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Per fermare la violenza sulle donne si deve partire da tre azioni concrete

D7E7CF3D-DD26-49AE-A55D-A25C651BF690FA066E66-AA6D-446C-B0BD-8CC52CF91C76foto di violenza-sulle-donnefoto di violenza sulle donne 2

Anche la giornata di ieri è stata funestata da un femminicidio, che riporta la drammaticità di questa “guerra” perpetrata nei confronti delle donne, da una parte della popolazione maschile legata ad antiche logiche di disuguaglianza sociale e di donna oggetto, Nel mondo la violenza contro le donne interessa 1 donna su 3. In Italia i dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner, parenti o amici, quindi la cerchia più intima. Sempre Istat 2020 ci dice che 6 milioni e 788 mila donne hanno subìto, nel corso della propria vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale, che il 20,2% (pari a 4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, che il 21% (pari a 4 milioni 520 mila) violenza sessuale e il 5,4% (pari a 1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila). Questi dati sono sconvolgenti.  Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex. Gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali (76,8% fra tutte le violenze commesse da sconosciuti). Le donne straniere hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3% e 31,5%). Per fermare tutto ciò si devono fare tre azioni concrete: la prima è quella di favorire l’indipendenza economica delle donne, perché è la base di scelte consapevoli e autonome; la seconda di rimettere mano alle strutture sociali, a quella costellazione di sostegni territoriali alle famiglie (soprattutto in presenza di bambini) che i lockdown hanno rivelato fragili se non assenti e la terza di combattere insieme contro i pregiudizi inconsapevoli, quelli che continuano a muoversi nell’oscurità del corpo sociale e dei nostri corpi individuali, quelli che influenzano le nostre aspettative di genere e vanno poi a modellare le abitudini, le (cattive) pratiche, le istituzioni. Sono più potenti degli stereotipi, dei quali abbiamo almeno imparato a dibattere.

Paolo Bonafè

Lido di Venezia

Attendiamoci uno Tsunami di migliaia di disperati in fuga dalle guerre

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Oramai è evidente che pensare all’emergenza profughi, come solo quella collegata agli sbarchi e salvataggi in mare di persone, che scappano dalle atrocità delle guerre e dalla fame in africa, è riduttivo, rispetto alla tragedia immane che sta interessando larghe parti del Mondo e che travolgerà, purtroppo, come uno tsunami l’Europa e quindi anche l’Italia. Nel nostro Paese, le scelte politiche fatte dai governi precedenti hanno indebolito, se non distrutto, il sistema di “prima accoglienza”, che era già in crisi, riducendo la nostra capacità di accoglienza in termini qualitativi e quantitativi. Le drammatiche immagini che abbiamo ancora negli occhi dell’aeroporto di Kabul, assediato da migliaia di disperati alla ricerca di una via di fuga, rischiano di essere soltanto il prologo di un dramma pronto, entro poche settimane, a replicarsi alle porte dei nostri confini orientali e a quelli di Austria e Germania. Basti pensare alle centinaia di migliaia di rifugiati afghani che stanno attraversando l’Iran e Turchia per risalire lungo la rotta balcanica ed arrivare in Europa, e sarà ben difficile respingere quei migranti trattandoli da semplici «irregolari». E non solo perchè fuggono dall’odio e dall’intolleranza talebana, ma anche, e soprattutto, perchè li abbiamo abbandonati, dopo aver promesso loro, per vent’anni, democrazia e rispetto dei diritti umani.. Necessita la capacità della Ue di trattare con tutti i paesi allineati lungo la rotta della disperazione afghana: dall’Iran, alla Turchia, fino alla Grecia e ai paesi della ex Jugoslavia, perché vi sia un progetto e una strategia comune sull’ accoglienza, dato che  l’emergenza nascerebbe soprattutto dall’incapacità di accogliere e di integrare, ovvero di fornire strumenti per emanciparsi dal bisogno dell’accoglienza e per costruirsi una vita autonoma all’insegna della dignità e della legalità.

Paolo Bonafè

Lido di Venezia

Tornelli… anche Si

Gazzettino - 2021-09-11 Lettera su Tornelli

 

Gazzettino - 2021-09-08 lettera su tornelli.pdf

++ Venezia, installati tornelli per deviare turisti ++venezia-tornelli-ape-1010

Il tema turismo di massa e di come regolamentare gli accessi in città ritorna ad essere il problema primario della città, dopo la pandemia.  In tutti questi anni, molti si sono cimentati in proposte e valutazioni, ma nessuno è mai stato in grado di proporre un qualcosa di veramente risolutivo. Ora, il Comune di Venezia lancia la proposta di creare dei blocchi di accesso con dei tornelli, da posizionarsi in alcuni punti strategici della città e la creazione di una app per prenotarsi la visita in città. Tale proposta che sembrerebbe una valida soluzione, trova una opposizione, oltre che politica, anche da parte dell’assessore Regionale al Turismo e del Ministro della Cultura, i quali sono concordi che il problema esista ma non gli va bene la metodologia, accusando che così facendo la città diventa a numero chiuso.

Personalmente ritengo questa motivazione risibile anche perché la sperimentazione era già stata fatta dal Comune durante il Carnevale 2019 e aveva dato un buon esito, ma poi si era fermata a causa dal Covid-19. Le modalità di prenotazione e di pagamento dell’accesso sono previste tramite sistemi informatici, oramai di uso comune, come quello di un app sul cellulare. Basti pensare che i dati degli accessi in città del 2019 erano di circa 110 mila visitatori giorno e con questi numeri la città si bloccava. Già questa estate (della ripartenza) si sono già toccate le 85 mila presenze il 5 agosto e le 80 mila il 18 agosto; sono numeri importanti,  se si sommano ad un pendolarismo lavorativo di almeno 10 mila persone giorno.

Inoltre, il sistema proposto dal Comune è molto semplice e high tech: basterà avvicinare il proprio cellulare con prenotazione e pagamento o smartcard ad un lettore sul tornello per essere ammessi in città. Unitamente al progetto tornelli vi è quello di  implementazione delle telecamere presenti in città con nuove ad alta definizione, da mettere  a disposizione della Smart Control Room del Tronchetto, così da controllare ogni angolo della città. Quindi non capisco le critiche al progetto visto che si andrebbe a rendere più sicura la città e a contingentare gli arrivi, “educando” i turisti alla prenotazione. Aspetto non secondario è quello che si potrebbero finalmente creare più porte di accesso alla città, grazie a nuovi collegamenti diretti via acqua dalla terraferma, deviando così i flussi di attraversamento della città e andando a rivitalizzare zone ora meno “frequentate” dai turisti e non ultimo si potrebbe creare anche una black list, che blocchi in accesso chi abusa o non rispetta il decoro e la pulizia della città.  Quindi per me ben vengano i tornelli, se questo servirà per preservare la città

 

Paolo Bonafè

Venezia 06/09/2021

 

Venezia e la necessità del green pass sui mezzi pubblici

Gazzettino - 2021-08-26 Lettera su green pass

La linea guida che il Ministero dei Trasporti ha emanato ieri, in vista del mese di settembre e della riapertura delle scuole, vede, oltre alla conferma della capienza del massima dei mezzi pubblici dell’80%,  all’obbligo di uso della mascherina, anche la novità della figura del “controllore”. Io ritengo che questo ultimo aspetto diverrà argomento di ulteriore discussione in città perché creerà nuovi argomenti di tensione e di caos, in una Venezia dove il servizio di trasporto pubblico è già ora al limite, per i problemi di bilancio di ACTV e per la presenza ( fortunatamente) di migliaia di turisti che si stanno riversando ​nella​ città storica. E’ ovvio che necessita una regolamentazione nei trasporti, in un periodo di covid prolungato come quello che viviamo,   ma ritengo che adattare le nuove regole al sistema di trasporti acquo veneziano ( e non solo) sarà perlomeno problematico, se non impossibile. Già ora la presenza promiscua di turisti e pendolari/cittadini in alcune fasce orarie della giornata rasenta e supera il limite di trasportabilità, con necessità sempre maggiore di subaffidamenti. Forse sarebbe meglio  che il Governo prendesse coraggio e istituisse definitivamente l’obbligatorietà ​dell’uso del green pass su tutti i mezzi di trasporto e dotasse di risorse economiche le varie società di trasporto pubblico, perché installino agli accessi e ai tornelli un lettore di green pass, una doppia lettura con il lettore imob, così da permettere l’accesso ai mezzi pubblici alle sole persone in possesso di tali requisiti, istituendo poi i relativi controlli, altrimenti l’attuale situazione già deficitaria in alcuni momenti della giornata diventerà insostenibile.

Paolo Bonafè

Lido di Venezia

Quali Politiche per la famiglia

Da più parti viene evidenziato e riaffermato il ruolo della famiglia come nucleo fondante delle società civile. Lo fa anche la Chiesa riaffermando i principi ispiratori della dottrina sociale dove la famiglia ha un ruolo centrale tanto da definire che “attraverso la famiglia cristiana la Chiesa vive e compie la missione affidatale da Cristo” e che la Famiglia è si “ l’oggetto fondamentale dell’evangelizzazione e della catechesi Chiesa , ma essa è anche il suo indispensabile ed insostituibile soggetto: il soggetto creativo!”

Quindi, la famiglia, intesa come primo nucleo di relazioni significative, non è solo una dimensione privata, è una risorsa vitale per l’intera collettività poiché le molteplici funzioni da essa svolte la collocano a pieno titolo come soggetto di valenza pubblica che genera valore per l’intera società.

Pertanto, la famiglia viene riconosciuta come sistema complesso che svolge funzioni fondanti per la società.

Ad una concezione di famiglia, considerata come sistema, necessariamente corrisponde una vision che non confonde le  politiche familiari con le politiche sociali, ma si richiami alle  politiche di sistema. Assumendo questo quadro di riferimento, parlare di politiche per la famiglia significa  raccogliere la sfida di catalizzare l’attenzione di tutti gli operatori del territorio, aggregando attori e risorse che condividano l’obbiettivo di accrescere il benessere sociale, producendo un circuito virtuoso in grado di generare nuove  risorse, sia economiche che sociali. Perché le politiche familiari sono soprattutto  politiche di sviluppo sociale ed economico del territorio e ne aumentano l’attrattività.

Si tratta di spostare l’asse culturale che ha caratterizzato l’approccio alla famiglia, concepita come mera destinataria di interventi (concezione legata al welfare state), ad un nuovo approccio che vede la famiglia, soggetto competente, promotore di benessere e coesione sociale.

Il Piano Nazionale per la Famiglia, approvato lo scorso  7 giugno dal Consiglio dei Ministri,  delinea le direttrici di intervento  nell’ ambito di un welfare definito come sostenibile e abilitante. In questo scenario la famiglia è considerata  soggetto sociale su cui investire per il futuro del Paese, in termini di valorizzazione delle sue funzioni di coesione sociale ed equità fra le generazioni  Il Piano, nello specifico, individua, fra i propri principi ispiratori, “quello di promuovere un welfare familiare che sia compatibile con le esigenze di sviluppo del Paese, il quale richiede politiche di capacitazione (empowerment) delle famiglie anziché di mero assistenzialismo… Occorre muovere passi decisi verso un welfare abilitante, che incida sulle capacità di vita dei portatori di bisogni facendo leva proprio sulla capacità di iniziativa sociale ed economica delle famiglie. Tutto ciò richiede interventi che generino, anziché consumare capitale sociale”

Il Piano Nazionale introduce, finalmente anche in Italia, il modello delle  Alleanze Locali per la Famiglia il cui obiettivo è di “sostenere la diffusa attivazione di reti locali, costituite dalle forze sociali, economiche e culturali che, in accordo con le istituzioni, promuovano nuove iniziative di politiche “family friendly” nelle comunità locali.

Il criterio fondamentale che guida questo nuovo scenario è il passaggio da una politica della spesa che promette sempre nuovi benefici agli elettori, ad una politica di orientamenti all’impegno che impegna tutti gli stakeholders verso la meta di una società amica della famiglia e cerca la collaborazione di tutte le istituzioni e i soggetti coinvolti”

Le esperienze dei Paesi del Nord Europa, nella progettazione delle politiche di sviluppo territoriale, hanno dimostrato l’efficacia di ribaltare l’ottica che individua come soggetto destinatario degli interventi il cittadino-individuo e lo sostituisce con un attore complesso e dinamico, rappresentato dalla famiglia.

La Commissione Europea, per valorizzare queste esperienze, istituisce la piattaforma della “Alleanza Europea per la Famiglia”, indicando come modello di riferimento, per la progettazione delle politiche locali degli Stati Membri, proprio quello tedesco delle Alleanze Locali.

Progettare secondo questo modello, significa adottare la nuova definizione di cittadino: la visione dinamica del destinatario finale delle politiche locali, presuppone una progettazione omnicomprensiva, trasversale, a cui partecipano in modo integrato tutti i soggetti competenti.

La valorizzazione, in fase di progettazione, di tutte le competenze presenti in un territorio, garantisce l’efficienza del progetto, abbassando sia i costi di ideazione, sia quelli indiretti derivanti da sprechi e bassa funzionalità dei risultati.

Anche le Amministrazioni locali sono chiamate a rispondere a questo modello attraverso la  definizione sovrastrutturale di politiche integrate per la promozione della famiglia, della natalità e della qualità del vivere urbano,  caratterizzando le città come un distretto culturale e operativo di concreta  politica familiare.

Va aperta una nuova stagione di dialogo e cooperazione  fra interlocutori strategici del sistema – attori pubblici, privati e sociali-  per elaborare una dimensione programmatoria, capace di  sviluppare un approccio unitario alla città, come luogo abitato e vissuto dalle famiglie.

Per esempio, a Venezia, si tratta di avviare una coprogettazione organica fra politiche abitative, urbanistiche, ambientali, sociali, culturali e di sviluppo economico-turistico, all’interno di un  processo che deve favorire tutte le condizioni per  partecipazione e per il protagonismo delle famiglie veneziane

Paolo Bonafè

Etica Amministrativa

Quanto avvenuto, prima in Provincia e poi in Comune di Venezia, deve far riflettere tutti coloro che svolgono ruoli politico-amministrativi, ma anche le segreterie dei partiti, perché Il successo di qualsiasi politica pubblica dipende in primo luogo dal buon funzionamento dell’amministrazione. La corruzione e qualsiasi irregolarità nel Servizio pubblico sono un ostacolo all’efficienza e minano la legittimità dello Stato di diritto; causano, inoltre, la perdita di fiducia dei cittadini nelle istituzioni politiche. La corruzione in generale, e quella amministrativa in particolare, va considerata un male pubblico poiché i suoi costi, a valenza economica e politica, ricadono su tutta la comunità sotto forma di diseconomie esterne. Le strategie e le politiche pubbliche, rivolte a combattere la corruzione politico amministrativa, devono essere indirizzate sia a ridurne le opportunità, sia a disincentivarne il ricorso, creando le condizioni perché per nessuno sia conveniente entrare in transazioni corrotte. All’interno dell’Amministrazione va, pertanto, ridata centralità al binomio etica e trasparenza, che vanno riconosciuti come valori cardine della cultura amministrativa. La trasparenza si lega indissolubilmente a funzioni operative come la comunicazione, la partecipazione, la tracciabilità, i processi autorizzativi, le procedure degli appalti, la valutazione dell’azione amministrativa e dei suoi risultati. La trasparenza, pertanto, rappresenta il principio che garantisce di entrare nel cuore dell’azione amministrativa, ne influenza il comportamento, favorendo il consolidamento di una “etica pubblica”. Paolo Bonafè – Lido di Venezia

Tratta e sfruttamento nuovi volti della schiavitù

Si tratta di una commemorazione scivolata via senza alcun clamore ma, lo scorso  23 agosto, l’ONU ha celebrato la “Giornata in ricordo della Schiavitù e della sua Abolizione”, evento che rappresenta un richiamo forte a riflettere come, seppur abrogata, la schiavitù umana oggi continui ad esistere sotto nuove forme. Ce ne sono molti di “nuovi schiavi” ai bordi dei nostri marciapiedi e delle nostre strade, guardati con indifferenza, fastidio e disprezzo, esseri umani che rappresentano solo una piccola parte di un numeroso esercito, composto nella sola Italia da 50.000 adulti e minori, vittime di tratta e di molteplici forme di sfruttamento, che riguardano l’accattonaggio, la prostituzione, il lavoro nero e altre attività illegali.

Sono dati di un fenomeno attentamente rappresentato dal Rapporto di “Save the Children” dal titolo “Le nuove schiavitù” e presentato la scorsa settimana. Si tratta di numeri che peccano per difetto, poiché riguardano le persone che sono state intercettate dalle reti di assistenza ed aiuto attive nel nostro Paese, ma sono molti altri quelli che vivono condizioni di marginalità estrema, senza poter accedere mai ad alcuna opportunità. La strategia per contrastare il fenomeno è quella che vede la collaborazione e la sinergia fra Forze dell’Ordine e i soggetti titolati ad attuare percorsi di protezione sociale, secondo un modello che vede, fra l’altro, il Comune di Venezia punto di riferimento internazionale. Ma a fronte della necessità di potenziare e consolidare le reti di intervento, il Governo ha deciso di sopprimere le 14 postazioni locali del Numero Verde Nazionale Antitratta, per sostituirle con un’unica postazione centrale.

Paolo Bonafè Presidente Laboratorio Venezia

I rischi del federalismo demaniale

federalismo-demaniale-150x150Un nuovo processo sta interessando tutto il territorio nazionale e riguarda il trasferimento, a Regioni ed Enti Locali, dei beni dell’Agenzia del Demanio.

L’elenco dei beni trasferibili non è ancora definitivo, perché in discussione nella competente commissione bicamerale e verrà pubblicato solo a fine luglio: si tratta di un patrimonio inestimabile, che comprende edifici di grande valore storico, musei e fari ma, soprattutto, aree naturalistiche, che rappresentano tesori inestimabili. Nel nostro territorio il trasferimento riguarderà, ad esempio, l’ex Forte di S. Erasmo, l’ex Poligono del tiro a segno  a Murano, l’ex Caserma Pepe e gli arenili  al Lido e l’isola di S. Angelo delle Polveri. Ma anche l’isola dell’Unione a Chioggia  e le Dolomiti che fanno corona a Cortina d’Ampezzo.

Questa vicenda, se da un lato rappresenta l’esito di un percorso fortemente auspicato – perché vede le comunità riappropriarsi del proprio territorio di riferimento – dall’altro, apre alcune questioni di particolare criticità. Se Regioni, Province e Comuni sono chiamati a favorire “la massima valorizzazione funzionale” dei beni ricevuti, dall’altro potranno provvedere alla vendita di parte di essi per sanare il debito pubblico. Si apre così la strada ad una privatizzazione del territorio, che chiama in causa il rischio per il Paese di una nuova ondata di speculazione economica ed  edilizia. Voci autorevoli segnalano il pericolo di una operazione finalizzata alla necessità di rimpinguare le casse pubbliche e l’allarme per un processo che  nasconde, sotto la veste del  federalismo demaniale, un percorso di progressiva alienazione dei beni pubblici.

Paolo Bonafè Presidente  Laboratorio Venezia

Il 2010 Anno Europeo della Lotta alla Povertà

poveroL’Unione Europea ha designato il 2010 quale Anno Europeo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, richiamando gli Stati membri a intensificare l’attenzione  e l’impegno su questi temi, attraverso azioni mirate volte al riconoscimento dei diritti, all’aumento della partecipazione pubblica alle politiche per l’inclusione sociale, alla promozione di una società più coesa, all’impegno a rimuovere le cause dell’esclusione sociale.

Il tema cade in un momento di particolare criticità per la situazione sociale ed economica dell’Europa, pesantemente segnata dalla crisi del 2008, che esige una rilettura dei fattori di rischio che determinano i fenomeni e l’individuazione di strategie multilivello, per affrontare la multidimensionalità che è propria della povertà di questi anni.

Ma nel quadro delle azioni complessive, va dato rilievo e va rafforzata una funzione informativa e di promozione culturale: capacità di  accoglienza e solidarietà sono principi fondanti  di una società in grado di promuovere i diritti dei soggetti più deboli. Il recente drammatico evento di Venezia, che ha visto una persona senza dimora essere oggetto di un criminoso gesto da parte di una banda di ragazzi, mette in luce come nella nostra società sia carente una funzione formativa ed educativa nei confronti delle nuove generazioni. L’occasione dell’Anno Europeo può rappresentare un’opportunità importante per un’azione di promozione culturale rivolta al mondo della scuola, per rompere  rappresentazioni stigmatizzanti dei fenomeni di esclusione sociale e per favorire esperienze concrete, che avvicinino le nuove generazioni ad un impegno di solidarietà.

Paolo Bonafè  presidente www.laboratoriovenezia.it