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QUALI POLITICHE PER SVILUPPARE LA RESIDENZIALITA’ E PER BLOCCARE L’ESODO  

2023-05-29 QUALI POLITICHE PER LA RESIDENZIALITà E PER BLOCCARE L'ESODO-12023-05-29 QUALI POLITICHE PER LA RESIDENZIALITà E PER BLOCCARE L'ESODO-2

 

Come Azione Venezia ci stiamo domandando come dev’essere il futuro di Venezia per i prossimi 30 anni.

Per rispondere a questa domanda dobbiamo pensare ad un modello di sviluppo compatibile e gli errori che sono stati compiuti fino ad ora, visto che la città storica si sta spopolando di residenti e di attività produttive.

E’ parere di una parte della città (e che noi riteniamo sia da rivedere) che Venezia debba essere uno spazio fisicamente preservato, disponibile alla visita dei visitatori di tutto il mondo e nel maggior numero possibile. Questo è’ un modello che mira alla pura conservazione fisica e allo sfruttamento della città ai soli fini turistici.

Questo modello confligge, però fisiologicamente,  con la necessità di una città abitata, che possieda caratteristiche ben precise,  tra le quali quella di avere delle attività lavorative (attività portuale, commercio, artigianato, ecc) alternative al solo turismo e  che viva anche di abitanti residenti.

E’ importante essere consapevoli del problema oggettivo che le aspettative dei cittadini, e in generale di coloro che ritengono che Venezia non possa perdere i suoi abitanti pena “perdere l’anima”, confliggono di fatto con quello che il mondo fin’ora ha chiesto e voluto che fosse Venezia. Lino Toffolo usava dire che Venezia senza i Veneziani è come Pompei

Lo spopolamento di Venezia, causato da fenomeni in qualche modo epocali (il calo demografico e la naturale tendenza dei centri storici a svuotarsi) è anche determinato da un insieme di fattori, tra i quali l’assenza di disponibilità abitativa per giovani coppie, anche a causa del proliferare delle locazioni turistiche,  la mancanza di lavoro stabile in città, se non legato al turismo  e all’assenza di un sistema di mobilità moderno ed adeguato alle esigenze di mobilità dei cittadini e dei turisti ( con la ovvia necessità di suddividere dove possibile i flussi).

Sull’emergenza abitativa e il blocco all’esodo abitativo Azione vuole fare delle proposte politiche che si focalizzino, non solo su politiche abitative mirate ai residenti, ma anche su interventi complementari agli altri grandi temi in discussione per Venezia.

La proposta di politica residenziale specifica per Venezia, per Mestre e per Marghera, si vuole sviluppata su due grandi filoni: le nuove edificazioni e il recupero del patrimonio residenziale pubblico, dopo decenni di abbandono.  In questa ottica il patrimonio pubblico andrà gestito in modo competente, curato (creando una efficiente funzione dedicata comunale e regionale), utilizzando ogni livello di finanziamento europeo, nazionale, comunale, modificando i meccanismi di accesso all’alloggio, introducendo l’efficientamento energetico sostenibile degli immobili stessi.

La seconda è il recupero di aree ora dismesse e da destinare a nuove abitazioni da mettere sul mercato immobiliare. Nei primi anni 2000 sono già state riconvertire aree post industriali della Giudecca (vedi area Ex Jungans) per realizzare appartamenti in parte di social housing e in parte destinati alla libero mercato. Bisogna perseguire sulla strada intrapresa e mettere regole di mercato che prevedano l’impossibilità di acquisto di nuovi alloggi, per poi metterli sul mercato delle locazioni turistiche

Riteniamo poi, che il vasto patrimonio immobiliare pubblico, debba tornare ad una regia comunale, all’assessorato Casa di Cacciariana memoria, perché i molteplici enti pubblici che gestiscono immobili di residenziale pubblica non possono gestire autonomamente il complesso meccanismo delle assegnazioni, ma la regia deve essere unica e basata su regole e parametri chiari.

Poi vi è il tema residenza scolastica e universitaria, e qui si deve creare una sinergia tra l’Università e il Comune anche per concentrare i siti universitari e creare poi dei servizi pubblici dedicati, soprattutto legati ai trasporti e alla mobilità cittadina.

La grande area del Vega che oggi sta vedendo la possibilità di essere ceduta dalla gestione pubblica a quella privata, potrebbe divenire un grande campus universitario dotato di parcheggio, mensa e sale auditorium. Lo stesso è già un hub di interscambio ferro (treno) e gomma(autobus) sia con Venezia, che con l’entroterra veneto. L’Università deve dialogare con l’Amministrazione Comunale e le scelte di entrambi gli enti devono andare concertate.

Per la mobilità, una possibile innovazione sarebbe la creazione / ultimazione dei terminal, anche previsti dal PUMS,  senza scandalizzarsi sull’uso dei PILI e di San Giuliano,  come interscambio tra bus turistici e mezzi acquei, in un’ottica di gestione dei flussi;  ma anche il riprendere alcuni grandi progetti per la città, come ad esempio la Sub lagunare, soprattutto ora che verrà costruita una bretella ferroviaria in zona aeroportuale e la nuova stazione di collegamento con l’alta velocità.

Questi sono solo alcuni dei cambiamenti possibili finalizzati ad una decisa modifica della qualità della vita di chi questa città vuole abitarla, di chi ci lavora, studia o la visita con immutata meraviglia.

Venezia, 30/05/2023

AZIONE VENEZIA

Paolo Bonafè – Segretario Comunale Azione Venezia

Leda Costantini – Delegata Mestre e Terraferma e Responsabile Residenzialità Azione Venezia

MOTO ONDOSO: PROBLEMA ANCORA IRRISOLTO

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Le rive dei canali e le fondazioni dei palazzi veneziani sono sempre più danneggiate dal moto ondoso causato dalle numerose imbarcazioni che girano quotidianamente in laguna. È una situazione delicata, che i cittadini della città storica documentano quotidianamente con video o foto che evidenziano il crollo e il cedimento di rive o di muri di contenimento
Certamente una delle cause del moto ondoso è determinata dalla forma degli scafi, dai materiali costruttivi, dai dispositivi di propulsione e dalla velocità di navigazione. Quest’ultima, la velocità, può essere decisiva se vogliamo limitare con un provvedimento immediato gli effetti negativi del moto ondoso di superficie. Studi fatti in laguna, soprattutto quelli del professor D’Alpaos. hanno dimostrato che la velocità influisce sull’altezza e quindi sull’energia trasportata dalle onde, che è proporzionale al cubo. Quindi bisogna imporre un limite di velocità e poi farlo rispettare con delle sanzioni. Bisogna poi ridurre l’uso di imbarcazioni in ferro all’interno dei canali, perché le rive vengono “scavate” dalla cavitazione delle eliche e rovinate dai bottazzi in ferro, che le colpiscono causa la risacca.  Di moto ondoso purtroppo ne parliamo da decenni senza che sia stata trovata una soluzione. Questo vuol dire che fino ad ora non si è stati capaci di intervenire in modo efficace e questa colpa ricade soprattutto sulla politica e sul ricatto delle lobby, che su Venezia purtroppo incidono in modo evidente. Quindi intervenire su regole più rigide e su controlli capillari significa produrre delle proteste, ma per il bene di Venezia si deve andare in questa direzione. La Giunta Costa (2000-2005) aveva adottato delle postazioni fisse di rilevazione della velocità, con ordinanze legate all’azione di un commissario al moto ondoso, nominato nell’allora vicesindaco, con potere sanzionatorio immediato da parte della polizia municipale. Erano state attivate le commissioni consiliari ed impegnato il Consiglio comunale in impegni per l’Amministrazione Comunale. Purtroppo, però l’azione messa in campo è stata inefficace, anche perché le giunte successive forse non hanno avuto la stessa sensibilità sul tema o perché il problema principale è che a Venezia, manca una regolamentazione che sia paragonabile a quella del traffico su ruota di una qualunque altra città. Per questo si chiede alle istituzioni di affrontare e risolvere la questione una volta per tutte, che si faccia chiarezza, si impongano limiti e si istituiscano controlli costanti capaci di porre un freno alle continue infrazioni. Poi esiste il problema inquinamento legato al numero dei mezzi che solcano la laguna e che a Venezia raggiunge livelli paragonabili a quelli della terraferma. Colpa anche dei carburanti che vengono utilizzati dalle imbarcazioni, addirittura 500 volte più inquinanti (per quanto riguarda lo zolfo) di quelli per gli autoveicoli. Dannosi per la salute di Venezia, e dei veneziani. E per l’ambiente nel suo complesso e per i marmi e stucchi dei palazzi storici. Di moto ondoso si parla ciclicamente. Come Azione Venezia ci attiveremo per istituire degli Stati Generali dove siano invitate e coinvolte l’Amministrazione Comunale, le categorie, le associazioni e le società di trasporto perché si deve cercare certamente la concertazione, ma poi alla fine si deve poter decidere in modo ponderato ma efficace.
Venezia, 24/05/2023
Il segretario Comunale Azione Venezia Paolo Bonafè
Il Vice segretario Comunale e delegato per il Centro storico ed Isole Mauro Memo

Finalmente il via libera al nuovo protocollo fanghi

2023-05-23 Finalmente il via libera al nuovo protocollo fanghi

2023-05-24 Gazzettino Finalmente approvato il protocollo fanghi

2023-05-24 Nuova Venezia Finalmente approvato il protocollo fanghi s

Azione Venezia esprime profondo apprezzamento per il via libera al nuovo protocollo fanghi, avvenuto ieri grazie alla firma del Ministro della Salute.

Si pone quindi la parola fine all’annosa questione che ha bloccato in tutti questi anni lo sviluppo del Porto di Venezia e che ridefinirà la classificazione degli stessi in funzione della tossicità e consentirà di poterne riutilizzare una parte, quelli classificati in “Classe A” (che col vecchio Protocollo del 1993 sono una percentuale risibile), per la ricostruzione morfologica della Laguna e non inviarli totalmente in discarica (l’isola delle Tresse, ormai al collasso).

 

L’entrata in vigore del Protocollo consentirà finalmente la redazione dell’atteso Piano Morfologico della Laguna, per la ricostruzione degli habitat naturali compromessi e in particolare consentirà gli scavi per il mantenimento della profondità prevista dal Porto del Canale dei Petroli, vitale per l’accessibilità del Porto e oggi in grave sofferenza.

 

Quella della redazione del nuovo Protocollo Fanghi è una vicenda kafkiana, paradigmatica della paralisi burocratica del nostro Paese, una storia di palleggi di responsabilità e gelosie tra gli Enti interessati (tra cui ben tre Ministeri), interferenze improprie e un ginepraio di competenze. Esprimiamo soddisfazione perché tale risultato è stato frutto di un profondo lavoro che ha visto Governo ed Azione lavorare per un fine comune. Ringraziamo il lavoro dell’Onorevole Carfagna che il 31 marzo scorso aveva incontrato le autorità portuali tutte a Marghera, con l’impegno di sollecitare tale risultato: impegno mantenuto e risultato ottenuto.

Ora possiamo guardare fiduciosi al futuro di Venezia come ZLS, riconosciuto come uno degli ultimi atti del Governo Draghi grazie appunto al lavoro della Ministra Carfagna.

 

Paolo Bonafè – Segretario Comunale AZIONE Venezia

 

Cristian Zara – Responsabile Comunicazione AZIONE Venezia

 

Comunità Bengalese – SUMMUM IUS, SUMMA INIURIA

2023-05-17 Gazzettino Avanti con la moschea - gli islamici non si fermano
La comunità bengalese, per il tramite di una APS (Associazione di Promozione Sociale) aveva preso in affitto l’ex supermercato PAM in via Piave per farne luogo di culto musulmano, “servizio” di cui c’è oggettivamente carenza se teniamo conto che i bengalesi ufficialmente residenti – una comunità numerosa e radicata, attiva nel piccolo commercio, nel turismo e nella cantieristica (Fincantieri ne impiega 3000) – sono ben 8000, nel solo Comune di Venezia.
Come non detto.. non ci sono le autorizzazioni, la destinazione urbanistica non è congrua, i rischi per la sicurezza dove li mettiamo e poi tutta questa gente senza controllo che cosa viene a fare (a pregare, cosa che ormai da noi si usa poco).  I residenti del condominio soprastante si sono allarmati e in un baleno sono intervenute le Autorità, hanno constatato lo “spregio di qualsivoglia cautela di prevenzione da pericoli e rischi per la sicurezza, tale da rendere oggettivamente non idoneo l’immobile all’uso cui in concreto viene adibito” e disposta l’immediata chiusura dell’attività.
Insomma, la Legge è legge, “le carte” non sono a posto (e verosimilmente anche dal punto di vista sostanziale, l’ex supermercato non è una struttura idonea), la sicurezza e il decoro trionfano.
A noi resta però uno sgradevole retrogusto di summum ius, summa iniuria, perché le Moschee, come le Chiese, sono luoghi di comunione e socialità, di sostegno reciproco e di visibilità (in un certo senso anche di “controllo”) per una comunità numerosa con la quale condividiamo lo spazio di questa città e che non dovremmo far sentire ai margini. E poi però parliamo di “integrazione”, di prevenire le cause del degrado..
#ItaliaSulSerio
Antonella Garro, Segretaria Metropolitana
Paolo Bonafè, Segretario Comunale

Casa di Comunità – Servizi Sanitari 24h su 24 e chiusura del Giustinian

Con l’ emergenza Covid tutti sembravano convenire sull’ indispensabilità di investire sulla sanità pubblica e sul potenziamento della medicina territoriale. A soli tre anni dal dramma della pandemia, la sanità è tornata ad essere la cenerentola italiana.
Mancano i medici, sia nel territorio, che nelle strutture sanitarie, i Pronto Soccorso, con personale insufficiente e disumanamente sotto pressione,  sono l’imbuto in cui vengono scaricate le richieste di cura che non trovano risposte alternative.  l’ esperienza delle Case di Comunità, Servizi Sanitari h24, rappresentano un modello strategico da implementare e sviluppare. Si tratta di strutture che erogano assistenza e  servizi domiciliari ad anziani e disabili, integrando una pluralità di prestazioni che, per motivi logistici, le strutture ospedaliere non potrebbero garantire.
A Venezia, il  Giustinian  rappresenta il presidio  vocato a  rispondere alle esigenze socio-sanitarie  dei cittadini, dalla prima infanzia, alla terza età. Chiuderlo, accentrando tutti i sevizi presso l’Ospedale Civile, significa impoverire la città, depredarla di un presidio  socio-sanitario, punto di riferimento per i suoi abitanti.
L’ipotesi quindi, formulata dalla Regione, di smantellare  la struttura e cambiarne la destinazione d’uso, nella previsione di una possibile assegnazione del palazzo come sede dell’”Autorità Europea Anticorruzione”, comporta una grave perdita per la popolazione  di un servizio sanitario essenziale.
Senza voler sminuire, in alcun modo, l’importanza e il prestigio per Venezia di ospitare Codesta Sede Europea, noi riteniamo che la nostra città sia in grado di proporre alternative altrettanto prestigiose, evitando di privare dell’offerta sanitaria di prossimità, che il Giustinian rappresenta,  gli  anziani e le persone non autosufficienti.
Riteniamo che i servizi sanitari vadano potenziati, non diminuiti, vadano difesi, non sostituiti con ipotesi di soluzione palesemente non all’altezza e non  risolutive dei tanti e sempre più urgenti problemi della polazione anziana.  Anche la paventata ipotesi di soluzione proposta dalla Regione, è palesemente inadeguata.  L’ospedale civile non ha la capienza (e i tanti problemi organizzativi ce lo ricordano) nè strutturale nè organizzativa per  ospitare i servizi territoriali.
La sanità è la grande emergenza nazionale, necessita di finanziamenti, di essere rimodernata  ed efficientata perchè possa uscire dall’emergenza funzionale cronica in cui si dibatte da troppo tempo.
Paolo Bonafé segretario Comunale
Leda Costantini e Antonella Cavazzina
Segreteria Comunale Azione Venezia

Quali progetti per Mestre, per rendere la città più viva e sicura

 

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Su Mestre stiamo vedendo che in questo periodo vi una attenzione maggiore, rispetto al passato, per quanto riguarda il tema sicurezza e sviluppo del territorio e questo grazie all’attivismo delle associazioni territoriale di cittadini che si sono poi unite nella grande e partecipata manifestazione contro il degrado e per la sicurezza che ha avuto, grazie al grande eco, la conseguente ed immediata presa di posizione delle forze dell’ordine e della amministrazione comunale.

Da allora si vedono dei passi in avanti, ma bisogna insistere. La zona di Via Piave e della stazione necessitano di enormi piani di riqualificazione. Il progetto di fattibilità tecnico economica presentato da FS per la “nuova” stazione di Mestre, che andrebbe a collegare anche Marghera, andava in questa direzione. Vi è anche un progetto che vogliamo portare avanti che è quello dii riprendere i progetti  di stazione sotterranea per la stazione di Mestre, che permetterebbe una riqualificazione della  attuale area di via Trento e via Piave, a favore di maggiore verde pubblico e di luoghi di aggregazione. Mestre ha bisogno di una nuova riprogettazione urbanistica

Ma anche la rigenerazione abitativa di Mestre può essere importante per fermare il degrado, riteniamo che si debba puntare soprattutto sui giovani e nel progetto Venezia Città Campus, che potrà avere ottime ripercussioni a Mestre.

È evidente come uno studente o un giovane lavoratore che passa un anno nella nostra città possa giovare molto di più ai piccoli negozi di vicinato rispetto al turista classico che si ferma per pochi giorni, per questo è fondamentale ripartire da chi la città ed in particolare il quartiere può popolarlo e farlo vivere.

Dalla tesi di Laurea della dottoressa Giliberto emerge chiaramente come il quartiere offra tutti i servizi di prossimità facilmente accessibili e non è scontato dato che siamo assediati dai centri commerciali. Bisogna proseguire intensamente con il contrasto allo spaccio e alla microcriminalità seguendo alcune vie maestre: espulsioni dal territorio nazionale che hanno portato dei primi risultati, presidi di polizia fissi che aiutano e migliorano la sensazione di sicurezza per il cittadino ed un’azione sociale forte per aiutare le persone che cadono nel tunnel della droga.

Bisogna altresì prestare attenzione a non spostare il problema in altre zone senza effettivamente ridurlo. Però come affermato dal professor Micelli oltre al contrasto alla criminalità bisogna impegnarsi con forza per promuovere nuove forme di socialità in una zona dove il tessuto sociale si è sfaldato e le persone si sentono al sicuro solo dentro le mura di casa.

Paolo Bonafè Segretario Comunale Azione Venezia

Tommaso de Vido Responsabile Tavolo Degrado e Sicurezza Azione Venezia

Ex Ospedale al Mare ed Ex Ginecologia – Benvenuti piani di sviluppo

2023-05-04 Gazzettino Recupero area OAM e sviluppo del Lido

Le notizie che ci arrivano sulla ristrutturazione dell’area Ex Ospedale al Mare sono lusinghiere. Dopo il progetto di recupero funzionale dell’intera area ospedaliera, per adibirla a centro di ricerca, coinvolgendo nuove maestranze e investendo ingenti risorse, dei giorni scorsi, ecco ora il progetto di un nuovo polo sanitario dentro il padiglione dell’ex ginecologia con annesso parcheggio. Se questo ulteriore progetto del magnate Frank Gorthardt andasse a buon fine, vorrebbe dire che anche per la sanità lidense ci sarebbe un nuovo sviluppo. Lo si è sempre detto che, se quell’area veniva adibita alla riabilitazione o alla ricerca, ne avrebbero tratto beneficio anche i servizi sanitari, perché collegati. Dove esiste ricerca e sviluppo ci sono sempre ottimi risvolti e nuove opportunità per i territori coinvolti.  La zona, come sanno bene i lidensi, è in uno stato di degrado ed abbandono dai primi anni 2000. Il progetto anticipato in Municipalità, con tanto di piano e progetto sanitario, prevede di recuperare i due piani dell’immobile ex Ginecologia e al suo interno verrebbero realizzati il reparto di Primo Soccorso (PPI), il centro analisi e prelievi, la riabilitazione, il CUP, il centro di salute mentale, l’emodialisi, la pediatria, un poliambulatorio e gli uffici amministrativi, spostando quello che ora è nel monoblocco.

L’insieme delle opere porterà certamente nuova economia nell’isola, grazie all’investimento immobiliare di 100 milioni previsto, ma anche nuova residenza,  visto che sono previsti 1000 nuovi occupati, molti dei quali verranno da fuori città perché studiosi e/o scienziati di alto livello professionale. Inoltre la creazione di un polo di ricerca e sanitario sarà una ulteriore garanzia per la salute dei cittadini lidensi e non solo per il Lido. Questo grazie anche ai piani di sviluppo dell’Ospedale San Camillo IRCCS, che grazie alla sinergia tra clinica e ricerca, è sempre di più  una eccellenza nazionale nella neuroriabilitazione. Crediamo che, unitamente ai grandi progetti di rilancio delle storiche strutture  ricettive, al rilancio delle spiagge, della ristorazione e dello sviluppo dei vari processi di rilancio in atto, finalmente il Lido potrà riprendere il suo protagonismo nello scenario dello stesso Veneto e dell’intero Nord Est. Necessitano ora grandi progetti di nuova mobilità ( perché non riprendere il progetto di Sublagunare che ora potrebbe servire anche un eventuale e auspicabile porto a mare) Sta ora ad Ulss 3 e Comune trovare un accordo per il polo sanitario del Lido e speriamo che lo trovano presto. Veramente speriamo che il tempo del degrado per il Lido sia finito e che vi sia una nuova rinascita.

Paolo Bonafè – Segretario Comunale Azione Venezia

Mario Pizzolitto – Referente Sanità Comunale Azione Venezia

Problema commercio in Calle delle “Rasse” e plateatici

2023-05-03 Nuova Venezia Nuovi temporary shop calle rasse

2023-05-03 Nuova Venezia Nuovi temporary shop calle rasse

AZIONE VENEZIA condivide le forti preoccupazioni degli operatori commerciali ed artigiani che operano in centro storico rispetto alla situazione di abbandono nella quale sembra esser caduta l’area di Calle delle Rasse, con vetrine chiuse da anni e senza più alcuna prospettiva. Seppur vero che si aspetta con ansia l’intervento di riqualificazione delle proprietà DANIELI pensiamo non sia possibile che il Cuore pulsante della nostra Città sia abbandonato all’assalto dei turisti, senza poter dare alcuna prospettiva ai tanti che sarebbero pronti ad investire nuovamente su tale area e quindi a ridare vita agli esercizi commerciali: una proposta per Noi fattibile potrebbe essere nel condividere con la proprietà la possibilità di attivare dei temporary shop, che sicuramente sarebbero molto apprezzati e che andrebbero a tutelare sia la proprietà che gli investitori. Giudichiamo invece positivamente la politica dell’amministrazione comunale rispetto alla concessione ai giovani degli spazi di proprietà pubblica ad affitto agevolato per l’apertura di nuove attività: questa è l’attenzione che deve esserci rispetto a quanti vogliono fare impresa.

Chiediamo infine un intervento deciso dell’amministrazione comunale rispetto alla giungla dei plateatici  che stanno proliferando nelle Isole: non ci riferiamo esclusivamente ai plateatici che superano le concessioni comunali dei pubblici esercizi e che dovrebbero essere controllati “ metro alla mano” ma anche a quei negozi che incuranti delle normative comunali occupano suolo pubblico mettendo a rischio anche l’incolumità delle persone in quanto riducono di molto lo spazio pedonale delle singole aree/calli (problema che evidenziamo in modo particolare in isole altamente frequentate da turisti come in questi giorni  l’Isola di Burano). Crediamo sia doveroso un deciso intervento nel rispetto dei tantissimi imprenditori/artigiani/commercianti rispettosi delle normative, affinché non debbano pagare sempre le conseguenze di questa concorrenza sleale.

 

Paolo Bonafè – Segretario Comunale AZIONE VENEZIA

 

Cristian Zara – Responsabile Area Commercio-Artigianato AZIONE VENEZIA

DL 10/2023 Sicurezza – Perché è demagogia voler eliminare la Protezione Speciale

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DL 10/2023 Sicurezza – Perché è demagogia voler eliminare la Protezione Speciale 

Ieri è iniziata la discussione al Senato del DL del 10/3/2023 che non vogliamo chiamare Decreto Cutro. per rispetto a quel territorio, ma Decreto sicurezza ter e che dimostra per l’ennesima volta una incapacità di saper affrontare il problema dell’immigrazione clandestina nel suolo italiano, visto che dall’ inizio del 2023 sono stati più di 20.000 gli sbarchi irregolari.  Nello stesso decreto, uno degli argomenti che riteniamo più discutibile è quello di voler eliminare la “protezione speciale”, un tipo di protezione riconosciuta dalla legge italiana alle persone migranti che va ad affiancarsi e a espandere quella riconosciuta dalle leggi internazionali per le persone che sarebbero a rischio di persecuzione e gravi danni nel proprio paese. La norma è stata inserita tramite un emendamento della maggioranza che probabilmente,  verrà ulteriormente modificato.  Nel 2022 le persone che hanno ottenuto l’asilo politico sono state 6.161, quelle che hanno ottenuto la protezione sussidiaria 6.770 e quelle che hanno ottenuto la protezione speciale 10.865. Il 53 per cento delle richieste di protezione è invece stato rigettato. Quindi parliamo di numeri irrisori,  E’ da tempo che la Lega spinge per l’abolizione della protezione speciale e anche la premier Meloni in visita in Etiopia ha fatto dichiarazioni in tal senso. Per molti esperti l’eliminazione della protezione speciale potrebbe mettere a rischio migliaia di persone, e renderebbe più caotiche le procedure di gestione dei migranti. Questa norma deve ancora passare il vaglio del Parlamento e quindi può e deve divenire oggetto di negoziato tra le forze politiche.

Non è vero, come afferma la Lega che l’eliminazione della protezione speciale porrebbe fine a una peculiarità italiana: questo è falso, perché nell’Unione Europea ben 18 paesi prevedono una protezione complementare a quelle già previste dalle norme internazionali, ovviamente con tutte le varianti previste dalle singole leggi nazionali.

Per spiegare meglio cosa si tratta bisogna chiarire che la protezione speciale è uno dei tre modi grazie ai quali una persona straniera che arriva in Italia scappando da situazioni di pericolo può ottenere la possibilità di vivere e ricevere accoglienza nel paese.

Nello specifico, quando una persona straniera entra in Italia ha diritto a richiedere protezione internazionale allo stato, e la sua domanda è esaminata dalla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, ovvero in un ufficio presente nelle prefetture italiane.

A seconda del tipo di domanda, la commissione può riconoscere tre tipi di protezione, oppure rigettare la domanda.

Il primo tipo di protezione è l’asilo politico, che secondo la Convenzione di Ginevra è riconosciuto alle persone che ottengono lo status di rifugiato, ovvero di quelle persona che «nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato».

 

Il secondo tipo di protezione è la cosiddetta “protezione sussidiaria”, che è prevista da una direttiva Europe, poi recepita dall’Italia, e si applica alle persone che potrebbero subire in caso di rimpatrio un «danno grave» (come per esempio morte, tortura o altri trattamenti inumani) o anche la minaccia derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato.

Diritto d’asilo e “protezione sussidiaria” sono le due forme di protezione riconosciute a livello internazionale.

 

Se la Commissione territoriale dovesse negarle entrambe, la legge italiana prevede poi un terzo tipo di protezione, che è appunto la “protezione speciale” che il governo vorrebbe abolire.

La protezione speciale è riconosciuta alle persone straniere «qualora esistano fondati motivi di ritenere che l’allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare».

La “protezione speciale” esiste soltanto da qualche anno: in precedenza esisteva una norma simile chiamata “protezione umanitaria”, che tuttavia nel 2018 era stata praticamente abolita da Matteo Salvini, quando era ministro dell’Interno nel primo governo Conte, nell’ambito dei cosiddetti “ Decreti sicurezza”

Durante il secondo governo Conte la ministra Luciana Lamorgese aveva poi ripristinato la norma con il nuovo nome di “protezione speciale”, e con alcuni cambiamenti.

Quindi intervenire su questi temi è solo demagogia od “arma di distrazione di massa”, anche la CEI ha dichiarato che non esiste un emergenza migranti, Si deve quindi trattare questi temi che toccano il futuro e la vite di migliaia di persone con cautela e sensibilità  Il meticciato dei popoli , come citava il Cardinale Scola,  è il futuro di questo nostro continente, per l’ovvio motivo che la denatalità non aiuta i popoli alla autoprotezione territoriale ed è autolesionista per l’economia delle nazioni.

Paolo Bonafè

Segretario Comunale di Azione Venezia

25 aprile – una data da non dimenticare

25 aprile – una data da non dimenticare!

Non esiste una terza via tra fascismo e antifascismo, non esistono possibilità di neutralità.

Le dichiarazioni, gravissime e irricevibili, di membri del Governo, relative alla “sostituzione etnica”, ci palesano quanto sia indispensabile la celebrazione del 25 aprile, per riaffermare i valori di libertà (che non può esulare dall’accoglienza), di democrazia ( che significa integrare), di giustizia sociale ( come processo incessante e continuo) in un quadro storico e sociale in continuo cambiamento.

La data del 25 aprile è ricorrenza che deve riunire il Paese e rivestire un baluardo di democrazia. Ancor più oggi, quindi, vi è la necessità di ribadire e difendere i valori di libertà, di democrazia, di giustizia sociale, di pace che animarono, nel suo complesso, la Resistenza. La Democrazia non va mai data per acquisita, ma va sempre, giorno dopo giorno, coltivata, affermata e realizzata. Per buona parte del secolo scorso, i partiti italiani hanno sempre avvertito la necessità di anteporre alla loro, pur diversa connotazione politica, quella di partito “antifascista”, proprio per ribadire in quale terreno affondavano le loro radici.

Citando Aldo Moro, egli considerava il termine antifascista quale elemento caratterizzante ed appunto, tratto identitario della politica italiana.

Oggi siamo davanti ad uno strisciante è inquietante revisionismo storico e le parole del Presidente del Senato sull’eccidio di via Rasella e la sua falsificazione dei fatti,  sono, di per sé, un fatto gravissimo. La Resistenza italiana mostrò al mondo la volontà, l’autodeterminazione e la voglia di riscatto degli italiani, dopo anni di dittatura e di guerra di conquista. In questo giorno non si possono dimenticare i morti, sia tra i soldati che decisero di non accettare l’accordo con il dominatore, sia tra i tanti civili e partigiani che, con le loro azioni, diedero una accelerazione all’avanzata alleata, per la liberazione del Paese, e tutte le vittime dell’Olocausto e dei campi di stermino.

Oggi, rileggere le testimonianze dei martiri della Resistenza, significa mantenere e trasmettere la memoria e vivi i principi. Nulla è mai scontato, perché la storia ci mostra che l’orrore si può ripetere. Basti pensare alla guerra in Ucraina, quando mai avremmo potuto ipotizzare che, nel 2022, si potesse scatenare un conflitto così cruento nel cuore dell’Europa. Un continente che, dopo i massacri, gli orrori, la barbarie dei due conflitti mondiali, sembrava aver maturato una profonda cultura di pace. Purtroppo, la storia sembra non insegnare nulla, da parte nostra possiamo, però, mantenerne viva la memoria a favore delle nuove generazioni, anche grazie alla data del 25 Aprile. In questo giorno l’Italia non deve smettere di celebrare la Liberazione dal nazi-fascismo, nel  rispetto e con la profonda gratitudine per tutti coloro che hanno dato la vita per gli ideali di libertà e democrazia.

Firmato

Paolo Bonafè Segretario Comunale Azione

Antonella Garro Segretaria Metropolitana Azione