Sabato 5 giugno l’ONU ha celebrato la Giornata Mondiale dell’Ambiente, con iniziative che si sono svolte in tutti i Paesi: lo slogan dell’evento, dedicato alla biodiversità, è stato declinato in “Molte specie, un pianeta, un futuro”, con l’obiettivo complessivo di mobilitare l’attenzione di tutti i Governi sui cambiamenti climatici e la necessità di politiche per la salvaguardia della Terra. Il nuovo approccio all’ecologia fa propria una concezione olistica, capace di cogliere le questioni cruciali nella loro multidimensionalità: la tutela del pianeta non può essere delegata solo a scienza e tecnologia, ma esige il coinvolgimento dei cittadini affinché, in modo corresponsabile, rivedano i propri stili di vita nelle modalità di consumo, di alimentazione, di mobilità, di uso del territorio e delle relazioni sociali. Attualmente è possibile produrre energia rinnovabile, non solo dall’ utilizzo del sole e del vento, ma anche dalla forza che deriva dall’alternarsi delle marea e delle onde, progetti che stanno trovando concreta realizzazione nella costruzione di centrali, in grado di trasformare queste nuove fonti. Contemporaneamente, ci viene chiesto di valorizzare la biodiversità presente nel pianeta – ricchezza che caratterizza economia, paesaggi e storia dei nostri territori – concorrendo all’equilibrio dell’ecosistema. Anche l’alto consumo di carne dei paesi occidentali va modificato: la produzione di 1 kg di carne bovina richiede 7 Kg di cereali e 13.150 litri d’acqua. L’agricoltura, dimostrando inutilità e pericolosità di OGM e prodotti chimici, è centrale nella battaglia ecologica, se in sinergia con una revisione critica dei nostri stili di vita.
Paolo Bonafè Presidente ass.Laboratorio Venezia
Il disastro ambientale del Golfo del Messico, causato dalla fuoriuscita di greggio dalla piattaforma BP, è all’attenzione dell’opinione pubblica come evento che impone una riflessione urgente, circa la necessità di cambiare l’attuale sistema delle fonti energetiche. Scienza e tecnologia ci vengono in aiuto grazie a continue innovazioni: una forma di energia alternativa, ad esempio, è oggi rappresentata dal BIOGAS, miscela – composta per il 50-70% da metano e per il 30-50% da anidride carbonica – che si forma mediante la fermentazione di sostanze organiche.
Dall’America proviene una notizia destinata a scardinare un’ opinione corrente, che attribuisce alle centrali nucleari la funzione di garantire il futuro energetico all’Italia. Infatti, considerando le favorevoli condizioni climatiche di cui gode il Paese e la sua rete stradale, la scoperta scientifica che prevede la produzione di energia solare attraverso lo sfruttamento dell’energia, prodotta dall’insolazione del manto stradale, assume una notevole rilevanza. Potrebbe sembrare fantascienza, ma questa tecnologia ha già un prototipo, costruito dall’ingegner Scott Brusaw, fondatore della Solar Power Roadways. La scoperta consiste nella generazione di energia pulita tramite la sostituzione del tradizionale asfalto, con pannelli fotovoltaici in grado, non solo di captare l’energia dei raggi solari, ma anche di assolvere alla funzione della sua distribuzione ed immagazzinamento per l’utilizzo in loco Ogni modulo-pannello è composto da tre strati: una superficie traslucida in silicio e policarbonato per far passare i raggi solari; una fascia centrale che, oltre alle cellule fotovoltaiche, prevede elementi autoriscaldanti per sciogliere la neve ed evitare la formazione del ghiaccio; la terza, è una fascia base che racchiude i collettori e i trasmettitori. Ogni pannello, unito all’altro con giunti di connessione, potrebbe fornire 6,7 MWh: un miglio di questo fondo stradale soddisferebbe il fabbisogno energetico di 428 abitazioni. Inoltre, è da evidenziare come la presenza nei pannelli di micro sensori, in grado di segnalare al guidatore eventuali pericoli, rappresenti uno straordinario strumento per aumentare la sicurezza stradale.
Venezia – con Civitavecchia, Genova e La Spezia – seguirà la strada ecologica già battuta dai più importanti scali internazionali, come Los Angeles, Seattle, Vancouver, Lubecca e Zeebrugge. Si tratta di un’ autentica rivoluzione quella che investirà i nostri porti: finalmente si potrà garantire fornitura elettrica alle navi,attraccate in banchina, senza che queste tengano accesi, per l’autoalimentazione, i motori ausiliari. La natura innovativa di questo sistema, chiamato “cold ironing”, consiste nel fatto che tutta l’elettrificazione di navi e banchine, verrà realizzata mediante la produzione di energie rinnovabili.
La drammaticità degli eventi catastrofici, mischiata al clima apocalittico, creato da pseudo predizioni sulla fine del mondo, produce nelle persone una percezione di ineluttabilità rispetto agli sconvolgimenti della natura.
Quella di domani sarà la prima giornata italiana “interregionale” di maxi-blocco delle auto per abbattere lo smog. All’iniziativa parteciperanno 80 comuni delle 7 regioni del nord d’Italia, mentre mancherà purtroppo l’adesione delle grandi città del centro sud. Se la legge pone a 35 giornate la soglia massima annua di superamento dei limiti di inquinamento, Napoli, ad esempio, raggiunge il triste primato dei 156 giorni, seguita da Torino con 151, Ancona con 129, Ravenna con 126, Milano con 108, Roma 67 e Venezia 60. Per fronteggiare la grave situazione di emergenza, che questi dati denunciano, si è costituito un comitato di coordinamento fra gli amministratori dei comuni della Pianura Padana e l’ Anci, con l’obiettivo di predisporre iniziative condivise e interloquire con il Governo e le Regioni, per ottenere risposte strutturali e risorse significative.