Venezia, 02 febbraio 2026
Il dibattito sul ticket turistico torna al centro dell’attenzione pubblica. L’ipotesi di una tariffa fino a 35 euro, rilanciata in questi giorni dall’Ex Candidato Sindaco Alessio Vianello e dal Candidato Sindaco possibile del Centrodestra Simone Venturini , conferma una verità che da tempo sostengo: il tema non può essere affrontato con semplificazioni o annunci ad effetto, ma richiede un confronto serio, fondato sui dati e sugli effetti reali sulla città.
Il ticket non può essere né una bandiera ideologica né una tassa punitiva. Può diventare uno strumento utile solo se inserito in una strategia complessiva di governo dei flussi turistici, capace di tenere insieme tutela dei residenti, sostenibilità economica e qualità dell’accoglienza.
Ci sono alcuni punti fermi da considerare:
- il problema di Venezia non è il turismo in sé, ma la sua concentrazione in pochi giorni, in poche ore e in poche aree della città;
- ogni misura deve distinguere chiaramente tra turismo giornaliero e soggiorni più lunghi, evitando di penalizzare chi contribuisce realmente all’economia locale;
- il ticket deve essere semplice, comprensibile e proporzionato, senza trasformarsi in un deterrente confuso o in un aggravio burocratico.
In questo contesto, il contributo di analisi portato dall’associazione I Futuri di Venezia introduce elementi che meritano attenzione e approfondimento: l’ipotesi di una “Carta dei servizi” obbligatoria, collegata a un sistema di prenotazione e a un numero chiuso, con risorse vincolate a residenzialità, lavoro, sicurezza, servizi pubblici e sviluppo della città metropolitana. Una proposta ambiziosa che, secondo gli estensori, potrebbe generare fino a 300 milioni di euro l’anno da reinvestire sul territorio.
È positivo che il dibattito si sposti dal semplice “quanto far pagare” al come governare il turismo e al perché utilizzare le risorse. Tuttavia, va detto con chiarezza: nessuno strumento, da solo, può risolvere problemi strutturali. Senza un rafforzamento dei servizi pubblici, del trasporto, della gestione degli accessi e senza politiche serie per la residenzialità e il lavoro, il rischio è quello di intervenire sugli effetti e non sulle cause.
Venezia non può vivere di misure spot. Serve una visione di medio-lungo periodo che includa:
- una regolazione intelligente dei flussi;
- la tutela della città storica e delle isole;
- la difesa dei residenti e delle attività di vicinato;
- un utilizzo trasparente e vincolato delle risorse generate, destinandole a manutenzione urbana, servizi e qualità della vita.
Come UDC Venezia riteniamo positivo aprire un confronto pubblico serio e documentato, ma ribadiamo che le decisioni non possono essere calate dall’alto né inseguire il consenso del momento. Il turismo è una risorsa fondamentale, ma va governato con responsabilità, equilibrio e buon senso.
Venezia ha bisogno di equilibrio, non di slogan. Purtroppo temo che la campagna elettorale non aiuterà perché la coalizione chi si vuole candidare come cambiamento E il ticket, se ci sarà, dovrà essere uno strumento utile alla città, non un fine in sé.
Paolo Bonafé – Coordinatore Comunale Unione di Centro – UDC Venezia