Il 27 gennaio si commemora la “giornata della memoria”, istituita con la legge n. 211 del 2000, a ricordo del 27 gennaio 1945, giorno in cui furono abbattuti dai soldati russi i cancelli di Auschwitz, il più grande lager nazista, nel quale furono barbaramente nelle camere a gas e bruciati nei forni crematori quasi 2.000.000 di ebrei. Quest’anno la Giornata è stata anticipata dalla visita del Papa alla Sinagoga di Roma, incontro importante e delicato a segnare come il dramma della Shoah, non riguardi un drammatico evento ormai relegato al passato, ma rappresenti una lacerazione profonda nella vita dei superstiti, nella storia del popolo ebraico e nella coscienza di tutto il mondo occidentale. In tal senso, la Giornata della Memoria non può esaurirsi in un evento puramente commemorativo, ma deve diventare autentica occasione culturale ed educativa, momento di consapevolezza e forte richiamo alla responsabilità, poiché la barbarie umana è sempre in agguato e capace di replicare genocidi e persecuzioni, come la storia continua a mostrarci, attraverso i drammi che insanguinano intere aree del nostro pianeta, nell’indifferenza e nell’ignavia della pubblica opinione. La Giornata della Memoria deve essere occasione per richiamare tutti noi – e in particolare le nuove generazioni – a porre al centro delle nostre coscienze e del nostro agire sociale i valori di fraternità, giustizia e pace, affinché, dalla memoria consapevole della pagina più buia della storia d’Europa, si sappia trarre insegnamento per costruire una società multirazziale, rispettosa delle differenze culturali e religiose e capace di solidarietà e riconoscimento reciproco.
Paolo Bonafe’ Presidente www.laboratoriovenezia
L’Unione Europea ha designato il 2010 quale Anno Europeo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, richiamando gli Stati membri a intensificare l’attenzione e l’impegno su questi temi, attraverso azioni mirate volte al riconoscimento dei diritti, all’aumento della partecipazione pubblica alle politiche per l’inclusione sociale, alla promozione di una società più coesa, all’impegno a rimuovere le cause dell’esclusione sociale.
Il clima di solidarietà non deve esaurirsi con la fine delle feste natalizie, per questo apriamo i riflettori sulla grave condizione in cui versa la situazione carceraria italiana. Il 2009 sarà purtroppo ricordato come l’anno che ha superato il triste primato del 2001, per il drammatico numero dei suicidi avvenuti negli istituti di pena: sono 71 le persone, che si sono tolte la vita nelle nostre carceri, mentre 175 sono complessivamente i decessi registrati quest’anno. Si impongono per gravità anche i dati relativi al fenomeno del sovraffollamento – con pesanti ricadute sulle condizioni di vita dei reclusi – alla luce delle 66.000 persone detenute, a fronte dei 43.000 posti disponibili. Quanto avviene nelle carceri spesso ci lascia indifferenti, come si trattasse di eventi che riguardano una umanità molto lontana da noi.
Gli esiti del rapporto elaborato da Cittalia – Fondazione dell’ANCI – rappresentano un importante riconoscimento per l’Amministrazione comunale di Venezia. La ricerca, che ha avuto come oggetto il tema della mobilità nelle 15 città metropolitane del paese, ci restituisce, per mezzo di un’analisi articolata e corredata da una pluralità di dati, una fotografia interessante della nostra situazione cittadina. I primi dati significativi sono quelli relativi ad una area urbana in cui, nel periodo 1998-2007, si rileva il maggior incremento di investimenti per trasporti e viabilità e si registra un aumento del 32% dei passeggeri trasportati. Nel periodo 2000—2008, si riscontrano, inoltre, una crescita del 100% delle piste ciclabili ed un aumento del 135% dei parcheggi scambiatori, a fronte di una media italiana che si assesta intorno al 16%.
Un interessante progetto nasce dalla partnership, che vede la stretta collaborazione fra Italia Nostra, Anci e Facoltà di Agraria dell’ Università di Perugia: si tratta di una innovativa attività di educazione ambientale attraverso la destinazione di aree verdi – cittadine e della cintura urbana – alla coltivazione, prevedendo la reintroduzione delle specie peculiari di ogni territorio. Questo progetto ha l’obiettivo di contrastare il processo di perdita di tradizioni e competenze che l’urbanizzazione ha comportato, valorizzando le erbe spontanee, che sono il fondamento della cucina tradizionale popolare. Se da anni, in molte realtà, si sperimentano gli Orti per gli anziani, l’ iniziativa in questione recupera quell’esperienza, rilanciandola in un orizzonte più ampio, garantendo su scala nazionale un quadro unico di riferimento, grazie alle Linee Guida elaborate dall’Università, che rappresentano un importante supporto scientifico e aprono il progetto a nuovi target di cittadini.
Esiste in Italia un’azienda che non soffre la crisi e va, anzi, a gonfie vele: si tratta dell’industria dei giochi che, a fine dicembre, chiuderà il proprio bilancio con un fatturato superiore ai 51 miliardi di euro.
Anche l’acqua è diventata un argomento “caldo” nel dibattito politico italiano: proprio in questi giorni è stato infatti approvato un decreto, che obbliga le pubbliche amministrazioni a privatizzare, fra gli altri, anche tutti i servizi idrici.
Nell’attuale scenario italiano, attraversato da una complessiva crisi economica, politica e sociale, sono presenti interessanti spaccati di realtà, che rappresentano un segno di speranza e ci restituiscono la fotografia di un paese non ripiegato su se stesso, ma capace di una forte e fattiva presenza sociale.
Dopo decenni di allarmismi sul rischio che, il processo esponenziale di sviluppo demografico, avrebbe comportato per il Pianeta – a fronte della limitatezza delle risorse da esso prodotte – gli esperti ci dicono che questo fenomeno sta rallentando. Se, in occidente, il tasso di natalità è sceso negli ultimi 50 anni del 50%, il processo di globalizzazione ha portato a una diminuzione della natalità anche nei paesi in via di sviluppo. Gli esperti mostrano la stretta correlazione fra diminuzione delle nascite e miglioramento delle condizioni socio economiche, per il maggior livello di istruzione e maggiore utilizzo dei metodi contraccettivi ad esso connessi. Per capire l’ordine della decrescita di cui ci parlano i demografi, i dati ci vengono in aiuto: se nel 1950 la popolazione mondiale raggiungeva i 2 miliardi e mezzo, attualmente raggiunge circa i 7 miliardi, risultando quasi triplicata. Il tasso di incremento della popolazione mondiale ha raggiunto il suo apice durante gli anni ’60, con una crescita annua di circa il 2%, ridotta all’ 1,7% durante gli anni ’80 e a meno dell’1,5 % nei primi ’90. Ebbene, le previsioni per il 2050 indicano che saremo “solo” 9 miliardi. Ma la prospettiva per la quale sembra essere evitata l’esplosione della cosiddetta bomba demografica, rappresenta una delle condizioni per l’ equilibrio dell’ecosistema, ma da sola non ne rappresenta una garanzia. Perché 9 miliardi di persone, che consumassero come un cittadino dell’opulento occidente, porterebbero il pianeta alla catastrofe, mentre, l’obiettivo da perseguire è quello di migliorare le condizioni di tutta intera l’umanità, anche attraverso la tutela del pianeta che ci ospita.