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L’INSEGNAMENTO DI ALDO MORO COME GUIDA ALL’IMPEGNO POLITICO DEL CATTOLICO

2026-03-16 locandina moro

Oggi 16 marzo è l’anniversario della strage di via Fani.
Quarantacinque anni fa morivano cinque uomini della scorta e rapito l’On. Aldo Moro. Per i più giovani è una data come un’altra per chi ha superato gli “anta” è stata la sconfitta dello Stato e la morte della prima Repubblica.
Forse le nuove generazioni non sanno neppure cosa sia successo allora, chi fosse stato Aldo Moro o come visse l’Italia democratica in quegli anni del terrore: il rapimento di Moro e la sua uccisione, dopo 56 giorni di prigionia, segnarono in modo lacerante e irreversibile la storia della nostra Repubblica.
Chi era Aldo Moro?
Era un rappresentante, forse il più significativo di una generazione di giovani intellettuali cattolici che, al termine del secondo conflitto mondiale, volle, nel solco tracciato da Alcide De Gasperi, dedicarsi alla fondazione e costruzione dello stato democratico, prima nell’assemblea costituente, e poi nell’azione di governo.
Moro fu leader di quel cattolicesimo democratico cui va il merito di aver dimostrato che esiste una conciliabilità fra cristianesimo e democrazia, anzi la possibilità di un arricchimento della democrazia attraverso i valori e la tradizione religiosa.
In lui erano presenti una grande capacità di dialogo e di ascolto delle ragioni dell’altro, di lucidità nella lettura dei segni di cambiamento nella storia del nostro paese, di apertura a nuove prospettive dell’azione politica, costruendo le condizioni per l’entrata dell’allora Partito Comunista Italiano nell’area del governo.
Raffinato intellettuale, politico sapiente, rimase sempre un uomo profondamente fedele e coerente ai valori del cattolicesimo, il suo pensiero, sul rapporto fra i cattolici impegnati in politica e la Chiesa, è ancora oggi di assoluta attualità e modernità.
Moro nel discorso di commemorazione per la morte di Luigi Sturzo (1959), rispondendo alle preoccupazioni espresse dalla Chiesa italiana, disse: «Luigi Sturzo ebbe certo presente in ogni momento la complessità della vita umana, la diversità dei valori, la distinzione dei piani nei quali si esplica l’attività umana. La Chiesa assunse per lui, sacerdote di fede e di piissima vita, posizione morale dominante. Ma, contrariamente a quanto è stato sostenuto, essa, in Sturzo, non assorbe, non oscura, non umilia lo Stato, il cui valore, il cui prestigio, la cui funzione egli affermò vigorosamente oltre tutto con una lunga milizia politica attenta ad ogni problema, preoccupata di ogni sbocco delle vicende sociali, indirizzata costantemente al valore, ad ogni valore, dell’esperienza statuale. L’azione dei cattolici nello Stato, svolta in piena autonomia e sotto la propria responsabilità, è appunto un omaggio reso allo Stato, un inserimento nello Stato mediante l’accettazione del suo valore. Essa, nell’uguaglianza democratica che è legge della convivenza, nella costante ispirazione agli ideali cristiani, è un contributo originale di pensieri e di valori morali, un’efficace difesa della propria intuizione del mondo, ma non è un’opportunistica appropriazione dello Stato, perché, snaturato e deformato, serva ad altro. L’autonomia dell’azione dei cattolici è segno e presupposto dell’autonomia dello Stato nel proprio ordine, autonomia che implica un valore proprio di esso e la permanente garanzia della vita democratica nel suo significato d’incessante ricerca, di confronto, di libertà».
E, ancora, al congresso di Napoli del 1962, Moro riprenderà la questione della difficoltà e della fatica che comporta l’essere cattolici impegnati in politica, con questo passaggio della sua relazione: «per svolgere con vantaggio il difficile processo di attuazione della idea cristiana nella vita sociale […]. Anche per non impegnare in una vicenda estremamente difficile e rischiosa l’autorità spirituale della Chiesa c’è l’autonomia dei cattolici impegnati nella vita pubblica […]. L’autonomia è la nostra assunzione di responsabilità, è il nostro correre da soli il nostro rischio, è il nostro modo personale di rendere un servizio e di dare, se è possibile, una testimonianza di valori cristiani nella vita sociale. E nel rischio che corriamo, nel carico che assumiamo c’è la nostra responsabilità morale e politica… ».
Da questo credo si possa evincere un grande insegnamento che è la “lezione morotea” della laicità, dello sforzo di comprensione, del rispetto, dell’ascolto reciproco. E dell’inquietudine, che accompagna sempre l’impegno politico dei cristiani ed è il loro destino. Ma che «è pur sempre un grande destino» diceva Moro.
Per non dimenticare. Da allora non abbiamo più avuto un vero politico  come Lui, rispettoso della Costituzione e delle minoranze. Un vero uomo dello Stato, un grande statista.
Paolo Bonafé
Coordinatore  Comunale Unione di Centro – UDC Venezia

La Shoah: memoria, verità storica e responsabilità educativa

La Shoah non è un capitolo lontano della storia, né un evento da relegare alla sola commemorazione rituale. È una ferita incisa nella coscienza dell’Europa e dell’umanità intera, un abisso morale che continua a interrogarci sul senso della responsabilità, dell’indifferenza e della dignità umana.

Nel Novecento, il regime nazista mise in atto un progetto sistematico di sterminio del popolo ebraico: milioni di uomini e donne, anziani, giovani, bambini e neonati furono uccisi. Alcuni immediatamente, altri dopo un percorso di umiliazione, violenza, privazione dei diritti e annientamento della persona.

Pochissimi sopravvissero ai campi di concentramento, portando per tutta la vita ferite fisiche e interiori che nessun tempo potrà cancellare.
Il termine Shoah, introdotto da Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz e Premio Nobel, sostituisce consapevolmente la parola “olocausto”, che richiama un sacrificio religioso e risulta inadeguata a descrivere una strategia di sterminio pianificata e industriale. La Shoah non fu un sacrificio: fu un crimine contro l’umanità.
Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, istituito in Italia con la legge n. 211 del 2000, ricorda l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz. Ma la memoria non è solo ricordo: è responsabilità.

Davanti a quel genocidio, nessuno poté dirsi davvero innocente. Troppi voltarono lo sguardo, troppi scelsero il silenzio o l’indifferenza. Ed è proprio questa lezione che rende la Shoah drammaticamente attuale.
Per questo è fondamentale affermare con chiarezza un principio: la Shoah non può e non deve essere confusa, strumentalizzata o sovrapposta alle guerre e ai conflitti del presente, compreso quello tra Israele e Palestina.

La Shoah è un fatto storico unico, documentato, concluso nel tempo ma non nelle conseguenze morali. Mescolarla al dibattito geopolitico contemporaneo significa indebolire la verità storica e tradire il senso stesso della memoria.
Allo stesso tempo, la scuola deve restare il luogo della conoscenza, non dell’indottrinamento. Studiare la Shoah significa trasmettere fatti, responsabilità, contesto e conseguenze.

E affrontare i temi complessi dell’attualità, come la questione israelo-palestinese, significa garantire agli studenti il diritto al confronto, al contraddittorio, all’ascolto delle diverse tesi in campo, nel rispetto delle persone e delle storie.

Educare non è semplificare, ma dare strumenti critici per comprendere.
La memoria della Shoah deve dunque renderci più vigili di fronte a ogni forma di odio, razzismo e disumanizzazione, oggi come ieri.

Le persecuzioni, le discriminazioni, la violenza contro i più deboli continuano a segnare il nostro tempo, dimostrando che la barbarie non appartiene solo al passato.

Ricordare significa scegliere. Scegliere di non essere indifferenti, di non accettare messaggi di odio e di isolamento, di costruire ogni giorno anticorpi civili fatti di solidarietà, rispetto e responsabilità. Perché la memoria autentica non divide: educa, unisce e obbliga ciascuno di noi a fare la propria parte.
Paolo Bonafé

Cattolici e politica, un’assenza che pesa. Serve una nuova rappresentanza dei valori non negoziabili

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Condivido pienamente le riflessioni del Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, espresse nell’intervista pubblicata dal Gazzettino. La sua analisi sulla crescente distanza tra Chiesa, società e politica è un richiamo profondo e necessario.

È vero: oggi manca una rappresentanza politica autentica del mondo cattolico. Ma questa assenza ha radici precise. Deriva da una polarizzazione sempre più rigida tra due blocchi ideologici, che ha svuotato lo spazio politico di centro, dove storicamente i valori cristiani potevano trovare voce e sintesi. È anche il risultato della frammentazione delle forze moderate, incapaci di costruire un progetto unitario e coeso, vittime spesso di personalismi e divisioni sterili.

Intanto, l’elettorato cattolico si è allontanato, perché non si riconosce più in alcuna proposta politica che interpreti in modo credibile i principi della Dottrina sociale della Chiesa. Troppo spesso quei valori vengono evocati in modo strumentale, o ridotti a slogan senza coerenza e visione.

Eppure, mai come oggi una nuova rappresentanza politica ispirata ai valori evangelici appare necessaria. I cosiddetti valori non negoziabili – tutela della vita, dignità della persona, centralità della famiglia, giustizia sociale, limite e responsabilità – sono spesso messi da parte, travolti da una cultura dell’individualismo, della prestazione e della frammentazione.

Serve una riflessione seria, capace di rigenerare uno spazio culturale e politico fondato sull’eredità cristiana, aperto al dialogo, ma saldo nei principi. Una nuova presenza, credibile e coerente, che non cerchi scorciatoie né rifugio nell’identitarismo, ma sappia abitare la complessità del tempo presente con spirito di servizio e responsabilità.

Chi crede ha il dovere di esserci. E di esserci con coerenza.

✍️ Paolo Bonafé

Venezia ha bisogno di una nuova proposta politica, capace di andare oltre le logiche polarizzanti della destra e della sinistra

2025-07-15 Nuova Venezia in un periodo cosi delicato serve una figura di centro

Venezia ha bisogno di una nuova proposta politica, capace di andare oltre le logiche polarizzanti della destra e della sinistra. Serve un centro autentico, riformista, pragmatico, che raccolga l’eredità dei valori liberali, repubblicani e popolari, ma che sappia anche interpretarli in chiave contemporanea. Una forza politica che metta al centro la città reale, i suoi bisogni, le sue contraddizioni e le sue potenzialità.

La prossima sfida amministrativa rappresenta un’occasione storica per dare vita a un progetto civico serio, credibile e innovativo. Un progetto che non nasca attorno a un nome, ma attorno a un’idea di città. Una città che oggi rischia di svuotarsi, di restare ancorata a un’idea turistica che non basta più, di perdere la propria identità e centralità. Per questo è necessario costruire un programma solido, fatto di contenuti, visione e concretezza, articolato in 15 punti fondamentali per lo sviluppo di Venezia e della sua terraferma.

Al centro di questa proposta vi è la volontà di fermare l’esodo dei residenti, creare nuovo lavoro che vada oltre le sole logiche del turismo e della portualità, rilanciare la residenzialità attraverso una gestione razionale e unitaria dell’intero patrimonio abitativo pubblico, oggi frammentato tra Comune e Regione. È necessario che INSULA S.p.A. diventi la società di riferimento non solo per la manutenzione degli alloggi comunali, ma anche per la gestione del patrimonio ATER, in modo da razionalizzare interventi, assegnazioni e risorse.

Il sistema dei trasporti va ripensato in chiave moderna, efficiente e sostenibile, con particolare attenzione al collegamento tra centro storico e terraferma. La Marittima, oggi sottoutilizzata, può trasformarsi in un hub internazionale per i mega-yacht, dotato di servizi di refitting e assistenza cantieristica di alto livello, attrattivo per una nuova economia del mare. Porto Marghera deve continuare a essere un polo industriale strategico, in cui si sviluppi la Zona Economica Speciale, si investa nel polo dell’idrogeno e si promuova un rilancio della cantieristica navale.

Venezia deve anche consolidare il proprio ruolo di capitale culturale, rafforzando la presenza e l’offerta delle sue università. Servono nuovi corsi, orientati alle esigenze dei mercati globali, in grado di attrarre studenti da tutto il mondo. Una città che punta sui giovani deve anche saper offrire loro servizi, alloggi accessibili, spazi di vita e crescita. Allo stesso tempo, la presenza sempre più rilevante di anziani impone politiche di assistenza mirate, che tengano conto della specificità del contesto urbano e del peso che la pressione turistica esercita sulla qualità della vita dei residenti.

Una città che accoglie oltre 30 milioni di turisti ogni anno ha bisogno di un modello di sviluppo che non sacrifichi la vivibilità sull’altare della rendita. Venezia deve tornare ad essere una città a misura di persona: attrattiva, efficiente, viva. Una città proiettata verso il futuro, capace di innovare senza tradire la propria storia, e di salvaguardare la propria bellezza e unicità.

 

Questo è il momento di costruire un’alternativa seria, di centro, per Venezia. Un’alternativa che unisca le energie civiche, le competenze diffuse, le forze riformiste, in un progetto condiviso e concreto. Solo così potremo restituire a Venezia la prospettiva che merita.

 

Paolo Bonafè

Segretario Comunale di Azione Venezia

Crediamo che sia tempo di scelte di qualità, non di etichette.

Ho letto con attenzione e rispetto il ragionato appello promosso da Luminosi Giorni a sostegno di una candidatura civica autorevole nell’ambito della coalizione di centrosinistra per la prossima elezione a Sindaco di Venezia. È un contributo che ha il merito di sollevare il dibattito politico dalla stagnazione e dal tatticismo, ponendo l’accento sul metodo e sulla credibilità della proposta.

Da parte nostra, come Azione Venezia, desideriamo portare all’attenzione un punto che riteniamo cruciale:

non è affatto obbligatorio limitare il campo a una candidatura di centrosinistra, né sul piano simbolico né su quello operativo.

In un momento così delicato per la città, crediamo che la vera alternativa debba fondarsi su visione, concretezza e capacità di ricomporre fratture, non sull’identità partitica.

Per questo riteniamo che la strada più promettente sia quella di una figura civica di centro, radicata nella città, dotata di credibilità istituzionale, autonomia politica e visione programmatica.

Una figura che, proprio per la sua natura terza rispetto agli schieramenti tradizionali, potrebbe ottenere un ampio consenso trasversale, coinvolgendo anche forze riformiste e liberaldemocratiche come la nostra.

Se dovesse emergere un profilo di questo tipo – civico, competente, con un programma chiaro e riformista – Azione Venezia non avrebbe alcun pregiudizio a valutarlo positivamente. Anzi, ne sosterrebbe la proposta con spirito costruttivo e apertura, purché i contenuti siano realmente all’altezza delle sfide della città.

In sintesi: il campo dell’alternativa non si esaurisce nel centrosinistra. Può, e deve, includere anche le esperienze civiche e riformatrici di centro, capaci di parlare a tutti i cittadini, senza slogan ideologici ma con soluzioni credibili.

Crediamo che sia tempo di scelte di qualità, non di etichette. Venezia ha bisogno di un progetto forte e inclusivo, non solo di un fronte politico contro qualcuno.

Paolo Bonafé – Segretario Comunale Azione Venezia

“Via Resia dimenticata da tutti. Serve un intervento urgente per sicurezza, decoro e dignità dei residenti”

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Azione Venezia porta all’attenzione dell’Amministrazione comunale e delle autorità competenti la situazione di grave degrado e abbandono in cui versa via Resia a Mestre, una laterale di via Eridesio/via Cà Solaro, oggi abitata da una decina di famiglie e priva di servizi essenziali, sicurezza e manutenzione.

 

Via Resia rappresenta ciò che resta di un’antica arteria che un tempo collegava Mestre con Mogliano e Treviso, poi tagliata dalla realizzazione della tangenziale A57 e successivamente isolata ulteriormente dai lavori di collegamento tra A27 e A57. Da allora, l’intera zona è divenuta una sorta di borgata senza identità e senza tutele, servita unicamente da una strada stretta e malconcia, oggi priva di illuminazione pubblica, con asfalto deteriorato, banchine cedevoli e infrastrutture trascurate.

 

Le condizioni sono gravi:

  • Assenza totale di illuminazione lungo tutta via Resia;
  • Abbandono sistematico di rifiuti, favorito dal buio e dalla mancanza di controlli;
  • Vegetazione invasiva per la scarsità degli sfalci annuali (2-3 all’anno);
  • Alberi ad alto fusto morti o instabili, pericolosi in caso di vento forte;
  • Fenomeni sospetti di passaggi illegali dalla tangenziale alla via, anche di notte, tramite un varco carrabile aperto e una recinzione divelta;
  • Problemi di drenaggio delle acque piovane, con un unico fossato che raccoglie anche parte del deflusso della tangenziale;
  • Ponte sul Dese con giunti danneggiati e guard rail pericolosi, in alcuni casi legati con filo di ferro.

Questa situazione non è più tollerabile, soprattutto considerando la presenza di famiglie residenti che vivono in condizioni che definire precarie è un eufemismo.

Chiediamo con forza all’Amministrazione comunale, alle concessionarie autostradali competenti e agli enti preposti di attivarsi con urgenza per:

  1. Il ripristino dell’illuminazione pubblica lungo tutta via Resia;
  2. La chiusura del varco carrabile e la messa in sicurezza delle recinzioni lungo la tangenziale;
  3. Un piano regolare di pulizia e sfalcio della vegetazione;
  4. La bonifica dei rifiuti abbandonati e l’installazione di sistemi di videosorveglianza;
  5. La manutenzione della carreggiata e del ponte sul Dese, compreso il consolidamento delle banchine e la sistemazione dei guard rail;
  6. La verifica idraulica del fossato di scolo, con eventuali interventi di potenziamento del sistema di drenaggio.

 

Al presente comunicato alleghiamo immagini documentali che mostrano le condizioni attuali della via e alcuni degli ultimi episodi di abbandono di rifiuti.

Azione Venezia continuerà a vigilare e a sostenere i residenti di via Resia, che hanno diritto – come tutti i cittadini veneziani – a vivere in sicurezza, con dignità e servizi adeguati. L’abbandono non può essere una risposta politica. Serve una scelta concreta di attenzione e responsabilità.

 

In allegato: 2 fotografie relative agli ultimi abbandoni di rifiuti e immagine panoramica del tratto stradale oggetto di segnalazione.

 

Paolo Bonafé

Segretario comunale – Azione Venezia

 

Alessandro Costantini

Delegato Mobilità e Viabilità – Azione Venezia

 

Interventi alla trasmissione Focus del 18/03/2025

Questi sono i miei interventi in trasmissione Focus su rete Veneta del 18/03/2025

primo intervento su piaga bullismo e cyberbullismo

 

secondo intervento su Ucraina e Stati Uniti D’Europa

 

 

 

Terzo intervento su Turismo a Venezia e Ticket d’ingresso

AZIONE Venezia riparte di slancio con un 40% di nuove adesioni, e un direttivo ed una segreteria rinnovati

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Si è svolta la prima riunione del Direttivo eletto con il Segretario Paolo Bonafè lo scorso 15 febbraio ed è stata presentata la nuova Segreteria Comunale di Venezia che andrà ad affiancare il segretario riconfermato. Azione Venezia nell’ultimo anno ha visto un incrementazione dei propri iscritti nel Comune di Venezia del 40%, arrivando alle cento iscrizioni, delle quali tantissimi giovani e donne. Ed è sui giovani e le donne che il partito rilancia la sua azione politica.

 

Il Direttivo comunale è così composto: Paolo Bonafè, Anelli Cristina, Barbieri Giacomo, Cardin Chiara, Cavazzina Antonella, Costantini Leda, Costantini Alessandro, Diprima Paolo, Gaspari Joshua, Ghezzo Davide, Losito Emanuele, Mameli Fiorella, Marotta Gennaro, Maschera Gianluca, Memo Licia, Memo Mauro, Moro Fosca, Santoro Raffaele, Spagnolo Fabio, Valonta Stefano, Vingiani Francesca

 

Mentre i componenti della segreteria sono:

Paolo Bonafè – Segretario Comunale e Responsabile comunicazione

Mauro Memo – Vicesegretario Comunale Referente per il Centro Storico ed Isole

Gennaro Marotta – Vicesegretario Comunale Referente Mestre e la Terraferma

Fosca Moro – Responsabile Under 30 e Organizzazione

Paolo Diprima – Responsabile del Programma

Giacomo Barbieri – Responsabile comunicazione social

Mentre i coordinatori dei tavoli tematici sono:

Memo Mauro – Attività Produttive;  Costantini Leda – Casa, Politiche per la Famiglia, Diprima Paolo – Finanza e Società partecipate, Cavazzina Antonella – Welfare, Pari Opportunità; Santoro Raffaele – Cultura e Beni Culturali; Costantini Alessandro  – Mobilità e Trasporti; Valonta Stefano – Infrastrutture, Urbanistica, edilizia Privata, Lavori pubblici; Mameli Fiorella – Scuola, ed Università; Maschera Gianluca – Sport, Ambiente e politiche Giovanili

 

Riteniamo con questa squadra, composta da già consiglieri comunali, provinciali e regionali, da già direttori del Comune di Venezia e di Ater, da già direttori nel settore dei Beni Culturali, da già dirigenti settore industria, da professionisti affermati, da giovani con esperienze e capacità eterogenee e da insegnanti, ovvero persone radicate nel territorio e nelle professioni, di poter dar voce di chi crede nella competenza, nella serietà e in una politica fatta di soluzioni e non di slogan. Gli obiettivi della nuova segreteria saranno:

  1. Un partito radicato e aperto – Essere presenti nei quartieri, nei luoghi di lavoro, tra i giovani e tra le imprese. Azione deve diventare la casa di chi vuole contribuire al bene della città, ascoltando e coinvolgendo tutti coloro che vogliono impegnarsi per il futuro di Venezia.
  2. Proposte concrete per Venezia (e la sua laguna), Mestre e la Terraferma – Basta con le battaglie ideologiche o le promesse irrealizzabili. Noi siamo quelli delle soluzioni: mobilità sostenibile, residenzialità, turismo responsabile, difesa dell’ambiente e rilancio economico devono essere al centro della nostra agenda.
  3. Costruire una scelta politica credibile – Venezia ha bisogno di una classe dirigente capace e onesta, in grado di riportare la politica al servizio dei cittadini. Dobbiamo costruire un progetto che sappia parlare a tutti, dialogando con le realtà civiche e associative che condividono i nostri valori.

 

Il programma che abbiamo stilato costituirà la base per il confronto con le altre forze politiche e con i candidati che si presenteranno alle elezioni, per il nuovo Sindaco di Venezia, che si terranno tra circa un anno.

Paolo Bonafè – Segretario Comunale

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