Archivi categoria: Economia

scelte di pace contro la crisi economica

Anche una scelta di pace può rappresentare, oltre all’indiscutibile valore etico morale ad essa intrinseco, una risorsa per affrontare l’attuale crisi economica. La Campagna Sbilanciamoci, sostenuta da 47 organizzazioni della società civile, di ispirazione laica e religiosa, sta promuovendo la sottoscrizione di un Appello, affinché il Parlamento non approvi la proposta governativa, finalizzata a continuare la produzione di 131 caccia bombardieri Joint Strike Fighters, aerei d’attacco che possono trasportare anche ordigni nucleari.
L’approvazione di tale piano d’investimento comporterebbero un impegno per l’Italia fino all’anno 2026, con una spesa di circa 14 miliardi di lire, per la realizzazione di un programma incoerente con le missioni di pace che da anni caratterizzano il qualificato impegno delle nostre Forze Armate.
Ma l’evidenza dell’ enormità della somma finanziaria, necessaria a questo riarmo, da sola stride a fronte dell’urgente necessità di reperire risorse per fronteggiare la grave situazione economica e sociale del Paese. I promotori dell’Appello fanno presente che con la medesima cifra si potrebbero contemporaneamente costruire 5.000 asili nido, fabbricare un 1.000.000 di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese.
“Il Parlamento faccia una scelta di pace e solidarietà; blocchi la prosecuzione del Programma. Destini le risorse alla società all’ambiente , al lavoro, alla solidarietà internazionale”: questo è il cuore dell’appello, che ciascuno può scaricare e sottoscrivere dal sito www.sbilanciamoci.org.
Paolo Bonafè
Presidente Laboratorio Venezia

Gli effetti di questa La crisi economica globale

L’attuale e drammatica crisi economica è stata causata da una politica neoliberista che, partendo dal presupposto per cui le regole del mercato hanno in se stesse la capacità di autoregolamentazione, ha lasciato mercati, imprese e finanza agire in autonomia. Pur essendo una crisi partita dagli USA, in ambito bancario e finanziario, è oggi crisi di sistema, che ha assunto una dimensione totale e globale. L’entità della recessione comporta risvolti difficilmente governabili, tali da rendere improprie e insufficienti le misure delle politiche pubbliche meramente finalizzate ad iniettare liquidità nell’economia e non orientate a prevedere interventi a livello strutturale. Questa crisi, lo dicono ormai in molti, costringe ad un profondo cambiamento del modello di sviluppo, richiedendo ai governi centrali la definizione di linee strategiche concertate, capaci di intervenire alla radice multidimensionale del problema. Infatti, gli impatti ottenibili da interventi economici, attuati dai singoli stati, rischiano di non essere efficaci a fronte del dimensionamento dell’economia globalizzata. I temi relativi alla redistribuzione della ricchezza, alla bonifica del sistema bancario e finanziario da attività speculative, al rilancio del sistema di welfare, alla riduzione delle spese militari, al sostegno all’economia reale, orientandola alla riconversione verso una produzione sostenibile in termini ambientali e sociali, devono trovare, a livello mondiale, la centralità dell’azione politica. Diventerà, allora, possibile che i costi della crisi non siano pagati dai soggetti più deboli, ma che da essa scaturisca un modello di sviluppo, fondato su basi etiche e solidali.
Paolo Bonafè
Presidente Laboratorio Venezia
www.laboratoriovenezia.it

La sfida del turismo ecocompatibile

Il turismo rappresenta sul piano economico una delle risorse più importanti per lo sviluppo di un territorio, comportando, però, nel contempo, un concreto rischio di impatto sul piano ambientale e sociale. Tradizionalmente, infatti, difesa dell’ambiente e sviluppo turistico non hanno perseguito obiettivi comuni, anzi hanno promosso azioni fra loro inconciliabili: il turismo di massa ha prodotto la cementificazione delle coste, la distruzione di habitat naturali per l’ edificazione di megavillaggi turistici, la perdita d’identità culturale delle popolazioni, processi che hanno comportato pesanti ricadute sul patrimonio ambientale, culturale e sociale. Questa consapevolezza ha richiamato i diversi attori ad un nuovo approccio, capace di coniugare, in modo responsabile, tutela dell’ambiente e turismo. Il nuovo modello di sostenibilità, tiene insieme in una logica di sistema, il piano di uno sviluppo turistico, in grado di garantire la redditività del territorio, con obbiettivi di compatibilità ecologica, sociale e culturale. Nella definizione di questa nuova strategia, un ruolo cruciale è affidato agli operatori di settore, che hanno la responsabilità di gestire, contemporaneamente, uno strumento privilegiato, per sensibilizzare il grande pubblico sulle questioni di rispetto dell'ambiente e del patrimonio storico – culturale, ma anche un forte potenziale, atto a promuovere l’economia e la qualità di vita di una comunità. Questo circolo virtuoso garantisce alle attività turistiche di creare, mediante investimenti orientati alla sostenibilità, più solide condizioni per il loro stesso sviluppo futuro.
Paolo Bonafè – Laboratorio Venezia

“Governance e Sussidiarietà” per un nuovo modello di partecipazione

Il principio di sussidiarietà, che trova il proprio fondamento nella nostra Costituzione, ha potuto trovare pieno riconoscimento solo attraverso un articolato percorso normativo e culturale, che ha attraversato tutta la storia della Repubblica. Solo così si è reso possibile il passaggio da un’interpretazione riduttiva, secondo cui lo Stato interviene lì dove altri non intervengono, ad un pieno riconoscimento di questo principio inteso come modello che equilibra organicamente i diversi livelli e funzioni della società in modo integrato, evitando indebite sostituzioni, per favorire l’assunzione di responsabilità da parte di ogni attore, nella chiara distinzione dei compiti. Lo scenario che viene così a delinearsi è per sua natura complesso ed in continuo divenire, perché vede muoversi, in una situazione caratterizzata da un’assenza di regole del gioco stabili e predefinite, una pluralità di soggetti: tale contesto richiede una cruciale funzione di regia dell’intero sistema, un’azione di governance che sia, non solo un’ attività di coordinamento tra i diversi attori, ma sia soprattutto azione processuale e strategica, svolta dal soggetto pubblico nei confronti di altri livelli di governo (nel rapporto Stato – Regioni – Enti Locali) e la pluralità di soggetti privati. Questi due principi, sussidiarietà e governance, delineano pertanto la cornice in cui si sviluppa un nuovo modello di partecipazione dei cittadini, che si pongono in un nuovo rapporto con le amministrazioni locali, in una dimensione di corresponsabilità, finalizzata al benessere e alla crescita della comunità nel suo insieme, costituendo un modello innovativo di “amministrazione condivisa” .

Paolo Bonafè

Presidente Laboratorio Venezia

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La contabilità ambientale strumento di politiche sostenibili

Alcune città italiane stanno adottando il bilancio ambientale, quale strumento, di valutazione, da parte dell’amministrazione locale, degli impatti ed effetti ambientali, prodotti, sul proprio territorio, dal complesso delle azioni politiche.
Infatti, gli strumenti contabili tradizionali sono inadeguati a rappresentare i problemi e i costi ambientali, a fronte dell’attuale necessità di essere in possesso di strumenti, capaci di favorire lo sviluppo di un sistema di informazioni e indicatori, a supporto del processo decisionale dei pubblici amministratori. La contabilità ambientale è, pertanto, un sistema che garantisce la rilevazione, la gestione e la comunicazione di dati ambientali, sia fisici che economici, per promuovere un processo di trasparenza e democrazia, attraverso il quale l’Amministrazione rende conto ai cittadini degli esiti delle proprie politiche, a fronte degli impegni assunti nei confronti della stessa comunità. Si tratta, pertanto, di un modello innovativo, da affiancare al sistema ordinario di rendicontazione economica e finanziaria, che definisce procedure idonee a misurare la sostenibilità dello sviluppo di un determinato territorio e, nel contempo, in grado di internalizzare la variabile ambientale nelle decisioni politiche. Oggi la questione ambientale, rappresenta un’autentica emergenza, tale da esigere scelte politiche radicali: l’avviare nelle città una "progettazione urbana sostenibile",prevedendo che la programmazione e pianificazione territoriale, siano azioni orientata dall’attenzione ai fattori ambientali, rappresenta un passaggio culturale e politico cruciale, per la tutela dell’ecosistema.

Paolo Bonafè
Presidente Laboratorio Venezia
www.paolobonafe.it

La contabilità ambientale strumento di politiche sostenibili

Alcune città italiane stanno adottando il bilancio ambientale, quale strumento, di valutazione, da parte dell’amministrazione locale, degli impatti ed effetti ambientali, prodotti, sul proprio territorio, dal complesso delle azioni politiche.

Infatti, gli strumenti contabili tradizionali sono inadeguati a rappresentare i problemi e i costi ambientali, a fronte dell’attuale necessità di essere in possesso di strumenti, capaci di favorire lo sviluppo di un sistema di informazioni e indicatori, a supporto del processo decisionale dei pubblici amministratori. La contabilità ambientale è, pertanto, un sistema che garantisce la rilevazione, la gestione e la comunicazione di dati ambientali, sia fisici che economici, per promuovere un processo di trasparenza e democrazia, attraverso il quale l’Amministrazione rende conto ai cittadini degli esiti delle proprie politiche, a fronte degli impegni assunti nei confronti della stessa comunità. Si tratta, pertanto, di un modello innovativo, da affiancare al sistema ordinario di rendicontazione economica e finanziaria, che definisce procedure idonee a misurare la sostenibilità dello sviluppo di un determinato territorio e, nel contempo, in grado di internalizzare la variabile ambientale nelle decisioni politiche. Oggi la questione ambientale, rappresenta un’autentica emergenza, tale da esigere scelte politiche radicali: l’avviare nelle città una "progettazione urbana sostenibile",prevedendo che la programmazione e pianificazione territoriale, siano azioni orientata dall’attenzione ai fattori ambientali, rappresenta un passaggio culturale e politico cruciale, per la tutela dell’ecosistema.

Paolo Bonafè

Presidente Laboratorio Venezia

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Fronteggiare la crisi del ceto medio con una nuova politica economica

Fronteggiare la crisi del ceto medio con una nuova politica economica

La crisi economica mondiale, alla quale stiamo assistendo, che ha origine negli USA ma che sta interessando anche l’Europa e l’italia per la globalizzazione dei mercati, è dovuta ad una errata politica economia perpetrata negli anni. Infatti sta fallendo il modello di utilizzare il prestito o il mutuo come unico strumento per il mantenimento di un tenore di vita, alle volte superiore alle reali possibilità, unito alla troppa facilità delle banche di erogare prestiti senza le dovute garanzie. Fortunatamente in Italia il sistema bancario è più solido e fortunatamente nel 2002, le forze politiche di opposizione di allora, riuscirono a bloccare un’analoga iniziativa che l’allora (e l’attuale) Ministro Tremonti voleva applicare anche in Italia, per dare un scossa all’economia italiana, che già allora denunciava la prima crisi dei consumi e l’allarme stagnazione. Questo però non rende comunque l’Italia immune dalla crisi visto che anche nostri grandi istituti bancari hanno investito nelle banche che ora stanno fallendo e l’Italia potrebbe rischiare di pagarne una parte delle conseguenze. Sicuramente stanno pagando quei risparmiatori che sono stati indotti da promotori finanziari ad investire capitali in quel mercato.
In Italia l’ISTAT sta evidenziando come esista oramai una stagnazione dell’economia e un crollo dei consumi delle famiglie. Soprattutto la fascia maggiormente toccata da questo fenomeno è il cosiddetto ceto medio che si trova a fronteggiare un aumento dei prezzi e una diminuzione delle proprie risorse economiche.
Questa situazione di “crescita zero”, unita ad una moneta come l’euro troppo forte, rispetto alle altre monete normalmente utilizzate nel mondo (vedi soprattutto il dollaro) porta ad un conseguente aumento dell’inflazione e ad una crisi diffusa, che parte dell’industria e dalle piccola e media impresa ma che finisce nel commercio e nel settore dell’artigianato. All’ondata di crisi seguono anche i tagli e i licenziamenti da parte di alcune grandi aziende, ma che a cascata vanno ad interessare anche quelle piccole imprese che sono il tessuto della nostra economia soprattutto nel nord est. I commercianti e i piccoli imprenditori raccontano di una perdita del 20% del loro fatturato e di una continua moria di piccole e medie aziende che non sono state in grado di fronteggiare la crisi. Necessitano quindi politiche mirate alla riduzione dei prezzi e ad una maggior serenità nell’economia perché altrimenti la paura porterà ad un ulteriore calo dei consumi e quindi ad una crisi indotta ancor più grave di quella attuale.

Paolo Bonafè
Presidente Laboratorio Venezia

Crisi economica e capacità di spesa

Crisi economica e capacità di spesa
Sul fronte della situazione economica del paese, è l’ISTAT a offrirci, nel suo rapporto annuale, il quadro della capacità di spesa delle famiglie italiane. La ricerca mette in luce come il Veneto sia la regione che registra, con oltre 3000 euro mensili, la maggiore spesa media famigliare, a fronte dei 1300 euro della Sicilia, regione con la spesa più bassa. Da questo range scaturisce la media nazionale che si assesta sui 2.480 euro al mese per famiglia (2.796 euro al nord, 2.539 euro al centro e 1.969 euro al sud).
Se una prima lettura dei dati ci potrebbe far dire che, in ciascuna area considerata, la spesa sia direttamente proporzionale alla situazione economica, l’osservazione sarebbe superficiale se non si introducesse una ulteriore variabile, per cui la spesa maggiore sarebbe correlata ai differenti costi dei beni di consumo, rilevabili nelle diverse zone territoriali.
Infatti, se i costi di trasporti, servizi, energia, autostrade sono abbastanza uniformi in tutta Italia, al nord, sui prezzi dei beni alimentari e di prima necessità, incidono pesantemente i costi della filiera che va dalla produzione alla trasformazione e al dettaglio. Inoltre, il dato ISTAT sull’inflazione di maggio, utilizzato per il ricalcolo dei prezzi degli affitti è pari al 3,5%: questo aumento graverà maggiormente sulle famiglie del nord e del centro, per il maggior valore degli immobili e dei costi degli affitti.
In passato si è parlato di gabbie salariali, proporzionate alla reale inflazione del territorio di residenza: questi dati, forse, possono supportare una ulteriore pista di riflessione per la riapertura di un dibattito.

Paolo Bonafè
Presidente Laboratorio Venezia
www.laboratoriovenezia.it

Non si vive di solo PIL

L’informazione circa la situazione economica italiana ed internazionale, ci viene veicolata utilizzando come indicatore il PIL (Prodotto Interno Lordo), unità di misura che indica la crescita economica, ma non è esaustiva nel rappresentare la complessità della situazione socio-economica e ambientale di un paese. Non viene mai sottolineato, ad esempio, che il PIL non contabilizza i costi ambientali e sociali di un determinato modello di sviluppo, non evidenzia la distribuzione della ricchezza in un territorio, non mette in luce la reale qualità della vita delle persone.
In questi giorni la Campagna Sbilanciamoci ha presentato il sesto rapporto annuale “Come si vive in Italia?”, utilizzando come indicatore il QUARS (Indice di Qualità Regionale di Sviluppo) che indaga sette dimensioni: ambiente, economia, diritti e cittadinanza, salute, istruzione e cultura , pari opportunità e partecipazione.
Emerge un quadro ricco e articolato della situazione delle regioni italiane (consultabile sul sito wwww.sbilanciamoci.org), ma l’elemento di riflessione più interessante riguarda la necessità di sviluppare strumenti efficaci per misurare il grado di sviluppo complessivo di un territorio e supportare i decisori politici nelle scelte strategiche, attraverso un sistema di conoscenze fondato sui dati. La sfida è quella di disegnare un modello di sviluppo sostenibile, capace di rendere compatibile e mettere in sinergia la politica economica con la tutela ambientale, il diritto alla salute, la qualità dei servizi, l’accesso alla cultura, la partecipazione alla vita sociale.

Paolo Bonafe
Presidente Laboratorio Venezia
www.laboratoriovenezia.it

Dalla pubblicazione dei redditi traspare che è il ceto medio che paga la crisi economica

Dalla pubblicazione dei redditi traspare che è il ceto medio che paga la crisi economica
E’ di questi giorni la polemica relativa alla pubblicazione sul Web dei redditi degli italiani. Al di là delle valutazioni di legittimità di questa azione, l’elemento su cui desidero soffermarvi si riferisce all’altissimo numero di contribuenti con un reddito di circa 15.000 euro annui: se da un lato, ci si confronta con questo dato interrogandosi se non sia influenzato da un livello di evasione fiscale ancora troppo elevato, dall’altro, non ci si può esimere dall’esprimere preoccupazione per la situazione economica del paese. La Confcommercio evidenzia un crollo dei consumi e una contrazione della spesa del 1,7%, segnalando per l’Italia il pericolo della crescita zero. L’andamento non positivo delle borse, l’aumento del costo dei mutui e il concomitante aumento del prezzo del petrolio (con tutte le sue derivazioni e conseguenze) stanno mettendo in ginocchio la famiglia media italiana, che è e si sente sempre più povera. Si allarga, pertanto, il divario fra il ceto medio e chi detiene la ricchezza: non a caso il mercato segnala che i beni di lusso non sono toccati dalla crisi. Il Governo è pertanto chiamato ad individuare strategie urgenti a sostegno dei redditi: la proposta di ridurre le aliquote IRPEF è quanto mai necessaria, ma va coniugata alla introduzione di quozienti familiari, a forme di aiuto alle famiglie monoreddito e ai pensionati. Il fantasma della recessione è infatti oggi un rischio concreto e reale, soprattutto nella situazione congiunturale che vede l’aumento del costo delle materie prime, il crollo della domanda interna e un euro troppo forte nei confronti del dollaro, con la conseguente crisi delle esportazioni.
Paolo Bonafe’
Presidente Laboratorio Venezia
www.laboratoriovenezia.it