, in primis, il fallimento degli adulti, che sembrano aver rinunciato ad assumersi la funzione cui sono chiamati, attraverso l’educazione delle nuove generazioni all’ affettività, alla cittadinanza, all’incontro responsabile con l’altro, diverso da me. In questo senso, tutta la comunità educante è chiamata con urgenza a ripensarsi criticamente ed a recuperare, consapevolmente, il proprio ruolo e a svolgere il proprio compito Paolo Bonafè Presidente di Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 17 maggio 2008 in blog

Dalla pubblicazione dei redditi traspare che è il ceto medio che paga la crisi economica

Dalla pubblicazione dei redditi traspare che è il ceto medio che paga la crisi economica E’ di questi giorni la polemica relativa alla pubblicazione sul Web dei redditi degli italiani. Al di là delle valutazioni di legittimità di questa azione, l’elemento su cui desidero soffermarvi si riferisce all’altissimo numero di contribuenti con un reddito di circa 15.000 euro annui: se da un lato, ci si confronta con questo dato interrogandosi se non sia influenzato da un livello di evasione fiscale ancora troppo elevato, dall’altro, non ci si può esimere dall’esprimere preoccupazione per la situazione economica del paese. La Confcommercio evidenzia un crollo dei consumi e una contrazione della spesa del 1,7%, segnalando per l’Italia il pericolo della crescita zero. L’andamento non positivo delle borse, l’aumento del costo dei mutui e il concomitante aumento del prezzo del petrolio (con tutte le sue derivazioni e conseguenze) stanno mettendo in ginocchio la famiglia media italiana, che è e si sente sempre più povera. Si allarga, pertanto, il divario fra il ceto medio e chi detiene la ricchezza: non a caso il mercato segnala che i beni di lusso non sono toccati dalla crisi. Il Governo è pertanto chiamato ad individuare strategie urgenti a sostegno dei redditi: la proposta di ridurre le aliquote IRPEF è quanto mai necessaria, ma va coniugata alla introduzione di quozienti familiari, a forme di aiuto alle famiglie monoreddito e ai pensionati. Il fantasma della recessione è infatti oggi un rischio concreto e reale, soprattutto nella situazione congiunturale che vede l’aumento del costo delle materie prime, il crollo della domanda interna e un euro troppo forte nei confronti del dollaro, con la conseguente crisi delle esportazioni. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 10 maggio 2008 in blog

Tutela ambientale e fame nel mondo, il pericolo delle ecobenzine

Tutela ambientale e fame nel mondo, il pericolo delle ecobenzine Il Piano energetico, approvato ad inizio anno dall’ Unione Europea, fissa per il 2010 l’obiettivo di portare al 10%, e per il 2030 al 25%, il consumo dei biocarburanti (biodiesel, bioetamolo, biomasse) per la trazione stradale. Questa strategia, volta a ridurre le emissioni inquinanti del traffico, ha in sé un elemento di forte contraddizione proprio per l’origine vegetale di tali combustibili, che derivano dalla spremitura e lavorazione di prodotti alimentari quali i semi di colza, di soia, e di girasole, oppure dalla fermentazione di prodotti agricoli quali mais, frumento ed orzo. Pertanto, se da un lato l’utilizzo di tali prodotti comporta una riduzione delle emissioni nocive a tutela dell’ambiente, dall’altro causa un aumento dei prezzi di questi prodotti, con ricadute sul costo di pasta, pane e cereali. Questo, se nei paesi europei può significare “solo” un aumento dei prezzi, nel terzo mondo ha, come drammatica ricaduta, un aumento della povertà e della fame per centinaia di milioni di abitanti del nostro pianeta. La FAO, l’ organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, che guida gli sforzi internazionali per sconfiggere la fame, ha avviato una campagna di denuncia, dichiarando l’investimento sulle ecobenzine crimine contro l’umanità, perché comporta l’affamamento dei poveri. Questo scenario dimostra come il sistema di approvvigionamento energetico, sia connesso ad una complessità di fattori, per cui ogni scelta politica, compiuta con logiche parziali, rischi di compromettere equilibri complessi e vasti, che riguardano da vicino l’esistenza e la stessa sopravvivenza umana. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato venerdì 02 maggio 2008 in blog

Un nuovo modello di welfare contro l'insicurezza

I nuovi fenomeni sociali e i processi di impoverimento che riguardano la società italiana, interpellano fortemente e in modo ineludibile l'azione politica nel suo complesso e, nello specifico, richiedono la definizione di un nuovo disegno strategico di welfare, che abbia come cardini il principio di sussidiarietà e il modello della governance: entrambi, oltre a determinare gli assetti organizzativi di governo di un territorio, orientano le politiche in una prospettiva che pone al centro il cittadino, con le sue reti sociali e relazionali. Rispetto all'aumento di situazioni di povertà e all'ampliarsi di condizioni di vulnerabilità sociale, a fronte di una oggettiva riduzione di risorse finanziare, le politiche sociali non possono prescindere dalle reti di aiuto, che attraversano ogni territorio, dal capitale umano che esse esprimono, promuovendo azioni e valori improntati alla solidarietà e alla corresponsabilità.L'attuale assetto normativo valorizza e sostiene i processi che favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli ed associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale: solo così è possibile garantire un modello di aggregazione sociale, capace di prossimità, accoglienza e risposte ai bisogni dei cittadini, attraverso percorsi in cui le persone stesse diventano protagoniste, mediante l'espressione delle risorse, dei saperi e delle competenze di cui sono portatrici, come singoli, come famiglie e come comunità nel suo complesso. Necessita però implementare questo modello di policy.Tutto ciò, può rappresentare una risposta efficace all'insicurezza e all'incertezza che caratterizzano l'attuale contesto, garantendo processi di coesione sociale, in grado di consolidare i rapporti tra cittadini e fra cittadini e istituzioni. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato domenica 27 aprile 2008 in blog

VENEZIA: la necessità di riprogettare l’economia della città.

I molteplici processi di ristrutturazione, hanno già causato l’allontanamento da Venezia di molte aziende, con il seguente cambiamento della struttura produttiva della città, che ha influito sulle stesse trasformazioni antropologiche e socio-economiche, che ben conosciamo. In questo contesto, si è sviluppato il solo settore turistico che, seppure fonte di ricchezza ed occupazione, dominando il mercato in una logica di mono-economia, ha comportato un impatto deflagrante sul tessuto cittadino: lo sviluppo turistico, non armonizzato, ha comportato il lievitare dei costi della vita quotidiana e ha drogato il mercato della casa. In questo settore, l’esplosione della formula del B&B, strutture alberghiere di piccole dimensioni a gestione domestica, ha sottratto al mercato dei residenti anche gli appartamenti di piccole-medie dimensioni. Ogni anno, l’ipotesi di introduzione di forme di regolazione dei flussi turistici, occupa una settimana del dibattito cittadino, per poi essere archiviata, perché comporterebbe strumenti di complessa gestione. Ma intervenire a favore della città e dei suoi cittadini, significa anche uscire dalla logica della mono - economia turistica, nella consapevolezza che, per ogni azienda che lascia, Venezia diviene sempre più povera, non solo dal punto di vista economico, ma anche perché devitalizzata nel suo tessuto cittadino. In questo senso, va messo al centro dell’attenzione politica e imprenditoriale il ruolo cruciale dell’attività portuale, che impiega, direttamente od indirettamente, circa 18.000 lavoratori: il Porto di Venezia può essere strategicamente il polo da cui ripartire, per riprogettare l’economia della città. Paolo Bonafe Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato lunedì 21 aprile 2008 in blog

La politica deve ripristinare il patto generazionale per dare un futuro alle famiglie e ai giovani

Una pluralità di inchieste sui comportamenti sociali, connessi alle nuove povertà, ci stanno mostrando anziani che “rubano” beni alimentari di prima necessità al supermercato; persone, appartenenti alla classe media, che recuperano fra i rifiuti la frutta e la verdura alla chiusura dei mercati rionali; giovani costretti a ritornare in famiglia, dopo aver avviato un percorso di autonomia ed indipendenza Fenomeni che riguardano, non persone prive di fonti di sostentamento e in grave disagio, ma cittadini percettori di reddito da pensione e da lavoro, spesso con livelli culturali medio-alti. In particolare, la crisi che sta attraversando il paese e immettendo in processi di impoverimento i giovani, pone in luce come il patto generazionale, che ha regolato fino ad oggi il rapporto genitori–figli, si sia rotto. Infatti, se fino a 10 anni fa, l’aspettativa di ogni generazione era quella di veder migliorato il proprio livello socio-economico di benessere, rispetto alla generazione precedente, oggi un genitore è consapevole che il proprio figlio vivrà in una società dove saranno assenti le garanzie di cui lui ha beneficiato. Lavoro, casa, pensioni rappresentano aree di diritto ad alta criticità: disoccupazione, precarietà, costi delle abitazioni, crisi economica, perdita del potere di acquisto di stipendi e pensioni declinano uno scenario di grande incertezza e preoccupazione. Pertanto, oggi, la priorità e la responsabilità cui è chiamato il nuovo governo sarà quella di elaborare e definire strategie coerenti ed integrate per lo sviluppo di politiche economiche, del lavoro e del welfare. Paolo Bonafè Presidente laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato giovedì 10 aprile 2008 in blog

Nuove tecnologie e più ecologia per le case del futuro

E’ interessante l’esito di una recente analisi che evidenzia come una casa ecologica valga un 15% in più, rispetto al valore di una casa dotata di impianti “tradizionali”. Gli analisti hanno paragonato questo scarto a quello che, agli inizi del novecento, caratterizzò la differenza di prezzo, fra le abitazioni dotate di impianto idrico ed elettrico e quelle che ne erano sprovviste. Oggi, poter dotare la propria abitazione di impianti e di tecnologie, che determinino “efficienza energetica”, è correlato alla necessità del risparmio, che questi impianti garantiscono, ma anche a una nuova cultura, che sta pervadendo il paese. Già nel 2006, il governo Prodi, aveva inserito vantaggi economici per coloro, imprese e privati, che avessero utilizzato materiali coibenti o collocato impianti di produzione di energia ed acqua calda nella ristrutturazione o costruzione di nuovi immobili. Oggi, sta aumentando, per le nuove costruzioni, la richiesta di caldaie a condensazione o di pannelli solari e gli immobiliaristi stanno adeguandosi alla nuova domanda del mercato. Chi costruisce grossi complessi abitativi, ha già introdotto, nei capitolati, questa tipologia di materiali e ha previsto l’installazione di impianti a risparmio energetico. Anche il settore dell’edilizia, pertanto, si apre e si fa attento al tema del risparmio energetico e della ecocompatibilità delle costruzioni. In prospettiva, quindi, nel nostro futuro, avremo sempre più case non solo “cablate” per le nuove tecnologie, ma anche più confortevoli, più sane ed ecologiche Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 05 aprile 2008 in blog

Sussidiarietà e governance per un nuovo modello di Welfare.

I nuovi fenomeni sociali e i processi di impoverimento, che riguardano la società italiana, interpellano fortemente e in modo ineludibile l’azione politica nel suo complesso e, nello specifico, richiedono la definizione di un nuovo disegno strategico di welfare, che abbia come cardini il principio di sussidiarietà e il modello della governance: entrambi, oltre a determinare gli assetti organizzativi di governo di un territorio, orientano le politiche in una prospettiva che pone al centro il cittadino, con le sue reti sociali e relazionali. Infatti, rispetto all’aumento di situazioni di povertà e all’ampliarsi di condizioni di vulnerabilità sociale, a fronte di una oggettiva riduzione di risorse finanziare, le politiche sociali non possono prescindere dalle reti di aiuto, che attraversano ogni territorio, dal capitale umano che esse esprimono, promuovendo azioni e valori improntati alla solidarietà e alla corresponsabilità. L’attuale assetto normativo valorizza e sostiene i processi che favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli ed associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale: solo così è possibile garantire un modello di aggregazione sociale, capace di prossimità, accoglienza e risposte ai bisogni dei cittadini, attraverso percorsi in cui le persone stesse diventano protagoniste, mediante l’espressione delle risorse, dei saperi e delle competenze di cui sono portatrici, come singoli, come famiglie e come comunità nel suo complesso. Questo modello di policy, può rappresentare una risposta efficace all’insicurezza e all’incertezza che caratterizzano l’attuale contesto, garantendo processi di coesione sociale, in grado di consolidare i rapporti tra cittadini e fra cittadini e istituzioni. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato lunedì 31 marzo 2008 in blog

C'è bisogno di una nuova austerity

Ogni giorno veniamo informati dai media dell’aumento oramai irrefrenabile del costo del petrolio e di come lo stesso sia dovuto alle nuove richieste di prodotto che arrivano dai paesi emergenti asiatici e in particolare modo da Cina ed India. Chi è stato attento alle analisi fatte da tempo dai vari economisti potrà testimoniare che da tempo questi avevano sollevato preoccupazioni e come vi fosse la necessità di ripensare ai nostri consumi energetici, non solo per l’effetto serra e il relativo problema ambientale, ma anche e soprattutto, perché le risorse di greggio mondiali si stanno esaurendo. Infatti la maggior parte dei giacimenti sono stati scoperti negli anni ’60 e l’80% del petrolio che stiamo consumando è stato trovato prima del 1973 con un trend di nuove scoperte pari a un barile su quattro di petrolio consumato. Dato, inoltre, che stiamo raggiungendo la massima velocità di estrazione del petrolio e del gas naturale, gli esperti prevedono che il picco di estrazione del petrolio sarà nel 2010, mentre per il gas naturale si parla del 2020, senza considerare che la produzione di petrolio dal giacimento diventa progressivamente più difficoltosa e quindi sempre più costosa man mano che si estraggono porzioni crescenti della riserva recuperabile. Da questi dati la valutazione che le riserve mondiali di petrolio si potrebbero esaurire in circa 30 anni. Altro dato di analisi è quello che, finché solo il 19% della popolazione mondiale consumava il 50% del petrolio mondiale l’equilibrio prezzi/consumi poteva reggersi, ora che anche il colosso Asia richiede energia questo equilibrio va in pezzi. Pertanto il ripensare anche in Italia ad una nuova austerity dei consumi come negli anni 70 è quanto mai indispensabile e il blocco della circolazione totale delle auto in giorni prestabiliti servirebbe non solo per migliorare la qualità dell’aria delle nostre città, ma soprattutto per garantire una riduzione dei consumi e quindi dei prezzi dei combustibili. Paolo Bonafè Presidente di Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato martedì 18 marzo 2008 in blog

La lezione di MORO sulla laicità

Il 16 marzo ricordiamo i trent’anni dalla strage di via Fani: il rapimento di ALDO MORO, il massacro della sua scorta e il suo assassinio, dopo 56 giorni di prigionia, segnarono in modo lacerante e irreversibile la storia della nostra Repubblica. Ricordare, non è solo un dovere legato al rispetto e alla memoria, significa, anche, in un momento storico, segnato da troppe confusioni sul rapporto fra fede e politica, recuperare le radici più autentiche del significato che assume per un credente l’impegno civile. Moro è stato il rappresentante più significativo di una generazione di giovani intellettuali cattolici che, al termine del secondo conflitto mondiale, volle, nel solco tracciato da Alcide De Gasperi, dedicarsi alla fondazione e costruzione dello stato democratico, prima nell’assemblea costituente, e poi nell’azione di governo. Moro fu leader di quel cattolicesimo democratico cui va il merito di aver dimostrato che esiste una conciliabilità fra cristianesimo e democrazia, anzi la possibilità di un arricchimento della democrazia attraverso i valori e la tradizione religiosa. In lui erano presenti una grande capacità di dialogo e di ascolto delle ragioni dell’altro, di lucidità nella lettura dei segni di cambiamento nella storia del nostro paese, di apertura a nuove prospettive dell’azione politica, costruendo le condizioni per l’entrata dell’allora Partito Comunista Italiano nell’area del governo. Raffinato intellettuale, politico sapiente, rimase sempre un uomo profondamente fedele e coerente ai valori del cattolicesimo, pur nell’ autonomia dalla gerarchia ecclesiastica: il suo pensiero sul rapporto fra i cattolici impegnati in politica e la Chiesa, è ancora oggi di assoluta attualità e di alto valore morale. Mi sembra che il suo pensiero possa essere pienamente colto nel discorso che questi fece al congresso nazionale della DC a Napoli nel 1962, dove in particolare dedicherà al tema della fatica che comporta l’essere cattolici impegnati in politica, questo passaggio della sua relazione: «per svolgere con vantaggio il difficile processo di attuazione della idea cristiana nella vita sociale […]. Anche per non impegnare in una vicenda estremamente difficile e rischiosa l’autorità spirituale della Chiesa c’è l’autonomia dei cattolici impegnati nella vita pubblica […]. L’autonomia è la nostra assunzione di responsabilità, è il nostro correre da soli il nostro rischio, è il nostro modo personale di rendere un servizio e di dare, se è possibile, una testimonianza di valori cristiani nella vita sociale. E nel rischio che corriamo, nel carico che assumiamo c’è la nostra responsabilità morale e politica…». Da questo, credo, si possa evincere il suo grande insegnamento sulla laicità, che riguarda lo sforzo della comprensione, del rispetto, dell’ascolto reciproco, accompagnati ad un sentimento di inquietudine, derivante da un profondo senso di responsabilità, che deve essere la caratteristica pregnante dell’impegno politico dei cristiani. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 15 marzo 2008 in blog

Anziani, fenomeno sociale che richiede attenzione

Il trend di invecchiamento della popolazione è un fenomeno che interessa complessivamente tutto il nostro paese e la realtà veneziana, in questo campo, rappresenta una situazione esemplare: i dati evidenziano che, se nel 2000 erano 64.000 i veneziani con oltre i 65 anni, nel 2005 si era raggiunta la quota di 68.000. Di questi, 19.000 mila avevano più di 80 anni, a fronte dei 15.000 mila del 2000: gli anziani soli rappresentano il 34% per cento di questa popolazione. L’ aumento dell’età media della popolazione, è sicuramente da leggere come un indicatore del miglioramento della qualità della vita e del progresso sociale di un paese, ma comporta, contemporaneamente, il dover fronteggiare i complessi bisogni di persone in grave perdita di autonomia a causa di patologie di tipo degenerativo, o prive di reti familiari di supporto, rarefattesi ed indebolitesi con il passare degli anni. Un esempio evidente è che i grandi vecchi, come ormai vengono definiti gli ultra ottantenni, hanno spesso figli appartenenti alla terza età. Il configurarsi di questo nuovo scenario ha come ricaduta l’aumento della spesa sociale e sanitaria: a titolo esemplificativo cito il solo il Comune di Venezia che, nel 2007, ha speso ben 9 milioni di euro per l’assistenza domiciliare a 2.704 persone. Se raffrontiamo questi dati con le 700 persone assistite nel 1996, è evidente l’impegno progressivo sostenuto dall’ amministrazione comunale. Il tema dell’assistenza agli anziani rappresenta, pertanto, una delle aree di maggior attenzione ed investimento da parte delle attuali politiche di welfare, ma tutta la comunità nel suo complesso è chiamata a sviluppare forme di solidarietà corresponsabile. Paolo Bonafe’ Presidente laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato venerdì 29 febbraio 2008 in blog

Il pericolo delle estrazioni di gas metano in Adriatico

Il pericolo delle estrazioni di gas metano in Adriatico L’ estrazione di gas metano in Adriatico rappresenta un tema ricorrente nell’agenda della politica, perché su di esso si scontrano le posizioni inconciliabili, fra coloro che ritengono necessario attingere a quest’enorme serbatoio di gas e coloro che ne segnalano il disastroso impatto ambientale. A conferma di quest’ultima posizione, abbiamo a riscontro la mutata morfologia del litorale adriatico e gli effetti di subsidenza che, a seguito delle estrazioni, hanno già interessato la costa romagnola che quella di Chioggia. Ne caso di Venezia dove, fino agli anni settanta le industrie di Portomarghera hanno attinto, per il loro fabbisogno industriale, alle acque delle falde sottostanti, l’ effetto di subsidenza dei fondali, verificato rapportando le carte nautiche militari degli anni 1886-1894 con quelle dell’istituto idrografico dei primi anni 70, è calcolato di ben 23 centimetri. Da qui la conseguente creazione di canali che dal SILE portassero l’acqua necessaria alle industrie Nel 2000, anno della concessione per l’estrazione, data dal governo italiano all’ENI, sono stati prodotti studi dall’Università di Padova che evidenziano come, un pompaggio di gas metano dal giacimento denominato “CHIOGGIA2”, che si estende da 2 miglia fino a 12 miglia dalla costa, provoca un effetto di subsidenza del livello marino pari a 40 cm.. L’ ulteriore conseguenza sarebbe l’erosione dei litorali sabbiosi, provocata dalla formazione di vortici e dall’ accumulo di materiale solido, dovuti alla formazione di nuove fosse ed avvallamenti marini, causati dal processo di estrazione di gas: fenomeno riscontrabile nella spiagge della zona centrale del Lido, tanto che il Consorzio Venezia Nuova sta costruendo dighe trasversali di contenimento dei depositi sabbiosi. L’effetto conseguente alla subsidenza, è l’eustatismo (innalzamento del mare), che è stato misurato in 8,8-10,5cm, con evidenti conseguenze relative al fenomeno delle «acque alte» a Venezia e a Chioggia. La subsidenza andrebbe poi ad indebolire il sistema delle «difese a mare», che si stanno ricostruendo e consolidando da alcuni anni, diminuendo o impedendo il rifacimento naturale o artificiale dei litorali e innescando processi di erosione, che confliggono con l'uso turistico-balneare delle spiagge. Va inoltre ribadito che non esiste una tecnologia che consenta di ripressurizzare il sottosuolo, poiché la reimmissione di acqua nei giacimenti contestualmente all'estrazione di gas, interessante sul piano teorico, non risulta, in fase concreta di applicazione, efficace ad evitare i fenomeni di subsidenza e a preservare la tenuta delle faglie tettoniche, dal rischio di movimenti sismici. Pertanto, di fronte alla criticità di questo scenario e ai molteplici fattori di rischio, cui viene sottoposto il nostro patrimonio ambientale, vanno vietate le estrazioni dai giacimenti, contigui alle coste italiane, e va monitorata l’attuale attività estrattiva delle società che hanno avuto la concessione italiana e croata (vedi ENI e INAGIP,jont-venture italo-croata). Questo prima che si attuino processi irreversibili per le coste adriatiche e per Venezia. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato venerdì 15 febbraio 2008 in blog

Si torna al voto senza aver riscritto le regole

I prossimi 13 e 14 aprile si torna, quindi, a votare con la legge elettorale “porcellum”: a nulla sono valsi i richiami da parte del Capo dello Stato, delle forze sindacali ed imprenditoriali ai partiti politici circa la necessità di un governo tecnico, funzionale a riscrivere le regole elettorali per garantire governabilità al Paese. Questo richiamo alla responsabilità non è stato raccolto da tutti, a dimostrazione di quanto affermavano politologi e referendari (che avevano raccolto ben 800 mila firme per indire il referendum sulla legge elettorale), circa la volontà e l’interesse di molti partiti ad affossare il referendum, indirizzato a modificare l’attuale legge elettorale in senso maggioritario. Quindi si tornerà a votare come nel 2006: la scelta dei deputati e senatori verrà fatta dalle segreterie dei partiti, ci si potrà candidare in più collegi per poi sceglierne uno, in accordo con il partito, magari per escludere un candidato poco organico alle lobbyes. Ancora una volta la politica, quindi, ha compiuto scelte in contrasto con la volontà espressa dai cittadini: il rischio è l’incremento dell’astensione al voto e l’ aumento della dicotomia fra società civile e “palazzo”. Eppure, in questo scenario di criticità, si possono individuare due importanti elementi innovativi: il Partito Democratico, che ha dichiarato di voler concorrere alle votazioni da solo, e che viene accreditato nei sondaggi al 30%, e la “Rosa Bianca”, che esprime un’area di centro di ispirazione cattolica, accreditata al 12%, autonoma dall’egemonia berlusconiana. Questi due nuovi soggetti possono rappresentare le novità della politica italiana a garanzia di un esito non scontato della campagna elettorale. Paolo Bonafe’ Presidente laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 09 febbraio 2008 in blog

La crisi economica delle famiglie e la crisi delle istituzioni

Il Monte dei Pegni di Venezia ha messo all’asta, nei giorni scorsi, gioielli per 50.000 euro; risultano inoltre 7000 le polizze di pegno annuali, erogate per piccoli “debiti a pegno “ di un valore tra i 300 e i 1000 euro. Questi dati sono indicativi di una sofferenza economica che sta attraversando molte famiglie, non solo di fronte a investimenti importanti, ma anche nella gestione di bisogni legati alla quotidianità. La perdita del potere d’acquisto dei salari, fermi al 2000, è esperienza concreta e condivisa e sta acquisendo la dimensione di un processo di impoverimento diffuso, che si sta diffondendo nel ceto medio, causando l’allargamento della forbice fra chi è benestante e chi non lo è più o non lo è mai stato. La forte situazione di difficoltà economica amplifica la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, tanto più quando trova conferma nel malcostume e nei privilegi di casta che caratterizzano stili di vita della politica, nella scarsa qualità dei servizi erogati, nell’evasione fiscale garantita ancora a troppi e alla alta pressione fiscale sulle spalle di una sola parte del paese. A conferma di ciò, può essere interessante leggere questi dati: il gettito fiscale in Italia, nel 2007, ammontava a 456,3 miliardi di euro mentre, in Germania, con un numero di contribuenti superiore di circa un terzo, ammontava a 539 miliardi di euro. Ma a fronte di questo dato, l’Italia si pone agli ultimi posti per investimenti in infrastrutture, viabilità, ricerca e sviluppo. In questo contesto facilmente germinano sentimenti qualunquisti e fatalisti su cui attecchiscono campagne populiste e di antipolitica. Questi elementi, fonte di autentica preoccupazione, dovrebbero fungere da forte richiamo per tutti coloro che presiedono le istituzioni del paese, per un lavoro responsabile e corale, condizione indispensabile per riavviare un processo di dialogo con i cittadini. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia,it www.paolobonafe.it

pubblicato sabato 02 febbraio 2008 in blog

Puntiamo al cambiamento della Politica per recuperare la dimensione etica dell’impegno civile

E’ di questi giorni il risultato di un sondaggio effettuato dalla EURISPES sulla fiducia degli italiani verso le istituzioni: ne emerge un quadro di grande criticità del rapporto cittadino – istituzioni, che vede confermare e rafforzare un trend già in atto da alcuni anni. Non ci si può limitare ad esprimere sentimenti di preoccupazione senza cogliere quali pesanti ricadute contenga questo segnale di grande malessere. In particolare vorrei proporre una riflessione sulla crisi del rapporto cittadino/partiti che si traduce in disaffezione, disinteresse e perdita di fiducia nel sistema rappresentativo. I partiti politici sono in continua perdita di credibilità ( raccolgono solo il 14% di fiducia): la loro azione sembra più orientata ad alimentare la litigiosità, gli interessi e i privilegi particolari, piuttosto che la tutela del bene della cosa pubblica. Accanto alla percezione di un degrado morale, i cittadini avvertono un’incapacità nel dare risposte efficaci e in tempi brevi alle difficoltà socio-economiche che attraversano la società. La crisi dei partiti come strumenti di mediazione e di sintesi dei problemi della società, rischia di diventare un elemento strutturale che alimenta pericolose forme di ”antipolitica” Va, pertanto, avviato con urgenza un processo di cambiamento che riguardi nel complesso tutto il sistema di relazioni fra il livello politico/decisionale e il cittadino. Nell’immediato, per avviare un percorso che riduca il gap esistente, va garantita al Paese una nuova legge elettorale, quale risposta concreta alla grande adesione di partecipazione al referendum, ma è altrettanto indispensabile che la politico esca dal corto circuito dell’autoreferenzialità, recuperando la dimensione etica propria dell’impegno civile. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it www.paolobonafe.it

pubblicato domenica 27 gennaio 2008 in blog

Puntiamo al cambiamento della Politica per recuperare la dimensione etica dell’impegno civile

E’ di questi giorni il risultato di un sondaggio effettuato dalla EURISPES sulla fiducia degli italiani verso le istituzioni: ne emerge un quadro di grande criticità del rapporto cittadino – istituzioni, che vede confermare e rafforzare un trend già in atto da alcuni anni. Non ci si può limitare ad esprimere sentimenti di preoccupazione senza cogliere quali pesanti ricadute contenga questo segnale di grande malessere. In particolare vorrei proporre una riflessione sulla crisi del rapporto cittadino/partiti che si traduce in disaffezione, disinteresse e perdita di fiducia nel sistema rappresentativo. I partiti politici sono in continua perdita di credibilità ( raccolgono solo il 14% di fiducia): la loro azione sembra più orientata ad alimentare la litigiosità, gli interessi e i privilegi particolari, piuttosto che la tutela del bene della cosa pubblica. Accanto alla percezione di un degrado morale, i cittadini avvertono un’incapacità nel dare risposte efficaci e in tempi brevi alle difficoltà socio-economiche che attraversano la società. La crisi dei partiti come strumenti di mediazione e di sintesi dei problemi della società, rischia di diventare un elemento strutturale che alimenta pericolose forme di ”antipolitica” Va, pertanto, avviato con urgenza un processo di cambiamento che riguardi nel complesso tutto il sistema di relazioni fra il livello politico/decisionale e il cittadino. Nell’immediato, per avviare un percorso che riduca il gap esistente, va garantita al Paese una nuova legge elettorale, quale risposta concreta alla grande adesione di partecipazione al referendum, ma è altrettanto indispensabile che la politico esca dal corto circuito dell’autoreferenzialità, recuperando la dimensione etica propria dell’impegno civile. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it www.paolobonafe.it

pubblicato sabato 26 gennaio 2008 in blog

Per un Mondo migliore dobbiamo mantenere viva la memoria della Shoah

Il 27 gennaio si commemora la “giornata della memoria”, istituita con la legge n. 211 del 20.07.2000, a ricordo del 27 gennaio 1945, giorno in cui vennero abbattuti i cancelli di Aushwitz. Diventa importante dare sottolineatura a questo evento, nella consapevolezza che il secolo, lasciato alle nostre spalle, è stato testimone di una indicibile tragedia, che non va dimenticata: il tentativo del regime nazista di sterminare il popolo ebraico, con la conseguente uccisione di milioni di ebrei, uomini e donne, vecchi e giovani, bambini e neonati. Solo pochi fra coloro che furono internati nei campi di concentramento, sopravvissero ed i superstiti, per tutto il proseguire della loro esistenza, sopportarono e sopportano, nella loro carne e nella loro anima, ferite, angosce e terrori. Questo fu la SHOAH: uno dei principali drammi della storia. Questo termine fu coniato da Elie Wiesel, a sua volta scampato ad Auschwitz e Premio Nobel per la letteratura, per meglio spiegare la tragicità di quegli avvenimenti. La celebrazione di questa giornata deve rappresentare un monito, un forte richiamo per ciascuno, poichè la barbarie umana non ha mai fine e lo possiamo riscontrare drammaticamente dai genocidi e dalle persecuzioni, che continuano a rappresentare un filo rosso insanguinato, evidente e rintracciabile nella storia contemporanea. Dinnanzi a questo orrore, nessuno può dichiararsi non responsabile od indifferente. La volontà di giustizia e pace deve rappresentare il valore fondante dell’agire personale e sociale di ogni persona, affinché, dalla memoria consapevole della pagina più buia della storia d’Europa, si sappia trarre insegnamento per costruire una società multirazziale, capace di solidarietà, riconoscimento reciproco e rispettosa delle differenze culturali e religiose. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 19 gennaio 2008 in blog

Come affrontare l'emergenza rifiuti

Le drammatiche immagini che provengono dalla Campania, mettono in luce quali esiti devastanti possano investire un territorio quando allo stallo e all’ immobilismo della politica, nella capacità di assumere decisioni, si somma la crisi del senso di corresponsabilità da parte dei cittadini. Nel caso di Napoli questi elementi impattano intersecano un tessuto dove, gli intrecci con la malavita organizzata, provocano una situazione complessiva di paralisi che non sembra avere sbocchi. Qualsiasi riflessione su quanto sta avvenendo, evidenzia pertanto quanto il tema dello smaltimento dei rifiuti necessiti, per uscire da logiche emergenziali, di coniugare contemporaneamente il livello della gestione con quello della programmazione. In contrapposizione alla situazione napoletana, viene citato da più commentatori, come esempio di buon governo, il modello veneziano. In questo caso, le amministrazioni locali, che si sono avvicendate nel tempo, e l’azienda incaricata (vedi AMIU/AMAV/VESTA ora VERITAS) hanno saputo produrre, pur nella complessità del territorio che gestiscono, un sistema di smaltimento efficiente ed efficace, dimostrando capacità di previsione. Un ulteriore salto di qualità va fatto nel centro storico veneziano, dove, per le specifiche caratteristiche, non è stata ancora messa a regime la raccolta differenziata dei rifiuti. Questo passaggio richiede sicuramente un investimento aziendale, ma anche il contributo attivo da parte dei cittadini e dei turisti, nella consapevolezza che il comportamento di ciascuno nella quotidianità, nel suo effetto moltiplicatore, produce un esito che ha ricadute sulla qualità della vita di tutta la collettività. Paolo Bonafe’ Presidente laboratorio Venezia

pubblicato sabato 12 gennaio 2008 in blog

Una nuova dichiarazione d'amore a Venezia

Possiamo sicuramente affermare che questo 2008 sia partito sotto i migliori auspici per la nostra città: Venezia ha infatti vissuto un veglione e un capodanno da autentica protagonista. L’ iniziativa del “Bacio di Mezzanotte” ha richiamato oltre 60.000 persone in piazza San Marco e le immagini dell’evento hanno fatto il giro del Mondo. Parimenti, il concerto di capodanno della Fenice, in pochi anni, ha saputo affermarsi come appuntamento di tradizione, apprezzato dalla critica e dai telespettatori. Venezia rappresenta uno straordinario palcoscenico internazionale che necessita di una competente gestione e valorizzazione, pertanto va riconosciuta come strategica la costituzione della Società degli Eventi, il cui positivo battesimo, grazie anche al suo direttore artistico Marco Balich, fa ben presagire per il futuro. E’ opportuno dare risalto a questi eventi, affinché la sottolineatura di segni positivi solleciti nei veneziani uno sguardo costruttivo sulla città, superando la tentazione, che un po’ ci caratterizza, alla lamentela e al piangerci addosso. Viviamo in una città straordinaria e forse, proprio perché quotidianamente immersi in questa bellezza, rischiamo di darla per scontata, quando pare avere il sopravvento il sentimento di fastidio per la presenza di troppi turisti e sembriamo smarrire la capacità di sorprenderci, di godere della vista di uno scorcio che si apre fra le calli, di emozionarci per uno squarcio di tramonto dietro alle cupole e i campanili. Sarebbe bello che quest’anno iniziasse con una rinnovata dichiarazione d’amore dei veneziani per la loro città: amore che significa non solo ammirazione e orgoglio, ma che deve tradursi anche in cura e rispetto, nella volontà di non mercificarla, attraverso scelte economiche compatibili con la sua struttura, la sua storia e la sua vocazione culturale internazionale. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 05 gennaio 2008 in blog

L’Auspicio per il 2008 di una nuova politica più consapevole

Al di là di ogni ritualità, che l’arrivo di un nuovo anno comporta, credo sia opportuno dare avvio al 2008 con un augurio speciale, da rivolgere a chi amministra il Paese, le città grandi e piccole in cui viviamo, affinché si gestisca la cosa pubblica con una nuova prospettiva e nella consapevolezza della responsabilità che comporta l’assunzione di scelte e decisioni, che riguardano da vicino la vita di ogni cittadino. Questo, ad esempio, implica che non si possano elaborare singole politiche di settore, scisse dalle altre azioni che investono il territorio, ma si debba pensare ad un nuovo modello strategico che svolga una unica coerente e concertata azione, capace di tenere insieme, facendo sinergia, la politica delle attività economico-produttive, dei trasporti, del welfare, della residenza, dell’istruzione e della cultura Perché se desideriamo abitare in un paese solidale e sicuro, questo comporta necessariamente la costruzione di città urbanisticamente a misura d’uomo, significa fare proposte culturali che riguardano valori e stili di vita, significa promuovere la cultura della legalità e della corresponsabilità. Ma va anche pensato un nuovo modello, che aiuti a ricomporre l’attuale frattura tra la politica e il cittadino. Va pertanto favorita l’attivazione di processi che facilitino “le forme del partecipare” delle persone, in grado di rinsaldare o rendere più armonioso il rapporto cittadini-istituzioni e dei cittadini fra loro. L’obiettivo da perseguire è quello di garantire percorsi volti all’individuare insieme soluzioni ai problemi ed alle esigenze espresse dai diversi soggetti, attraverso attività condivise di progettazione partecipata, mediante il riconoscimento delle risorse presenti nei singoli, nelle famiglie e nelle comunità, la valorizzazione dei saperi e delle competenze, per favorire l’autodeterminazione, sentimenti di appartenenza e il senso della dimensione collettiva. Paolo Bonafè Presidente di laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 29 dicembre 2007 in blog

La città solidale

Di fronte alla sfida della complessità che investe la società in cui viviamo il nostro compito è quello di garantire una nuova prospettiva ed un nuovo approccio nell’elaborazione ed attuazione delle politiche pubbliche, consapevoli che l’azione politica non possa mai essere disgiunta dalla responsabilità che comporta l’assunzione di scelte e decisioni, che riguardano da vicino ogni cittadino ed ogni persona che vive nel nostro territorio. Questo implica che non si possa pensare alle politiche sociali come a delle azioni volte ai cittadini più svantaggiati, scisse dalle altre azioni politiche che investono il territorio, ma dobbiamo pensare ad un nuovo modello strategico che svolga una unica coerente e concertata azione sulla città, capace di tenere insieme, facendo sinergia, la politica della residenza, dei trasporti, delle attività economico-produttive, dell’istruzione della cultura e del welfare.. Perché pensare ad una città sicura e solidale significa costruire una città urbanisticamente a misura d’uomo, significa fare una proposta culturale che riguarda valori e stili di vita, significa promuovere la cultura della legalità e della corresponsabilità. La finalità generale da perseguire deve essere quella di favorire l’attivazione di processi che facilitino “le forme del partecipare” dei cittadini alla vita della città, in grado di rinsaldare o rendere più armonioso il rapporto cittadini-istituzioni e dei cittadini fra loro. L’obiettivo è quello di garantire percorsi volti all’individuare insieme soluzioni ai problemi ed alle esigenze espresse dalle persone, attraverso attività condivise di progettazione partecipata, mediante il riconoscimento delle risorse presenti nei singoli, nelle famiglie e nelle comunità, la valorizzazione dei saperi e delle competenze, per favorire l’autodeterminazione, sentimenti di appartenenza e il senso della dimensione collettiva. Il nostro progetto, nello specifico, è improntato ad un nuovo modello di welfare, che di fronte alla carenza di risorse finanziare, vede le politiche sociali muoversi nello scenario cittadino con un’azione innovativa che pone effettivamente al centro i cittadini, non più considerati semplici utenti, destinatari di interventi, ma piuttosto attori dei processi di aiuto ed inclusione, perché ai problemi espressi da un tessuto sociale sia la stessa comunità, nelle sue diverse articolazioni, ad individuare le risposte. Paolo Bonafe’ Partito Democratico - Venezia

pubblicato sabato 22 dicembre 2007 in blog

Le molteplici dimensioni della povertà

L’attuale scenario sociale delinea una pluralità di fenomeni che, per semplicità di definizione, mettiamo sotto il titolo “povertà”. Questo concetto, che fino agli anni settanta rimandava ad una condizione di privazione sotto il profilo economico, ha visto poi assumere significati complessi e articolati, che intrecciano una molteplicità di situazioni (le famiglie, le madri sole, gli anziani..), mettendo in risalto una dimensione riferibile a mancanza di strumenti culturali, a scarse competenze sociali, a carenze di relazioni affettive e di legami sociali, a solitudini individuali. I mass media riportano dati allarmanti rispetto ad un processo di impoverimento che sta attraversando il nostro paese e che riguarda un ampio spettro di condizioni, dall’ estrema marginalità alla difficoltà economica, che diventa fatica quotidiana per le persone che appartengono alla classe media. Pertanto, assistiamo da un lato alla crescita del fenomeno delle persone senza dimora, un fenomeno tipico dei paesi ricchi, che, rappresentando la situazione limite della condizione di povertà, evidenzia, in modo drammatico, gli elementi di contraddizione presenti nei nostri modelli di sviluppo economico. La complessità di questa condizione di vita e delle sue caratteristiche ne rende difficile la quantificazione precisa: le stime ci dicono che in Italia il numero dei senza dimora si aggira tra le 65.000 e le 110.000 unità, nel Veneto, una ricerca promossa dalla Regione nel 2005, ne ha rilevati 1.211. Gli studi effettuati sul campo, ci mostrano che i senza dimora non rappresentano una unica categoria di persone: a questo fenomeno si ascrive una pluralità di forme di emarginazione, che portano all’esclusione sociale. Altresì, non esiste un evento traumatico che, da solo, espella le persone dal circuito dell’integrazione: la ricostruzione biografica ha, infatti, messo in luce percorsi di vita segnati da una molteplicità di “fratture”, che riguardano la sfera delle relazioni affettive e sociali. La persona senza dimora, quindi, non vive solo una condizione estrema di povertà: la sua situazione è, piuttosto, l’esito di un processo in cui si sono sommati una pluralità di eventi, che hanno comportato una rottura progressiva delle reti familiari e sociali. Questo stato di deprivazione cronica, di incapacità relazionale, rischia di escludere queste persone anche dall’accesso alle risorse offerte dai servizi sociali e mette a repentaglio la loro stessa sopravvivenza. Ma oggi, come precisato in premessa, sta emergendo un nuovo fenomeno ascrivibile al concetto di vulnerabilità sociale, intesa come condizione di fragilità, causata, da fattori di rischio in ambito sociale, che attraversano le dimensioni fondanti del nostro vivere: l’ambito delle relazioni familiari, quello del lavoro e dei legami comunitari. Gli operatori sociali, del pubblico e del terzo settore, segnalano un aumento delle richieste di aiuto da parte di alcune fasce di popolazione, che non sono assimilabili ai target classici di utenza: tale disagio potrebbe essere riconducibile alle caratteristiche del micro contesto sociale in cui le persone sono inserite, piuttosto che alle persone stesse. Viene messa, così, in luce la presenza nella nostra società di soggetti deboli, vulnerabili appunto, che possono entrare in percorsi di esclusione a seconda dei contesti in cui sono inseriti. Se ne deduce, pertanto, che il rischio di esclusione sociale non è più e solo strettamente correlato all’ appartenenza ad una categoria specifica di disagio, ma è spesso correlata alla presenza o assenza di contesti familiari e reti sociali, che possono rappresentare un importante e determinante fattore di protezione all’esclusione. Paolo Bonafe’ Presidente laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 22 dicembre 2007 in blog

L'Esclusione sociale dei "Senza Dimora"

I dati relativi alle persone senza dimora segnalano la crescita di un fenomeno tipico dei paesi ricchi, che, rappresentando la situazione limite della condizione di povertà, evidenzia, in modo drammatico, gli elementi di contraddizione presenti nei nostri modelli di sviluppo economico. La complessità del fenomeno e le sue caratteristiche ne rendono difficile la quantificazione precisa: le stime ci dicono che in Italia il numero dei senza dimora si aggira tra le 65.000 e le 110.000 unità, nel Veneto, una ricerca promossa dalla Regione nel 2005, ne ha rilevati 1.211. Gli studi effettuati sul campo, ci mostrano che i senza dimora non rappresentano una unica categoria di persone: a questo fenomeno si ascrive una pluralità di forme di emarginazione, che portano all’esclusione sociale. Altresì, non esiste un evento traumatico che, da solo, espella le persone dal circuito dell’integrazione: la ricostruzione biografica ha, infatti, messo in luce percorsi di vita segnati da una molteplicità di “fratture”, che riguardano la sfera delle relazioni affettive e sociali. La persona senza dimora, quindi, non vive solo una condizione estrema di povertà:la sua situazione è, piuttosto, l’esito di un processo in cui si sono sommati una pluralità di eventi, che hanno comportato una rottura progressiva delle reti familiari e sociali. Questo stato di deprivazione cronica, di incapacità relazionale, rischia di escludere queste persone anche dall’accesso alle risorse offerte dai servizi sociali e mette a repentaglio la loro stessa sopravvivenza, soprattutto nelle notti invernali, come purtroppo riporta ogni anno la tragica cronaca nazionale. Con l’avvento dell’euro si è inoltre abbassata la soglia di povertà e quindi, dobbiamo mettere da parte le demagogiche politiche di esclusione e puntare su politiche di welfare sempre più attente ai nuovi bisogni. Paolo Bonafe’ Presidente laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 08 dicembre 2007 in blog

Sbloccare il traffico si può! Con l'Hovercraft

L’impatto che la mobilità di centinaia di migliaia di turisti e di pendolari ha quotidianamente sulla nostra città, con una conseguente viabilità stradale intasata e i relativi problemi di inquinamento da PM10, esige di ripensare in modo strategico al sistema dei trasporti. La centralità delle esigenze dei cittadini residenti, coniugata con la richiesta derivante dal pendolarismo dei lavoratori e dal turismo, evidenzia la necessità di una nuova articolazione e strutturazione dell’attuale sistema di accesso alla città d’acqua. In una strategia complessiva, può essere inserito l’hovercraft, mezzo di trasporto poco conosciuto nel dettaglio tecnico, ma dalle molteplici possibilità di utilizzo nella nostra gronda lagunare, in particolare come sistema di collegamento alternativo alle due arterie stradali maggiormente intasate quali: la SS. Romea e la SS. Triestina. Essendo un mezzo che può viaggiare su elementi quali terra – acqua – fango – neve - ghiaccio e sopra tronchi d’albero e relitti in genere, non necessitando inoltre di particolari strutture di approdo, diviene uno strumento quanto mai flessibile anche per rivitalizzare zone di Venezia, ora poste ai margini della politica turistica. L’attuale tecnologia ha superato il problema della rumorosità, del costo di gestione e dell’ impatto ambientale, poiché questi mezzi sono insonorizzati internamente (la rumorosità esterna è di 75 decibel), costano come un motobattello e montano motori euro4. L’hovercraft, pertanto, può coniugare l’esigenza di innovazione con il principio della tutela ambientale.

Paolo Bonafè
Presidente di laboratorio Venezia
www.laboratoriovenezia.it

pubblicato lunedì 03 dicembre 2007 in blog

Incidenti stradali - necessita una Agenzia Nazionale per la Sicurezza Stradale e l’assistenza alle vittime della strada

Ogni anno nel mondo si registrano un milione e 300.000 vittime della strada. A questo numero va sommato quello relativo ai 3 milioni di invalidi gravi, il cui costo sociale raggiunge i 500 miliardi di euro. Solo in Italia, ogni giorno, gli incidenti stradali causano 17 vittime, 51 invalidi gravi e un costo di 90 milioni di euro. Sono questi i dati forniti dalla Fondazione Luigi Gruccione e dalla Fondazione Italiana per la Sicurezza della Circolazione, che unitamente alla Associazione Parenti Vittime della Strada, stanno lottano da anni per sensibilizzare l’opinione pubblica e le forze politiche sulla gravità del problema: per questo è stata istituita la Giornata Mondiale del ricordo delle Vittime della Strada, che si è tenuta ad Assisi lo scorso 18 novembre. La memoria commossa delle vittime, la vicinanza al dolore dei familiari, sono il terreno prezioso da cui nasce un forte richiamo alla sensibilizzazione delle istituzioni e dell’intera comunità civile, affinché sviluppino una cultura della prevenzione sulle strade e della responsabilità individuale di chi le percorre. La proposta concreta che è stata avanzata è quella di istituire una Agenzia Nazionale per la Sicurezza Stradale e per l’Assistenza alle Vittime della Strada, con l’obbiettivo di dotare il Paese di un organo di Governance, in grado di aiutare il Parlamento e gli Enti Locali nell’individuare sia azioni efficaci di contrasto all’incidentalità stradale, sia strumenti per garantire alle vittime sopravvissute e ai famigliari un’ assistenza reale. Ma, rispetto ad un fenomeno di portata così drammatica, che lacera la trama affettiva di tante famiglie, ognuno di noi è chiamato a sentirsi coinvolto ed implicato. Paolo Bonafe’ www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 24 novembre 2007 in blog

Donare sangue, un atto di difesa della vita

Nel nostro paese è necessaria una campagna di sensibilizzazione a favore della donazione di sangue:l’Istituto Superiore di Sanità ha calcolato un fabbisogno annuo in 2.300.000 unità e in 850.000 litri di plasma, che non riesce ad essere soddisfatto dagli attuali livelli delle donazioni. Pertanto l’Italia è costretta a ricorrere all’importazione di plasma e di emoderivati, che non sempre sono ottenuti da donatori volontari periodici. Siamo consapevoli di quanto sia cruciale, in questo ambito, il tema della sicurezza: l’organizzazione AVIS e le strutture ospedaliere garantiscono, ai donatori potenziali, un controllo costante dello stato di salute, attraverso visite sanitarie e accurati esami di laboratorio, inoltre, a tal scopo, il 21 settembre u.s. è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il provvedimento di revisione del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 191, di attuazione della direttiva 2002/98/CE che stabilisce norme di qualità e di sicurezza per la raccolta, il controllo, la lavorazione, la conservazione e la distribuzione del sangue umano e dei suoi componenti. Tutto ciò nell’unicità del percorso che va dalla selezione del donatore, all’emovigilanza dello stesso e alla responsabilità professionale del centro trasfusionale. Siamo, quindi, chiamati tutti ad un personale e responsabile coinvolgimento, come donatori di sangue, per ribadire il primato della vita umana, della relazione fraterna, della solidarietà e della tutela della salute. Dobbiamo, pertanto, diffondere la consapevolezza che donare sangue può davvero salvare una vita Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 17 novembre 2007 in blog

Contro l'inquinamento da PM10 Dobbiamo interrogarci sulle targhe alterne

Assistiamo in questi giorni al rinnovarsi delle polemiche circa l’adozione dello strumento delle targhe alterne, quale misura per la riduzione delle polveri fini. Al di là delle posizioni strumentali, è oramai accertato da una larga parte del mondo scientifico, che, l’esposizione alle polveri sottili PM10 o PM2.5, abbia effetti dannosi per la salute. Possiamo citare gli studi promossi dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità sugli effetti dell’esposizione alle polveri fini, soprattutto nei bambini (vedi Air Quality Guidelines WHO- 2006), condotti in Olanda, Francia, California ed Inghilterra: ne emerge una stretta correlazione fra la presenza di malattie respiratorie nei bambini e il loro abitare in prossimità di arterie altamente trafficate. Gli studiosi britannici, nello specifico, hanno usato come indicatori di riferimento i macrofagi, cellule mononucleate tissutali, che svolgono la funzione di inglobare nel loro citoplasma particelle estranee, compresi i microrganismi, e di distruggerle. Utilizzando questi, come marcatori di esposizione individuale al particolato derivato da combustibile fossile, hanno dimostrato come ad ogni aumento del contenuto di carbone nei macrofagi respiratori, si associava una considerevole riduzione nei parametri della funzionalità polmonare. D’altro canto, uno studio americano ha valutato l’effetto di uno sciopero di 8 mesi dei lavoratori del rame che ha comportato, approssimativamente, una diminuzione del 60% della concentrazione delle particelle di solfato sospeso nell’aria, con una ricaduta sulla popolazione che ha garantito una diminuzione consistente del tasso di mortalità. Viene così confermata la pericolosità dell’esposizione eccessiva e prolungata al PM10 e 2.5, che ha come esito un aumento della mortalità, sia nei bambini che negli adulti, una maggiore incidenza di ictus e malattie cardiovascolari. Una maggiore consapevolezza nei cittadini, può, pertanto, rendere maggiormente condivisibile lo strumento delle targhe alterne, a condizione che si inserisca in una strategia complessiva, volta al miglioramento della qualità dell’aria che respiriamo. Paolo Bonafe’ Presidente di laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato sabato 10 novembre 2007 in blog

Il Confronto con la parola contenuta nel Vangelo cambia la vita in ogni ambito

Con il mese di novembre riprende avvio, all’interno della vita pastorale della nostra Diocesi, l’attività dei Gruppi di Ascolto della Parola. Avviata nel 2000, e voluta fortemente dal Patriarca Marco, questa iniziativa vede gruppi di persone, guidate da un animatore laico, riunirsi nelle case delle nostre comunità per leggere, condividere, meditare le Scritture, ma soprattutto per farsi da Esse interrogare, personalmente e comunitariamente, per scoprire quanto la Parola interpella e chiama ciascuno di noi ad essere partecipe del Regno. Stiamo, pertanto, iniziando l’ottavo anno di questa esperienza, che ci ha visto crescere come persone e come gruppi, alla luce della lettura dei quattro Evangeli e degli Atti degli Apostoli. Risuonano ancora nei nostri cuori le parole del luminoso testo giovanneo e ci prepariamo ad affrontare il primo libro del Vecchio Testamento, la Genesi. Scelta compiuta dal Patriarca Angelo e dai suoi collaboratori, che forse inizialmente ci ha colti di sorpresa, ma che affrontiamo con gioia, consapevoli che chi ci guida ha la Sapienza per indirizzarci in un percorso di crescita armoniosa e coerente con il cammino fino ad oggi intrapreso. C’è l’auspicio che questo inizio possa, quasi assumendo il significato di una nuova partenza, stimolare e aiutare persone nuove ad avvicinarsi ai Gruppi di Ascolto, facendo loro superare il timore di un’entrata in “media re”, perché tutti, vecchi e nuovi partecipanti dei Gruppi, stiamo iniziando insieme una nuova tappa di un processo di crescita spirituale e umana. Vorremmo, proprio attraverso queste righe, poter testimoniare la bellezza di quest’ esperienza che noi abbiamo avuto l’opportunità di vivere, nella veste di famiglia ospitante, dal suo avvio che, in modo particolarmente significativo, ha coinciso con l’inizio della nostra vita matrimoniale. La partecipazione al Gruppo di Ascolto, per noi, ha significato il sentirsi parte del progetto ad esso sotteso e ha garantito, parallelamente, lo sviluppo del nostro senso di appartenenza alla comunità, supportando il processo di inserimento nella vita parrocchiale e vicariale. L’esperienza di accoglienza è una esperienza forte di apertura, di conoscenza di altre persone, di confronto con sensibilità diverse, di crescita per il contributo di riflessioni che ognuno apporta. Il Gruppo non è un contesto chiuso, si apre invece con gioia ad ogni nuova persona che in esso si inserisce; è una realtà che vive opportunità di confronto e di scambio con gli altri gruppi presenti, dalla dimensione parrocchiale a quella diocesana. Ci si sente, così, partecipi di un cammino spirituale collettivo, parte della Chiesa locale e universale. La vita del Gruppo non è una vita neutra, ma viene attraversata dalle vicende che toccano da vicino ogni componente: ed è proprio attraverso la condivisione comunitaria della Parola, che le fatiche esistenziali, le malattie, i lutti, ma anche le nostre gioie, ritrovano il loro significato più autentico e così, nella propria storia personale, ciascuno impara a leggere i segni della presenza di Dio. Il confronto con la Parola ci permette di attribuire un senso alla nostra esistenza, di ritrovare speranza e perseveranza nel cambiare il nostro cuore e nel cogliere la sfida alla conversione. Mette in luce le nostre contraddizioni e le nostre pigrizie, ma ci permette anche di non scoraggiarci e di non farci dire “è troppo difficile, lasciamo perdere”….è non sentirsi mai soli. Per tutto questo e per molto altro, che noi non sappiamo esprimere, ma che ognuno può avere la gioia di sperimentare ed incontrare, desideriamo promuovere questa esperienza Quest’anno, allora, attraverso la lettura della Genesi, siamo tutti chiamati a riscoprire le nostre radici e il meraviglioso disegno che Dio ha per tutti noi. Paolo Bonafè e Francesca Vingiani Parrocchia di S.M.Elisabetta - LIDO

pubblicato giovedì 01 novembre 2007 in blog

Con gli Ecobonus meno TIR sulle strade

Con gli Ecobonus meno TIR sulle strade Il Governo ha stilato il Piano Generale della Mobilità finanziandolo, fino al 2013, con 2,5 miliardi di euro, la metà dei quali già spendibili dal 2008. L’obbiettivo è quello di voler togliere il maggior numero possibile di Tir dalle strade per farli viaggiare via mare. Il tutto parte dalla semplice considerazione che l’80% delle merci in entrata ed in uscita dal nostro Paese viaggia via mare e ben il 66% di queste, per il trasporto all’interno del nostro paese, viaggia poi via strada. Se alle merci aggiungiamo i passeggeri, l’incidenza del trasporto su gomma sale all’87% con la prospettiva che, se non si inverte il trend, il traffico su strada assorbirà il 40% dell’incremento delle merci trasportate, creando la paralisi totale del traffico autostradale. Ne emerge che,l’unico settore sviluppabile per aumentare la propria quota di mercato, soprattutto per percorrenze oltre ai 300 km, è rappresentato dal trasporto marittimo, che oggi occupa solo il 4% del traffico merci totale. Il rilancio del trasporto via mare non serve solo a liberare le strade dai TIR, ma anche a ridurre l’impatto ambientale, alla luce del minor inquinamento prodotto dalle navi. La proposta formulata è quella di assegnare un ECOBONUS, quale incentivo, per premiare quegli autotrasportatori che utilizzino la nave in luogo della strada, coprendo il differenziale di spesa. Basterà, quindi, presentare il biglietto per avere il rimborso. Con questa sola misura non è pensabile azzerare completamente il traffico dei TIR sulle strade italiane, ma sicuramente è utile a provocare un’inversione di rotta, affinchè una buona parte dei 147 mila TIR, che ogni anno trasportano lungo la Penisola 1 miliardo e 250 milioni di tonnellate di merci, delle quali 73 milioni considerate pericolose, inizino a scegliere e sperimentare un’alternativa, rappresentata dal percorso su nave. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato mercoledì 31 ottobre 2007 in blog

Con gli ecobonus possono svilupparsi le autostrade del mare

Una notizia importante per chi lavora nell’ambito marittimo è quella che, finalmente, il Ministro dei Trasporti ha stilato il Piano Generale della Mobilità ponendovi in dote ben 2,5 miliardi di euro fino al 2013, la metà spendibili già dal 2008. L’obbiettivo conclamato è quello di voler togliere il maggior numero possibile di Tir dalle strade per farli viaggiare via mare. Il tutto parte dalla semplice considerazione che l’80% delle merci in entrata ed in uscita dal nostro Paese viaggiano via mare e il 66% di queste viaggia poi via strada. Se alle merci aggiungiamo i passeggeri, l’incidenza del trasporto su gomma sale all’87%. Per il futuro, se non si troveranno nuove soluzioni, il traffico su strada assorbirà il 40% dell’incremento delle merci trasportate, creando la paralisi totale del traffico autostradale. Pertanto l’unico settore che può svilupparsi ed aumentare la sua quota di mercato è il trasporto marittimo che, ad oggi, occupa solo il 4% del traffico merci totale, soprattutto per percorrenze oltre ai 300 km. Il CETENA, già nel 2004, aveva dimostrato che il costo per un trasporto di un carico da TORINO a PALERMO risultava essere di 1.807 euro se effettuato su strada, di 1.678 euro se effettuato per ferrovia e di 1.200 euro con un combinato terra-mare. Ancora più indicativi sono i tempi di percorrenza che vedono in 60 ore il tempo necessario per il trasporto ferroviario, in 40 ore per quello stradale e in 28 ore per il combinato terra-mare. C’è quindi da domandarsi per quale motivo ancora oggi la scelta continui a ricadere sul gommato. Le eccessive ore di guida, l’usura dei mezzi, il rischio incidenti e l’inquinamento prodotto devono diventare scelte selezionanti le modalità di trasporto. Il rilancio del trasporto via mare, oltre a liberare le strade ed evitare enormi investimenti in infrastrutture con tempi lunghi, offre vantaggi non indifferenti. In primis l’impatto ambientale, la nave inquina molto meno e produce risparmio energetico perché riduce la quantità di combustibile bruciato e la qualità dello stesso; le navi, infatti, utilizzano nafte pesanti, che oltre a costare meno sono prive di additivi e che, se bruciate secondo le nuove normative, non inquinano. Il gasolio che si andrebbe a risparmiare per l’uso via strada potrebbe venire così utilizzato, a prezzi più bassi, per gli impianti di riscaldamento. In secondo luogo, a far propendere per il trasporto via mare sono gli investimenti necessari, che vengono calcolati in una percentuale di 15 volte inferiore rispetto agli investimenti necessari per infrastrutture stradali o ferroviarie, che si reputano necessarie al fabbisogno del sistema di trasporto futuro. Un ulteriore calcolo evince che basterebbero circa quindici navi traghetto per liberare traffico pesante per circa un 20% delle tratte autostradali più congestionate. Non è solo una questione di costi ma anche di tempo, le navi potrebbero essere disponibili fin da subito od in pochi mesi, mentre sono necessari anni per le infrastrutture autostradali e ferroviarie. Chiaramente il successo delle autostrade del mare passa anche attraverso il riassetto degli snodi portuali, migliorando gli accessi ai porti dalle strade principali. Per ottenere il risultato auspicato bisogna convincere gli autotrasportatori ad utilizzare le Autostrade del mare anzichè le autostrade terrestri. Per questo l’intervento che propone il ministero è quello di assegnare un ECOBONUS, quale incentivo, per premiare quegli autotrasportatori che utilizzino la nave, coprendone il differenziale di spesa. Come sindacato dei lavoratori marittimi non possiamo che plaudire a tale iniziativa da noi lungamente auspicata, anche perché le modalità di erogazione prevista per l’ecobonus sono accessibili a tutti, anche ai piccoli “padroncini” visto che basterà presentare il biglietto per avere il rimborso. Diventa impensabile azzerare completamente il traffico dei TIR lungo la penisola, ma sicuramente una buona parte dei 147 mila TIR che ogni anno portano lungo la Penisola 1 miliardo e 250 milioni di tonnellate di merci, delle quali 73 milioni sono considerate pericolose, potrebbero optare di viaggiare su nave. La Società RAM (Rete Autostrade del Mare) che ha il compito di studiare, per il ministero, nuove linee di Autostrade del Mare, dichiara da tempo che Linee di collegamento marittimo NORD-SUD quali: Genova, Livorno, Civitavecchia per Salerno, Messina e Palermo ad Ovest, oppure Trieste, Monfalcone, Venezia, Ravenna per Bari, Messina, Catania ad Est, siano sicuramente vantaggiose, sia in termini di tempi di percorrenza che di costi. Necessita quindi avere maggior coraggio e puntare sempre di più su questo tipo di trasporto, unendolo ad una politica ambientale che ne favorisca lo sviluppo. Dirottando i TIR sulle navi le città che vengono attraversate da tangenziali, quali Mestre, ne avrebbero un immediato beneficio in ordine di traffico, che di inquinamento da PM10. Quindi lo sviluppo del trasporto via mare non garantirebbe solo nuovi posti di occupazione (diretti ed indiretti) nel settore marittimo, ma anche una migliore qualità di vita nelle nostre città, oltre ad una maggiore sicurezza sulle nostre arterie stradali, se è vero che la maggioranza degli incidenti mortali è causata dai TIR. Paolo Bonafe’ Segretario Regionale Federmar/Cisal Venezia

pubblicato sabato 27 ottobre 2007 in blog

Troppe volte gli abusi sui minori avvengono in Famiglia

Il dramma di Antonietta, bambina di 4 anni morta per soffocamento, ma sulla quale sono stati riscontrati abusi sessuali da parte del prozio, è l’ultimo in ordine di tempo di una lunga serie di abusi, che vedono troppe volte coinvolti i famigliari. Purtroppo le statistiche, evidenziate anche dal IX Concesso di Pediatria Adolescenziale, denunciano come il 70% degli abusi sui minori avvenga in famiglia e come oramai un adolescente su cinque in Europa sia vittima di abuso sessuale. Fenomeno che comprende una complessità di comportamenti e reati che vedono, oltre all’abuso strettamente fisico, l’esibizionismo e la pornografia via internet. Il profilo della vittima “tipo” mette in luce caratteristiche di particolare fragilità: si tratta di bambine piccole, non in grado di parlare, o disabili, o affette da malattie croniche o figlie di famiglie “disfunzionali”. Questo fenomeno, in crescita esponenziale, avviene in gran parte per mano di parenti, amici e vicini di casa. I rimanenti casi avvengono nelle palestre, nei circoli sportivi, negli oratori, nelle scuole, ed anche in questi luoghi, solo una minima parte degli aggressori sono degli sconosciuti. Pertanto, l’impegno dei genitori e di tutti coloro che svolgono una funzione educativa, è di prestare una grande attenzione, perché è proprio nei luoghi che consideriamo protetti (le mura domestiche, le case di parenti e amici) che può nascondersi il “lupo cattivo”: anche lui molto spesso portatore di una drammatica storia di abusi infantili. Quest’ultima riflessione, mette in luce l’indispensabilità di sviluppare cultura ed interventi di tutela all’infanzia e all’adolescenza, quale strumento imprescindibile per interrompere questa spirale di violenza ed orrori. Paolo Bonafe’ Presidente laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato mercoledì 24 ottobre 2007 in blog

Nuovi atti legislativi per fermare la mattanza sulle strade

Continua la mattanza a seguito di incidenti stradali. Anche in questi ultimi giorni i mass media ci hanno informato di decine e decine di incidenti mortali causati da persone sotto l’effetto di droghe od alcool. La patente non può essere una libera licenza di uccidere ed è per questo che l’associazione A.I.F.V.S. (Associazione Italiana Famigliari Vittime della Strada), unitamente ad altre libere associazioni di cittadini, ha organizzato per il giorno 30 ottobre 2007 in Piazza SS.Apostoli a Roma, un grande manifestazione per chiedere al Governo e la Parlamento misure più drastiche quali: il controllo del territorio; pene certe e non al di sotto del minimo (come troppe volte avviene); che vengano rigettate le richieste di patteggiamento, considerando l’uccisione di persone, a seguito di incidente, quale omicidio volontario e non colposo (soprattutto se viene evidenziato che il colpevole è persona sotto effetto di alcool o droghe); che venga tolta la patente a chi è recidivo; che si controlli lo stato di salute dei patentati anche grazie a specifici esami tossicologici e psicofisici, pensando ad una specie di bollino sullo “stato di salute del guidatore” (come il Bollino Blu per lo stato di “salute delle auto”) da applicare sulla patente. Più il tempo passa e più il numero delle giovani “vite spezzate” aumenta. Il Governo deve avere il coraggio di tramutare in atti legislativi le giuste richieste che provengono dalla società civile, per fermare questa mattanza sulle strade. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato martedì 16 ottobre 2007 in blog

Come fermare le troppe morti bianche causate da incidenti sul lavoro

Il tema della sicurezza nei posti di lavoro è drammaticamente tornato alla ribalta: nel 2006 le morti per infortunio sono state 1320, con un aumento del 2,2% rispetto al 2005. I primi sette mesi del 2007, con le 719 vittime, mettono in luce un ulteriore incremento dell’1,7%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Pur nella loro aridità, i numeri servono a porre al centro dell’attenzione di tutti un fenomeno, cui anche la nostra provincia ha pagato il proprio tributo di sangue e di dolore, che va ad ascriversi in un contesto in cui la dimensione della precarietà, dell’illegalità, del non rispetto delle normative, sta attraversando troppi luoghi di lavoro. Il settore maggiormente colpito è sicuramente quello dell’edilizia, nel quale sono anni che i sindacati denunciano il sistema dei sub-appalti e l'assenza dell'impresa nei cantieri, sostituita da forme di “caporalato”: ciò significa scarsa professionalità, lavoro nero e sfruttamento. L’ANMIL (l'associazione mutilati e invalidi sul lavoro), si sta battendo da anni nel sollecitare una modifica della attuale legislazione e interventi sulle cause conclamate di incidenti: innanzi tutto diventano indispensabili la collaborazione e l’accordo tra le parti sindacali e datoriali, ma anche una nuova legge sul lavoro. Già nel 2006 il Ministro Damiano aveva annunciato l'apertura ufficiale del tavolo sul lavoro nero con le parti sociali, proponendo la creazione di un “testo unico sulla sicurezza sul lavoro” che doveva vedere già la luce entro il 2006. Nei cantieri e nei capannoni delle fabbriche del nostro paese si paga tutti i giorni un prezzo salatissimo e nello stesso tempo evitabile. Per questo vanno accolte le parole del Presidente Napolitano che invita ad “..un costante livello di attenzione e un forte impegno civile al fine di diffondere la più ampia consapevolezza della gravità del fenomeno e di promuovere una comune, operante cultura della sicurezza”. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato domenica 14 ottobre 2007 in blog

Il fenomeno prostituzione: bisogna individuare strumenti legislativi e sociali per la tutela del diritto alla vita e della dignità umana

La tratta degli esseri umani è un fenomeno sociale di grande rilevanza, che rappresenta un crimine grave ed una profonda violazione dei diritti umani; esso consiste nel trasporto di persone, donne, uomini e minori, da un paese ad un altro, per mezzo della coercizione e dell’inganno, con l’obiettivo del loro sfruttamento in campo sessuale e lavorativo, ma anche tramite attività di accattonaggio e traffico di organi. La Convenzione del Consiglio d’Europa per il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, all’art.3, riconosce il diritto di tutte le persone di non essere sottoposte “al trattamento inumano o degradante” e all’art. 4 proibisce la schiavitù. Il Consiglio d’Europa ritiene che la tratta degli esseri umani rappresenti la terza fonte di denaro prodotta dalla criminalità organizzata, dopo le armi e la droga. Se collochiamo il fenomeno della prostituzione in questo quadro, comprendiamo quanto importante sia individuare strumenti legislativi e sociali, che vadano ad intervenire a tutela del diritto alla vita e alla dignità delle tantissime persone che vendono i loro corpi sulle nostre strade e sono,contemporaneamente, vittime sfruttate e fonte di guadagno per il racket della criminalità organizzata. Di fronte a questa complessità, è necessario mettere a punto una strategia articolata, che veda costruire sinergie e collaborazioni fra le forze dell’ordine, le pubbliche amministrazioni e la pluralità di soggetti della società civile. Perché la lotta alla prostituzione si attua tramite azioni normativo-repressive, ma necessita indispensabilmente di interventi sociali, educativi e culturali. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato lunedì 08 ottobre 2007 in blog

Sosteniamo gli angeli dell'A.V.A.P.O.

Riteniamo giusto e doveroso, anche per ringraziarli dell’opera prestata per il nostro Vincenzo, di mettere in luce la preziosa attività dell’Associazione Volontari Assistenza Pazienti Oncologici - AVAPO – di Venezia. Chi ha fatto esperienza di assistenza, nel proprio domicilio, di un congiunto malato terminale, conosce l’impegno di amore e dedizione, ma anche il carico di dolore, fatica e angoscia di ogni componente della famiglia. In quei giorni, la presenza competente dei medici, degli infermieri, degli psicologi e dei volontari dell’Associazione, non solo garantisce il qualificato e indispensabile intervento specialistico, ma rappresenta un sostegno indispensabile per i familiari, anche sotto il profilo emotivo, grazie ad una vicinanza rassicurante, attenta agli aspetti relazionali. Nel panorama non sempre edificante della sanità pubblica, questo Servizio di eccellenza è di fatto gestito da un’associazione di volontariato, che si sostiene grazie a contributi pubblici e donazioni di privati. Paradossalmente, in un territorio complesso come il centro storico e l’estuario veneziani, il personale dell’AVAPO percorre la nostra città con i mezzi pubblici, portando le strutture medico sanitarie nelle valigette a ruote. Il nostro tempo ha bisogno di “segni di speranza” e gli avvenimenti dolorosi della nostra esistenza hanno il pregio di farci incontrare testimoni speciali e poco visibili. Pertanto, è importante sostenere tale associazione, affinchè possa rafforzare la propria attività, con un gesto concreto di solidarietà utilizzando il c/c 12137303 intestato ad AVAPO Venezia (Associazione Volontari Assistenza Pazienti Oncologici) ONLUS. Paolo Bonafe’ e Francesca Vingiani

pubblicato mercoledì 03 ottobre 2007 in blog

Troppe morti sulle strade, informazione, prevenzione e certezza della pena per bloccare tali tragedie

Leggere i giornali del lunedì è come leggere un bollettino di guerra. Sono oramai decine e decine le morti a causa di incidenti stradali nei quali, troppe volte, sono coinvolti giovani, ingannati dalla troppa velocità, unita all’uso di droghe od alcool. Da anni vi è l’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada (che vede in Pierina Guerra la sua agguerrita presidente veneziana) che si batte per sensibilizzare l’opinione pubblica su tale preoccupante fenomeno, lanciando un annuale campagna di sensibilizzazione denominata “allacciati alla vita”, nella quale riesce a coinvolge sia le forze dell’ordine che gli amministratori locali, in una comune funzione di informazione e responsabilizzazione. Infatti, assistiamo ad un uso sempre più irresponsabile e criminale delle automobili, che in mano a scriteriati diventano delle macchine di morte. Parallelamente,l’applicazione delle pene evidenzia una giustizia non sempre “giusta”: anche di recente,il 20/9 u.s, il Tribunale di Bologna,ha condannato quel conducente che ha investito ed ucciso un giovane studente universitario a soli 8 mesi di reclusione, pena sospesa,e a soli 6 mesi di ritiro della patente. I parenti delle vittime esigono giustizia, ma anche il comune cittadino rivendica la certezza della pena commisurata al danno e al grado di colpa,come previsto dall’Art.133 del codice Penale. Purtroppo, troppe volte si usa la scappatoia del patteggiamento per accelerare i processi con l’unica conseguenza che i colpevoli restano impuniti e i famigliari delle vittime si sentono colpiti due volte, senza quella “congruità della pena”prevista dal art.444 del codice di procedura penale. Abbiamo bisogno di uno Stato che non abdichi al proprio ruolo e alla propria funzione e sia garante della tutela dei cittadini. Paolo Bonafè

pubblicato martedì 25 settembre 2007 in blog

Più attenzione all’igiene pubblica per debellare il fenomeno ratti a Venezia

Di fronte al fenomeno della proliferazione dei colombi e dei ratti sembra ci sia una presa d’atto da parte di una pluralità di soggetti,decisi a mettere in atto una gamma diversificata di azioni,indispensabili per affrontare un problema complesso causato da una pluralità di fattori. La preoccupazione nasce da un rischio sanitario: è confermato che la presenza di topi e colombi rappresenti il viatico alla trasmissione di malattie infettive pericolose per l’uomo. Questo si accompagna ad un allarme per il danno monumentale causato dal “guano” dei piccioni che, combinato con lo smog, crea una miscela che imbratta e corrode i marmi e le pietre dei monumenti e delle abitazioni. Se per i colombi l’Amministrazione Comunale sta intervenendo in modo sistemico,con risultati incoraggianti,il soprannumero dei topi rappresenta un problema secolare per Venezia. Le cause vanno rintracciate nella particolare conformazione della città, inserita nella laguna,nel suo sistema fognario,nel sistema di raccolta dei rifiuti,nella carente igiene urbana. A questi fenomeni non va escluso l’impatto dei milioni di turisti che affollano Venezia e che vanno educati ad un uso più rispettoso della città. La consuetudine di pubblici esercizi e di privati cittadini a depositare, in orario notturno,nelle calli e nelle fondamenta sacchi di immondizie, rappresenta una fonte di cibo per i topi e per gli altri animali randagi. Pertanto,unitamente all’impegno di VERITAS-VESTA,va sviluppata un’azione di responsabilizzazione nei confronti dei cittadini, affinché considerino che il mondo fuori della nostra porta di casa non è un altro mondo, ma quello più prossimo e la nostra qualità di vita dipende anche dai nostri piccoli gesti quotidiani. Paolo Bonafè

pubblicato giovedì 20 settembre 2007 in blog

Anche i nostri stili alimentari possono salvaguardare l’ambiente

Già ad aprile di quest’anno avevo evidenziato quanto emerso da un interessante studio commissionato dalla Coldiretti, nel quale si evidenzia come anche i nostri stili alimentari possano aiutare a salvaguardare l’ambiente. In questo studio viene messa in correlazione la provenienza dei cibi con la produzione di anidride carbonica prodotta dai mezzi di trasporto che servono per la loro movimentazione. Oggi che viviamo la globalizzazione dei mercati diviene facile trovare sui banchi del supermercato frutta ed alimenti che provengono da luoghi molto distanti dal nostro. Sembrerà strano ma tali studi (presentati al recente Forum Internazionale su “Territorio e clima: prospettive e soluzioni per l'energia del futuro”) evidenziano come un pasto contenente piatti “a lunga distanza” sia in grado di liberare 170 chili di CO2. Cioè portare sulle nostre tavole cibi come la carne argentina (36 chili), le suine sudafricane (26 chili), il riso thailandese (27 chili), gli asparagi spagnoli (6 chili), le pere argentine (36 chili) e il vino rosso cileno (39 chili) comporta liberare nell’atmosfera chili e chili di CO2. Negli Usa, è stato dimostrato che un chilo di mele importato consuma cinque volte più energia di quelle locali, in Germania hanno evidenziato che usando prodotti agricoli regionali è possibile ridurre del 70 per cento il consumo di trasporto incorporato in un vasetto di 150 grammi di yogurt alla fragola, mentre in Inghilterra è stato dimostrato che i chilometri percorsi dai prodotti alimentari sono aumentati in venti anni del 76 per cento. In Italia questo avviene anche senza che il consumatore abbia un aggravio di costi. A tal scopo, necessiterebbe, che da parte del Governo e dell’Associazione Consumatori fosse avviata una seria indagine per capire le motivazioni che vedono il quadruplicamento de prezzi dal produttore al consumatore finale unita all’impegno di ognuno di noi, perché sulle nostre tavole arrivino cibi più genuini, più convenienti e soprattutto con minor impatto ambientale. A questo si dovrebbe unire l’impegno delle Pubbliche Amministrazioni, perché nelle mense scolastiche ed ospedaliere siano somministrati solo cibi che abbiano una provenienza locale certificata. Sul piano operativo mi risulta che la Coldiretti abbia già avviato una serie di iniziative quali: l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza dei cibi in vendita; accordi con le aziende della grande distribuzione perché creino delle aree specifiche, dove i clienti possano trovare gli alimenti locali; la promozione delle vendita diretta degli agricoltori in “farmers market”, fino alla inaugurazione di osteria a “chilometri zero”. Quindi, anche grazie ad una nostra migliore educazione alimentare, possiamo tutelare l’ambiente e le nostre tasche. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato venerdì 14 settembre 2007 in blog

L’effetto Grillo sul panorama politico italiano

Qualcuno ha scritto e detto che poteva avvenire solo in Italia che a dover parlare di cose serie fosse un comico, ma tant’è che dopo l’8 settembre 2007 la politica italiana non sarà più la stessa. Questo non solo per gli obbiettivi che tale manifestazione si era prefissata; ma soprattutto perché sono scesi in piazza migliaia di cittadini, che da tempo si erano allontanati dalla politica, e tantissimi giovani, soprattutto ventenni, che hanno curato l’organizzazione dell’evento, allestendo ben 200 banchetti, in altrettante piazze d’Italia. Per questo la manifestazione di sabato 8 settembre deve essere valutata, non solo per capire quanto “peso” potrebbe avere un movimento politico guidato da Beppe Grillo, ma soprattutto per le modalità con le quali è stata organizzata e per la notevole partecipazione di popolo. Infatti, sbaglieremmo se pensassimo che questo successo è stato determinato solo dall’uso di nuove tecnologie comunicative o dall’uso del WEB; il successo della manifestazione è soprattutto dovuto al diffuso malcontento che l’opinione pubblica cova verso l’attuale classe politica italiana. Il risultato delle indagini giornalistiche sui privilegi detenuti dalla “casta” (in un periodo storico dove molti italiani stanno “stringendo la cinghia”) e l’aver scoperto che siedono in parlamento tanti pluri-condannati è solo la punta dell’iceberg. Gli elettori sentono i politici troppo lontani dalle loro esigenze più semplici, impegnati in lotte politiche interne per la leadership di questo o quel partito (o schieramento) od intenti a discutere di nuove leggi elettorali, che servono solo a garantire poltrone e potere alla miriade di partiti che esistono in Italia. Come può essere, infatti, comprensibile il fatto che si perda tempo nel discutere di una nuova legge elettorale (che verrebbe utilizzata in ipotetiche votazioni politiche del 2009/2010), quando, su questo tema, è già stato avviato un percorso referendario, voluto e sottoscritto da ben 800.000 cittadini e che dovrebbe concludersi con il voto nella primavera 2008, nel quale si chiede di modificare l’attuale legge elettorale nella direzione della semplificazione politica (in un sistema politico bipolare), dove si toglie il potere di discernimento alle segreterie politiche e dove chi si candida lo fa per svolgere una funzione di servizio al proprio territorio e non per dover essere comunque eletto, come paracadutato in collegi vincenti. Il tutto nel pieno rispetto della volontà popolare, già espressa con il voto nel 1993 e poi completamente disattesa dagli allora (ed attuali) politici ed in linea (o meglio integrabile) con quanto richiesto anche dai 300.000 sottoscrittori del V-DAY. Chi vive in mezzo alla gente capisce che i cittadini chiedono soprattutto che tutte le energie “politiche” siano profuse nella ricerca di soluzioni per tutelare l’ambiente e la loro condizione economica, per limitare gli sprechi e per sentirsi più sicuri nelle proprie città ed abitazioni, per un più efficiente sistema di trasporti e per un sistema di welfare confacente alle nuove esigenze sociali. La grande forza di GRILLO è appunto quella di parlare alla gente di quello che a loro interessa, innanzitutto di ambiente, di salute, di economia e di fonti energetiche rinnovabili, utilizzando uno strumento di comunicazione politica giovane e flessibile quale è la RETE WEB, che nel futuro diverrà il primo strumento di democrazia partecipativa e di informazione giornalistica (già oggi molte testate giornalistiche hanno siti con veri e propri telegiornali web), facendo a sua volta formazione culturale, in una sua personale battaglia sulla libertà di informazione. Paolo Bonafe’ Presidente di Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato lunedì 10 settembre 2007 in blog

Il fenomeno della dipendenza da gioco: nuovo allarme sociale

Il gioco d’azzardo in questi ultimi anni sta conoscendo un’accelerazione della sua diffusione per le condizioni che lo hanno reso sempre più capillare, accessibile ed allettante. In molti casi si tratta di un passatempo senza gravi ripercussioni, ma che ha assunto comunque dimensioni impressionanti, anche per il volume di denaro che movimenta. C'è chi gioca per svago occasionale, c'è chi insegue un sogno di ricchezza non realizzabile, c'è chi si trova a giocare perché "deve", spinto da una dipendenza psichica che è una vera e propria malattia. Per comprendere lo stato d’animo che pervade il giocatore d’azzardo lasciamo a Dostoevskij la descrizione più efficace, tratta dal suo romanzo Il Giocatore, “M’invase una terribile sete di rischio. Forse, passando attraverso tante sensazioni, l’anima non se ne fa sazia, fino allo spossamento, definitivo (…) Provavo solo una tremenda voluttà, di riuscita, di vittoria, di potenza, non so come esprimermi”. A rendere più complessa la situazione attuale è la capillarità con cui i giochi elettronici, tipici dei casinò, sono distribuiti nei pubblici esercizi, con la differenza che i casinò hanno la caratteristica di essere strutture poco diffuse, di non permettere l’accesso ai minorenni e di garantire articolati sistemi di controllo sulle persone e sugli apparecchi, attraverso la taratura delle probabilità di vincita. Rispetto ai videogiochi tradizionali, che consistono in gare di abilità e concentrazione dove l'obiettivo finale è il punteggio, i videopocker, che li hanno soppiantati, hanno come fine una vincita economica proporzionale alla puntata, del tutto indipendente dall'abilità del giocatore. Il gioco sembra rappresentare una fuga magica rispetto alla fatica di sottostare alla vita comune, fatta di frustrazioni e di sacrifici, nell’aspettativa illusoria di una vincita definitiva, che cambi radicalmente la vita di ciascuno. Gli esperti definiscono questo fenomeno una new addiction, cioè una nuova forma di dipendenza, come lo shopping compulsivo o la dipendenza da internet. Quella da video-macchinetta è una delle patologie più devastanti perché comporta il rischio di instaurare un rapporto con la macchinetta di amore-odio che porta ad una completa estraniazione dalla realtà. Nel momento in cui si instaura la dipendenza, il gioco diviene compulsivo, sfugge cioè al controllo ed alla volontà della persona; nei familiari avanzano angosciosi sospetti nel momento in cui ci si trova a fronteggiare un disagio economico, non correlabile al reddito della persona. Il giocatore patologico non percepisce il suo comportamento come una malattia e ritiene, erroneamente, di poter smettere in qualsiasi momento, ma di fatto, per continuare a giocare anche in assenza di disponibilità finanziaria, assume comportamenti irresponsabili, accumulando debiti, ricorrendo al prestito di una finanziaria o peggio entrando nei circuiti dell’usura, immettendosi in percorsi dagli esiti di drammatica portata. Di fronte a questo fenomeno e alle sue ricadute sociali, è la società nel suo complesso che deve interrogarsi, perché la proliferazione delle opportunità di gioco d’azzardo rappresenta l’ennesima dimostrazione che la logica del profitto ha il sopravvento sulla dimensione etica. Sono diversi i livelli di responsabilità chiamati a concorrere per affrontare questa nuova forma di dipendenza, che necessita di interventi legislativi, normativi e tecnico-professionali. Ma il fenomeno riguarda anche la comunità nel suo complesso, perché va promossa una sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo, che porti a considerare questo comportamento non un “vizio” ma una patologia, che necessita di cura. Questo per permettere alle persone e alle famiglie coinvolte di poter chiedere aiuto e trovare reti di sostegno e supporto.

pubblicato giovedì 19 luglio 2007 in blog

Possiamo risparmiare energia migliorando i nostri consumi energetici

Il tema del risparmio energetico è centrale nell’attuale dibattito sulla salvaguardia dell’ambiente: è opinione oramai diffusa (come dimostra la campagna per la tutela ambientale lanciata da Al Gore negli USA): che ciascuno di noi debba impegnarsi a cambiare il proprio stile di vita, anche attraverso semplici azioni, quali quelle di acquisire nuovi comportamenti nell’uso degli elettrodomestici. Innanzi tutto vanno acquistati quelli in classe “A” (sono previsti importanti incentivi sulla rottamazione dei vecchi), ma anche adottando degli accorgimenti per il loro utilizzo quotidiano, in particolare per quelli che prevedono un maggior consumo di energia:. • Scaldabagno: dotarlo di un timer che lo attivi solo nelle ore notturne, prevedere che le tubature vengano protette da una guaina isolante, per evitare le dispersioni di calore attraverso il loro percorso; • Lavatrice: utilizzarla in orario serale e notturno solo a pieno carico e a basse temperature (non è quasi mai necessario lavare a 90°C), evitando di utilizzare la funzione del prelavaggio; • Frigorifero: non riempirlo troppo, non inserirvi pietanze ancora calde e, ovviamente, (anche se sembra banale, ma non lo è per i nostri figli) non lasciare la porta aperta per troppo tempo; • Lavastoviglie: utilizzarla a pieno carico, a programmi a media temperatura e veloci. Anche in salotto si può risparmiare, ottimizzando l’uso del televisore, videoregistratore e impianto hi?fi, spegnendo tutti gli apparecchi prima di andare a dormire e staccando la spina quando si dovesse restare fuori casa per un lungo periodo di tempo. Per quanto riguarda l’illuminazione, i consigli degli esperti ci indirizzano nel scegliere lampadine a basso consumo energetico, a preferire una illuminazione diretta del tavolo, rispetto a quella diffusa, a usare paralumi trasparenti o dai colori chiari e a pulire regolarmente sia le lampadina che lo stesso paralume. Particolare attenzione va posta al sistema di riscaldamento della casa e di coibentazione, ma anche ai comportamenti della quotidianità: come l’evitare di coprire i termosifoni, o prevedere l’arieggiamento della casa spalancando per pochi minuti le finestre (optando per quelle con vetrocamera), piuttosto che lasciarle socchiuse per lunghi periodi. Viene pertanto richiesto a tutti noi uno sforzo importante per “rieducarci”, attraverso un percorso di cambiamento che investe il nostro quotidiano nelle abitudini e nei consumi, perché non possiamo sottrarci all’ assunzione di responsabilità: il destino della terra riguarda ognuno di noi, da molto vicino. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia (www.laboratoriovenezia.it)

pubblicato giovedì 12 luglio 2007 in blog

Basta lamentarci della "CASTA" politica italiana, usiamo il referendum elettorale per cambiare dal basso la politica

Una rapida lettura dello stato d’animo che pervade il nostro Paese sembra evidenziare un prevalente atteggiamento “depressivo”. La sensazione è che di fronte ad un momento storico faticoso e complesso, perché sicuramente connotato da criticità, non si avverta il bisogno collettivo di essere attivi e presenti per costruire le condizioni che producono cambiamento. Un indicatore di questo clima può essere il successo del libro “La Casta”, che sembra aver avuto l’esito di accentuare sentimenti qualunquisti, piuttosto che mettere in moto energie propositive: infatti, l’occasione rappresentata dal referendum per il cambiamento della legge elettorale non sembra mobilitare un forte interesse da parte dei cittadini che, pur firmando, non sono poi disponibili a mobilitarsi in prima persona. Se lo facessero, permetterebbero al comitato referendario di aumentare e/o moltiplicare il numero dei punti di raccolta firme, così da raggiungere in breve tempo il quorum delle 500.000 firme indispensabili per il deposito dei quesiti referendari. Se in un qualche modo è comprensibile che i dirigenti dei partiti dimostrino scarsa sensibilità su questo tema, poiché questa legge voluta dal centrodestra è stata utilizzata anche dal centrosinistra, in quanto funzionale al bisogno delle segreterie di determinare i nomi degli eletti, non lo è altrettanto per i cittadini per i quali questo fattore, già da solo, dovrebbe rappresentare una efficace spinta alla mobilitazione. Sembra sempre più allargarsi il gap fra l’esercizio della funzione di delega e l’esercizio dei propri doveri di cittadinanza che implicano una partecipazione attiva e responsabile alla vita sociale e politica: prova di questo è anche la difficoltà imbarazzante nel raccogliere le 500.000 firme per il referendum elettorale. Beppe Severgnini ha ragione quando scrive in un suo editoriale che “E' vero che i media di governo e d'opposizione ne parlano poco: esistono però i giornali indipendenti, le radio, internet, il cellulare, le piazze, il passaparola. Ma la parola non passa, perché siamo apatici, disinteressati, sfiduciati. Per usare un termine tecnico: non ce ne frega niente. Trovare un buon posto per le vacanze: questo sì è un obiettivo che scalda i cuori” . Quindi basta lamentarci della “casta” politica italiana, usiamo il referendum elettorale per cambiare dal basso la politica. Paolo Bonafe’ Presidente laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato giovedì 05 luglio 2007 in blog

Il Terminal di San Giuliano quale alternativa al Ponte della libertà

Gli avvenimenti degli ultimi giorni (la tromba d’aria e l’ennesimo incidente a San Giuliano) evidenziano l’improcrastinabilità che esige la riprogettazione del sistema di collegamento che unisce la terraferma a Venezia. Nella discussione, che anche questa volta ne è scaturita, alcuni hanno rilanciato la sublagunare quale soluzione al problema. Personalmente, ritengo questo un progetto importante, sia per i benefici sviluppi che porterebbe alla città in termini economici, di modernizzazione e di blocco dell’esodo, sia per la lotta al moto ondoso (per non parlare della salvaguardia dei nostri monumenti dalla corrosione causata dai gas di scarico dei mezzi che solcano la laguna), ma siamo tutti consapevoli che si tratta di un progetto di lunga ed incerta realizzazione, anche per la contrarietà che incontra in vari strati dell’opinione pubblica. Va sottolineato con forza che Venezia necessita di sviluppare con urgenza e in tempi rapidi un sistema di collegamenti che tolga parte del traffico dal Ponte della Libertà, individuando alternative efficaci, consapevoli che ogni blocco del Ponte ha ricadute che si ripercuotono su tutta la viabilità dell’area di Mestre, del suo hinterland e della tangenziale. In passato, avevo già avanzato una proposta consistente nel dare compimento ai progetti dei terminal (o porte d’acqua) di San Giuliano, Tessera, Fusina e Treporti, proposti dalla prima giunta Cacciari, ma poi accantonati. In particolare l’aver sacrificato il Terminal di San Giuliano alla causa del parco, sebbene non fossero progetti tra loro incompatibili, ci dimostra che, se oggi questo terminal fosse stato operativo, certe emergenze sarebbero meglio gestibili: ogni giorno quella direttrice potrebbe essere utilizzata da migliaia di pendolari che si riversano nella città storica, contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo di ì suddividere i flussi tra residenti/pendolari e turisti. E’ interessante ricordare che, già nei primi anni del secolo scorso, esisteva un traghetto RIALTO-MESTRE, che ogni mezzora, attraverso un percorso per un tratto del Canal Grande, il Canal di Cannaregio, raggiungeva San Giuliano, per poi proseguire verso Piazza Barche, impiegando allora circa 40 minuti. Se fosse oggi istituito un servizio di linea San Giuliano – F.te Nuove – S.Pietro di Castello – Lido, questa opportunità verrebbe sicuramente utilizzata dai lavoratori pendolari, ma anche dai “pendolari delle spiagge” che in circa 40 minuti arriverebbero al Lido, senza doversi sobbarcare un viaggio stipati in autobus e motoscafi strapieni, grazie all’utilizzo di capienti motobattelli da 400 persone. Se poi si realizzasse un nuovo terminal “Ai Pili” si potrebbe pensare a delle linee di navigazione che colleghino questo terminal con il Tronchetto e poi via Canale della Giudecca con l’area Marciana, ottenendo così la completa circunavigazione di Venezia, Bypassando, appunto, Piazzale Roma, e potendo dedicare quest’ultimo soprattutto per il traffico turistico. Ritengo, pertanto, che l’attuale Amministrazione Comunale sia ancora in tempo per sviluppare una nuova politica sull’utilizzo dei terminal e in particolare modo per ripensare al terminal di San Giuliano, quale alternativa al Ponte della Libertà. Paolo Bonafe’ Presidente di Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato giovedì 28 giugno 2007 in blog

L’acqua potabile: una risorsa da non sprecare

Leggendo tra le pagine dei giornali mi ha molto colpito una informazione che per me aveva dell’incredibile e cioè che l’Osservatorio della salute ci dice che l'acqua potabile in Italia è sufficiente solo per i 2/3 della popolazione e che questa emergenza colpisce soprattutto le regioni del Sud Italia, in particolar modo Calabria, Sardegna, Sicilia, Puglia e Basilicata. Ma come? L’Italia che può vantare la presenza di laghi, fiumi, canali e montagne innevate e che ha chilometri di acquedotti si trova in emergenza idrica? Sembra impossibile, ma la disponibilità di acqua dolce pulita rappresenta una delle tematiche più importanti che non solo l’Italia, ma l'Umanità intera, dovranno affrontare nel prossimo futuro, dal momento che la crescente domanda è superiore alle disponibilità e che l'inquinamento continua ad avvelenare fiumi, laghi e ruscelli. Nel mondo, sui 5 miliardi di popolazione censita, esistono 1,2 miliardi di persone che non possono contare su un accesso all'acqua potabile e 2,4 miliardi di persone che non dispongono di impianti fognari adeguati. Questo è dovuto ad una congiuntura di fattori: 1) L'aumento della popolazione mondiale, che comporta una sempre crescente richiesta di questa risorsa. 2) L'inquinamento, che causa l'esclusione di importanti fonti di approvvigionamento 3) gli scarichi civili, che riversano nei fiumi una tale quantità di materia organica, da bloccare le naturali potenzialità autodepurative dell'acqua. 4) gli scarichi industriali, che vengono riversati direttamente nei fiumi o in mare o che, arrivano indirettamente a fiumi e laghi, attraverso le precipitazioni metereologiche. 5) I fertilizzanti e i pesticidi, che vengono usati in agricoltura e che provocano l'inquinamento delle falde acquifere. 6) I cambiamenti climatici globali, come l'effetto serra, che causano l'aumento della concentrazione di CO2 nell'atmosfera (con gravi ripercussioni sull'assetto idrico del pianeta.), l’aumento delle temperature nelle regioni aride (con conseguente calo delle precipitazioni del 10% circa), l’aumento delle precipitazioni nelle regioni a clima freddo o temperato (che porterà ad un aumento delle precipitazioni nei periodi invernali di 2-3 volte e a una loro diminuzione del 20-40% nei periodi primaverili). Se uniamo a queste valutazioni quella che, nel corso del 20° secolo, l'utilizzo dell'acqua è cresciuto a un tasso più che doppio rispetto a quello della popolazione, capiamo che l’emergenza acqua non è solo problematica per l’ecosistema, ma che può portare gravi conseguenze per la politica e per l’economia mondiali, oltre che per la salute delle popolazioni. Infatti nelle zone più aride la questione idrica è sempre servita ad alimentare la propaganda di regimi nazionalisti. L'acqua si è trasformata, di volta in volta, in obiettivo strategico da colpire per indebolire l'avversario, in uno strumento di ricatto che serviva a garantire la supremazia regionale. E' chiaro che, in questo contesto, la proposta di considerare l'acqua come bene economico raro, assegnandole un prezzo di mercato che ne rifletta la scarsità, non favorisce la pace e la cooperazione, come sostengono i suoi fautori, ma porta dritti alla petrolizzazione dell'acqua. La soluzione ai problemi legati alla scarsità idrica, in molti casi, non si trova nell'acqua, o in costose e discutibili soluzioni tecniche, ma passa per la volontà politica dei dirigenti. Che vuol dire avviare una seria cooperazione a livello regionale e internazionale.. Nei paesi in via di sviluppo il 90% dell’acqua di scarico viene riversata direttamente nei fiumi, provocando ogni anno 250 milioni di malati. Il Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile di Johannesburg ha fissato una serie di obiettivi ambiziosi circa i problemi dell’acqua, tra cui quello di dimezzare il numero di persone che non hanno un accesso adeguato all’acqua e ai servizi sanitari entro il 2015. Il progetto, ha come obiettivi la lotta alla povertà e la conservazione della biodiversità (varietà delle specie animali e vegetali) e vede la proficua cooperazione tra istituzioni e comunità locali. Il Living Planet Index 2002 (l’indice elaborato del WWF che misura lo stato di salute degli ecosistemi e della biodiversità) denuncia che il mondo ha già perso più della metà della biodiversità degli ecosistemi di acqua dolce dal 1970 al 2000, più che per gli ecosistemi terrestri e marini. Quindi l’acqua è una risorsa e dobbiamo avere la capacità di educarci a non sprecarla, dapprima nei nostri usi domestici e poi, come cittadini, sensibilizzando le Amministrazioni Pubbliche a chiudere, durante i periodi di particolare siccità, le varie fontane presenti in città e di dotare le varie fontanelle di un rubinetto, che permetta l’approvvigionamento solo se questi viene aperto e non come succede adesso. Piccoli gesti, che non sono solo mirati a risparmi economici, ma azioni solidali verso chi l’acqua potabile non ce l’ha o non può permettersi di sprecarla. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato venerdì 08 giugno 2007 in blog

Quello che mi aspetto dal Partito Democratico

I recenti congressi dei partiti della Margherita e dei DS hanno sancito, individuandone le tappe, il processo di scioglimento di entrambi per concorrere alla costituzione del Partito Democratico. Centrale in questo percorso dovrebbe essere l’ Assemblea Costituente, spazio e luogo di garanzia della partecipazione di una pluralità di soggetti, espressione del famoso popolo delle primarie. La costituzione del nuovo Partito non sarà frutto di qualche alchimia dettata dalle segreterie dei partiti, la molto citata “Fusione a freddo”, come usano chiamarla i detrattori, ma un percorso partecipato che vedrà protagonista la società civile. In questa fase, ancora caratterizzata da elementi di incertezza, di domande aperte, può essere utile porre alcuni punti fermi, che aiutino a condividere e comprendere la sfida che comporta la costituzione di questo nuovo soggetto politico, chiamato ad essere autentico agente di cambiamento nello scenario politico del nostro paese. 1. Il PD deve nascere con l’ambizione di unire tutti i riformisti del centrosinistra, provenienti da storie culturali e politiche diverse, in alcuni casi in passato anche contrapposte, che oggi, lasciati alle spalle i grandi contrasti ideologici che hanno segnato il novecento, si riconoscono in un progetto comune. Il PD dovrà, quindi, essere caratterizzato da un forte pluralismo culturale che lo porti ad avere una identità plurima. 2. Il PD dovrà darsi metodi e strumenti per arrivare a produrre decisioni, oltre che sui problemi chiave di politica economica ed estera, anche sui temi «sensibili» (diritti civili, bioetica, ricerca scientifica), che sempre più toccheranno la vita, le speranze e le paure di molte persone 3. Il PD dovrà aggregarsi innanzitutto attorno a una «carta dei valori» o “manifesto”, con il quale definirne un profilo identitario "leggero". 4. il PD dovrà essere un partito nuovo, le cui sezioni o circoli, non potranno essere la giustapposizione delle sezioni e dei circoli degli attuali partiti. Chiaramente gli organismi interni non potranno essere la sommatoria delle strutture esistenti. 5. Al PD sarà giusto chiedere innovazione anche su altri tre fronti: nella individuazione di criteri trasparenti per la scelta dei candidati alle cariche elettive (in particolare attraverso le primarie, per tutte le cariche monocratiche di governo, dai sindaci ai presidenti di provincia, dai presidenti di regione al primo ministro); nella definizione di rigorosi criteri di incompatibilità tra cariche elettive; nella promozione delle pari opportunità, per valorizzare il potenziale dei giovani, delle donne, dei nuovi cittadini immigrati. 6. Il PD dovrà essere un partito con cultura di governo. Ciò significa, anzitutto, saper essere un partito che guida uno schieramento, ma che parla a tutti i cittadini. Infatti, saper governare in modo responsabile significa sempre porsi il problema di quale sia l'interesse generale del Paese. Al rito del programma come evento «pesante» (in molti sensi) e simbolico, legato alle scadenze elettorali, va sostituita la capacità di mettere in rete competenze in modo continuativo. 7. il progetto del PD non potrà essere neutrale rispetto all'assetto istituzionale e alla legge elettorale. Il PD, per vocazione politica e per concezione della democrazia, deve essere in grado di proporre ai cittadini italiani «una coalizione, un programma, un leader». Pertanto l’adesione al referendum di riforma della legge elettorale, dovrebbe essere un passaggio fondamentale ed auspicabile. Il 14 ottobre si avvierà la fase costituente e allora vedremo se gli auspici si tramuteranno in realtà Paolo Bonafe’ DL – LA MARGHERITA VENEZIA Prs Circolo LIDO E PELLESTRINA PER IL PD Membro Ufficio Politico-Esecutivo Com.le e Direttivo Prov.le

pubblicato venerdì 25 maggio 2007 in blog

Nuovo slancio alla raccolta di firme per cambiare la legge elettorale

Grazie all’impegno e alla passione civile di molti, prosegue con entusiasmo la raccolta di firme per promuovere il referendum di modifica dell’attuale legge elettorale. Questo per noi, che operiamo nel comitato organizzatore, rappresenta un fattore importante di riscontro perché, se riusciamo a sviluppare una rete diffusa di volontari disponibili a costituire piccoli gruppi di lavoro, per aprire, in modo capillare, nuovi punti di raccolta firme nel l territorio, raggiungiamo non solo l’obiettivo della soglia delle 500.000 firme necessarie, ma garantiamo anche alle persone, che vivono in aree più periferiche, l’esercizio di un diritto di cittadinanza nell’esprimere la propria volontà. Osserviamo con soddisfazione come, con il passare dei giorni, la credibilità di questa azione referendaria stia crescendo e molti sono coloro che si avvicinino ai nostri banchetti con convinzione e con le idee già chiare, avanzando anche la richiesta di una nostra maggiore presenza e diffusione nel territorio. I cittadini, che appongono la loro firma, diversi per età, genere, cultura e orientamento politico, esprimono una trasversalità, propria dello spirito del comitato organizzatore, ma sono accomunati dalla volontà di ritornare ad essere protagonisti nella vita della polis. In questi giorni l’attività di raccolta firme ci permette di incontrare persone che hanno voglia di ritornare a parlare di politica, di scambiare opinioni, di esprimere rabbie e disillusioni, ma anche il desiderio profondo di cambiamento. Incorre pertanto in un grave errore chi cerca, in alcuni settori politici, di delegittimare il referendum, a segno di una sempre maggiore frattura ed incomunicabilità fra cittadini e mondo politico. Possiamo solo augurarci che la politica sappia cogliere lo spirito riformatore e democratico sotteso all’azione referendaria, per recuperare un confronto civile e sereno, anche se acceso e appassionato. I cittadini stanno apprezzando la nostra volontà di dialogo e di scambio, la linearità della nostra proposta, la coerenza dei nostri atteggiamenti piuttosto che la pretestuosità di coloro che ci osteggiano, senza essere in grado di proporre alternative valide. E’ opportuno, pertanto, per sottolineare il significato della campagna referendaria, riportare il contributo di GUZZETTA, coordinatore nazionale del comitato, “La consapevolezza che ad oggi, al di là degli sforzi annunciati da talune forse politiche, non esiste alcuna proposta condivisa di riforma parlamentare, ci responsabilizza ed incoraggia a proseguire con maggiore determinazione. La pressione che la nostra iniziativa continua ad esercitare nel confronto delle forse politiche, non solo alimenta la democrazia imponendo che la questione elettorale sia posta concretamente al centro del dibattito istituzionale, ma contribuisce a riavvicinare i cittadini alla vita civile e politica del paese. La partecipazione massiccia di questi giorni ne è la felice testimonianza”. Sabato e domenica il coordinamento nazionale lancerà il REFERENDUM DAYS: il nostro sforzo nella provincia di Venezia sarà quello di allestire banchetti in tutte le piazze dei nostri centri urbani. Per realizzare questo abbiamo bisogno anche del contributo e dell’aiuto di altri volontari e pertanto segnalo il sito www.referendumelettorale.org e la mail info@referendumelettorale.org. Perché è solo con il contributo e la partecipazione di molti che è possibile avviare autentici processi di cambiamento. Paolo Bonafe’ Comitato per il referendum di Venezia

pubblicato giovedì 17 maggio 2007 in blog

L'informatica quale strumento di comunicazione ed informazione anche per l'anziano

A Roma è stata avviata una iniziativa promossa dalla “Fondazione Mondo Digitale” e dalla “Città Educativa” che rappresenta un’interessante esperienza, esportabile in altre città d’Italia: tale campagna, denominata ’Tutti su Internet", prevede nello specifico un’area espressamente dedicata agli anziani denominata “Nonni su internet”. Tale azione si sviluppa attraverso la messa in rete di una pluralità di soggetti: dalle aziende che mettono a disposizione i computer dismessi, agli studenti di informatica che effettuano il check-up e l’aggiornamento dei pc, ai tutor che, nelle sedi decentrate del Comune di Roma, insegnano le basi dell’informatica, per permettere l’uso della posta elettronica, di internet e l’accesso ai servizi on line della pubblica amministrazione. Questo progetto può rappresentare un’ interessante opportunità anche per Venezia, poiché nella nostra città sono presenti tutte le condizioni di fattibilità necessaire a sostenere l’iniziativa: la sensibilità ai temi sociali di molteplici aziende pubbliche e private; la diffusione di spazi aperti ai cittadini, gestiti dalle Municipalità; la presenza di un Istituito Tecnico Informatico, che potrebbe garantire, attraverso gli studenti, l’ allestimento dei PC; l’impegno attivo di associazioni culturali; non per ultimo, ma piuttosto come elemento portante del progetto , l’ esistenza di gruppi formalizzati di anziani, già attivi nel nostro territorio, che potrebbero favorire il processo di promozione dell’iniziativa e di aggregazione di altri coetanei. Gli anziani sono una parte importante e numericamente consistente della nostra società, cui va garantita l’ opportunità di entrare in possesso dei nuovi mezzi che lo sviluppo tecnologico sta mettendo a disposizione di tutti. La conoscenza di internet e dell’informatica, non può essere considerata solo un’esigenza legata al mondo del lavoro e della scuola, ma è uno strumento importante di comunicazione , di accesso alle informazioni, di facilitazione nell’uso dei servizi di interesse pubblico. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato lunedì 30 aprile 2007 in blog

Parte la campagna referendaria – mobilitiamoci per le firme

Il 24 aprile prende avvio la campagna referendaria volta alla modifica dell’attuale legge elettorale “PORCELLUM”, per assicurare al Paese una normativa garante di democrazia. La legge, attualmente in vigore, prevede per Camera e Senato un sistema proporzionale con premio di maggioranza, attribuito su base nazionale alla Camera dei Deputati, e su base regionale al Senato, esso, inoltre, è assegnato alla “singola lista” o alla “coalizione di liste” che ottengono il maggior numero di voti. Il fatto che sia consentito alle liste di coalizzarsi per ottenere il premio, ha comportato, alle ultime elezioni, che si siano formate due grandi coalizioni, composte, al proprio interno, da numerosi partiti, con conseguente aumento della frammentazione Pertanto, il 1° ed il 2° quesito (valevoli rispettivamente per la Camera dei Deputati e per il Senato) si propongono l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste: l’ esito positivo del referendum, avrebbe come esito l’attribuzione del premio di maggioranza alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. Inoltre, abrogando la norma sulle coalizioni, si avrebbe, come conseguenza, anche l’ innalzamento delle soglie di sbarramento: le liste, per ottenere rappresentanza parlamentare, dovranno comunque raggiungere un consenso del 4 % alla Camera e dell’ 8 % al Senato. Si potrà così finalmente aprire, per l’Italia, una prospettiva tendenzialmente bipartitica, riducendo drasticamente l’attuale frammentazione e i conseguenti problemi di governabilità. L’eliminazione delle coalizioni comporterà la scomparsa dell’attuale schizofrenia tra identità collettiva della coalizione e identità dei singoli partiti, che si mettono insieme per motivi elettorali, ma dal giorno successivo alle elezioni, creano situazioni di conflitto all’interno della propria coalizione. La riforma elettorale comporterà che sulla scheda appaia un solo simbolo, un solo nome ed una sola lista per ciascuna aggregazione, che si candidi ad ottenere il premio di maggioranza: le componenti politiche di ciascuna lista non potranno rivendicare un proprio diritto all’autonomia perché, di fronte agli elettori, si sono presentate come schieramento unico. Nessuno potrà rivendicare la propria “quota” di consensi e sarà molto difficile spiegare ai cittadini eventuali lacerazioni della maggioranza. Il terzo quesito referendario prevede l’abrogazione delle candidature multiple e la cooptazione oligarchica della classe politica. Oggi la possibilità di candidature in più circoscrizioni (anche in tutte!) dà un enorme potere al candidato eletto in più luoghi (il “plurieletto”) che, potendo optare per uno solo dei vari collegi vinti, permette, al primo dei “non eletti” della propria lista, di subentrargli nei collegi ai quali rinunzia: il leader, di fatto, dispone del destino degli altri candidati, la cui elezione dipende dalla sua scelta. Nell’attuale legislatura, questo fenomeno, di dimensioni veramente patologiche, coinvolge circa 1/3 dei parlamentari; in altri termini 1/3 dei parlamentari sono stati scelti non dagli elettori, ma solo dopo le elezioni dal leader eletto, diventando parlamentari “per grazia ricevuta”. E’ inevitabile che una tale disciplina induca inevitabilmente ad atteggiamenti di sudditanza nei confronti delle segreterie politiche centrali e dei relativi leader, compromettendo fortemente la dignità e la natura della funzione parlamentare. Con l’approvazione del 3° quesito referendario, la facoltà di candidature multiple verrà abrogata sia alla Camera che al Senato. Quanto qui sopra esposto, spiega i motivi per cui i partiti sono in difficoltà rispetto all’avvio della campagna referendaria: di fronte ad una forte affermazione del SI, non sarà per loro facile snaturare la volontà degli elettori, come è successo con il referendum Segni, quando hanno trasformato la forte richiesta dei cittadini di adottare un sistema elettorale maggioritario, in un sistema misto, maggioritario-proporzionale (Mattarellum), che ha permesso l’ ulteriore proliferazione dei partiti. I cittadini palesano un forte malessere per le forme tradizionali in cui si esprime la nostra democrazia, percepibile chiaramente nella disaffezione che le persone dimostrano nei confronti della politica, nella crisi della funzione di rappresentanza, nella diminuita credibilità dei partiti. In questo contesto, la campagna referendaria si pone, pertanto, un ulteriore significativo obiettivo, oltre all’ importante cambiamento della legge elettorale, perché vuole essere opportunità e strumento per aprire uno spazio di dialogo, per far ritrovare interesse e passione per i processi di partecipazione alla vita politica e sociale del paese, per ridare centralità al cittadino. Paolo Bonafe’- Presidente Laboratorio Venezia e Componente il Comitato per la Riforma della Legge Elettorale

pubblicato venerdì 20 aprile 2007 in blog

Possiamo salvare l'Ambiente anche attraverso i nostri stili alimentari

Vi è una notizia che mi ha colpito e che voglio condividere, e cioè la pubblicazione di uno studio commissionato dalla Coldiretti in merito al rapporto che sembra esistere, tra la produzione di anidride carbonica e gli alimenti, che ogni giorno acquistiamo e mangiamo. Lo studio evidenza che, un pasto con prodotti locali, genera la metà delle emissioni di anidride carbonica (CO2) di uno con prodotti acquistati normalmente al supermercato. Quanto detto è stato affermato durante i lavori del Forum Internazionale “Territorio e clima: prospettive e soluzioni per l'energia del futuro”, organizzato appunto dalla Coldiretti e nel quale sono state analizzate alcune soluzioni da intraprendere, per contrastare gli apocalittici scenari futuri legati alle emissioni di CO2 nell’Atmosfera e all’effetto serra. Durante i lavori del Forum è stato dimostrato come, un pasto contenente piatti “a lunga distanza”, possa liberare nell’atmosfera chili di CO2 all’anno. Nel dettaglio, portare sulle nostre tavole cibi come: la carne argentina (per 36 chili di Co2), le carni suine sudafricane (per 26 chili ), il riso thailandese (per 27 chili), gli asparagi spagnoli (per 6 chili), le pere argentine (per 36 chili) e il vino rosso cileno (per 39 chili), causa una produzione, e quindi la liberazione nell’atmosfera, di 170 chili di CO2, prodotti dalle emissioni dei mezzi di trasporto utilizzati. Gli studi citati da Gerardo Mariotto, dell'Università di Sassari, sono particolarmente sorprendenti: negli Usa è stato dimostrato che, un chilo di mele importato, consuma cinque volte più energia di quelle locali, in Germania hanno evidenziato che, usando prodotti agricoli regionali, è possibile ridurre del 70 per cento il consumo di trasporto incorporato in un vasetto di 150 grammi di yogurt alla fragola, mentre in Inghilterra è stato dimostrato che i chilometri percorsi dai prodotti alimentari sono aumentati in venti anni del 76 per cento. Perciò la Coldiretti ha avviato, in Italia, una serie di iniziative per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto che non inquinano e salvano il clima quali: l'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza dei cibi in vendita; la disponibilità di spazi adeguati nella distribuzione commerciale, dove poter acquistare alimenti locali che non devono essere trasportati per lunghe distanze; l'offerta di prodotti regionali in mense scolastiche ed ospedaliere; la promozione delle vendita diretta degli agricoltori e dei farmers market; l'inaugurazione della prima osteria a “chilometri zero”. Quindi POSSIAMO SALVARE L’AMBIENTE ANCHE ATTRAVERSO I NOSTRI STILI ALIMENTARI Paolo Bonafe’ Presidente di Laboratorio Venezia www.paolobonafe.it

pubblicato giovedì 19 aprile 2007 in blog

Emergenza clima – L’impegno della Margherita per una migliore qualità della vita

Gli organi di informazione riportano quotidianamente gli allarmanti esiti degli studi sugli effetti dei mutamenti climatici sull’immediato futuro dell’intera umanità. Arrestare i processi distruttivi in atto è sicuramente complesso, ma vanno messe in essere da subito azioni che intervengano sulle attività antropiche (produzione di energia e trasporti) così da ridurre le emissioni di gas serra. L’Italia in questo settore è in grave ritardo, perciò bisogna recuperare rapidamente il gap che ci separa da altri paesi, per garantire il raggiungimento, nel 2020, dell’obbiettivo di ridurre del 20% le emissioni di co2. Come contributo politico la Margherita ha redatto un “pacchetto sostenibilità” (visibile sul sito www.margheritaonline.it) che si compone di una serie di azioni fra loro sinergiche quali: a) la modificazione dei meccanismi di incentivazione delle fonti rinnovabili e la semplificazione delle relative procedure autorizzative; b) il sostegno ad una politica industriale che miri al risparmio energetico e volta a centrare gli obiettivi europei; c) l’accesso per tutti, famiglie, imprese e pubblica amministrazione, alle fonti rinnovabili di energia; d) un maggior coinvolgimento delle Regioni e degli enti locali nella politica volta alla diffusione delle fonti rinnovabili, a garanzia del risparmio energetico e del raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni; e) il potenziamento del trasporto ferroviario regionale; f) la diffusione della elettrificazione del trasporto pubblico urbano; g) la riduzione del trasporto su gomma di merci e persone; h) un programma per l’agricoltura sostenibile. Già con la finanziaria 2007 sono state previste importanti detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici, portandole dal 36% al 55%, al fine di incentivare la riduzione di consumi energetici e lo sviluppo dell’utilizzo di fonti di energia alternative nell’edilizia esistente, unitamente all’incentivazione alla sostituzione delle caldaie con altre ad alta efficienza. La finanziaria ha previsto, inoltre, incentivi per la sostituzione di elettrodomestici inquinanti con altri più ecologici e di importanti contributi “a fondo perduto”, da destinarsi all’Industria, per l’utilizzo di motori che riducano sensibilmente i consumi elettrici, che, attualmente, consumano una fetta di energia paria a 150 TWh (miliardi di KWh) l’anno. Nello specifico la Margherita propone, utilizzando lo strumento del project financing,di intervenire: 1) sull’ emergenza idrica, che interessa i grandi bacini e fiumi italiani, con interventi mirati all’ottimizzazione dell’uso dell’acqua nelle produzioni agricole, all’ammodernamento delle rete idrica e all’avvio di produzioni agricole più qualificate; 2) nella creazione di un incentivo mirato al raggiungimento di un obiettivo minimo di auto produzione energetica da fonti rinnovabili, con la possibilità di poter rivendere il resto dell’energia prodotta o di tramutarla in sconto energetico, attingendo alle fonti eoliche, idrauliche, geotermiche, delle biomasse, biogas e dai rifiuti; 3) nella semplificazione delle procedure autorizzative, per la creazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, provvedendo tramite una delega governativa; 4) nello sviluppo dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE), per l’innovazione industriale, introdotti con il primo governo Prodi, con l’estensione dei soggetti autorizzati a farvi ricorso; 5) sull’incentivazione al risparmio nei consumi domestici, attraverso la possibilità di scegliere piani tariffari a fasce orarie che incentivino l’efficienza elettrica, applicando riduzioni in bolletta per gli utenti che risparmino oltre il 10% dei loro consumi rispetto all’anno precedente; sulla possibilità di scelta da parte dell’utente di forniture di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili; sulla possibilità di fornitura di energia elettrica certificata proveniente da impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile creati attraverso incentivi fiscali; nel rendere obbligatorio l’uso di lampade a basso consumo energetico, 6) nell’ambito dei trasporti: incentivando la costruzione di veicoli meno inquinanti; nella politica di dissuasione all’uso della automobile, soprattutto nelle aree urbane tramite l’utilizzo delle ZTL e di ROAD PRICING; in un forte sviluppo del trasporto pubblico collettivo, con uno stanziamento di 500 milioni di euro annui per rispondere alle richieste delle società di TPL nel garantire servizi efficienti, comodi, puntuali ed ecologici; nell’adozione di piani del traffico, che mirino alla riorganizzazione del trasporto merci per una riduzione delle emissioni; attraverso l’incentivazione del trasporto pubblico su ferro, puntando ad utilizzare la rete ferroviaria abbandonata o sotto utilizzata, per l’entrata in servizio dell’alta velocità; nello sviluppare il trasporto elettrico di superficie (tram,filobus, metro) nelle aree urbane. Queste azioni vedranno impegnati non solo i legislatori e i parlamentari, ma anche tutti gli amministratori e quadri dirigenti della Margherita ai vari livelli, perché siamo consapevoli che non saranno sufficienti le leggi e gli incentivi; tutti i provvedimenti messi in campo dovranno essere sostenuti da un’azione politica che promuova processi di cambiamento culturale, volti a responsabilizzare le nostre comunità e ogni singolo cittadino rispetto al proprio comportamento quotidiano , affinché sia improntato ad uno stile di vita “eco-compatibile” . Paolo Bonafe’ Componente Direttivo Prov.le Ed Esecutivo Comunale DL – LA MARGHERITA Venezia

pubblicato giovedì 12 aprile 2007 in blog

La Finanziaria 2007 e la Legge Obbiettivo quali strumenti di rilancio del sistema Terra-Mare Italiano

La finanziaria del Governo Prodi, per l’anno 2007, conferma l’attenzione dello Stato verso il settore portuale e marittimo. Questo settore aveva già beneficiato di un l’investimento di 125 miliardi di euro, grazie al Piano Decennale delle Opere Strategiche P.D.O.S. 2001/2006 (Delibera CIPE n.121 del 21/12/2001 e n.130 del 6/4/2006), cui vanno a sommarsi ulteriori 68,3 miliardi di euro, stanziati con il nuovo P.D.O.S. previsto nel DPEF 2007-2011. In questo sistema “mare-terra” vengono previste importanti provvidenze non solo per il sistema portuale, ma anche per i comparti collegati; in particolare sono incentivate le strutture intermodali portuali (denominate “hub”) così da dare rilievo assoluto al processo logistico dei porti. A questi finanziamenti dobbiamo unire le modifiche normative sugli appalti pubblici previste dalla “legge obbiettivo” n.443 del 21/12/2001, che hanno permesso di valorizzare la finanza di progetto e di snellire fortemente le procedure, istituendo, inoltre, la figura del Contraente Generale, soggetto che si assume la piena responsabilità della buona esecuzione delle opere. Inoltre, la Finanziaria 2007 ha contemplato la creazione di un Comitato Interministeriale, presieduto dal Presidente del Consiglio, che prevede l’ attribuzione di 100 ml di euro per lo sviluppo degli “hub” e il Ministero dei Trasporti ha recuperato ulteriori 120 ml di euro, già disponibili a bilancio e non spesi, e si è dotato di un Fondo di 50 ml di euro da destinare alle Autorità Portuali. In questo insieme di provvedimenti non sono state dimenticate le “Autostrade del Mare”. Grazie alla riforma dell’autotrasporto verranno previsti 520 ml di euro come ECOBONUS; 90 ml di euro, come contributi all’industria cantieristica, finalizzati alla realizzazione di progetti innovativi; 4 mld di euro per finanziare la ricerca nel settore trasporti e 450 mld di euro del progetto MARCO POLO II, stanziati dalla C.E. Queste ingenti risorse, integrate ai finanziamenti previsti dai piani precedenti e unitamente all’eliminazione dei vincoli di spesa, posti dal precedente governo, garantiscono l’avvio di una stagione particolarmente favorevole dove vengono messe in campo le idonee risorse, per un rilancio strutturale, sia del settore portuale che di quello marittimo. La vocazione marittima dell’ Italia e il ruolo che assumono i trasporti nel processo di comunicazione e scambio tra le nazioni, rappresentano un importante viatico al nuovo sviluppo economico ed infrastrutturale italiano, che deve saper sempre più sfruttare la particolare collocazione geopolitica della nostra penisola posta, nel cuore del Mediterraneo. Cap. Paolo Bonafe’ Segretario Regionale Federmar/Cisal

pubblicato giovedì 12 aprile 2007 in blog

Tra risse e comitati, ecco la politica di oggi

In una scena politica sempre più dominata da risse televisive e diverbi diviene necessario recuperare modelli di comunicazione incentrati sul dialogo e sulla moderazione. Questi atteggiamenti portano ad una disaffezione del cittadino verso le istituzioni ed un crescente assenteismo dalle urne, perché si accomuna il gran vociare e l’insulto facile, al vuoto di pensiero e l’assenza di un progetto politico. I cittadini rivendicano autonomia e capacità di valutazione critica, che si esprimono anche attraverso il voto democratico: questo è oramai slegato da logiche di schieramento e tende a premiare le persone e i programmi proposti. Infatti tutti gli istituti di rilevazione evidenziano come una grande parte di elettori decida a chi assegnare il proprio voto solo negli ultimi giorni di campagna elettorale, dopo aver analizzato i diversi programmi elettorali proposti. Inoltre, dove i partiti non riescono a dare risposte alla cittadinanza, vediamo la nascita di movimenti, associazioni e comitati che diventano i nuovi soggetti attraverso i quali i cittadini si fanno promotori,presso le Amministrazioni locali, delle possibili soluzioni. Questo nuovo approccio alla politica va attentamente analizzato perché mette in luce la crisi dei partiti, divenuti autoreferenziali, ed approfondisce la frattura tra loro e la cosiddetta società civile. La Politica ha quindi una grande responsabilità. Quella di ritrovare il senso forte del suo agire nei valori fondanti di una democrazia matura. Paolo Bonafè LABORATORIO VENEZIA

pubblicato giovedì 12 aprile 2007 in blog

L'insegnamento di Aldo Moro come guida all'impegno politico del cattolico

Il 16 marzo è stato il ventinovesimo anniversario della strage di via Fani. Forse le nuove generazioni non sanno neppure cosa sia successo allora, chi fosse stato Aldo Moro o come visse l’Italia democratica in quegli anni del terrore: il rapimento di Moro e la sua uccisione, dopo 56 giorni di prigionia, segnarono in modo lacerante e irreversibile la storia della nostra Repubblica. Chi era Aldo Moro? Era un rappresentante, forse il più significativo di una generazione di giovani intellettuali cattolici che, al termine del secondo conflitto mondiale, volle, nel solco tracciato da Alcide De Gasperi, dedicarsi alla fondazione e costruzione dello stato democratico, prima nell’assemblea costituente, e poi nell’azione di governo. Moro fu leader di quel cattolicesimo democratico cui va il merito di aver dimostrato che esiste una conciliabilità fra cristianesimo e democrazia, anzi la possibilità di un arricchimento della democrazia attraverso i valori e la tradizione religiosa. In lui erano presenti una grande capacità di dialogo e di ascolto delle ragioni dell’altro, di lucidità nella lettura dei segni di cambiamento nella storia del nostro paese, di apertura a nuove prospettive dell’azione politica, costruendo le condizioni per l’entrata dell’allora Partito Comunista Italiano nell’area del governo. Raffinato intellettuale, politico sapiente, rimase sempre un uomo profondamente fedele e coerente ai valori del cattolicesimo, il suo pensiero, sul rapporto fra i cattolici impegnati in politica e la Chiesa, è ancora oggi di assoluta attualità e modernità. Come ha avuto modo di ricordare recentemente anche l’On. Castagnetti, Moro nel discorso di commemorazione per la morte di Luigi Sturzo (1959), rispondendo alle preoccupazioni espresse dalla Chiesa italiana, disse: «Luigi Sturzo ebbe certo presente in ogni momento la complessità della vita umana, la diversità dei valori, la distinzione dei piani nei quali si esplica l’attività umana. La Chiesa assunse per lui, sacerdote di fede e di piissima vita, posizione morale dominante. Ma, contrariamente a quanto è stato sostenuto, essa, in Sturzo, non assorbe, non oscura, non umilia lo Stato, il cui valore, il cui prestigio, la cui funzione egli affermò vigorosamente oltre tutto con una lunga milizia politica attenta ad ogni problema, preoccupata di ogni sbocco delle vicende sociali, indirizzata costantemente al valore, ad ogni valore, dell’esperienza statuale. L’azione dei cattolici nello Stato, svolta in piena autonomia e sotto la propria responsabilità, è appunto un omaggio reso allo Stato, un inserimento nello Stato mediante l’accettazione del suo valore. Essa, nell’uguaglianza democratica che è legge della convivenza, nella costante ispirazione agli ideali cristiani, è un contributo originale di pensieri e di valori morali, un’efficace difesa della propria intuizione del mondo, ma non è un’opportunistica appropriazione dello Stato, perché, snaturato e deformato, serva ad altro. L’autonomia dell’azione dei cattolici è segno e presupposto dell’autonomia dello Stato nel proprio ordine, autonomia che implica un valore proprio di esso e la permanente garanzia della vita democratica nel suo significato d’incessante ricerca, di confronto, di libertà». E, ancora, al congresso di Napoli del 1962, Moro riprenderà la questione della difficoltà e della fatica che comporta l’essere cattolici impegnati in politica, con questo passaggio della sua relazione: «per svolgere con vantaggio il difficile processo di attuazione della idea cristiana nella vita sociale […]. Anche per non impegnare in una vicenda estremamente difficile e rischiosa l’autorità spirituale della Chiesa c’è l’autonomia dei cattolici impegnati nella vita pubblica […]. L’autonomia è la nostra assunzione di responsabilità, è il nostro correre da soli il nostro rischio, è il nostro modo personale di rendere un servizio e di dare, se è possibile, una testimonianza di valori cristiani nella vita sociale. E nel rischio che corriamo, nel carico che assumiamo c’è la nostra responsabilità morale e politica… ». Da questo credo si possa evincere un grande insegnamento che è la “lezione morotea” della laicità, dello sforzo di comprensione, del rispetto, dell’ascolto reciproco. E dell’inquietudine, che accompagna sempre l’impegno politico dei cristiani ed è il loro destino. Ma che «è pur sempre un grande destino» diceva Moro. Paolo Bonafe’ Componente Ufficio Politico ed Esecutivo Comunale DL – LA MARGHERITA Venezia

pubblicato venerdì 23 marzo 2007 in blog

Firmiamo per il referendum di riforma della legge elettorale per dare stabilità al Paese

Nel 1993, la maggioranza dei cittadini di questo Paese, mossa dalla necessità di promuovere una azione di cambiamento nel sistema politico, travolto dallo scandalo di tangentopoli, espresse una chiara volontà perché l’Italia si dotasse di un sistema elettorale di tipo maggioritario. Volontà popolare mortificata poi nei fatti, attraverso una legge che riusciva a mantenere, con il maggioritario, anche una quota di sistema proporzionale, per il 25% dei seggi, quale compromesso voluto da alcuni partiti, che vedevano messa a rischio la propria sopravvivenza. Questo ha comportato che, l’ auspicata diminuzione dei partiti presenti nello scenario italiano non si sia realizzata, ma anzi si sia assistito alla nascita di nuovi soggetti, fondati da alcuni politici fuoriusciti dalle file di Forza Italia, dove erano stati eletti. Da questo sistema, denominato “MATTARELLUM”, per il fatto che fu Mattarella ad idearlo, si è passati alla riforma elettorale del 2005, chiamata, in modo particolarmente efficace, “PORCELLUM”, perché, non solo restaurava il sistema proporzionale puro, ma impoveriva ulteriormente la possibilità di espressione democratica del voto dei cittadini, con una predefinizione degli eletti da parte delle segreterie dei partiti, il cui potere è aumentato a dismisura, anche grazie alla possibilità dei leader di candidarsi in tutti i collegi elettorali, per poi, a loro discrezionalità, scegliere in quale collegio elettorale farsi nominare. I noti problemi di ingovernabilità e la scarsa rappresentatività nel territorio degli eletti, sono i chiari indicatori degli esiti infausti di questa legge, che gli stessi partiti si apprestano a modificare: il dibattito politico di questi giorni sembra però mettere in luce che la nuova legge dovrà rispondere più alla necessità di garantire i partiti, piuttosto che rispondere al bisogno di governabilità del Paese. Questa è la vera motivazione della levata di scudi contro il referendum, che Segni lancia, per riformare il sistema elettorale in senso maggioritario: esso prevede importanti modifiche alla legge elettorale vigente, quale quella di assegnare il premio di maggioranza al partito maggiore della coalizione vincente; di ripristinare l’assegnazione della preferenza con l’eliminazione delle candidature plurime, così da eliminare lo scempio delle candidature / nomine scelte dalle segreterie e la personalizzazione della politica da parte dei leader. Pertanto, è di vitale importanza evitare che i partiti distorcano e manipolino ancora una volta la volontà popolare, per questo è necessaria la mobilitazione di tutti nella prossima campagna referendaria, che prenderà avvio il prossimo 24 aprile, raccogliendo al più presto le firme per depositare la richiesta di referendum. La democrazia italiana ha bisogno di muoversi in uno scenario dove siano presenti due grandi partiti (vedi gli USA), uno conservatore/repubblicano e l’altro riformista/democratico, che dovrebbero avere l’aspirazione di raggiungere il 40% dei consensi, i quali possano poi, governare il Paese, grazie all’assegnazione di un premio di maggioranza come previsto dalla proposta referendaria, in un sistema dell’alternanza, garante di stabilità. Il sistema proporzionale è già di per sé garante del diritto di rappresentanza, sia di quei partiti che vogliono rappresentare minoranze linguistiche o istanze territoriali (vedi LEGA), sia che vogliano mantenere viva una particolare storia politica, vedi Partito della Sinistra Italiana. Oggi, l’ITALIA è attraversata da una crisi sociale ed economica che richiede una funzione di governo capace di esprimersi attraverso la realizzazione di riforme importanti: i cittadini hanno bisogno di una politica che avvii processi di cambiamento concreti, in grado di incidere sulle loro condizioni di vita. Gli interventi prioritari riguardano la tutela del reddito e del potere d’acquisto; l’accesso ad un mercato del lavoro che offra garanzie di futuro alle generazioni più giovani; il potenziamento di servizi sociali per le famiglie, gli anziani e le persone diversamente abili; l’offerta di una sanità di qualità in tutte le aree geografiche del paese; la lotta alla criminalità organizzata. Una riflessione sugli avvenimenti politici di questi ultimi mesi dimostra, invece, l’inopportunità che entrino, nell’agenda di governo, i temi relativi all’ambito dei diritti civili (DICO, bioetica..): questi, proprio perché interessano trasversalmente gli schieramenti politici e le varie anime presenti al loro interno, vanno affrontati e votati in Parlamento nella libertà delle coscienze. Questo disinnescherebbe la polemica politica, cui stiamo assistendo, evitandoci la penosa appropriazione dei valori cattolici da parte di qualcuno a fini meramente elettoralistici. Paolo Bonafe’ Presidente di Laboratorio Venezia - Membro Direttivo Ass. per il Partito Democratico

pubblicato giovedì 22 marzo 2007 in blog

Gli Hovercraft quale nuovo sistema di trasporto ecologico in laguna

Ogni giorno le centraline di rilevazione del PM10 rilevano che l’aria che respiriamo è sempre più inquinata. Le strade sono sempre più intasate e se pensiamo la Romea e la Jesolana d’estate ci rendiamo conto che dobbiamo pensare ad un nuovo sistema di trasporto delle persone e delle merci. Nel giugno 2006 come Laboratorio Venezia abbiamo presentato ad una Tavola Rotonda due progetti che vanno in questa direzione, il primo è quello di istituire una linea Ferry Boat tra Pellestrina e Chioggia e il secondo di istituire due linee di navigazione veloce con Hovercraft con interscambio alle Zattere, la prima denominata CHIOGGIA-FUSINA-ZATTERE e la seconda denominata JESOLO Piave Vecchia-S.NICOLO’ di Lido-ZATTERE. Queste linee, unite alla richiesta avanzata da più parti di costruire un Tunnel che colleghi Alberoni di lido con Pellestrina permetterebbero di dare una alternativa alle migliaia di pendolari e turisti che ogni giorno affrontano con mezzi propri o pubblici le strade Romea e Jesolanail lungo viaggio. Non solo, tali progetti permetterebbero di metterebbe in sicurezza sanitaria l’Isola di Pellestrina, visto che al Lido i livelli sanitari dovrebbero stabilizzarsi e che a Chioggia esiste un Ospedale attrezzato, ma si avvierebbe quella inversione di tendenza che vede queste isole impoverirsi e quindi risolvere molteplici problematiche legate al pendolarismo lavorativo e a nuove attività commerciali e produttive che potrebbero ricollocarsi nelle stesse isole ripopolate e divenute centrali nella economia veneziana, senza considerare che se mai la Sublagunare si dovesse realizzare e quindi arrivare fino al Lido si realizzerebbe quel grande progetto di trasporto integrato che noi tutti da tanto tempo auspichiamo. Infatti non si deve vedere tale progetto disgiunto da quello della riutilizzazione e valorizzazione delle aree dell’Ex Ospedale al mare e a quello della costruzione del nuovo Palazzo del Cinema e quindi del rilancio della Mostra del Cinema del Lido. Vieppoi la considerazione che l’Hovercraft è un mezzo di trasporto che ben si coniuga con la particolare morfologia della nostra laguna, perché le tecnologie utilizzate sono sempre più perfezionate e migliorate. Per capirne le proprietà è necessario comprendere che la sua dinamica è molto più vicina ad un aeroplano che ad una imbarcazione. Per sua natura e concezione è un mezzo totalmente anfibio capace di operare su elementi quali terra – acqua – fango – neve - ghiaccio e sopra qualunque ostacolo : tronchi d’albero, relitti in genere , detriti ecc. L’Hovercraft è una macchina che vola sulla superficie terrestre per mezzo di un cuscino d’aria ed è azionato da uno o più motori che ne consentono il sollevamento e la fluttuazione grazie ad una ventola disposta sotto i piloni dell’elica la quale invia l’aria, a mezzo dei condotti, nella minigonna facendo così rigonfiare il cuscino. Questo sistema permette al mezzo di sollevarsi, mantenerlo in sospensione per il tragitto, quindi di atterrare dove si desidera. L’altezza di fluttuazione del mezzo varia in media da 152mm a 274mm , ciò dipende dalle sue dimensioni. Il motore principale eroga anche la potenza per la rotazione dell’elica , che consente all’Hovercraft di spostarsi in avanti/indietro a mezzo del getto d’aria (Jet) generato, mentre i timoni comandati dalla cloche in plancia, montati sulle pinne di coda gli permettono la manovra. In genere , le case costruttrici stimano un consumo medio di massima , in condizioni meteo-marine normali da 25 a 150 ltr/hr , in funzione della potenza dei motori e modalità del percorso. Mediamente ed in generale può affrontare un gradiente di 1 su 6 , cioè 16,7 % , con dislivello fino a 45 gradi di pendenza massima e possono essere superati agevolmente “gradini “da 24” (610 mm). Per quanto concerne la rumorosità sui nuovi mezzi viene usato lo stesso sistema di insonorizzazione adottato sui velivoli passeggeri di linea, mentre per quella esterna le nuove tecnologie adottate la portano ai 75 dba (ad una distanza standard di 25 metri). Le turbolenze generate dal Jet sono molto contenute e non generano alcun getto anomalo anche di tipo convettivo, rendendo molto contenuto l’impatto ambientale Pertanto l’effetto su bassi fondali è praticamente inesistente e il moto ondoso prodotto quasi nullo. Proprio perché si eleva, rispetto la superficie di 154mm -274mm, il suo transito sia ad alte velocità che in decollo/atterraggio non compromette l’ecosistema del fondale anche in situazione di secca. Per quanto concerne la manutenzione delle sovrastrutture è molto limitata, in quanto il tipo di materiale comunemente utilizzato è l’alluminio, debitamente trattato contro la corrosione dovuta alla salsedine, gli ultimi modelli utilizzano strutture in fibra di carbonio. Chiaramente la parte propulsiva e di convogliatura dell’aria nel cuscino deve essere sottoposta ad un’attenta e rigorosa manutenzione ordinaria programmata a seconda delle istruzioni del costruttore mentre accurate ispezioni al cuscino devono essere eseguite prima di ogni decollo, come il personale deve essere adeguatamente formato, formazione comunque svolta dalle case costruttrici (Master Trainer Certificate). Gli Hovercraft possono utilizzare come ormeggio dei pontili galleggianti, largamente diffusi nei paesi nord europei, dove sono presenti forti escursioni di marea e/o da spazi molto ridotti. Questi ormeggi permettono agevoli operazioni, quali il decollo/atterraggio ed imbarco/sbarco passeggeri da Hovercraft anche di piccole e medie dimensioni. Sono comunque facilmente dislocabili e trasportabili . Ad oggi gli Hovercraft sono utilizzati per svariate applicazioni quali: esplorazioni su vari livelli di acqua; servizi di salvataggio e soccorso su ogni tipo di superficie (solida,liquida,mista); trasporto di persone dove l’ habitat non deve essere sconvolto o solcato o dove manca un porto o pontile di attracco; ricerca e conservazione della Fauna e Flora; trasporto Taxi tra le isole (garantito anche in caso di forte burrasca); supervisione delle acque; test ambientali e prelievi; noleggio; prevenzione e controllo inquinamento delle acque. La capacità di trasporto varia a seconda delle dimensioni, vi sono mezzi da 8-11 pax, da 20/25 pax; 36/42 pax e 54/66 pax (lunghezza 21,20 Mt. X largh. 11,00 mt.) E’ chiaro che, allo scopo di garantire la massima sicurezza nella navigazione, si dovrebbe segnare il tracciato di collegamento con determinate boe dotate di allarme acustico attivabile da bordo, su appropriata frequenza e attivate da questi alcuni secondi prima del passaggio dell’ Hovercraft. Per quanto concerne i costi questi sono proporzionati alle dimensioni comunque come tutte le navi possono essere noleggiati e quindi per la sperimentazione non necessitano ingenti capitali e si possono attingere allo scopo a fondi europei dell’INTERREG oltre ai fondi previsti nell’ultima finanziaria per il TPL. Per finire le articolazioni dei tracciati dovrebbero redatte valutando di limitare al minimo possibile gli attraversamenti dei grandi canali di navigazione e, per la particolarità del mezzo, anche per intersecare il meno possibile canali minori comunque abitualmente navigati da imbarcazioni più piccole, passando a debita distanza dalle aree di particolare interesse naturalistico. Tutto questo lo avevamo ben spiegato al convegno grazie alla presenza di tecnici del settore e rappresentanti delle case costruttrici. Resta da definire chi dovrebbe fare questo servizio e dove recuperare le risorse. Su questi due punti lascio agli Amministratori la valutazione, considerando però che, come ho detto, vi sono fondi specifici previsti sia nella Finanziaria 2007 che dati dalla Unione Europea tramite i Fondi INTERREG e poi permettetemi un piccolo commento, se pensiamo che possiamo spendere centinaia di milioni di euro per la Sublagunare allora forse possiamo investire qualcosina anche per questo progetto che sarebbe sicuramente molto più economico e sicuramente più flessibile. La politica della mobilità del prossimo futuro ci chiede innovazione e questa sarebbe una innovazioni ecologicamente compatibile con la nostra laguna. Paolo Bonafè Il Presidente di laboratorio Venezia

pubblicato lunedì 19 marzo 2007 in blog

Lido: Informazione e partecipazione per contrastare la voglia di separazione

L’opinione pubblica assiste ciclicamente alla richiesta, avanzata da alcuni cittadini, di separazione del Lido da Venezia, proposta che decade automaticamente ogni volta per l’assenza di condizioni di fattibilità e di senso. Eppure questo segnale di malessere, che al di là della provocazione, non riesce a tradursi in una spinta progettuale, va colto come richiesta di maggiore attenzione e stimolo per sviluppare una riflessione collettiva, sullo stato dell’arte della progettazione che investe l’isola. In questo momento il Lido è interessato da una pluralità di interventi, evidenziati dai numerosi cantieri aperti, e da una programmazione di lavori che dovrebbe finalmente garantire: la ultimazione del sistema fognario, il rifacimento delle rive dei canali e delle rive di sponda, la realizzazione della nuova Piazza Sant’Antonio e di piste ciclabili, la riqualificazione del borgo storico di Malamocco (anche se su questo intervento ci sono forti proteste da parte dei cittadini) e dell’Aeroporto Nicelli. Gli investimenti futuri riguarderanno l’area non sanitaria dell’Ospedale al Mare, la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema, ma anche la riqualificazione del Gran Viale e del Piazzale S. M.Elisabetta, con la realizzazione del nuovo terminal e una strutturazione della zona, quale qualificata porta di accesso all’isola. Un nodo sicuramente cruciale è rappresentato dal sistema dei trasporti, sempre al centro di un dibattito anche aspro. Il servizio automobilistico, interno all’ isola, appare soddisfacente, sia per la qualità del servizio offerto che per il numero dei mezzi impiegati, è su Pellestrina che si devono integrare alcune corse, vi è però in corso il miglioramento del servizio per la corsa delle 4.10 con la sistemazione di due bus Menarini atta a garantire un maggior numero di posti a sedere. Per quanto concerne, invece, il settore navigazione, questo rappresenta l’ambito in cui si rileva la maggiore insoddisfazione da parte dei cittadini, che hanno aumentato, in termini qualitativi e quantitativi, la loro richiesta di mobilità. In questo settore sono già previsti importanti investimenti mirati ad una migliore organizzazione dei servizi: un progetto previsto nel Piano Industriale ACTV e già approvato dal CDA (ed avviato alla fase realizzativi) è quello della riorganizzazione del servizio da e per Venezia/Puntasabbioni (linea LN). E’ prevista la costruzione di 10 motobattelli foranei da 410 persone (dotati di impianti di condizionamento /riscaldamento), sei dei quali già in fase di gara, che andranno a sostituire le vecchie motonavi, ricalibrando il servizio e portandolo dalla frequenza dei trenta minuti, a quella dei 15 minuti, compensando la maggiore capacità delle motonavi con l’utilizzo di più motobattelli nelle ore di punta. Il Nuovo terminal permetterà inoltre di avere un approdo di sosta per i bis che si rendessero necessari nelle ore di punta. A tutto ciò si unisce la disposizione emanata su richiesta dell’Amministrazione Comunale di non far più pagare la Carta Venezia ai residenti e da ultimo l’approvazione di un emendamento al bilancio comunale per non far pagare il biglietto agli over 75 anni. Se le trattative attualmente in corso tra Comune e Autorità Portuale andranno a buon fine, ACTV avrà la possibilità di far approdare a Santa Marta sia i MOTOBATTELLI che i FERRY BOAT provenienti dal Lido, così da creare in questa area una zona di interscambio acqua/ferro con il TRAM, realizzando l’obbiettivo di diminuire i tempi di percorrenza e di intensificare il servizio offerto. Unitamente a questi progetti vi è quello di potenziamento delle linee 1 e 82, soprattutto nel periodo estivo. Personalmente auspicherei che l’Amministrazione Comunale assieme ad ACTV potesse prevedere dei collegamenti Hovercraft (mezzi veloci, insonorizzati ed ecologici, perché euro4) con Chioggia, Jesolo e tra Tessera ed Arsenale, oltre alla apertura di un collegamento Ferry Boat (solo merci e solo per alcune corse) tra Pellestrina e Chioggia (così come avevo spiegato nella specifica Tavola Rotonda organizzata sul tema e svoltasi lo scorso 24/6/2006 al Lido), ma questo a tuttoggi resta un mio sogno nel cassetto che penso potrà realizzarsi, però, in un prossimo futuro. Da tutto quanto esposto, risulta che oggi il Lido sia un’area obiettivo su cui insiste una azione concreta di interventi e una dimensione progettuale fortemente orientata. Eppure, nel sentire comune, si percepisce ancora un senso di abbandono da parte dell’Amministrazione e delle Aziende pubbliche, che sfocia anche in queste richieste di separazione amministrativa dal resto della città, come possibile soluzione ai problemi avvertiti. Questo mette in luce la necessità di percorrere nuove strade nell’elaborazione ed attuazione delle politiche pubbliche: la finalità generale da perseguire deve essere quella di favorire l’attivazione di processi che facilitino “le forme del partecipare” dei cittadini alla vita della città; in grado di rinsaldare il rapporto cittadini-istituzioni, mediante un’azione innovativa che ponga effettivamente al centro i cittadini, non più considerati semplici utenti, destinatari di interventi, ma piuttosto attori dei processi. Tutto ciò si può realizzare attraverso: attività condivise di progettazione partecipata, il riconoscimento delle diverse risorse presenti nel territorio, la valorizzazione dei saperi e delle competenze. Se è autentico il proposito di raccogliere quest’ultima sfida, auspico che questo processo sia attivabile da subito, attraverso l’apertura di un tavolo di partnership allargata, quale cabina di regia, garante della definizione di strategie condivise e di monitoraggio progettuale. Cap. Paolo Bonafe’ Consigliere CDA ACTV - Venezia

pubblicato domenica 18 marzo 2007 in blog

Prendiamo esempio da altri Stati per limitare le emissioni inquinanti delle grandi navi a Venezia

L’ARPAV ha evidenziato, attraverso gli studi sulle emissioni dei gas di scarico, come anche le grandi navi, che toccano il porto di Venezia, siano fonte di inquinamento. Questo fenomeno non rappresenta una novità e non interessa solo Venezia, infatti anche gli inglesi e gli americani sono intervenuti sulla questione. La Società inglese MAERK LINE ha avviato, a partire dal giugno 2006, un progetto ambientale pilota, finalizzato alla eliminazione annuale di circa 400 tonnellate di emissioni delle navi, appartenenti alla propria flotta, che scalano i Porti di Los Angeles e di Okland. Questa azione è frutto di una specifica politica aziendale che si pone nel rispetto delle norme e disposizioni previste nel Goods Movement Action Plan ( Piano d’azione per la circolazione delle merci), avviato dal Governatore della California Schwarzenegger, in collaborazione con la Air Resources Board (Agenzia californiana che studia le emissioni dei gas dei veicoli). Maerck Line, nel momento in cui le navi si trovano a 24 miglia dalla costa, sostituisce il combustibile per uso di bordo, a tenore di zolfo relativamente alto, con combustibile di distillazione a basso tenore di zolfo (per i motori principali ed ausiliari). I risultati stanno evidenziando notevoli riduzioni degli inquinanti: la Società stima una riduzione annuale del particolato (pm10) pari al 73%, una riduzione del disossido di zolfo (SOx) pari al 92% e almeno una riduzione del 10% dell’Ossido di azoto (NOx). Questi dati mettono in luce la necessità che Venezia si doti di strumenti normativi, atti a imporre alle Compagnie di navigazione la commutazione del combustibile impiegato, almeno a 12 miglia dal porto; abbinando ed integrando tale procedura con l’uso di convertitori catalitici, si potrebbe effettivamente avere un abbattimento delle emissioni nocive. L’aumentata spesa per le società di navigazione, quantificabile con la differenza di costo, tra almeno 4 tonnellate di nafta pesante (IFO 180/380) e quella più raffinata, probabilmente ammonterebbe a circa 50 centesimi, per ogni passeggero trasportato e pertanto non andrebbe ad incidere sul prezzo del biglietto, mentre verrebbero tutelati la salute ed il benessere dei cittadini. Cap. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato mercoledì 21 febbraio 2007 in blog

Lido: Informazione e partecipazione per contrastare la voglia di separazione

L’opinione pubblica assiste ciclicamente alla richiesta, avanzata da alcuni cittadini, di separazione del Lido da Venezia, proposta che decade automaticamente ogni volta per l’assenza di condizioni di fattibilità e di senso. Eppure questo segnale di malessere, che al di là della provocazione, non riesce a tradursi in una spinta progettuale, va colto come richiesta di maggiore attenzione e stimolo per sviluppare una riflessione collettiva, sullo stato dell’arte della progettazione che investe l’isola. In questo momento il Lido è interessato da una pluralità di interventi, evidenziati dai numerosi cantieri aperti, e da una programmazione di lavori che dovrebbe finalmente garantire: la ultimazione del sistema fognario, il rifacimento delle rive dei canali e delle rive di sponda, la realizzazione della nuova Piazza Sant’Antonio e di piste ciclabili, la riqualificazione del borgo storico di Malamocco (anche se su questo intervento ci sono forti proteste da parte dei cittadini) e dell’Aeroporto Nicelli. Gli investimenti futuri riguarderanno l’area non sanitaria dell’Ospedale al Mare, la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema, ma anche la riqualificazione del Gran Viale e del Piazzale S. M.Elisabetta, con la realizzazione del nuovo terminal e una strutturazione della zona, quale qualificata porta di accesso all’isola. Un nodo sicuramente cruciale è rappresentato dal sistema dei trasporti, sempre al centro di un dibattito anche aspro. Il servizio automobilistico, interno all’ isola, appare soddisfacente, sia per la qualità del servizio offerto che per il numero dei mezzi impiegati; ritengo però che potrebbe essere integrato con una linea di minibus elettrici, che garantiscano un collegamento fra le reti stradali più interne e le strutture sanitarie, gli uffici pubblici e i supermercati, così da garantire il diritto alla mobilità alle persone anziane e diversamente abili. Per quanto concerne, invece, il settore navigazione, questo rappresenta l’ambito in cui si rileva la maggiore insoddisfazione da parte dei cittadini, che hanno aumentato, in termini qualitativi e quantitativi, la loro richiesta di mobilità. In questo settore sono già previsti importanti investimenti mirati ad una migliore organizzazione dei servizi: un progetto già approvato e avviato alla fase realizzativa è quello della riorganizzazione del servizio da e per Venezia/Puntasabbioni (linea LN). E’ prevista la costruzione di 10 motobattelli foranei da 410 persone (dotati di impianti di condizionamento /riscaldamento) che andranno a sostituire le vecchie motonavi, ricalibrando il servizio e portandolo dalla frequenza dei trenta minuti, a quella dei 15 minuti, compensando la maggiore capacità delle motonavi con l’utilizzo di più motobattelli nelle ore di punta. A ciò si unisce la disposizione emanata su richiesta dell’Amministrazione Comunale di non far più pagare la Carta Venezia ai residenti. Inoltre, le trattative aperte tra Comune e Autorità Portuale, garantiranno ad ACTV di approdare con i motobattelli a Santa Marta, così da creare un interscambio acqua/ferro con il TRAM. Una ulteriore ipotesi di lavoro, sarebbe mirata ad ottenere la possibilità di attracco a S.Basilio/S.Marta anche per i ferry-boat, con il vantaggio di diminuire i tempi di percorrenza e intensificare il servizio. Unitamente a questi progetti vi è quello di potenziamento delle linee 1 e 82, soprattutto nel periodo estivo, mentre nel Piano industriale viene già programmata la costruzione (in aggiunta ai 10 foranei) anche di tre nuovi battelli (anch’essi condizionati e riscaldati) da impiegare su queste due linee. A tali interventi poi auspicherei che l’Amministrazione Comunale assieme ad ACTV potesse prevedere dei collegamenti Hovercraft (mezzi veloci, insonorizzati ed ecologici, perché euro4) con Chioggia, Jesolo e tra Tessera ed Arsenale, oltre alla apertura di un collegamento Ferry Boat (solo merci e solo per alcune corse) tra Pellestrina e Chioggia, così come avevo spiegato nella specifica Tavola Rotonda organizzata sul tema e svoltasi lo scorso 24/6/2006 al Lido. Da tutto quanto esposto, risulta che oggi il Lido sia un’area obiettivo su cui insiste una azione concreta di interventi e una dimensione progettuale fortemente orientata. Eppure, nel sentire comune, si percepisce ancora un senso di abbandono da parte dell’Amministrazione e delle Aziende pubbliche, che sfocia anche in queste richieste di separazione amministrativa dal resto della città, come possibile soluzione ai problemi avvertiti. Questo mette in luce la necessità di percorrere nuove strade nell’elaborazione ed attuazione delle politiche pubbliche: la finalità generale da perseguire deve essere quella di favorire l’attivazione di processi che facilitino “le forme del partecipare” dei cittadini alla vita della città; in grado di rinsaldare il rapporto cittadini-istituzioni, mediante un’azione innovativa che ponga effettivamente al centro i cittadini, non più considerati semplici utenti, destinatari di interventi, ma piuttosto attori dei processi. Tutto ciò si può realizzare attraverso: attività condivise di progettazione partecipata, il riconoscimento delle diverse risorse presenti nel territorio, la valorizzazione dei saperi e delle competenze. Se è autentico il proposito di raccogliere quest’ultima sfida, auspico che questo processo sia attivabile da subito, attraverso l’apertura di un tavolo di partnership allargata, quale cabina di regia, garante della definizione di strategie condivise e di monitoraggio progettuale. Paolo Bonafe’ Consigliere CDA ACTV

pubblicato giovedì 15 febbraio 2007 in blog

Fonti Energetiche e Sviluppo Sostenibile

Il nostro sistema energetico mondiale è molto lontano dall'essere sostenibile, attualmente gran parte dell'energia primaria proviene dalla combustione di risorse energetiche fossili (petrolio, gas naturale e carbone). Queste risorse presentano tre gravi inconvenienti che rischiano di compromettere irrimediabilmente la "capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni": a) le riserve di combustibili fossili sono distribuite in modo diseguale tra i territori del mondo; b) le riserve mondiali di combustibili fossili sono limitate; c) la combustione delle risorse fossili comporta il surriscaldamento dell'atmosfera terrestre. Su questo ultimo punto, meglio conosciuto come “Effetto Serra” , dobbiamo intervenire fin da subito, sia sulle cause che sulle conseguenze che esso comporta, prima che l’ecosistema sia compromesso. Gli studiosi ci segnalano, infatti, che l’innalzamento della temperatura terreste porterà a modificazioni della circolazione generale delle masse d’aria, quali: la circolazione polare (detta cella di Hadley) che effettua lo scambio di calore tra l’equatore e i tropici, la circolazione delle latitudini medie, che effettua lo scambio di calore tra i tropici e, appunto, le latitudini attorno al 60° parallelo e la circolazione polare, che effettua lo scambio tra le latitudini medie e i poli. Se a queste aggiungiamo le correnti marine, che trasportano calore dall’equatore ai poli (aiutando così ad equilibrare la disparità termica tra le due regioni), capiamo che variazioni anche di pochi gradi di temperatura, possono avere effetti dirompenti sull’equilibrio termico della terra e delle sue correnti. Con queste premesse alcuni scienziati evidenziano degli scenari futuri che possono sembrare apocalittici quali: cambiamenti degli ecosistemi naturali e di quelli antropici; modificazioni del sistema forestale e variazioni della vegetazione presente; imboschimenti di zone montane a più alta quota; aumento delle aree desertiche; modificazione dell’ecosistema marino, con migrazioni di specie di pesci tropicali verso latitudini più basse; innalzamento dei livelli marini lungo le coste, con modificazioni delle aree lagunari e palustri. Per la salute umana questi cambiamenti comporterebbero un aumento della diffusione di malattie infettive, trasmesse direttamente da microrganismi od insetti. Quindi la comparsa di “malattie tropicali” pericolose per l’uomo che attualmente sono circoscritte nell’area africana o asiatica, anche a latitudini medie. Di quanto analizzato, gli scienziati pongono l’Italia nella situazione di maggior pericolo sia per l’innalzamento dei mari che per gli effetti sulla salute. Infatti, solo la previsione di un innalzamento del livello delle acque previsto in 25/30 cm entro il 2050, porterà al rischio di inondazione delle aree costiere e pianure per circa 4500 Kmq., e questi effetti sarebbero devastanti soprattutto per La Pianura Padana e per Venezia in particolare. Poi la particolare posizione dell’Italia rispetto all’Africa potrebbe comportare la migrazione di pesci ed insetti che oggi hanno habitat in zone tropicali, con la relativa conseguenza di modificazioni della fauna ittica e di pericoli per malattie, quali la malaria e la febbre gialla. Cosa fare quindi per cercare di arginare ed invertire tale processo che sembra oggi irreversibile. A Kyoto, nel 1997, la comunità scientifica mondiale, unitamente ai rappresentanti delle nazioni, avevano discusso approfonditamente su questi temi, redigendo un documento denominato “Protocollo di KYOTO”, che è entrato in vigore solo nel 2005, dopo che è stato rattificato anche dalla RUSSIA (la quale produce il 17,6% delle emissioni di gas serra). Questo trattato prevede alcuni impegni quali: la promozione dell’efficienza energetica; lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia e delle tecnologie per la riduzione delle emissioni; la protezione ed estensione delle foreste, per incrementare la capacità del pianeta di assorbire l’anidride carbonica; la promozione dell’agricoltura sostenibile; la limitazione e riduzione della produzione di metano nelle discariche di rifiuti e in altri settori energetici; misure appropriate per disincentivare le emissioni di gas serra. Il Protocollo di KYOTO non è stato ancora rattificato da due grandi nazioni quali gli USA, che producono da soli il 36% del totale delle emissioni, e l’AUSTALIA, benché i loro rappresentanti ne avessero partecipato ai lavori. E’ quindi del tutto evidente che una soluzione sia quella di adottare fonti di energia rinnovabili quali: l’energia solare fotovoltaica (produzione di energia elettrica direttamente dalla radiazione solare); l’energia solare termica (produzione di acqua e/o aria calda attraverso sistemi che utilizzano il calore del sole); l’energia eolica (conversione dell’energia del vento in energia meccanica attraverso l’uso di aerogeneratori); l’energia da biomasse (energia derivante da processi di combustione di materiale organico ed esempio biocarburanti derivanti da prodotti agricoli); l’energia geotermica (energia proveniente dalla struttura terrestre, sfruttata per la produzione di energia elettrica); l’energia del mare (produzione di energia mediante lo sfruttamento del moto ondoso, delle maree, delle correnti e dei gradienti termici); l’energia idroelettrica (energia cinetica dell’acqua, viene trasformata in energia meccanica da una turbina idraulica accoppiata ad un generatore elettrico). A queste fonti di energia vi è da aggiungere l’Idrogeno,che viene considerato una fonte di energia primaria utilizzabile sia nei motori a combustione interna che nelle celle a combustione delle centrali termoelettriche. L’Italia in questo campo ha accumulato un triste ritardo. C’è da notare, però, che Il Governo, con la Finanziaria 2007, ha avviato una interessante politica di incentivazione all’uso di Fonti energetiche domestiche eco-compatibili, infatti nella stessa vengono previsti incentivi quali: a) Agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici; b) Un fondo per la costruzione di fabbricati dove venga ridotta al minimo la dispersione energetica; c) Contributi per l’acquisto di frigoriferi e congelatori ad alta efficienza; d) Incentivi per l’installazione di motori industriali ad alta efficienza e a velocità variabile; e) Semplificazioni amministrative per i piccoli auto-produttori di energia elettrica oltre ai 20 Kw.; f) Riduzione dell’accisa del Gpl e incentivi all’acquisto e all’impiego di autoveicoli a Gpl e metano; g) Incentivi per l’uso di biocarburanti miscelati ai carburanti tradizionali; h) Iva agevolata se la fornitura di energia termica, per uso domestico, viene prodotta da fonti rinnovabili o da impianti di cogenerazione ad alto rendimento; Anche gli enti locali Regione, Provincia e Comune di Venezia stanno mettendo in opera importanti provvedimenti per il miglioramento dell’ambiente e del territorio, non solo tramite la presentazione di studi o di contributi per il risparmio energetico nelle abitazioni, ma anche e, soprattutto, inserendosi nelle strategie e nelle politiche industriali e di sviluppo delle aziende del proprio territorio. Non solo quelle di Portomarghera ma anche in quelle interessate al complesso sistema del trasporto pubblico locale, sviluppando trasporti intermodali ecologici tra ferro-gomma–acqua, creando reti di trasporto pubblico alternativo e complementare all’uso del mezzo privato e promuovendo l’uso multiplo dell’auto con l’istituzione del car-sharing e del car- pooling. Ma tutte queste azioni possono essere inutili se non siamo noi cittadini a prendere coscienza, in primis, di questa estrema necessità di modificare le nostre abitudini energetiche, ponendo particolare attenzione anche ai nostri consumi e ai nostri stili di vita. Tutti noi abbiamo una grande responsabilità che è quella che “il Mondo non è nostro, ma ci è stato affidato, ed è nostro dovere conservarlo e consegnarlo migliore ai nostri figli”. Paolo Bonafe’ Venezia, 30/01/2007 Presidente di Laboratorio Venezia

pubblicato mercoledì 31 gennaio 2007 in blog

Il Partito Democratico per l’Italia

Il Partito Democratico è una grande opportunità per l’Italia. Questo partito deve essere aperto, plurale e con capacità di governo. Dico aperto intendendo un soggetto nuovo, rispetto agli attuali partiti dell’arco costituzionale. Una forza politica popolare, fondata su un’intensa vita democratica, partecipata, radicata e diffusa nel territorio; in grado di rispondere alla pluralità delle domande di coinvolgimento che provengono dalla società. Quindi non solo l’esigenza di “contare”, ma soprattutto l’esigenza del “fare” e del “sapere”. Il Partito Democratico, per essere questo soggetto veramente nuovo, deve promuovere percorsi articolati e ricchi di impegno politico, civile e sociale, traendo nuovo impulso dalle organizzazioni di base (come le sezioni e i circoli), le associazioni tematiche e le molteplici esperienze associative; dovrà essere aperto alla partecipazione delle donne e dei giovani, garantirne la presenza e il contributo negli organi dirigenti, con una disciplina della democrazia interna che dia attuazione all’articolo 49 della Costituzione. Ritengo che questo soggetto non debba limitarsi solo alla fusione dei due partiti della Margherita e dei DS, ma il progetto deve essere allargato anche a tutti quei partiti che nello stesso si riconoscono e che nel loro DNA risulti forte la volontà Riformista e Democratica. Per riformismo intendo la volontà di voler cambiare veramente la politica in Italia, tramite alcune modifiche strutturali quali: le liberalizzazioni (che non necessariamente si traducono in privatizzazioni); una nuova scuola, più vicina alle esigenze del mondo del lavoro e un nuovo sistema del Welfare, più vicino alle esigenze del cittadino. Il Partito Democratico dovrà, quindi, essere un partito di progetto e di programma, un soggetto politico che riconosca il pluralismo culturale e la possibilità di una molteplicità di centri di ricerca, dove le varie esperienze politiche non devono scomparire, ma integrarsi per essere l’humus che genera partecipazione e progetto. Infatti, un partito che ambisce ad essere una casa più grande, ha bisogno di un pluralismo più ricco dentro una intelaiatura unitaria. La selezione della classe dirigente dovrà avvenire in modo meritocratico, legandola al vero consenso; quindi, le candidature agli organismi elettivi di primo livello: quali i sindaci, i presidenti delle province e delle regioni e soprattutto per i parlamentari, dovranno avvenire tramite elezioni primarie. Per fare ciò serve una nuova legge elettorale, anche tramite via referendaria, che modifichi l’attuale e che dia una vera stabilità e governabilità al Paese, rafforzandone la vocazione bipolare, così da divenire strumento di semplificazione politica. Per arrivare a ciò necessita che si sviluppi il dibattito, che deve divenire sempre più approfondito, perché il progetto venga conosciuto dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Necessitano, quindi, momenti di confronto e di incontro, nei quali si riconoscano e si valorizzino le ragioni che uniscono rispetto a quelle che dividono, chiamando a collaborare a questa riflessione sia le istituzioni, che le fondazioni culturali di riferimento e che si collocano nell’area dell’Ulivo (ma non solo), promuovendo attività formative comuni, che assicurino la crescita di una cultura politica all’altezza delle nuove sfide. Il percorso è chiaramente difficile e per questo, affascinante. Paolo Bonafe’ Iscritto alla Associazione per il Partito Democratico PRESIDENTE DI LABORATORIO VENEZIA www.paolobonafe.it - www.laboratoriovenezia.it

pubblicato lunedì 15 gennaio 2007 in blog

LA SHOAH e l’esigenza dell’oggi di dire stop agli orrori e alle barbarie

Il prossimo 27 gennaio ricorre la “giornata della memoria” ovvero “la SHOAH”, cioè uno dei principali drammi della storia del secolo da poco trascorso. Questa tragedia non potrà mai essere dimenticata e bene ha fatto lo Stato Italiano a istituire, con la legge n. 211 del 20.07.2000 art. 1, appunto una giornata della memoria, da commemorarsi ogni anno il giorno 27 gennaio (la data è simbolica ed è quella nella quale vennero abbattuti i cancelli di Aushwitz); come bene fa il Comune di Venezia a commemorare tale giornata (dalla sua istituzione nel 2000) con incontri e momenti di riflessione. Ricordo che il termine SHOAH fu coniato da ELIE WIESEL, scampato ad AUSCHWITZ e Premio Nobel per la letteratura, per modificare la terminologia “OLOCAUSTO”, che proveniva da una analogia con il sacrificio, raccontatoci nella Bibbia, al quale doveva venire sottoposto Isacco figlio di Abramo, definizione che risultava quindi riduttiva ed impropria per indicare la determinata strategia di sterminio perpetrata nei confronti del popolo ebraico dal regime nazista che, coscientemente e con ferocia, ha ucciso milioni di ebrei, uomini e donne, vecchi e giovani, bambini e neonati. La commemorazione di questa giornata non deve però essere una ricorrenza “sterile” ma deve rappresentare un monito per le nuove generazioni. Deve essere un richiamo per ciascuno di noi, nessuno escluso, perché siano fermate le barbarie che ancor oggi interessano grandi parti del nostro Mondo. L’orrore delle leggi razziali, degli stermini e delle persecuzioni purtroppo continuano a rappresentare un filo rosso insanguinato evidente e rintracciabile nella storia contemporanea. E’ sufficiente leggere le cronache che in questi giorni ci vengono dal mondo (vedi Africa) o nominare la tragedia che abbiamo visto da vicino negli anni 90 nei paesi dell’Ex Jugoslavia e soprattutto in Bosnia, per capire che nessuno di noi può dichiararsi non responsabile, come nessuno oggi può restare indifferente agli orrori ed alle ingiustizie del tempo presente. La volontà di giustizia e pace devono rappresentare i valori fondanti dell’agire personale e sociale di tutti gli uomini di “buona volontà”, affinché dalla memoria consapevole della pagina più buia della storia d’Europa, si sappia trarre insegnamento per costruire un mondo solidale e rispettoso delle differenze culturali e religiose. Paolo Bonafe’ Venezia 10/01/2007 Laboratorio Venezia

pubblicato mercoledì 10 gennaio 2007 in blog

Proposta di una linea Ferry Boat tra Pellestrina e Chioggia

PROGETTO DI UNA NUOVA LINEA FERRY BOAT TRA CHIOGGIA-MARITTIMA e PELLESTRINA DIGA presentato alla Tavola Rotonda NUOVI COLLEGAMENTI PER NUOVE POSSIBILITA' DI SVILUPPO del 24/6/2006 Prendendo in esame le numerose Linee di navigazione di Actv , ci si è resi conto della mancanza di un collegamento strategico tra una delle più estese isole dell’estuario lagunare (Pellestrina) e la terraferma. In un’epoca nella quale la movimentazione merci e passeggeri a livello collettivo, sta assumendo sempre più importanza, al fine di contenere al meglio, per diversi fattori, il trasporto individuale sia di beni che di persone , riteniamo opportuno venga presa in seria analisi la possibilità di istituire una nuova linea Ferry tra Chioggia e Pellestrina , la quale si presume possa garantire un sicuro miglioramento qualitativo della vita della popolazione residente sull’isola, sia per servizi e assistenza che per possibilità di scelte globali di vita . ARTICOLAZIONE DELLA LINEA APPRODO DI PARTENZA : CHIOGGIA Individuato all’interno del Porto Commerciale Vecchio nell’ Isola Saloni , in seno alle banchine della Darsena di “Marittima” ( vedere Tav.I Piano di Chioggia ) la cui area è compresa tra il “Canal Lombardo Esterno “ ad Ovest e le Ex Saline ad Est, ove esiste uno scivolo, ora in disuso , per Navi Ro/Ro . Il luogo è facilmente raggiungibile dai mezzi sia dall’interland di Chioggia che dalla SS Romea, meno agevole il raggiungimento da parte dei pedoni; riteniamo in tal senso si possa ovviare l’inconveniente con modifiche al percorso urbano ed extraurbano degli autobus di linea . PERCORSO CHIOGGIA-PELLESTRINA All’uscita della darsena , si accosta verso San Felice , mantenendo la boa di segnalazione verde sulla propria dritta (Vedi Tav. I ). Il traverso della boa determina il WP1 (Way Point 1) . Da questo punto si inizia ad accostare per il WP2 , determinato dalla punta della Madonna di CAROMAN ( Vedi Tav II ). Successivamente si procede lungo l’omonimo Canale, lo stesso della L.31 (Vedi Tav. III ) che costeggia tutta la diga foranea che collega Pellestrina all’Isola di Caroman . APPRODO DI ARRIVO PELLESTRINA DIGA L’approdo è adiacente alla radice della diga , orientato per NNW con vento di bora prossimo al traverso (Vedi Tav. III) . Nel luogo esiste già uno scivolo e l’intera area prospicente offre, apportando dovuti interventi architettonici e logistici, una buona ricezione per i mezzi in attesa , poiché attualmente è solo raggiungibile tramite una stradina sterrata che proviene dalla piazzetta del Capolinea Autobus e pontile della linea 31 ; la ristrutturazione e riorganizzazione di tale area è necessaria per lo sviluppo della linea . TEMPI DI PERCORRENZA & TIPOLOGIA DEL MEZZO DA IMPIEGARE Il tempo di percorrenza tra fine manovra di partenza ed inizio manovra in arrivo, con condizioni meteo marine ottimali e traffico portuale non impegnativo , è stimabile intorno ai 30 minuti . Il mezzo più idoneo qualitativamente per tale linea, considerate le dimensioni ottimali e la portata di valore medio, è la M/Z SAN MARCO . Si ritiene che in via del tutto “ sperimentale “ per i primi periodi sia sufficiente un solo mezzo . In linea di massima, per verificare i parametri della linea sarebbe opportuno che essa fosse avviata in tardo Autunno, in modo tale da avere riscontri e valutazioni più precise su tutto l’arco invernale/primaverile , per promuovere un’ottimizzazione del servizio nel periodo primaverile/estivo, con un esercizio già bene collaudato . Il numero delle corse giornaliere deve essere valutato tra gli enti , le amministrazioni e le categorie territoriali coinvolte . VALUTAZIONE TECNICA APPRODI CHIOGGIA : Installazione Link-Span per approdo – profondità acqua intorno ai 3 metri ; Istallazione paline lato molo a protezione ; Organizzazione biglietteria e piazzola di attesa ; Concertazione con gli enti preposti per la dismissione dell’area dal circondario portuale ; Concertazione con Capitaneria di Porto e Corporazione Piloti per le procedure operative ; PELLESTRINA : Creazione di una canaletta d’approdo con gruppi pali attrezzati con illuminazione appropriata ed installazione Link-span ; Creazione struttura ricettiva e di attesa nello spazio adiacente lo scivolo; Concertazione con la Municipalità locale e Capitaneria di Porto; Escavo canaletta ( attualmente la profondità non è apprezzabile ) ; Le manovre di arrivo e partenza , le operazioni di imbarco/sbarco, dovranno essere definite in sede appropriata tra le parti interessate ( Armatore e Comandanti ) secondo un appropriato Safety Manning. Non esistono comunque problematiche particolari considerata la notevole ampiezza degli spazi acquei di manovra VALUTAZIONI FINALI 1) La nuova linea è tecnicamente fattibile e di facile attuazione, tenendo conto degli interventi architettonici e logistici per l’avvio e la necessaria concertazione con gli enti interessati . 2) La sua attuazione porterebbe un elevato beneficio sociale ed economico, con relativo miglioramento qualitativo della vita sia all’Isola di Pellestrina che alla Città di Chioggia, vista la possibilità , ad esempio , di un diretto collegamento con l’Ospedale di Chioggia e/o Piove di Sacco ed un più “completo “ collegamento con i centri commerciali dell’ Hinterland ; 3) E’ ragionevole pensare ad un netto miglioramento relativo all’alleggerimento del traffico veicoli su Tronchetto e Lido, pertanto di riflesso, anche su altre aree direttamente coinvolte ( SS Romea, Ponte della Libertà ecc . ) ; 4) E’ possibile una maggiore capillarità del trasporto Autobus considerando la possibile estensione della Linea 11 sul territorio di Chioggia ; 5) E’ ragionevole pensare alla lenta soppressione della linea 31 con battelli foranei che possono essere impiegati altrove o come rinforzo ; 6) E’ verosimile un incremento economico per Actv S.p.a., considerata la possibilità dell’utilizzo di una o più Motozattere già in esercizio e quindi collaudate. Gruppo di lavoro formato da: - Cap. BONAFE’ Paolo – Presidente LABORATORIO VENEZIA; - CAP. BARBIERI Valter - Comandante e Coordinatore tavolo di lavoro; - CAP. RUELLO Nicola– Agente Raccomandatario Marittimo , per approfondire le tematiche inerenti le Normative del settore e la sua parte commerciale; - SIG. CALZAVARA Stefano – Ex Armatore, Spedizioniere Doganale ed esperto nel settore petrolifero/rifornimenti marittimi; - CAP. RANALDI Klaus – Comandante ed esperto della navigazione fluviale e sue problematiche.

pubblicato martedì 02 gennaio 2007 in blog

Nuove linee Hovercraft VENEZIA-JESOLO e VENEZIA-CHIOGGIA per decongestionare il traffico delle due statali Romea e Jesolana

PROGETTO DI DUE NUOVE LINEE HOVERCRAFT: CHIOGGIA (Marittima) - FUSINA e VENEZIA (Zattere) JESOLO (Piave Vecchia) - LIDO (S.Nicolò) e VENEZIA (Zattere) presentato alla Tavola Rotonda NUOVI COLLEGAMENTI PER NUOVE POSSIBILITA' DI SVILUPPO del 24/6/2006 Il tema dei trasporti è sempre al centro del dibattito locale sia per la complessa struttura geormofologica della nostra città, che esige un sistema di mobilità diversificato ed articolato, sia per la specifica collocazione di Venezia, snodo cruciale nella direttrice est-ovest. Come Laboratorio Venezia abbiamo in diverse occasioni offerto un contributo di riflessione progettuale alla città, in particolare, in questa sede, desidero ricordare il convegno, tenutosi il giugno scorso, in cui abbiamo sottoposto all’attenzione due proposte innovative, che investirebbero la città d’acqua:la prima riguardava l’istituzione di una linea Ferry Boat tra Pellestrina e Chioggia, la seconda l’avvio di due linee di navigazione veloce con hovercraft, la prima denominata CHIOGGIA-FUSINA-ZATTERE e la seconda denominata JESOLO Piave Vecchia-S.NICOLO’ di Lido-ZATTERE. Queste linee rappresenterebbero una risposta concreta alla necessità di alleggerire il traffico che soffoca le statali Romea e Jesolana. Vorrei porre l’attenzione sull’hovercraft, quale mezzo di trasporto, forse poco conosciuto nel dettaglio tecnico, che ben si coniuga con la particolare morfologia della nostra laguna. Per sua natura e concezione, è un mezzo totalmente anfibio, capace di operare su elementi quali terra – acqua – fango – neve - ghiaccio e sopra qualunque ostacolo: tronchi d’albero, relitti in genere , detriti ecc. L’hovercraft è una macchina, azionata da uno o più motori, che vola sulla superficie terrestre per mezzo di un cuscino d’aria, che ne consente il sollevamento e la fluttuazione: questo effetto è reso possibile da una ventola, disposta sotto i piloni dell’elica, che invia l’aria, tramite dei condotti, nella minigonna, facendo così rigonfiare il cuscino. Tale sistema permette di sollevare il mezzo, di mantenerlo in sospensione per il tragitto e di farlo atterrare dove si desidera. L’altezza di fluttuazione dell’hovercraft, in base alle sue dimensioni, varia in media da 152mm a 274mm. Il motore principale eroga anche la potenza per la rotazione dell’elica, che consente all’Hovercraft di spostarsi in avanti/indietro a mezzo del getto d’aria (Jet) generato, mentre i timoni, comandati dalla cloche in plancia e montati sulle pinne di coda, gli permettono la manovra. Mediamente può superare agevolmente ostacoli fino a 610 mm. Per quanto concerne la rumorosità, sui nuovi mezzi viene usato lo stesso sistema di insonorizzazione adottato sui velivoli passeggeri di linea mentre, per quella esterna, le nuove tecnologie adottate la portano ai 75 dba (ad una distanza standard di 25 metri). Le turbolenze generate dal Jet sono molto contenute e non generano alcun getto anomalo anche di tipo convettivo, rendendo molto contenuto l’impatto ambientale Pertanto, l’effetto su bassi fondali è praticamente inesistente e il moto ondoso prodotto quasi nullo. Proprio perché si eleva dalla superficie di 154mm -274mm, il suo transito, sia ad alte velocità, che in decollo/atterraggio, non compromette l’ecosistema del fondale, anche in situazione di secca. E’ chiaro che, allo scopo di garantire la massima sicurezza nella navigazione, il tracciato di collegamento va segnato con speciali boe, dotate di allarme acustico attivabile da bordo, su appropriata frequenza e attivato dai mezzi stessi, alcuni secondi prima del loro passaggio. Per quanto concerne la manutenzione delle sovrastrutture, essa risulta molto limitata, in quanto il tipo di materiale comunemente utilizzato è l’alluminio, debitamente trattato contro la corrosione dovuta alla salsedine (gli ultimi modelli utilizzano strutture in fibra di carbonio); la parte propulsiva e di convogliatura dell’aria nel cuscino, deve essere sottoposta ad un’attenta e rigorosa manutenzione ordinaria, programmata a seconda delle istruzioni del costruttore, mentre accurate ispezioni al cuscino devono essere eseguite prima di ogni decollo, il personale deve essere adeguatamente formato, formazione svolta dalle case costruttrici (Master Trainer Certificate). Gli hovercraft possono utilizzare come ormeggio dei pontili galleggianti, largamente diffusi nei paesi nord europei, caratterizzati da forti escursioni di marea e/o da spazi di attracco molto ridotti. Gli ormeggi galleggianti, facilmente dislocabili e trasportabili, permettono agevoli operazioni, quali il decollo/atterraggio ed imbarco/sbarco passeggeri da hovercraft anche di piccole e medie dimensioni. Ad oggi gli hovercraft sono utilizzati per molteplici necessità: esplorazioni su vari livelli di acqua; servizi di salvataggio e soccorso su ogni tipo di superficie (solida,liquida,mista); trasporto di persone dove l’ habitat naturale merita particolare tutela o dove manca un porto o pontile di attracco; ricerca e conservazione della fauna e flora; trasporto taxi tra le isole (garantito anche in caso di forte burrasca); supervisione delle acque; test ambientali e prelievi; prevenzione e controllo inquinamento delle acque. Per quanto concerne i costi, questi sono proporzionati alle dimensioni degli hovercraft che, nella fase di sperimentazione potrebbero essere noleggiati, attingendo allo scopo ai finanziamenti europei dell’INTERREG e ai fondi previsti, nell’ultima finanziaria, per il Trasporto Pubblico Locale. L’obiettivo di questo mio intervento è quello di offrire un contributo informativo rispetto a possibili opportunità innovative di trasporto, che amplino e diversifichino l’offerta in risposta al crescente bisogno di una mobilità veloce da parte dei cittadini. Spetta agli Amministratori veneziani elaborare un complessivo progetto strategico, capace di misurarsi con le sfide, cui la nostra città ci chiama, che tenga insieme compatibilità ambientale, bisogni di innovazione, flessibilità ed efficienza del sistema dei trasporti. Paolo Bonafè ve, 30/12/2006 Il Presidente di laboratorio Venezia

pubblicato martedì 02 gennaio 2007 in blog

Perchè abbiamo costituito LABORATORIO VENEZIA?

Perché ritengo che, oggi più che mai, sia presente la necessità di costruire spazi di incontro e confronto in cui soggetti diversi possano elaborare pensieri ed azioni, per condividere un progetto strategico per la città e per il Paese in cui viviamo. Attualmente assistiamo ad una crisi nel rapporto cittadini/istituzioni che vede approfondita la frattura fra società civile e partiti storici. Si avverte forte la necessità che la politica ritrovi tensione ideale ed etica, assumendo la funzione di raccolta dei bisogni e delle istanze dei cittadini, facendosene interprete nel governo responsabile della cosa pubblica, che ponga al centro il bene della comunità e non la tutela degli interessi di pochi. La politica non può essere delegata in toto agli eletti ed ai partiti, ma ogni cittadino deve ritenere la partecipazione alla vita pubblica come una dimensione che gli è propria e lo riguarda da vicino. Il ravvicinamento dei cittadini alla politica necessita di luoghi di confronto e scambio anche fuori dai contesti strettamente istituzionali; si tratta di avviare un processo di dialogo, che parta da problemi reali e proposte costruttive, significa rimettersi reciprocamente in gioco in una funzione di ascolto di esigenze diverse, che a volte possono anche essere fra loro poco omogenee e/o incompatibili, ma questo impone l’imparare ad ascoltare le ragioni e i bisogni dell’altro, nella consapevolezza che all’azione politico-amministrativa spetta una funzione di negoziazione fra istanze diverse, una funzione di regia complessiva rispetto alle strategie di intervento. LABORATORIO VENEZIA ha l’ambizione di essere uno di questi luoghi che rendono possibile l’avvio di un dialogo fra cittadini ed amministratori, uno spazio di partecipazione dove mettere in campo energie propositive, competenze professionali, saperi diversi. Il tema scelto per inaugurare l’attività di questo laboratorio, spazio di incontro di idee e di persone, ha posto l’attenzione su nuovi progetti che interessano il sistema dei trasporti. Questo, infatti, rappresenta sicuramente un tema cruciale per la nostra città, che si caratterizza per una così complessa ed originale struttura geo – morfologica, ma anche per un tessuto urbano investito dalle esigenze di mobilità di cittadini, di categorie produttive e di milioni di turisti, attratti dalla nostra splendida città. L’impegno, pertanto, è quello di dare continuità a questa esperienza, aprendo il dibattito cittadino su una pluralità di temi e progettualità, affinché molti possano sentirsi ingaggiati da una proposta, che vuole raccogliere la sfida, di garantire uno spazio, a quanti ritengono di misurarsi in una dimensione partecipativa di dialogo proficuo e confronto fattivo. Paolo Bonafè Presidente LABORATORIO VENEZIA www.paolobonafe.it - www.laboratoriovenezia.it

pubblicato domenica 31 dicembre 2006 in blog

Proposta di una linea Hovercraft Chioggia - Fusina - Zattere e Jesolo - S.Nicolò di lido - Zattere

PROGETTO DI DUE NUOVE LINEE HOVERCRAFT: CHIOGGIA (Marittima) - FUSINA e VENEZIA (Zattere) JESOLO (Piave Vecchia) - LIDO (S.Nicolò) e VENEZIA (Zattere) presentato alla Tavola Rotonda NUOVI COLLEGAMENTI PER NUOVE POSSIBILITA' DI SVILUPPO del 24/6/2006 <strong>Introduzione tecnica</strong> l' Hovercraft è un mezzo che si muove supportato da un cuscino d’aria pressurizzato. Per capirne le proprietà è necessario comprendere che la sua dinamica è molto più vicina ad un aeroplano che ad una imbarcazione. Può essere classificato come appartenente a quei veicoli che sfruttano l’effetto suolo per il loro spostamento verticale e successivamente con un effetto propulsivo longitudinale . L’Hovercraft per sua natura e concezione è un mezzo totalmente anfibio capace di operare su elementi quali terra – acqua – fango – neve - ghiaccio e sopra qualunque ostacolo : tronchi d’albero, relitti in genere , detriti ecc. L’Hovercraft è una macchina che vola sulla superficie terrestre per mezzo di un cuscino d’aria ed è azionato da uno o più motori che ne consentono il sollevamento e la fluttuazione . Principio base di Funzionamento L’Hovercraft fluttua su di un cuscino d’aria forzata verso il basso ; ciò avviene per mezzo della potenza erogata dal motore principale o, in alcuni modelli da un motore ausiliario che, azionando una ventola disposta sotto i piloni dell’elica, invia l’aria , a mezzo dei condotti, nella minigonna facendo così rigonfiare il cuscino .Questo sistema permette al mezzo di sollevarsi, mantenerlo in sospensione per il tragitto, quindi di atterrare dove si desidera. L’altezza di fluttuazione del mezzo varia in media da 152mm a 274mm , ciò dipende dalle sue dimensioni. Il motore principale eroga anche la potenza per la rotazione dell’elica , che consente all’Hovercraft di spostarsi in avanti/indietro a mezzo del getto d’aria (Jet) generato, mentre i timoni comandati dalla cloche in plancia, montati sulle pinne di coda gli permettono la manovra. Il carico massimo di un Hovercraft, inteso come peso vacante esercitato sulla superficie terrestre, è determinato dal prodotto della Pressione (P) del suo cuscino d’aria per la superficie coperta dal detto cuscino (A), quindi C max = P x Area. Il carico operativo, dovuto alla fluttuazione, sarà il 25 % in meno del carico massimo , cioè ¼ di esso per mantenere un coefficiente di sicurezza in caso di maggiore richiesta di potenza , pertanto : Cop. = Cmax – 25 % Per mantenere un elevato grado di sicurezza in condizioni operative anche estreme , bisogna prevenire eventuali falle dal cuscino d’aria, quindi dotare il mezzo di un ottimo sistema di tenuta del cuscino, definito tecnicamente “ Gonna “ ( Skirt ). Lo skirt deve essere costruito con un ottimo materiale che consenta un morbido atterraggio, il superamento di ostacoli sul terreno o galleggianti semisommersi in acqua, nonché l’adeguamento continuo e preciso sulle onde in caso di mare in burrasca. Lo Skirts è composto normalmente da celle definite “gonnelle “ (jupies) a forma troncoconica rovesciata , poste sotto lo scafo ed agenti come sacchetti di tenuta ; in tale posizione svolgono il ruolo di stabilizzatori. Sul perimetro delle sovrastrutture , generalmente , sono collocate delle sacche separate tra loro (segments) ed ancorate solo allo scafo stesso. Molti dei mezzi prodotti utilizzano solo delle segmenti skirt, quindi senza stabilizzatori, per rendere più facile il superamento delle asperità del terreno o delle acque in caso di alluvioni ; ciò al fine che ogni segmento possa liberamente flettere quando passa sopra agli ostacoli perdendo solo più pressione dal cuscino d’aria sottostante . Alcuni modelli per maggiore sicurezza utilizzano i “freni” (inverter) ; gli inverter servono: per virare rapidamente per virare in posizione di stallo per ottimizzare la posizione in partenza per invertire la direzione del flusso rapidamente. Velocità massime di esercizio indicative Dipendono essenzialmente dal tipo di propulsore scelto e dalla sua potenza, particolarmente condizionanti sono le condizioni meteo , in linea di massima la velocità media di crociera è di 27/40 nodi , con punte di 47/50 nodi su neve e ghiaccio . Consumi In genere , le case costruttrici stimano un consumo medio di massima , in condizioni meteo-marine normali da 25 a 150 ltr/hr , in funzione della potenza dei motori e modalità del percorso. Pendenze valicabili Mediamente ed in generale può affrontare un gradiente di 1 su 6 , cioè 16,7 % , con dislivello fino a 45 gradi di pendenza massima . Altezze valicabili Mediamente ed in genere possono essere superati agevolmente “gradini “da 24” (610 mm) . Rumorosità interna Viene usato lo stesso sistema di insonorizzazione adottato sui velivoli passeggeri di linea . Rumorosità esterna Grazie alle nuove tecnologie adottate, la rumorosità esterna, prodotta dal mezzo è stimata dalle case costruttrici , ad una distanza standard di 25 metri, di circa 75 dba . Le turbolenze generate dal Jet sono molto contenute e non generano alcun getto anomalo anche di tipo convettivo, rendendo molto contenuto l’impatto ambientale Impatto ambientale su bassi fondali Inesistente con moto ondoso prodotto quasi nullo; considerando le caratteristiche tecniche del mezzo. In quanto, elevandosi rispetto la superficie (154mm -274mm), il suo transito sia ad alte velocità che in decollo/atterraggio non compromette l’ecosistema del fondale anche in situazione di secca. Si allega foto del passaggio su basso fondale di tipo misto presso l’Isola di Wight (U.K.) . Manutenzione Per quanto concerne le sovrastrutture la manutenzione è molto limitata, in quanto il tipo di materiale comunemente utilizzato è l’alluminio, debitamente trattato contro la corrosione dovuta alla salsedine , alcuni degli ultimi modelli di nuova concezione utilizzano strutture in fibra di carbonio . La parte propulsiva e di convogliatura dell’aria nel cuscino, deve essere sottoposta ad un’attenta e rigorosa manutenzione ordinaria programmata a seconda delle istruzioni del costruttore. Accurate ispezioni al cuscino devono essere eseguite prima di ogni decollo . Tipologia strutturale degli ormeggi per Hovercraft L’utilizzo di questi pontili galleggianti, largamente diffusi nei paesi nord europei, affetti da forti escursioni di marea e/o da spazi molto ridotti, permettono agevoli operazioni , quali il decollo/atterraggio ed imbarco/sbarco passeggeri ad Hovercraft di piccole e medie dimensioni ; Sono facilmente dislocabili e trasportabili . Impieghi su scala mondiale - Esplorazioni su vari livelli di acqua ; - Servizi di salvataggio e soccorso su ogni tipo di superficie (solida,liquida,mista) ; - Trasporto di persone o cose dove l’ habitat non deve essere sconvolto o solcato o dove manca un porto o pontile di attracco ; - Ricerca e conservazione della Fauna e Flora ; - Trasporto Taxi tra le isole (garantito anche in caso di forte burrasca) - Supervisione delle acque ; - Test ambientali e prelievi ; - Noleggio ; - Prevenzione e controllo inquinamento delle acque ; TIPOLOGIA HOVERCRAFT IN COMMERCIO I seguenti prototipi sono alcuni dei tanti disponibili worldwide, di nuova costruzione, usati ed a noleggio. Si evidenziano le schede tecniche puramente indicative fornite da alcune case costruttrici . Hovercraft 8-11 pax Lunghezza hovering 9,0 mt Tipo Propulsore Diesel/hp 1 x 192 Larghezza hovering 4,7 mt Max altezza consigliata ostacoli 43 cm Altezza hovering 3,05 mt Max altezza consigliata onda 90 cm Consumi ltr/Hrs 25 Vel. Max a pieno carico 27 nodi Autonomia / hrs 17 Hovercraft 20/25 pax Lunghezza hovering 12,70 mt Tipo Propulsore Diesel/hp 1 x 440 Larghezza hovering 6,10 mt Max altezza consigliata ostacoli 73 cm Altezza hovering 3,93 mt Max altezza consigliata onda 120 cm Consumi ltr/Hrs 45 Vel. Max a pieno carico 35 nodi Autonomia / hrs 10 Hovercraft 36/42 pax Lunghezza hovering 18,40 mt Tipo Propulsore Diesel/hp 2 x 590 Larghezza hovering 10,10 mt Max altezza consigliata ostacoli 125 cm Altezza hovering 5,34 mt Max altezza consigliata onda 170 cm Consumi ltr/Hrs 150 Vel. Max a pieno carico 37 nodi Autonomia / hrs 5,5 Hovercraft 54/66 pax Lunghezza hovering 21,20 mt Tipo Propulsore Diesel/hp 2 x 290 Larghezza hovering 11,00 mt Max altezza consigliata ostacoli 125 cm Altezza hovering 5,34 mt Max altezza consigliata onda 170 cm Consumi ltr/Hrs 165 Vel. Max a pieno carico 35 nodi Autonomia / hrs 5,5 EQUIPAGGIO E’ necessario considerare che un Hovercraft vola a quota quasi rasente il solo, quindi a quanto ci è stato in linea di massima posto a conoscenza, è necessaria una formazione professionale adeguata e supportata da una consona formazione tecnica presso la casa costruttrice ( Master Trainer Certificate). I corsi riguardano i principi di funzionamento, la fluidodinamica e la manutenzione preventiva prima dell’esercizio. Molte ore sono dedicate all’Hovering all’atterraggio e al decollo ed altre operazioni anfibie , con successivo rilascio di un “ Certification of Competency “ . Leggi e regolamenti ministeriali del paese di bandiera ne definiscono successivamente le appropiate abilitazioni e titoli professionali consoni. STUDIO LINEA HOVERCRAFT CHIOGGIA - FUSINA SEGNALAMENTI PER CORRIDOIO DI NAVIGAZIONE Chioggia - Fusina Considerata l’alta velocità è consigliabile che la linea si sviluppi su un tracciato ben delimitato e definito da boe/mede luminose : - Boe/Mede fisse Gialle luminose con Miraglio ad “ X “ in coppia ( destra e sinistra del tracciato ) ; - Boe/Mede fisse luminose Rosse e Verdi collocate in punti ben definiti ( presumibilmente sui Way Point “ WP “ principali- vedere carta della laguna ); A nostro giudizio, al fine di garantire la massima sicurezza nella navigazione , sarebbe opportuno che determinate boe lungo il tracciato venissero dotate di allarme acustico attivabile da bordo su appropriata frequenza ; quindi che tale allarme venga messo in attivazione alcuni secondi prima del passaggio dell’ Hovercraft . Il quantitativo delle boe, caratteristiche luminose e loro dislocamento pensiamo sia opportuno venga deciso di concerto con le Autorità Marittime e Lagunari competenti e con la Corporazione Piloti di Venezia e Chioggia . ARTICOLAZIONE DEL TRACCIATO La studio del tracciato si basa sulla possibilità di collegare Chioggia alla terraferma di Venezia via acqua ed internamente alla laguna con un mezzo ad alta velocità . La tratta è stata valutata in modo da limitare al minimo possibile gli attraversamenti con grandi canali di navigazione e, per la particolarità del mezzo, anche per intersecare il meno possibile canali minori comunque abitualmente navigati da imbarcazioni più piccole ; inoltre per creare il minor impatto ambientale possibile passando a debita distanza da aree di particolare interesse naturalistico . Sarà opportuno valutare in analisi finale i reali posizionamenti degli allevamenti ittici ed i confini delle oasi naturalistiche Le rotte individuate sono state studiate al fine di passare il più possibile lontano dagli allevamenti ittici presenti (pur conoscendone solo indicativamente la loro posizione), e dai canali principali e secondari di navigazione ove operano imbarcazioni piccole, al fine di non intersecarne il percorso e quindi presumendo di non pregiudicarne la normale attività . Restano da verificare i confini di oasi naturali ed aree protette delle quali non si conoscono le reali posizioni . APPRODO DI MARITTIMA - Ormeggio , con apposite strutture , ipoteticamente dislocato in “Marittima” –Radice Levante, approdo ben riparato e sicuro ; - Possibilità, in ipotesi, di interscambio per i passeggeri provenienti dal Ferry-boat proveniente da Pellestrina ; - Nonostante l’ormeggio non sia vicino al centro urbano, possono essere predisposte corse bus-navetta ; APPRODO DI FUSINA - Necessità di installare un sistema di approdo appropriato come da specifica precedentemente indicata - Moderato traffico acqueo e moto ondoso ; - Effettivamente la posizione è decentrata rispetto Mestre , ma con ampie possibilità di collegamento via Autobus e, via Motoscafo per Venezia (Linea 16 ) . - Presenza di vasta area inutilizzata da adibire a Parcheggio scambiatore ; - Approdo facilmente raggiungibile dall’ utenza proveniente dalle aree attorno a Mestre ; LINEA HOVERCRAFT LIDO S.NICOLO' - JESOLO Corridoio di Navigazione Considerata l’alta velocità è consigliabile che la linea si sviluppi su un tracciato ben delimitato e definito da boe/mede luminose : - Boe/Mede fisse Gialle luminose con Miraglio ad “ X “ in coppia (destra e sinistra del tracciato); - Boe/Mede fisse luminose Rosse e Verdi collocate in punti ben definiti (presumibilmente sui Way Point “ WP “ principali- vedere carta della laguna); Il quantitativo delle boe, caratteristiche luminose e loro dislocamento pensiamo sia opportuno venga deciso di concerto con le Autorità Marittime e con la Corporazione Piloti di Venezia . DESCRIZIONE TECNICA DELLA ROTTA La rotta, distanze tra WP e tempi di percorrenza sono puramente indicativi. Possono essere modificate in funzione di problemi inerenti la sicurezza della navigazione e opportunamente concordate con l’Autorità Marittima e la Corporazione dei Piloti di Venezia. APPRODO DI LIDO S. NICOLO’ - Necessità di installare un sistema di approdo appropriato come da specifica precedentemente indicata - Diretta vicinanza alle bocche di porto ; - Posizione centrale e facilmente raggiungibile anche dall’utenza via acqua dalla popolazione veneziana e di terraferma e, via terra dalla popolazione lidense ; - Sistema alternativo i trasporto per ridurre il più possibile il traffico su strada per i frequentatori di locali notturni della zona Jesolana ; - Vicinanza all’ aeroporto Nicelli ; - Vicinanza alle numerose strutture alberghiere del lido ; APPRODO DI PIAVE VECCHIA - Area facilmente raggiungibile sia dalla popolazione dell’estuario che dai turisti diretti a Venezia ; - Collegamento diretto , pratico e veloce da Jesolo centro ; - Posizione ottimale per ridurre al minimo il traffico su Via Fausta ; - Ottimo porto rifugio ; MOTIVI PER LA SCELTA VIA MARE La scelta, a causa della particolare conformazione lagunare , delle barriere naturali in essa presenti che non permettono un lineare servizio in laguna per questo tipo di mezzo ad alta velocità . Comunque , comparando il tempo di percorrenza di una M/n o di un M/b foraneo che è di 28’ ma con il vincolo di un’interscambio comunque in una zona congestionata come Punta Sabbioni verso Cavallino/Preporti/Jesolo (via Fausta ) contro i 25’/30’ di percorrenza con Hovercraft, si è pensato che, soprattutto nel periodo estivo questa possa essere una soluzione alternativa mirata ad un alleggerimento della Linea 6 e della situazione riguardante la circolazione stradale con un sistema veloce e sicuro. Walter Barbieri Il Coordinatore della Commissione Tecnica di Laboratorio venezia

pubblicato venerdì 29 dicembre 2006 in blog

Rilanciamo il t.p.l. su Mestre

Leggendo i dati del Ministero dei Trasporti si evidenzia come la Motorizzazione abbia immatricolato, in Italia, e solo negli ultimi tre mesi, migliaia di autovetture ed esattamente: 190.460 nel mese di novembre (con una variazione di +6,16% rispetto a novembre 2005); 186.891 nel mese di ottobre (con una variazione di +0,08% rispetto a ottobre 2005) e di 182.315 nel mese di settembre (con una variazione di -3,24% rispetto a settembre 2005). Questi dati sono frutto di una politica di incentivazione alla sostituzione del parco mezzi inquinante con nuovi mezzi più ecologici, utilizzando la leva degli incentivi tramite le case costruttrici. Questo, però, non deve essere l’unico strumento da utilizzarsi per rendere più salubri le nostre città. Bisogna innanzi tutto creare una rete della mobilità sostenibile puntando sul trasporto pubblico locale suddiviso tra gomma (bus) e ferro (metrò). Tale rete soddisfa ad oggi, purtroppo, solo una piccola parte della offerta di mobilità cittadina. Infatti, si usa l’automobile per il 75% dei viaggi di breve e media distanza (entro i 10 Km) mentre ridotto è l’uso della bicicletta, con una quota pari al 7%. In quest’ultimo caso diviene importante quanto già avviato dalla Amministrazione CACCIARI relativamente alla creazione di un BICI PLAN per la realizzazione di piste ciclabili, che mettano in comunicazione l’intera realtà di MESTRE. Ritengo, però, che l’unico strumento veramente efficace per la lotta allo smog sia quello di dotare MESTRE di un sistema integrato ed efficiente che metta in collegamento tra loro le varie forme di trasporto pubblico. Il nodo cruciale è rappresentato dallo “shift” tra il fattore accessibilità e il fattore tempo. Pertanto, per garantire efficienza ed affidabilità, il TPL deve innanzi tutto fruire di corsie preferenziali e, nel territorio urbano di Mestre, questo può avvenire solo grazie alla creazione di corsie dedicate e zone a traffico limitato. In quest’ottica, con una coraggiosa politica della mobilità, si potrebbe pensare ad un centro di Mestre attraversato solo da bus ecologici che si integrino con il sistema TRAM e SFMR, unitamente all’uso di parcheggi scambiatori periferici e concentrici che siano collegati tra loro da minibus elettrici o ibridi. Con questa condizione i cittadini, “rieducati”, potrebbero riappropriarsi dell’ uso della propria città, optando per lo shopping in centro, quale nuova condizione di vivibilità, rispetto alle lunghe ed interminabili code, cui erano costretti per entrare ed uscire dai centri urbani. Troviamo conferma di ciò in un studio commissionato da ASSTRA, nell’ aprile 2005, che ha coinvolto i cittadini di alcune grandi città, ove sono presenti servizi metropolitani e/o tranviari. Da tale studio si evidenzia che il 70% dei clienti si ritiene comunque soddisfatto del servizio metropolitano/tranviario reso; il 46,7% degli intervistati ritiene molto efficace il divieto alla circolazione per i veicoli inquinanti, il 41,6% lo giudica abbastanza efficace, portando la percentuale di soddisfazione al 88,3% Questi dati sono sorprendenti e smentiscono lo scetticismo che si percepisce nell’opinione pubblica verso le misure delle targhe alterne o del blocco del traffico. Le aziende del TPL sono tra i soggetti chiamati a raccogliere la sfida che proviene dalla richiesta dei cittadini, circa un miglioramento complessivo della loro qualità della vita, promuovendo un sistema di trasporti in grado di affrontare le nuove emergenze ambientali, quali i servizi metropolitani e tranviari e sostituendo il parco mezzi con bus, che utilizzino sistemi di motorizzazione “euro 4”, ad alimentazione a metano o “ibridi” (misti elettrico/benzina) di nuova generazione. In tal senso l’ACTV ha già avviato negli ultimi anni un importante programma di ammodernamento del parco mezzi, anche se ridotto rispetto alle esigenze a causa dei tagli della finanziaria e ai ridotti contributi regionali. Nel 2010, quando sarà ultimato il TRAM e quando sarà completato il piano di sostituzione del parco mezzi ACTV potremmo avere una MESTRE all’avanguardia nel TPL , integrata con le altre province venete da un sistema di trasporto efficiente integrato gomma /ferro e che grazie ad un unico biglietto elettronico permetterà ai propri cittadini una mobilità facilitata, tra le varie forme di trasporto offerto e tra le varie società. Utopia? No realtà se i progetti oggi sulla carta diventeranno realtà. Agli Amministratori la cura e l’attenzione perché questo possa avvenire. Cap. Paolo Bonafè Consigliere C.d.A. ACTV Venezia

pubblicato martedì 12 dicembre 2006 in blog

Che il messaggio di fratellanza del Papa in Turchia non sia una voce isolata

Vorrei soffermarmi sul viaggio “pastorale” del Papa Benedetto XVI in Turchia. Il messaggio lanciato di un “unico DIO che lega cristiani e musulmani in una stessa famiglia” è un messaggio forte che va ad abbattere il muro di diffidenza che era stato alzato da alcuni per mettere in difficoltà il dialogo che si cerca di instaurare. Vi è una effettiva necessità di avviare un dialogo esterno ma soprattutto interno alle nostre comunità perché prima di poter parlare di rispetto della libertà religiosa si deve trovare un equilibrio nel nostro approccio con coloro che di fede musulmana già vivono qui in Italia. Infatti il sondaggio dell’Osservatorio del Nord-Est, che evidenzia come nel Veneto il 50% sia contro la religione musulmana, denuncia un pericolo alla integrazione. Quindi il richiamo forte e chiaro di favorire la libertà religiosa non deve essere rivolto solo all’esterno ma anche all’interno del nostro Paese infatti il Papa ha richiamato ogni Paese democratico perché permetta ai credenti di qualsiasi fede di poter professare liberamente il proprio credo. Giustamente i pregiudizi vengono alimentati maggiormente da paure e preoccupazioni storiche. Questo deve però far prendere coscienza anche a noi cattolici cosa significhi per ognuno di noi la fede in Cristo. Ci deve interrogare se la consideriamo solo un fatto acquisito, uno strumento che ci permette, tramite il passaggio tra i sacramenti intermedi, di poterci sposare in Chiesa e quindi utilizzare il luogo come corollario al nostro matrimonio, senza poi considerare cosa significhi veramente per un cristiano questa sacramento/sigillo, oppure , una forma di pensiero che può essere utilizzata a nostro comodo e a nostro piacimento, quale leva politica per questo o quel politico che utilizza questa appartenenza come slogan elettorale per dimostrare il di lui impegno a difendere i valori cristiani. Quanti politici conosciamo che si ergono a difensori dei valori della Famiglia e dell’Uomo e sono loro stessi cattivi testimoni nella loro vita e nelle loro azioni di quanto professano. Questo è il grande dilemma che ci attanaglia e ci preoccupa, questa nostra debole ed opportunistica fede che si deve contrapporre ad una fede che è divenuta per quel popolo una legge. Se i battezzati italiani che sono il 98% della popolazione seguissero un percorso di approfondimento delle redici della propria fede e non si soffermassero solo alla superficie o alle traduzioni popolari che si tramandano negli anni, non ci sarebbe paura ne delle altre fedi, ne delle informazioni devianti che possiamo leggere in alcuni libri o nei film che usano distortamente i vangeli apocrifi. Si potrebbe allora essere meno cedevoli su alcuni punti importanti per la nostra fede che sono quelli legati alla alimentazione nelle scuole, dove i menù devono rispettare le richieste dei musulmani ma anche quelle dei cristiani (vedi la dispensa di mangiare carne nei venerdì della passione), la possibilità all’uso del velo per le donne musulmane accompagnato alla possibile presenza del crocifisso nelle classi e negli istituti, alla richiesta che i musulmani possano avere anche nelle nostre scuole luoghi dove poter pregare, unito al fatto che sia data la possibilità che nelle nostre scuole sia valorizzato il tempo per l’insegnamento della religione cristiana o per chi volesse della religione musulmana. In questo caso non vi sarebbero problemi se si aprissero scuole per le popolazioni musulmane come non si dovrebbe porre problema nella nascita di scuole cattoliche e lo Stato dovrebbe essere granate della pluralità di insegnamento grazie anche a forme di sostentamento economico perché la formazione è indispensabile. Questi esempi legati alla scuola potrebbero essere poi esportati negli altri settori della vita sociale e politica. Come vedete tanto si potrebbe fare per migliorare il nostro mondo messo in pericolo dagli integralismi. La chiesa ha bisogno oggi di laici consapevoli e cristiani che conoscono a fondo la propria religione e dei testi sacri che la spiegano. Questo servirebbe anche per conoscere meglio la nostra storia dell’arte, soprattutto quella legata alle raffigurazioni religiose, visto che nella storia queste opere sono state strumento di lettura teologica per chi non poteva o sapeva leggere i testi sacri. Soprattutto rifuggiamo da chi usa la religione contro qualcuno o qualcosa. Il messaggio di Cristo è l’Amore, come ci ha ricordato PAPA BENEDETTO XVI nella sua enciclica DEUS CARITAS EST. Paolo Bonafe’

pubblicato mercoledì 29 novembre 2006 in blog

Alcune osservazioni sulla Legge Finanziaria per il 2007

La Legge Finanziaria non è solo al centro del dibattito politico ma è anche oggetto di interesse da parte dei cittadini; ho però la sensazione che le informazioni a disposizione siano spesso confuse, parziali e di conseguenza poco utili per la comprensione di uno strumento molto complesso. Sicuramente, esistono responsabilità da parte di chi ci governa, che quotidianamente ci offre un quadro incerto e in continuo cambiamento della Finanziaria, ma anche da parte di quei settori dell’opposizione che, sconfitti dalle votazioni, vogliono usare la protesta di piazza per creare allarmismo sociale tra i contribuenti del ceto medio, che stanno soffrendo, ancor oggi, l’entrata dell’Euro e sono preoccupati di dover subire ulteriori perdite del proprio potere d’acquisto. Lo scontro politico cui stiamo assistendo, non giova all’esercizio responsabile della democrazia: la stessa opposizione, qualora avesse vinto le elezioni, sarebbe stata chiamata ad intervenire su una oggettiva situazione di pericolo per i conti pubblici, infatti, l’ Avanzo Primario è passato dal 5,5% del PIL del 2000, allo 0,4% del PIL nel 2005. Questo ha comportato una spesa pubblica che è cresciuta a ritmi insostenibili, tanto da costringere il precedente governo a ridurre le componenti discrezionali della spesa pubblica, relativamente ai finanziamenti in conto capitale, a quelli per le infrastrutture, per le reti ferroviarie e stradali, per la ricerca e lo sviluppo. Il governo Prodi, in una situazione che poteva causare la paralisi e la chiusura dei cantieri già appaltati, ha dovuto rifinanziare (con il Decreto Bersani-Visco) di 2,8 miliardi di euro sia l’ANAS che le Ferrovie dello Stato. In un contesto di tale criticità, era improcrastinabile l’intervento sui conti pubblici: il Governo ha ritenuto di presentare una manovra finanziaria che prevedesse una mobilizzazione di oltre 33,4 miliardi di euro ( pari al 2,3% del PIL). Di queste risorse finanziarie: 5 miliardi sono destinati al grande piano dei trasporti, altri 15 miliardi sono destinati alla riduzione del deficit di bilancio, i rimanenti sono destinati ad interventi per lo sviluppo e l’equità sociale. Questo in linea con quanto indicato dalla Comunità Europea, che chiede una correzione strutturale del debito netto pari a 1,6 punti percentuali del PIL (biennio 2006-2007) e una rimodulazione del rapporto tra il deficit e il PIL al 2,8% nel 2007. Sull’entità della manovra è legittimo esprimere opinioni diverse, ma la lettura dei dati succitati, correlati a quelli che indicano la presenza in ITALIA di un indice di povertà relativa pari al 19%, rispetto al 15% della media europea, mette in luce che siamo tra i paesi d’Europa con la più alta disuguaglianza dei redditi. L’aumento del lavoro precario e l’incremento della volatilità dei redditi, coniugato al loro livellamento verso il basso, a seguito dell’entrata in vigore dell’euro, hanno accentuato nei nuclei familiari la sensazione di vulnerabilità economica e sociale. Operare sull’IRPEF e su gli altri indicatori economici, diviene quindi l’unico strumento a disposizione dello Stato, per aiutare coloro che vivono al limite della soglia di povertà. Questi interventi sono: la modifica delle aliquote; l’aumento della no-tax area per i dipendenti, i pensionati e gli autonomi; la riforma degli istituti a sostegno delle famiglie e per i carichi famigliari. Queste azioni, si presume, porteranno ad una diminuzione dell’imposta per i redditi medio- bassi dei lavoratori dipendenti, autonomi e dei pensionati, che rappresentano il 90% dei contribuenti italiani. Nella finanziaria sono inoltre presenti interventi che restringono le aree di precariato, quali l’aumento dei contributi sociali per i lavoratori parasubordinati e la riduzione del cuneo fiscale (la differenza tra il costo del lavoro sostenuto dall’azienda e la retribuzione netta effettivamente ricevuta dal lavoratore). Questo fattore ridarà fiato alle imprese, visto che il cuneo fiscale e contributivo in Italia è pari al 47,6% del costo del lavoro, mentre in Europa il valore medio è pari al 15%. In campo sociale, sono previsti interventi per oltre 6 miliardi di euro finalizzati: al potenziamento dei fondi per l’ occupazione, all’indennità di disoccupazione; alla creazione e potenziamento dei fondi per la famiglia, per i giovani e per le pari opportunità; al rilancio della politica abitativa, con agevolazioni agli interventi di edilizia residenziale pubblica, a favore dei giovani e dei ceti meno abbienti; al rafforzamento dei servizi per la famiglia. Pertanto, riportando il dibattito sui temi importanti della manovra, questa finanziaria può rappresentare un primo strumento, orientato a favorire azioni di cambiamento nella politica dei redditi, a garanzia di una maggiore eguaglianza sociale, che potrà realizzarsi appieno solo quando verrà debellata quell’evasione fiscale, che droga il sistema del Welfare, sottraendo risorse a coloro che veramente abbisognano d’aiuto. Per il futuro, una strada percorribile potrebbe essere quella di adottare il sistema Americano, che prevede la completa deducibilità di tutte le spese sostenute: in quel caso ci sarebbe l’interesse da parte di ogni cittadino ad utilizzare carte di credito - bancomat - assegni e a richiedere parcelle e fatture per le prestazioni richieste. Ma già un primo passo per garantire equità fiscale, sarebbe rappresentato dal controllo incrociato dei dati fiscali, legato ad un redditometro. Paolo Bonafè Il Presidente di “LABORATORIO VENEZIA”

pubblicato lunedì 13 novembre 2006 in blog

Convegno Verona – prime impressioni

Oggi è presente la consapevolezza e il senso forte di responsabilità per l’ essere stati parte di un evento, che ha avuto origine nelle nostre diocesi, nelle quali e per le quali abbiamo svolto un lavoro di raccolta delle esperienze più significative, dei segni di speranza e delle fatiche e criticità. Di questo patrimonio ricco siamo stati portavoce presenti al Convegno Ecclesiale Nazionale, luogo di sintesi, di riflessione e di ripartenza. Questo cammino, pertanto, non si è compiuto a Verona, ma da lì riparte con nuovo slancio e ci chiama a tornare alle nostre comunità, riportando l’esperienza vissuta, quale nuova linfa da mettere in circolo e condividere nelle nostre realtà ecclesiali. Il nucleo forte e centrale è l’attenzione antropologica all’uomo, riguarda il nostro essere chiamati, in modo personale e comunitario, come testimoni, a dare ragione della nostra speranza in tutte gli ambiti in cui si declina la nostra esistenza, nella semplicità della quotidianità : nella ricchezza delle relazioni affettive e d’amore; nel ritmo del fluire dei nostri giorni fatti di lavoro e festa; nella dimensione, che tocca profondamente ognuno di noi, della fragilità; nella responsabilità della trasmissione della fede e dell’esperienza della vita cristiana; nell’impegno nella storia attraverso la cittadinanza, affinché riusciamo ad essere uomini e donne nel mondo e non del mondo. L’esperienza di questi giorni ha messo in luce, proprio attraverso il lavoro dei 30 gruppi di studio la presenza di alcune parole chiave, straordinariamente condivise e che attraversano la Chiesa italiana: -la centralità della parrocchia, cellula base indispensabile del nostro essere comunità, luogo della formazione, della crescita spirituale, della condivisione; -la necessità di pensare ad una pastorale integrata, quale autentico strumento di formazione che tenga insieme tutte le dimensioni della vita dell’uomo; -la parola “rete”, quale invito e chiamata a tutti i soggetti presenti nelle realtà ecclesiali, ad essere in sinergia fra loro, superando divisioni e rivalità, perché ognuno possa mettere a disposizione di tutta la comunità i propri carismi e la propria vocazione. Ma la rete anche come modello di relazione fra il mondo cattolico e i soggetti della società civile, con cui ci si trova ad agire nello scenario sociale. In modo più personale, grazie anche al lavoro nei gruppi di studio, ho fatto esperienza di una chiesa ricca, “polifonica”, impegnata su una molteplicità di fronti nella vita del nostro paese. Una Chiesa, bella e autenticamente innamorata di Cristo, che forse per l’opinione pubblica è faticoso rintracciare nei discorsi ufficiali, per loro natura complessi e molto articolati. Ho raccolto un desiderio profondo di conoscerci, di condividere esperienze, di raccontarci le fatiche, di trovare insieme parole e modi per comunicare la Speranza di Cristo all’uomo di oggi. Ho scoperto una chiesa che si interroga, anche con sguardo critico, che chiede a se stessa stili di vita coerenti, improntati alla sobrietà, all’accoglienza, all’ascolto, al servizio, secondo lo stile della “Chiesa del grembiule”. Ho avuto anche la gioia ed il privilegio di incrociare la spiritualità di alcune religiose, appartenenti ad ordini diversi. In tutte ho trovato una fede capace di essenzialità, di parlare direttamente al cuore dell’uomo, una ricchezza segnata da una sensibilità al femminile, che necessiterebbe di una maggiore valorizzazione nella nostra Chiesa. Francesca Vingiani in Bonafè

pubblicato sabato 21 ottobre 2006 in blog

Dopo la Visita Pastorale al LIDO del nostro Patriarca Angelo impegniamoci tutti per una vita migliore

La Visita Pastorale del Patriarca al LIDO nel 2005/2006 ha rappresentato un evento importante, non solo per le comunità parrocchiali, ma per la tutta la comunità dell’ isola. Lo stimolo del Cardinale Scola di raccontarci per riconoscerci, ci ha costretto a guardare alla nostra isola, come ad un sistema complesso ed articolato costituito da fattori ambientali, antropologici, economici, infrastrutturali, sociali e relazionali. Il Patriarca ha chiesto ai cristiani del Lido di interrogarsi profondamente e sinceramente sulla loro fede, sul loro essere comunità, ma anche sui loro rapporti con il territorio in cui abitano. Ci ha immesso così in un percorso di consapevolezza e maturità, ci ha fatto guardare al Lido come ad un luogo privilegiato, in cui beneficiamo di una qualità della vita particolare. In primis, la conformazione geo-morfologica dell’ isola che garantisce un insieme paesaggistico e naturalistico unico, tutelato dalla Convenzione di Ramsar del 1977, documento che ha definito tutta la nostra Laguna area tutelata e protetta; la vicinanza con il centro storico di Venezia; la stessa presenza in loco dei borghi storici di Malamocco e San Nicolò; un contesto urbano di pregio; la presenza di attrezzature turistiche e sportive di particolare qualità. Un patrimonio importante per rilanciare la storica vocazione turistica dell’economia locale. Dal punto di vista sociale, va riconosciuto che viviamo in un luogo dove sono assenti macrofenomeni di marginalità e di conflittualità sociale, con una buona sicurezza del territorio. D’altro canto, non possiamo nascondere alcune criticità, quali fattori che incidono sull’esodo e il conseguente invecchiamento della popolazione: un alto costo della vita, un mercato della casa a prezzi proibitivi, un alto fattore di pendolarità, con lunghi tempi di trasporto per la terraferma; una politica sanitaria, che crea senso di insicurezza nei cittadini e che non vuole chiarire l’ambiguità tra una sanità pubblica, che vede nel tempo la diminuzione dei servizi offerti, con l’enorme possibilità di sviluppo del Polo Sanitario insito nell’area degli Istituti Ospedalieri degli Alberoni. Bisogna proporre un modello di sviluppo, che permetta di mettere insieme, coniugandole, la vocazione residenziale e quella turistica dell’isola, in un progetto complessivo di riqualificazione. Si deve avviare un processo innovativo di costruzione di una partnership tra pubblico e privato, dove si siedano attorno ad un unico tavolo gli Enti locali, le Aziende Pubbliche, gli Enti culturali della città, l’imprenditoria locale e l’associazionismo. L’obiettivo è quello di garantire la definizione di obiettivi e strategie condivise così che ogni soggetto possa mettere in campo, in modo sinergico e complementare, le competenze e le risorse specifiche della propria "mission" e della propria funzione, garantendo il rilancio economico e turistico dell’isola, l’attenzione al tessuto sociale e al sistema eco – ambientale. Dal punto di vista sociale, dobbiamo anche riconoscerci portatori di una cultura complessivamente individualista e poco partecipativa, che rischia di innescare processi di delega, senso di isolamento e scarsa solidarietà. Diventa indispensabile promuovere una cultura di identità e senso di appartenenza, individuando strumenti di progettazione partecipata, che aumentino i livelli di presenza attiva e il senso di responsabilità individuale e collettivo Vanno attivati percorsi di valorizzazione delle risorse e delle potenzialità della comunità, affinché sia essa stessa in grado di formulare le risposte ai bisogni/problemi di cui è portatrice. Le comunità parrocchiali e la società civile sono pertanto chiamate ad essere attori, interlocutori dialoganti, risorse reciproche, nel perseguire l’obbiettivo primario di porre l’ essere umano quale soggetto protagonista della polis cittadina. Paolo Bonafè e Francesca Vingiani - Vicariato del Lido

pubblicato venerdì 13 ottobre 2006 in blog

Il ruolo dell’Anziano nella nostra società

Il passaggio dalla società rurale a quella urbana ed industriale, ha comportato, fra i molteplici e complessi mutamenti, anche la trasformazione della storica struttura familiare, da patriarcale a nucleare, causando una graduale perdita di ruolo sociale da parte dell’anziano. La nostra società è governata dall’ideologia dell’efficienza e dell’eterna giovinezza: conta chi produce, chi consuma, chi mantiene un fisico atletico e prestante, creando sentimenti di esclusione nella pluralità di persone che non rientrano in questi canoni. L’anziano senza riconoscimenti affettivi ed in perdita di un ruolo sociale, non riesce ad attribuire significati alla propria esistenza, non trova motivazioni che mettano in moto energie vitali e si lascia morire per inedia. Sicuramente una rete di servizi sociali efficienti ed efficaci è indispensabile a garantire funzioni di monitoraggio, di cura, e supporto agli anziani, ma per quanto siano competenti e sensibili gli operatori che vi operano, essi non possono essere chiamati a supplire alle relazioni affettive naturali, che alimentano la vita di ognuno di noi: le reti familiari, amicali, di vicinato. Dal tema dell’assistenza dobbiamo passare al tema della cultura, intesa come processo di cambiamento e di sviluppo di sensibilità, attenzioni, forme di solidarietà. Le trasformazioni sociali non si realizzano attraverso vuoti slogan, ma attraverso la condivisione di valori che superino la mentalità individualista ed egoistica, che conduce tutti alla solitudine ed all’isolamento: bambini, adolescenti, famiglie, adulti, anziani. Le cronache delle nostre città, ogni giorno, riportano ed evidenziano i drammi e le violenze che questi modelli di vita stanno provocando. Il lavoro sociale, oggi, non può essere ridotto all’assistenza, deve essere attività, cui è chiamata una pluralità di soggetti, volta alla comunità, perché recuperi e valorizzi competenze e capacità nel riconoscere le proprie fragilità e le proprie risorse, per individuare le risposte più opportune, finalizzate a rispondere alle richieste di aiuto, che essa stessa esprime. Pertanto la politica deve essere strumento progettuale ed educativo per intervenire in una Società sempre più isolante per coloro che “sono rimasti indietro nella corsa al successo” o per coloro che, oramai anziani, sono usciti dal ciclo produttivo. Paolo Bonafè - Presidente Ass. Laboratorio Venezia

pubblicato giovedì 12 ottobre 2006 in blog

Perchè non creiamo al Lido una Istituzione dei Parchi e del verde Pubblico

Il Lido di Venezia, per le caratteristiche ambientali che lo caratterizzano, dovrebbe essere un isola a dimensione di bambino, data la presenza di molte aree verdi dove poter giocare. Questo però non è sempre possibile perché, malgrado le numerose richieste presentate da cittadini e anche dal sottoscritto, sotto forma di interrogazioni, quale consigliere comunale della passata consigliatura, sono solo due i parco giochi dell’Isola e cioè quello delle QUATTRO FONTANE (che però resta ancora inagibile a causa dei continui lavori al quale è sottoposto) e quello dell’Ex LUNA PARK. Questi due parchi sembra, però, che non posseggano tutti i requisiti di sicurezza previsti per l’uso dei giochi e per tale motivo, nel passato, sono state raccolte petizioni per metterli in sicurezza. Queste non sono, però, le uniche aree verdi del Lido, ve ne sono altre che potrebbero essere attrezzate a parco giochi, vedi l’area ex Canadà a Malamocco, i giardini del Piazzale La Fontane, i giardini di Ca’ Bianca, l’area verde prospiciente la chiesa di Sant’Ignazio, i giardini del Casino’ e l’area di Piazzale RAVA’. Purtroppo sembra non esistere una struttura comunale che coordini per il Lido i parchi e le aree verdi e VESTA dimostra una certa difficoltà nel coordinare le molteplici funzioni ad essa attribuite. Manca soprattutto l’attenzione nella ricerca di nuovi giochi che sono già presenti sul mercato. Per cercare di intervenire per risolvere questo problema feci in passato una proposta che ritengo tutt’ora valida e cioè quella di promuovere, assieme alla Municipalità del Lido o tramite la stessa, un organismo partecipativo che veda la presenza delle Associazioni ambientaliste e dei cittadini fruitori dei parchi (anziani e genitori), la quale abbia il compito di monitorare la situazione dei parchi, ne definisca le priorità di intervento e promuova una cultura di responsabilizzazione da parte dei fruitori. Una specie di Consulta dei Parchi e del Verde Pubblico del Lido organica alla Municipalità del Lido e da questa “ascoltata” per la “mission” alla quale viene demandata. Sicuramente questo organismo permetterà ai cittadini di non sentirsi scavalcati dalle istituzioni, agevolerà il dialogo e la costituzione di quei comitati che diverranno i soggetti interlocutori per la soluzione delle problematiche specifiche di quella parte del territorio (per il parco delle Quattro Fontane esiste già un comitato di genitori), agevolando così la partecipazione attiva e fattiva del cittadino nella politica del territorio dove risiede. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato giovedì 14 settembre 2006 in blog

La creazione di un nuovo Polo Culturale-Congressuale e di un Polo Sanitario per il rilancio del Lido di Venezia

Mi permetto di intervenire sulle polemiche che anche quest’anno sono arrivate puntuali alla fine della mostra del Cinema. Da anni si parla del nuovo palazzo del cinema e dobbiamo dare merito al Governo cittadino con il Sindaco Cacciari in testa, alla Municipalità, alla Biennale, alla ASL, alla Regione e al Governo nazionale di aver innescato quel meccanismo virtuoso che, grazie alla sinergia tra più soggetti pubblici e i privati, possa prevederne la realizzazione. In questo contesto ritengo debba inserirsi anche la riorganizzazione sanitaria, congressuale e dell’arredo urbano del Lido. L’area dell’ Ex Ospedale al Mare per la sua particolare conformazione e localizzazione si presta a divenire oltre che Cittadella del Cinema, anche una Cittadella della Cultura e un Polo Congressuale che coniughi assieme non solo La Mostra del Cinema che dura non più di un mese all’anno, ma che possa essere luogo dove, durante gli altri undici mesi dell’anno, si organizzino importanti occasioni congressuali gestite dalla Società a partecipazione comunale LIDO Eventi e Congressi ma anche importanti iniziative culturali legate all’arte, alla letteratura e alla musica gestite dalla Biennale e dal Comune. Questo comporterebbe un doppio vantaggio. L’area in questione è di pregio sia perché è posta all’interno del centro del Lido sia perché è racchiusa divenendo facilmente controllabile, sia per quanto concerne i flussi, sia per quanto concerne la sicurezza. Con questo passaggio si libererebbero sia l’area dove attualmente è collocato il polo congressuale e la mostra del cinema, cioè il Piazzale del Casinò e i due Palazzi del Cinema ed ex Casinò, sia l’area dove attualmente insiste il monoblocco, i laboratori di analisi e radiologici, la piscina e gli uffici ASL. I benefici per la popolazione sarebbero molteplici. Per quanto concerne l’area antistante l’Ex Casinò questa non verrebbe più requisita ogni anno, causando l’isolamento dei residenti delle vie limitrofe, lo stravolgimento del traffico e l’immancabile intasamento di via Sandro Gallo. Grazie ad un arredo urbano qualificato quest’area potrebbe trasformarsi nella nuova “Piazza del Lido”, cioè quel luogo di aggregazione sociale di cui si sente la mancanza e che non può essere Piazzetta Lepanto,troppo piccola e mal strutturata. Penso quindi a una grande Piazza con al centro una grande fontana dalla quale si diramino dei viottoli nel verde che arrivino fino agli attuali Giardini del Casinò, che hanno una forma scoscesa su due livelli tipo collinetta, eliminando sia la ringhiera e muretto che li delimita, sia la pavimentazione di cemento che è posta ai piedi dell’area alberata difronte ai bar, oggi utilizzata come parcheggio. In quest’ottica si potrebbero ripensare all’uso dei due palazzi del Cinema e del Casino e magari con un po’ di coraggio si potrebbe anche pensare ad una loro demolizione, visto che non capisco perché il Lido non possa avere un Parco attrezzato come quello di San Giuliano (che è diventato un’importante luogo di incontro e di gita domenicale per i Mestrini), dove le mamme possano portare i bambini a giocare tra loro e gli adulti possano fare jogging. Il tutto “condito” con le due piste ciclabili che da anni aspettiamo e cioè: quella che dovrebbe unire l’area dell’Ex Ospedale al Mare con il Piazzale del Casinò e quella che dovrebbe percorrere Lungomare Marconi, dal Casinò fino alla rotatoria di via Colombo, per poi innescarsi con la Pista ciclabile quella che dovrebbe percorrere tutta via Sandro Gallo, fino agli Alberoni. Legando queste opere ad un miglioramento dell’arredo urbano e del verde pubblico dei due lungomari così da permettere anche una migliore visione del mare. Con il cambio d’uso dell’area Ex Ospedale ci si potrà finalmente “scrostare” di dosso la falsa ideologia che per tanti anni ha relegato il tema della sanità al Lido ad una mera battaglia di posizione tra politici locali. Dobbiamo dirci con tutta franchezza che non è vero che non esiste un polo sanitario di qualità al Lido, ovvero non è vero che non ne potrebbe esistere uno. Infatti questo polo sanitario è già oggi formato dalle strutture degli Istituti S.Camillo, Carlo Stebb e Stella Maris, questo ultimo ancora chiuso e senza una destinazione definita. Basterebbe quindi avere un po’ di coraggio e trasferire la Piscina talassoterapica, l’Elisoccorso, il Punto di Primo intervento con i relativi due letti di terapia subintensiva, i laboratori e gli uffici ASl con la trasformazione dei 20 letti di lungodegenza in letti ospedalieri, per creare un polo sanitario che serva, oltre alle popolazioni di Lido e di Pellestrina (che già ora sommate arrivano alle 25 mila unità), anche la popolazione non stanziale e turistica che ogni anno nei mesi più caldi affolla il Lido e che sfiora le oltre centomila unità. Vi sono ulteriori due fattori che propendono a favore di questa “causa”, il primo è la recente nascita della Croce Bianca del Lido e il secondo è che noi lidensi dobbiamo pretendere che se vengono investiti oltre 100 milioni di euro per un nuovo e avveniristico Palazzo del Cinema allora si possono trovare le risorse per la creazione di un polo sanitario all’altezza visto che avere una sanità qualificata al Lido diventa un biglietto da visita che può essere speso sia dagli organizzatori della Mostra del Cinema, ma anche dagli Albergatori locali, eppoi visto che la maggior parte dei lidensi non vive e non guadagna grazie al cinema e al turismo è giusto che questa fetta di popolazione venga “ricompensata in qualità sanitaria” dei disagi che subisce direttamente od indirettamente. Il rilancio del Lido sarebbe allora compiuto e diverrebbe conseguente sia il miglioramento del sistema dei trasporti che la richiesta di nuova residenza, così da innescare un trend positivo che poterà sia ad un miglioramento dell’economia che della qualità di vita delle due isole, oggi unite in un unica Municipalità Paolo Bonafe Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato martedì 12 settembre 2006 in blog

Venezia e l'emergenza colombi

Voglio ringraziare il Sindaco CACCIARI e l’Assessore SALVADORI perché dimostrano finalmente coraggio nell’affermare che esiste una emergenza colombi a Venezia, non solo per quanto concerne la sporcizia e i danni che con i loro escrementi portano ai monumenti cittadini, ma anche per il pericolo sanitario, diretto ed indiretto, che comporta la loro presenza. Infatti se da un lato lo strato di guano che ogni giorno ricopre la Piazza San Marco, unito alla umidità e alla nebbia veneziana, diviene ben presto un pericolo perché rende scivolosa la superficie (non poche sono state le cadute che hanno prodotto danni fisici e fratture), dall’altro esiste un pericolo indiretto non solo per la salute dei cittadini e dei turisti, ma anche degli animali domestici. Questo lo posso dire con cognizione di causa visto che ho subito la perdita di una amata cagnolina a causa della trasmissione di pidocchi da parte dei colombi. Grazie alla collaborazione dell’allora consigliere di quartiere Pezzoli, nel lontano dicembre 2000, come consigliere comunale, presentai una dettagliata interrogazione all’allora assessore all’Ambiente Cacciari (Paolo) dove facevo presente che esistono degli studi nei quali vengono messe in correlazione alcune malattie che colpiscono l'uomo e gli animali domestici, con i colombi e che voglio ricordare: ISTOPLASMOSI: causata da funghi microscopici, che attaccano l'apparato respiratorio, provocando polmoniti; CANDIDIASI: altro fungo che causa infezioni intestinali ed irritazioni agli organi riproduttivi delle donne; CRIPTOCOCCOSI: anche in questo caso con danni all'apparato respiratorio, fino alla paralisi; ENCEFALITE DI SAINT LOUIS: Virus che provoca infiammazione al cervello, molto pericolosa per le persone anziane; SALMONELLOSI: batteri che attaccano l'apparato intestinale; PSITTACOSI: virus simile a quelli dell'influenza, che nei casi più seri degenera in polmonite; PARASSITI ESTERNI: in prevalenza acari che proliferano tra le piume degli uccelli e provocano reazioni allergiche nell'uomo; CLAMIDIA: che secondo un'equipe di scienziati dell'Università di Filadelfia, potrebbe essere messa in relazione con il morbo di Alzhaimer. Tutte malattie che possono essere trasmesse, oltre che per contatto diretto, anche attraverso le feci dei volatili o tramite le polveri del "guano" essiccato, che si diffondono nell'aria A questa interrogazione l’assessorato diede una risposta ambigua, non smentendo quanto enunciato, cercando però di sminuire il reale pericolo. I veneziani che hanno davanzali o terrazze possono constatare con mano la sporcizia che questi animali producono e le erosioni e corrosioni che subisce la pietra di rivestimento dei palazzi e delle balconate e quindi se si vuol parlare di decoro la prima azione da farsi è proprio quella evitare che il patrimonio artistico ed architettonico di questa città venga imbrattato dai rifiuti organici dei colombi e che porta l'Amministrazione nel tempo ad impiegare ingenti somme per il restauro delle opere d'arte e dei palazzi, il tutto coniugando le giuste istanze dei movimenti animalisti ed ambientalisti con il rispetto del diritto primario del cittadino che è la salvaguardia del suo diritto alla salute. Per fare questo non serve eliminare tutti i colombi ma bisogna cercare di limitarne la riproduzione puntando su l’uso di mangimi particolari che ne riducano la “fertilità”, avviando una rigorosa politica di controllo che preveda ammende salate per quei cittadini e turisti che alimentano questi animali non rispettando le leggi e i regolamenti, così da intervenire nel processo biologico naturale, avviando però nel contempo una eliminazione degli animali che risultano malati perché sono proprio quelli i più pericolosi per i suddetti processi di trasmissione delle malattie. Il compito è chiaramente arduo ma se l’Amministrazione decide di intervenire con decisione e non come ha fatto la precedente, allora nel giro di alcuni anni questo problema potrà essere condotto a dimensioni fisiologiche e soprattutto gli stessi animali saranno più sani e quindi più belli, nella cornice della nostra piazza, che è il salotto più bello del mondo. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato venerdì 01 settembre 2006 in blog

Con il Progetto Marco Polo II nuove possibilità di sviluppo per il porto di Venezia

Più volte sono intervenuto sul Vs. quotidiano per rappresentare l’enorme patrimonio naturale che rappresentano gli oltre 2000 km. di coste del nostro Paese. Patrimonio poco utilizzato berchè le città soffochino nello smog e le strade siano continuamente intasate da TIR. Basti poi pensare che un mezzo pesante standard genera 213 euro di costi in congestione, inquinamento atmosferico ed acustico ed incidenti ogni 100 Km percorsi su strada mentre sulla stessa distanza coperta via mare i costi per la collettività sono di 79 euro e che nel combinato strada-mare rispetto al combinato strada-strada si valuta un risparmio per gli operatori pari al 20%, se viene imbarcato sulla nave sia il veicolo che l’autista, contro un risparmio che può sfiorare il 40% e viene imbarcato solo il Trailer senza la motrice. Dal maggio 2006 vi è però una importante novità per la realizzazione delle Autostrade del mare e cioè l’approvazione da parte del parlamento Europeo del Programma MARCO POLO II, che è ora all’esame del Consiglio dei Ministri Europeo. Questo progetto dovrebbe divenire la specifica ed esplicita fonte di finanziamento per il trasporto Short Sea Shipping. Quattro sono i corridoi marittimi individuati, per i quali la UE prevede l’inizio di realizzazione entro il 2010 e tra questi vi sono quello dell’Autostrada dell’Europa Sud-Orientale, che collega il mare Adriatico al mar Ionio e al Mediterraneo orientale fino ad includere Cipro e quello dell’Europa Sud-Occidentale, che collega la Spagna, le Francia e l’Italia (compresa Malta) e che si raccorda con l’Autostrada del Mare Sud-Orientale. Il MARCO POLO II nasce quindi come atto normativo all’esecuzione dei succitati percorsi di autostrade del mare e come prosecuzione ed ampliamento del MARCO POLO I, varato nel 2003. La dotazione finanziaria è di 450 milioni di euro per il periodo 2007-2013 così ripartita: 1) Finanziamenti quali aiuto all’avviamento di nuovi servizi e al potenziamento di quelli già esistenti, mirati al dirottamento del traffico merci da strada a nave (quindi per la costruzione di nuove navi); 2) Finanziamenti Per la rimozione delle barriere strutturali al mercato del trasporto marittimo (quindi per le infrastrutture portuali e stradali; 3) Finanziamenti per lo scambio di conoscenze nel settore della logistica merci e per la promozione di metodi e di procedure avanzate nella formazione. L’unica clausola richiesta è quella di dover “dimostrare” preventivamente le quote di traffico che si prevede di sottrarre alla gomma, attraverso lettere di intenti di operatori che si dichiarano disposti ad utilizzare la nuova linea in alternativa a precedenti itinerari tutto-strada. Questi aiuti finanziari sono comunque a fondo perduto e quindi non devono essere rimborsati se non vengono raggiunti gli obiettivi prefissati (cioè le quote previste di traffico sottratte alla strada) Grazie a questi finanziamenti il Porto di Venezia potrebbe sviluppare ulteriormente i propri traffici e divenire nel breve periodo un importante scalo anche per le Autostrade del mare, soprattutto se verranno realizzate le due banchine per navi RO-RO nell’Area Ex SAVA di FUSINA, come già previsto dagli accordi tra il Porto e l’Amministrazione Comunale. Ma ancor più interesse dovrebbe avere la TIRRENIA di navigazione che con la fusione per incorporamento della Adriatica e la costituzione della Divisione Adriatica gestisce ora le linee che prima venivano svolte da quest’ultima che pè stata una delle prime società di navigazione a credere nelle Autostrade del MARE con le linea Trailer Ravenna-Catania, e Venezia-Catania e la linea mista trailer+pax Bari-Durazzo, ma ancor prima con le linee Trieste-Durazzo, Bari-Bar, Venezia-Bari allora sospese e che grazie a questi fondi potrebbero essere tutte riattivate, visto che la società ha una tradizione e navi idonee per queste linee. I politici locali dovrebbero quindi sensibilizzare sia il Ministero dei Trasporti che le Società del Trasporto Marittimo (in primis quelle che già operano nel settore e nelle linee interessate) perché Venezia non perda questa importante opportunità di sviluppo, così da portare il proprio Porto e la propria economia marittima a livelli dei grandi paesi del nord Europa e soprattutto per non limitare l’economia cittadina alla esclusiva economia Turistica che farebbe divenire questa città una Disneyland e non più una città viva e produttiva. Il segretario Regionale Federmar/Cisal Cap. Paolo Bonafè

pubblicato mercoledì 16 agosto 2006 in blog

La Pace come bene primario per l'uomo

In questi anni è divenuto di predominante attualità il tema del “meticciato” dei popoli. L’integrazione alla quale anche l’Italia non potrà sottrarsi (anche a causa del basso tasso di natalità), sarà inevitabile e questo grazie (o a causa) della nostra collocazione geografica di cerniera tra l’EUROPA con l’AFRICA, da una parte, e il MEDIO-ORIENTE dall’altra. Non servono statistiche o studi particolari per comprendere che vi sono centinaia di migliaia di africani che si stanno affacciando ai confini meridionali del nostro continente (basta leggere le cronache quotidiane che informano di continui sbarchi sulle nostre coste), ma non dobbiamo altresì dimenticare che vi è un altrettanto numero di persone, che provengono dai paesi dell’Est e dal Medio-Oriente, che a loro volta si affacciano ai nostri confini Orientali. Questo esodo verso il nostro Paese deve essere compreso e condotto verso una nuova politica dell’integrazione razziale e religiosa. Per questo la politica deve saper sciogliere i nodi cruciali del nostro tempo, deve essere strumento di dialogo e confronto, di crescita umana e culturale. Oltre ai problemi di integrazione che viviamo in casa dobbiamo considerare anche i problemi di integrazione interrazziale e culturale che interessano tutta l’EUROPA. Il Medio Oriente rappresenta il focolaio, ormai perenne, di una lacerazione sanguinosa, che rischia di approfondirsi sempre più, fra il cosiddetto mondo occidentale ed il mondo islamico. C’è solo il rischio di una escalation che sembra impossibile arrestare. A tutto questo non vi si può porre rimedio solo con la forza, bisogna fermarsi e dare spazio e voce al bisogno di pace e giustizia che sgorga dal profondo del cuore degli uomini, bisogna riconoscere che la guerra porta in sé solo morte, odio, distruzione ….che preparano solo ad un altro conflitto. La storia deve rappresentare un patrimonio di esperienza collettiva perché gli orrori non si ripetano più. Tutti noi possiamo fare qualcosa. Dobbiamo esibire questa volontà di pace e fratellanza attraverso atti concreti, attraverso una “testimonianza“ di pensiero e di valori, lasciare da parte la demagogia e lavorare per costruire ponti di dialogo che comportino scambi di idee e la crescita della cultura di un popolo (vale anche per noi), che diviene importante per difendere le proprie tradizioni Ognuno di noi può dimostrare la propria volontà di pace, fare un azione in direzione della stessa, smuovere le coscienze degli uomini e farli ragionare che sui valori non sono gli schieramenti che devono guidare le azioni ma, appunto, le coscienze. Questo è un dovere che abbiamo verso i nostri figli, dobbiamo estirpare dai cuori il sentimento di rancore, iniziando dal nostro, contrastare ogni forma di intolleranza ed opporci ad ogni manifestazione di violenza. Solo così fermeremo l’ondata di fanatismo crudele che mette a repentaglio la vita di tante persone, ostacolando il progresso della pace nel Mondo. Il compito e’ arduo, ma non impossibile. Paolo Bonafe’ Presidente Laboratorio Venezia www.laboratoriovenezia.it

pubblicato giovedì 10 agosto 2006 in blog

Apriamo una nuova porta di accesso alla città con la linea Ferry Boat CHIOGGIA-PELLESTRINA

Nell’articolato reticolo tracciato dalle linee di navigazione gestite da Actv, risulta evidente l’assenza di un collegamento strategico che colleghi, tramite ferry-boat , l’isola di Pellestrina con Chioggia. In un’epoca in cui la movimentazione merci e passeggeri a livello collettivo sta assumendo sempre più importanza, si ritiene opportuno, al fine di rispondere in modo efficace alla necessità di trasporto di beni e di persone, sottoporre ad una seria analisi la proposta di istituire questa nuova linea, che garantirebbe un rapido collegamento fra l’isola e la terraferma, a tutela delle esigenze di vita e mobilità di cui sono portatori i cittadini. L’analisi di praticabilità di tale progetto, vede già individuato l’approdo di Chioggia, all’interno del Porto Commerciale Vecchio nell’ Isola Saloni, in seno alle banchine della Darsena di “Marittima” la cui area è compresa tra il “Canal Lombardo Esterno “ ad ovest e le Ex Saline ad est, ove esiste uno scivolo, ora in disuso, per Navi Ro/Ro : il luogo è facilmente raggiungibile dai mezzi provenienti dall’hinterland di Chioggia e dalla SS Romea. La rotta, prevista per il ferry, parte dall’uscita della darsena di Chioggia, accostando verso San Felice e mantenendo la boa di segnalazione verde sulla propria dritta. Il traverso della boa determina l’accostata per procedere verso il canale di Caroman, costeggiante tutta la diga foranea, che collega Pellestrina all’Isola di Caroman. L’approdo di arrivo sarebbe adiacente alla radice della diga, orientato per NNW, con vento di bora prossimo al traverso. Nel luogo è presente già uno scivolo e l’intera area prospiciente offre, apportando dovuti interventi architettonici e logistici, una buona ricezione per i mezzi in attesa. Poiché attualmente è raggiungibile tramite una stradina sterrata, che proviene dalla piazzetta del capolinea della linea d’autobus 11 e del pontile della linea 31, si dovrà provvedere alla asfaltatura della stessa. Il tempo di viaggio, comprensivo dei tempi di percorrenza e delle manovre di partenza e attracco, con condizioni meteo marine ottimali e traffico portuale non impegnativo, è stimabile intorno ai 30 minuti. La nuova linea è, pertanto, tecnicamente fattibile e di facile attuazione, tenendo conto degli interventi per l’avvio e la necessaria concertazione con gli enti interessati. Vale la pena mettere in luce le ricadute positive che la sua realizzazione garantirebbe:una più rapida ed economica mobilità delle merci che devono raggiungere l’isola, sia per il rifornimento di negozi, di strutture di ristorazione, ma soprattutto dei cantieri e di tutte le realtà produttive che vi operano; un più rapido accesso per i cittadini ai servizi presenti nella zona di Chioggia ed in particolare alle strutture sanitarie (Ospedali di Chioggia e Piove di Sacco); una funzione facilitatrice allo sviluppo di un turismo sensibile alle bellezze naturalistiche dell’isola; l’alleggerimento del traffico pesante e di automobili private sul Tronchetto e sul Lido, ma anche sulla SS Romea e di attraversamento di Mestre e del Ponte della Libertà. La linea dovrebbe avere un avvio sperimentale e prevederebbe l’ effettuazione di tre corse a/r alla mattina e tre corse a/r alla sera, in orari da concordare con gli operatori economici. La nostra proposta prevede l’impiego di una motozattera che abbia una capacità di carico di 35 mezzi commerciali (equivalente a 45 auto). Se consideriamo le tariffe ora in vigore e pubblicizzate da ACTV-VELA sulla linea 17, vediamo che il costo del biglietto varia dai 15 ai 58 euro (per i pulman). Se mettiamo in correlazione questi due dati e cioè la capacità di carico con il valore del titolo di viaggio, vediamo che, ipotizzando un valore medio del biglietto in 20 euro e una previsione di trasporto di almeno 25 mezzi, si ottiene un introito a viaggio di 500 Euro, che dovrebbe essere in linea con i costi sopportati da ACTV. Ma l’ interesse espresso dai cittadini e dalle forze economiche di Pellestrina, potrebbe mettere in moto anche nuovi modelli di integrazione e partnership fra pubblico e privato e vedere una collaborazione fra ACTV e imprenditoria locale nella gestione della linea. La mission di Laboratorio Venezia ha proprio questo significato: aprire uno spazio che faccia circolare pensieri ed idee, favorisca il dibattito cittadino su una pluralità di temi e progettualità, favorisca la costruzione di sinergie fra soggetti diversi che ritengono di misurarsi in una dimensione di confronto fattivo, e collaborazioni costruttive. Cap. Paolo Bonafe - Presidente Laboratorio Venezia e Cap. Walter Barbieri – Coordinatore tavolo tecnico dei trasporti di Laboratorio Venezia

pubblicato martedì 27 giugno 2006 in blog

La politica italiana tra l’oggi e il domani

In una scena politica sempre più dominata da risse televisive e diverbi tra opposti rappresentanti politici, diviene necessario recuperare modelli e stili di comunicazione e relazione incentrati sul dialogo e sulla moderazione, facendosi interpreti di un bisogno sempre più avvertito da larghi strati di persone. Gli atteggiamenti estremi portano ad una disaffezione del cittadino verso le istituzioni ed un crescente assenteismo dalle urne. Il gran vociare e l’insulto facile sono gli strumenti con cui celare il vuoto di pensiero e l’assenza di un progetto politico, volto a risolvere i gravi problemi in cui versa il Paese. Ascoltando invece i cittadini si percepisce la loro netta insofferenza per la politica urlata, che vorrebbe condizionare e manipolare le loro coscienze e gli ultimi fatti di cronaca ancor di più gli allontanano. Essi rivendicano autonomia e capacità di valutazione critica, che si esprimono anche attraverso il voto democratico: questo è oramai slegato da logiche di schieramento e tende a premiare le persone e i programmi proposti, piuttosto che gli schieramenti per la loro connotazione ideologica. Questo nuovo approccio alla politica va attentamente analizzato perché mette in luce, la crisi di un modello e approfondisce la frattura fra la cosiddetta Società Civile e i partiti storici, in cui i cittadini rischiano di non riconoscersi più. Fortunatamente assistiamo alla nascita di movimenti, associazioni e comitati, quali nuovi soggetti politici che, attraverso la mobilitazione di gruppi di cittadini, assumono in proprio problemi specifici, facendosi promotori delle possibili soluzioni. Stiamo pagando lo scotto di una politica in cui echeggiano vuoti slogan piuttosto che il richiamo ai valori; che sembra aver smarrito la propria tradizione, traente linfa dall’impegno e dall’etica dei padri della nostra Costituzione democratica e repubblicana, il cui sforzo e senso di responsabilità ha permesso di sanare le lacerazioni della guerra; di dotarci di strumenti fondamentali per lo sviluppo sociale ed economico del nostro Paese. Il sistema elettorale prima maggioritario e poi proporzionale doveva garantire stabilità politica al Paese; questo non è avvenuto ne prima ne ora, ed anzi ha provocato l’appiattimento forzato delle posizioni dei diversi partiti, costretti ad entrare nell’una e nell’altra coalizione, perdendo così la propria identità e annacquando i propri valori ideali. Nello scenario di un Paese che sta attraversando un grave momento di crisi economica e sociale, la Politica deve ritrovare il senso forte del suo agire, trovando il proprio fondamento nei valori fondanti di una democrazia matura. Paolo Bonafè LABORATORIO VENEZIA

pubblicato giovedì 22 giugno 2006 in blog

Dopo l'analisi dei dati statistici sul Lido fatta in occasione della Visita pastorale quali soluzioni intraprendere

Il rapporto statistico, curato dal Dott. Giuliano Zanon, direttore del COSES, sugli aspetti socio-economici riferiti agli abitanti del Lido, commissionato in occasione della Visita pastorale dal Vicariato dell’Isola, rappresenta uno strumento interessante ed utile per avviare un processo di maggiore conoscenza e confronto sulla condizione sociale di questo territorio. E’, inoltre, opportunità concreta per un dialogo fra la comunità cristiana e la società civile dell’isola, come già si è dimostrato in occasione di due tavole rotonde promosse dal Vicariato, con la collaborazione della Municipalità. Il risultato di questa analisi ha permesso di mettere in luce alcuni dati ed elementi di particolare interesse per sviluppare alcune riflessioni. La popolazione del Lido è aumentata dal 1951 al 1969 di ben 8.500 persone (pari al 60%), raggiungendo i 22.635 abitanti, da quell’anno è iniziato un continuo esodo che ha portato la popolazione residente ad assestarsi nel 2005 a 17.650 unità. Nel 1991 il numero delle famiglie lidensi ammontava a 7.301 unità, per 18.589 residenti, nel 2001 il numero delle famiglie è passato a 7.698 unità, di fronte ad una diminuzione a 17.488 dei residenti. Il quadro attuale evidenzia ulteriormente che il 36,3% dei nuclei è composta da una sola persona, il 29,1% da due componenti, mentre le famiglie con almeno tre componenti risultano essere solo il 20,2% del totale. Se integriamo questi dati con quelli relativi alla distribuzione della popolazione nelle diverse classi di età, (la popolazione nella fascia 0 - 14 anni nel 1981 era pari a 3.451 unità (16,3%) mentre nel 2004 ammontava 1954 unità (10,9%); quella oltre i 64 anni nel 1981 ammontava a 3.700 unità (17,5%) per passare nel 2004 alle 4.753 unità (26,6%)) appare evidente che abbiamo assistito ad un cambiamento della struttura familiare, ma anche della composizione del nostro tessuto sociale. Il Dott. Zanon ci ha offerto, tramite i dati elaborati, ulteriori fotografie e approfondimenti, quali possibili piste di lavoro su cui sviluppare riflessioni comuni. La dimensione dei nuclei familiari sempre più ridotta, fa immaginare un rischio di chiusura ed impoverimento delle relazioni; una riflessione ulteriore su questi nuclei è che essi sono composti in particolare da anziani, per i quali le condizioni di solitudine ed isolamento rappresentano ulteriori elementi di fragilità. Più voci si sono alzate, durante le occasioni di dibattito pubblico sui dati, a porre l’accento sulla condizione degli anziani, ma anche su quella delle giovani generazioni. Per i primi si ricordano le necessità di assistenza e cura, ma anche di reti sociali informali e spontanee come quelle di “buon vicinato” e di volontariato, per le seconde si sono espresse preoccupazioni per la necessità di rivolgere un ascolto attento ai loro bisogni più profondi di attenzione e relazioni significative. I dati ci hanno anche evidenziato una presenza di divorzi e di nuclei monoparentali, superiori alla media del centro storico, che indicano una fragilità della struttura familiare, che si impoverisce di elementi rassicuranti quali la stabilità e la garanzia protettiva per i propri membri. Per quanto concerne l’ambito delle relazioni comunitarie, si percepisce un allentamento delle relazioni significative ed un attenuarsi dei sensi di appartenenza collettivi. Queste riflessioni interrogano la pluralità dei soggetti istituzionali e sociali, la comunità ecclesiale e la società civile, presenti al Lido e richiamano l’attenzione sulla necessità di promuovere una dimensione comunitaria del vivere, quale opportunità di scambio, maturazione, crescita e riconoscimento reciproco, che abbia una valenza intergenerazionale. Significa, per ognuno di noi, interpellare il proprio senso di appartenenza alla comunità in cui vive e l’aprirsi a dimensioni relazionali nuove, contro il rischio della frammentazione della vita sociale, del crescente anonimato che investe l’esistenza delle persone. Insieme è possibile sostenere lo sviluppo di una vita comunitaria creando occasioni e favorendo le opportunità di conoscenza fra le persone, di condivisione, di costruzione di sentimenti e azioni di solidarietà. Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

pubblicato sabato 27 maggio 2006 in blog

Giornata della Memoria

Il secolo appena trascorso è stato testimone di una indicibile tragedia, che non potrà mai essere dimenticata: il tentativo del regime nazista di sterminare il popolo ebraico, con la conseguente uccisione di milioni di ebrei, uomini e donne, vecchi e giovani, bambini e neonati. Alcuni di questi furono uccisi immediatamente, altri furono umiliati, maltrattati, torturati e privati della loro dignità ed infine uccisi. Solo pochi di coloro, che furono internati nei campi di concentramento, sopravvissero ed i superstiti, per tutto il proseguire della loro esistenza, sopportarono e sopportano sulla loro carne e nella loro anima ferite, angosce e terrori. Questo fu la SHOAH: uno dei principali drammi della storia. Questo termine fu coniato da ELIE WIESEL, scampato ad AUSCHWITZ e Premio Nobel per la letteratura, per modificare la terminologia “OLOCAUSTO” che proveniva da una analogia tra il sacrificio, raccontatoci nella Bibbia, al quale doveva venire sottoposto Isacco figlio di Abramo. Definizione che risultava pertanto riduttiva ed impropria per indicare la determinata strategia di sterminio perpetrata nei confronti del popolo ebraico. La “giornata della memoria”, istituita con legge n. 211 del 20.07.2000 art. 1, cade il 27 gennaio di ogni anno, data scelta, in quanto anniversario del giorno in cui vennero abbattuti i cancelli di Aushwitz. La celebrazione di questa giornata deve rappresentare un monito per le nuove generazioni, deve essere un richiamo per ciascuno di noi, poichè la barbarie umana non ha mai fine, l’orrore delle leggi razziali, degli stermini e delle persecuzioni continuano a rappresentare un filo rosso insanguinato evidente e rintracciabile nella storia contemporanea. E’ sufficiente nominare la BOSNIA, l’ IRAQ e quanto succede tutt’oggi in tante, troppe parti del Mondo. PAPA GIOVANNI PAOLO II, nella lettera apostolica “TERTIO MILLENNIO ADVENINTE” scrisse: “ …è giusto pertanto che, mentre il secondo millennio del cristianesimo volge al termine, la chiesa si faccia carico con più viva consapevolezza del peccato dei suoi figli nel ricordo di tutte quelle circostanze in cui, nell’arco della storia, essi si sono allontanati dallo spirito di Cristo e dal suo Vangelo, offrendo al Mondo, anziché la testimonianza di una vita ispirata ai valori di FEDE, lo spettacolo di modi di pensare e di agire che erano vere forme di antitestimonianza e di scandalo”. Pertanto, dinanzi al genocidio del popolo ebraico nessuno può dichiararsi non responsabile, come nessuno oggi può restare indifferente agli orrori ed alle ingiustizie del tempo presente. La volontà di giustizia e pace devono rappresentare i valori fondanti dell’agire personale e sociale di tutti gli uomini di “buona volontà”, affinché dalla memoria consapevole della pagina più buia della storia d’Europa, si sappia trarre insegnamento per costruire un mondo solidale e rispettoso delle differenze culturali e religiose. Paolo Bonafè Ass.cult. Laboratorio Venezia

pubblicato venerdì 27 gennaio 2006 in blog

Perchè richiedere lo Stato di calamità Ambientale su Mestre

La paralisi dei trasporti, legata al nodo della tangenziale di Mestre, é il problema prioritario al quale va data al più presto una soluzione. Sulla tangenziale passa una media di 120.000 veicoli al giorno con punte di 170.000, di questi il 30% è traffico pesante e il 30% è traffico di puro attraversamento. Negli ultimi 10 anni, il traffico è cresciuto del 3,4% all’anno. Nei prossimi 10 anni il traffico crescerà dell’ 1,7% -2,5% all’anno (ma nei primi mesi di quest’anno il traffico pesante è aumentato ad un ritmo dell’8%). Considerato, inoltre, che sulla tangenziale di Mestre si sommano traffici di natura diversa, da quello urbano locale a quello che proviene dalle altre province e che il 50% dell’inquinamento dell’aria di Mestre deriva dal traffico della tangenziale, che fa rilevare le più alte concentrazioni di polveri fini PM10, si capisce perché si sia richiesto “LO STATO DI CALAMITA’ AMBIENTALE SU MESTRE”, ancora in data 29 giugno 2002, con una lettera presentata dal sottoscritto al Sindaco, una lettera presentata dal Consigliere Regionale PICCOLO al presidente GALAN e una inviata dai parlamentari BERGAMO e D’AGRO al Presidente BERLUSCONI, affinché i destinatari si attivino per creare una AUTORITY che gestisca questa emergenza. L’Autority dovrebbe essere presieduta dal livello regionale e dovrebbe dare voce ai sindaci dei comuni interessati, assieme ad ANAS, ARPAV e alla PROVINCIA, la stessa dovrebbe avere il potere di determinare, se necessario, il blocco del passaggio dei TIR, primi colpevoli degli ingorghi e dell’inquinamento da polveri fini PM10. Ma questo non è sufficiente, aspettando il PASSANTE si può e si deve intervenire: sui collegamenti alternativi TRENO (FS CARGO) e NAVE (ADRIATICA di Navigazione di VENEZIA), che possano determinare così nuovi sviluppi e nuovi collegamenti; controllando il livello delle emissioni dei veicoli in transito; regolando gli accessi alla tangenziale; potenziando le informazioni in merito alla tangenziale (sistema MARCO); garantendo la gestione di un sistema di emergenza; realizzando al più presto la terza corsia della tangenziale e tutti quegli interventi di viabilità urbana oramai non più procrastinabili (Via dell’Elettricità - Via Castellana – via Asseggiano - via Gazzera - Soluzione del nodo di San Giuliano - Viabilità dell’Ospedale di Zelarino – Modifica degli attraversamenti in Via Martiri della Libertà); prevedendo una viabilità extraurbana complementare e passante attraverso la realizzazione di opere di trasporto metropolitano su rotaia e cavo ( vedi SMFR e il TRAM di Mestre).

pubblicato venerdì 13 gennaio 2006 in blog

Diciamo No ai tagli previsti nella Finanziaria 2006 per la FLOTTA PUBBLICA e per la CANTIERISTICA ITALIANA

Da analisi fatte l’80% delle merci in entrata ed in uscita dall’Italia viaggia via mare e di queste il 66% (per la mobilità interna) si sposta poi su strada; se a questi dati sommiamo anche il trasporto civile, l’incidenza del trasporto su gomma sale all’87%. Con questi dati dobbiamo onestamente dirci che i progetti di costruzione e/o ampliamento di autostrade non possono rappresentare l’unica via di sviluppo possibile per il Paese, per i costi economici ed ambientali che comportano. Pertanto il trasporto marittimo, soprattutto per percorrenze superiori ai 300 km, diviene il settore che potrebbe registrare un alto margine di sviluppo e un basso impatto ambientale. Purtroppo, però, questo settore occupa ad oggi, solo il 5% del traffico merci totale. Pertanto, in una penisola come l’ITALIA, l’azione politica non può prescindere dall’analisi attenta dei costi economici, sociali ed ambientali delle scelte che si effettuano. Da un lato l’aumento vertiginoso di presenza di tir sulle nostre strade mette in luce l’inquinamento prodotto, le eccessive ore di guida dei camionisti, l’usura dei mezzi, il rischio incidenti; dall’altro il rilancio del trasporto via mare, garantirebbe l’allentamento della pressione sul nostro sistema stradale, permetterebbe la revisione di investimenti economici onerosi in infrastrutture con tempi lunghi di realizzazione. Orbene, allora non si capisce perché il Governo non attui misure mirate in tale direzione. CONFITARMA ha lanciato un messaggio di allarme al Parlamento e al Governo che è rimasto ad oggi inascoltato. La stessa, con una lettera aperta inviata lo scorso 19 dicembre, chiedeva il rinnovo degli sgravi contributivi per le navi che operano nel cabotaggio, oltre al rifinanziamento della legge 88 del 2001, che consente di ridurre i costi per le costruzioni navali . Intervenire in tali settori è indispensabile per non penalizzare importanti realtà industriali del nostro Paese. Gli sgravi contributivi per le navi che operano nel cabotaggio è una misura introdotta nel 1999, con l’apertura del traffico marittimo interno alle navi degli stati europei e tale intervento è finalizzato a ridurre i costi di esercizio delle navi italiane. L’altro intervento menzionato è il finanziamento della legge 88 del 2001, che prevede in accordo con il regolamento europeo, contributi del 9% per gli armatori che decidono di rivolgersi a cantieri italiani per costruire nuove navi. Questo significa che, per 17 delle cinquantasei nuove navi costruite grazie alla legge, non ci sono i soldi che il Governo si era impegnato ad assicurare agli armatori. Se uniamo poi questi tagli a quelli previsti per la flotta pubblica, in ordine ai contributi per i servizi dovuti, la situazione diviene davvero grave. Questo significa mettere in pericolo migliaia di posti di lavoro e mettere in ginocchio un fondamentale settore economico. Le Associazioni di Categoria degli Armatori pubblici e privati e l’ANCANAP (Associazione dei Cantieri Privati Italiani) auspicano che il Governo intervenga grazie ad un decreto correttivo “OMNIBUS”, anche se ad oggi non ci sono messaggi positivi in tal senso. Sotto il profilo ambientale sembra banale ricordare il livello inferiore di inquinamento prodotto dalle navi e il minor consumo energetico: le navi utilizzano nafte pesanti meno costose e prive di additivi che, se bruciate secondo le nuove normative, non inquinano. In secondo luogo, sviluppare il trasporto via mare, comporta investimenti calcolati in una percentuale di 15 volte inferiore, rispetto agli investimenti necessari per infrastrutture stradali o ferroviarie. Un ulteriore calcolo evince che sarebbero sufficienti circa quindici navi traghetto, per diminuire del 20% il traffico pesante nelle tratte autostradali più congestionate: tale soluzione sarebbe disponibile in tempi ridotti rispetto alla realizzazione di infrastrutture autostradali e ferroviarie. Pertanto, visto che a VENEZIA esistono importanti compagnie armatoriali e importanti cantieri di costruzione navale diviene fondamentale che i politici: parlamentari ed amministratori locali, intervengano verso il Governo ed il Parlamento per evitare che i tagli previsti mettano in ginocchio l’economia marittima e causare importanti ripercussioni anche sui livelli occupazionali locali e quindi sull’economia cittadina. Il Segretario Regionale FEDERMAR-CISAL Veneto Cap.Paolo Bonafè

pubblicato venerdì 06 gennaio 2006 in blog

Il "Meticciato" dei Popoli e il tema della Pace

In questi anni è divenuto di predominante attualità il tema del “meticciato” dei popoli. L’integrazione alla quale anche l’Italia non potrà sottrarsi (anche a causa del basso tasso di natalità), sarà inevitabile e questo grazie (o a causa) della nostra collocazione geografica di cerniera tra l’EUROPA con l’AFRICA, da una parte, e il MEDIO-ORIENTE dall’altra. Non servono statistiche o studi particolari per comprendere che vi sono centinaia di migliaia di africani che si stanno affacciando ai confini meridionali del nostro continente (basta leggere le cronache quotidiane che informano di continui sbarchi sulle nostre coste), ma non dobbiamo altresì dimenticare che vi è un altrettanto numero di cittadini, che provengono dai paesi dell’Est e dal Medio-Oriente, che a loro volta si affacciano ai nostri confini Orientali. Il non voler considerare quello che sta avvenendo vuol dire voler fare come gli struzzi che nascondono la testa sotto terra. Per questo la politica deve saper sciogliere i nodi cruciali del nostro tempo, deve essere strumento di dialogo e confronto, di crescita umana e culturale. Oltre ai problemi di integrazione che viviamo in casa dobbiamo considerare anche i problemi di integrazione interrazziale e culturale Il Medio Oriente rappresenta il focolaio, ormai perenne, di una lacerazione sanguinosa, che rischia di approfondirsi sempre più, fra il cosiddetto mondo occidentale ed il mondo islamico. C’è solo il rischio di una escalation che sembra impossibile arrestare. A tutto questo non vi si può porre rimedio solo con la forza, bisogna fermarsi e dare spazio e voce al bisogno di pace e giustizia che sgorga dal profondo del cuore degli uomini, bisogna riconoscere che la guerra porta in sé solo morte, odio, distruzione ….che preparano solo ad un altro conflitto. La storia deve rappresentare un patrimonio di esperienza collettiva perché gli orrori non si ripetano più. Dobbiamo esibire questa volontà di pace e fratellanza attraverso atti concreti, attraverso una “testimonianza “ di pensiero e di valori, lasciare da parte la demagogia, ma lavorando per costruire ponti di dialogo. Papa Giovanni Paolo II usava dire : "Gesti di pace creano per tradizione una cultura di pace". Il dialogo comporta scambi di idee e la crescita della cultura di un popolo, importante è avere la capacità di difendere le proprie tradizioni Ognuno di noi può dimostrare la propria volontà di pace, fare un azione in direzione della stessa, smuovere le coscienze degli uomini e farli ragionare che sui valori non sono gli schieramenti che devono guidare le azioni ma, appunto, la coscienza e per il cristiano la coscienza è quella di mettere CRISTO davanti alla propria azione sociale e politica. La forza della testimonianza di questo sta nel messaggio evangelico, che non può essere strumentalizzato, ma deve essere universale ed è per questo che dobbiamo avere come rotta quanto Papa Benedetto XVI ha detto da Colonia ai musulmani con il messaggio “se insieme riusciremo ad estirpare dai cuori il sentimento di rancore, a contrastare ogni forma di intolleranza e ad opporci ad ogni manifestazione di violenza, fermeremo l’ondata di fanatismo crudele che mette a repentaglio la vita di tante persone, ostacolando il progresso della pace nel Mondo. Il compito e’ arduo, ma non impossibile.”. Paolo Bonafè

pubblicato sabato 10 dicembre 2005 in blog

La riforma degli Istituti Nautici e L'Università del Mare

Nei primi giorni di novembre è stata inaugurata a Genova l’ACCADEMIA PER UFFICIALI DELLA MARINA MERCANTILE che diviene il naturale corso di laurea per i diplomati nautici, che vogliono approfondire la loro specializzazione professionale Questo avvenimento diviene importante perché va a migliorare e valorizzare la figura dell’Ufficiale di Marina, trasformatasi nel tempo; infatti le nuove tecnologie installate sulle moderne navi necessitano di maggiori conoscenze tecniche. L’Accademia del Mare però non è alternativa ma integrativa degli attuali percorsi formativi. Resta quindi sul tappeto la questione degli Istituti Nautici, che la riforma MORATTI fa divenire una sottospecializzazione del liceo tecnologico, settore Trasporti e Logistica. Con la riforma, alla fine del quinquennio, viene richiesta la partecipazione obbligatoria a corsi post-diploma per poter navigare. Questo fatto crea notevoli problemi ai neo-diplomati, i quali non si possono imbarcare subito dopo il diploma (come anch’io feci), iniziando quindi a lavorare e guadagnare, ma devono sostenere questi corsi che sono a pagamento, causando così la rinuncia di molti alla carriera navale. La riprova di tutto ciò è che, all’Istituto Tecnico Nautico di Venezia, vi sono questo anno solo una V^ classe Capitani e una V^ classe Macchinisti. Quanto detto non preoccupa solo i sindacati ma anche gli Armatori, i quali fanno già oggi fatica a trovare ufficiali preparati da imbarcare sulle loro navi, figuriamoci un domani. Importante sarà quindi che lo STATO trovi delle forme di rimborso o di contribuzione per i corsi Post Diploma e che pubblicizzi e sviluppi l’Accademia del Mare, perché il settore del TRASPORTO VIA MARE deve divenire sempre più strategico per una Nazione come l’ITALIA che è bagnata per i suoi tre quarti dal Mare. Il Segretario Regionale FEDERAMAR/CISAL Cap. Paolo Bonafè

pubblicato venerdì 09 dicembre 2005 in blog

L'inaugurazione dell'Accademia del Mare quale prospettiva formativa per gli ufficiali del futuro legandola ai problemi che verranno causati al settore della riforma MORATTI.

Nei primi giorni di novembre è stata inaugurata a Genova l’ACCADEMIA PER UFFICIALI DELLA MARINA MERCANTILE che rappresenta, all’interno di un corso di laurea, il naturale sviluppo di studio per i diplomati nautici. La figura dell’ufficiale di marina si è trasformata nel tempo e le nuove tecnologie richiedono necessariamente una maggiore conoscenza tecnica. Il nuovo percorso accademico non risolve però tutte le problematiche formative che interessano la marineria italiana; resta infatti sul tappeto la questione degli Istituti nautici che la riforma MORATTI trasforma in una sottospecializzazione del liceo tecnologico, settore Trasporti e Logistica, pertanto, per poter navigare, è richiesta la partecipazione obbligatoria a corsi post-diploma. Questi sono a pagamento con costi proibitivi per molti; le società armatoriali non hanno la possibilità di intervenire nel finanziamento degli stessi, questo comporta l’abbandono di molti alla carriera navale. Non a caso all’Istituto Tecnico Nautico di Venezia, quest’anno sono attive solo una V^ classe Capitani di Coperta e una V^ classe Macchinisti. Per questi motivi, i sindacati dei marittimi hanno inserito il mancato rimborso previsto dallo Stato per i corsi post diploma come uno dei principali punti per i quali è stato indetto lo sciopero del 25 novembre, assieme all’alleggerimento degli oneri fiscali del 25% per l’armamento privato, che opera su linee sotto le 100 miglia, alla riduzione del 50% dei contributi alla Tirrenia per i servizi obbligatori, alla riforma del collocamento che cancella la figura del raccomandatario marittimo e alla riforma della legge 108 sull’orario di lavoro. La preoccupazione legata all’iter formativo non è solo dei Sindacati, ma anche degli Armatori, che già oggi incontrano notevoli difficoltà a reperire ufficiali preparati da imbarcare sulle loro navi, difficoltà che aumenteranno con la riforma MORATTI quando gli Istituti nautici perderanno la loro specificità. Importante quindi sarà in futuro l’istituzione dell’Accademia del Mare che vede tra i promotori, non solo la CONFITARMA (Confederazione Italiana Armatori), ma anche il sindacato. Infatti la FIT/CISL è tra i soci fondatori con una quota simbolica del 2,5%. Avrebbe voluto aderirvi anche la FEDERMAR ma, purtroppo, essendo un sindacato autonomo, non dispone delle stesse risorse economiche dei sindacati della triplice. L’obbiettivo è quello di poter contare sempre più su ufficiali nazionali, che saranno alla guida di equipaggi provenienti da tutto il mondo, vista la perdita di interesse professionale per un settore che, nel nostro Paese, potrebbe essere determinante per l’economia Auspichiamo che, con lo sciopero del 25 novembre, il Governo possa capire le nostre esigenze ed intervenire efficacemente sulla questione, ponendo in atto i correttivi richiesti, altrimenti ferma sarà la nostra azione sindacale di protesta. Il Segretario Regionale FEDERAMAR/CISAL Cap. Paolo Bonafè

pubblicato giovedì 24 novembre 2005 in blog

Venezia: la necessità di mantenere forte il legame tra la città e il suo porto.

A Venezia è continua fonte di dibattito la diversa opinione circa l’opportunità di mantenere l’attività portuale nella città storica. Quale rappresentante di una parte di lavoratori, che operano nel settore marittimo, ritengo utile porre sul tavolo della discussione alcune considerazioni, quali ulteriore contributo, per favorire una maggiore conoscenza del tema. Desidero ricordare, innanzi tutto, come Venezia abbia perduto negli anni importanti aziende che hanno trasferito sedi e personale in terraferma, non solo a causa di trasformazioni aziendali, ma soprattutto per i maggiori costi gestionali legati alla logistica e ai trasporti. Questo esodo ha comportato una sommersa crisi economico-occupazionale che solo in parte ha potuto essere riassorbita dal settore turistico o dalle aziende ex municipalizzate. Siamo consapevoli che i cambiamenti della struttura produttiva hanno avuto ricadute sul tessuto sociale e sull’economia della città (esodo, mercato della casa, rete commerciale), pertanto se partiamo dal presupposto che ogni azienda che lascia Venezia, rende la città più povera sotto il profilo sociale ed economico, dobbiamo riflettere se ci si può permettere di perdere una attività, come quella portuale, che dà lavoro, direttamente od indirettamente, a circa 18.000 lavoratori. Per questo ritengo di avanzare alcune considerazioni alle argomentazioni poste in opposizione al traffico navale; soprattutto verso quelle che sono legate alla sicurezza e al controllo delle navi, ai pericoli che queste possono arrecare alla città e al problema del moto ondoso. Per quanto concerne la sicurezza è giusto sapere che la Capitaneria di Porto, ora Guardia Costiera, ha effettuato in questi ultimi tre anni, su navi che toccano il Porto di Venezia, ben 455 controlli legati al PORT STATE CONTROL, strumento che sottopone a verifica le navi straniere che scalano i porti italiani, per accertarne la conformità alle norme internazionali in materia di sicurezza della navigazione ed anti-inquinamento, nonché alle norme nazionali applicabili. Esso mira a contrastare il fenomeno delle navi ”sub – standard”, che costituiscono un pericolo per le persone imbarcate, per l’ambiente e per la sicurezza dei traffici marittimi. In generale le navi sono catalogate secondo un profilo di rischio generato da un database informatico europeo, nel quale confluiscono i dati di tutti gli ispettori PSC dei paesi membri. Il numero di queste ispezioni ammonta a circa 20.000 l’anno e nella sola Italia, nel 2004, ne sono state effettuate 2385, grazie al lavoro di 140 Ispettori PSC. Per quanto concerne le navi battenti bandiera italiana, i controlli vengono effettuati annualmente e anche i sindacati sono coinvolti nella visita ai servizi di bordo e in quella tecnico- sanitaria. Per quanto concerne il pericolo che le navi possono arrecare alla città, voglio ricordare l’episodio, avvenuto lo scorso anno, dell’arenameto alla M/N “MONA LISA”: dall’indagine è emerso che, a provocare l’incidente, fu un concatenarsi di cause quali la nebbia, una errata manovra ed un mancato uso dei rimorchiatori (che vengono utilizzati a discrezione dell’armatore). Vista la ridotta velocità in bacino, pari ai circa 6 nodi, era impossibile che la nave potesse andare ad urtare le rive di San Marco, data l’esistenza di una basso fondale fangoso (unghia), che arriva fino ai lati del canale di navigazione e, l’avvenuto arenamento, ne è conferma. Per una maggiore sicurezza si può intervenire sul legislatore e su chi è chiamato a garantire il rispetto delle regole, operando perché le navi possano entrare solo in condizioni di alta marea e assenza di nebbia e, se hanno un tonnellaggio superiore alle 3000 tonnellate, siano obbligate all’uso di uno o due rimorchiatori. La velocità consentita dovrebbe poi essere ridotta a quella di governo nave. Per quanto concerne il problema moto ondoso, ci si può attenere alle formule matematiche in uso alle migliori “vasche navali” del mondo, che evidenziano quanto il moto ondoso sia legato alla ampiezza e profondità del tratto di mare attraversato, al dislocamento nave e alla velocità di spostamento sull’acqua. Quindi, aumentando la sezione di un canale, con l’aumento della sua profondità, diminuisce la velocità dei flussi (inclusi quelli di marea) a beneficio delle sponde e della migliore distribuzione dell’ acqua. Ne risulta che, considerando il Canale di S. Marco, largo circa 200 mt (in rapporto ai 30 mt. massimi di una grande nave), abbiamo un moto ondoso ininfluente. Anche nel Canale S.Andrea diviene importante il rapporto tra l’immersione della nave e la profondità del canale; per questo l’Autorità Portuale richiede da tempo che la profondità sia riportata dagli attuali 9 mt, agli 11, eliminando ogni cunetta, come già previsto dalle cartografie del 1938. Tale intervento è previsto e collegato al D.P.C. del 3/12/2004, che decreta la stato di emergenza socio-economico-ambientale relativo ai canali portuali veneziani, a cui ha fatto seguito l’Ordinanza PCM n.3383, che ha nominato il Commissario all’escavo dei canali e alla depurazioni dei Fanghi e delle Acque, che si unisce al progetto integrato Fusina. Il Segretario Regionale FEDERMAR/CISAL Paolo Bonafè

pubblicato martedì 20 settembre 2005 in blog