La fragilità di questa città unica al mondo

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Venezia si sta dimostrando fragile.  Ora, che la prima economia della città è in difficoltà,  si comprende la miopia delle governance amministrative comunali di questi ultimi 30 anni, che hanno permesso la chiusura e la delocalizzazione di imprese primarie per questa città.

Personalmente ho vissuto come dipendente nei primi anni 90 la chiusura della Adriatica di navigazione, che ha messo in crisi centinaia di posti di lavoro dell indotto, in primis i Cantieri Toffolo e Lucchese della Giudecca,  ma non è l’unico caso di chiusura e di delocalizzazione aziendale.

Basti pensare alle Generali e di altre decine di aziende.

Murano ha visto negli anni una continua chiusura di attività legate al vetro e alle perle, che trasferendosi  in terraferma hanno di fatto impoverito  quel territorio

Scelte sbagliate, supportate  da politiche commerciali ed ambientali  insufficienti, hanno messo in ginocchio le attività produttive della città d’acqua.

si è pensato che la sola economia  turistica bastasse al benessere sociale di tutta la città, senza però fare una politica sulla qualità del turismo e sulla gestione dei flussi di accesso alla città storica, con turisti “cammellati”  che intanto invadevano la città, e che ora sono rimpianti, visto la Venezia deserta di questi giorni.

Il commercio è in ginocchio grazie ad una fallimentare politica di concessione di aree destinate alla grande distribuzione  ( oltre 1500 mi.) nella periferia della città e in provincia. Basti vedere la moria di negozi su Mestre che di fatto danno una sensazione di città meno sicura ( le luci delle vetrine illuminano le strade e i marciapiedi, il buio crea paura ed insicurezza)

Tutto ha origine nei primi anni 2000 anche a seguito di concessioni e leggi regionali che non sono state impugnate dal Comune di Venezia.

Allora da consigliare comunale nel 2000-2005 mi sono battuto contro questa metodologia di progettare il futuro economico di questa area. Ho perso la battaglia politica, ma purtroppo ho avuto ragione nei fatti. Ora anche la grande distribuzione è in crisi.

Venezia si sta spopolando di giovani e le case degli anziani che muoiono sono vendute o trasformate in B&b e in case vacanza, e i pochi residenti rimasti sono in sofferenza  perché i negozi di prima necessità o di alimentari vengono soppiantati da negozi di articoli di souvenir, di borse (???) o di  Paccottiglia.

Si dovrebbe invece tornare al negozio di vicinato, messo in rete tra i commercianti, utilizzando nuove metodologie di  Intergruppo, prendendo spunto anche dalla rete commerciale della e-commerce, sperimentando le consegne a domicilio, frutto di offerte integrate tra più tipologie merceologiche e quindi tra più offerte commerciali

Si deve soprattutto invertire rapidamente questa tendenza all esodo perché  Venezia è vuota perché non abitata. Anche altre città turistiche italiane stanno vivendo questi giorni di difficoltà,  ma rispetto a Venezia sono vive, perché abitate e vissute dai propri abitanti.

Basti guardare Napoli e le iniziative in atto in questi giorni di paura per il coronavirus

Venezia, con la sua classe politica,  deve poi prendere provvedimenti anche rispetto alla psicosi che sta colpendo le compagnie di navigazione ed aeree, che stanno facendo scelte economicamente gravi per la città e del tutto ingiustificate rispetto al reale pericolo.

Le loro scelte commerciali stanno mettendo in ginocchio la nostra economia cittadina con ripercussioni ad oggi imponderabili, ma che avranno certamente una ripercussione sui posti di lavoro.

Le Grandi Navi non devono passare per il bacino di San Marco,  ma non possiamo fare a meno della economia crocieristica.

Porto Marghera è l’area più idonea per lo sviluppo portuale e si deve avere il coraggio di decidere.

Già ad oggi sono diminuite sensibilmente le toccate delle grandi compagnie di navigazione, dirottate su Trieste e Ravenna. L’indotto delle crociere vale circa 5000 posti di lavoro

Inoltre le politiche commerciali anche di Save devono essere messe sotto la lente della governance  regionale e locale perché, se ora le compagnie aeree low cost  chiudono i collegamenti su Venezia, non si deve dare per scontato che li possano riottenere con facilità quando la crisi sarà superata.

Ora che viviamo questa situazione emergenziale  dobbiamo stringere la cinghia e tutti insieme trovare strategie e ripensare ad una nuova e più efficace politica del turismo e commerciale per la città.

Come disse Galileo Galilei “ Dietro ogni problema c’è una opportunità “

Come dicevo,  in primis, ripensando

a politiche abitative che ripopolino la città, anche rivedendo l’assurda  politica di concessione di cambi d’uso e bloccando il proliferare di B&b (che entreranno in crisi quando tutti i nuovi alberghi in costruzione al tronchetto o a Mestre diventeranno operativi, offrendo prezzi stracciati per attirare la clientela).

si deve riprendere in mano una importante politica del social housing  e di concessione di case pubbliche col vincolo della ristrutturazione a carico dell’affittuario a garanzia della  residenzialita’

Si deve riprendere in mano come Comune di Venezia e Città Metropolitana la governance delle aziende partecipate, perché purtroppo in questi anni sono state lasciate a gestire in piena autonomia importanti settori dell’economia cittadina.

Oltre alla politica del turismo stesso e degli eventi, anche la politica  dei trasporti, del commercio e dello sviluppo immobiliare ed  economico della città.

Si deve ripensare e riorganizzare le  troppe  aziende comunali soprattutto quelle destinate alla gestione dei  beni patrimoniali

Il comune deve ritornare, invece, ad essere protagonista, rimettendo in moto la macchina amministrativa ora indebolita, anche riattivando il decentramento amministrativo previsto dalla legge di istituzione delle città metropolitane

Si deve ritornare al rispetto da parte della politica della legge Bassanini ( legge 142), sulla separazione dei poteri, tra quello amministrativo e quello politico

La nostra crisi economica parte purtroppo dalla questione acqua alta eccezionale del 12 novembre che è stata malamente gestita,, anche grazie all idea dell’sms di solidarietà che ha dato , con spot su tutte le reti per giustificare il pagamento dell’obolo, una continua immagine di una città fragile. Abbiamo chiesto un  aiuto economico con il famoso sms,  ma questi ci si è ritorto contro perché il tam tam ha generato una immagine distorta di Venezia

Insomma gli errori fatti sono tanti ma ora dobbiamo tutti noi veneziani rimboccarci le maniche e lavorare assieme perché la situazione è emergenziale.

La regione ci deve essere di supporto e non ingenerare ulteriore confusione

Insomma, si deve fare e non bloccarci dalla paura ….

Insieme possiamo farcela

2020-03-03 LETTERA GAZZETTINOVenezia ha vissuto periodi difficili ma si è sempre ripresa perché come dice qualcuno, i veneziani e i veneti si mettono in ginocchio, ma solo per pregare

Paolo Bonafé

Ex consigliere comunale Venezia

La shoah: una vicenda storica ancora attuale

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Il secolo trascorso è stato testimone di una indicibile tragedia, che non potrà mai essere dimenticata: il tentativo del regime nazista di sterminare il popolo ebraico, con la conseguente uccisione di milioni di ebrei, uomini e donne, vecchi e giovani, bambini e neonati. Alcuni di questi furono uccisi immediatamente, altri furono umiliati, maltrattati, torturati e privati della loro dignità ed infine uccisi. Solo pochi di coloro, che furono internati nei campi di concentramento, sopravvissero ed i superstiti, per tutto il proseguire della loro esistenza, sopportarono e sopportano sulla loro carne e nella loro anima ferite, angosce  e terrori. Questo fu la SHOAH: uno dei principali drammi della storia. Questo termine fu coniato da ELIE WIESEL, scampato ad AUSCHWITZ e Premio Nobel per la letteratura, per modificare la terminologia “OLOCAUSTO” che proveniva da una analogia tra il sacrificio, raccontatoci nella Bibbia, al quale doveva venire sottoposto Isacco figlio di Abramo. Definizione che risultava pertanto riduttiva ed impropria per indicare  la determinata strategia di sterminio perpetrata nei confronti del popolo ebraico. La “giornata della memoria”, istituita con legge n. 211 del 20.07.2000 art. 1, cade il 27 gennaio di ogni anno, data scelta, in quanto anniversario del giorno in cui vennero abbattuti i cancelli di Aushwitz. La celebrazione di questa giornata deve rappresentare un monito per le nuove generazioni, deve essere un richiamo per ciascuno di  noi, poichè la barbarie umana non ha mai fine, l’orrore  delle leggi razziali, degli stermini e delle persecuzioni continuano a rappresentare un filo rosso insanguinato evidente e rintracciabile nella storia contemporanea. Dinanzi al genocidio del popolo ebraico nessuno allora ha potuto dichiararsi non responsabile, perché  ha girato la testa da un altra parte, si è  disinteressato.

Come  nessuno oggi può restare indifferente agli orrori ed alle ingiustizie del tempo presente. La volontà di giustizia e pace  devono rappresentare  i valori fondanti  dell’agire personale e sociale di tutti gli uomini di “buona volontà”, affinché dalla memoria consapevole della pagina più buia della storia d’Europa, si sappia trarre insegnamento per costruire un mondo solidale e rispettoso delle differenze culturali e religiose.
Le vicende di oggi della strage di cristiani nelle Filippine o il tema migranti sembrano essere vicende alle quali le lezioni della storia sembrano non siano servite, ma dobbiamo avere fede negli uomini e in noi stessi

Perché il cambiamento parte da noi, dalla solidarietà di prossimità, del non accettare passivamente messaggi di isolamento e di egoismo. Più  saremo e più diventeremo anticorpi della solidarietà  e vinceremo la malattia dell’ odio che sembra diventare sempre più diffusa anche nel nostro Paese.

Quali possibili politiche per la Famiglia anche per Livorno”

Stato

Quali possibili politiche per la Famiglia anche per Livorno”
La famiglia, intesa come primo nucleo di relazioni significative, non è solo una dimensione privata, è una risorsa vitale per l’intera collettività poichè le molteplici funzioni da essa svolte la collocano a pieno titolo come soggetto di valenza pubblica che genera valore per l’intera società.

Pertanto la famiglia deve venire riconosciuta come sistema complesso che svolge funzioni fondanti per la società.

Ad una concezione di famiglia, considerata come sistema, necessariamente deve corrispondere una vision che non confonde le politiche famigliari con le politiche sociali, ma si richiami alle politiche di sistema. Assumendo questo quadro di riferimento, parlare di politiche per la famiglia significa raccogliere la sfida di catalizzare l’attenzione di tutti gli operatori del territorio, aggegando attori e risorse che condividano l’obbiettivo di accrescere il benessere sociale, producendo un circuito virtuoso in grado di generare nuove risorse sia economiche che sociali. Perché le politiche famigliari sono soprattutto politiche di sviluppo sociale ed economico del territorio e ne aumentano l’attrattività.

Si tratta di spostare l’asse culturale che ha caratterizzato l’approccio alla famiglia, concepita come mera destinataria di interventi (concezione legata al welfare state), ad un nuovo approccio che vede la famiglia , soggetto competente, promotore di benessere e coesione sociale.

Il Piano Nazionale per la Famiglia, approvato nel giugno 2014, delinea le direttrici di intervento nell’ambito di un welfare definito come sostenibile e abilitante. In questo scenario la famiglia è considerata soggetto sociale su cui investire per il futuro del Paese, in termini di valorizzazione delle sue funzioni di coesione sociale ed equità fra le generazioni. Il piano nello specifico, individua , tra i propri principi ispiratori, “quello di promuovere un welfare familiare che sia compatibile con le esigenze di sviluppo del Paese, il quale richiede politiche di capacitazione (empowerment) delle famiglie anziché di mero assistenzialismo. Occorre muovere passi decisi verso un welfare abilitante, che incida sulle capacità di vita dei portatori di bisogni facendo leva proprio sulla capacità di iniziativa sociale ed economica delle famiglie. Tutto ciò richiede interventi che generino, anziché consumare capitale sociale”.

Il Piano Nazionale introduce, finalmente anche in Italia, il modello delle Alleanze Locali per la Famiglia il cui obbiettivo è di “sostenere la diffusa attivazione di reti locali, costituite dalle forze sociali, economiche e culturali che, in accordo con le istituzioni, promuovano nuove iniziative di politiche family friendly nelle comunità locali,. Il criterio fondamentale che guida questo nuovo scenario è il passaggio da una politica della spesa che promette sempre nuovi benefici agli elettori, ad una politica di orientamenti all’impegno che impegna tutti gli stakeholders verso la meta di una società amica della famiglia e cerca la collaborazione di tutte le istituzioni e i soggetti coinvolti”

Le esperienze dei Paesi del Nord Europa, nella progettazione delle politiche di sviluppo territoriale, hanno dimostrato l’efficacia di ribaltare l’ottica che individua come soggetto destinatario degli interventi il cittadino-individuo e lo sostituisce con un attore complesso e dinamico, rappresentato dalla famiglia.

La Commissione Europea, per valorizzare queste esperienze, istituisce la piattaforma della “Alleanza Europea per la Famiglia”, indicando come modello di riferimento, per la progettazione delle politiche locali degli Stati Membri, proprio quello tedesco delle Alleanze Locali.

Progettare secondo questo modello, significa adottare la nuova definizione di cittadino: la visione dinamica del destinatario finale delle politiche locali, presuppone una progettazione omnicomprensiva, trasversale, a cui partecipano in modo integrato tutti i soggetti competenti.

La valorizzazione, in fase di progettazione, di tutte le competenze presenti in un territorio, garantisce l’efficienza del progetto, abbassando sia i costi di ideazione, sia quelli indiretti derivanti da sprechi e bassa funzionalità dei risultati.

Anche il Comune di Livorno è chiamato a rispondere a questo modello attraverso la definizione di sovrastrutturale di politiche integrate per la promozione della famiglia, della natalità e della qualità del vivere urbano, caratterizzando la nostra città come un distretto culturale e operativo di concreta politica famigliare.

Diciamo che pensare solo alla erogazione di un reddito di cittadinanza quale contributo e’ certamente un aiuto, ma che si lega all’assistenzialismo

Va aperta una nuova stagione di dialogo e cooperazione tra interlocutori strategici del sistema – attori pubblici, privati e sociali – per elaborare una dimensione programmatoria, capace di sviluppare un approccio unitario alla Città di Livorno, come luogo abitato e vissuto dalle famiglie.

Quanto avvenuto con il  caso della alluvione di due settimane fa  e cioe’ la straordinaria risposta della cittadinanza,  in una gara alla solidarieta’, ci deve interrogare se con le sempre minori risorse in capo alle amministrazioni pubbliche non si possa pensare ad un cambio di mentalita’

per la Famiglia si tratta di avviare una coprogettazione organica fra politiche abitative, urbanistiche, ambientali, sociali, culturali e di sviluppo economico – turistico, all’interno di un processo che deve favorire tutte le condizioni per la partecipazione e per il protagonismo delle famiglie livornesi e del suo entroterra


Paolo Bonafe’
semplice iscritto del PD di Livorno
mob. 3480920240

 

un nuovo turismo sostenibile

Stato

2014-11-21 Nuova Venezia - Turismo

,  E’ possibile governare i flussi turistici, in una logica che tenga insieme, per il bene di Venezia, sostenibilità e ritorno economico ? Questo nodo cruciale rappresenta una delle questioni su cui le Amministrazioni Comunali si sono interrogate, provando ad individuare alcune strategie per fronteggiare l’arrivo in città di milioni di turisti. Nel 2008, l’allora Giunta Comunale,. guidata dal Sindaco Cacciari, elaborò un atto di indirizzo (n.24 del 24/07/2008) per promuovere, nell’ambito del Progetto Turismo Sostenibile, una piattaforma informatica  per la prenotazione/vendita di una pluralità di servizi offerti dalle aziende comunali. Si trattava di uno strumento, pensato per rendere interoperabili le banche dati di Actv,Vela, Asm (ora Avm) Casinò, Venis, Venezia Marketing & Eventi (ora in Vela), Coses e Fondazione Musei,  mettendo  a sistema alcuni attori chiave del turismo cittadino. Nel quadro di questa azione di pianificazione, Venis avrebbe dovuto essere il soggetto competente, cui  il Comune di Venezia, affidava le attività  di sviluppo, integrazione e acquisizione delle componenti del sistema informatico, telematico e di telecomunicazione, necessari alla realizzazione del progetto; al  Coses,  sarebbero state assegnate funzioni di monitoraggio e valutazione del progetto complessivo e delle sue ricadute sulla città. Purtroppo, non mi risulta che questo progetto sia stato sostenuto dalla Giunta Orsoni, anzi il Coses,  Centro di ricerca qualificato, è stato chiuso. Venezia è, ad oggi, sprovvista di politiche e strategie per la regolazione  dei flussi turistici, divenuti sempre più impattantiRitengo che il progetto di Cacciari non possa essere accantonato, ma ripreso ed integrato in una logica di sviluppo ed inclusione di ulteriori attori cruciali: il Porto,  l’Aeroport o, le Ferrovie dello Stato e tutti soggetti del trasporto turistico privato, sviluppando un sistema di rete.E’ proprio nel fare rete la strategia vincente, utilizzando la rete quale strumento per la pianificazione e l’ intermediazione turistica,  garantendo una regolazione dei flussi turistici, secondo i principi di sostenibilità  e di sviluppo economico e sociale del territorio.Paolo Bonafe’Presidente Laboratorio VeneziaWww.laboratoriovenezia.it

progetto metropolitano di nuova mobilità

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36_Articolo_La_nuova_Venezia_Quale sviluppo infrastrutturale per la città a metropolitana futura

Il prossimo anno gli amministratori,  chiamati a governare la città metropolitana, dovranno raccogliere, fra le altre, la sfida di progettare e  realizzare un sistema infrastrutturale, coerente con lo sviluppo territoriale e i nuovi bisogni di mobilità integrata dei cittadini. Ad oggi, dobbiamo purtroppo registrate l’assenza di un intervento significativo e sostanziale, in grado di rispondere  alle esigenze di trasporto nella città d’acqua, dove, a fronte del’incapacità/impossibilità di governare i flussi turistici coniugandoli con le esigenze di mobilità’ dei cittadini e delle merci, assistiamo ad una situazione di sovraccarico dei mezzi pubblici e di un pesante traffico acqueo. A sua volta, lo scenario della terraferma, evidenzia lo sviluppo di  Porto,  Aeroporto e  Stazione Ferroviaria,  ma anche la creazione di ulteriori e  nuovi  poli di interesse strategico per tutta l’area metropolitana  che esigono di essere  in connessione tra loro, all’interno di un quadro di sviluppo territoriale complessivo: il Vega che da incubatore di impresa sta anche promuovendosi come area espositiva per l’Expo 2015; l’Ospedale di Zelarino; il nuovo polo universitario di via Torino, il futuro insediamento dell’ex ospedale Umberto I e il nuovo porto commerciale e passeggeri di Fusina.

In questi anni, sia Regione che Comune di Venezia, hanno indubbiamente investito, in una logica di implementazione della mobilità sostenibile,  in  tre opere infrastrutturali, SFMR, People Mover e Tram, dimostrando un concreto impegno nel superamento dello sviluppo del trasporto su gomma. Il Tram, in particolare,  rappresenta un intervento importante poiché  mette in diretta comunicazione, da nord a sud,  la terraferma veneziana, territorio segnato dalla cesura, rappresentata dalla linea ferroviaria. Ma va anche detto che il Tram, nel suo percorso per Venezia,  sembra più pensato per favorire l’accesso al parco di S. Giuliano che per le nuove necessità di mobilità (es. Via Torino – Vega – Ospedale di Zelarino).  In ogni caso, tutti gli importanti investimenti infrastrutturali  sopracitati soffrono di un mancato disegno progettuale integrato e restituiscono l’immagine di essere stati pensati e realizzati ciascuno,  in modo a se stante,  scollati da un  disegno complessivo di sviluppo urbano, che avrebbe, ad esempio potuto prevedere la valorizzazione della preesistente rete ferroviaria merci, creata per interconnettere le aree produttive di Portomarghera con la rete ferroviaria principale.
La sfida del futuro sarà, quindi, quella di integrare tutte le infrastrutture, in modo che rappresentino un sistema organico di mobilità cittadina Alcune ipotesi: portare la SFMR al Vega utilizzando la  linea ferroviaria portuale merci;  prolungare, in un nuovo progetto, il People Mover fino al Vega utilizzando il medesimo sistema di piloni garantendo  un collegamento tra Venezia e la Terraferma che  bypassi  il Ponte della Libertà; potenziare il SFMR nella linea che porta all’Ospedale di Zelarino e alle altre stazioni di Mestre e Spinea.).
In questo modo potremmo vedere realizzato un sistema ferroviario metropolitano che andrebbe a collegarsi con il progettato sistema di  mobilità di alta velocità ed alta capacità ferroviaria, completando anche  la connessione di rete con l’aeroporto e la città.

Paolo Bonafè

Componente direziobe comunale PD Venezia

candidature ed indagini

in questi giorni, con ancora questa amministrazione comunale in carica si sono susseguite alcune conferenze stampa nelle quali alcuni protagnisti della politica amministraiva locale hanno voluto anticipare un po tutti gli altri partiti presentando la loro candidatura alla guida della citta. Questo quando la citta e ancora frastornata dalle indagini in corso e quando la magistratura sta ancora proseguendo la sua indagine nella quale potrebbero emergere nuovi sviluppi se e vero che in pretura stanno arrivando decine di lettere anonime  di denuncia che non possono essere utilizzate per le indagini ma certamente possono far accendere riflettori su ambiti oggi forse non esplorati. Attendendo l esprimersi del ministero dmegli interni sul nuovo commissario e sulla data delle prossime elezioni ritengo comunque che quanto avvenuto in questi anni non possa esimere l opinione pubblica  da un giudizio complessivo sia sulla maggioranza che sulla opposizione che hanno retto le sorti di questo comune. il filone di indagine che sta maggiormente coinvolgendo gli attori politici e certamente quello regionale e nazionale perche questi erano gli enti legislativi che potevano interferire sulle scelte che interessavano i soggetti implicati nella indagine  i corruttori

In vista delle Comunali di marzo organizziamoci primarie a tutti i livelli

In  previsione delle elezioni amministrative di marzo, con la fine delle ferie agostiane,   ritengo si debba cominciare a parlare di primarie per la candidatura a Sindaco.
Per me, e questa sarà la mia linea politica, devono essere primarie di coalizione, aperte a tutta la cittadinanza e devono riguardare, non solo la candidatura a Sindaco, ma anche a Presidente di Municipalita.  Inoltre il PD deve farle anche per i consiglieri comunali, utilizzando una semplice ripartizione. Dei  36 posti di lista, trenta vengono determinati dai circoli dalle 6 municipalità ( quindi ogni municipalità deve poter candidare 5 consiglieri) e i restanti sei  devono essere lasciati alla segreteria comunale, per candidature considerate di peso e prestigio.
Si deve  poter i votare in ogni municipalità nello stesso giorno per il candidato Sindaco, il Candidato Presidente di Municipalita,  la lista da cui verranno eletti i candidati consiglieri comunali  e la lista dove identificare i candidati  consiglieri di municipalita.  Uno sforzo democratico  certamente notevole ma che porterà ad una equilibrata rappresentanza territoriale,  demandando al territorio la responsabilita’ delle scelta.
In secondo luogo, prima di fare alleanze ( di cui si parla già sul giornale) consiglierei un passaggio democratico in direzione comunale del PD perché i tempi dei  “caminetto di pochi”  sono finiti e le leadership non esistono più.   Altrimenti forte sarà il rischio che coloro che  oggi si ritengono leader, si ritrovino con il cerino in mano perche’ le decisioni assunte non verranno seguite dall’elettorato.
Ora è anche il tempo di dire che chi ha fatto più di due legislature complete (anche in Comune) lasci spazio ad altre energie progettuali e che oltre a puntare sui giovani sia anche ora di puntare sulle competenze ed eperienza dei quaranta/cinquantenni, anche per ruoli di primo piano, compreso il Sindaco.
Le ultime vicende ci chiedono un forte rinnovamento anche di stili e su questo, come PD, dobbiamo lavorare per tornare ad essere un punto di riferimento per questa martoriata citta’ e far chiudere al piu’ presto questo periodo grigio, dove viene messo in pericolo, per calcoli ragionieristici, un modello di governo e di welfare state che è stato,  ed è tuttora, un modello in Italia.
Paolo Bonafe’
Componente la Direzione Comunale
Del PD di Venezia

Necessita un nuovo piano di sviluppo per il Lido

Necessita un nuovo piano di sviluppo per il Lido L’attuale situazione del Lido è quella di un territorio gravemente danneggiato dove progetti faraonici, miseramente falliti, hanno lasciato impatti pesanti in termini ambientali e di degrado urbano. E’ sotto gli occhi di tutti l’assoluto stato di abbandono e fatiscenza dell’area dell’ex Ospedale al Mare e la situazione del buco del Palazzo del Cinema che ha ulteriormente subito, con l’ultimo atto di questa consigliatura comunale, la sottrazione delle  risorse economiche, previste per il suo recupero,  a favore la terraferma (vedi MOF). Questo fallimento complessivo, ha fatto naufragare le opere di riqualificazione – i Lungomari  D’Annunzio e Marconi, il nuovo parcheggio e terminal di San Nicolò –  che sarebbero dovute rientrare negli interventi di compensazione, previste dal progetto complessivo di Est Capital. Pertanto, assistiamo alla situazione di un territorio sotto scacco, paralizzato dal fallimento delle grandi opere, ma anche  dall’assenza di un piano ordinario di riqualificazione urbana: manti stradali dissestati, marciapiedi sconnessi, attraversamenti pedonali pericolosi, perché privi di quei  requisiti di sicurezza che caratterizzano, invece, quelli della terraferma veneziana. Le spiagge più famose hanno gli arenili  da ripasciare  e la gestione degli stessi impianti balneari viene affidata a ditte che non prevedono investimenti,  ma operano in regime di risparmio:  le proteste della clientela, che hanno caratterizzato l’avvio di stagione, ne sono una dimostrazione palese. Gli interventi  sul terminal e sul Piazzale S.M. Elisabetta – quest’ultimo resta ancora un’incompiuta- sono stati realizzati senza un percorso partecipativo con i cittadini che, in questi giorni, protestano legittimamente nei confronti di  questo modello di gestione del territorio che sta per replicarsi con la   ristrutturazione del Gran Viale e con l’ ipotesi di taglio di tanti alberi. Questo cahier de doléance è dimostrativo dell’ indispensabilità di un intervento complessivo e prospettico e non più procrastinabile, sia sul Lido che su Pellestrina, per liberare le enormi potenzialità di questi territori che, a partire dalla sinergia delle loro specificità, potrebbero diventare un polo turistico internazionale di grande valore. Diventa necessario un investimento  progettuale  straordinario che metta insieme risorse imprenditoriali e intellettuali, competenze manageriali e il contributo di associazioni e di cittadini, per ridisegnare il presente e il futuro di queste isole di impagabile bellezza . Un progetto, quindi, che deve rientrare in grande piano internazionale di risanamento e di  sviluppo di questa città,  lontano dagli interessi speculativi che si sono succeduti in questi decenni, per valorizzare questo territorio, autentico  bene dell’umanità

. Paolo Bonafe ‘

 

Componente della Direzione Comuna del Pd di Veneziao progetti

questione etica

Dopo la clamorosa ed inattesa sconfitta di Padova e al risultato elettorale delle amministrative dopo i ballottaggi,  il Partito Democratico Veneto  ha avviato, al proprio interno  e a tutti i livelli,  una profonda analisi rispetto alla situazione a partire dai dati, anche contraddittori, che hanno caratterizzato la competizione europea e le elezioni amministrative.

Questa analisi critica è resa ancora più urgente dalla vicenda veneziana.

Per quanto concerne lo scandalo Mose,  dalle indagini che interessano alcuni esponenti del PD, emerge che le accuse a loro ascritte riguardano finanziamenti illeciti a loro versati e non dichiarati. Accuse di ben altro tenore rispetto a quelle che interessano invece esponenti di altri partiti, i quali sembra abbiano percepito finanziamneti illeciti in modo costante per condizionarli nella loro funzione pubblica.

Chiaramente si deve rispettare l’azione della Magistratura e per tutti deve valere la presunzione di innocenza; dato però che il Partito Democratico pone particolare attenzione alla questione etica, tutti noi esigiamo  che mai più iscritti o dirigenti del PD  mettano in simile situazione di imbarazzo e disorientamento i militanti e i milioni di simpatizzanti.

Dobbiamo ricostruire condizioni forti, perché la fiducia e  il consenso che abbiamo saputo costruire intorno alla nostra proposta politica, non vadano bruciati a causa del comportamento irresponsabile di pochi.

Oltre all’approvazione di documenti che, stigmatizzando quanto è accaduto a Venezia,  ribadiscono la centralità dei principi di  trasparenza, autonomia, sobrietà,, è necessario avviare una concreta azione rinnovatrice, coerente con le direttrici politiche ed operative di Matteo Renzi.

Dobbiamo dare spazio, a tutti i livelli territoriali,  ad una nuova classe dirigente che non abbia  compromissioni con stili e pratiche non più accettabili,  a fronte della richiesta di legalità e trasparenza che il Paese pone. 

 Così deve avvenire anche in questo territorio dove,  da  troppi anni, lo scenario del potere è occupato dagli stessi protagonisti..

Dobbiamo essere capaci di agire questo forte rinnovamento per ritornare ad essere credibili per i cittadini di questo territorio; dobbiamo chiedere a tutti  coloro che sono coinvolti nelle indagini di farsi da parte  nel rispetto dei  militanti e dei milioni di italiani che ci hanno consegnato, attraverso il consenso elettorale, la loro speranza di rinnovamento e cambiamento, anche perchè quello che accade a Venezia non rimane circoscritto a questa città, ma le vicende cittadine diventano presto argomento di discussione nazionale e mondiale, come facilmente dimostrabile consultando in questi giorni i mass-media

Paolo Bonafe

Componente Direzione Comunale Venezia.