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La mia Candidatura a Consigliere Comunale di Venezia per il Partito Democratico

Ieri sera 20 aprile 2015  la Direzione Comunale del Pd di Venezia ha approvato la lista dei candidati per il consiglio comunale.

Mi sono anch’io reso disponibile dopo la sollecitazione di tanti amici ,ai quali prima di accettare ho chiesto consiglio e sostegno.

Il loro incoraggiamento e il loro supporto mi ha convinto a riaccettare una sfida per questa nostra meravigliosa e complessa città, che con la città d’acqua e le sue isole unita alla terraferma costituisce quella unicità appunto unica al mondo.

Dopo la mia impegnativa esperienza di consigliere dal 2000 al 2005 mi sono interessato di aziende della mobilità e mi ero un po’messo da parte rispetto alla politica attiva

Con le primarie del centrosinistra e con la candidatura di Felice Casson mi sono sentito stimolato a rimettermi in gioco per un progetto alto ed altro rispetto al passato

Fin da subito mi sono unito nel progetto e visione di una nuova e diversa politica cittadina del Candidato Sindaco Felice Casson, con il quale da subito abbiamo collaborato e per il quale ho dato il mio supporto durante la fase delle primarie ottenendo lo stesso un ottimo risultato
Ora come candidato Sindaco della coalizione necessità lo sforzo di tutti coloro che credono in questo progetto di cambiamento perché si attivino e si impegnino e così voglio fare io con questa candidatura.

Abbiamo noi tutti ,che vogliamo interessarci della cosa pubblica , una grande responsabilità e in futuro chi andrà a governare la città si troverà una situazione di bilancio molto critica è una città indebolita dalla crisi ma anche da scelte subite da altri enti di livello superiore. Uno su tutti è l’assoluta sproporzione tra i vari ipermercati e centri commerciali che gravano sulla cerchia urbana che hanno impoverito il tessuto commerciale cittadino oltre al fatto che troppi cantieri sono stati avviati e troppe ZTL sono state applicate nelle vie centrali di Mestre tanto da rendere difficile l’uso dell auto per gli acquisti e quindi rendere più comodo per i mestrini recarsi presso i centri commerciali. Il tema sicurezza poi negli anni è diventato sempre più un sintomo di emergenzialita’ e i processi di riqualificazione urbana hanno proceduto a rilento (quanti anni sono passati prima che l’area del ex deposito Actv di via Torino sia stata riqualificata?

Il mio impegno sarà certamente per questi temi che interessano soprattutto Mestre ma anche Venezia dove devono riaprire i negozi di Vicinato

Ma l’impegno primario sarà verso i temi che mi vedono portatore di competenze ed esperienze che sono quelli legati alla portualita’ alle infrastrutture e alla mobilità perché necessità ripensare la mobilità cittadina puntando alle reti su rotaia rappresentate dalla metropolitana di superficie SFMR ,che deve essere integrata con la rete ferroviaria portuale (abbiamo una rete ferroviaria portuale che collega varie zone della città tra cui il Vega e la Marittima /san Basilio e che è grande come quella del Libano) in modo tale da collegare i poli di interesse cittadino tra loro e che a oggi non sono collegati (vedi ospedale all Angelo, aeroporto, porto autostrade del mare di Fusina, porto passeggeri della Marittima, Vega e san Basilio)
La SFMR ha previste anche altre stazioni in città e quindi col tram e i bus si creerebbe un vero sistema di collegamento capillare , per raggiungere l’obbiettivo di aumentare il trasportato sul trasporto pubblico locale rispetto all uso dell auto ( diminuzione smog e polveri fini)

Ma altro tema a me caro è quello che, Turismo e Cultura, (che sono la prima economia della città), diventino il motore trainante della economia cittadina e non restino disorganizzati tra loro , ma con l’uso del marchio di Venezia e la cura delle tradizioni, creino quella rete di networking tra operatori economici ed associazioni,che servano per dare una offerta completa al turista e per attrarre ancor di più il turista di qualità,

Cioè quello che pernotta in città e vive la città rispetto al turista mordi e fuggi che invece usa la città,

questo nella ottica della regolazione dei flussi e della valorizzazione della cucina veneziana di tradizione, nella valorizzazione dei prodotti ittici e della agricoltura locale utilizzando allo scopo anche il marchio di Venezia e puntando sulla riconversione delle barche da pesca per il pesca turismo e nelle isole puntando sull albergo diffuso.

Ultimo e non ultimo poi è il tema Portualita (che per la mia professione mi sta particolarmente a cuore)

Si deve fermare lo scavo di altri canali che andrebbero a modificare negativamente la morfologia cittadina e bisogna invece decidere su alcuni progetti già presentati e discussi negli ambiti di competenza per una nuova e grande area destinata alle navi passeggeri , che può essere a Portomarghera o con la creazione di un porto per le grandi navi passeggeri alle bocche di porto , prolungando le conche di navigazione già costruite per il Mose, lasciando in Marittima a Venezia le navi medio piccole che sono anche quelle esteticamente più belle perché Venezia è comunque un Homeport naturale che non può essere perso.

Questo settore della Portualita’ da lavoro a circa a 18000 persone direttamente o indirettamente e nella visione della città metropolitana sono quasi tutti nostri concittadini i quali devono avere anche loro una garanzia occupazionale,

La nuova amministrazione comunale dovrà coniugare difesa della occupazione con salvaguardia della città e ci potrà riuscire tenendo uniti questi due concetti

Scusatemi per la lunghezza del testo così lungo, ma volevo farvi capire che ho voglia di dare il mio contributo fattivo per questa nostra meravigliosa città

Ma per fare questo ho anche bisogno della collaborazione ed aiuto di tutti voi che magari avete idee e proposte o che siete stato inascoltati. Lavoriamo assieme per dare un futuro migliore ai nostri figli.
Ci conto
Grazie

Politica e rappresentanza cattolica.

image2015-02-24 nuova venezia Politica e rapp Cattolica

Ad ogni tornata elettorale, riemerge la questione della rappresentanza politica del mondo cattolico.

L’avvio di ogni ragionamento non può prescindere dal Concilio che ha sancito l’autonomia e la responsabilità dei credenti laici nell’impegno sociale e politico e il conseguente pluralismo delle opzioni politiche per i cattolici. Del grande fermento, seguito ai pronunciamenti conciliari, è significativo questo stralcio del discorso di Aldo Moro al Congresso di Napoli del 1962 che dà testimonianza della sfida intrinseca all’essere cattolici impegnati in politica: «Anche per non impegnare in una vicenda estremamente difficile e rischiosa l’autorità spirituale della Chiesa c’è l’autonomia dei cattolici impegnati nella vita pubblica […]. L’autonomia è la nostra assunzione di responsabilità, è il nostro correre da soli il nostro rischio, è il nostro modo personale di rendere un servizio e di dare, se è possibile, una testimonianza di valori cristiani nella vita sociale. E nel rischio che corriamo, nel carico che assumiamo c’è la nostra responsabilità morale e politica… ».
A fronte delle tante testimonianze significative e cristalline, l
a storia politica italiana è stata anche intessuta dalla contraddizione di relazioni con la gerarchia cattolica, connotate da vicinanze strumentali, da una ricerca di legittimazione che poco hanno rispettato il principio evangelico “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

Ma l’avvento sullo scenario di Papa Francesco ha fatto saltare schemi e logiche consolidate, aprendo a nuovi paradigmi, impegnando la Chiesa a sciogliere i legami con il potere, e in particolare con quello politico.

Nessun politico di estrazione cattolica può, quindi, avocare a sé la rappresentanza di un mondo composito e ricco, ma come credente ha la responsabilità di partire dalla “vocazione al bene comune”, per dare il proprio contributo alla costruzione di una società giusta e solidale, tenendo sempre presente una frase di S. Ignazio di Antiochia “è meglio essere cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo”.

Paolo Bonafè

Componente Direzione Comunale PD Venezia

Perchè Casson!

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C’è un vento nuovo che spira sulla città grazie alla scelta di Felice Casson di misurarsi nella sfida a diventarne il nuovo sindaco attraverso le primarie del centrosinistra.

Emblematica è stata la sua prima uscita ufficiale, avvenuta al Lido quindici giorni fa in un incontro pubblico alla Biblioteca Hugo Pratt, dove si è presentato da solo, non accompagnato da alcun potentato di sorta, per delineare, in un confronto diretto con la cittadinanza, le linee guide del suo programma. Contenuti declinati e approfonditi nell’incontro di presentazione, di oggi, al Candiani.

Articolato il programma presentato, ma in questa sede mi interessa sottolineare alcune questioni chiave che garantiscono, finalmente, un cambio di passo, la garanzia di un rinnovamento del quadro politico cittadino, la messa da parte di un establishment, che ha clamorosamente fallito nella gestione del Comune di Venezia, ed ora già schieratosi con Pellicani.

In primis, Casson ha posto l’accento sulla questione del bilancio comunale, elemento non irrilevante per chi andrà a governare la città: è stato chiaro nell’affermare di voler individuare, quale assessore al bilancio, una figura esterna, di alto spessore morale e di alto valore tecnico, in grado di garantire sia una ricognizione sullo stato attuale del disavanzo, sia la rapida individuazione di efficaci strategie di risanamento.

Oggi Casson si è espresso con chiarezza anche riguardo al sistema di governace delle aziende partecipate, che saranno oggetto di una riorganizzazione, finalizzata a renderle pronte alla sfida del mercato, grazie ad accorpamenti funzionali ai principi di efficienza e risparmio, dove il Comune ridiventa protagonista delle scelte delle stesse e non le subisce.. In questo quadro si colloca il futuro del Casinò che va valorizzato e reso competitivo quale risorsa per la città. Ha ribadito la necessità di togliere dal bilancio comunale i finanziamenti regionali -provenienti dal fondo nazionale per la mobilità- da trasferire alle Aziende , perché mettono in crisi il patto di stabilità e non sono funzionali alle aziende medesime.

Per quanto concerne lo sviluppo infrastrutturale, Casson ha ribadito la necessità di una visione strategica che si muova in una prospettiva metropolitana, in grado di garantire la messa in rete delle opere infrastrutturali già realizzate, o in fase di completamento, in una logica di sinergia volta a collegare i luoghi significativi e cruciali del nostro territorio.

Altrettanto chiara è la posizione espressa dal candidato Sindaco nei confronti di tutte le opere dispendiose ed impattanti, che possano riprodurre il “sistema Mose”, accompagnata però all’impegno a sostenere l’economia della portualità, grazie a strategie che coniughino sostenibilità e salvaguardia dei posti lavoro.

Nel progetto delineato da Casson non mancano l’attenzione ai temi del welfare e della sicurezza. Il primo riprogettato a partire dai bisogni e dalle risorse delle famiglie e del tessuto sociale, il secondo come materia a lui stesso avocata, a garanzia del peso e dell’importanza data ad una questione che incide nella vita quotidiana della cittadinanza

E per finire, lo stile che Casson intende imprimere alla figura del Sindaco, attraverso l’impegno concreto a mantenere un dialogo diretto con i cittadini, visitando settimanalmente quartieri e sestieri, poiché, ha concluso, non vuole governare la città, attorniato da potentati politici, ma con i suoi abitanti, le associazioni e i movimenti.

Tutto questo mi ha convinto a votarlo e a fare campagna elettorale per Lui

Paolo Bonafè

Componente Direzione comunale del PD

presidente associazione Laboratorio Venezia

 

 

Le Politiche per la famiglia a Venezia

pdf00001La famiglia, intesa come primo nucleo di relazioni significative, non è solo una dimensione privata, è una risorsa vitale per l’intera collettività poichè le molteplici funzioni da essa svolte la collocano a pieno titolo come soggetto di valenza pubblica che genera valore per l’intera società.

Pertanto la famiglia viene riconosciuta come sistema complesso che svolge funzioni fondanti per la società.

Ad una concezione di famiglia, considerata come sistema, necessariamente corrisponde una vision che non confonde le politiche famigliari con le politiche sociali, ma si richiami alle politiche di sistema. Assumendo questo quadro di riferimento, parlare di politiche per la famiglia significa raccogliere la sfida di catalizzare l’attenzione di tutti gli operatori del territorio, aggegando attori e risorse che condividano l’obbiettivo di accrescere il benessere sociale, producendo un circuito virtuoso in grado di generare nuove risorse sia economiche che sociali. Perché le politiche famigliari sono soprattutto politiche di sviluppo sociale ed economico del territorio e ne aumentano l’attrattività.

Si tratta di spostare l’asse culturale che ha caratterizzato l’approccio alla famiglia, concepita come mera destinataria di interventi (concezione legata al welfare state), ad un nuovo approccio che vede la famiglia , soggetto competente, promotore di benessere e coesione sociale.

Il Piano Nazionale per la Famiglia, approvato lo scorso 7 giugno 2014, delinea le direttrici di intervento nell’ambito di un welfare definito come sostenibile e abilitante. In questo scenario la famiglia è considerata soggetto sociale su cui investire per il futuro del Paese, in termini di valorizzazione delle sue funzioni di coesione sociale ed equità fra le generazioni. Il paino nello specifico, individua , tra i propri principi ispiratori, “quello di promuovere un welfare familiare che sia compatibile con le esigenze di sviluppo del Paese, il quale richiede politiche di capacitazione (empowerment) delle famiglie anziché di mero assistenzialismo. Occorre muovere passi decisi verso un welfare abilitante, che incida sulle capacità di vita dei portatori di bisogni facendo leva proprio sulla capacità di iniziativa sociale ed economica delle famiglie. Tutto ciò richiede interventi che generino, anziché consumare capitale sociale”.

Il Piano Nazionale introduce, finalmente anche in Italia, il modello delle Alleanze Locali per la Famiglia il cui obbiettivo è di “sostenere la diffusa attivazione di reti locali, costituite dalle forze sociali, economiche e culturali che, in accordo con le istituzioni, promuovano nuove iniziative di politiche family friendly nelle comunità locali,. Il criterio fondamentale che guida questo nuovo scenario è il passaggio da una politica della spesa che promette sempre nuovi benefici agli elettori, ad una politica di orientamenti all’impegno che impegna tutti gli stakeholders verso la meta di una società amica della famiglia e cerca la collaborazione di tutte le istituzioni e i soggetti coinvolti”

Le esperienze dei Paesi del Nord Europa, nella progettazione delle politiche di sviluppo territoriale, hanno dimostrato l’efficacia di ribaltare l’ottica che individua come soggetto destinatario degli interventi il cittadino-individuo e lo sostituisce con un attore complesso e dinamico, rappresentato dalla famiglia.

La Commissione Europea, per valorizzare queste esperienze, istituisce la piattaforma della “Alleanza Europea per la Famiglia”, indicando come modello di riferimento, per la progettazione delle politiche locali degli Stati Membri, proprio quello tedesco delle Alleanze Locali.

Progettare secondo questo modello, significa adottare la nuova definizione di cittadino: la visione dinamica del destinatario finale delle politiche locali, presuppone una progettazione omnicomprensiva, trasversale, a cui partecipano in modo integrato tutti i soggetti competenti.

La valorizzazione, in fase di progettazione, di tutte le competenze presenti in un territorio, garantisce l’efficienza del progetto, abbassando sia i costi di ideazione, sia quelli indiretti derivanti da sprechi e bassa funzionalità dei risultati.

Il Comune di Venezia è chiamato a rispondere a questo modello attraverso la definizione di sovrastrutturale di politiche integrate per la promozione della famiglia, della natalità e della qualità del vivere urbano, caratterizzando la nostra città come un distretto culturale e operativo di concreta politica famigliare.

Va aperta una nuova stagione di dialogo e cooperazione tra interlocutori strategici del sistema – attori pubblici, privati e sociali – per elaborare una dimensione programmatoria, capace di sviluppare un approccio unitario alla Città di Venezia – Mestre, come luogo abitato e vissuto dalle famiglie

Si tratta di avviare una coprogettazione organica fra politiche abitative, urbanistiche, ambientali, sociali, culturali e di sviluppo economico – turistico, all’interno di un processo che deve favorire tutte le condizioni per la partecipazione e per il protagonismo delle famiglie veneziane

sicurezza e rigenerazione urbana

La Nuova 29-11 Degrado e riqualificazioneIl Gazzettino 30-11-Degrado e riqualificazione

Non è da oggi che  il tema della sicurezza rappresenta una  dimensione cruciale per la vivibilità e fruibilità delle nostre città. Da anni assistiamo al fenomeno dell’ auto organizzazione dei cittadini che sperimentano diverse forme di presidio del territorio. Spesso la politica ha utilizzato in modo demagogico le paure delle persone, cercando di etichettare  le molteplici forme di  mobilitazione dei cittadini.

 Il senso di paura, espresso dalle persone, va preso in seria considerazione, ma non alimentato in modo manipolatorio.

 La paura, infatti,  può nascere da indicatori reali e concreti, ma può anche essere alimentata dalla perdita complessiva di sicurezza che sta attraversando le nostre esistenze, in questa fase storica di crisi strutturale del nostro modello economico e sociale.

 La crisi di questi anni sta mutando il volto delle nostre città che, con i numerosi negozi chiusi e le aree urbane abbandonate, diventano meno vivificate da una vitalità che scaturisce dalla fruizione quotidiana dei luoghi.

 Si tratta di un’azione che  deve prevedere – oltre all’attività di prevenzione, controllo e repressione, propria delle forze dell’ordine –  interventi sociali e progetti di riqualificazione e ripristino di quelle aree ad uso pubblico e privato. Quello che è accaduto o sta accadendo a Mestre nelle aree ex deposito ACTV  ed ex ospedale Umberto I° e, al Lido, nell’area ex Ospedale Al Mare,  ci indica quale sia la strada da percorrere .

 Una città, pertanto,  non diventa sicura  perché espelle  la presenza di persone straniere, ma piuttosto perché si fonda su condizioni  di vivibilità urbana e di integrazione sociale e culturale.

 Non stupisce che le aree degradate diventino polo di attrazione per persone con problemi di marginalità  e/o devianza  che lì trovano riparo, ma per affrontare queste situazioni vanno intraprese politiche ad ampio spettro di rigenerazione urbana.

 Paolo Bonafe ‘

Componente Direzione Comunale PD di Venezia

la crisi e possibili nuovi sviluppi

pdf00001La crisi economica non dà segni di remissione, pur a fronte degli sforzi compiuti da Governo e BCE per muovere investimenti, attivare nuovi posti lavoro e rimettere in moto i consumi.
Le analisi Istat evidenziano che, a settembre, è ulteriormente diminuita la produzione industriale, segnando un calo del 2,9% su base annua. L’Istituto di ricerca segnala, inoltre, che le variazioni negative, sia congiunturali che tendenziali, coinvolgono tutti i comparti su base mensile: a scendere più di tutte è la produzione di beni di consumo (-3,2%), seguita dai beni strumentali (-2,4%), dall’energia (-1,5%) e, in misura minore, dai beni intermedi (-0,8%).
Un ulteriore allarme proviene dall’Istituto di ricognizione economica Moody’s secondo il quale, anche per il 2015, l’Italia potrà tristemente caratterizzarsi per una crescita zero. Anche nel nostro Comune di Venezia la crisi è mordente, basta girare per la città e si susseguono fuori di molti negozi i cartelli con su scritto: affittasi e vendesi.. Si tratta di chiusura di attività per lo più riconducibili a negozi di vicinato
A fronte di questo scenario, è evidente quanto diventino urgenti gli interventi strutturali.
Il Governo, col decreto n.133/2014, recante”Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive” ( il cosiddetto decreto “sblocca-Italia”), si è dotato di uno strumento per dare delle prime risposte, ma anche queste misure non sono sufficienti a traguardare l’obbiettivo. Il Paese, come tutti conveniamo, necessita infatti di interventi e riforme strutturali, ma va anche e soprattutto rifondato su un piano etico, sociale e culturale, affinché vadano edificate quelle condizioni di legalità e trasparenza , atte ad alimentare un nuovo clima di fiducia. Sono questi, infatti, i presupposti indispensabili per garantire il complessivo sviluppo di una nazione. L’Italia del dopoguerra ha saputo mettere in campo queste azioni fondative: a quello spirito e a quelle energie dobbiamo richiamarci, affinché istituzioni, corpi intermedi e imprese trovino, attraverso un patto per la rinascita del Paese, la volontà di reinvestire nel futuro della Nazione. Ma anche ogni cittadino, attraverso un processo di cambiamento culturale e di rinnovata partecipazione alla gestione dei beni comuni, è chiamato a contribuire alla ricostruzione morale e sociale del proprio territorio. L’economia, per ripartire, ha soprattutto bisogno di un Paese sano, aperto ad un autentico progetto di futuro, fondato sui valori del lavoro, dell’equità sociale, della legalità, della sostenibilità e della partecipazione.

Paolo Bonafe’

Inviato da Samsung

ed ora primarie ricercando una coalizione coesa e un candidato Sindaco Autorevole

35_Stessa_coalizione_-2La Direzione Comunale PD,nell’ ultima riunione, si è dotata di precisi criteri per affrontare le prossime amministrative per il Comune di Venezia. Primo elemento di chiarezza riguarda le primarie che si faranno e saranno di coalizione. Questo significa che, i soggetti che si alleeranno con il Pd, dovranno sottoscrivere i 10 punti programmatici, stesi con il coinvolgimento degli Stati Generali indetti dal Partito. Il riconoscimento dello spazio politico agli alleati avverrà solo in base all’effettivo risultato elettorale di ciascuno.
La febbrile attività di questi giorni, in cui assistiamo alla produzione di documenti da parte di possibili candidati, sembra più indirizzata ad escludere altri competitor che a trovare una regola condivisa per l’ identificazione del miglior candidato.
La mia posizione iniziale era per primarie solo del PD e l’avevo espressa questa estate sia sul mio blog che sulla stampa. Non è pertanto un copyright di Jacopo Molina , del quale ho comunque trovato logico sottoscrivere il documento, che prendeva posizione in tal senso.
Devo dire che mi dispiaciuta la strumentalizzazione politica fatta da Molina su quel documento. Di fatto, oggi, grazie agli esiti del dibattito avvenuto in segreteria, la posizione da essa assunta soddisfa le mie richieste iniziali La relazione del segretario, infatti, introduce due principi per me irrinunciabili: 1) la coalizione si fonderà su un programma chiaro e condiviso, proposto dal PD ; 2) il riconoscimento di spazio politico ai vari partiti e movimenti avverrà solo a seguito di effettivo risultato politico.
Soddisfatti questi due principi, non ho avuto problema a votare a favore della relazione del Segretario e, come me, devono aver fatto altri sottoscrittori del documento di Molina se in prima battuta quel documento presentava 20 firme – sui 42 componenti della Direzione – e alla fine sul documento del segretario Rosteghin vi sono stati solo 8 astenuti con una larga adesione allo stesso
La questione aperta ora è la costruzione della coalizione. Personalmente ritengo corretto affrontare elezioni regionali e comunali con la medesima coalizione, se non fosse così si costruirebbero alleanze di interesse e non di progetto. Inoltre, ritengo poco fruttuosa la campagna di veti incrociati nella scelta dei candidati ( c’è chi non vuole ex assessori o ex consiglieri comunali od entrambi), in un momento in cui dovremmo solo essere impegnati ad individuare le persone capaci di vision strategica nel delineare un progetto di città metropolitana e di regione, capace di delineare e mettere in campo azioni e risposte innovative, per dare un vero futuro a questi territori, piegati da una crisi economica sociale e culturale, senza precedenti

Paolo Bonafe’
Componente Direzione Comunale PD Venezia

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la crisi del commercio su Mestre e il bisogno di rivitalizzare la città

31_intervento_su_Nuova_Venezia_-_mestre_una_citta_che_ha_bisogno_di_riviotalizzaE’ sufficiente una passeggiata per Mestre a mostrare la profonda crisi economica che l’attraversa. Il susseguirsi di cartelli – chiuso/affittasi/vendesi – appesi sulle vetrine dei negozi, evidenziano quanto il tessuto della città stia subendo un impoverimento progressivo ed inarrestabile.
Le cause? Sebbene complesse, hanno anche aspetti semplicemente identificabili ed evidenti: il proliferare di nuove aperture di centri commerciali nella prima periferia della città, accompagnata alla assenza di parcheggi nel centro urbano e l’aumento delle ztl. Situazione sicuramente peggiorata dopo i lavori del tram e di via Poerio, che fa da contraltare a sempre maggiori collegamenti tra Mestre e i centri commerciali (ora il tram arriva al Panorama)
L’immediato futuro vedrà l’insediamento di nuovi centri commerciali anche in centro città, con le prossime aperture in via Torino -ex deposito Actv e dentro l’ ‘area ex Umberto ).
In una situazione di concorrenza così spietata si è inserita la crisi economica che ha reso definitivamente insostenibile la sopravvivenza del commercio al dettaglio.
La prossima amministrazione dovrà sicuramente affrontare questa questione che non ha una valenza soltanto economica, ma tocca profondamente i temi della accessibilità e fruibilità della città medesima. Un tessuto urbano, innervato da una rete di negozi, offre servizi, invita ad essere vissuto e percorso, favorisce socialità, concorrendo a costruire e garantire una città vivibile e sicura.

Paolo Bonafè
Presidente Laboratorio Venezia

In vista delle Comunali di marzo organizziamoci primarie a tutti i livelli

In  previsione delle elezioni amministrative di marzo, con la fine delle ferie agostiane,   ritengo si debba cominciare a parlare di primarie per la candidatura a Sindaco.
Per me, e questa sarà la mia linea politica, devono essere primarie di coalizione, aperte a tutta la cittadinanza e devono riguardare, non solo la candidatura a Sindaco, ma anche a Presidente di Municipalita.  Inoltre il PD deve farle anche per i consiglieri comunali, utilizzando una semplice ripartizione. Dei  36 posti di lista, trenta vengono determinati dai circoli dalle 6 municipalità ( quindi ogni municipalità deve poter candidare 5 consiglieri) e i restanti sei  devono essere lasciati alla segreteria comunale, per candidature considerate di peso e prestigio.
Si deve  poter i votare in ogni municipalità nello stesso giorno per il candidato Sindaco, il Candidato Presidente di Municipalita,  la lista da cui verranno eletti i candidati consiglieri comunali  e la lista dove identificare i candidati  consiglieri di municipalita.  Uno sforzo democratico  certamente notevole ma che porterà ad una equilibrata rappresentanza territoriale,  demandando al territorio la responsabilita’ delle scelta.
In secondo luogo, prima di fare alleanze ( di cui si parla già sul giornale) consiglierei un passaggio democratico in direzione comunale del PD perché i tempi dei  “caminetto di pochi”  sono finiti e le leadership non esistono più.   Altrimenti forte sarà il rischio che coloro che  oggi si ritengono leader, si ritrovino con il cerino in mano perche’ le decisioni assunte non verranno seguite dall’elettorato.
Ora è anche il tempo di dire che chi ha fatto più di due legislature complete (anche in Comune) lasci spazio ad altre energie progettuali e che oltre a puntare sui giovani sia anche ora di puntare sulle competenze ed eperienza dei quaranta/cinquantenni, anche per ruoli di primo piano, compreso il Sindaco.
Le ultime vicende ci chiedono un forte rinnovamento anche di stili e su questo, come PD, dobbiamo lavorare per tornare ad essere un punto di riferimento per questa martoriata citta’ e far chiudere al piu’ presto questo periodo grigio, dove viene messo in pericolo, per calcoli ragionieristici, un modello di governo e di welfare state che è stato,  ed è tuttora, un modello in Italia.
Paolo Bonafe’
Componente la Direzione Comunale
Del PD di Venezia

QUALE FUTURO SINDACO DI VENEZIA

La cronaca cittadina riporta, in questi giorni, il susseguirsi di incontri e conferenze stampa, promosse da soggetti  che, protagonisti della recente consigliatura, desiderano ripresentarsi alla città come  portatori di proposte innovatrici.

Questo,  a fronte degli ultimi atti  dell’ amministrazione comunale uscente e al procedere dell’inchiesta della magistratura  che potrebbe aprirsi a ulteriori sviluppi,  facendo alzare la soglia di attenzione in ambiti forse ad oggi inesplorati.

La politica ha dimostrato un suo fallimento complessivo poichè, se da un lato si è evidenziato un sistema corruttizzio che interessa soprattutto gli ambiti regionali, nazionali e delle istituzioni, dall’ altro  si è mostrato anche il fallimento del sistema di controllo, di quanti dovevano contrastare l’emergere del malaffare.

Su tutto questo si evidenzia come mediaticamente i riflettori siano aperti su Venezia e più in ombra resti la  Regione e come, parallelamente,  l’indagine sul Sindaco, di minore gravita’ rispetto ad altre indagini, sia enormemente più pubblicizzata, rispetto a quella che interessa esponenti di spicco della Regione Veneto, tra i quali il suo ex Presidente.

Venezia, patrimonio dell’ umanita, è una città mondiale e oggi piu’ di ieri, alla sua guida è necessario porre  un personalità di grande caratura  nazionale e, oserei dire, addirittura internazionale,  che coauguli intorno a sè  le migliori  risorse intellettuali e manageriali per costruire una nuova proposta di sviluppo di questa città.

Il panorama cittadino non sembra oggi dotato di figure così di spicco, ma  è proprio compito della politica definire il profilo della persona idonea a rivestire questo ruolo ed individuarla e ritengo che il Partito Democrtico, per la responsabilità al quale e’ stato chiamato, con il consenso raggiunto alle votazioni europee, questo compito lo debba sentire maggiormente.

Le attuali vicende non devono annullare il ruolo prezioso che la politica è chiamata a     svolgere, ma esigono un rinnovamento radicale, attraverso la sostituzione di quanti si sono dimostrati incapaci nel controllare e denunciare il malaffare.

La città di  oggi risulta imbarbarita ed impoverita, la sua economia è determinata da piccoli interessi di bottega e i finanziamenti per la sua salvaguardia sono stati rubati dalla cricca. Il tema della Sicurezza e’ diventato primario su Mestre.

Siamo chiamati a costruire un nuovo rinascimento in cui cultura e turismo siano la cabina di regia e di trascinamento delle politiche economiche cittadine ( se non lo facciamo a Venezia dove possiamo farlo?),  ma anche di quelle legate alla mobilita’, al commercio, alle attivita’ produttive e alla pianificazione strategica; tutti assessorati poco valorizzati nel recente passato (alcuni di questi utilizzati per la compensazione politica tra i partiti) e che non sono stati messi in grado di fare networking tra loro.

Tutto questo,  unitamente  al progetto di realizzazione di  una vera  green economy per le aree industriali di Portomarghera, deve divenire il fulcro della  economia e dello sviluppo della Venezia futura. Il Mondo ci osserva, ma anche i nostri figli, non deludiamoli  un’ altra volta.

Paolo Bonafe’

Componente la Direzione Comunale del PD di Venezia